Energia, soltanto in Italia 4 miliardi in fumo a causa dei tanti sprechi alimentari

Per il secondo anno, è italiano il primo rapporto globale sul rapporto fra cibo e spreco: un’indagine firmata da Waste Watcher, International Observatory on Food & Sustainability, promossa dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market con il monitoraggio Ipsos, realizzata in 9 Paesi del mondo: Italia, Spagna, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Sudafrica, Brasile, Giappone. Sono i dati del secondo Cross Country Report, una panoramica globale sulle abitudini di consumo e spreco intorno al pianeta, raccolta in vista della 3a Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari in calendario il 29 settembre, e della Giornata mondiale del cibo, il World Food Day in calendario il prossimo 16 ottobre. Proprio in occasione del World Food Day sarà integralmente diffuso il Rapporto, che quest’anno estende il suo sguardo ai consumi nel continente africano, e inoltre in Francia e in Giappone. Waste Watcher integra così, con una rilevazione estiva, lo storico monitoraggio che viene diffuso in occasione della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco, il 5 febbraio, attraverso rilevazione invernale.

STAGIONALITA’ – In questo modo le indagini, nel tempo, potranno monitorare l’andamento dello spreco alimentare domestico in Italia con attenzione alla stagionalità dei consumi: «un aspetto – spiega il fondatore Spreco Zero Andrea Segrè – certamente essenziale per restituire dati specifici e attendibili, focalizzati sulle abitudini di ciascuno in conseguenza della dieta adottata e degli alimenti realmente consumati». All’indagine hanno preso parte 9mila cittadini, con un campione statistico di 1000 interviste per ciascun Paese:. «Il Cross Country Report Waste Watcher International offre, con una metodologia di indagine sui comportamenti di consumo mai testata prima a questo livello, una “istantanea” sulle abitudini alimentari a livello mondiale –spiega il direttore scientifico Waste Watcher International Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero, ordinario di Politica agraria internazionale all’Università di Bologna – Intendiamo promuovere annualmente questo Rapporto come punto di partenza per promuovere politiche pubbliche e private e iniziative internazionali di sensibilizzazione finalizzate a concretizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, in particolare al punto 12.3 dove si prevede di dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2030. Il Rapporto conferma con dati puntuali il forte collegamento fra abitudini di consumo, spreco alimentare e diete sane, sostenibili e tradizionali come la Dieta mediterranea. Aumentare la consapevolezza dei cittadini e delle istituzioni in tutto il mondo permette di promuovere un’alimentazione sana e sostenibile, com’è appunto la Dieta Mediterranea, e di prevenire e ridurre lo spreco alimentare a livello domestico. Anche il consumo e la cucina domestica permettono di ridurre lo spreco: chi è abituato a mangiare fuori spreca di più in casa. Sono questioni che i cittadini ma anche e soprattutto le governance del pianeta devono adesso affrontare in modo strutturale».

MAPPA GLOBALE – E osserva il direttore scientifico Ipsos, Enzo Risso: «l’edizione 2022 dell’osservatorio non solo si è ampliata, ma ha voluto anche toccare Paesi di quasi tutti i continenti, per iniziare a realizzare una mappa globale dello spreco alimentare nelle diverse culture. In particolare si è osservato in che modo e in che forme la cultura culinaria di ogni paese incide sullo spreco. Così abbiamo l’Italia che con Germania, Spagna e Gran Bretagna guida la classifica dello spreco di frutta. Il Brasile, invece, svetta nello spreco di cereali e riso cotti e di tuberi in generale. In Giappone, lo stile culinario porta a gettare maggiormente verdure, tuberi e cipolle. Pane fresco e frutta, infine, sono i prodotti che finiscono maggiormente nella spazzatura negli USA. Se un tempo si poteva dire Paese che vai usanza che trovi, oggi possiamo classificare i diversi paesi parafrasando il vecchio motto: Paese che vai spreco che trovi”.

FRUTTA LA PIU’ SPRECATA – Ed ecco intanto le prime anticipazioni del 2° Cross Country Waste Watcher International: è la frutta l’alimento più sprecato del pianeta, lo confermano i dati raccolti lo scorso agosto. In Italia gettiamo individualmente 30, 3 grammi di frutta alla settimana, segue l’insalata con una media di 26,4 grammi pro capite, e il pane fresco con 22,8 grammi. Ci superano però gli Stati Uniti, con 39,3 grammi a testa, la Germania con 35,3 e il Regno Unito che si attesta su uno spreco settimanale di 33,1 grammi a testa. In tema di spreco della frutta vanno meglio il Sudafrica (11,6 grammi) o la Francia (25, 8 grammi). E ancora, in Italia gettiamo ogni settimana 21 grammi di verdure e ben 22,8 grammi di tuberi, aglio e cipolle. Mentre altrove, nella nefasta “hit” degli alimenti più sprecati, entrano per esempio latte e yogurt (38,1 grammi settimanali negli Stati Uniti, 27,1 in Germania), o ancora gli affettati e salumi (21,6 grammi in Francia, 14,2 grammi settimanali in Giappone), ma anche riso e cereali che in Brasile si gettano per 27,2 grammi settimanali, o i cibi pronti che i giapponesi sprecano in misura media di 11,5 grammi settimanali.

ENERGIA E SPRECHI NASCOSTI – Nel 2022, annus horribilis per i costi energetici in tutto il pianeta, l’Osservatorio Waste Watcher International ha monitorato l’incidenza dello spreco alimentare rispetto all’energia ‘nascosta’ utilizzata nella catena di produzione agroalimentare. Sulla base dei dati sullo spreco alimentare in Italia comunicati da Waste Watcher lo scorso 5 febbraio, Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (1.866.000 tonnellate di cibo gettate complessivamente annualmente solo nelle nostre case + 5.164.928 tonnellate nella filiera di produzione e distribuzione), vale ben 4,02 miliardi € lo spreco di energia ‘nascosta’ nel cibo che abbiamo gettato lo scorso anno nelle nostre case. Un costo che porta a circa 11 miliardi € complessivi il valore dello spreco alimentare in Italia.
Il dato è generato dalla metodologia Waste Watcher International su report Enea: in Italia la produzione alimentare assorbe oltre l’11% dei consumi energetici industriali totali, per circa 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalente. Lungo l’intera filiera si sprecano circa 67 kg di cibo a persona (Food Waste Index Onu), che equivalgono al 18% della produzione, e sempre in Italia viene sprecato il 35% di cibo a livello domestico (Waste Watcher International), per questo l’energia sprecata con lo spreco alimentare domestico vale circa 4,02 miliardi di euro, sulla base di un costo dell’energia elettrica pari a circa 0,4151 €/kWh (https://www.arera.it/it/dati/eep35.htm).
Lo stesso spreco alimentare domestico nel periodo equivalente del 2020 determinava una perdita economica a livello energetico di 1,61 miliardi €. Ridurre lo spreco alimentare determinerebbe una diminuzione non solo dell’impronta energetica ma anche degli impatti ambientali, considerato che la maggior parte dell’energia usata nelle filiere agroalimentari è di origine fossile.

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In copertina, il professor Andrea Segrè fondatore della campagna Spreco Zero.

“Spreco zero” e dieta mediterranea nel nuovo saggio di Andrea Segrè

In un mondo alimentare in cui sono enormi le differenze di accesso e distribuzione degli alimenti, con impatti negativi non solo sulla salute e sull’economia ma anche sull’ambiente, la strada verso un sistema equo e sostenibile passa anche e soprattutto attraverso la scelta degli alimenti che consumiamo, e riguarda l’utilizzo delle risorse naturali impiegate per produrli con il sistema agroalimentare che porta il cibo fino a noi, o che finisce per scaricarlo direttamente nel bidone della spazzatura.
Esce proprio oggi, 26 maggio, per Castelvecchi “L’insostenibile pesantezza dello spreco alimentare. Dallo spreco zero alla dieta mediterranea” (Collana Arca – pp. 92 – Euro 11,50), il nuovo saggio dell’agroeconomista triestino Andrea Segrè, fondatore del movimento Spreco zero: un impegno portato avanti pionieristicamente nell’ultimo ventennio, prima attraverso Last Minute Market spin off dell’Università di Bologna e riferimento europeo per la prevenzione e il recupero a fini caritativi degli sprechi di cibo, e attraverso la campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero fino alle indagini dell’Osservatorio Internazionale Waste Watcher sulla promozione di una dieta sana e sostenibile come la Dieta mediterranea. Un lungo, intenso e appassionato impegno che ha portato a conquiste storiche in Italia, come la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, dal 2014 data strategica nel calendario dei cittadini e delle realtà che operano nella filiera agroalimentare, e come il Premio Vivere a spreco zero, che festeggia nel 2022 i suoi primi dieci anni e promuove le buone pratiche nel quotidiano di ciascuno.
“L’insostenibile pesantezza dello spreco alimentare. Dallo spreco zero alla dieta mediterranea” è una summa – con le tabelle del Rapporto Waste Watcher 2022 – delle ricerche portate avanti da Andrea Segrè anche in tempo di pandemia e adesso con la ripresa: tutte sostanziate da una grande quantità di dati scientifici. Il patto degli italiani col cibo è forse una delle conquiste più significative del lockdown della primavera 2020 e dei mesi invernali di distanziamento: si spreca ancora, ma in quantità minori. «Tuttavia, oggi che le disparità alimentari mondiali sono aumentate come conseguenza dell’emergenza pandemica e sono destinate a peggiorare a causa del conflitto fra Russia e Ucraina – spiega Segrè -, è quanto mai importante sviluppare la nostra “coscienza alimentare” e impegnarsi nel concreto affinché l’alimentazione sana e sostenibile diventi un diritto fondamentale per tutti gli abitanti della terra. Lo spreco domestico in Italia vale 7 miliardi di euro nel 2022 (Waste Watcher International/Campagna Spreco Zero). E questa cifra, quasi mezzo punto di Pil, è “solo” il valore economico dei beni che acquistiamo e poi non consumiamo. Il piatto è servito, molto dipende da noi stessi. Cominciamo subito …».

