Confagricoltura Fvg: nuove opportunità per le nostre imprese dopo l’accordo economico tra Unione Europea e India

L’Unione Europea e l’India hanno annunciato la conclusione dei negoziati per un accordo di libero scambio che mira a ridurre drasticamente o eliminare le barriere tariffarie su una larga parte degli scambi commerciali tra i due blocchi economici. Questo accordo storico prevede che i dazi indiani su molte esportazioni agroalimentari europee saranno gradualmente abbattuti, creando un contesto più favorevole per l’export italiano di prodotti di qualità. Tra i principali benefici attesi figura la riduzione dei dazi sul vino, che passeranno dall’attuale livello del 150% a livelli più competitivi, e la cancellazione dei dazi sull’olio d’oliva entro cinque anni. Anche i dazi su prodotti trasformati come pane e dolci verranno eliminati, favorendo l’accesso a un mercato in forte crescita.

Posizione di Confagricoltura – Confagricoltura ha accolto con favore la notizia, sottolineando come la drastica riduzione, e in alcuni casi l’eliminazione, delle tariffe doganali rappresenti un’importante opportunità per le imprese agricole italiane ed europee. Secondo l’Organizzazione, le nuove regole sugli scambi tra Bruxelles e Nuova Delhi potranno favorire una crescita significativa dell’export agroalimentare, con particolare attenzione a prodotti come vino, olio d’oliva e succhi di frutta. Sulla stessa linea di pensiero anche il presidente di Confagricoltura Friuli Venezia Giulia, Nicolò Panciera di Zoppola Gambara: «La conclusione di questo accordo commerciale rappresenta un passaggio strategico per l’agricoltura europea e italiana e può essere una leva anche per le imprese agricole del Friuli Venezia Giulia, soprattutto per quelle orientate alla qualità e all’export. È però fondamentale che questi accordi garantiscano piena reciprocità negli standard produttivi e sanitari e che le istituzioni accompagnino le aziende, soprattutto le medio-piccole, nell’accesso a mercati complessi come quello indiano».

Tutela dei settori sensibili – Un elemento centrale dell’accordo è la protezione dei settori agricoli più sensibili, esclusi dalla liberalizzazione, tra cui carne bovina, carne di pollo, riso, miele e zucchero, garantendo che queste filiere restino tutelate. Confagricoltura ha ribadito l’importanza del principio di reciprocità negli standard di produzione e sicurezza alimentare, ritenuto fondamentale per qualsiasi accordo commerciale che coinvolga prodotti di origine agricola.

Valorizzazione dei prodotti europei – Parallelamente all’accordo commerciale, l’Ue e l’India stanno negoziando un’intesa sulle Indicazioni Geografiche. Questo progetto mira a tutelare e valorizzare i prodotti tipici europei nel mercato indiano, contrastando le imitazioni e favorendo il riconoscimento delle denominazioni protette. Tale misura potrà contribuire a rafforzare la competitività delle produzioni agricole tradizionali italiane, come olio extravergine di oliva, vini tipici e altri prodotti a denominazione.

Loreto Mestroni (Confagricoltura Udine) confermato alla presidenza di Ape Fvg. Mazzolini è il vicepresidente di Fedarene

Loreto Mestroni (Confagricoltura Udine) è stato riconfermato alla guida di Ape Fvg (Agenzia per l’energia) per il prossimo triennio. In occasione del rinnovo delle cariche, dando rappresentatività al territorio di cui l’Agenzia è espressione (sono, infatti, più di 80 i suoi soci, tra Comuni ed Enti regionali) fanno ora parte del consiglio di amministrazione: Tiziano Avoledo (Comune di Valvasone Arzene), Francesca Bellanca (Comune di Romans d’Isonzo); Marco Bernardis (Comune di Mereto di Tomba); Federica Del Fré (Comune di San Vito al Tagliamento); Roberto Revelant (di Anci Fvg) e Armando Spagnolo (Comune di Pordenone).


