Applausi al Museo della civiltà del vino espressione del “sistema Buttrio” che valorizza il territorio con un click

di Giuseppe Longo

BUTTRIO – C’è il “sistema Fvg” che proprio oggi il governatore Massimiliano Fedriga presenta a Londra. E c’è il “sistema Buttrio” appena decollato e che ha fatto da filo conduttore anche alla inaugurazione del Museo della civiltà del vino del Friuli Venezia Giulia. Anche questa prestigiosa realizzazione rientra, infatti, in quel progetto “ideato per valorizzare le eccellenze del territorio comunale offrendo informazioni e punti di interesse di Buttrio a portata di un click”. Una bellissima cerimonia avvenuta a Villa di Toppo Florio – che, con il suo magnifico parco, fa parte del circuito promozionale – e nelle cui sale ha preso vita questa esposizione permanente di cimeli storici legati alla cultura della vite e del vino che in questo angolo rinomato dei Colli orientali del Friuli trovano collocazione ideale.

Geremia Nonini con Bassi e Venturini.


Un allestimento molto curato e di grande interesse, su progettazione di Enrico Franzolini e Francesco Messina (parte grafica), che propone al visitatore una selezione di ben 3.500 pezzi (vecchi attrezzi di campagna e di cantina, ma anche libri, documenti, manifesti) che riconducono alla donazione fatta al Comune collinare da Geremia Nonini. Il quale è stato applaudito dal folto pubblico e ringraziato ufficialmente, con la consegna di riconoscimenti, dal sindaco Eliano Bassi e dall’assessore alle attività produttive Tiziano Venturini, che è pure leader della sezione regionale delle 37 Città del vino, impegnata in questi giorni nelle Grandi verticali che, dopo il felice esordio a Corno di Rosazzo, hanno fatto da apprezzato “corollario” alla stessa apertura del Museo e che ora danno appuntamento alla prossima tappa, il primo dicembre, a Gradisca d’Isonzo nell’ambito delle iniziative per il Gran Premio Noè.

L’intervento di Cristiano Degano.

Un settore del folto pubblico.

Il saluto di Marco Benini.

La Giunta di Bassi e Venturini ha, dunque, portato a termine un progetto che era nato ben venticinque anni fa e che attendeva quella sistemazione adeguata arrivata a compimento soltanto adesso. Con un risultato ragguardevole come hanno potuto accertare i visitatori accompagnati dalle documentate spiegazioni di Stefano Cosma, perfetto “cicerone” tra i meandri storici della vitivinicoltura friulana. Il quale, in precedenza, aveva coordinato la cerimonia di presentazione che, dopo il benvenuto del sindaco Bassi, ha visto tra gli altri interventi quelli del professor Mauro Pascolini, del consigliere regionale Roberto Novelli e del presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Cristiano Degano. Come già annunciato, l’aula polivalente del Museo è stata infatti dedicata alla memoria del giornalista Isi Benini – commosso il figlio Marco, che ha ringraziato di cuore per la sensibilità dimostrata da Buttrio nei confronti del padre -, da tutti ricordato come il “cantore” delle eccellenze della enogastronomia Made in Fvg. E nei vari interventi è stato sottolineato il valore della realizzazione espositiva che si inserisce a meraviglia nel ricordato “sistema Buttrio” e quindi nell’insieme di proposte che, attingendo alle bontà agroalimentari della nostra terra a cominciare proprio dai vini, offre un “volano” imprescindibile per la promozione del turismo nell’area collinare ma più in generale nell’intera regione. In quella che Ippolito Nievo giustamente definì “piccolo compendio dell’Universo” e che, proprio per queste caratteristiche – in poche decine di chilometri si va dalla montagna al mare, passando per colline meravigliose che regalano vini eccezionali – è sempre di più meta di importanti flussi turistici sia italiani che stranieri.

La benedizione dei locali.

Venturini con Floriano Zambon.