Andrea Segrè, professore di Politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna, studia e applica i fondamenti dell’ecologia economica, circolare e sostenibile. Fondatore di Last Minute Market, impresa sociale e spin off accademico, ideatore della campagna Spreco Zero, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International dedicato all’analisi dei comportamenti alimentari a livello globale, è autore di Il gusto per le cose giuste. Lettera alla generazione Z (Mondadori, 2017), Il metodo spreco zero (Rizzoli, 2019) e Le parole del nostro tempo (con il cardinale Matteo Zuppi – EDB, 2020).

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In copertina, il professor Andrea Segrè fondatore del movimento Spreco zero.

 

Oggi la Giornata mondiale della Terra. Vivere a Spreco zero, tre libri finalisti

Oggi, 22 aprile, si celebra la Giornata mondiale della Terra. E in vista dell’importante appuntamento, il Premio Vivere a #sprecozero ha proclamato la terna dei finalisti della categoria Saggistica – Pagine di Sostenibilità, promossa dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, diretta dall’agroeconomista triestino Andrea Segrè, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, media partner Rai Radio2. Ed ecco la terna finalista 2022.

Si contenderanno il titolo innanzitutto l’ambientalista e attivista politica Vandana Shiva, autrice del saggio “Dall’avidità alla cura. La rivoluzione necessaria per un’economia sostenibile” (Emi): la sua riflessione prefigura il cambiamento necessario del paradigma capitalista. Da un’economia estrattivista che concepisce il mondo come qualcosa da sfruttare in maniera assoluta, a un’economia della cura, basata sulla produzione di oggetti che abbiano un uso circolare per un maggior rispetto dell’ambiente.
Secondo finalista è l’agronomo e saggista Roberto Cavallo, autore di “Le parole della transizione ecologica. Un lessico per l’economia circolare” (Edizioni Ambiente), scritto con la collaborazione di Roberto Della Seta, Maria Napoli, Emanuela Rosio. Da fossile a rinnovabile, da lineare a circolare, da rifiuti a materiali, da usa-e-getta a riutilizzo, da obsolescenza a riparazione, da responsabilità a corresponsabilità. Ogni vero cambio culturale parte sempre da una nuova comprensione delle parole e dei concetti che queste esprimono. I maggiori esperti ambientali italiani analizzano per la prima volta la transizione delle parole e dei verbi del passato verso il futuro, con riferimento alle prospettive indicate dalla Direttiva europea 851/2018 che stimola gli Stati membri a favorire modelli di produzione, aziendali e di consumo innovativi, per favorire l’estensione del ciclo di vita e il riutilizzo.
Terzo finalista è lo storico dell’ambiente Marco Armiero, direttore dell’Environmental Humanities Lab del Royal Institute of Technology di Stoccolma e primo ricercatore presso l’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del Cnr, per “L’era degli scarti. Cronache dal Wasteocene, la discarica globale” (Giulio Einaudi Editore). La nuova era geologica, l’Antropocene, è segnata dal dominio degli umani sull’intero pianeta. Questo libro propone una lettura diversa della nostra crisi socio-ecologica: invece che di Antropocene, bisognerebbe parlare di Wasteocene (dall’inglese waste, scarto), ovvero di un’epoca segnata dalla continua produzione di persone, comunità e luoghi di scarto. L’imposizione di relazioni socio-ecologiche che producono comunità umane e non umane di scarto implica la costruzione di ecologie tossiche fatte di sostanze e narrazioni contaminanti. In un viaggio tra Napoli e Agbogbloshie, in Ghana, tra fantascienza ed epidemie, Marco Armiero porta i lettori nelle viscere del Wasteocene, ma indica anche le esperienze di resistenza che lo stanno smantellando.

È questa la terza edizione del Premio Vivere a Spreco Zero – Pagine di Sostenibilità, focalizzato sulla comunicazione capace di sensibilizzare i lettori per lo sviluppo sostenibile. Assegnato nel 2021 allo scienziato, botanico e divulgatore Stefano Mancuso e nel 2020 alla saggista e divulgatrice scientifica Eliana Liotta, il Premio sarà quest’anno consegnato il prossimo novembre a Bologna, nel Palazzo Municipale in piazza Maggiore.

Dettagli e aggiornamenti sul sito sprecozero.it

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L’omaggio di Marisa Milan

In occasione della Giornata mondiale della Terra, l’artista Marisa Milan, del Club per l’Unesco di Udine, ha realizzato “Pentagramma nel colore 3 (Madre Terra)”, acrilico e olio su tela, quale omaggio alla importante ricorrenza.

Alimentare, quali strategie anti-spreco? È conto alla rovescia per la 9ª Giornata

Nel conto alla rovescia per la 9ª Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, come sempre promossa dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero – con il patrocinio dei Ministeri della Transizione Ecologica e degli Affari Esteri, della Commissione Europea e di Rai per il Sociale – arrivano i primi dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, in vista della presentazione delle nuove indagini, “Il caso Italia” 2022 e Cross Country Report, che saranno illustrate domani 4 febbraio, durante l’evento ufficiale programmato a Roma, nello Spazio Europa (sede di Rappresentanza della Commissione Europea), a partire dalle 10.30 (con live streaming sul canale youtube Spreco Zero).

Andrea Segrè

L’Osservatorio Waste Watcher International, diretto dal professor Andrea Segrè, è attivo per iniziativa di Last Minute Market e campagna Spreco Zero, in sinergia con l’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari, su monitoraggio a cura di Ipsos. Hanno coordinato le indagini i docenti Luca Falasconi (Il caso Italia) e Matteo Vittuari (Cross Country Report). L’indagine internazionale è stata condotta da Waste Watcher in 8 Paesi del mondo – Cina, Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Canada, Germania, Spagna e Italia – con campione statistico di 8mila interviste. Waste Watcher ha affrontato con attenzione le strategie antispreco messe in atto dai consumatori del pianeta. A sorpresa, sulla tecnologia vince ancora la lista della spesa, insieme ad altri accorgimenti della vecchia economia domestica: dagli Stati Uniti alla Russia, passando per Canada, Italia, Spagna e Germania, il ricorso alle app salvacibo –alert sul proprio cibo in scadenza ai dispositivi di scambio o acquisto degli alimenti invenduti – resta abitudine ristretta a non piu’ del 9% della popolazione. Per l’esattezza dal 3 al 7% in Italia, dal 4 al 9% in Spagna, dal 5 al 7% nel Regno Unito e in Canada, fino al 9% negli Stati Uniti e non più del 5% in Russia. Mentre sono i cinesi i più tecnologici del pianeta, in tema di prevenzione dello spreco alimentare: fino al 17% utilizzano app dedicate, in particolare per monitorare il cibo conservato a casa )17%), ma anche per catturare l’invenduto di negozi e ristoranti.
«È un po’ la rivincita dell’intelligenza “alimentare” dei consumatori – osserva l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore del movimento e della campagna Spreco Zero – su quella “artificiale”, o meglio tecnologica. Che resta pur sempre una risorsa preziosa, ma se utilizzata meccanicamente non stimola l’impegno attivo del consumatore in chiave di prevenzione. Le soluzioni più rapide ed efficaci arrivano ancora dall’esperienza dell’economia domestica».

Fra le strategie antispreco nelle case prevale ancora il buon senso: se la classica lista della spesa viaggia oltre il 70% quasi ovunque – dall’Europa al Canada agli Stati Uniti, un po’ peggio in Cina dove la utilizza solo 1 consumatore su 2 (49%) e in Russia solo il 54% – si privilegia l’attenzione a verificare e consumare prima i cibi a ridosso di scadenza (4 consumatori su 5 un po’ ovunque), si pratica spesso il check di frigo, freezer e dispensa per avere la situazione sotto controllo – fra 7 e 8 cittadini su 10 ad ogni latitudine del pianeta – e ci si accerta di aver disposto in evidenza il cibo a ridosso di scadenza, attività che russi e spagnoli eseguono con grande attenzione (84% dei casi) ma anche gli italiani e gli inglesi (79%). È pratica diffusa nei Paesi europei e anglofoni l’assaggio del cibo appena scaduto, per accertarsi se sia ancora consumabile prima di gettarlo: ammettono di farlo soprattutto spagnoli, inglesi, tedeschi e canadesi (oltre 4 cittadini su 5), a ruota seguono Italia e Stati Uniti, meno convinti di questa pratica i cinesi, solo 1 cittadino su 2. Fra le strategie di approvvigionamento del cibo una linea comune sembra quella di privilegiare confezioni di piccolo formato: in media lo fanno 4 consumatori su 10 ad ogni latitudine. E al ristorante, come ci comportiamo? Gli italiani e in generale i cittadini europei sembrano piuttosto timidi e impacciati, la ‘doggy’ o meglio ‘family’ bag è richiesta in media da 4 avventori su 10 che non riescono a consumare il pasto. Un’abitudine che sembra invece consolidata negli Stati Uniti, dove la family bag è prassi per 3 consumatori su 4 (74%). Scendiamo al 68% in Canada, al 61% in Cina, al 37% in Russia e nel Regno Unito.

