Gli Allevatori Fvg: “Vaccinateci altrimenti le nostre stalle rischieranno il blocco”

Nel corso della prima ondata pandemica, gli allevatori friulani erano stati classificati tra le attività essenziali e in quanto tali non avevano mai smesso di lavorare, restando in prima linea, all’origine della filiera che ha portato sulle tavole delle famiglie chiuse in casa causa lockdown latte, carne e loro derivati. E oggi chiedono di non essere dimenticati. «Gli allevatori hanno svolto e stanno svolgendo un ruolo di primo piano, ma nessuno si cura di noi – dichiara il presidente dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, Renzo Livoni -. Ai ringraziamenti e alle belle parole credo sia arrivato il momento di far seguire i fatti. Su tutti uno: la vaccinazione».


Pertanto, l’Aafvg chiede che gli allevatori vengano ricompresi nelle categorie prioritarie per l’inoculazione del vaccino anti-Covid. «Attività come le nostre non possono permettersi stop», continua Livoni, ricordando che la maggior parte delle stalle, in Friuli Venezia Giulia, conta su pochi dipendenti se non su gestioni familiari che rischiano, in caso di contagio, di andare in tilt. La positività di un membro della famiglia comporta, infatti, per i conviventi la quarantena preventiva in caso di negatività al tampone, viceversa l’isolamento, che scatta anche per i dipendenti che fossero stati a stretto contatto. Per cui il rischio è che le aziende restino temporaneamente senza guida.
«Con questa minaccia facciamo i conti da un anno – precisa il direttore dell’Associazione Allevatori Fvg, Andrea Lugo -, abbiamo messo in atto tutte le cautele del caso, ma ora che la soluzione esiste chiediamo di essere presi in considerazione nell’ambito della campagna vaccinale: sia gli allevamenti che i tecnici in forze all’associazione allevatori, che in tutto questo periodo hanno continuato, in grande difficoltà, a frequentare le stalle per garantire tutti i controlli necessari. Un impegno che credo – conclude Lugo – meriti un riconoscimento concreto, come appunto la vaccinazione».

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In copertina, il presidente dell’Associazione Allevatori Fvg Renzo Livoni.

In Cina nasceranno vitelli con origine Fvg: una luce in un 2020 da dimenticare

(g.l.) E ora anche in Cina nasceranno vitelli con origine Friuli Venezia Giulia grazie a un importante accordo per l’esportazione del seme dei nostri tori. Questa è una delle pochissime luci, assieme a quella della stagione positiva di Malga Montasio, per gli allevatori friulani. Per il resto, si è trattato di un 2020 tutto da dimenticare. Anno molto difficile, infatti, per le nostre stalle che hanno dovuto fare i conti con il crollo del prezzo del latte, passato dai 40 centesimi di gennaio ai 35 di fine anno, e a quello della carne, in particolare bovina e suina, con quest’ultima che nell’arco dei 12 mesi ha perso oltre un terzo del valore al chilo, passando dall’iper-valutazione di gennaio, quando la sia vendeva a 1,50 euro, alla discesa sotto l’euro di dicembre. Ciò, nonostante gli appelli, sia nazionali che regionali, rivolti ai consumatori affinché, ancor più durante la pandemia, acquistassero prodotti locali. «Sembra che questi inviti a preferire prodotti italiani purtroppo non abbiamo giovato al sistema: le importazioni non si sono fermate e tantomeno paiono aver rallentato». A fare il punto della situazione, concluso un anno che ha pagato un prezzo altissimo all’epidemia di Covid-19, sono il direttore e il presidente dell’Associazione allevatori Fvg, Andrea Lugo e Renzo Livoni, che in uno scenario a tinte per lo più fosche vedono la luce solo, come si è detto, in Malga Montasio e nell’attività del Cts di Moruzzo.