Ape Fvg, tra le sue molteplici attività, ha approfondito il tema dell’edilizia sostenibile sin dalla sua fondazione, nel 2006, seguendo le raccomandazioni comunitarie di lavorare per contenere i consumi energetici del patrimonio immobiliare, responsabile del 40% dei consumi complessivi in Europa. L’impegno si è concretizzato in primis con il protocollo CasaClima che attesta la qualità energetica e costruttiva: oltre a certificare più di 600 edifici in regione, l’Agenzia ha costruito le competenze di centinaia di progettisti e artigiani con i percorsi formativi CasaClima. Ape Fvg ha anche costituito l’IG Passivhaus Fvg, con lo scopo di promuovere i livelli più virtuosi rappresentati delle case passive. Inoltre, dal 2017, grazie allo Sportello Energia Fvg, dà supporto a cittadini, Enti locali e imprese per orientarsi tra incentivi e interventi di riqualificazione energetica: le consulenze gratuite erogate sono già 5.800.
In aggiunta, nei giorni scorsi, era stato eletto il nuovo consiglio di amministrazione di Fedarene, del quale ora fa parte anche il direttore di Ape Fvg, Matteo Mazzolini, come vicepresidente per l’efficienza energetica in edilizia. La nomina era stata formalizzata durante l’assemblea generale di Fedarene, che festeggia anche i 35 anni di attività come Federazione Europea delle Agenzie e delle Regioni per l’Energia e l’Ambiente, con sede a Bruxelles. Nata nel 1990, attualmente Fedarene è composta da 80 membri (5 gli italiani) di 25 diversi Paesi europei.
Il consiglio della federazione avrà un ruolo cruciale nel definire la sua direzione, nel dare voce alle Agenzie membri e nel promuovere soluzioni innovative per l’azione climatica. Insieme, i vicepresidenti guideranno iniziative d’impatto a livello regionale, nazionale ed europeo, assicurando che gli sforzi collettivi portino a cambiamenti significativi. Nell’occasione della nomina, Mazzolini ha affermato: «Il rinnovamento energetico del parco immobiliare esistente richiederà ancora molti anni di impegno e di investimenti finanziari per giungere a compimento. Il mandato assegnatoci a livello europeo ci consentirà da un lato di essere sempre al passo con i continui cambiamenti che caratterizzano il settore da ormai vent’anni e dall’altro di essere propositivi nell’accelerare e sostenere gli sforzi a livello locale». Oltre agli aspetti tecnici, in questi anni Ape Fvg ha svolto molta attività di divulgazione a tutti i livelli, per contribuire alla creazione di una cultura dell’abitare sostenibile.

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In copertina, il presidente di Ape Fvg Loreto Mestroni; all’interno, il Cda di Fedarene.

Città del vino, Angelo Radica confermato a Stresa presidente nazionale: il friulano Tiziano Venturini suo vice. Dal Piemonte il titolo italiano passa ai Castelli Romani

di Giuseppe Longo

Saranno i Castelli Romani la sede della prossima Città italiana del vino. Titolo che due anni fa era appartenuto alla nostra Duino Aurisina e in questo 2024 – con l’aggiunta della specificazione “europea”, riconoscimento ricevuto direttamente da Bruxelles – all’Alto Piemonte e Gran Monferrato, con i loro meravigliosi distretti vitivinicoli. «Il 2025 sarà un anno all’insegna dei Castelli Romani come Città del vino italiana. Un territorio di grande valore, con una candidatura vincente che coinvolge 10 Comuni», ha commentato Angelo Radica, confermato per un altro triennio presidente dell’Associazione nazionale Città del vino. «Questo territorio – ha aggiunto – esprime grandi potenzialità non solo nel settore enologico, ma anche dal punto di vista socio-economico, turistico e ambientale, sempre alla ricerca della sostenibilità».
La rielezione dell’abruzzese Radica, sindaco di Tollo, è avvenuta nella bellissima Stresa, sul Lago Maggiore, dove l’Associazione ha rinnovato le proprie cariche durante la Convention d’Autunno appena conclusa. Nell’occasione, neo vicepresidente nazionale è stato eletto Tiziano Venturini, che era stato confermato un mese fa per acclamazione e quindi all’unanimità – durante l’assemblea generale tenutasi a Dolegna del Collio – coordinatore delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Il vicesindaco di Buttrio rappresenterà la macroarea del Nord Italia.

La delegazione Fvg a Stresa.