E ancora: a livello planetario, dove gli Stati Uniti sembrano essere i meno virtuosi con circa 1403 grammi di cibo gettato ogni settimana, lo spreco del cibo é certamente il primo nemico della dieta mediterranea: nella hit dei cibi piu’ sprecati svetta la frutta fresca, con oltre 30 gr gettati a settimana un po’ a tutte le latitudini del pianeta. Ma in Russia è il pane l’alimento piu’ sprecato e in Cina la verdura fresca, alimenti base della piramide mediterranea. Dopo la frutta fresca i prodotti più sprecati sono l’insalata (in Italia 22 grammi, nel Regno Unito 36 e negli Stati Uniti 41) e la verdura fresca, dai 25 grammi settimanali in Spagna ai 38 del Canada.
Puntando lo sguardo sulle tipologie “sprecone” spicca certamente la categoria dei single in Italia, vera maglia nera del fenomeno con il 50% in piu’ di cibo sperperato – in particolare frutta e insalata – rispetto alle famiglie numerose, che anche in Cina e Stati Uniti risultano più virtuose. In Italia anche le famiglie senza figli risultano facili allo spreco della verdura fresca, in Spagna al contrario i single sembrano essere i più virtuosi, mentre a sprecare di più sono le famiglie numerose. Un dato in controtendenza rispetto agli altri Paesi. In Canada, Cina e Stati Uniti si spreca per aver acquistato troppo e in generale, in tutti i Paesi a prescindere dalle abitudini alimentari e dalle differenze culturali, uno dei motivi principali di spreco continua a essere la scarsa attenzione a quanto abbiamo già acquistato e stiamo conservando a casa. Semplicemente, ce ne dimentichiamo. Se i cinesi sono gli unici a prospettare soluzioni drastiche come la tassazione dello spreco alimentare, la richiesta di etichette più chiare e informative apposte sugli alimenti è considerata uno strumento importante dai cittadini di tutti i Paesi: 6 su 10 negli Stati Uniti e 8 su 10 in Italia, Russia e Canada. Così come tutti i cittadini chiedono ai governi di fornire maggiore informazione ai cittadini sulle conseguenze ambientali ed economiche dello spreco, a partire dalle scuole: l’Italia è una punta avanzata con l’86% di cittadini che chiedono l’educazione alimentare dai banchi di scuola.

One health, one earth. Stop food waste è il tema della 9a Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario sabato 5 febbraio. Gli eventi ufficiali in programma venerdì 4 febbraio saranno introdotti dal fondatore della giornata, l’accademico e agroeconomista Andrea Segrè, La Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare ricorre dal 2014.
Live streaming al link: https://www.youtube.com/watch?v=kXt6U0nUSpo
Info: www.sprecozero.it

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In copertina, il logo della nona Giornata nazionale contro lo spreco alimentare.

 

AGRIFLASH.FVG – notizie

Giornata contro lo spreco alimentare – “One health, one earth. Stop food waste” è il tema della 9a Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario sabato 5 febbraio. Gli eventi ufficiali sono annunciati invece per venerdì 4, dalle 10.30, a Roma nello Spazio Europa, sede di Rappresentanza Permanente della Commissione Europea (via IV Novembre 149) e sono promossi per iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market con il patrocinio della Commissione Europea, dei Ministeri della Transizione Ecologica e degli Affari Esteri, di Rai per il sociale. Nello Spazio Europa, si parlerà di prevenzione e riduzione degli sprechi come elemento chiave a presidio della salute dell’uomo e dell’ambiente: interverranno il fondatore della giornata, l’accademico e agroeconomista Andrea Segrè, il capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea Antonio Parenti, il vicedirettore Fao Maurizio Martina, il viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Marina Sereni, il sottosegretario al Ministero della Transizione Ecologica Vannia Gava. II Report dell’Osservatorio Waste Watcher International sarà illustrato dal direttore scientifico Ipsos Enzo Risso con i coordinatori del “Caso Italia” Luca Falasconi e “Cross Country Report” Matteo Vittuari, entrambi docenti all’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari. Si parlerà anche delle Buone pratiche che nascono dall’analisi delle abitudini alimentari degli italiani: interverranno fra gli altri gli Ambasciatori di Buone Pratiche 2022 della campagna Spreco Zero, la divulgatrice scientifica Eliana Liotta e lo scrittore e giornalista Massimo Cirri, oltre allo chef stellato Moreno Cedroni. La Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare ricorre dal 2014 quando, su iniziativa del fondatore, il triestino Andrea Segrè, coordinatore del Piano Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare del Ministero dell’Ambiente, furono convocati gli Stati generali della filiera agroalimentare italiana. Dal 2014 ad oggi la Giornata è stata inserita nella Campagna Spreco Zero con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana su una questione centrale del nostro tempo.
Streaming live del Forum al link: https://www.youtube.com/watch?v=kXt6U0nUSpo
Info www.sprecozero.it Richieste dati/interviste: ufficiostampa@volpesain.com

Sostegno ai giovani agricoltori – “Con questo provvedimento andiamo a favorire il ricambio generazionale in un campo strategico come quello agricolo, sostenendo giovani che per competenza e formazione siano in grado di guidare i processi di crescita e di sviluppo delle loro aziende garantendo la qualità dei prodotti”. Lo ha detto l’assessore regionale alle risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, a margine dell’approvazione da parte della Giunta della delibera, proposta dallo stesso Zannier, relativa al Bando per l’avviamento di imprese per giovani agricoltori. Come ha spiegato l’assessore, l’obiettivo della misura è quello di supportare con un contributo (premio) i nuovi agricoltori, compresi in una fascia d’età che va dai 18 anni (compiuti) ai 41 anni (non compiuti), per la fase di avvio dell’impresa. Tra i requisiti richiesti una comprovata competenza e conoscenza professionale in ambito agricolo o, in alternativa, il diploma (perito agrario o agrotecnico) o la laurea in campo agrario, forestale, naturalistico, ambientale o veterinario; oppure un corso di formazione su materie come le pratiche agricole rispettose dall’ambiente (corretto uso dei fertilizzanti) e l’applicazione delle norme in agricoltura. Il beneficiario dovrà essere titolare di un’impresa agricola individuale e presentare, tra le altre documentazioni, il piano finanziario e il cronoprogramma di realizzazione delle operazioni programmate. In merito al calcolo del premio, vengono considerati i seguenti criteri tra loro cumulabili: localizzazione della superfice agricola utilizzata prevalente dell’azienda agricola (40mila euro per parchi e riserve naturali, 30mila per aree rurali C, 20mila per le altre aree); per aziende che soddisfano determinate condizioni (prevalenza di prodotti biologici, Doc, Docg, Dop, Igp Igt o Aqua) 30mila euro. La presentazione della domanda va eseguita dopo la pubblicazione del Bando sul Bollettino ufficiale della Regione Fvg ed entro il 30 giugno 2022. I premi saranno concessi attraverso un procedimento valutativo a graduatoria. Il punteggio massimale è di 100 punti, mentre le domande che non supereranno il limite di 34 punti non verranno ammesse al finanziamento. Per il Bando sono previsti a bilancio 3.400.000 euro, con la possibilità per l’Amministrazione di destinare in corso d’opera ulteriori risorse aggiuntive.

