Brindisi alla Festa del vino di Sgonico: il Comune carsico è una delle 34 Città Fvg

Grande festa a Sgonico-Zgonik, importante centro vitivinicolo del Carso Triestino, per il suo ingresso nell’ormai grande famiglia delle Città del vino Fvg. Nell’occasione, il Comune ha ricevuto anche la bandiera dell’Associazione nazionale guidata da Angelo Radica nel corso di una cerimonia in cui il coordinatore regionale Tiziano Venturini ha anche appuntato la spilla dell’importante sodalizio al sindaco Monica Hrovatin. L’evento è avvenuto nella giornata inaugurale della 58ma Festa del Vino – Rastava Vin, con la partecipazione di più di 25 vini prodotti dai viticoltori del Comune. Un brindisi, insomma, con i grandi vini del Carso per questa possibilità offerta loro di ben figurare fra quelli delle 34 Città del Vigneto Fvg.
“Anche il nostro Comune – ha commentato Monica Hrovatin – è entrato a fare parte della grande famiglia delle Città del vino. Questo rappresenta sicuramente una nuova opportunità per il territorio e per i produttori locali di farsi conoscere sia a livello regionale che nazionale. Il nostro Comune è inserito nel cuore del Carso, all’interno del Geoparco transfrontaliero, un luogo con un enorme potenziale di crescita e tutto da scoprire. Continueremo a lavorare sulla qualità creando nuovi eventi in un circuito più ampio in convenzione con la rete delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia”. “Siamo lieti di accogliere Sgonico-Zgonik – le ha fatto eco Venturini – che va a impreziosire con la sua presenza un gruppo di Città del Vino davvero ricco di impegno, passione e amore per le proprie comunità e territori. Adesso siamo pronti per una grande estate da vivere insieme con tanti eventi per winelover”.
Si tratta della terza bandiera delle Città del Vino nella Provincia di Trieste (dopo Duino Aurisina-Devin Nabrežina e San Dorligo della Valle-Dolina). Coinvolti nel progetto anche l’assessore politiche sociali, agricoltura e turismo, società partecipate, Rado Milič, e il promotore di Duino Aurisina Città Italiana del Vino 2022, Massimo Romita. Assieme a Venturini erano presenti anche i membri del coordinamento Gianpietro Colecchia e Giorgio Cattarin e per il Comune di Sgonico-Zgonik assessori e consiglieri.

In totale ora i Comuni aderenti alle Città del Vino in regione sono 34: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca D’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Pocenia, Premariacco, Prepotto, San Dorligo della Valle-Dolina, San Giorgio della Richinvelda, San Giovanni al Natisone, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Sgonico – Zgonik, Trivignano Udinese, Torreano. Aderiscono anche 6 Pro Loco attive in altrettanti Comuni già Città del Vino: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina, Risorgive Medio Friuli Bertiolo, Manzano e Latisana.

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In copertina, Tiziano Venturini leader delle Città del vino Fvg appunta la spilla al sindaco Monica Hrovatin; qui sopra, la consegna della bandiera dell’Associazione.

A San Dorligo nuova Città del vino Fvg la bandiera dell’Associazione nazionale

Grande festa a San Dorligo della Valle-Dolina, in Val Rosandra, per la cerimonia che ne ha sancito ufficialmente l’ingresso tra le Città del vino Fvg. Al Comune del Carso Triestino è stata infatti consegnata ufficialmente la bandiera dell’Associazione nazionale, nel contesto della Majenca, la tradizionale manifestazione di primavera che ritorna ogni prima domenica di maggio. Oltre alla bandiera il coordinatore regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia e assessore al turismo di Buttrio, Tiziano Venturini, ha consegnato al sindaco Sandy Klun anche la spilla ufficiale dell’associazione. Presente anche l’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti che ha ricordato come sia importante “valorizzare i nostri prodotti e un ruolo fondamentale di supporto e di organizzazione lo hanno le associazioni e le amministrazioni comunali che la Regione sempre sostiene”.
Alla cerimonia hanno partecipato anche l’assessore alle attività sportive e ricreative, attività produttive e sviluppo economico, bilancio e promozione turistica di San Dorligo-Dolina, Antonio Ghersinich, il vicecoordinatore regionale delle Città del Vino e vicesindaco di Corno di Rosazzo Maurizio D’Osualdo, i membri del coordinamento Gianpietro Colicchia e Giorgio Cattarin. Presenti Igor Gabrovec, sindaco di Duino Aurisina Devin Nabrezina, e il promotore di Duino Aurisina Città Italiana del Vino 2022 e consigliere comunale, Massimo Romita, a testimonianza del forte legame tra le realtà giuliane. Infatti, San Dorligo della Valle-Dolina è il secondo Comune della Provincia di Trieste dopo Duino Aurisina-Devin Nabrezina e il terzo a livello regionale, dopo la stessa Duino Aurisina e Manzano, ad essere allo stesso tempo Città del Vino e Città dell’Olio, entrambi prodotti d’eccellenza locali.


In totale ora i Comuni aderenti alle Città del Vino in regione sono 32: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca D’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Pocenia, Premariacco, Prepotto, San Dorligo della Valle-Dolina, San Giorgio della Richinvelda, San Giovanni al Natisone, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Trivignano Udinese, Torreano. Aderiscono anche 6 Pro Loco: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina, Risorgive Medio Friuli Bertiolo, Manzano e Latisana.

