Nasce in Carnia il primo vino friulano senza residui chimici: il Ceviq certifica i “resistenti” di Baldovin a Forni di Sotto

Nasce sulle montagne della Carnia il primo vino friulano senza chimica. L’azienda vitivinicola di Roberto Baldovin, di Forni di Sotto, è infatti quella con la cantina situata alla quota più alta (865 metri slm) dell’intero Friuli Venezia Giulia. Ed è anche quella che, per prima in regione, per il proprio vino, ha ottenuto la certificazione “Residuo Zero”. Un traguardo volontario raggiunto dopo vari anni di sperimentazione legata alla coltivazione dei vitigni resistenti alle principali fitopatie, soprattutto a bacca bianca, e alla produzione biologica (certificata) delle uve. La nuova etichetta: PriMo, sarà in commercio a ridosso del prossimo Natale ed è stata presentata a Pradamano, nella sede del Ceviq (Certificazione Vini e Prodotti Italiani di Qualità), l’ente che ha certificato la completa assenza di residui di fitofarmaci di sintesi nel vino di Baldovin.

Baldovin riceve l’attestato da Zorzettig presenti Bertolami e Coradazzi.


«In seguito ai nostri prelievi e alle analisi chimiche multiresiduali per la ricerca di ben 600 molecole chimiche effettuata presso laboratori validati secondo le normative di legge – spiega Germano Zorzettig, presidente di Ceviq – il certificato dei risultati dice proprio: Zero Residui». «Per il Ceviq e per le aziende agroalimentari, la certificazione “Residuo Zero” è senz’altro da prendere in considerazione in relazione agli obiettivi di sostenibilità che ogni impresa deve raggiungere e, perché no, trasformare in nuove opportunità di mercato – sottolinea Michele Bertolami, direttore di Ceviq -. Infatti, sul tema, già da due anni abbiamo in corso una serie di sperimentazioni con una ventina di viticoltori regionali, in accordo e collaborazione con Unidoc Fvg».
La pionieristica avventura enoica di Baldovin è iniziata nel 2015, a Forni di Sotto, un territorio montano che, prima di lui, non aveva mai visto maturare i grappoli. La scelta di coltivazione, per ora, è caduta sulle varietà resistenti a bacca bianca e che, dunque, fin dall’impianto presentano meno necessità di trattamenti di difesa chimica. Ma sono già in studio e sperimentazione anche alcune varietà resistenti a bacca rossa. Un primo tassello di un mosaico che vuole raccogliere una rete di imprese (zootecniche comprese) attorno alla creazione di un Biodistretto comunale di circa 150 ettari, come illustrato dal sindaco di Forni di Sotto, Claudio Coradazzi.

Scorci della zona viticola fornese.

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In copertina, immagini di vigneti d’alta quota sotto la neve a Forni di Sotto..

Una esplosione di colori e invitanti proposte: ecco cosa offre l’autunno sul monte Zoncolan in Carnia

Cosa può rendere ancora più magico e intenso lo scenario discreto di boschi e alpeggi dello Zoncolan? La luce unica del dopo estate, il sole ancora caldo ma addomesticato da un’aria ora più frizzante, il silenzio rilassante di un paesaggio ormai per pochi fortunati, il crepitio di foglie secche sotto le suole, le pennellate sparse di giallo, arancione, ruggine, rosso sulle chiome degli alberi, il profumo di nuove erbe aromatiche calpestate, che prelude a quello stuzzicante di una gastronomia già autunnale, consolatoria nelle soste in rifugio o a ristorante.
Bando alla nostalgia, insomma: invece di rimpiangere l’estate, qui tutto è pronto per una nuova stagione di esperienze in un verde che ora è impreziosito dai giochi cromatici del foliage. Per chi può concedersi ancora qualche sprazzo di libertà all’aperto, sul monte Zoncolan (1.750 metri fra le cime della Carnia in Friuli Venezia Giulia) la parola d’ordine è sempre Breathe.Feel.Live, ovvero Ascolta.Senti.Vivi. Ed è infatti ancora fitto il calendario in questo ultimo scorcio di settembre di Experience, il programma messo a punto da Visit Zoncolan con escursioni e passeggiate guidate a tema, adatte a tutti: gusti, gambe ed età alla scoperta di natura, fenomeni geologici, tradizioni, folclore, leggende, gastronomia, artigianato, storia, antichi mestieri delle terre alte e delle vallate racchiuse tra i Comuni di Sutrio, Paluzza con la località di Timau, Cercivento, Ravascletto, Comeglians, Ovaro e Treppo Carnico-Ligosullo.