LATTE. L’andamento dei mercati del latte e dei formaggi nel 2020 è stato piuttosto altalenante, in certi periodi anche poco interpretabile rispetto alla formazione del prezzo, che non sempre ha seguito le logiche della domanda e dell’offerta. «Per il latte – spiega Lugo – nel primo trimestre il prezzo del litro alla stalla è stato ancora soddisfacente, pari a 40 centesimi tra gennaio e febbraio, per poi iniziare a scendere in concomitanza con il primo lockdown a marzo. Da quel momento – ricorda ancora il direttore -, nonostante il mercato soprattutto dei formaggi freschi abbia avuto incrementi considerevoli nei volumi di vendita della Gdo, che ha raggiunto quote anche maggiori al 25% rispetto allo stesso periodo del 2019, il prezzo del latte ha prima frenato per poi iniziare una discesa continua fino ai 35,50/36,00 centesimi al litro di settembre-ottobre». Negli ultimi due mesi del 2020 si è assistito a una leggera ripresa del prezzo a livello nazionale, che si è attestato a 37 centesimi al litro, non in Fvg. «In regione – aggiunge Lugo – il mercato non si è più ripreso toccando in alcuni casi livelli ancora inferiori ai 35 centesimi, che non bastano nemmeno a coprire i costi di produzione».

CARNE. Il settore della carne ha forse pagato ancor più degli altri una diminuzione dei consumi legati alle restrizioni imposte dall’emergenza Covid al settore della ristorazione. Si è assistito a un vero e proprio crollo del prezzo al chilo nel settore bovino e a un andamento anomalo e altalenante in quello suinicolo. «A inizio 2020 – rileva ancora il direttore Lugo – il prezzo di vendita dei suini era addirittura troppo alto, pari a 1,40/1,50 euro al kg, poi con la crisi dovuta al Covid e a causa di una certa speculazione, anche da parte di alcuni macelli, il prezzo è letteralmente crollato, arrivando a novembre e dicembre sotto l’euro».

MONTASIO. L’unica soddisfazione in un anno del resto da dimenticare agli allevatori l’ha data Malga Montasio. «Nonostante le premesse non fossero delle migliori, il riscontro reale è stato notevole – racconta dal canto suo il presidente Livoni -, c’era molta voglia e necessità da parte dei turisti di frequentare luoghi all’aria aperta che garantissero o quantomeno fornissero le condizioni ideali di distanziamento sociale come richiede purtroppo ancora oggi l’emergenza Covid e in questo senso Malga Montasio è stata una delle mete più gettonate. Anche l’attività del Rifugio Divisione Julia a Sella Nevea si è attestata ad alti livelli nonostante, terminata la stagione estiva, abbia dovuto fare i conti con il secondo lockdown, costretta a chiudere proprio nel momento di ripresa dell’attività invernale quando, complici le abbondanti nevicate in arrivo, la stagione si annunciava di quelle da tutto esaurito».

CTS MORUZZO. Ulteriore soddisfazione all’associazione è venuta dal lavoro ormai decennale del Centro di fecondazione tori e stalloni di Moruzzo (Cts) che nel 2020 ha raggiunto un promettente accordo con una società statunitense che esporta seme bovino in Cina aprendo così un altro fronte di mercato dopo le importanti esperienze in Turchia e in Egitto.

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In copertina, il presidente dell’Associazione Allevatori Fvg Renzo Livoni.

Allevatori Fvg, e ora Livoni tira le somme: “Altri tre anni spesi bene”

di Gi Elle

Si chiude con un bilancio più che positivo l’era di Renzo Livoni, per due mandati alla guida dell’Associazione Allevatori Friuli Venezia Giulia. “In tre anni – ha detto infatti il presidente uscente – abbiamo messo a segno partite importanti, dagli investimenti sul laboratorio al salvataggio del macello di Cordenons, passando per il record di presenze in Malga Montasio”. Inoltre, per quanto riguarda l’attività a favore delle stalle associate, nell’anno passato si sono fatti più di 250 mila controlli su 35 mila bovine.
Ieri mattina, l’assemblea dei soci ha così dato il via libera al bilancio consuntivo 2019 e ha eletto il nuovo consiglio di amministrazione, che risulta ridotto in quanto i suoi componenti passano da 17 a 13. Sono Franco Baselli, Moreno Caron, Riccardo Castellani, Matteo Delle Vedove, Gabriele Giacchetto, Agostino Listuzzi, Omar Maruccelli, Lino Mazzolini, Nicolò Bambara, Maurizio Sain, Matteo Stefanutti, David Allegro (nominato dalla Regione), oltre allo stesso Renzo Livoni. Sarà ora compito del consiglio, nella sua prima seduta, eleggere il nuovo presidente chiamato a raccogliere appunto l’eredità dei due mandati di Livoni, caratterizzati da diverse, rilevanti iniziative, che lui stesso ha voluto ricordare in assemblea (riunita sia in presenza che da remoto).