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In copertina, il coordinatore Fvg Tiziano Venturini appunta la spilla al sindaco Sandy Klun; qui sopra, gli intervenuti alla cerimonia della bandiera assieme all’assessore Roberti.

Nimis “storica” Città del vino Fvg: il Comune approva una convenzione che punta a valorizzare il territorio

di Giuseppe Longo

Nimis è sicuramente una fra le più “storiche” Città del vino del Friuli Venezia Giulia. La sua adesione all’importante sodalizio nazionale, avvenuta sull’onda dell’entusiasmo per il riconoscimento della tutela del Ramandolo – poi sfociata nel 2001 nella Docg, la prima concessa a un vino della nostra regione! -, risale infatti a un’epoca in cui erano ancora pochi i Comuni friulani entrati a far parte della grande “famiglia” che oggi ne conta, invece, ben trentadue, dopo il recentissimo ingresso di San Dorligo della Valle, sul Carso Triestino.
E di Nimis Città del vino si parlerà proprio questa sera durante la seduta del consiglio comunale che il sindaco Giorgio Bertolla – lui stesso produttore vitivinicolo nel paese pedemontano – ha convocato per le 20. Sarà, infatti, posta in approvazione una “convenzione per lo svolgimento in forma associata di iniziative di sviluppo turistico, di promozione territoriale e di sostenibilità ambientale, economica e sociale nei territori del Comuni aderenti all’Associazione nazionale delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia”. Come dire, uno strumento importante che potrebbe mettere in moto una serie di azioni di valorizzazione del settore con benefiche ricadute sull’area.
Tanto per cominciare, una di queste potrebbe essere l’installazione di idonee segnaletiche sulle quattro vie di accesso (ponte del Torre, Madonna delle Pianelle, San Gervasio e Torlano Superiore) per indicare proprio a chi arriva in paese che sta per entrare in una Città del vino del Friuli Venezia Giulia. Peraltro fra le più famose e rinomate, proprio per il dolce Ramandolo Docg, ma anche per prestigiosi vini rossi della Doc Friuli Colli orientali come il Refosco. A questa seguirebbero di certo altre importanti iniziative promozionali utili, come annuncia il citato ordine del giorno consiliare, per la valorizzazione turistica del territorio proprio facendo leva sulla produzione vitivinicola. E che farebbero riferimento anche a quanto era emerso durante un incontro che il coordinatore regionale delle Città del vino, Tiziano Venturini, ebbe un paio di anni fa con l’allora sindaco Gloria Bressani e altri componenti della passata amministrazione. Per cui ora la parola passa alla Giunta Bertolla.

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In copertina e all’interno due immagini della viticoltura nella zona di Ramandolo sulle pendici del monte Bernadia.

 

Alleanza per il Prosecco Doc sostenibile: il via dalla Sagra del Vino di Casarsa

(g.l.) Ormai la parola d’ordine in ogni settore economico è “sostenibilità”. Anche nel caso del Prosecco, vero e proprio fenomeno produttivo del Terzo millennio, tutelato dalla denominazione di origine interregionale ritagliata tra Friuli Venezia e Veneto, beneficiando del nome della località geografica omonima sul Carso Triestino. Tanto che, nell’ottica di una ulteriore valorizzazione del settore, si punta alla creazione di una sorta di “Alleanza per il Prosecco Doc sostenibile”.

Un proficuo momento di approfondimento sulla sostenibilità in viticoltura è dunque avvenuto venerdì pomeriggio in una delle realtà trainanti di questo comparto in Friuli Venezia Giulia: a Casarsa della Delizia, in occasione della Sagra del Vino (che proseguirà fino al 2 maggio proponendo in degustazione tra i tanti vini il Prosecco Doc anche in versione Rosè) nel teatro comunale Pier Paolo Pasolini il convegno “Prosecco, denominazione sostenibile – Una comunità d’imprese per un prodotto sostenibile” ha fatto il punto sull’impegno da parte dei produttori per garanzie di sostenibilità sempre più richieste dai consumatori.
Tra i dati emersi quello per cui in alcuni mercati, come quello del Regno Unito, la produzione sostenibile è già il maggiore driver che influenza l’acquisto da parte dei consumatori. E con l’arrivo nella platea dei consumatori delle nuove generazioni – al compimento della maggiore età – questa attenzione alla sostenibilità diventerà sempre più imprescindibile.
Il convegno a cura del Consorzio di tutela della Doc Prosecco in collaborazione con Confcooperative Pordenone ha visto gli interventi del presidente del Consorzio Stefano Zanette, Silvia Liggieri, responsabile Viticoltura, ricerca e sostenibilità del Consorzio, e Michele Granzotto, consulente Sistemi di gestione.
Come sottolineato da Zanette, l’impegno per la sostenibilità non comporta solamente l’attenzione all’ambiente, ma anche all’aspetto sociale ed economico della produzione, ricordando che questo cambio culturale sarà fondamentale per far proseguire il successo del Prosecco. Come raccontato da Silvia Liggieri, nelle richieste dei consumatori figura anche il lavoro utilizzato per la produzione sia etico che ad impatto zero, sul fronte della produzione di C02 nei processi, oltre alla promozione del bere responsabile. Granzotto ha ricordato, invece, come gli aspetti ambientali, sociali ed economici della produzione debbano stare tutti in equilibrio. Interessanti i dati, con un sistema produttivo del Prosecco composto sostanzialmente da Pmi (con tutte le sfide che questo comporta e il sostegno che il Consorzio può portare a esse in termini non solo di promozione): 11 mila 609 aziende viticole, 1200 aziende di vinificazione, spumantizzazione e imbottigliamento, 26 filiere cooperative (con collegate a esse 7 mila aziende agricole). Il progetto, come dicevamo all’inizio, punta alla nascita di un’Alleanza per il Prosecco Doc sostenibile.
Presenti molti rappresentanti delle cantine, a partire dal presidente de La Delizia Viticoltori Friulani Flavio Bellomo, realtà che ha già iniziato un cammino di produzione sostenibile. Bellomo ha portato il suo saluto assieme al sindaco di Casarsa Claudio Colussi, al presidente della Pro Loco Antonio Tesolin e al consigliere regionale Lucia Buna che ha espresso anche l’adesione del riconfermato assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier. Presenti anche il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli, e quello di Fedagripesca Fvg, Venanzio Francescutti.