Slow foot – Dimenticate le sfide dell’estate, ecco la stagione del lento, dolce prepararsi all’inverno. In sintonia con la natura tutt’intorno, che ancora non dorme ma già rallenta il ritmo, che ancora non si spoglia ma già veste gli abiti sgargianti della mezza stagione, è tempo – allenati o no – di regalarsi escursioni semplici, ad anello o comunque con poco dislivello, dove godere di ogni attimo, di ogni scorcio e sintonizzarsi con l’autunno. L’anello della Val Degano (dislivello 350+) propone il monte Tamai (200+) venerdì 22 settembre e il monte Crostis (300+) sabato 30. Sabato prossimo il tramonto sarà l’ora di partenza dell’escursione astronomica all’osservatorio di Polse di Cougnes (250+), dove ammirare stelle e pianeti con gli esperti. E per gli appassionati non mancano gli appuntamenti in notturna dalla Cima Tamai, al Lago Dimon e Lago Avostanis prenotabili su richiesta in qualsiasi giorno.

Natura a portata di tutti – Sullo Zoncolan, gli appassionati di flora alpina hanno soddisfazione anche senza bisogno di imprese estreme. Minimo il dislivello (250+) per l’escursione botanica con l’esperta, programmata anche per il 30 settembre, perfetta per imparare a riconoscere le erbe spontanee tipiche della ricca flora carnica e apprenderne i segreti. Qualche sforzo in più ma sempre davvero accettabile (dislivello 500+) è richiesto dall’escursione naturalistica in Pal Piccolo, con partenza dai laghetti di Timau, prevista il 23 settembre e anche il giorno successivo, quando però ci si allunga fino alla cima del Freikofel. Medio-impegnativa (650+), invece, l’escursione al monte Terzo di venerdì 29, alla scoperta dell’omonimo parco.

Riflessi sui laghi alpini – Più placidi che mai, i laghi alpini dell’Alta Carnia si fanno ora specchi per lo spettacolo della natura che cambia colore e si infiamma delle infinite sfumature delle tinte di stagione. Come non sceglierli come meta di passeggiate autunnali? Un’escursione medio-facile, con dislivello 600+, partendo da Castel Valdajer conduce al Lago Dimon e al monte Paularo domenica 1° ottobre.

Elettriche le bici, elettrizzanti le esperienze – Sempre all’insegna dell’andamento lento, ma in sella alla bicicletta, tornano a settembre anche le escursioni con l’e-bike sulla spettacolare Panoramica delle vette, passando per il borgo di Tualis. In calendario lunedì 25 e sabato 30, le pedalate sono medio-impegnative e coprono un dislivello di 1.300 metri in circa 4 ore di paesaggi mozzafiato. Per chi non ne fosse già in possesso, è disponibile il servizio di noleggio bici.

Gli appuntamenti ricorrenti – Soprattutto se si hanno bambini al seguito, scegliere un percorso facile e condirlo di curiosità qui è un gioco da ragazzi. La domenica mattina c’è La Fattoria Diffusa, facile passeggiata di fondovalle con visita in cascina per familiarizzare con gli animali. Il mercoledì e sabato pomeriggio e la domenica mattina tocca alla Visita alla miniera di Cludinico. Accompagnati da una guida speleologica, si accede al sito di estrazione del carbone ormai dismesso (dai 7 anni in su). L’escursione storico-naturalistica Anello della Grande Guerra nei dintorni di Timau, con visita al Tempio Ossario e al Museo della Grande Guerra è prevista ogni venerdì mattina. Mentre il mercoledì e sabato mattina è la volta de Il Parco della Torre Moscarda per una passeggiata nel tempo, dal Medioevo alla Prima Guerra Mondiale, con visita al Vallo del Littorio. Nei boschi intorno alla Torre, infine, il venerdì, sabato e domenica è suggestione pura con la Passeggiata con le lanterne in notturna.

Autunno tailor-made – Se non bastasse la palette di appuntamenti fin qui presentata, va ricordato che tutte le escursioni di Experience possono essere organizzate in qualsiasi momento sia in settembre che in ottobre e personalizzate, su richiesta (anche per una singola persona), agli stessi costi fissati per gli eventi in calendario (15-20 euro, sconto del 50% con Fvg Card).