Al termine della cerimonia – che ha visto la partecipazione, fra i molti ospiti, anche dell’ex presidente nazionale delle Città del vino, il coneglianese Floriano Zambon, del leader della Doc Friuli Stefano Trinco, del consigliere regionale Massimo Moretuzzo, di Alessandro Salvin, leader del Ducato dei vini friulani (che vide proprio Benini fra i suoi più convinti e appassionati fondatori) e del presidente delle Pro Loco Fvg Valter Pezzarini – è seguita la tradizionale cerimonia del taglio del nastro alla porta d’ingresso della importante raccolta museale, dopo la benedizione impartita dal parroco di Buttrio. Al termine, conclusa la visita ai locali, un sontuoso rinfresco accompagnato dai prestigiosi vini di Buttrio. Quelli che hanno contribuito a rendere famoso il Friuli nel mondo e che sono espressione della storia raccontata proprio dal Museo allestito a villa di Toppo Florio, dove storia, cultura e tradizione s’incrociano offrendo un quadro efficace e coinvolgente della viticoltura di ieri e di oggi, dalla barbatella al vino imbottigliato. I complimenti che si sono sentiti nell’occasione – e indirizzati prima di tutto al sindaco Bassi e all’assessore Venturini, ma anche al presidente della Pro Buri, Emilio Bardus – sono ampiamente meritati.
E dopo la riuscita verticale dedicata al Merlot, di cui si è fatto cenno, ecco un altro importante appuntamento sempre quale “corollario” all’apertura del Museo: giovedì 30 novembre, alle 19, ci sarà infatti il penultimo appuntamento dal titolo “L’importanza di essere Pignolo”, una serata dedicata al pregiato rosso autoctono ma soprattutto al ricordo di Girolamo Dorigo, uno dei grandi protagonisti del rilancio della vitivinicoltura regionale, con relativa degustazione. Ma di questo avremo occasione di parlare, prossimamente, in modo più approfondito.

La visita guidata da Stefano Cosma.

—^—

In copertina, il taglio del nastro all’ingresso del Museo del vino da parte del sindaco Eliano Bassi e del donatore Geremia Nonini.

(Foto anche di Claudio Fabbro)

Ma che bella festa a Prepotto-Dolegna sul Ponte dello Schioppettino! Un vero e proprio en plein per Calici di Stelle 2023

di Giuseppe Longo

PREPOTTO – Che bella festa sul Ponte dello Schioppettino! Ieri sera, Calici di Stelle targata Prepotto-Dolegna ha fatto veramente l’en plein, registrando una partecipazione mai vista (non meno di duemila persone!) grazie anche alle ottime, finalmente, condizioni del tempo. Raggianti i sindaci delle due comunità contermini, Mariaclara Forti e Carlo Comis, che hanno tagliato il simbolico nastro di questa consolidata manifestazione estiva delle Città del vino Fvg che ha segnato una effettiva, vera ripartenza post-Covid. Un vero peccato che, pure in questo meraviglioso angolo del Friuli – dove Colli orientali e Collio s’incrociano -, l’ormai tradizionale e suggestivo appuntamento sul torrente Judrio sia stato preceduto dai danni del maltempo che ha sconvolto campagne e paesi in larga parte della nostra regione. Ma gli agricoltori, e i vignaioli in primis, hanno il coraggio necessario per riprendersi anche da queste avversità e andare avanti. Cominciando proprio con il far festa sul ponte che unisce Albana e Mernico.

Oltre al consigliere regionale Diego Bernardis, già sindaco di Dolegna, tra i tantissimi ospiti c’erano Giorgio Cattarin, in rappresentanza della delegazione regionale delle Città del vino, che ha portato i saluti e l’apprezzamento del coordinatore Tiziano Venturini, trattenuto da altri impegni, e Claudio Angeli della corte del Ducato dei vini friulani, il quale ha portato l’adesione dell’importante sodalizio guidato da Alessandro Salvin, che recentemente ha tagliato il traguardo del mezzo secolo di vita. C’erano anche frati del famoso Santuario di Castelmonte che, come è noto, hanno in cura la Parrocchia di Prepotto.
Grandi protagonisti della serata, veramente da inserire nell’album dei ricordi più belli, lo Schioppettino di Prepotto e la Ribolla gialla di Dolegna del Collio, ferma o spumantizzata (che piace sempre più), ma anche tanti altri gioielli di queste due pregiate aree viticole, sia bianchi che rossi, tra cui Malvasia e Sauvignon, Tazzelenghe e Pinot nero. Vini di grande qualità, che attestano il livello ottenuto dalle aziende partecipanti e che li hanno esibiti con giusto orgoglio ai banchetti allestiti lungo tutto il ponte a cavallo dei territori dei due Comuni. Vini che hanno fatto il paio con i gustosi, anche innovativi, piatti presentati dai ristoratori, presi veramente d’assalto (e in certi casi esauriti anzitempo!) dalla folla di enoturisti arrivati anche da lontano.