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In copertina, il saluto del sindaco Claudio Colussi; all’interno, altre immagini del convegno a Casarsa della Delizia.

(Foto Devis Solerti)

Basilico e pesto, ma perché solo sulla Riviera Ligure e non anche in Fvg?

di Claudio Soranzo

GENOVA – A chi non piace il Pesto alla genovese? Prelibato, profumato, fresco e perfettamente adatto a condire a dovere una fumante pastasciutta. Ma vi siete mai chiesti perché lo fanno sulla Riviera Ligure e non lo facciamo anche noi sulla Riviera Friulana/Triestina? Si tratta di ingredienti, di suolo o di temperatura dell’aria? Tutte buone cose che abbiamo anche da noi, quindi andiamo a vedere come si fa e poi elaboriamo una nostra versione particolare: il pesto dell’Est, con i nostri formaggi e i nostri prelibati oli d’oliva extravergine del Carso Triestino.
Così, per scoprire il segreto di tanta bontà, siamo andati proprio sui luoghi di produzione, Genova e il suo entroterra, ma anche tutte le province della Liguria. E per andarci comodamente ci siamo affidati a una vettura adatta alle lunghe percorrenze, ma anche confortevole da ogni punto di vista. Si tratta della nuova Citroen C5 Aircross Plug-In Hybrid, dotata di sospensioni con Progressive Hydraulic Cushions (ammortizzatori idraulici progressivi) – che filtrano le asperità in maniera impareggiabile – e sedili Advanced Comfort, che rendono ineguagliabile il benessere a bordo.

Il basilico e il mortaio per il pesto.

 

Una coltivazione ad Albenga.

 

Una bella gita alle Riviere dei Fiori e di Ponente per scoprire i segreti del distretto florovivaistico per eccellenza, e scoprire come il Pesto alla genovese abbia conquistato il mondo. E’ un bell’andare con il nuovo Suv Citroen C5 Aircross che mantiene la promessa del comfort ai massimi livelli, grazie a una serie di soluzioni che rendono omaggio allo storico patrimonio costruttivo della Marca. La propulsione della variante Plug-In Hybrid, infatti, punta a soddisfare la versatilità che fa parte della più autentica connotazione Suv: tutti i vantaggi della modalità 100% elettrica, a zero emissioni in città e per i tragitti quotidiani, e del motore termico per gli spostamenti più lunghi.
Dopo un lungo attraversamento in autostrada coast-to-coast la Citroen C5 Aircross scelta per l’occasione si dimostra perfetta per percorrere la strada che collega Genova a Ventimiglia, dove centinaia di serre fanno la loro comparsa lungo le colline che si affacciano direttamente sul mare ligure, con Sanremo capitale della floricoltura italiana d’eccellenza.
Con una superficie di quasi 30 mila ettari, 21mila aziende danno occupazione a circa 100mila addetti, mentre 14mila imprese coltivano specificatamente fiori e piante da vaso. Dal punto di vista geografico, Sanremo si focalizza sul fiore reciso, mentre ad Albenga si concentrano le piccole piante in vaso, settore in cui la città ligure occupa la posizione di leader mondiale per le piante aromatiche. Gli ingredienti alla base del successo dell’ennesima eccellenza produttiva italiana includono: la qualità del prodotto finale, il clima favorevole e la vicinanza ai mercati di sbocco. Con quest’ultimo elemento viene favorita la freschezza del prodotto e si minimizzano i costi di trasporto.

Citroen C5 Aircross in Liguria.

Ma torniamo un attimo a magnificare il comportamento su strada della C5 Aircross che in modalità Hybrid – quando i due motori uniscono le forze per fornire una potenza complessiva di 225 CV – fornisce un consumo ottimizzato e un piacere di guida incomparabile. La coppia di 320 Nm è disponibile fin da subito e si avvantaggia della presenza del motore elettrico, con cui in modalità Electric raggiunge fino a 55 km di autonomia.
Intanto, a destinazione constatiamo che la freschezza è sicuramente alla base del basilico ligure, con cui viene preparato il popolare Pesto alla genovese, che si ottiene pestando in un mortaio il basilico con sale, pinoli e aglio, il tutto condito con Parmigiano Reggiano, formaggio Fiore Sardo e olio extravergine di oliva. Si ricava quindi una salsa in cui gli ingredienti sono amalgamati a freddo, non cotti. Per questa caratteristica, gli ingredienti non perdono le originali caratteristiche organolettiche.
Il clima, il terreno naturale e la coltivazione sul versante marittimo della Liguria rendono l’aroma del Basilico Genovese Dop unico e inconfondibile. In particolare le province di Genova, Imperia, La Spezia e Savona sono impegnate nella coltivazione di basilico, mentre annualmente il “Campionato del Mondo di Pesto” incorona a Genova un campione tra 100 concorrenti che si sfidano per il miglior Pesto genovese al mortaio.