Lupo ibrido, nel Tarvisiano catture bloccate per la neve – “L’ibridazione tra il lupo e il cane è un fenomeno che si è ripetuto più volte nel processo di addomesticazione del cane ed è da imputarsi alla rimozione, accidentale o volontaria, delle barriere ecologiche tra popolazioni solitamente distinte e separate. In situazioni nelle quali la popolazione di lupo sia frammentata o in fase di ricolonizzazione, l’ibridazione può portare alla compromissione dell’identità genetica del lupo: infatti, la prole ibrida è feconda ed è in grado di reincrociarsi con gli individui selvatici, avviando potenzialmente un processo complesso da arginare”. Lo ha rilevato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, rispondendo nel merito a una interrogazione alla IV Commissione del Consiglio regionale. “La Raccomandazione n. 173/2014 della Convenzione di Berna – ha proseguito – e varie indicazioni comunitarie e numerosi documenti tecnico-scientifici, raccomandano la rimozione degli ibridi o la loro neutralizzazione riproduttiva. Sebbene il fenomeno dei cani vaganti e del randagismo non sembri essere così diffuso sul territorio regionale, lo scorso anno è comparso nel Tarvisiano un soggetto maschio con colorazione anomala scura, presumibilmente di provenienza slovena, che ha richiesto ulteriori approfondimenti. Il maschio ha formato una coppia con una femmina “wild type” (fenotipicamente normale) e nel corso della primavera si è riprodotto, generando sei cuccioli”. “Peraltro, la mera presenza del mantello scuro o di altre anomalie fenotipiche – ha detto ancora l’assessore – anche se costituisce un elemento importante non è considerata sufficiente dall’Ispra, l’Istituto nazionale per la protezione e la ricerca ambientale, per attestare lo status di ibrido dell’esemplare considerato”. Come in altre specie esistono infatti individui melanici, o albini, puri. Inoltre il grado di ibridismo dipende dalla generazione: successivi reincroci dell’ibrido con soggetti puri attenuano il fenomeno mentre, per contro, reincroci con cani o altri ibridi lo aggravano. L’attestazione dell’ibridismo può quindi essere determinata solo mediante analisi genetiche dei campioni e successive elaborazione dei dati (test statistico di assegnazione) in relazione alle frequenze alleliche della popolazione di riferimento. Ulteriori complicazioni rispetto alla situazione in atto derivano dal fatto che attualmente sul territorio regionale gravitano sia individui provenienti dalla popolazione dinarica sia da quella appenninica, caratterizzate da frequenze alleliche diverse. “Una premessa necessaria – ha precisato Zannier – per evidenziare che le eventuali azioni gestionali debbono per forza di cose essere subordinate alla verifica dello status genetico degli animali, che è possibile soltanto con l’analisi di campioni prelevati con tecniche invasive, per espletare le quali è necessaria la cattura degli esemplari”. A tale proposito, ha detto l’assessore, la Regione ha acquisito una specifica autorizzazione dal Ministero della transizione ecologica, su parere dell’Ispra, per la cattura e l’eventuale neutralizzazione riproduttiva degli individui catturati, previa analisi genetica”. Tale attività è gestita in collaborazione con il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità di Tarvisio. L’Amministrazione regionale, nell’ambito dell’accordo con l’Arma, si è fatta carico dell’acquisto dell’attrezzatura necessaria per la cattura e il successivo monitoraggio degli individui, mentre la parte operativa spetta ai Carabinieri, competenti per la gestione della Foresta. “L’attività di cattura – ha concluso Zannier – a seguito della nascita dei cuccioli avvenuta la scorsa primavera, è stata sospesa in attesa che i giovani esemplari raggiungano un livello di sviluppo corporeo adeguato per poter essere dotati di collare trasmettitore. È infatti più probabile che gli esemplari giovani siano i primi a poter essere catturati perché più inesperti e meno diffidenti; poiché la prima cattura genera ulteriore diffidenza nel branco, l’impossibilità di dotare di collare i giovani eventualmente catturati avrebbe pregiudicato fortemente la possibilità di rilocalizzare il branco per completare le catture. Al momento le operazioni sono state sospese nel corso della stagione invernale a causa delle copiose nevicate e riprenderanno non appena possibile”.

La viabilità agro-silvo-pastorale – “I lavori di ripristino della viabilità agro-silvo-pastorale Casera-Collina-Plotta sono volti a favorire la manutenzione e la transitabilità di una strada forestale che è percorribile per l’esercizio delle attività alle quali è preposta”. Lo ha confermato l’assessore regionale alle risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, intervenendo in sede di IV Commissione del Consiglio regionale alle audizioni convocate sulla questione ed evidenziando che si tratta di misure volte a favorire la riduzione del rischio idrogeologico e la resilienza del territorio rispetto a eventi atmosferici. Zannier ha ricordato di avere già incontrato nella sede della Regione Fvg gli attori della petizione in materia e ha spiegato che gli interventi programmati hanno un valore complessivo di 800mila euro e che hanno seguito l’intero iter autorizzatorio, mentre i lavori consegnati nel 2021 a fine luglio sono ora sospesi per le normali problematiche climatiche della stagione. “Un piccolo tratto del progetto complessivo, invece, è lungo soltanto poco più di 600 metri: è una strada carrareccia già presente nella cartografia ufficiale dal 1950 – ha precisato l’assessore -. L’intervento previsto ha un valore di 30mila euro ed è già stato pianificato di installare blocchi fisici alle due estremità che ne impediscano la percorrenza ai veicoli, in quanto per questo specifico tratto la finalità è esclusivamente per i mezzi di servizio e di emergenza. “L’intero intervento – ha ribadito Zannier – ha lo scopo di eliminare alcuni tratti in eccessiva pendenza, quindi più soggetti al deperimento causato dalle avversità atmosferiche, e ovviare a problemi dei quali, ai tempi della costruzione del percorso, non si era tenuto conto per scelte e disponibilità tecnologiche dell’epoca”.

Giuseppe Casagrande decano dei critici enogastronomici – “The Best food & wine writer” è l’ultimo, ambito riconoscimento con cui è stato premiato nell’anno da poco concluso il giornalista Giuseppe Casagrande, decano dei critici enogastronomici. Nato nel 1947 a Rovereto, e residente nella vicina Trento, ha infatti meritato questo premio alla carriera che corona 55 anni di professione giornalistica dapprima come redattore, caposervizio e inviato al quotidiano “L’Adige”, e successivamene come direttore della rivista mitteleuropea “Papageno”, mensile di cultura enogastronomica riguardante Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Ticino, Austria, Baviera, Ungheria, Slovenia e Croazia. Pur occupandosi di vari settori nell’ambito del giornale trentino, Casagrande ha coltivato nel contempo la sua grande passione, l’enogastronomia appunto, divenendone cultore ed esperto ovunque riconosciuto ed apprezzato. Nei primi anni Ottanta, con spirito pioneristico, ha infatti ideato una rubrica di enogastronomia, “L’angolo del buongustaio”, poi diventata pagina settimanale. Oggi cura le rubriche legate al mondo del food & wine ed è responsabile della Guida Best Gourmet of Alpe Adria (Italia, Austria, Slovenia, Croazia), collaborando con quotidiani e riviste nazionali e internazionali. Numerosi i riconoscimenti che in oltre mezzo secolo di professione il giornalista ha meritato: Premio Penna d’oro, Premio Delta del Po, Premio Scandiano, Premio Assocarni, Premio Città di Noto, Premio Cios per la valorizzazione dell’olio d’oliva, Premio Franciacorta “per aver raccontato e promosso con sapienza e maestria l’enogastronomia italiana”, oltre al Leone di San Marco – Premio Francesco Fontana per la “squisita sensibilità nel raccontare il mondo enogastronomico mitteleuropeo e per l’innata capacità di emozionare il lettore con una scrittura che affascina per la qualità e la ricchezza dei contenuti”. Commissario nei più prestigiosi concorsi enologici internazionali, è anche accademico dei vini sloveni ed è stato insignito della cittadinanza onoraria di Porec-Parenzo, in Croazia, per aver contribuito a lanciare il turismo enogastronomico in Istria. Ha fondato la Confraternita dello Smacafam (piatto tipico trentino che rischiava di scomparire) e più tardi la Confraternita di Bacco di cui è presidente. Al collega Giuseppe Casagrande, molto conosciuto e apprezzato anche in Friuli Venezia Giulia, il compiacimento di 2019-26.vigneto.friulivg.com, unitamente agli auguri di poter collezionare ancora tante, meritate soddisfazioni. (g.l.)

Giuseppe Casagrande con il Premio.

 

Nutrinform o Nutriscore? Come un rebus al supermercato tra batterie e semafori

Nutrinform, il sistema di etichetta “a batteria” dei prodotti alimentari proposto dall’Italia, risulta essere, con punteggi molto simili a quelli dell’etichetta attualmente in uso nel nostro Paese, una delle due modalità più apprezzate dal consumatore in relazione ai comportamenti e alle abitudini di acquisto. Nutrinform, infatti, risulta essere particolarmente apprezzata dai canadesi, con un indice di gradimento di 102, e dai russi (71); anche la tabella nutrizionale dell’attuale etichetta viene molto apprezzata, con un punteggio massimo di 110 in Canada e di 81 in Russia. Il Nutriscore, ovvero la cosiddetta etichetta “a semaforo”, è al contrario il sistema meno gradito, con indici negativi in tantissimi paesi (con picchi di -109 in Italia e -94 in Canada), ad esclusione della Germania e della Spagna, che mostrano un indice di gradimento, seppur basso, di 35 e 6.

Segrè con il ministro Patuanelli.

È quanto è emerso dall’indagine “Le etichette fronte pacco in 7 Paesi: Nutriscore VS Nutrinform”, a cura dell’Osservatorio Waste Watcher International diretto dal professor Andrea Segrè, monitorata con Ipsos, Università di Bologna e campagna Spreco Zero, in sinergia con Agrinsieme, Federalimentare, Federdistribuzione e Unioncamere. L’indagine offre un articolato report su base internazionale, visto che può contare su un campione statistico di 7mla cittadini di 7 Paesi del mondo: Stati Uniti, Russia, Canada, Regno Unito, Germania, Spagna e Italia. Il rapporto, che ha approfondito il dibattito in corso sulle etichette alimentari e su come queste possano andare a influenzare il giudizio e le abitudini dei consumatori, è stato presentato dal direttore scientifico dell’Osservatorio e professore dell’Università di Bologna. Andrea Segrè, e ha dato vita a un partecipato dibattito nel quale si sono confrontati, alla presenza del ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli, il direttore scientifico di Ipsos Enzo Risso, il copresidente del coordinamento di Agrinsieme Franco Verrascina, il direttore generale di Federalimentare Nicola Calzolaro e il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli.«Uno spettro si aggira fra gli scaffali dei supermercati: è l’etichettatura a semaforo sui prodotti che acquistiamo per mangiare – commenta Segrè, direttore scientifico Waste Watcher International-Università di Bologna -. Uno spettro, che presto potrebbe materializzarsi condizionando il consumatore ai colori che danno il via libera all’acquisto: dal verde al rosso».