«Per un sindaco di piccolo Comune come Tollo – ha commentato Radica – è grande prestigio poter guidare nuovamente l’Associazione nazionale dei Comuni del vino. È una nomina che darà ancora visibilità alla regione Abruzzo, ai 31 Comuni soci. Per quanto mi concerne, continuerò a lavorare per tutti i Comuni italiani e per l’Abruzzo, sui temi della sburocratizzazione, dei nuovi reimpianti, di vino e salute, nonché della promozione in Italia e all’estero. I lavori di Stresa sono stati un momento importante per Città del Vino – ha sottolineato il presidente confermato all’unanimità – con una grande partecipazione e condivisione del lavoro fatto e di quello che c’è da fare. In questi tre anni abbiamo dato una maggiore visibilità e riconoscibilità dell’associazione, nei confronti delle istituzioni di tutti i livelli, dalla Presidenza del Consiglio ai Ministeri, dalle Regioni all’Ispettorato del lavoro. Abbiamo fatto rete e sinergie importanti, scuola di alta formazione, Ais, Assoenologi, la Carta per il Turista Enogastronomico Sostenibile; potenziato la rete alleanza consumo sostenibile».
Passando, invece, all’elezione di Venturini, si tratta di un riconoscimento che rende merito al grande lavoro di crescita e promozione del sodalizio svolto dal Coordinamento del Friuli Venezia Giulia delle Città del Vino in questi anni, anche attraverso l’organizzazione di importanti e riuscitissime iniziative come quelle più recenti delle Grandi Verticali e delle Notti del vino. Ma sono arrivati anche altri riconoscimenti per l’Associazione regionale in ambito nazionale. Così, Maurizio D’Osualdo, vicecoordinatore regionale e vicesindaco di Corno di Rosazzo, è stato riconfermato come componente del consiglio dove rappresenterà proprio la nostra regione. Gianpietro Colecchia è stato eletto, invece, nel consiglio nazionale degli “ambasciatori” delle Città del vino e rappresenterà il Fvg raccogliendo il testimone dal collega Venanzio Francescutti.
Valter Pezzarini, già presidente delle Pro Loco del Friuli Venezia Giulia (veste nella quale fu fautore del protocollo d’intesa nazionale tra Città del vino e Unpli) e attuale assessore del Comune di Buttrio, è stato nominato infine nuovo “ambasciatore” delle Città del vino per il suo importante contributo assicurato negli anni a sostegno all’associazione. Ai lavori a Stresa ha partecipato una folta delegazione delle Cdv del Friuli Venezia Giulia che sono espresse da 39 Comuni e da 6 Pro Loco attive in alcune di queste località.

L’assemblea a Dolegna del Collio.