Un’azienda a Cavallino Treporti.


Alla base dell’esclusivo livello di comfort abbiamo trovato le varie asperità della strada assorbite in maniera esemplare: buche, solchi, dossi e altri elementi sulla carreggiata sono stati neutralizzati da finecorsa idraulici, derivati dall’esperienza di Citroën nelle competizioni automobilistiche estreme. In evidenza anche il comfort dei sedili, che si confermano autentica firma degli abitacoli Citroen: già al primo sguardo si nota la lavorazione a effetto trapuntato, che lascia presagire il benessere assicurato da una schiuma morbida da 15 mm in superficie. Un ulteriore strato di schiuma ad alta densità nella struttura dei sedili offre morbidezza, stabilità e comfort a lungo termine. Nel contempo le sedute dagli ampi schienali offrono un sostegno rafforzato, amplificato dalle regolazioni multiple sui sedili.
Il basilico si rivela quindi l’ingrediente “segreto” che rende unico il Pesto alla genovese, mentre la Riviera dei Fiori si conferma come l’ennesima eccellenza produttiva del Belpaese. In maniera analoga il Suv Citroen C5 Aircross Plug-in Hybrid sublima l’attenzione al comfort che da sempre contraddistingue la marca francese, in un elegante design che ne racchiude le esaltanti prestazioni e l’efficienza della sua propulsione di ultima generazione.

Serre sulla Riviera Ligure.

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In copertina, il pregiato basilico di Albenga capitale delle piante aromatiche.

 

Dalle dorsali di Porzus alla Val Alba e alla Rocca di Monrupino sul Carso

Dalle Valli del Torre alla Val Alba sopra Moggio Udinese e al Carso Triestino: ecco tre proposte naturalistiche molto invitanti, per sabato e domenica prossimi, che offrono la possibilità di scoprire meravigliosi e suggestivi angoli del Friuli Venezia Giulia.

ATTIMIS – Scoprire, assieme a guide esperte, le Valli del Torre e del Natisone, tra vette, acque, foreste e storia: prosegue il progetto turistico I Sentieri della ProLoco, all’interno di Montagna 365 di PromoTurismoFvg, che trova in questa parte del territorio regionale la collaborazione di 13 Pro Loco che, coordinate dal Consorzio Pro LocoTorre Natisone – Tor Nadisôn – Ter Nediža, sono pronte a offrire agli escursionisti emozioni uniche in angoli più o meno conosciuti del territorio. Coorganizzatori Wild Routes e ForEst.
Prossimo appuntamento il 3 settembre con l’Escursione sulle dorsali di Porzus. Si camminerà sui sentieri curati e mantenuti dalle Pro Loco di Porzus per scoprire tradizioni ed angoli nascosti del territorio. Da Porzus, vero balcone sulla pianura friulana, ci si addentrerà nei boschi che circondano il paese per raggiungere la mistica Sorgente Očena, lungo un sentiero riscoperto da pochi anni. Si risalirà poi il versante occidentale del Merzli Uorch per osservare il bel panorama e quindi rientrare in paese per un meritato ristoro. Al termine dell’escursione ci sarà la possibilità di riprendere le forze assaporando i prodotti locali presso un ristoro organizzato dalla Pro Loco.
Guida: Marco Pascolino
Difficoltà: Media (7km per 350m di dislivello), adatto a bambini dagli 8 anni in sù.
Durata: 4 ore
Ritrovo: ore 8:30 a Porzus di Attimis, in piazza (https://goo.gl/maps/v3H9T1gdBbRcDcsx7); partenza ore 9. Equipaggiamento: vestiti adatti alla stagione, scarpe da trekking, giacca a vento, acqua, snack, crema solare, cappello/foulard, bastoncini da trekking (consigliati).
Prezzo: 15€ intero / 7,50€ ragazzi 12-18 anni accompagnati / gratis <12 anni accompagnati / Gratis FVG Card. Prenotazione obbligatoria entro le 18 di domani al cellulare 333.4564933 o torrenatisone@virgilio.it

MOGGIO UDINESE – Domenica 4 settembre, attraversata in quota che permette uno sguardo d’insieme sulla Riserva naturale regionale della val Alba. Ci si immerge in diversi ambienti: dalla faggeta alla mugheta, dalle praterie di quota alle formazioni rocciose. Scoprendo vestigia del passato utilizzo delle malghe e di fortificazioni militari risalenti alla Grande Guerra.
Itinerario: dal parcheggio (1050 metri) si segue la strada carreggiabile sino a scollinare e trovare sulla destra una pista forestale che, attraversando il bosco di abeti bianchi, intercetta il sentiero Cai 450/a. Si prosegue sul “450/a” sino ad immettersi sul “428” che porta al bivacco G. Bianchi (1730 metri). Si lascia il Bivacco e la conca del monte Cjavâlz seguendo il sentiero “425” che percorre panoramico il versante sud-occidentale del monte. Seguendo sempre il segnavia “425” si giunge ai resti del ricovero militare della Cengle da la Vacje (1870m), quindi in discesa sino al ricovero militare del Vuâlt, all’omonimo Rifugio e infine al parcheggio.
Ritrovo: Municipio di Moggio Udinese, ore 7. Partenza con mezzi propri sino al parcheggio del Vuâlt.
Durata: 4h 30’ – 5 h (tempo di percorrenza indicativo, escluse le soste)
Dislivello: 1096 metri in salita e in discesa, complessivo di andata e rientro al parcheggio Vuâlt
Difficoltà: “ EE” – Escursionisti Esperti, allenati
Guida: Cai sezione “Creta Grauzaria” di Moggio Udinese
Note: equipaggiamento adatto al periodo e calzature adatte ai percorsi di montagna.