LA METODOLOGIA

L’analisi ha preso in esame tre tipologie di etichette fronte pacco, ovvero quella attualmente in uso, basata sull’indicazione delle quantità dei valori nutrizionali, il sistema Nutrinform proposto dall’Italia, che indica l’apporto percentuale di grassi, zuccheri e sali rispetto all’assunzione quotidiana raccomandata, e l’etichetta Nutriscore in uso in Francia, che associa ad ogni alimento un colore che ne indica il grado di salubrità. L’indagine ha riguardato un campione rappresentativo di mille individui per ciascun paese oggetto del rapporto, ovvero Italia, Spagna, Germania, UK, Usa, Canada e Russia, ed è stata condotta seguendo il metodo Cawi (Computer Assisted Web Interviewing).

L’ETICHETTA

Il Nutrinform riscuote un consenso sensibilmente più ampio e trasversale rispetto al Nutriscore per ciascuno degli elementi presi in esame per valutare il giudizio dei consumatori dei Paesi oggetto dell’indagine, andando in particolar modo a rispondere in maniera più puntuale alle richieste dei cittadini in materia di chiarezza, semplicità, utilità, consapevolezza d’acquisto e completezza d’informazione. In Italia, in particolare, il Nutrinform ottiene ben 23 punti in più del Nutrinform dal punto di vista dell’utilità, 15 in termini di informatività, 13 per completezza e chiarezza e 12 per consapevolezza. La cosiddetta etichetta “a batteria” riscuote un successo maggiore, con indici di gradimento superiori all’etichetta “a semaforo”, anche in Spagna (+7 per chiarezza, +6 per informatività e utilità, +3 per chiarezza, +2 per facilità e consapevolezza), Germania (+6 per completezza, 2 per facilità, +1 per utilità, al pari della per informatività), Uk (+19 per consapevolezza, +13 per informatività e completezza, +8 per utilità e facilità e +6 per chiarezza), Usa (+7 per completezza, +6 per informatività, consapevolezza, utilità e chiarezza, +4 per chiarezza), Canada (+18 informatività, +17 completezza e utilità, +14 consapevolezza e chiarezza, + 13 facilità) e Russia (+14 per utilità, +13 per completezza, +12 per consapevolezza, informatività, chiarezza e facilità).

INFORMAZIONI NUTRIZIONALI

La maggior parte dei consumatori di tutti i Paesi oggetto dell’indagine ha dichiarato di apprezzare le informazioni presenti nelle etichette fronte pacco. In media, il 36% delle persone che hanno risposto ha spiegato che gradirebbe maggiori informazioni relative alla qualità dei singoli ingredienti, mentre il 49% vorrebbe più informazioni sulla loro provenienza (addirittura il 58% in Italia e Germania). Un’altra informazione a cui i consumatori sembrano prestare particolare attenzione è quella relativa alle informazioni nutrizionali (53%) e alle informazioni sugli ingredienti che possono causare allergie (51%). Emerge in modo chiaro come il consumatore dichiari di voler ricevere più informazioni sul cibo che acquista, soprattutto se queste ultime sono legate agli “effetti” che i prodotti potrebbero avere sulla salute. Altrettanto interessante è poi notare quanto minore risulti essere l’attenzione alla sostenibilità e all’impatto che il cibo può avere sull’ambiente negli intervistati del Nord America e della Russia, che considerano in maniera più bassa il legame esistente tra gli alimenti e la propria salute, in netto contrasto con i trend dei paesi Ue.

ABITUDINI DI ACQUISTO

Un altro risultato molto interessante è quello che evidenzia come i valori e le informazioni delle etichette nutrizionali possono andare a influenzare significativamente le scelte del consumatore. In media, il 75% dei rispondenti dichiara di utilizzare l’etichetta nel processo decisionale e di acquisto; questa percentuale cresce in Italia, arrivando fino al 78%, e in Spagna (77%), mentre è più contenuta negli Usa e in Russia, dove comunque non scende sotto il 70%. Questi risultano dimostrano quanto il consumatore si dichiari molto attento nelle scelte di acquisto e come, soprattutto, queste ultime siano fortemente condizionate da quanto riportato sull’etichetta. Ciò fa presupporre che il consumatore acquisisca informazioni su ciò che compra in misura maggiore nel momento dell’acquisto e, visto il tempo contingentato che solitamente si dedica a tale attività, risulta quindi fondamentale che le informazioni veicolate attraverso le etichette siano chiare, leggibili, non fuorvianti e immediatamente comprensibili.

I RISCHI

Anche se la maggioranza dei rispondenti ha dichiarato espressamente di non farsi influenzare particolarmente dai colori usati nell’etichetta Nutriscore, rimane comunque una buona percentuale, pari al 40% circa della media, che cambierebbe le proprie abitudini alimentari in ragione dei colori apposti sulle etichette, arrivando addirittura a ridurre i consumi di olio Evo, qualora venisse loro detto che a quest’ultimo corrisponde il colore giallo-arancione, o di Parmigiano Reggiano, ad esempio. Da ciò deriva una conseguenza decisamente preoccupante e rischiosa, che palesa il legame esistente fra il Nutriscore e l’educazione alimentare, o meglio la scarsa educazione alimentare; in altre parole, se l’etichetta a semaforo venisse adottata su larga scala, gran parte degli acquisti alimentari, e in particolar modo di quelli dei consumatori meno educati dal punto di vista alimentare, si sposterebbe seguendo i suggerimenti dei colori riportati nelle etichette, con il concreto rischio che negli acquisti ci si faccia guidare solo dalle etichette più che da una vera e propria conoscenza ed educazione alimentare.

ANDREA SEGRE’

«Uno spettro si aggira fra gli scaffali dei supermercati: è l’etichettatura a semaforo sui prodotti che acquistiamo per mangiare – commenta l’agroeconomista Andrea Segrè, direttore scientifico Waste Watcher International-Università di Bologna – Uno spettro, che presto potrebbe materializzarsi condizionando il consumatore ai colori che danno il via libera all’acquisto: dal verde al rosso. È il cosiddetto Nutri-score, sistema ideato dai francesi ma in voga nei Paesi anglosassoni, con un algoritmo che si traduce nei colori che frenano – il rosso, l’arancio – o che, come il verde, incoraggiano l’acquisto. Peccato che questo algoritmo risulti “premiante” per alimenti come la pizza surgelata o le patatine fritte, e scoraggi al consumo di prodotti cardine della dieta mediterranea e degli stili nutrizionali sani, come l’olio extra vergine di oliva o il parmigiano, ovviamente fruiti nelle corrette quantità. Dall’indagine Waste Watcher, volendo fare una sintesi calcistica, le “batterie” Nutrinform sviluppate in Italia – un sistema di etichettatura che si basa invece su specifiche come le porzioni e percentuali dei nutrienti – vincono 5 a 0 su Nutri-score, anche nei Paesi dove esiste la tradizione dei semafori. Lo abbiamo verificato attraverso un Net Performance Index che ha misurato l’apprezzamento da parte del consumatore di ciascuna etichetta, in base a chiarezza, esaustività, facilità e utilità di consultazione, capacità di informare e produrre consapevolezza. Come sappiamo entro il prossimo semestre la Commissione europea dovrà esprimersi su un’etichettatura nutrizionale armonizzata nei Paesi europei. Importante, dunque, il nostro studio dove è chiaro il parere dei consumatori: lasciamo a casa i semafori, premiamo l’acceleratore per una corretta informazione, privilegiamo porzioni equilibrate e combinazioni di alimenti appropriate, sosteniamo la Dieta mediterranea!».

FRANCO VERRASCINA

«I rilevanti contenuti del rapporto presentato oggi – ha affermato Franco Verrascina, copresidente del coordinamento di Agrinsieme – ci aiutano a guardare con maggiore chiarezza e obiettività all’acceso dibattito in atto da mesi, a livello comunitario ma anche nazionale, sulle etichette alimentari, mettendo in evidenza due aspetti fondamentali della questione: il primo è che i consumatori sono molto attenti alle informazioni nutrizionali sui prodotti agroalimentari, tanto che vorrebbero avere a disposizione maggiori dettagli sulla qualità e sulla provenienza degli alimenti; il secondo, complementare a quello poc’anzi citato, è che proprio per tale ragione i cittadini orientano le loro scelte di acquisto in base alle informazioni delle etichette nutrizionali, tenendo in grande considerazione il valore salutistico. Da tutto ciò si evince quanto sia importante avere un sistema di etichette, come ad esempio quello a batteria proposto dal nostro Paese, che sia allo stesso tempo puntuale e preciso, ma anche chiaro e di immediata comprensione, che non si limiti ad associare un colore a ciascun alimento, ma che al contrario vada ad accogliere le richieste dei consumatori per una maggiore e più ampia informazione».