Ma dicevamo dell’assemblea regionale. Infatti, a inizio ottobre il Coordinamento Fvg a Dolegna del Collio – ospiti nella prestigiosa Tenuta Jermann – aveva provveduto al rinnovo cariche. Oltre alla conferma quale coordinatore di Tiziano Venturini e quale vicecoordinatore Maurizio D’Osualdo, c’era stata l’elezione nel Coordinamento di Silvia Parmiani vicesindaco di Manzano, Giorgio Cattarin consigliere comunale di Cormons, Massimo Romita consigliere comunale di Duino Aurisina-Devin Nabrežina, Antonio Deganutti consigliere comunale di Casarsa della Delizia e Giampiero Colecchia, appunto “ambasciatore” delle Città del vino. Delegato per i rapporti tra Cdv e Pro Loco era stato nominato invece Antonio Tesolin, presidente della Pro Casarsa della Delizia.
«Arriviamo – aveva detto nell’occasione Tiziano Venturini – da un’estate ricca di soddisfazioni, con il nostro nuovo format Le Notti del vino che ha visto partecipare oltre 6 mila persone le quali hanno potuto degustare le proposte di oltre 300 cantine del territorio e di un centinaio di ristoratori. Il legame con i produttori, attraverso i Consorzi, e il resto del mondo associativo locale, a partire dalle Pro Loco, è fondamentale nella nostra attività di promozione del territorio attraverso l’enoturismo, come dimostrato anche negli altri progetti di eventi Le grandi verticali delle Città del Vino e il Festival Vini gusti in musica. Abbiamo registrato pure un grande riscontro in termini comunicativi e di attenzione sui social. Da non dimenticare poi i progetti della vendemmia didattica turistica e del regolamento di polizia rurale seguiti dal nostro vicecoordinatore Maurizio D’Osualdo, all’opera lungo questi mesi insieme al resto dei membri del Coordinamento sui vari progetti intrapresi. Strategico il sostegno della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e di Promoturismo Fvg come anche del mondo delle aziende private, a partire dal nostro top sponsor Banca 360 Fvg, come accaduto a Gorizia dove abbiamo ospitato tra fine maggio e inizio giugno le selezioni del Concorso Enologico Internazionale Città del Vino e Grappa Award con oltre mille 300 campioni in gara e 60 giudici provenienti da 12 Paesi che in quelle giornate hanno potuto anche apprezzare l’unicità della nostra regione visitando borghi e degustando varie specialità. Stiamo continuando ad attirare interesse, tanto che i 39 Comuni aderenti hanno rappresentate nel loro territorio tutte le zone Doc nonché, oramai, il 15% di residenti del Friuli Venezia Giulia vive in una Città del vino».
«Le Città del vino – gli aveva fatto eco il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin – rappresentano un tassello fondamentale nella promozione e valorizzazione del patrimonio enologico, culturale e paesaggistico della nostra regione. In un’epoca in cui la sostenibilità e il turismo responsabile diventano sempre più rilevanti, questa rete si pone come modello virtuoso di sviluppo territoriale equilibrato, che unisce tradizione e innovazione. Far parte di questo sodalizio significa non solo poter contare su un marchio di qualità riconosciuto, ma anche sviluppare iniziative comuni volte a promuovere il turismo enogastronomico e sostenibile. L’Associazione offre, inoltre, un’opportunità preziosa di confronto e crescita per le amministrazioni locali, permettendo di condividere strategie per la tutela del paesaggio, l’innovazione nel settore vitivinicolo e la promozione turistica. In particolare, il contributo delle Pro Loco, con il loro radicamento sul territorio, è essenziale per la riuscita di manifestazioni ed eventi di grande richiamo».
E ora, chiusa la stagione dei rinnovi proprio con la ricordata Convention d’Autunno, per le Città del vino del Friuli Venezia Giulia, e di tutt’Italia, si apre dunque una nuova fase di lavoro a beneficio del vino italiano e del mondo che ruota attorno a questo importante e affascinante settore. Saranno altri tre anni di impegno e di nuove iniziative per la grande “famiglia” guidata da Angelo Radica e in regione da Tiziano Venturini.

Foto-ricordo da Jermann.

In totale i Comuni aderenti alle Città del Vino in Friuli Venezia Giulia sono 39: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Cividale del Friuli, Cervignano del Friuli, Codroipo, Cormòns, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Monrupino – Repentabor, Muggia, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Pocenia, Premariacco, Prepotto, Ronchi dei Legionari, San Dorligo della Valle-Dolina, San Floriano del Collio – Števerjan, San Giorgio della Richinvelda, San Giovanni al Natisone, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Sgonico – Zgonik, Torreano. Aderiscono anche 6 Pro Loco attive in altrettanti Comuni già Città del Vino: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina, Risorgive Medio Friuli Bertiolo, Manzano e Latisana.

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In copertina, il confermato presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.

Confagricoltura Fvg: la politica europea sia più attenta alle scelte delle imprese