Tutte le Experience, giorno per giorno, si trovano su www.visitzoncolan.com e su @visitzoncolan
Per informazioni: Tel. 0433 778921 – 389 2340928, info@visitzoncolan.com

Dopo Vaia il bostrico, boschi in pericolo: una riflessione con vicino/lontano mont

Dopo la tempesta Vaia, del 2018, un’altra calamità sta colpendo i nostri boschi: l’infestazione di bostrico, un coleottero che attacca l’abete rosso, condannando a morte ampie porzioni di foresta. Su tutte le Alpi centro-orientali la situazione è drammatica. E anche in Carnia l’infestazione dilaga. C’entra la crisi climatica in atto, ma c’entra anche la passata gestione forestale. Come agire nell’emergenza? Come saranno i boschi del futuro?
Sarà il giornalista, scrittore e dottore forestale Luigi Torreggiani – già ospite di vicino/lontano mont lo scorso anno – a guidare la passeggiata didattica che la rassegna propone per cercare di rispondere a queste domande domani 9 settembre, dalle 10, con ritrovo ai Piani di Vâs, punto di partenza del sentiero che sale al rifugio Chiampizzulon. Torreggiani, che scrive per la rivista Sherwood, conduce il podcast “Ecotoni” e ha realizzato per il quotidiano Domani e la Compagnia delle Foreste il reportage vocale “Vaia”, sarà coadiuvato da: Erika Andenna, dottore forestale, appassionata di “studi di futuri” e direttrice del Consorzio Boschi Carnici; Iris Bernardinelli, ispettore fitosanitario di Ersa; Mirco Cigliani, impresario forestale e presidente della cooperativa Legnoservizi; e Pier Paolo De Biasio, commissario forestale all’Ispettorato forestale di Tolmezzo. Per partecipare basta prenotarsi scrivendo a prenotazioni@vicinolontano.it. Per chi lo desidera, dopo il pranzo facoltativo al ristorante Aplis di Ovaro (costo 20 euro), nel pomeriggio sarà possibile visitare la storica Segheria veneziana presso il Centro turistico-ambientale Aplis. Alle 17, a Cjasa da Duga a Salârs di Ravascletto, Torreggiani porterà i risultati della mattinata in occasione del finissage della mostra fotografica di Ulderica da Pozzo “In tal bosc. Alberi sentieri storie”, commentandoli con l’autrice delle immagini sull’onda delle suggestioni portate dalle letture a cura di Massimo Somaglino dalle straordinarie pagine di “Storia di alberi e della loro terra” (Marsilio) e “Il duca” (Einaudi) di Matteo Melchiorre.
Domenica 10 settembre, alle 17, vicino/lontano mont tornerà invece a far tappa a Cave del Predil. Uno dei luoghi più suggestivi delle Alpi Giulie, l’interno della ex miniera, diventerà lo speciale scenario di un evento musicale. Il cantautore tarvisiano Miky Martina – che è anche tecnico del Soccorso Alpino e come tale aveva partecipato alla seconda edizione di vicino/lontano mont in un incontro dedicato alla sicurezza in montagna – porterà le sue canzoni e le sue storie di vita, vissute in montagna, fin dentro le viscere del Monte Re, accompagnato come sempre dalla sua chitarra e dall’armonica. L’evento, a ingresso libero, si realizza in collaborazione con la Cooperativa Pluriservizi Valcanale che al termine del concerto offrirà a tutti i partecipanti un aperitivo. Si consigliano abbigliamento pesante e calzature adeguate. In miniera la temperatura è compresa tra i 6 e i 9 gradi e l’umidità è elevata.

Informazioni e programma dettagliato: www.vicinolontano.it
Tutti gli eventi sono a ingresso libero, salvo dove diversamente specificato

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In copertina, ecco una emblematica immagine della salute dei nostri boschi in una foto scattata da Ulderica Da Pozzo.

Estate in malga sul monte Zoncolan tra antichi genuini sapori e belle tradizioni

All’inizio del ’900 in Carnia funzionavano circa 250 malghe, cuore di un’economia di montagna basata sulla lavorazione del latte: oggi ne sono rimaste ancora alcune, dove si possono gustare ed acquistare burro e formaggi freschi e genuini. Chiuse d’inverno vengono riaperte verso metà giugno quando i malghesi – seguendo i tradizionali riti della monticazione – portano le loro mandrie nei pascoli di alta montagna, dove rimangano fin verso la fine di settembre.