La Giornata mondiale dell’Ambiente: premio a Mercalli e proposte in Fvg

(g.l.) Cinque giugno, Giornata mondiale dell’Ambiente che pure in Friuli Venezia Giulia registra, tra oggi e domani, numerose iniziative. E sarà il divulgatore scientifico Luca Mercalli il volto del Premio Vivere a Spreco Zero 2021, l’evento promosso dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market che annualmente assegna gli “Oscar” della sostenibilità a cittadini, scuole, enti pubblici, imprese e associazioni. Va infatti al climatologo e meteorologo torinese, presidente della Società Meteorologica italiana, la 9a edizione del Premio nella categoria Testimonial: «I grandi obiettivi – spiega il fondatore della campagna Spreco Zero, il triestino Andrea Segrè – hanno bisogno di supporters esemplari per arrivare all’attenzione concreta dei cittadini ed essere condivisi nelle buone pratiche delle nostre vite. Il Premio a Luca Mercalli è non solo un riconoscimento per la sua capacità di sensibilizzazione attraverso l’attività divulgativa, ma anche un attestato di gratitudine per la concreta testimonianza di quel “passo sostenibile” che può garantire un futuro al pianeta». Scelte precise in direzione dello sviluppo sostenibile, che Luca Mercalli consegna ai cittadini anche attraverso i suoi saggi, nei quali è documentata la personale attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale nel quotidiano, nel nome anche delle generazioni future che abiteranno il pianeta. ll Premio Vivere a #sprecozero, assegnato in partnership con Federcasse ed Emil Banca, sarà consegnato a Luca Mercalli in novembre, quando saranno proclamati e poi premiati tutti i vincitori della 9a edizione.
L’annuncio è arrivato proprio in vista del 5 giugno, Giornata mondiale dell’Ambiente: un video che vedrà protagonisti Luca Mercalli e Andrea Segrè sarà online sui canali social della campagna oggi alle 12. Il conferimento a Luca Mercalli del Premio Vivere a Spreco Zero anticipa il lancio della call della 9a edizione del Premio Vivere a Spreco Zero, programmata per il 27 luglio, con streaming live sempre dalle 12. Il bando del Premio sarà poi aperto per una decina di categorie e come ogni anno permetterà di individuare le migliori Buone Pratiche nazionali in tema di prevenzione dello spreco messe in atto da Enti pubblici, scuole, imprese e cittadini. Ma non solo: anche di valorizzare le migliori pubblicazioni in tema di sviluppo sostenibile, i migliori progetti in tema di economia circolare e promozione della biodiversità, di valorizzare le buone pratiche legate a stili di vita sani e salutari grazie a scelte alimentari, come la dieta mediterranea, a basso impatto ambientale. Una visione “one health”, dunque, che include in un unico raggio la salute dell’uomo e di tutti i viventi e quella della terra che abitiamo.
Luca Mercalli è ricercatore e conferenziere internazionale sui temi della climatologia e glaciologia con oltre 2400 incontri al suo attivo. Direttore della rivista Nimbus, organo della Società Meteorologica Italiana, è responsabile dell’Osservatorio Meteorologico del Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, riconosciuto dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale come patrimonio storico-scientifico. Insegna sostenibilità ambientale all’Università di Torino-SSST. Noto al pubblico per aver partecipato a trasmissioni televisive come Che tempo che fa, Rai3 Ambiente Italia, Tg2 Montagne, Scala Mercalli, collabora come editorialista al Fatto Quotidiano. È un componente del Consiglio scientifico di Ispra. Tra i suoi libri: Prepariamoci (Chiarelettere), Non c’è più tempo (Einaudi), Il clima che cambia (Rizzoli), Salire in montagna (Einaudi). Sono stati testimonial del Premio Vivere a Spreco Zero, dal 2015 ad oggi, gli scrittori Susanna Tamaro e Paolo Rumiz, lo chef Moreno Cedroni, il cartoonist Francesco Tullio Altan, gli artisti Giobbe Covatta, Neri Marcorè e Veronica Pivetti. Info e dettagli sul sito www.sprecozero.it

Al Giardino botanico
di Santa Marizza

(s.b.) Il rispetto, come speciale valore morale e sociale, è al centro del programma dell’annuale manifestazione “Pianeta Terra“ che l’associazione culturale Art&Stella ha organizzato per oggi 5 giugno, a partire dalle 15, al Giardino botanico di Santa Marizza, in Comune di Varmo. Sarà un incontro di arte e cultura con artisti provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia e dal Veneto. Nel bellissimo giardino/vivaio di Ruggero Bosco, pieno di angoli suggestivi, si potrà ammirare, insieme con le numerose piante d’ombra, come edere, felci e bossi, rose antiche e botaniche, ed un laghetto, alimentato da acqua sorgiva, una serie di mostre di pittura e di scultura, di fotografia, declamazioni di poesie, esibizioni musicali. In particolare, alle 15.30, Gloria Corradi e Olivia Rossi presenteranno il tema “Rispetto“ attraverso poesie, racconti e libri. Alle 16, sarà proposto il libro “Gli anelli dell’arcano”, un romanzo storico che parla del passaggio in Friuli di Riccardo Cuor di Leone, Re d’Inghilterra, vissuto nella seconda metà del XII secolo. Ne parleranno l’autore, Giordano Paron, e lo storico Mario Salvalaggio. Alle 17.30 interverrà Rocco Burtone, raccontando il rispetto attraverso le sue composizioni, da artista a 360 gradi: il rispetto per la poesia con “DiVersi al Muro” e “Scarichi Pesanti”, per la verità con “Nessun Colpevole” e per le minoranze “Canzone del disordine”. In conclusione, tutta a suo modo, chiederà il rispetto per l’inutilismo dei “Burtonari”. E invece fioccheranno gli applausi. «L’arte è sempre vicina e sensibile sui temi sociali – è il pensiero del presidente di Art&Stella, Massimo Pitton –, in questo caso per la salvaguardia dell’ambiente, che si raggiunge proprio con il rispetto del territorio in cui si vive». I posti sono limitati (per informazioni e prenotazioni – Massimo, telefono 339.1771961).

Palazzolo e Precenicco
difendono lo Stella

(s.b.) Operazione “Sponde pulite”, domani 6 giugno, lungo lo Stella a Palazzolo e a Precenicco, al fine di salvaguardare uno degli ambienti naturalistici più preziosi del Friuli Venezia Giulia. Il fiume nasce infatti dalle Risorgive della pianura friulana e, dopo aver percorso la Riviera, sfocia nella Laguna di Marano. Corso d’acqua particolarmente amato dagli abitanti dei paesi che attraversa, per le bellezze naturali che regala, ma che è stato anche temuto per le continue esondazioni che, almeno fino all’altro secolo, allagavano le campagne e gli abitati, causando danni, a volte notevoli. Nel dopoguerra, la crescita economica e sociale, i consumi della gente, gli scarichi spesso tossici delle aziende, inquinarono quelle acque scure. A Palazzolo, già nel 1971, il Circolo giovanile La Sveglia organizzò un convegno sull’inquinamento, con una notevole partecipazione di relatori e di pubblico, ma ancora oggi la Goletta Verde denuncia il forte inquinamento dello Stella, in particolare alle foci. Poi, negli anni 1980/90, giovani e meno giovani di associazioni locali, si impegnarono per la valorizzazione e la salvaguardia del fiume, anche con la raccolta degli immondezzai depositatisi lungo le sponde. Negli anni del Duemila, è cresciuta la sensibilità ambientale generale, ma è mancata la spinta per attività in tal senso. Quest’anno è scesa in campo la Plastic Free Odv Onlus, un’associazione di volontariato che è nata nel 2019 come realtà digitale. Nei primi dodici mesi ha raggiunto 150 milioni di utenti e oggi, con oltre 900 referenti in tutt’Italia, è considerata la più importante e concreta associazione che opera in questo campo. A Palazzolo dello Stella, il referente è Marco Tollon, il cui impegno ha già prodotto un’ iniziativa speciale lungo le sponde del fiume. In collaborazione con i Comuni di Palazzolo e Precenicco, ha organizzato la raccolta “Plastic free Ripuliamo lo Stella”, appunto per domani. La partecipazione è aperta a tutti (fino all’età di 16 anni, accompagnati), il ritrovo è presso la Casa del Marinaretto a Palazzolo e in Piazza del Porto a Precenicco, alle 9. La plastica abbandonata sul territorio ha quindi le ore contate e, come affermato da Tollon, «importante sarà il messaggio di pulizia condivisa, che in questa giornata dovrà raggiungere la sensibilità della gente: curiamo la salute e la bellezza del fiume Stella e del suo territorio, vivremo meglio».

Il meraviglioso parco
della villa di Tissano

A pochi chilometri da Udine sorge una bella villa secentesca con un parco secolare progettato nei primi anni del ‘900 dal conte Fabio Beretta che annovera oltre 150 specie di piante da giardino tra cui spicca un raro “albero dei fazzoletti” e un leccio di più di 200 anni. Siamo nella villa di Tissano, in Comune di Santa Maria la Longa, splendida dimora oggi trasformata in hotel e ristorante e gestita dalla famiglia Cecchini. Per l’iniziativa “Appuntamento in giardino” promossa dall’Apgi a livello nazionale in programma oggi e domani viene annunciato un importante progetto di catalogazione del giardino a cura dell’agronomo Giorgio Marcon che sarà affiancato da un progetto della scuola grafica del centro di formazione del Centro solidarietà giovani Giovanni Micesio di Udine che prevede l’etichettetura di tutte le piante con il codice QR per facilitare l’identificazione di ciascuna in previsione di visite didattiche e turistiche nel parco stesso. Una iniziativa di notevole rilievo botanico che andrà a valorizzare questo patrimonio arboreo e floreale alle porte del capoluogo friulano. Inoltre, grazie ad una sapiente operazione di approvvigionamento idrico il giardino è bagnato da laghetti e fontane che conferiscono ulteriore fascino al contesto green. Il parco è popolato da diversi animali tra cui asini, galline e pulcini, scoiattoli e rane. Varie specie di volatili e due alveari di api fanno bella mostra di sè. Nel weekend sarà possibile visitare tutto questo e intrattenersi piacevolmente ad assistere agli eventi in programma come i racconti al tramonto… storie di Paolo Tosolini in memoria dell’artista giardiniere Paolo Roiatti (oggi e domani ore 18), gli interventi muiscali a cura dell’associazione Progetto Musica (domani ore 12) e ammirare le installazioni artistiche realizzate in ceramica Raku da Luciano Beltramini e installate nel parco per l’occasione.