Grande successo, insomma, per l’appuntamento che ha coronato la lunga serie di serate che hanno punteggiato tutto il Friuli Venezia Giulia da fine luglio a questi giorni post-San Lorenzo, dalla collina al mare (manca solo la festa conclusiva di Camino al Tagliamento, come è noto fissata per giovedì prossimo). Tutti bravi, a cominciare appunto dai due Comuni guidati dai sindaci Forti e Comis e cooadiuvati dai generosi collaboratori della Pro Prepotto diretta da Luca Pavan, per arrivare ai produttori vitivinicoli e ai ristoratori. Per cui è proprio il caso di ricordarli tutti, anche in questa occasione. Ecco le cantine: Ca’ Lovisotto, Ferruccio Sgubin, Fruscalzo, Grillo Iole, Katia Toti, La Rajade, La Viarte, Luca Sirch, Michele Grudina, Nicola Bodigoi, Norina Pez, Orlando e Didone’, Pascolo, Pitticco, Ronc Soreli, Ronco Scagnet, Scribano Vini, Spolert Winery, Valerio Marinig, Vie d’Alt, Vigna Lenuzza e Zorutti. Mentre le esperienze gastronomiche della Valle del Judrio sono state possibili grazie alle preparazioni dei ristoratori Agriturismo Breg, Agriturismo Scribano, Azienda agricola Manig, Bergamasco, Cinghiai a Sotet, Gusto antico, Panificio e gubane dal Panky, Ronchi Rò e Agriturismo Kont della vicina Castel Dobra.
La serata sul ponte, protrattasi fino a tardi, era stata preceduta dalla “Camminata fra i vigneti lungo le rive del Judrio” e a tramonto inoltrato dall’applaudito spettacolo, ideato e organizzato da Eva Nadalutti, dal titolo “Aghis e aganis, krivapete ed anguane”, proposto poco più avanti, dinanzi alla chiesina che sorge accanto all’azienda Grillo. Le brave interpreti, tutte vestite da candide vesti, hanno offerto ritratti di antiche leggende del territorio, tra episodi e racconti popolari, dimostrando quanto pure questo angolo del Friuli sia ricco di storia e tradizioni. Tutto al top, dunque. Per cui arrivederci, allora, al prossimo Calici di Stelle!

—^—

In copertina, l’inaugurazione della festa sul Ponte dello Schioppettino con il tradizionale taglio del nastro da parte dei sindaci Mariaclara Forti e Carlo Comis, presente il consigliere regionale Diego Bernardis; all’interno, altre belle immagini della riuscitissima serata e dello spettacolo di Eva Nadalutti.

Clima impazzito, dalla Cantina di Ramuscello (ora dotata di un innovativo depuratore) l’appello a cambiare quanto prima il nostro stile di vita

di Giuseppe Longo

SESTO AL REGHENA – Ad Azzano Decimo, a una manciata di chilometri da Ramuscello, nel nubifragio di pochi giorni fa che ha devastato le colture di mezzo Friuli, è caduto un “chicco” di grandine di ben 19 centimetri, un primato assoluto a livello perlomeno europeo. Si tratta soltanto di un “episodio”, ma che si inquadra in un fenomeno meteorologico certamente unico per l’ampiezza dei territori colpiti e di un’intensità tale che non si era mai vista. «La serie di dati storica ci dice che, nel 2023 e negli anni più recenti, sono stati registrati un numero molto elevato di record meteorologici, mai verificatisi prima. Dobbiamo prevenire e intervenire, mettendo il contrasto alla crisi climatica come priorità. Tutti i ghiacciai del mondo si stanno ritirando. Anche quelli delle Alpi che sono destinati a sparire entro fine secolo e provocano l’aumento del livello del mare creando problemi anche alle lagune friulane e a tutti gli insediamenti e le attività della costa. I negazionisti devono prendersi la responsabilità delle loro posizioni antiscientifiche e dannose». Sono, queste, le severe conclusioni a cui è giunto, ieri mattina di fronte a un affollato parterre, il climatologo Luca Mercalli – il cui nome evoca l’inventore della famosa “scala” che misura il grado di distruzione provocato dai terremoti – intervenendo al convegno “Acqua” organizzato dalla Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito e coordinato dal divulgatore e documentarista Marco Virgilio, in occasione dell’inaugurazione del modernissimo e innovativo depuratore e del grande murale realizzato, per abbellirne un lato, dal maestro Francesco Tullio Altan.