Renzo Livoni e Andrea Lugo.

Macello di Cordenons. «L’associazione ha svolto un importante ruolo di mediazione con il Comune e il gestore della struttura Franco Gattel che si è conclusa – ha ricordato Livoni – con la partnership tra la ditta Gattel e la nostra associazione per il salvataggio della struttura che rischiava di chiudere. Un epilogo che non potevamo permetterci: il macello di Cordenons risulta infatti strategico per molti allevatori non solo della provincia di Pordenone, ma anche per molti altri del territorio regionale orfani di strutture come Uanetto e Larice». Risolto il caso Cordenons, resta il tema delle macellazioni d’urgenza, servizio che ante abolizione delle province era gestito dall’ente intermedio di Pordenone con ottimi risultati. «Soppressa la Provincia nulla è più stato realizzato, ma l’obiettivo per noi resta estendere quella positiva esperienza a livello regionale» ha aggiunto Livoni, prima di spostare l’obiettivo su un altro fronte che ormai da anni impegna l’Aafvg.

Malga Montasio. Sulla carta, la stagione si annunciava tutta in salita e invece l’estate in malga è stata un successo. A dispetto delle previsioni, il Covid non ha fermato i turisti che ordinatamente hanno preso d’assalto la struttura gestita dall’Aafvg. «Il 2020 – ha fatto sapere ancora il presidente – si è chiuso addirittura con un aumento di fatturato rispetto all’anno precedente, che già era stato archiviato come un’annata eccezionale». Nel corso del 2019 l’associazione è subentrata nella gestione del rifugio Divisione Julia a Sella Nevea andando così ad aggiungere 49 posti letto ai soli 10 della malga, quasi sempre sold out. In un locale della stessa struttura gli allevatori hanno poi realizzato un magazzino per lo stoccaggio delle forme di Montasio a fine stagione – ben 440 contro le 294 dell’anno precedente – annoso problema che ha trovato finalmente soluzione. Unica nota dolente: «La necessità di intervenire sul minicaseificio della malga che necessità investimenti per 300mila euro, per i quali – ha proseguito il presidente – sarà importante il sostegno della Regione».

Bovine al pascolo.

I numeri. Nel 2019 l’Aafvg ha controllato 35.056 vacche per un totale 2,2 milioni di quintali di latte prodotto riferito a 442 aziende in controllo con una media di capi pari a 88,2 (media costantemente in crescita). Sempre l’anno scorso i campioni prelevati e analizzati dal laboratorio dell’associazione sono stati complessivamente 258.860, un numero imponente che quest’anno è in flessione per via dello stop di due mesi imposto ai controlli durante il lockdown. Anche il laboratorio nel corso dell’ultimo triennio è stato oggetto di investimenti importanti, in nuova strumentazione, per circa 400mila euro di spesa, sostenuta grazie al contributo della Regione Fvg.

Centro di fecondazione. Da Moruzzo l’associazione commercia seme equino e bovino ben oltre i confini nazionali grazie al canale aperto con la Turchia qualche anno fa e recentemente con l’accordo stretto con la società Horizon Genetic che si occupa di esportazione del seme negli Usa e in Cina: si stima che a regime potranno essere prodotte 300mila dosi di seme bovino di pezzata rossa per questi mercati, facendo fare al centro un nuovo, importante passo avanti sul fronte della redditività.

Ringraziamenti. In coda alla sua relazione, il presidente ha rivolto un «plauso al direttore Andrea Lugo e a tutti i componenti del consiglio, che nuovamente ringrazio – ha detto – per il supporto ricevuto durante questo mandato e per i tanti risultati positivi. Mi auguro che il nuovo consiglio possa amministrare con altrettanta oculatezza la nostra associazione».