«Ci auguriamo che, dopo le prossime elezioni europee ci siano più rappresentanti del mondo agricolo ai tavoli di Bruxelles dove si decidono le strategie politiche del continente ma anche delle regioni. Sentiamo la necessità, infatti, di una politica più vicina alle esigenze degli imprenditori agricoli, delle loro sfide e delle loro scelte», ha detto il presidente regionale, Philip Thurn Valsassina, aprendo i lavori dell’Assemblea dei delegati di Confagricoltura Fvg, tenutasi alla Fondazione Villa Russiz di Capriva del Friuli.
Durante l’ampio dibattito svoltosi in mattinata, gli imprenditori hanno esposto le criticità con le quali molte aziende si trovano attualmente a operare: l’eccesso di burocrazia; la complicata gestione della fauna selvatica legata anche alla diffusione della Psa; i ritardi nei pagamenti; il basso prezzo del latte; le importazioni scorrette; la difficoltà di fare reddito, di innovare, di reperire manodopera, di mettersi in filiera.
«L’Italia, diversamente da altri Paesi europei, vanta una forte biodiversità produttiva – ha sottolineato Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura -. Perciò, serve decidere quale è il modello di agricoltura verso il quale vogliamo andare: competitiva o sussidiata? Più mercato o più sostegni? Bisogna decidere, a livello aziendale, sindacale, nazionale ed europeo. Il mercato globale, alle nostre aziende chiede aggregazione, coraggio e forti investimenti nell’innovazione, nella ricerca e nella tecnologia. Queste devono essere le nuove parole d’ordine, anche per affrontare l’innegabile crisi climatica in atto».
Era presente all’Assemblea anche la direttrice generale di Confagricoltura, Annamaria Barrile.

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In copertina e all’interno tre immagini dell’incontro con il presidente nazionale Massimiliano Giansanti.

I giovani di Confagricoltura Fvg chiedono una svolta alla politica Ue a cominciare dalla semplificazione della burocrazia

I giovani di Confagricoltura Fvg, durante un recente incontro, hanno discusso su quanto emerso in occasione dell’assemblea straordinaria che Confagricoltura ha organizzato a Bruxelles nella sede del Copa-Cogeca. Come prima cosa, è emersa è la necessità di una profonda semplificazione burocratica e della salvaguardia del potenziale produttivo delle imprese, condividendo di fatto le proposte presentate dalla stessa organizzazione agricola, al termine dei lavori assembleari, ai componenti del Consiglio Agricoltura dell’Ue.


Per Confagricoltura i limiti della Pac, in vigore dallo scorso anno, sono stati subito evidenti. Prova ne sia il fatto che, per applicare la nuova normativa, le amministrazioni nazionali hanno dovuto redigere piani strategici di migliaia di pagine. Gli adempimenti burocratici sono saliti a dismisura a fronte di risorse finanziarie in calo e l’eccezionale rialzo dell’inflazione ha aumentato le difficoltà degli agricoltori. Si è discusso molto sul bilancio dell’Ue destinato all’agricoltura, ma l’aiuto diretto della Pac è ormai ridotto a 120 euro, in media, a ettaro.
Per Fabio d’Attimis Maniago Marchiò, coordinatore dei giovani di Confagricoltura Fvg, la prossima scadenza della legislatura europea rende oltremodo complicata la modifica degli atti di base della Pac, ma esistono strade alternative. In caso di emergenze e di cause di forza maggiore possono essere sospese le sanzioni previste per l’inadempimento ed è doveroso ricordare come, dalla pandemia all’impatto economico dell’aggressione dell’Ucraina, fino alla recente crisi in Medio Oriente, l’agricoltura italiana ed europea è in stato di emergenza da oltre tre anni. In aggiunta ai vistosi limiti della Pac, il settore è alle prese con le conseguenze dell’aumento senza precedenti dei tassi di interesse. Da qui la richiesta di una moratoria presentata da Confagricoltura, concordata a livello europeo, a supporto della liquidità delle imprese.
«Come giovani imprenditori – ha sottolineato Alberto Vendrame – siamo convinti sostenitori del libero mercato e del multilateralismo per la gestione del commercio internazionale, ma vanno previste clausole di salvaguardia automatiche quando i flussi delle importazioni raggiungono livelli tali da destabilizzare i mercati agricoli dell’Ue. Un’altra questione da affrontare è quella della reciprocità delle regole negli accordi commerciali con i Paesi terzi: dalla sicurezza alimentare, alla tutela del lavoro, delle risorse naturali e del benessere animale. Se riduciamo la produzione europea e aumentiamo le importazioni da Paesi dove vigono normative meno rigorose di quelle europee, riduciamo la sicurezza alimentare e allo stesso tempo importiamo più CO2».

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In copertina e all’interno, Fabio d’Attimis Maniago Marchiò e  i giovani di Confagricoltura Fvg.