TRIESTE – Domenica 4 settembre la cooperativa Curiosi di natura propone dalle 17.30 alle 21.30 l’uscita speciale: “Da Repen alla Rocca di Monrupino – Tabor, tra natura e poesia”. Una passeggiata naturalistica con letture poetiche e letterarie e, in chiusura, assaggini-omaggio di specialità gastronomiche e vino del Carso al ristorante Krizman. L’uscita è l’ultimo appuntamento di “Piacevolmente Carso – estate”.
Ritrovo alle 17.10 nella piazza di Repen. Termine serata alle 21.30 circa. In programma un facile percorso tra i boschi, da Repen fino alla Rocca, parlando di geologia e ambiente con la guida naturalistica Barbara Bassi. Dalla cima della Rocca di Monrupino-Tabor, con il panorama sul Carso al tramonto, letture commentate di poesie e prose con il giornalista Maurizio Bekar. Segue il ritorno a Repen lungo le strade del paese, e in chiusura assaggini-omaggio di specialità carsiche presso il ristorante Križman.
Un facile percorso di ca. 6,5 km, per persone in normali condizioni fisiche.
I partecipanti riceveranno anche un buono per pasti presso i ristoratori di “Sapori del Carso” con uno sconto del 10%, valido fino al 30 settembre.
È richiesta la prenotazione a: curiosidinatura@gmail.com o al cell. 340.5569374. Costo: interi 15 euro; 8 i minori di 14 anni; gratis i minori di 6.
Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it e sull’omonima pagina Facebook.
“Piacevolmente Carso” ha il patrocinio di PromoTurismoFvg e di Aitr (Associazione Italiana Turismo Responsabile), Banca Etica, Ue.Coop (Unione Europea delle cooperative), in collaborazione con l’Ures-Sdgz (Unione Regionale Economica Slovena), Sapori del Carso, e i Git (Gruppi di Iniziativa Territoriale) di Banca Etica di Trieste-Gorizia e Udine.

Carso e Rocca a Monrupino.

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In copertina, bella immagine di Porzus, sopra Attimis, con i caratteristici terrazzamenti sostenuti da muri a secco.

Le bollicine volano in tempo di Covid e il Prosecco Doc e Docg è superstar

(g.l.) Prosecco superstar in questo momento magico per le bollicine italiane e soprattutto del Nordest, con in testa Veneto e Friuli Venezia Giulia sui cui territori insiste la Doc interregionale che beneficia del nome geografico della piccola località del Carso Triestino. È record storico, infatti, per la produzione di spumante “tricolore” che ha superato per la prima volta il miliardo di bottiglie nel 2021 per effetto del balzo del 23 per cento spinto dalla voglia di normalità di fronte all’emergenza Covid. I dati emergono da un’analisi della Coldiretti che evidenzia come a trainare il risultato sia stato proprio il Prosecco con 753 milioni di bottiglie Doc e Docg seguito dall’Asti Docg con 102 milioni ma buoni risultati sono stati ottenuti anche per il Franciacorta, il Trento e l’Oltrepo Pavese. Un successo spinto dalla domanda interna con una crescita del 27% in valore degli acquisti degli italiani, ma anche per l’esplosione delle richieste arrivate dall’estero dove si registra un aumento del 29% per un totale di circa 700 milioni di bottiglie stappate fuori dai confini nazionali secondo proiezioni Coldiretti per il 2021 su dati Istat ed Ismea.

Ettore Prandini leader Coldiretti.

Un patrimonio del Made in Italy – sottolinea Il Punto Coldiretti – che ha conquistato di gran lunga la leadership a livello mondiale in termini di volumi esportati davanti a Champagne e Cava. Fuori dai confini nazionali finiscono circa i 2/3 della produzione nazionale di bollicine e i consumatori più appassionati d i quelle “tricolori” sono gli americani che scavalcano i “cugini” inglesi con un aumento del 44% in quantità, mentre Oltremanica si “fermano” a una crescita del 12% che testimonia comunque come l’amore dei britannici per le bollicine italiane sia più forte anche della Brexit. In posizione più defilata sul podio si trova la Germania che rimane il terzo consumatore mondiale di spumante italiano ma che fa segnare un incremento solo del 2% degli acquisti in volume. Nella classifica delle bollicine italiane preferite nel mondo ci sono tra gli altri il Prosecco, l’Asti e il Franciacorta che ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese, tanto che proprio sul mercato transalpino si registra una crescita record delle vendite del 16%. Ma lo spumante italiano piace molto anche nel Paese di Putin, visto l’incremento del 52% in Russia nonostante le tensioni causate dal perdurare dell’embargo su una serie di prodotti agroalimentari Made in Italy. E un aumento in doppia cifra si riscontra anche in Cina (+29%) e in Giappone, con +18%.
Sul successo delle bollicine “tricolori” nel mondo pesa però – rileva con preoccupazione il notiziario della Coldiretti – la contemporanea crescita delle imitazioni in tutti i continenti a partire dall’Europa dove sono in vendita bottiglie dal Kressecco al Meer-Secco prodotte in Germania che richiamano palesemente al nostrano Prosecco che viene venduto addirittura sfuso alla spina nei pub inglesi. E questo mentre si attende la decisione finale della Commissione Europea sulla domanda di registrazione della menzione tradizionale Prosek, il vino croato che nel nome richiama proprio la star degli spumanti tricolori causando un grave danno di immagine.