Tradotto, tutto questo significa che ormai non c’è più tempo. Bisogna che tutti facciamo la nostra piccola parte per ridurre le emissioni, e quindi il riscaldamento globale causato dal famoso “effetto serra”, cercando di frenare, anche se non sarà per nulla facile, il repentino cambiamento climatico in corso, considerando che ognuno di noi “produce” ogni anno qualcosa – sono ancora parole di Mercalli, che è presidente della Società Meteorologica Italiana, oltre che giornalista scientifico – come 7 mila chili di anidride carbonica, quantitativo che aumenta spaventosamente nel continente asiatico e in America, mentre nei Paesi meno evoluti dell’Africa è quasi insignificante. Per cui, per il climatologo, è improprio classificare i gravissimi fenomeni di queste settimane semplicemente come “maltempo”. Sono, purtroppo, qualcosa di molto peggio!
«Il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni italiane più ricche d’acqua e per questo, finora, ci siamo poco preoccupati del suo uso sostenibile. È necessario pensare e ripensare a un suo utilizzo più duraturo e, perciò, serve un piano strategico regionale ad hoc, non solo per gestire la quantità disponibile, ma anche la qualità. L’abbassamento strutturale delle falde provocherà la necessità di tutta una serie di riprogettazioni legate all’idraulica e, dunque, bisogna mettere tutte le competenze necessarie attorno a un tavolo», gli ha fatto eco il geofisico Bruno Della Vedova, uno tra i massimi esperti di cosa nasconda il sottosuolo della nostra regione. Edoardo De Cal, studente del Politecnico di Milano, ha invece illustrato le caratteristiche e le potenzialità dell’app Wop-Station ideata con alcuni colleghi per la gestione e il risparmio delle risorse idriche nelle aziende agricole, basata sull’elaborazione dei dati satellitari attualmente disponibili.

«Sarà un ulteriore passo avanti della cooperativa all’insegna dell’economia circolare e della sostenibilità – aveva sottolineato in apertura, dopo il saluto agli ospiti, il presidente della Cantina, Gianluca Trevisan, riferendosi appunto alla realizzazione del nuovo depuratore -. Un impegno economico importante che si è concretato grazie anche al supporto dell’assessorato regionale alle Risorse agroalimentari. Un’opera, fortemente voluta dagli amministratori della Cantina, che si prefigge di migliorarne la sostenibilità ambientale integrando, allo stesso tempo, alcuni servizi tecnici dedicati agli oltre 150 soci e mantenendo così un forte legame con il territorio. L’opera appena inaugurata, alimentata dall’impianto fotovoltaico installato sul tetto della Cantina e capace di produrre 280 kWh, è stato realizzato da una ditta locale con una capacità di depurare, ogni anno, oltre 20 mila metri cubi d’acqua derivata esclusivamente dalle lavorazioni. Questo nuovo manufatto “4.0” non si limiterà al solo trattamento delle acque reflue ma, sfruttando un sofisticato impianto di filtrazione di ultima generazione, riverserà un’acqua batteriologicamente pura che potrà essere utilizzata per il lavaggio degli atomizzatori dei soci, in un’apposita piazzola a recupero totale. Inoltre, parte dell’acqua che uscirà dall’impianto di depurazione, potrà essere impiegata per l’irrigazione dei giardini e del futuro “bosco didattico”, che verrà piantumato, nei prossimi mesi, a fianco degli edifici della Cantina».