Vero serbatoio di autentica vita alpina sono le malghe Meleit sullo Zoncolan, Zoufplan sul monte Tenchia e Lavareit sopra Timau, nella Val But. Qui, seguendo la sapienza di un tempo affiancata dalle moderne conoscenze, vengono prodotti burro genuino, ricotta affumicata e pregiati formaggi di malga che portano in sé i sentori delle erbe e dei fiori di montagna e che poi vengono sottoposti a diverse stagionature. Chi volesse andare alla scoperta del loro mondo fatto di antiche usanze, genuinità, semplicità e trascorrere qualche ora fra gli incantevoli e incontaminati paesaggi carnici può partecipare a una delle escursioni con guida organizzate da Visit Zoncolan (che possono essere effettuate a richiesta anche al di fuori del calendario previsto).
Formaggi di malga si trovano in vendita anche al Caseificio Alto But di Sutrio e nel suo negozio di Tolmezzo. Quello di Sutrio è uno dei pochi caseifici di valle ancora attivi in Carnia, dove una volta ogni vallata ne aveva uno. Sorto nel 1969 dalla fusione delle piccole latterie della Val But, aveva associate circa 600 piccole stalle, che fornivano quotidianamente il latte per la lavorazione di burro e formaggi. Oggi lavora da dicembre a giugno 115 quintali di latte al giorno, che scendono a 60 da luglio a novembre, dato che il grosso del bestiame sale nelle malghe.

Nel suo fornitissimo spaccio si trova una ricca scelta di formaggi e prodotti tipici locali, anche di piccolissime realtà agricole. Oltre a quelli di malga, si trovano fra gli altri formaggi tipici della Carnia, come il latteria Alto But a pasta semicotta fresco e stagionato, le ricotte e le caciotte fresca e affumicata. Fra i più particolari, il Formadi frant dall’antica storia e dal sapore deciso (formato da un impasto di diverse stagionature di formaggio Alto But macinato, impastato con sale, pepe e panna ed infine messo in forma e stagionato per circa 20-30 giorni) e il Pastorùt, considerato l’erborinato della Carnia, che si ricava da latte vaccino intero pastorizzato a cui vengono aggiunti un lattofermento e spore della muffa Penicillium: il sapore, unico, è una miscela armoniosa di dolce e piccante. Nel caseificio sono organizzate visite guidate, con la casara ed il suo staff che fanno scoprire i segreti della lavorazione dei pregiati formaggi e illustrano le fasi del processo di trasformazione del latte in formaggio. La visita guidata ha inizio nel laboratorio di produzione, prosegue nelle sale di maturazione e termina con la degustazione del prodotto finito. Può essere preceduta anche da una passeggiata guidata fino alla vicina Fattoria Diffusa con la stalla dove vengono munte le mucche. Un’experience di Visit Zoncolan pensata soprattutto per i bambini, che possono così conoscere da vicino la vita di una fattoria e imbattersi lungo il piacevole percorso in mucche, galline, muli, capre, conigli e anche cervi.

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In copertina e all’interno bellissime immagini di malghe nel comprensorio montano dello Zoncolan e della lavorazione dei formaggi tipici della Carnia.

“Biovitis”, a Ugovizza il punto sulla viticoltura di montagna sperimentata in Friuli e Carinzia

(g.l.) “Biovitis, viticoltura biologica nelle regioni della Val Canale, Gaital e Carnia”: si tratta di un progetto Italia-Austria i cui risultati saranno presentati questo pomeriggio, con inizio alle 17, nella sede del Consorzio Vicinale di Ugovizza, in Comune di Malborghetto. Con il dottor Roberto Baldovin, regista della sperimentazione, interverranno rappresentanti della Camera dell’agricoltura della Carinzia e Alexander Morandell, presidente di Piwi International. I lavori – come anticipa l’enologo Paolo Valdesolo, che dall’inizio segue questa interessante iniziativa – saranno conclusi da una degustazione dei vini prodotti a Forni di Sotto, a Valbruna e nella confinante regione austriaca, assieme ad altri vini ottenuti da varietà resistenti.

