Prosek alla Croazia? No dalla Regione Fvg. Zannier: “Bruxelles sia coerente!”

(g.l.) Giù le mani dal Prosecco! «L’Unione Europea non pensi di poter stravolgere l’applicazione delle proprie stesse regole. L’assegnazione ad un vino bianco croato della denominazione Prosek è in palese conflitto con la Dop italiana Prosecco e con tutte le normative comunitarie». Parole chiare, che non ammettono fraintendimenti, quelle dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, il quale unisce così la propria voce a quella dei tanti esponenti italiani di diversi schieramenti politici, europarlamentari, deputati e governatori in primis, che in queste ore si stanno opponendo con fermezza alla richiesta avanzata dalle autorità di Zagabria alla Commissione europea per l’avvio della procedura di riconoscimento della menzione tradizionale Prosek a un vino bianco prodotto nei vigneti croati.
«Ricordo – ha aggiunto Zannier – che già alcuni anni fa la Croazia aveva chiesto il riconoscimento della denominazione, allora rifiutato da Bruxelles in quanto palese plagio del nostro Prosecco. Se l’Unione Europea intende mantenere un minimo di credibilità, rispetto a regole ampiamente condivise, si comporti con coerenza e blocchi immediatamente la richiesta», ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga.
La Regione Fvg, dunque, si oppone fermamente alla possibilità che il nome Prosecco – pur nella sua traduzione in lingua croata – esca dai confini regionali. Si tratta, infatti, di un nome geografico, quello del piccolo paese sul Carso Triestino, al quale è stata “ancorata” l’intera denominazione interregionale che tutela le produzioni di Friuli Venezia Giulia e Veneto. Motivo per cui viene ribadita la necessità della sua difesa in ambito comunitario.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, ecco alcuni grappoli di Glera, il vitigno base del Prosecco.

Il vino “cancerogeno”? Levata di scudi di Fvg, Veneto, Lombadia e Piemonte

di Giuseppe Longo

Assoenologi ha appena reso noti i dati definitivi dell’ultima vendemmia – 49 milioni di ettolitri, in Fvg 1 milione 853 mila – che sul settore vitivinicolo si abbatte come un uragano (ricordate Vaia poco più di tre anni fa?) una nuova avversità, normativa però, che si coniuga con quelle patite dai produttori nell’interminabile emergenza pandemica. Il vino, infatti, farebbe molto male – contrariamente a quanto si sapeva, sempre ovviamente con moderati consumi -, aprendo addirittura la porta all’insorgenza del cancro. Tanto che c’è stata una immediata levata di scudi da parte di quattro Regioni rinomate per la produzione enologica. Infatti, gli assessori alle Risorse agroalimentari di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e Piemonte hanno fatto fronte comune dopo l’annuncio dei contenuti del Piano d’azione predisposto dalla Direzione generale per la sicurezza alimentare per la lotta al cancro (Europe’s Beating Cancer Plan), contenente alcune indicazioni che, dicono gli assessori, “hanno dell’incredibile”. Proprio perché – si sottolinea in una nota Arc – il consumo di vino, secondo il documento pubblicato pochi giorni fa dalla Commissione Ue, nuocerebbe gravemente alla salute: senza se e senza ma.

Stefano Zannier

“Il consumo moderato e consapevole del vino, che fa parte delle tradizioni e dello stile di vita degli europei, sarebbe quindi assimilato all’abuso di alcol e di superalcolici – scrivono invece in una nota congiunta gli assessori, tra i quali Stefano Zannier per il Friuli Venezia Giulia -. Rileviamo come tutto ciò si ponga in antitesi con quanto la comunità scientifica ha più volte affermato, riconoscendo al vino importanti ricadute positive sulla salute sia per i benefici apportati da piccole quantità di alcol sia per gli altri componenti di questa bevanda, tra i quali diversi antiossidanti sicuramente “amici” della nostra salute. Le conseguenze per uno dei settori più importanti dell’agricoltura italiana ed europea sarebbero devastanti: le politiche di sviluppo che da sempre accompagnano il settore sarebbero infatti messe pesantemente in discussione e tutto ciò sarebbe addirittura accompagnato dall’invito a riportare sulle etichette immagini e scritte che oggi siamo abituati a vedere sui pacchetti di sigarette“. Per i rappresentanti regionali le rassicurazioni che la vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas, si è affrettata a rilasciare, seppur incoraggianti, non sono però sufficienti ad eliminare le preoccupazioni in ordine ad un’iniziativa dettata dalla disinformazione degli uffici di Bruxelles che va censurata con decisione. “Ci adopereremo pertanto in tutte le sedi competenti, sia a livello nazionale sia a livello comunitario – concludono gli assessori -, per evitare che tutto ciò si traduca in un disastro annunciato”.