Cia Fvg: l’ok europeo su Dop e Igp ci rende più competivivi e sostenibili. E ora va in archivio la questione Prosek

«Da Bruxelles, finalmente, una mano tesa alla nostra agricoltura. Il via libera al testo unico sulle produzioni di qualità dà prova di un’Europa capace anche di lavorare per un modello agroalimentare europeo più solido, orientato alla semplificazione e davvero a tutela degli agricoltori». A dirlo, il presidente regionale di Cia-Agricoltori Italiani, Franco Clementin, soddisfatto per l’approvazione definitiva del nuovo Regolamento per le Indicazioni geografiche (con una maggioranza di quasi il 90%), arrivata dopo due anni di negoziato tra Parlamento Ue, Consiglio e Commissione. Rispettata, come auspicato da Cia Fvg, l’impalcatura portante della riforma: ora si potrà contare su uno strumento all’altezza di un’Italia che nel panorama delle Ig resta il primo Paese al mondo con 885 Denominazioni, tra cibo e vino, e un valore complessivo alla produzione di 19,1 miliardi di euro.

Franco Clementin


Nel dettaglio, Cia Fvg plaude: allo snellimento delle procedure con tempi certi sia per la modifica dei disciplinari che per l’approvazione delle nuove Ig; al rafforzamento del ruolo riconosciuto ai gruppi di produttori nei Consorzi, con più poteri e responsabilità, e al focus sul turismo enogastronomico; alla protezione delle Ig come ingredienti e alle misure del dossier che mirano a consolidare la protezione delle Ig online e sui nomi dei domini. E ancora, l’inquadramento più chiaro della Commissione Ue e quello dell’Euipo, l’Ufficio dell’Ue per la Proprietà Intellettuale che, nella gestione dei marchi, avrà compito solo consultivo e su questioni amministrative. Importante il no allo sfruttamento delle Ig e, quindi, all’uso di menzioni generiche come Prosek (che tanta preoccupazione aveva destato nel mondo enologico del Fvg); l’attenzione al “pacchetto vino” che rimane nel regolamento Ocm, salvaguardandone la specificità e, infine, lo spazio dedicato alle pratiche sostenibili come asset da valorizzare.
«Nella salvaguardia e promozione di Dop e Igp, l’Europa è sulla buona strada e la riforma approvata può, ora, dettare la linea – conclude Clementin -. Siamo grati all’onorevole Paolo De Castro per il lavoro svolto, senza dimenticare mai la centralità di un reddito adeguato per i produttori di qualità visto che, in regione, la Dop economy vale 1,620 milioni di euro (il 63% del Pil agroalimentare del Fvg), posizionandoci come sesta “potenza” tra le regioni italiane.

La Coldiretti a Bruxelles per difendere un Made in Italy sempre più minacciato

«Le follie europee rischiano di tagliare 1/3 della produzione di cibo Made in Italy con normative ideologiche e senza freni che rischiano di stravolgere per sempre lo stile alimentare degli italiani favorendo le importazioni dall’estero». È quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla conferenza stampa a Berlino della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sul tema del Green Deal e delle politiche agricole. Così, proprio per fermare una pericolosa deriva e ottenere risposte rispetto alle esigenze degli agricoltori italiani, domani, 26 febbraio, la organizzazione guidata da Ettore Prandini manifesterà a Bruxelles dove è in programma il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura per la presentazione della nuova proposta sulla Pac.