Obiettivo puntato dunque sulla cosiddetta “viticoltura di montagna”, viste queste sperimentazioni con le quali si porta la vitivinicoltura ad alta quota, sfruttando anche le condizioni favorevoli del mutamento climatico in atto. I vini ottenuti dalle sperimentazioni in Carnia nelle ultime tre annate erano stati sottoposti nello scorso novembre a un’analisi tecnica e sensoriale, nella sede dell’azienda Pitars a San Martino al Tagliamento, presenti ricercatori, esperti degustatori, agronomi, enologi ed imprenditori, oltre alla dirigenza dei Vivai cooperativi Rauscedo e della Vitis. C’era anche lo stesso dottor Morandell, in rappresentanza appunto di Piwi International, organizzazione il cui acronimo sottintende le “viti resistenti” agli attacchi fungini, e quindi in perfetta sintonia con l’esigenza di difendere l’ambiente, ma anche alle avversità climatiche. A ispirare il progetto – ricordavamo nell’occasione – erano state varie considerazioni, come la mancanza di una viticoltura “eroica” in Friuli Venezia Giulia e la presenza di nuove varietà resistenti al freddo e alle malattie. Obiettivi? La riconversione di terreni agricoli incolti e la possibilità di offrire nuove opportunità di lavoro. Ricordiamo, in particolare, che Solaris – uno dei vitigni della sperimentazione in montagna – è stato registrato già nel 2013 al Ministero delle Politiche agricole ed ha un’alta resistenza al freddo (fino a -24 gradi), è caratterizzato da germogliamento tardivo e maturazione precoce, oltre che da un’alta resistenza alle principali malattie.
Come detto, l’iniziativa in atto rientra nel progetto Italia-Austria “Biovitis” che vede la sperimentazione condotta in quattro vigneti montani, posti a quote altitudinali superiori ai 700 metri sul livello del mare. «Il punto di partenza delle indagini – ci aveva riferito all’epoca il dottor Roberto Baldovin, appunto responsabile dell’operazione vitivinicola – sono i vigneti esistenti nell’area del progetto (uno a Forni di Sotto, uno a Malborghetto-Valbruna e due in Carinzia). Le aziende pioniere si sono affidate ai nuovi vitigni resistenti ai funghi (Piwi): queste varietà possono produrre rese stabili in quantità e qualità anche nelle elevate precipitazioni e nelle condizioni fresche della regione alpina». Con Baldovin e Valdesolo collaborano al progetto Nicola Macrì (tutor agronomo) e Paolo Antoniali (analisi aromatiche ed isolamento lieviti). Sovrintende all’intera sperimentazione la Fondazione “Edmund Mach” di San Michele all’Adige, in Trentino.

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In copertina e all’interno immagini della degustazione che si era tenuta in novembre a San Martino al Tagliamento; in alto, l’intervento di Valdesolo che ha accanto Baldovin e Morandell.

 

Cambia il clima, la vite sale in montagna: se ne parla al Filo dei Sapori di Tolmezzo

(g.l.) “Varietà autoctone e varietà resistenti in sperimentazione. Un’opportunità per una viticoltura più sostenibile?”: questo il tema di un importante convegno che si terrà oggi a Tolmezzo nella giornata conclusiva del tradizionale appuntamento autunnale con Il Filo dei Sapori, una delle manifestazioni simbolo della Carnia e della sua cultura agroalimentare. Infatti, oltre alla varietà di stand con prelibatezze del territorio, nell’ambito degli incontri formativi verrà dato spazio anche al tema vitivinicolo con due appuntamenti dedicati alla viticoltura di montagna, definita anche (e non a caso) “eroica”. Una scommessa, quella della viticoltura in alta quota, seguita con grande entusiasmo dai promotori della kermesse, che hanno deciso di raccontarne la storia per la stessa voce di chi da anni è attivamente impegnato nella sperimentazione.
Questo pomeriggio, pertanto, alle 14.30, si parlerà appunto di varietà autoctone e varietà resistenti nella sperimentazione con il professor Paolo Sivilotti, docente del corso di laurea triennale in viticoltura ed enologia all’Università di Udine. Quindi, alle 17, seguirà l’incontro “Nel clima che cambia la viticoltura sale in montagna? Da rischio ad opportunità: le esperienze Plodar Percbain, Solaris e Insra”. Dialogheranno Marco Bravi, p.a. alla Sapienza di Roma, e Cristina Micheloni, presidente Aiab Fvg. Moderatore il vicepresidente della Comunità di montagna della Carnia, Claudio Coradazzi.
“La viticoltura in montagna – afferma al riguardo Coradazzi – è un esempio della tenacia e innovazione che permetteranno tra poco più di un anno di avere il nostro vino e una nuova possibilità di sviluppo dei nreostri territori. È il caso di essere presenti a quest’importante manifestazione supportata con grande forza dalla nostra Comunità di Montagna, dalla Regione, dal Comune di Tolmezzo e da tutti gli enti e Associazioni del territorio che ogni giorno lavorano per la bellezza e la vitalità della Carnia”.
L’obiettivo del Filo dei Sapori è da sempre quello di dare luce al fondamentale ruolo degli agricoltori ed enfatizzarne il grande impatto per lo sviluppo eco-sostenibile e sociale del territorio, partendo proprio dal frutto del loro lavoro e dal racconto delle esperienze di vita.