Glera vitigno base del Prosecco.

Lo spumante è l’elemento traino del sistema vitivinicolo italiano che rappresenta la punta di diamante del sistema agroalimentare nazionale con il fatturato del vino Made in Italy che ha raggiunto un valore di quasi 12 miliardi nel 2021 superando anche i risultati del periodo pre-pandemia. Vengono, infatti, ampiamente recuperate le perdite del terribile anno Covid offrendo un importante contributo all’economia e all’occupazione dell’intero Paese, considerato che il settore offre opportunità di lavoro a 1,3 milioni di persone dalla vigna alla tavola.
Nonostante le difficoltà del clima, l’Italia resta leader mondiale della produzione di vino e spumanti davanti a Francia e Spagna, i due principali competitor a livello internazionale, con una produzione che nel 2021, seppur in calo del 10% sfiora i 44,5 milioni di ettolitri, secondo le previsioni della Commissione Europea. L’elemento che caratterizza maggiormente la nuova stagione del vino italiano è l’attenzione verso il legame con il territorio, la sostenibilità ambientale, le politiche di marketing, anche attraverso l’utilizzo dei social, e il rapporto con i consumatori, con i giovani vignaioli che prendono in mano le redini delle aziende imprimendo una svolta innovatrice. Le aziende agricole dei giovani possiedono peraltro una superficie superiore di oltre il 54% alla media, un fatturato più elevato del 75% della media e il 50% di occupati per azienda in più.
«Il vino e lo spumante sono i prodotti italiani della tavola più esportati all’estero e rappresentano un elemento strategico per l’intero sistema Paese«», sottolinea il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nel rilevare che «si tratta del risultato di un percorso fatto dalle nostre aziende verso la qualità e la sostenibilità delle produzioni». A preoccupare – conclude Prandini – sono però le nuove politiche europee, come la proposta di mettere etichette allarmistiche sulle bottiglie per scoraggiare il consumo e lo stop anche ai sostegni alla promozione. Un problema sul quale abbiamo più volte messo l’accento, accomunandolo ai moniti in uso da molti anni sui pacchetti delle sigarette, rilevando quanto dannosa sarebbe questa “strategia sanitaria” per l’Italia, primo Paese produttore al mondo, ma anche per il Vigneto Fvg. Per cui non c’è che augurarsi che il tutto se ne stia celato nel buio di un cassetto ben chiuso a chiave.

Vigneti delle grave pordenonesi.

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In copertina, gli spumanti italiani vanno a gonfie vele sul mercato internazionale.

Città del Vino 2022, a Duino Aurisina il testimone dalla piemontese Barolo

(g.l.) Giornata importante, quella odierna, per le Città del vino del Friuli Venezia Giulia: a Barolo ci sarà il passaggio di consegne del titolo nazionale tra la famosa località delle Langhe e la “nostrana” Duino Aurisina, che come è noto pochi giorni fa è stata proclamata “Città del Vino 1922”. Si conclude, infatti, proprio oggi in Piemonte la Convention d’Autunno che si era aperta venerdì. A ospitare sindaci, assessori e amministratori dei Comuni enoturistici italiani è appunto il Comune di Barolo, in provincia di Cuneo, ancora per poco più di un mese “Città Italiana del Vino 2021”. Oltre al passaggio del testimone alla località del Carso Triestino – che si è impegnata tenacemente per la conquista dell’ambitissimo titolo -, in agenda anche l’elezione del nuovo presidente di Città del Vino. Per cui si chiude l’era del coneglianese Floriano Zambon, il leader che è rimasto in carica più a lungo (dal 2004 al 2007, poi di nuovo per due mandati dal 2015 al 2021), portando risultati significativi per i territori italiani del vino e per l’Associazione nazionale, fondata a Siena nel 1987 e che oggi aggrega oltre 460 Comuni a vocazione vitivinicola (ventisei sono quelli del Friuli Venezia Giulia).

Floriano Zambon

Con la Presidenza Zambon, l’Associazione – come informa una nota della stessa – ha vissuto un importante rilancio anche dal punto di vista politico, facendo sentire con più impegno la sua voce sui tavoli istituzionali (in particolare con i Ministeri dell’Agricoltura, delle Finanze e del Turismo), sviluppando altresì nuove alleanze con analoghe associazioni – dalle Città dell’Olio al Movimento Turismo del Vino, alla Federazione delle Strade del Vino italiane –, contribuendo poi alla stesura della legge nazionale sull’enoturismo e tenendo a battesimo il riconoscimento delle colline Patrimonio Unesco di Conegliano e Valdobbiadene, un progetto di cui si cominciò a parlare proprio durante una Convention delle Città del Vino nel 2008. Zambon ha inaugurato anche il nuovo progetto di cultura enoturistica della “Città Italiana del Vino”, un bando annuale che mette a confronto i programmi culturali di Comuni e territori candidati a questo ambito titolo. Nel 2021 è stata proprio Barolo la “Città Italiana del Vino”, ma dal primo gennaio il testimone passerà definitivamente a Duino Aurisina, località che ha realizzato un progetto in cui si mettono in rete le Città del Vino del Friuli Venezia Giulia e delle vicine Slovenia e Croazia, in un’ottica europea e transfrontaliera: un ricco programma d’eventi culturali ed enoturistici per un anno intero, con uno sguardo a “Gorizia e Nova Goriča 2025 Capitale Europea della Cultura” e allo sviluppo sostenibile di Agenda 2030.