Ettore Prandini


Gli agricoltori tornano, dunque, a manifestare nella capitale belga dopo aver ottenuto il ritiro della direttiva agrofarmaci in seguito alla protesta del 1° febbraio scorso. Sotto accusa ci sono le politiche europee che stanno causando gravi danni all’agricoltura italiana, dal divieto delle insalate in busta e dei cestini di pomodoro all’arrivo nel piatto degli insetti, dall’idea di equiparare alcune tipologie di allevamenti, anche di piccole/medie dimensioni, alle attività industriali al nutriscore che boccia le eccellenze Made in Italy, dal via libera alle etichette allarmistiche sulle bottiglie di vino all’eliminazione della pesca a strascico, dal permesso alla vendita del Prosek croato e agli altri falsi fino alla possibilità di importare grano dal Canada dove si coltiva con l’uso di glifosato secondo modalità vietate in Italia.
Intanto, continuano in tutta Italia gli incontri territoriali “Orgoglio Coldiretti” con l’obiettivo di riunire 200mila associati in tutte le regioni della Penisola. Un’occasione per parlare della situazione delle aziende, per confrontarsi sui problemi che interessano le singole filiere e sulle prossime battaglie da combattere, ma anche dei risultati già ottenuti.
L’obiettivo – sottolinea la Coldiretti – è sostenere il reddito delle aziende con le necessarie azioni da attuare in Italia e in Europa dove si decidono i destini dell’agricoltura nazionale. Difendere il reddito degli agricoltori e non toccare i fondi Pac e aiuti ai giovani, riconoscere e sostenere il ruolo degli agricoltori come custodi della biodiversità, fermare i cibi sintetici, chiedere reciprocità e dire basta alle importazioni che non rispettano gli standard europei e libertà di coltivare tutti i terreni sono alcune delle priorità emerse dagli incontri sulle quali è impegnata la principale organizzazione agricola che chiede di applicare la legge contro le pratiche sleali affinché i prezzi non siano mai inferiore ai costi di produzione. Tra i temi affrontati la semplificazione, l’accesso al credito, la necessità di promuovere l’innovazione e di ampliare il sostegno e la strumentazione per la gestione dei rischi anche con le assicurazioni ma anche un più efficace contrasto alla fauna selvatica. Tra gli argomenti affrontati nelle assemblee territoriali anche i bandi Psr, Pnrr Inail e la nuova Pac 2024.

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In copertina, una manifestazione di agricoltori della Coldiretti contro la politica europea.

Anche Confagricoltura Fvg a Bruxelles per contestare la Pac e il “Green Deal”

In molti Paesi dell’Unione Europea, tra i quali l’Italia, sono in atto proteste da parte di alcuni rappresentanti del mondo agricolo e ieri i trattori sono arrivati anche a Bruxelles. Il comune denominatore delle rimostranze è la contestazione della Pac – Politica Agricola Comune – e del “Green Deal” applicato all’agricoltura.
Anche in questa occasione, Confagricoltura, da sempre in prima linea per rappresentare le istanze degli agricoltori, partendo dall’ascolto e comprendendo il disagio del settore, conferma il proprio impegno per portare le questioni poste nelle sedi competenti, in Europa. La Confederazione, infatti, condivide l’attenzione del Governo nazionale rispetto alle richieste degli agricoltori, ma auspica risposte più incisive e urgenti da parte dell’Unione. In questo senso, la giunta di Confagricoltura ha deciso di avviare una serie di iniziative a Bruxelles per domandare che le richieste degli agricoltori vengano affrontate con maggiore sollecitudine, a tutela di un settore trainante della nostra economia che subisce le conseguenze economiche di uno scenario internazionale ad alta instabilità.

Philip Thurn Valsassina


«Un impegno – sottolinea Philip Thurn Valsassina, presidente regionale di Confagricoltura – che interessa pure il rinnovo della deroga all’obbligo di destinare a finalità non produttive una parte dei seminativi che la Commissione ha trattato oggi. Non siamo soddisfatti della decisione presa poiché mantiene troppi vincoli per le aziende e, perciò, visto che la proposta (poco utile e attuabile) della Commissione passa ora all’esame degli Stati membri, siamo già in contatto con il nostro Ministero e con le principali Organizzazioni agricole europee per ottenere le indispensabili e profonde modifiche».
L’impegno di Confagricoltura punta al raggiungimento dei seguenti obiettivi: assicurare un reddito adeguato ai produttori agricoli; migliorare la sostenibilità ambientale senza tagli produttivi; favorire la diffusione delle innovazioni tecnologiche per far fronte alle sfide del cambiamento climatico, salvaguardare i prodotti italiani ed europei nei confronti di una concorrenza non allineata con le regole dell’Unione per la sicurezza alimentare, la tutela delle risorse naturali e del lavoro, il benessere degli animali.
La Confederazione, infine, annuncia un’assemblea straordinaria a Bruxelles, convocata per il 26 febbraio, durante la quale verrà illustrata la visione dell’Associazione sul futuro dell’agricoltura e sulla nuova Pac.

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In copertina, seminativo in Fvg; all’interno, il presidente Philip Thurn Valsassina.