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In copertina e qui sopra due immagini del progetto Solaris condotto a Forni di Sotto.

 

Filo dei Sapori al gran finale di Tolmezzo. Nelle Valli del Natisone farine e formaggi

(g.l.) Sapori grandi protagonisti anche oggi e domani a Tolmezzo e nelle Valli del Natisone. Vediamo, allora, in dettaglio di che cosa si tratta.

TOLMEZZO – Prosegue nel capoluogo della Carnia fino a domani, quando ci sarà il gran finale, il tradizionale appuntamento autunnale con Il Filo dei Sapori, una delle manifestazioni simbolo della montagna e della sua cultura agroalimentare. Oltre alla varietà di stand con prelibatezze del territorio, nell’ambito degli incontri formativi verrà dato spazio al tema vitivinicolo con due appuntamenti dedicati alla viticoltura di montagna. Domani, infatti, alle 14.30, convegno su “Varietà autoctone e varietà resistenti in sperimentazione. Un’opportunità per una viticoltura più sostenibile?”. Alle 17, invece, incontro sul tema “Nel clima che cambia la viticoltura sale in montagna? Da rischio ad opportunità: le esperienze Plodar Percbain, Solaris e Insra”.

VALLI DEL NATISONE – Farine e formaggi, con gli abbinamenti della tradizione, di scena oggi e domani alla Fiera Mercato di Sapori nelle Valli a San Pietro al Natisone (domani, 30 ottobre anche castagnata libera con fresca Ribolla). Ricordiamo che “Sapori nelle Valli” è un’associazione di 17 produttori della filiera agroalimentare delle Valli del Natisone che ha lo scopo di creare una sinergia sul territorio per promuoverne i prodotti, i paesaggi, le attività sportive e tutti i servizi che offre quest’area del Friuli che comprende sette Comuni.

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In copertina, formaggi delle Valli del Natisone (azienda agricola Manig di San Pietro) e all’interno un’immagine della rassegna tolmezzina Il filo dei sapori.

A Tolmezzo ritorna il “Filo dei Sapori” protagonista la viticoltura di montagna

Ritorna a Tolmezzo, da giovedì 27 a domenica 30 ottobre, il tradizionale appuntamento autunnale con il Filo dei Sapori, una delle manifestazioni simbolo della Carnia e della sua cultura agroalimentare. Oltre alla varietà di stand con prelibatezze del territorio, nell’ambito degli incontri formativi verrà dato spazio quest’anno al tema vitivinicolo con due appuntamenti dedicati alla viticoltura di montagna, definita anche (e non a caso) “eroica”. Una scommessa, quella della viticoltura in alta quota, seguita con grande entusiasmo dai promotori della kermesse, che hanno deciso di raccontarne la storia per la stessa voce di chi da anni è attivamente impegnato nella sperimentazione.

Il Tiramisù di Tolmezzo.


Domenica prossima, dunque, alle 14.30, si affronterà il tema “Varietà autoctone e varietà resistenti in sperimentazione. Un’opportunità per una viticoltura più sostenibile?” con il professor Paolo Sivilotti, docente corso di laurea triennale in viticoltura ed enologia all’Università degli Studi di Udine. Nella stessa giornata, alle ore 17 seguirà l’incontro “Nel clima che cambia la viticoltura sale in montagna? Da rischio ad opportunità: le esperienze Plodar Percbain, Solaris e Insra”. Dialogano Marco Bravi, P.A. presso Sapienza Università di Roma, e Cristina Micheloni, presidente Aiab Fvg. Modera il vicepresidente della Comunità di montagna della Carnia, Claudio Coradazzi.
“La viticoltura in montagna – afferma Coradazzi – è un esempio della tenacia e innovazione che permetteranno tra poco più di un anno di avere il nostro vino e una nuova possibilità di sviluppo dei nostri territori. È Il caso di essere presenti a quest’importante manifestazione supportata con grande forza dalla nostra Comunità di Montagna, dalla Regione, dal Comune di Tolmezzo e da tutti gli enti e Associazioni del territorio che ogni giorno lavorano per la bellezza e la vitalità della Carnia”.
L’obiettivo del Filo dei Sapori è da sempre dare luce al fondamentale ruolo degli agricoltori ed enfatizzarne il grande impatto per lo sviluppo eco-sostenibile e sociale del territorio, partendo proprio dal frutto del loro lavoro e dal racconto delle esperienze di vita. Oltre agli incontri dedicati al vino, venerdì 28 ottobre, alle 18, verrà dato il via al mercato contadino con oltre 50 stand di aziende agroalimentari della montagna friulana. Spazio anche alle degustazioni, ai laboratori, agli incontri formativi legati allo sviluppo dell’agricoltura e alle attività per i bambini e i ragazzi.
L’edizione 2022 accoglie anche un’altra importante novità, con la celebrazione del 50° anno dalla nascita del Tiramisù di Tolmezzo. Per l’occasione, si è dato vita alla campagna “Shopping a Tolmezzo” supportata dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine: i negozi cittadini che espongono in vetrina il logo Tiramisù, a fronte di un acquisto minimo, offriranno un buono consumazione per una degustazione del dolce durante le giornate della kermesse.