Tiziano Venturini

Ieri, nel Tempio dell’Enoturista del Castello di Barolo, era in programma anche un convegno sulle denominazioni di origine a 30 anni dalla scomparsa del senatore Paolo Desana – che al momento della nascita delle Doc era molto noto anche in Friuli Venezia Giulia -, ideatore appunto della legge sulle denominazioni di origine, dal titolo “La lunga strada del vino italiano verso la tutela della qualità. Il caso delle denominazioni”, con interventi del figlio Andrea e dello stesso Zambon.
Stamane, invece, si riunisce l’assemblea nazionale, con il ricordo di Paolo Benvenuti, storico direttore delle Città del Vino, scomparso a gennaio 2020. Il nuovo presidente consegnerà una targa in memoria di Paolo alla moglie Federica, in segno di profonda gratitudine per il suo trentennale impegno a favore dei territori del vino. Durante l’assemblea sarà ufficialmente annunciata anche la nomina del nuovo presidente degli Ambasciatori delle Città del Vino, una figura che guiderà una rete di personalità che si sono distinte negli anni con un costante impegno verso i territori enoturistici o nei rispettivi ambiti professionali: sono 154 gli Ambasciatori (ex sindaci, ex assessori, amministratori) e altri 60 gli Ambasciatori “emeriti”, provenienti dal mondo della scienza, della cultura, dell’arte e dello sport. Sono ad esempio Ambasciatori delle Città del Vino, per citare qualche nome, personalità come l’ex professore di Viticoltura all’Università Cattolica di Piacenza Mario Fregoni, gli enologi Riccardo Cotarella e Roberto Cipresso e l’ex giornalista Rai Nereo Pederzolli.
Infine, l’atteso passaggio del testimone tra il Comune di Barolo, Città Italiana del Vino 2021, e il Comune di Duino Aurisina, Città Italiana del Vino 2022, dalle mani del sindaco Renata Bianco a quelle della collega Daniela Pallotta.

«Siamo particolarmente soddisfatti del risultato ottenuto da Duino Aurisina, che già lo scorso anno aveva partecipato al bando con grande convinzione – aveva commentato il coordinatore regionale delle Città del Vino Fvg, Tiziano Venturini, al momento della sua proclamazione -. L’originalità del progetto è quello di rappresentare non soltanto il Comune ma un intero territorio, mettendo in sinergia altre amministrazioni e dando valore al rapporto di collaborazione ormai consolidato in questi anni. Inoltre, l’iniziativa ha una vocazione transfrontaliera che coinvolge anche le Città del Vino istriane della Croazia, come Buie, Verteneglio, Umago e Grisignana. E l’impegno continuerà anche in seguito perché intendiamo candidarci a ospitare l’edizione 2025 del concorso enologico internazionale delle Città del Vino, quando Gorizia e Nova Goriča saranno capitali europee della cultura».

Uno scorcio di Barolo nelle Langhe.

Oltre a Duino Aurisina – Devin Nabrežina, i Comuni del Friuli Venezia Giulia aderenti alle Città del Vino sono: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna dl Collio, Gorizia, Gradisca D’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda , Sequals, Trivignano Udinese, Torreano. Nel loro territorio vitato sono presenti tutte le denominazioni d’origine controllata della regione e risiedono circa 130.000 abitanti (pari al 11% dell’intera popolazione Fvg).

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In copertina, vigneti a picco sul mare nel Comune di Duino Aurisina.

 

L’Italia non mollerà sul Prošek: “Pronti per la Corte europea di Giustizia”

(g.l.) L’Italia è determinata a non mollare di un millimetro nella vertenza del Prošek, venendo così incontro alle pressanti richieste dei vitivinicoltori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Il Ministero delle Politiche agricole è, infatti, pronto a ricorrere alla Corte europea di Giustizia a tutela del Prosecco italiano – che per la sua denominazione beneficia del nome geografico dell’omonimo paese del Carso Triestino – nel caso in cui la Commissione europea decidesse di accettare la richiesta di protezione della menzione geografica tradizionale per il vino croato in questione.

Glera, il vitigno base.

Lo ha detto ieri a Bruxelles – come informa Askanews – il ministro Stefano Patuanelli al suo arrivo al Consiglio agricoltura dell’Ue. Il titolare del dicastero di via XX Settembre ha sottolineato che in passato, nella vicenda analoga, ma a parti invertite, del vino ungherese “Tokaj”, l’Italia ha dovuto rinunciare alla denominazione del Tocai friulano. «Non si può, a corrente alternata, avere posizioni diverse: quando è stato deciso – ha ricordato il ministro – che il Tocai era una menzione da utilizzare per il vino ungherese, abbiamo cambiato il nome in Tai o Friulano e abbiamo accettato una decisione che era probabilmente corretta per il modo in cui era stata posta la domanda. Oggi – ha affermato – riteniamo di essere dall’altra parte, cioè di aver ragione nel dire che Prošek non può essere citato come menzione tradizionale, perché è la mera traduzione di Prosecco».
«Soprattutto – ha aggiunto il ministro Patuanelli, come informa ancora Askanews – non riusciamo a capire perché istituzionalizzare l’Italian sounding». Rispetto al Prosecco, il Prošek «è un prodotto che ha lo stesso nome, ma che è completamente diverso. Ora, se ha un senso la protezione delle Dop e delle indicazioni geografiche, ha senso farla a 360 gradi: vanno attuati i sistemi di protezione delle Dop e delle Igp, e non vanno fatti percorsi di retroguardia, con minor tutela di chi utilizza marchi che hanno ormai un livello di protezione molto alto». E il ministro triestino ha concluso: «“Al di là del mero impatto economico del Prosecco, certamente importantissimo per il nostro Paese, è proprio lo strumento delle Dop e delle Igp che verrebbe rimesso in discussione nel caso in cui ci fosse l’utilizzo del Prošek come menzione tradizionale».