«L’inaugurazione di questa importante opera per la sostenibilità della Cantina di Ramuscello e San Vito deve essere l’occasione per fare un punto sulla gestione della risorsa acqua: bisogna intraprendere un percorso prima di tutto culturale, che ammetta anzitutto che non esiste distinzione tra tipologia di utilizzo, il quale deve per tutti essere improntato al risparmio e all’eliminazione degli sprechi», ha detto infine, traendo le conclusioni della proficua mattinata, il titolare dell’Agricoltura regionale, Stefano Zannier. «In assestamento di bilancio, abbiamo appena approvato una norma che ha la disponibilità di un milione di euro per sostenere la realizzazione degli impianti di depurazione per aziende di dimensioni più piccole rispetto a quella protagonista dell’inaugurazione di oggi e che avevano maggiori difficoltà ad investire in questo tipo di impianti» ha reso noto l’esponente della Giunta Fedriga. Zannier ha pure richiamato l’attenzione sul fatto che l’esposizione sempre più frequente a fenomeni atmosferici estremi deve portare a raccogliere l’acqua quando è presente e a utilizzarla con massima efficienza quando è scarsa. «A tal fine la Regione da tempo investe imponenti risorse. Solo l’anno scorso sono stati destinati a questo tema 20 milioni di euro, con 7 milioni per il triennio per finanziare sistemi ad alta efficienza, ma bisogna urgentemente iniziare a mettere a terra progettualità per la raccolta di acqua di ingenti dimensioni», ha osservato l’assessore. «Serve valutare – ha infatti aggiunto concludendo la sua riflessione – le situazioni per quelle che sono. Non ci sono soluzioni magiche, ma bisogna confrontarsi a tutti i livelli per provocare un necessario cambiamento culturale utilizzando una prassi operativa razionale. La sfida non è solo quella di ridurre i consumi idrici, ma anche quella di servire i territori che oggi sono senz’acqua e ne hanno necessità. Bisogna consumare meno per ampliare la distribuzione anche alle molte superfici bisognose, oggi o nell’immediato futuro».

Prima di passare all’inaugurazione del depuratore, sotto un sole che ormai picchiava forte, il direttore della Cantina, enologo Rodolfo Rizzi, ricollegandosi alla grande opera d’arte che lo “ingentilisce”, ha osservato che «sicuramente la novità, unica nel suo genere, è rappresentata dal grande murale (15 metri per tre), opera del maestro Altan, che spicca imponente su una parete del depuratore. L’opera, che ritrae un paesaggio bucolico ricco d’acqua e dove svettano numerosi personaggi, cari all’artista friulano, con la Pimpa che fa gli onori di casa, sarà meta di visite da parte dei cittadini e scolaresche. L’esecuzione di questo magnifico murale è stata possibile grazie al contributo degli alunni della 3a classe del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons, guidati dalla professoressa Sara Marzari, da Vanessa D’Andrea, della Scuola Mosaicisti del Friuli, e da Fabio Brusadin dell’Associazione culturale Kantiere Misto».
Depuratore e murale sono stati quindi benedetti dal vescovo di Concordia-Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini – «Sono molto contento di essere qui, perché anch’io sono figlio di viticoltori», ha detto il presule -, concludendo la festosa e riuscitissima cerimonia che è stata infine coronata da un sontuoso rinfresco, accompagnato dagli splendidi vini della Cantina, apprezzato, come tutta l’organizzazione, dal foltissimo numero di invitati – si calcola trecento persone! -, tra cui molte autorità. Con il sindaco reggente di Sesto al Reghena (Città del vino Fvg), Andrea Nonis, e altri primi cittadini della zona, c’erano anche i consiglieri regionali Diego Bernardis e Markus Maurmair, nonché esponenti del mondo cooperativistico, come i presidenti di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli, e di Confcooperative Fvg, Daniele Castagnaviz, e vitivinicolo, tra cui Alessandro Salvin, leader del Ducato dei vini friulani. La giovanissima arpista Tamara Bonotto, vincitrice del premio “Giovani Talenti 2022”, durante il convegno aveva invece proposto alcuni apprezzati interventi musicali, alleggerendo la pesante “atmosfera” di preoccupazione inevitabilmente creato dalle allarmistiche constatazioni e previsioni degli esperti chiamati ad analizzare il particolare momento che stiamo vivendo, che va, appunto, dalla ormai cronica carenza d’acqua, con gravi e ricorrenti episodi siccitosi, allo scatenarsi di fenomeni estremi di questo clima impazzito come quelli recentissimi che hanno sconvolto anche le campagne della nostra regione.

—^—

In copertina, il taglio del nastro per l’inaugurazione ufficiale del nuovo depuratore e del murale di Altan; all’interno, il convegno sul clima con gli interventi di Luca Mercalli, Bruno Della Vedova ed Edoardo De Cal; il saluto dell’assessore Stefano Zannier, la sala affollata e la giovane arpista Tamara Bonotto; la benedizione del vescovo Giuseppe Pellegrini e il folto pubblico; infine, lo scoprimento da parte degli studenti del grande murale con opportuna foto ricordo e una nuovissima irroratrice a recupero.