Malga Montasio sulle Alpi Giulie.

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In copertina, una stalla friulana seguita dall’Associazione Allevatori.

 

Malga Montasio riaccoglie i suoi ospiti affezionati

Da ieri, primo giugno, ha riaperto i battenti Malga Montasio, tornando ad accogliere turisti e visitatori nell’agriturismo e nello spaccio che l’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia ha ripensato in funzione dell’emergenza Covid-19. Adeguando spazi interni ed esterni (i tavoli andranno riservati previa prenotazione telefonica come previsto dalla normativa), ingressi e uscite. In particolare, appena fuori dall’agriturismo sono stati montati 6 gazebo allestiti ognuno con un tavolo e sedie per ospitare singole famiglie che potranno così godersi in sicurezza l’offerta gastronomica della malga e il suo panorama mozzafiato. L’associazione ha pensato anche a una soluzione per tutti coloro che ai tavoli preferiscono le coperte stese sul prato: pranzo al sacco, con una porzione di gnocchi, una di frico e una fetta di torta. «Abbiamo lavorato intensamente nelle ultime settimane – spiegano il presidente dell’Aafvg, Renzo Livoni, e il direttore Andrea Lugo – per far sì che il primo giugno fosse tutto pronto ad accogliere i visitatori che quest’anno, se le premesse si confermeranno, dovrebbero essere ancor più numerosi. In queste settimane di emergenza abbiamo visto le persone attendere con ansia la possibilità di tornare a passeggiare, a correre, in generale di riappropriarsi degli spazi all’aperto e in questo senso malga Montasio offre un’esperienza insuperabile».
A 1.500 metri d’altezza, la malga si estende su 1.064 ettari dedicati per la metà al pascolo, ospita una latteria, un punto vendita di prodotti caseari e un ristoro agrituristico gestiti come detto dall’Associazione allevatori Fvg che è impegnata nella gestione e promozione della malga, simbolo del più importante formaggio della nostra regione cui dà il nome, la Dop Montasio, dal lontano 1960. Un impegno crescente per gli allevatori che nel tempo hanno strutturato la malga prima con il ristoro poi con le camere, regolarmente sold out, prenotate addirittura da una stagione all’altra. «Tutto questo – proseguono Livoni e Lugo – è stato possibile grazie alla fruttuosa collaborazione con l’associazione tenutari e con l’amministrazione di Chiusaforte cui va il nostro ringraziamento». Un Comune, quello della Val Raccolana, dove l’Aafvg l’anno scorso ha raddoppiato il suo impregno facendosi carico della gestione del rifugio Divisione Julia a Sella Nevea che a sua volta ha riaperto i battenti sempre nella giornata di ieri. «A Sella abbiamo a disposizione una grande struttura che ci consente di gestire al meglio, con tutti gli spazi necessari, l’afflusso delle persone. Sarà una stagione in salita a causa dell’epidemia – concludono Livoni e Lugo -, ma siamo pronti ad affrontarla con il solito entusiasmo e con tutte le accortezze necessarie, convinti che nonostante il momento difficile sia a Sella che in Malga possiamo regalare alle persone un momento di svago con i prodotti dei nostri allevatori e con un panorama che è tra i più belli del Friuli».

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In copertina, bovine al pascolo sui prati del Montasio; qui sopra, uno dei gazebi allestiti in malga.

Allevatori, oggi in Fvg ripartono i controlli dei tecnici nelle stalle

di Gi Elle

Dopo un mese di stop deciso a causa del Coronavirus, e ora che si sono concluse le festività pasquali, oggi 14 aprile ripartono i controlli nelle stalle del Friuli Venezia Giulia. Tornano infatti nelle aziende i tecnici dell’Associazione allevatori Fvg. Sospesi i controlli funzionali dallo scorso 11 marzo, a garanzia della salute dei propri dipendenti e dei soci, i vertici dell’associazione hanno quindi deciso dinanzi al rallentamento dell’epidemia di Covid-19 di ripartire con l’attività. Che sarà imponente se si considera che l’Aafvg controlla più dell’80% della produzione di latte e il 90% dei caseifici per un totale di 3.300 giornate di controlli all’anno e più di 220mila analisi.