L’ultima edizione della rassegna.

Per maggiori informazioni:
www.ilfilodeisapori.com

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In copertina e qui sopra immagini dell’ultima edizione; all’interno, il celebre Tiramisù di Tolmezzo.

“La memoria della terra” interpretata dagli ecomusei del Friuli Venezia Giulia

«Il legame con la propria terra è un filo invisibile, fatto di memoria, ricordi, emozioni, sensazioni, immagini che ci riportano a un vissuto più remoto o vicino, e ci consentono di percepire il senso della identità, il senso della comunità: quel legame che va al di là dei rapporti familiari e ci offre l’opportunità di sentire l’appartenenza a una comunità dalla quale possiamo trasmettere, qui come nel mondo, a nostra volta i valori e i tesori caratterizzanti e frutto del territorio, delle sue tradizioni; di una vita secolare nella quale si sono sapute tramandare le ricchezze e i simboli di un’area come delle piccole comunità che la compongono, elementi di attrazione di una realtà dalle innumerevoli peculiarità qual è il Friuli Venezia Giulia». È il messaggio – come evidenzia l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier – che il documentario “La memoria della terra” intende trasmettere.


Realizzato dalla regista friulana, Roberta Cortella, protagonista della trasmissione televisiva Geo, promosso dall’Ente Friuli nel mondo per ricollegare le comunità di corregionali all’estero, è stato presentato da Cinemazero a Pordenone, presente lo stesso esponente della Giunta Fedriga. Il filmato interpreta gli ecomusei come insieme di attrattive delle quali è ricco il nostro territorio. Tratta infatti del Maniaghese, delle acque tra il Tagliamento e il lago dei Tre Comuni, del Gemonese, della Val Resia, dei mestieri della Carnia, dei territori di Ronchi dei Legionari, delle tradizioni agrarie a Fagagna, oltre che delle Dolomiti Friulane.
«Un messaggio – prosegue Zannier – quello de “La memoria della terra”, che vuole evocare le ricchezze e le risorse delle quali il Friuli Venezia Giulia si può fregiare, veicolato attraverso la individuazione degli “ecomusei” intesi come un insieme di caratteristiche identificative e identitarie dei luoghi, delle carature ambientali, naturali e paesaggistiche, delle attività tradizionali della nostra terra che suggeriscono un legame con la stessa. Il plauso della Regione – conclude l’assessore Zannier – è rivolto all’iniziativa e all’autrice, in particolare perché si propone di ricollegare e riaccendere quel filo della memoria che ha tenuto connesse le comunità di nostri corregionali sparse nel mondo con le proprie radici, e diviene nel contempo un elemento di promozione delle nostre specificità».

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In copertina e all’interno tre immagini di Cjase Cocel, il famoso Museo della vita contadina di Fagagna.

 

A Sutrio “Formandi” e “Farine di Flor” nel weekend in un’unica proposta

Sarà una festa del gusto e della più autentica e genuina tradizione gastronomica montana domenica 21 novembre a Sutrio, incantevole borgo della Carnia, ai piedi del monte Zoncolan, con un doppio appuntamento dedicato ai formaggi di malga e alle farine, due prodotti d’eccellenza di queste incontaminate montagne del Friuli Venezia Giulia. Solitamente programmati in due diverse date, quest’anno “Formandi – Sapori e formaggi di montagna” e “Farine di Flor- Mulini, farine e delizie della Carnia” – organizzati in collaborazione fra Pro Loco di Sutrio, Caseificio Sociale Alto But e Cooperativa Malghesi della Carnia e Valcanale – si terranno nella medesima giornata, trasformando Sutrio in vero e proprio gustoso laboratorio di sapori della tradizione “en plein air”.