Biodiversità tutelata
nel Medio Friuli

«La salvaguardia delle biodiversità e la valorizzazione del patrimonio ecologico e forestale del quale il Friuli Venezia Giulia è ricco, assumono particolare significato nel periodo della ripartenza della nostra comunità perché consentono, attraverso iniziative come quelle previste per il fine settimana al Mulino Braida che mettono assieme quattro Comuni del Medio Friuli, di sensibilizzare i cittadini e favorire, soprattutto tra i giovani, l’affermazione del concetto di tutela sostenibile dei biotopi. Tali eventi stimolano, inoltre, la consapevolezza nei confronti dei beni da preservare per mantenere intatta la suggestione che sanno trasmettere. Un’attenzione conservativa e sostenibile che deve portare ad un maggiore impegno di tutti i cittadini nel rispetto dell’ambiente naturale e del patrimonio forestale per l’intero arco della vita». È quanto ha evidenziato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, intervenendo alla presentazione a Udine, assieme al presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, delle giornate ecologiche che avranno quale fulcro il Mulino Braida di Flambro. L’iniziativa coinvolgerà anche il Comune di Talmassons, dove si trova la storica struttura, e quelli adiacenti di Bertiolo, Castions di Strada e Gonars. Presenti i sindaci delle quattro realtà contermini che da diversi anni promuovono congiuntamente i valori della salvaguardia e valorizzazione dell’ecosistema attraverso le peculiarità naturalistiche presenti sul loro territorio, è stato ricordato che domani 6 giugno, nel Mulino Braida di Talmassons la cui proprietà è della Regione Fvg, il Corpo forestale regionale donerà un albero per ciascun neonato del 2020. Un’iniziativa significativa, ha evidenziato Zannier, come lo sono le Giornate ecologiche, che vedranno coinvolti i cittadini di ogni età nella raccolta dei rifiuti abbandonati nell’ambiente. L’assessore regionale ha preso lo spunto proprio da questa iniziativa per sviluppare una riflessione sulla necessità di favorire la sensibilizzazione di tutti al rispetto dell’ambiente e fare in modo che, anche dopo la ripartenza, i nostri prati e i beni forestali si possano presentare nel pieno della loro bellezza. Una suggestione, ha concluso, quella offerta dai biotopi naturali fatti conoscere anche tra gli alunni e gli studenti a scopo didattico, che sa trasmette le emozioni della consapevolezza ambientale anche tra i futuri cittadini.

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In copertina, il famoso climatologo e meteorologo Luca Mercalli vincitore del Premio Vivere a Spreco Zero 2021.

Alla Giornata mondiale della Terra ora debuttano i Bio-distretti italiani

Svolta nel mondo del biologico: con la recente approvazione, nella Commissione agricoltura del Senato, del primo disegno di legge per regolamentare il settore – uno dei comparti gioiello dell’economia italiana – nuove prospettive si schiudono per gli 80mila operatori della filiera nazionale, che può contare su due milioni di ettari coltivati a biologico, pari al 15% della superficie agricola italiana, per un valore al consumo stimato in oltre 3,3 miliardi di euro. Spicca nel disegno normativo l’introduzione dei “Bio-distretti”, realtà già presenti in Italia da una decina d’anni, con numerose esperienze nate spesso spontaneamente dal basso e riconosciute a vario titolo dagli enti locali. Tecnicamente, la definizione dei Bio-distretti indica aree agricole organizzate in chiave di bioproduzioni, con una filiera inclusiva non solo di agricoltori e cittadini-consumatori, ma anche delle Pubbliche Amministrazioni, di associazioni del territorio e persino di operatori turistici.

Quali prospettive potrebbe schiudere adesso l’approvazione definitiva della legge nazionale sul bio, e quale slancio potrebbe imprimere all’agricoltura italiana nella fase post-pandemica? La nuova normativa italiana, quando sarà definitivamente approvata, potrà certamente stimolare la diffusione dei Bio-distretti, fornendo supporto e strumenti finanziari e di governance per stimolarne lo sviluppo. Così come i Bio-distretti potranno giovarsi del Piano per lo sviluppo del Biologico Ue, che ne sostiene e finanzia la formazione. Se ne parlerà in occasione della Giornata mondiale della Terra, giovedì 22 aprile, con il Circular Talk promosso da Alce Nero in sinergia con la campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, sul tema “Sviluppo sostenibile, l’Italia dei bio-distretti”. Sfide e prospettive del post-pandemia, in attesa che l’agricoltura biologica diventi legge”. Appuntamento dalle 17.30 sul canale Youtube Spreco Zero, a questo link: https://youtu.be/c13XYtyNyuU
L’incontro digitale, in streaming live, vedrà protagonisti – coordinati dall’agroeconomista triestino Andrea Segrè, fondatore Last Minute Market e campagna Spreco Zero – Benedetto Fracchiolla, Olivicoltore e presidente Bio-distretto delle Lame, l’esperto Cesare Zanasi, professore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie agroalimentari – Università di Bologna, Marco Santori, consigliere di Amatrice Terra Viva e consigliere tecnico di Alce Nero, e Tommaso Perrone, giornalista e direttore di LifeGate.

Andrea Segrè

foto di Massimo Paolone

Il talk digitale svilupperà anche un focus dedicato a due realtà significative: il Bio-distretto delle Lame, innanzitutto, che include per ora i soli Comuni di Ruvo di Puglia e Bitonto, pur progettando di potersi estendere dalla Murgia al mare, seguendo il corso delle “Lame” e includendo quindi anche i Comuni di Corato, Terlizzi, Bisceglie, Molfetta e Giovinazzo, nel segno della diffusione di un modello partecipativo dal basso, attento allo sviluppo sostenibile e alla vocazione del territorio. Un riconoscimento è da poco arrivato dalla Regione Puglia, che ha inserito il bio-distretto delle Lame fra i sette diversi Distretti del Cibo riconosciuti della Regione Puglia. E si parlerà anche del Bio-distretto Amatrice Terra Viva, una filiera agricola con terre seminate in biologico che valorizza la vocazione cerealicola di grano tenero/farro della regione Lazio, e quindi la tradizione gastronomica del comprensorio di Amatrice. Un progetto che insiste su un’area fortemente simbolica, quella colpita dalla sequenza sismica dell’agosto 2016: qui l’agricoltura biologica può essere risposta concreta all’esigenza di rinascita del territorio.

Info e dettagli: sprecozero.it

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In copertina e all’interno alcune immagini del Bio-distretti italiani.

 

Covid, nuove povertà e no agli sprechi alimentari: nasce il Recovery Food

«Nell’anno del Covid e delle nuove povertà, nell’anno che ci ricorda l’urgenza di una svolta concreta per la sostenibilità in rapporto alla salute dell’uomo e dell’ambiente, dall’8a Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare nasce una proposta precisa, misurabile negli obiettivi e negli strumenti: il Recovery Food, un “laboratorio permanente” di educazione alimentare e ambientale per la formazione dei cittadini e per la sensibilizzazione da parte degli enti pubblici e delle imprese. È il nostro “dono” – ha spiegato il triestino Andrea Segrè, ideatore della Giornata – per il Governo che verrà: l’auspicio è che il Recovery Food possa trovare spazio nel Pnrr come un capitolo speciale del Recovery Fund, dove i temi legati al cibo e alla prevenzione degli sprechi dovrebbero essere trattati con attenzione specifica». L’intervento del fondatore Spreco Zero si è avvicendato, nel corso del Forum organizzato per la Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, a quelli delle sottosegretarie uscenti alla Salute, Sandra Zampa, e al Lavoro Francesca Puglisi, e dell’ex ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti. Oltre a loro hanno preso parte all’evento il vicedirettore generale Fao Maurizio Martina, l’ambasciatrice Vincenza Lomonaco presso la Rappresentanza permanente delle Nazioni Unite a Roma, il direttore scientifico Ipsos Enzo Risso, il presidente Conai Luca Ruini, la presidente Future Food Institute Sara Roversi e i curatori scientifici del Rapporto Waste Watcher International Observatory 2021, Luca Falasconi (Il caso Italia) e Matteo Vittuari (A global glance).

«Il Recovery Food – ha dettagliato Andrea Segrè – focalizzato su cibo, salute e sostenibilità, dovrebbe includere una previsione organica delle risorse destinate alla formazione dei cittadini in tema di educazione alimentare e ambientale. A partire dalle scuole, quindi con risorse destinate a docenti sul campo sin dal primo ciclo della Scuola Primaria, e con una rete capillare e nazionale collegata ai Comuni per iniziative concrete, destinate alla sensibilizzazione dei cittadini intorno al binomio cibo e salute, per l’uomo e per l’ambiente. Temi ancora più imprescindibili dopo l’irruzione della pandemia covid 19, per avviare nel sistema-Italia quella rivoluzione culturale che ci permetterà di progredire nel complesso ma ineludibile cammino verso lo sviluppo sostenibile e il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Tuttavia ci si dovrà concentrare anche sulla filiera dello spreco: non solo per aumentare la sostenibilità del sistema, ma anche per favorire la solidarietà essendo la povertà alimentare in forte crescita causa l’effetto pandemico sull’economia. Serviranno quindi accordi di filiera ben strutturati che mettano in rete potenziali donatori di eccedenze e beneficiari con obiettivi e procedure ben definite e cogenti; l’attivazione di un sistema logistico e di conservazione sicuro, sostenibile e solidale; il coordinamento nazionale affidato a un Food Waste Manager capace di alimentare sinergie fra i tanti portatori di interesse da coinvolgere: Ministeri (Salute, Welfare, Agricoltura, Ambiente, Sviluppo economico), Città metropolitane e Comuni, la miriade di associazioni ed enti caritativi, le imprese della filiera agroalimentare: dalle aziende agricole alla ristorazione passando per l’industria e la distribuzione».