Il direttore Andrea Lugo.

“Con il lockdown noi siamo rimasti al lavoro – ricorda il direttore dell’associazione, Andrea Lugo -, anche se abbiamo ridotto l’attività nelle stalle degli associati sia a tutela del nostro personale che degli stessi allevatori. Far girare i tecnici per tre, quattro stalle al giorno non ci è parso opportuno. La norma ce l’avrebbe consentito, ma dinanzi alla crescita esponenziale dei contagi, alla paura delle persone e alla difficoltà di reperire i dispositivi di protezione individuale abbiamo preferito fermare quella parte di attività. Siamo andati avanti, invece, con i controlli che la legge impone – prosegue Lugo -, come l’analisi del latte e dei formaggio nei caseifici”.  Quindi, con i numeri dell’epidemia in calo, l’associazione ha deciso di tornare gradualmente a regime, con la massima cautela e attenzione attuando tutte le precauzioni previste dai decreti. Per cui i 30 tecnici impegnati nella raccolta dei campioni di latte e in laboratorio tornano in attività a partire proprio da oggi.
L’emergenza ha dimostrato ancora una volta il ruolo ruolo strategico della zootecnia sia per i risvolti sul piano economico e occupazionale che per il ruolo fondamentale giocato dal settore nell’approvvigionamento alimentare. Fondamentali il lavoro e la professionalità degli allevatori italiani e dell’Associazione Allevatori Fvg che, come detto, controlla una consistente fetta del patrimonio zootecnico Fvg che conta su circa 100 mila bovini da latte, 200mila suini e 25 aziende caprine.
Nel contempo, gli allevatori rilanciano l’appello a consumare latte e prodotti lattiero-caseari Fvg e più in generale italiani. Un appello questo rivolto in particolare ai consumatori, mentre alle istituzioni e ai componenti delle varie filiere “chiediamo di sostenere e riconoscere il valore indiscusso e la necessità primaria della zootecnia regionale e nazionale – afferma il presidente dell’Aafvg, Renzo Livoni -. Chiunque, soprattutto in questo contesto di grave crisi, ponga in atto azioni speculative è bene si renda conto del danno irreparabile che verrebbe causato all’allevamento e a ruota al sistema Paese”.

Alcuni tipici formaggi di malga in mostra. (Foto Claudio Rizzi)

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In copertina, bovine allevate in Fvg: da oggi tornano i tecnici nelle stalle.

Crisi sempre più grave per la zootecnia: ecco come salvare le stalle

Zootecnia friulana sempre più in allarme a causa di Coronavirus. L’importante settore produttivo rischia, infatti, di pagare un prezzo molto alto all’emergenza Covid-19 che da giorni sta mettendo a dura prova le stalle. L’Associazione allevatori Fvg invoca, pertanto, misure urgenti. “E’ necessario che vengano adottati al più presto accorgimenti utilia garantire la tenuta di un settore che è già in crisi di suo e che rischia di pagare un prezzo altissimo a questa situazione. La frenata del consumo di latte e di carne rischia di tradursi nell’ennesima emorragia di stalle”, denuncia il presidente, Renzo Livoni, assieme al direttore Andrea Lugo, che aggiunge: “Tutti devono fare la propria parte, trasformatori, Gdo, sistema del credito, solo così potremo riuscire ad assorbire il pesante contraccolpo in arrivo. Il solito giochetto che l’ultimo paga per tutti, e l’ultimo in passato è stato proprio il mondo zootecnico, questa volta rischia di trascinarsi dietro anche altri settori se, come vuole lo slogan di questa emergenza, non restiamo uniti”. In questa partita, le istituzioni sono chiamate a uno sforzo ulteriore. Dall’Ue al Governo passando per l’amministrazione regionale e in particolare l’assessore alle Risorse agricole, Stefano Zannier, al quale Livoni e Lugo hanno suggerito alcune possibili misure da mettere in campo a sostegno del settore.