Crisi ucraina e gas, Confagricoltura è preoccupata per il vino e la pasta

I venti di guerra che soffiano tra Europa e Federazione Russa sulla disputa ucraina preoccupano anche il mondo agricolo italiano. Questo è stato uno dei punti all’ordine del giorno affrontati ieri dal consiglio direttivo di Confagricoltura. I timori sono rivolti, oltre che al rischio di una deriva militare, anche alle conseguenze che potrebbe avere uno scenario caratterizzato da sanzioni commerciali emesse da Bruxelles e le prevedibili ritorsioni da parte di Mosca.
L’Italia, assieme agli altri Paesi comunitari, sta fronteggiando tutt’oggi – sottolinea la nota della Organizzazione agricola fatta propria da Confagricoltura Fvg e prontamente rilanciata – la messa al bando dei prodotti ortofrutticoli e di carne suina decisa nel 2014 dalla Federazione Russa proprio come reazione ai provvedimenti che l’Ue prese dopo l’annessione della Crimea. La nuova crisi diplomatica potrebbe far allungare l’elenco dei settori di punta del Made in Italy colpiti come quello vitivinicolo, secondo in Ue per export verso la Russia, e il comparto della pasta a uso alimentare.
Non solo. Confagricoltura esprime preoccupazione anche per i risvolti che un conflitto potrebbe avere sul costo del gas e quindi, sia sulle bollette energetiche delle aziende, sia sui prezzi di importazione, a esempio, dei fertilizzanti (già raddoppiati nell’arco dell’ultimo anno), di cui la Federazione Russa è tra i principali produttori a livello globale. Ad attenuare questi timori c’è, però, la forte capacità di resilienza dell’intero settore agroalimentare italiano, assolutamente capace di far fronte nel breve e medio periodo al fabbisogno di cibo nel Paese.

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In copertina e qui sopra due immagini di magazzini di fertilizzanti.

 

Vitigni resistenti, via libera europeo all’inserimento nei disciplinari Doc

«È una bella notizia quella che arriva da Bruxelles e che è stata comunicata dal professor Attilio Scienza, neo presidente del Comitato Nazionale Vini. Parliamo della possibilità introdotta, anche per l’Italia, di poter inserire nei Disciplinari delle Doc i vitigni resistenti alle fitopatie», dice Venanzio Francescutti, presidente regionale di FedAgriPesca, che poi aggiunge: «Un’importante decisione non solo per i Vivai Cooperativi Rauscedo (Vcr) che, da molti anni, sono impegnati nella ricerca sul fronte della viticoltura sostenibile e che si sono dedicati a moltiplicare e diffondere queste varietà più sostenibili che rispettano l’ambiente e che riescono a far risparmiare agli agricoltori fino all’80 per cento di trattamenti sulle viti e le uve, con le relative positive conseguenze per la salubrità dei vini prodotti».
«I responsabili di Consorzi e Denominazioni – ha poi raccomandato Scienza – si mettano in fila per chiedere al Comitato l’inserimento dei vitigni resistenti nei loro vini».
Il progetto sui vitigni resistenti è stato avviato nel 1998, in collaborazione con l’Università di Udine, l’Istituto di Genomica Applicata (che, per primo al mondo, ha sequenziato il genoma della vite) e alcuni privati. La realizzazione dei primi vitigni è datata 2011 (oggi sono già 15), da parte dei Vcr che, attualmente, li riproducono e li esportano in oltre 20 Paesi del mondo (in primis, la Francia), con una certa diffusione anche in Friuli Venezia Giulia dove sono già stati autorizzati dalla Regione Fvg (assieme ad altre cinque Regioni italiane) e sono circa una ventina le aziende che li hanno piantati. Una diffusione che ora potrà aumentare (attualmente, in Italia, si stimano circa 1.000 ettari investiti), grazie a questa decisione della Comunità Europea. Del resto, in altri Paesi europei (Austria, Francia, Germania, Danimarca, Ungheria) le Doc sono già autorizzate a inserire le varietà resistenti nei loro disciplinari mentre, in molte regioni d’Italia, la loro coltivazione è ancora limitata al solo “vino da tavola” o Igt.

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In copertina e qui sopra due dei nuovi vitigni resistenti ottenuti in Fvg: il Cabernet Eidos e il bianco Soreli.