Rodolfo Rizzi

Se passasse, infatti, questa linea comunitaria sarebbe arrecato un gravissimo danno all’immagine del vino che, come è noto, è da sempre un alfiere delle nostre eccellenze agroalimentari, sia in fatto di quantità che di qualità. Una produzione che nell’ultima vendemmia – come ci ha comunicato il presidente di Assoenologi Fvg, Rodolfo Rizzi – si attesta nel Belpaese esattamente su 49.066.003 milioni di ettolitri, mentre in Friuli Venezia Giulia se ne sono prodotti 1.853.184, di cui 1.574.458 bianchi e 278.727 rossi. Tipologie che a livello nazionale quasi si equivalgono: 28.652.226 bianchi e 20.413.777 rossi. C’è quindi da sperare che la normativa “in itinere” sia bloccata e rivista come chiedono i quattro assessori regionali all’Agricoltura. Altrimenti, ai disastri causati dal Covid e dai provvedimenti anti-contagio, se ne aggiungerebbero altri, i cui effetti sarebbero facilmente immaginabili.

Vigneti collinari in Fvg.

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In copertina, il Friuli Venezia Giulia è vocato a produrre grandi vini bianchi sia fermi che spumanti.

 

 

Confagricoltura all’Ue: no al taglio dei fondi all’Italia

“E’ inaccettabile il taglio di trasferimenti all’agricoltura italiana (-3 per cento). La proposta della Presidenza è assolutamente inadeguata rispetto agli obiettivi programmatici indicati dalla nuova Commissione. Con una capacità di spesa limitata a poco più dell’1% del prodotto interno lordo degli Stati membri, non sarà possibile rilanciare il ruolo dell’Unione rafforzando la crescita sostenibile dell’economia e l’occupazione”. E’ quanto dichiara il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, riguardo alla riunione del Consiglio europeo che si tiene questo pomeriggio a Bruxelles. All’ordine del giorno, fa sapere l’organizzazione imprenditoriale, anche una discussione sostanziale tra i capi di Stato e di governo sul quadro finanziario dell’Unione per il periodo 2021-2017, sulla base di una proposta presentata nei giorni scorsi dalla Presidenza.

Massimiliano Giansanti

Passando alle proposte specifiche per l’agricoltura, la Presidenza ha proposto un aumento di 10 miliardi di euro rispetto alle indicazioni contenute nel progetto della Commissione presentato a maggio dello scorso anno. “C’è ancora molta strada da fare – indica Giansanti in un comunicato rilanciato da Confagricoltura Fvg, guidata da Philip Thurn Valsassina -. Nonostante l’aumento, sarebbe confermata per l’agricoltura italiana una riduzione degli aiuti diretti del 3,9% rispetto alla situazione in atto; mentre per lo sviluppo rurale si avrebbe solo una diminuzione dei trasferimenti rispetto alla proposta iniziale (meno 14%) della Commissione. In definitiva, i trasferimenti finanziari all’agricoltura italiani continuerebbero a subire un’inaccettabile contrazione, mentre il settore è chiamato a svolgere un ruolo più incisivo per la sostenibilità ambientale dei processi produttivi. L’agricoltura italiana ha un ruolo fondamentale in Europa: come rilevato dai dati Istat, è al primo posto per valore aggiunto e al secondo per valore della produzione. I contributi che arrivano dalla Ue incidono, invece, solo per il 15% sul nostro valore aggiunto di settore, contro il 40% della Germania, il 24% della Francia e il 19% della Spagna. Le risorse finanziarie per la politica agricola comune (Pac) devono essere consolidate sull’attuale livello – sottolinea il presidente di Confagricoltura -. È una questione di coerenza e di credibilità programmatica”.

Philip Thurn Valsassina

Nel documento della Presidenza che sarà discusso dai capi di Stato e di governo viene confermato il processo di armonizzazione degli importi degli aiuti erogati agli agricoltori a livello nazionale, la cosiddetta ‘convergenza esterna’. “Siamo assolutamente contrari e in linea con la posizione espressa dalla ministra Bellanova – puntualizza Giansanti -. I trasferimenti agli agricoltori non possono ignorare la diversità dei costi dei fattori produttivi, a partire da quello del lavoro. La Pac è, e deve restare, una politica con finalità economiche e non di redistribuzione delle risorse. Esistono altri fondi dell’Ue per la coesione economica, di cui beneficiano largamente gli Stati membri che sollecitano la convergenza esterna dei pagamenti della Pac”.
Il presidente nazionale di Confagricoltura contesta anche la prevista fissazione di un massimale (“plafonamento”) dei pagamenti alle aziende di maggiore dimensione. “È una proposta sbagliata, prima di tutto sotto il profilo economico – dichiara infine Giansanti -. Si andrebbe a tagliare, infatti, la competitività di quelle imprese che sono tra le più attrezzate a realizzare i cambiamenti necessari per accrescere la sostenibilità ambientale dei processi produttivi”.

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In copertina, anche l’agricoltura friulana risentirebbe del taglio dei fondi Ue all’Italia.