Si teme per il latte.

TENUTA DEL PREZZO. “E’ necessario trasmettere messaggi rassicuranti ai nostri allevatori in merito ad una stabilità del prezzo dei prodotti della zootecnia”, afferma Lugo. L’associazione chiede alla Regione di attivarsi per evitare un crollo del prezzo del latte come pure della carne, mettendo in atto un’azione concreta al fine di mantenere la quotazione attuale. Che nel caso del latte attualmente è mediamente di circa 0,38 euro per litro alla stalla. “Le azioni intraprese dal governo, tutte condivisibili e necessarie, hanno purtroppo portato ad una riduzione dei consumi soprattutto per il blocco delle attività di ristorazione – sottolinea il direttore -, questo fa sì che già ora qualcuno pensa di speculare minacciando riduzioni di prezzo dei prodotti della zootecnia e/o dei volumi di ritiro degli stessi”. E’ invece necessario mantenere l’attuale livello dei prezzi alla stalla o prevedere delle forme di compensazione per gli allevatori se effettivamente la collocazione sul mercato dei prodotti della zootecnia dovesse risultare momentaneamente compromessa.

STOP IMPORTAZIONI. Altrettanto importante per fronteggiare il contraccolpo dell’emergenza sulle stalle sarà la gestione delle importazioni di prodotti e materie prime dall’estero. L’associazione allevatori Fvg si unisce al coro di quanti domandano di fermare temporaneamente l’ingresso di latte e carne dal confine. “Almeno per 2, 3 mesi chiediamo di sospendere le importazioni ‘riservandoci’ così il mercato interno”, spiega Lugo, il quale teme che un’analoga disposizione venga presto affrontata da altri Stati Ue non appena si troveranno a loro volta alle prese con l’emergenza da Codiv-19. “A quel punto – aggiunge il direttore – ci troveremmo doppiamente penalizzati”.

SOSTEGNI DIRETTI. In alternativa, l’Aafvg chiede alla Regione di sollecitare il Governo affinché dia corpo a sostegni diretti agli allevatori, calcolati magari sull’effettivo eventuale calo di produzione conseguente al mancato ritiro del prodotto. Quanto alla sospensione delle rate dei mutui, a parere dell’associazione è una misura insufficiente. La richiesta è di fare slittare le rate: “Se ad esempio ho in essere un mutuo che termina il 31.12.2025 questo dovrà essere slittato e terminare il 30.06.2026 se non addirittura il 31.12.2026, in modo che nel 2020 io sia libero da questo peso”.

PRO FUTURO. Guarda avanti l’Associazione allevatori. A quando l’emergenza sanitaria sarà finalmente alle spalle, ma sul campo resteranno i danni di quella economica. Un contributo alla ripartenza potrà venire dagli investimenti. A questo proposito, l’associazione suggerisce per il regime degli aiuti “de minimis” che il limite sia portato da 3 a 2 anni, sia per quelli concessi in conto capitale che per quelli in conto interessi. “Questo – conclude Lugo – consentirebbe di liberare prima altre risorse destinate ad investimenti aziendali per ripartire con più forza. Si tratta in questo caso di una norma di derivazione Ue, che chiediamo di modificare a costo zero e applicarla il più velocemente possibile”.

Lattiero-caseario in difficoltà.

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In copertina, capi di Pezzata rossa, pregiata razza italiana.

Anche gli Allevatori Fvg: “Stop all’import di latte”. Sono in crisi 900 stalle

di Gi Elle

A poche ore dal pressante appello della Regione Fvg, tramite l’assessore all’Agricoltura Stefano Zannier, sulla sempre più grave situazione del latte invenduto, soprattutto a causa della chiusura di bar e ristoranti, anche gli allevatori del Friuli Venezia Giulia esprimono tutto il loro allarme per l’impatto che l’epidemia di Coronavirus sta avendo sulle stalle della regione.
I produttori, pertanto, rilanciano la preoccupazione di Zannier, sottolineando come il calo dei consumi di latte e di prodotti lattiero-caseari si sia già fatto sentire e rischi d’incidere nei prossimi giorni ancor più pesantemente sulla zootecnia. Sono numerose le stalle che in queste ultime ore si sono trovate a non saper che fare del proprio latte: il calo della richiesta, appunto specie da parte della ristorazione e dei bar, ha infatti portato i caseifici ad accogliere minori quantità di materia prima.

