Come sarà l’imminente vendemmia? Arriva la risposta di Assoenologi Fvg

(g.l.) Come sarà la ormai imminente vendemmia nel Vigneto Fvg? Come si presenta lo stato sanitario delle viti e dei grappoli? Qual è l’incidenza della temutissima Flavescenza dorata? Quali saranno le caratteristiche quali-quantitative in un questo anno tutto particolare, caratterizzato da una perdurante siccità fra le più gravi che si ricordino? Quali sono le indicazioni che provengono dal mercato ora che l’emergenza pandemica è finalmente rientrata? Tutte domande che avranno adeguata risposta nel tradizionale incontro prevendemmiale di Assoenologi Fvg che il presidente Matteo Lovo – il quale da pochi mesi ha ricevuto il testimone da Rodolfo Rizzi – ha convocato per mercoledì prossimo, 17 agosto. Il convegno si terrà quest’anno in provincia di Pordenone, esattamente nella nuova sede del Centro di ricerca dei Vivai Cooperativi di Rauscedo, in via Ruggero Forti, Comune di San Giorgio della Richinvelda, con inizio alle 17.30.

Matteo Lovo leader Assoenologi Fvg.


L’incontro prevendemmiale – che per il presidente Lovo «rappresenta il momento di maggior importanza tecnica, mediatica e di aggregazione per la nostra associazione» – vedrà la successione di numerosi interventi che metteranno a fuoco le varie problematiche. Così dopo i saluti e l’introduzione ai lavori dello stesso Matteo Lovo, parleranno: Riccardo Cotarella, presidente nazionale Assoenologi; Eugenio Sartori, direttore generale Vcr; Sandro Bressan, dell’Ersa Fvg, Flavescenza dorata; Valentina Gallina, Osmer Fvg, Andamento meteo della stagione 2022; Paolo Sivilotti, Università degli studi di Udine, in collaborazione con Francesco Degano, Consorzio delle Doc Fvg, Aspetti fitosanitari e curve di maturazione; Franco Battistutta, Uniud, Aspetti e considerazioni enologiche sulla lavorazione in cantina; Michele Bertolami, Ceviq, Nuovo piano dei controlli.
Infine, sono annunciati gli interventi di Stefano Trinco, neo presidente della Doc Friuli, e di Adriano Gigante, presidente del Consorzio delle Doc Friuli Venezia Giulia, mentre le conclusioni saranno tratte da Stefano Zannier, assessore all’agricoltura della Regione Fvg.
Il presidente Matteo Lovo auspica «una numerosa e nutrita partecipazione» – l’invito oltre che ai tecnici associati è rivolto alle aziende produttrici e alle associazioni di categoria -, ma questa dovrebbe essere scontata a giudicare dagli affollati parterre che hanno caratterizzato i vertici prevendemmiali convocati da Rodolfo Rizzi durante la sua lunga permanenza alla guida di Assoenologi Fvg. Si tratta, infatti, del “verdetto ufficiale”, oltre che molto atteso, sulla nuova racccolta delle uve.

 

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In copertina, grappoli d Pinot grigio e qui sopra di Sauvignon: questa sono tra le prime varietà a essere raccolte in Fvg.