Le colline di Valdobbiadene.

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In copertina, il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli.

 

No al Prošek, all’Ue il dossier Italia: le controdeduzioni croate in 60 giorni

di Giuseppe Longo

Prima mossa ufficiale dell’Italia a difesa del Prosecco prodotto tra Friuli Venezia Giulia e Veneto (beneficiando del nome del piccolo paese del Carso Triestino) contro le rivendicazioni croate. Ieri mattina è stato, infatti, trasmesso all’attenzione della Commissione Europea il dossier con l’opposizione del Ministero delle Politiche agricole al riconoscimento della menzione geografica tradizionale europea per il Prošek richiesto da Zagabria. Il documento è stato illustrato dal ministro Stefano Patuanelli e dal sottosegretario Gian Marco Centinaio che ha la delega al settore vitivinicolo, nel corso di una conferenza stampa in via XX Settembre, a cui hanno preso parte anche i presidenti dei consorzi interessati: Conegliano Valdobbiadene, Prosecco Doc, Colli Asolani e l’Associazione Patrimonio delle Colline Unesco.

Stefano Patuanelli

Gian Marco Centinaio

Nel dossier di 14 pagine – informa una nota del Mipaaf – sono state precisate la posizione italiana e le motivazioni tecniche, storiche e territoriali, compresa l’iscrizione delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nella lista del patrimonio mondiale Unesco e l’incompatibilità del riconoscimento della menzione tradizionale Prošek. «Le motivazioni per cui ci opponiamo alla denominazione tradizionale Prošek sono ben solide e rappresentate nel documento che abbiamo inviato alla Commissione, tra le principali c’è la questione della omonimia tra la denominazione Prošek e la Dop», ha sottolineato il titolare del dicastero, il triestino Patuanelli, il quale ha aggiunto che sono «a rischio il sistema Paese, il sistema di protezione delle denominazioni geografiche e l’eccellenza della produzione agroalimentare italiana. Si rischia di istituzionalizzare l’italian sounding».
«L’Italia ha dimostrato all’Europa che tutti si sono messi a disposizione, dai consorzi ai comuni», ha aggiunto il sottosegretario Centinaio, spiegando poi: «Abbiamo prodotto il miglior documento possibile da presentare in opposizione. Le colline del Prosecco sono un patrimonio dell’umanità, oltre che agricolo anche culturale, quindi non possiamo pensare che da parte dell’Europa ci sia poca considerazione».

Il paese di Prosecco sul Carso.

Il Ministero delle Politiche agricole ricorda, infine, che ora la Croazia avrà 60 giorni di tempo per preparare e presentare le controdeduzioni alle quali l’Italia, rappresentata proprio dal Mipaaf, avrà diritto di controreplicare assieme a tutti coloro che hanno presentato già l’opposizione, tra cui i tre Consorzi citati e le Regioni interessate, appunto Friuli Venezia Giulia e Veneto.
Ricordiamo che il Prosecco è il leader mondiale (oltre 600 milioni di bottiglie) delle “bollicine” grazie a un mastodontico incremento dell’export che, negli ultimi anni, ne ha consolidato la leadership a livello planetario, più di Champagne e Cava. Gli Stati Uniti sono diventati il primo acquirente con un aumento del 48% ma l’incremento maggiore delle vendite si è verificato in Russia dove gli acquisti sono più che raddoppiati (+115%), mentre questo vino frizzante guadagna il 37%, seguito dalla Francia (+32%), sebbene questo sia proprio il Paese dello Champagne. La produzione di Prosecco, come detto, avviene in due regioni, Veneto e Friuli Venezia Giulia, e tre sono le denominazioni d’origine: Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg. Nel 2019, come si ricorderà, era avvenuto il riconoscimento Unesco per le bellissime Colline del Prosecco.
Non resta, dunque, che aspettare le controdeduzioni di Zagabria al dossier spedito da Roma a Bruxelles. L’Italia ha assicurato che si batterà strenuamente contro le rivendicazioni croate, memore anche – e soprattutto – della questione legata al Tocai friulano, il cui nome è stato perso (per il vino, non per la varietà di vite) proprio per l’assonanza del nome (o quasi, perché la grafia è completamente diversa) della località ungherese, che dà origine a un prodotto dolce e liquoroso che non ha nulla a che fare con il bianco secco nostrano per eccellenza, ma che ormai da molti anni può essere commercializzato soltanto come “Friulano”. Un precedente che dovrebbe rappresentare la chiave di volta dell’opposizione italiana, proprio in virtù del fatto che sul Carso Triestino esiste la località Prosecco. Che si scrive Prosek in sloveno, lingua che in zona è molto parlata.

Le colline patrimonio Unesco.

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In copertina, grappolo di Glera, il vitigno base nella produzione delle bollicine di Prosecco.