Ulteriore novità emersa dai lavori dell’8^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare è legata all’evoluzione dell’Osservatorio per i dati di Last Minute Market: il nuovo Waste Watcher International Observatory, con la partnership scientifica dell’Università di Bologna – Distal e la partnership tecnica di Ipsos per le rilevazioni. «In questi anni – ha ricordato Andrea Segrè, direttore scientifico Waste Watcher – abbiamo costantemente rilevato il comportamento di noi italiani, non solo rispetto allo spreco alimentare, ma anche a temi direttamente collegabili: l’economia circolare, la riduzione dei rifiuti, la produzione e il consumo responsabile, lo sviluppo sostenibile. Proprio in ragione dell’interesse mondiale sullo spreco alimentare – ricordo che negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU entro il 2030 dovremo dimezzare il dato globale (il 30% di ciò che si produce non arriva alle nostre tavole) – con il neo Vicedirettore generale della FAO Maurizio Martina e con l’Ambasciatore Vincenza Lomonaco, Rappresentante permanente delle Organizzazioni ONU a Roma, abbiamo presentato l’Osservatorio globale sugli sprechi alimentari. Waste Watcher International. Realizzato in partnership tecnica con IPSOS, indagherà le abitudini e i comportamenti in rapporto a cibo e sostenibilità degli italiani e degli altri cittadini del mondo. Nel 2020 l’ONU ha decretato una Giornata internazionale sulla consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari, il 29 settembre: per allora saremo pronti con il primo rapporto in ottica “transnazionale”. Una visione che non è più accessoria, e che deve accompagnarci in ogni fase, quindi anche nella pianificazione legata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».

Sono stati riepilogati i dati del Rapporto 2021, “fotografia” dell’Italia pandemica: la tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico, con “solo” 27 kg di cibo sprecati a testa nel 2020 (529 grammi a settimana), 3,6 kg in meno all’anno rispetto al 2020, ovvero l’11,78% e 222.000 tonnellate di cibo “salvato” in Italia per un risparmio di 6 € pro capite, 376 milioni € a livello nazionale, in un anno intero. Vale 6 miliardi e 403 milioni € lo spreco alimentare domestico nazionale, e sfiora il costo di 10 miliardi € l’intera filiera dello spreco del cibo in Italia, sommando le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione che ammontano a 3.284.280.114 €. In peso, significa che nel 2020 sono andate sprecate, in Italia, 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera (dati Waste Watcher International/Distal Università di Bologna per la campagna Spreco Zero e rilevazioni Ipsos).

Info e dettagli: sprecozero.it

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In copertina, il professor Andrea Segrè “anima” dell’anti-spreco.

 

Riecco la Giornata nazionale (5 febbraio) contro lo spreco alimentare

“Stop food waste. One health, one planet”: è questo il tema degli eventi della 8a Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, venerdì 5 febbraio 2021: un appuntamento consolidato per l’agenda dello sviluppo sostenibile e, nei mesi ancora convulsi della pandemia, una data importante per guardare alla prevenzione e riduzione degli sprechi come elemento chiave per presidiare la salute dell’uomo e dell’ambiente. Il Forum è in programma dalle 11.30 su piattaforma digitale, come sempre per iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market in sinergia con il Ministero dell’Ambiente e inoltre con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del World Food Programme Italia, di Anci e della rete di Comuni Sprecozero.net

Andrea Segrè

Molti gli interventi istituzionali programmati per l’occasione, introdotti e coordinati dal fondatore Last Minute Market e campagna Spreco Zero, l’agroeconomista triestino Andrea Segrè. A tracciare un quadro dell’Orizzonte Italia saranno, fra gli altri, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa, il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut (romano, ma di origini friulane) e il sottosegretario alle Politiche Sociali Francesca Puglisi. Dal 2021 la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare si focalizza con attenzione sul nuovo decennio che ci guiderà al 2030: in primo piano gli Obiettivi di Sostenibilità indicati nell’Agenda Onu 2030 e in questa direzione la nuova dimensione di uno strumento di riferimento per il monitoraggio dello spreco alimentare in Italia, l’Osservatorio Waste Watcher che diventa adesso una realtà internazionale e progetta una survey di respiro globale che sarà presentata il prossimo 29 settembre, Giornata internazionale di consapevolezza delle perdite e degli sprechi alimentari promossa dalle Nazioni Unite. «L’impegno per lo sviluppo sostenibile e la prevenzione degli sprechi – spiega Andrea Segrè, fondatore Last Minute Market e promotore Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, unico relatore italiano agli eventi 2020 della Giornata internazionale di consapevolezza dello spreco alimentare proclamata dalle Nazioni Unite – passa anche attraverso il monitoraggio dei comportamenti e quindi attraverso i dati. Questa svolta culturale è un passaggio obbligato per la riduzione dello spreco alimentare domestico, che incide per il 50% circa dello spreco complessivo del cibo sul pianeta. I 17 Obiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite sono davanti a noi e il decennio che si apre sarà determinante per coglierli: la prevenzione degli sprechi e lo sviluppo sostenibile devono coinvolgere l’impegno congiunto delle governance e dei cittadini del pianeta. Anche l’Osservatorio Waste Watcher si attrezza per promuovere una campagna globale di sensibilizzazione, attraverso un monitoraggio su scala mondiale». A presentare il nuovo Osservatorio internazionale sarà Vincenza Lomonaco, Ambasciatore presso la Rappresentanza Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a Roma. Anche le Buone Pratiche di prevenzione dello spreco nascono dall’analisi delle abitudini alimentari degli italiani e il 5 febbraio, nell’ambito degli eventi in programma, alle 12.30 prenderà il via una vetrina dedicata alle Best Practices di enti pubblici, imprese, scuole e cittadini. La prevenzione degli sprechi a livello domestico produce un ruolo fondamentale nella protezione dell’ambiente, ed è strettamente legata a sistemi di coltivazione a basso impatto ambientale e rispettosi della biodiversità. Prevenire gli sprechi è più facile se si privilegia cibo fresco, stagionale e di qualità, a tutto vantaggio della salute personale e di quella del pianeta.

La Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare ricorre dal 2014 quando, su iniziativa dell’agroeco­nomista Andrea Segrè, coordinatore Piano Nazionale di Prevenzione dello Spreco Ali­mentare (Pinpas) del Ministero dell’Ambiente, furono convocati gli Stati generali della filiera agroalimentare italiana. Dal 2014 ad oggi la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare è stata inserita nella Campagna Spreco Zero con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana su una questione centrale del nostro tempo. Venerdì 5 febbraio un focus speciale sarà dedicato al “caso Italia”, con i dati 2021 Waste Watcher: una istantanea del nostro Paese con la quantificazione dell’incidenza dello spreco di cibo nelle case.

I DATI NAZIONALI

Nel conto alla rovescia verso l’8a Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, ecco un piccolo viaggio nelle abitudini del “consumatore errante”: lo spreco di cibo a livello domestico in Italia vale € 4,9 € a nucleo familiare, per un totale di ca 6,5 miliardi € complessivi e un costo nazionale di circa 10 miliardi € includendo gli sprechi di filiera produzione/distribuzione 2020, oltre € 3miliardi 293 milioni (Rapporto Waste Watcher 2020, legato allo spreco percepito). Il dato dello spreco “reale” era stato calcolato nel 2018 – 2019 misurando lo spreco nelle famiglie italiane con i test scientifici dei “Diari di famiglia” (Progetto Reduce dell’Università di Bologna /Distal con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero), registrando € 8,70 di spreco alimentare settimanale per ogni nucleo familiare, per un costo complessivo di 11.500 miliardi di € ogni anno. In termini di peso i Diari avevano misurato uno spreco di ca 100 grammi al giorno pro capite, per un totale di ben 2 miliardi e 200 milioni di tonnellate di cibo buttato annualmente in Italia. Cibo e salute sono il nuovo binomio strettamente “attenzionato” dagli italiani: una consapevolezza che diventa quasi plebiscito, perché quasi 7 italiani su 10 (il 66%) ritengono ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo: è sempre così’ per il 30% degli intervistati, lo è spesso per il 36% e solo talvolta per il 20%. E al momento di acquistare il cibo l’attenzione agli aspetti caratterizzanti della salubrità del cibo e del suo valore per l’impatto sulla salute – così come agli elementi di sicurezza alimentare – incide in maniera determinante per 1 italiano su 3, il 36%. Nelle scuole l’indagine REDUCE sulla refezione scolastica aveva calcolato un avanzo medio di 90 grammi nel piatto di ogni studente: eppure 7 italiani su 10 (68%) danno un mandato proprio alla sensibilizzazione scolastica per promuovere l’attenzione e la prevenzione negli sprechi alimentari (dati Waste Watcher).

Info www.sprecozero.it