Farine di Flor – Le antiche farine e i loro molteplici e gustosi impieghi in campo gastronomico saranno al centro di “Farine di Flor”. In Carnia, infatti, nonostante le condizioni climatiche poco favorevoli, venivano coltivati fin dal Medioevo grano, orzo, grano saraceno (“pajan”), segale e, dalla metà del 1700 il granoturco, che finì col soppiantare tutti gli altri cereali. Per macinarli, i corsi d’acqua si punteggiarono di piccoli mulini, alcuni dei quali sono ancora oggi funzionanti. In tempi recenti, alcuni agricoltori hanno con passione e impegno rivalorizzato vecchi cereali dai sapori dimenticati, che la manifestazione farà scoprire. Nelle caratteristiche vie e nelle piazzette del centro storico 8 paesi della Carnia si cimenteranno nella preparazione di antichi piatti della tradizione che hanno come protagonista le farine: gustarli per alcuni sarà un ritorno al passato, capace di risvegliare vecchi ricordi, per altri (soprattutto i giovani) sarà un’assoluta e gustosa novità. Ad accompagnarli, le pregiate birre di 4 birrerie artigianali del Friuli Venezia Giulia (Bondai di Sutrio, Casamatta di Enemonzo, Dimont di Cedarchis, Villa Chazil di Nespoledo di Lestizza).

Tra i piatti, Cercivento proporrà l’”Antipast das Stries” (il cui nome si rifà alla leggenda, cantata anche dal Carducci, che narra degli incontri segreti sul “Pian delle Streghe” sul Monte Tenchia tra le streghe locali e quelle nordiche) a base di “Polente rustiche cul muset” (cotechino), “Pan neri di siale cun la Varhackara” (pesto tipico di Timau, composto in prevalenza da lardo bianco, speck, pancetta affumicata e qualche piccolo segreto del produttore spalmato su una fetta di pane di segale), “Pan di farine di forment dûr cunt’une fetute di argjel” (pane di grano duro con una fettina di lardo). Tra i particolarissimi sapori da provare ci saranno, tra gli altri, la “Meste Cuinciade”, gnocco al cucchiaio fatto con latte e una miscela di farine, condito con burro fuso, ricotta affumicata e accompagnato da una fetta di salame (Sutrio), i “Gnocs di Cjistinies”, gnocchi di castagne (Ligosullo), i “Blecs cul Cjavrul”, maltagliati con sugo di capriolo (Ovaro) e i tradizionalissimi “Toc in Braido” (polentina morbida con intingolo di Forni Avoltri) e Polente, Muset e Caput”, polenta taragna, cotechino e cappucci carnici (Cabia). Durante tutta la giornata, il Mulin Di Croce a Cercivento aprirà le sue porte al pubblico per visite gratuite.

Formandi – Sempre domenica 21 novembre, una straordinaria selezione di formaggi di malga della montagna friulana sarà in degustazione e in vendita nella piazzetta del Municipio. Ventun malghe della Carnia, del Canal del Ferro-Valcanale e del Pordenonese si presentano insieme per far conoscere la qualità dei loro prodotti e raccontare al largo pubblico il loro impegno a tutela della montagna e delle attività della tradizione. Nel pomeriggio, alle 16, si terrà nella Sala Kaiser Zoncolan un’inconsueta Asta di formaggi di malga (Green Pass necessario), che darà la possibilità di aggiudicarsi forme particolarmente pregiate e solitamente introvabili. Rivolta principalmente agli addetti ai lavori (ristoranti, agriturismo, negozi di formaggi ed alimentari) interessati ad acquistare i prodotti della monticazione 2021 già in parte introvabili o pezzature speciali, l’asta sarà aperta anche al pubblico, che potrà assistervi ed acquistare, volendo, le forme. Alle 17.30, prima della chiusura dell’asta, è in programma uno Show Cooking con degustazione con gli Chef Terry Giacomello e Raffaello Mazzolini.

Per informazioni: Pro Loco Sutrio – Tel: 0433778921 – www.prolocosutrio.com – prolocosutrio@libero.it – https://facebook.com/proloco.sutrio/

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In copertina, una suggestiva immagine di Sutrio; all’interno, immagini di “Formandi”, “Farine di flor”, “Toc in braide” e “Polente, muset e caput”.