Latte fresco in grave difficoltà.

Un campanello d’allarme che rischia di trasformarsi in un vero e proprio “tsunami” per il settore, a meno non vengano prese misure urgenti. A invocarle è il direttore dell’Associazione allevatori Fvg, Andrea Lugo, che chiede al Governo di bloccare le importazioni di latte estero. Dopo il già ricordato appello dell’assessore Stefano Zannier, che ha sollecitato i consumatori ad acquistare latte italiano – e in particolare quello Made in Fvg -, Lugo rilancia invitando il Governo ad adottare, subito, misure protezionistiche per un settore che è già di suo in difficoltà. “Il Governo deve fare in fretta – afferma Lugo -. Limiti o addirittura vieti, almeno temporaneamente, le importazioni di prodotti e materie prime alimentari”. Con poco più di 900 stalle, in costante calo per via della crisi del settore, il Fvg produce circa 2,6 milioni di quintali di latte l’anno, in quantità e qualità sufficienti a coprire temporaneamente i fabbisogni locali. E, d’altro, canto il Friuli Venezia Giulia, essendo di confine, sconta più di altre regioni il contraccolpo delle importazioni di latte dall’Est.

Da qui l’appello, accorato, che l’associazione rivolge alle istituzioni affinché proteggano gli allevatori dagli effetti di un’emergenza sanitaria che rischia di dare il colpo di grazia al settore zootecnico. “Diamo voce subito a una campagna di comunicazione per invitare gli italiani e i friulgiuliani a consumare prodotti del nostro territorio – afferma dal canto suo il presidente dell’AAFvg, Renzo Livoni -: oggi più che mai è fondamentale controllare le etichette dei prodotti che acquistiamo al supermercato, verificare che il Paese di mungitura e di trasformazione del latte sia l’Italia. Lo dico per il nostro bene e per quello della nostra zootecnia”. Consumare latte Made in Italy è dunque un primo passo, importante, ma insufficiente se non si ferma l’importazione del latte estero. Tonnellate di materia prima che entrano dalle nostre frontiere mentre il latte italiano, quello prodotto nella Pianura padana, rischia d’essere buttato. “Ci vuole un patto per il Made in Italy – concludono Livoni e Lugo -. Un patto tra istituzioni, mondo agricolo, industriale e della grande distribuzione. Dobbiamo fare squadra e valorizzare la nostra materia prima per garantire liquidità e futuro alle aziende zootecniche”.

Ecco un caseificio friulano.

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In copertina, bovine da latte in un allevamento del Friuli Venezia Giulia.

Allevatori, incontri annullati per Coronavirus fino a domenica

Anche l’Associazione allevatori Fvg fa i conti con l’epidemia del Covid-19 annullando i vari incontri tecnici in programma per questi giorni. “In conformità con le disposizioni di legge, atte a contrastare l’emergenza epidemiologica da Coronavirus, ci troviamo costretti ad annullare gli incontri e i corsi di formazione previsti per questa settimana sperando di poterli recuperare al più presto – fa sapere il direttore dell’Aafvg, Andrea Lugo, spiegando che l’annullamento degli eventi ha scopo precauzionale, per evitare l’eventuale diffusione del virus che invece non interessa, non almeno direttamente, l’attività degli allevamenti. “Il virus non interessa gli animali”, ha infatti precisato.
Sono, dunque, annullati il corso di formazione per operatori di inseminazione artificiale bovina previsto da oggi al 27 febbraio, quello per addetti alla mungitura in agenda per il 26 e l’incontro del 27 febbraio dedicato all’allevamento suino. Annullata anche la due giorni di festa “Rifugiamoci” organizzata al rifugio Divisione Julia a Sella Nevea per il fine settimana del 29 febbraio e 1 marzo.