Quelle foreste del Novecento raccontate dalle fotografie del Centro di Basovizza

«È il giusto riconoscimento a una realtà densa di specificità qual è il Friuli Venezia Giulia, nella quale le ricchezze naturali e forestali hanno potuto mantenere il loro aspetto e le biodiversità, oggi un elemento fondante della cultura del territorio assieme a prodotti tipici e peculiarità dell’agroalimentare, tra esse la vitivinicoltura, che hanno rappresentato e rappresentano l’identità, le tradizioni, l’attrattiva dell’area». L’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, commenta con queste parole la realizzazione della pubblicazione “La fotografia entra nel bosco” curata dal Centro didattico naturalistico di Basovizza, con la collaborazione dei Musei provinciali di Gorizia, e pubblicata dal Centro stampa della Regione Fvg, che il Corpo forestale regionale ha realizzato in occasione della designazione di Gorizia e Nova Gorica quale Capitale europea della Cultura 2025. Pubblicazione, che accompagnerà gli ospiti della nostra regione, ma anche gli internauti che sceglieranno di approfondire la loro conoscenza dell’area e visitare il territorio del Friuli Venezia Giulia assieme a Gorizia e a Nova Gorica, e che può essere visionata e scaricata dalle pagine web del Centro didattico naturalistico di Basovizza sul sito della Regione Friuli Venezia Giulia oppure ritirata in copia cartacea negli Urp di Gorizia, Trieste e Udine, nella sede di Gorizia dell’Ispettorato forestale, nelle Stazioni forestali di Gorizia, Monfalcone, Duino Aurisina, Trieste e al Centro didattico naturalistico di Basovizza.
Presenta una ventina di immagini boschive risalenti ai primi decenni del ‘900, scattate per lo più dai funzionari forestali dell’epoca con l’intento di documentare sia il loro operato sul territorio, sia le maestranze impiegate nelle varie attività dell’allora filiera produttiva boschiva.
Le fotografie spaziano dalle piantagioni realizzate sulle dune sabbiose di Grado a partire dal 1898 e impresse su lastre dal commissario forestale goriziano Corrado Rubbia, a quelle dei rimboschimenti artificiali di pino nero sul Carso, iniziati nel 1883 e fotografati nel 1900 dall’atelier goriziano del fotografo Anton Jerkic per essere poi esposte perfino all’Esposizione mondiale di Parigi. Dall’archivio romano del forestale Dino Crivellari sono state, invece, recuperate alcune spettacolari immagini degli anni Venti del secolo scorso, relative ai boschi demaniali di Tarnova (Trnovo), attraverso le quali ritornano idealmente al loro posto di lavoro alcuni dei protagonisti di quei palcoscenici naturali e silvani: boscaioli, vivaiste, forestali, carbonai, carrettieri, trasportatori, piantatrici, abili artigiani del legno, cestai e segantini.
«Gli osservatori più attenti – specifica Zannier – ma anche i curiosi del territorio, potranno riconoscere nelle varie immagini proposte e recuperate anche in altri archivi privati, come quelli di Amerigo Hofmann, Francesco Caldart e Carlo Semolic, l’aumento razionale delle produzioni legnose, dei tagli boschivi, il potenziamento della sorveglianza contro furti e contrabbando e l’oramai prossimo arrivo, anche nelle foreste giuliane, della meccanizzazione. Nel giro di pochi anni – aggiunge l’esponente della Giunta Fedriga – da quegli scatti quella lunghissima secolare tradizione di tecniche manuali ereditate nel tempo sarebbe stata rapidamente sostituita dalle nuove tecnologie, che portarono alla trasformazione di gran parte delle lavorazioni forestali condannando all’oblio gli attrezzi, il significato dei loro nomi e anche il sapere trasmesso dal loro utilizzo».
Le immagini che concludono la pubblicazione, scattate dallo studio artistico fotografico Giovanni Battista Mazucco, illustrano la segheria demaniale di Gorizia, inaugurata nel 1939, che lavorava esclusivamente i legni provenienti dalle foreste demaniali goriziane; con i nuovi confini la segheria perse la sua importanza e fu definitivamente chiusa negli anni Ottanta.
«Le mutevoli frontiere e lo scorrere del tempo – prosegue l’assessore alle Risorse forestali – con il susseguirsi delle generazioni hanno dunque cambiato i rapporti, i legami e anche i ricordi di quella filiera forestale goriziana, oramai quasi dimenticata». Nel ricordarla, Zannier, conclude evidenziando che «grazie al certosino lavoro del Corpo forestale regionale oggi è possibile visitare questi boschi fotografati circa un secolo fa: sono ancora preziose, versatili e insostituibili risorse rinnovabili: essi rappresentano il risultato delle tecniche culturali del passato e costituiscono il patrimonio globale e culturale del nostro futuro».

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In copertina e qui sopra due belle immagine pubblicate nel volume fresco di stampa.