Dal Ducato dei vini friulani che ricorda Isi Benini un appello: la Ribolla gialla sia il vino identitario del Vigneto Fvg

di Giuseppe Longo

Che sia ferma o frizzante, grazie alle vivaci ed eleganti bollicine che sprigiona, questo è senza dubbio il momento della Ribolla gialla, storico vitigno del Friuli, con incontestabili origini sui colli di Rosazzo “vegliati” dall’antica Abbazia benedettina, dove venivano coltivate – se ci fosse ancora a raccontarcelo l’indimenticato Menut Cjasesole… – anche altre vecchie varietà autoctone, alcune delle quali fortunatamente salvate, come Pignolo e Tazzelenghe. Grande successo, insomma, per la Ribolla gialla, tanto che la Regione Fvg è consapevole della necessità di azioni utili a poterla difendere, visto che si coltiva un po’ dappertutto. E un appello in tal senso si è levato anche dalla Dieta di primavera del Ducato dei vini friulani che, dall’alto del Castello di Udine da tutti riconosciuto come simbolo del Friuli, ha messo l’accento proprio su questo grande bianco di casa nostra. Il duca Alessandro I ha lanciato infatti una sorta di “provocazione”, chiedendo che la Ribolla gialla diventi il “vino identitario” del Friuli Venezia Giulia.

I nuovi nobili con la corte ducale.

Nel contempo, Alessandro Salvin, leader dell’ormai ultracinquantenario sodalizio, ha ricordato l’impegno per contrastare gli eccessi del bere fra i giovani e l’importante collaborazione con la Polstrada di Udine. Una lodevolissima azione preventiva che era stata efficacemente avviata, anche attraverso incontri nelle scuole, ai tempi dell’indimenticato Piero I – al secolo, il giornalista Piero Villotta, scomparso prematuramente un paio di anni fa – e che, appunto, il Ducato oggi intende continuare.
Tutela della Ribolla gialla e lotta agli eccessi del bere, “predicando” invece una corretta somministrazione delle bevande alcoliche a cominciare dagli eccellenti vini friulani, sono stati dunque i capisaldi della relazione di Alessandro I alla corte ducale, ai nuovi nobili che aspettavano con impazienza di ricevere l’ambito collare rosso, e al pubblico, riuniti nel meraviglioso Salone del Parlamento.
Pochi, ma di “peso”, i nuovi nobili tanto che per la prima volta il Ducato dei vini friulani ha voluto premiare anche un importante volto della Città del Vaticano: padre Fabio Baggio, sottosegretario di Stato per i migranti e i rifugiati. Quindi, le “insegne” sono andate al colonnello Orazio Ianniello, comandante provinciale dei Carabinieri di Udine, al vicequestore Gianluca Romiti, comandante della Polizia Stradale di Udine, all’avvocato Fabio Cattaruzzi, al dirigente Flavio Lodoli, alla commercialista Paola Lombardi, al manager Luigi Melacini, alla commercialista e sindaco di Trasaghis Stefania Pisu, alla wine promoter Lisa Rossi, alla psicologa e ristoratrice Jessica Urban.
I lavori della Dieta di primavera si erano aperti con i saluti del sindaco professor Alberto Felice De Toni e del consigliere regionale Diego Bernardis, già sindaco di Dolegna del Collio, intervenuto in rappresentanza del governatore Massimiliano Fedriga. Un saluto infine anche da parte di Fabrizio Tomada, responsabile della Contea di Roma del Ducato.

Nobile il comandante della Polstrada.

Il sindaco De Toni premia Matteo Bellotto.

La festosa cerimonia ha voluto rendere omaggio anche a una grande figura del giornalismo friulano che tanto si impegnò a favore della promozione e della difesa del settore vitivinicolo: molti ricorderanno ancora “Il vino”, quella meravigliosa rivista in carta patinata che purtroppo da molti anni non si stampa più. Un omaggio che è avvenuto con la consegna del prestigioso “Premio Ricordo Isi Benini 2023”. A meritarlo è stato il dottor Matteo Bellotto, filosofo e scrittore, nonché ideatore della Tasting Rom e Ambasciatore del Vigneto Friuli in Italia. “Appassionato cultore e raffinato narratore della storia, cultura e tradizioni della nostra terra – si legge nella motivazione -, ha legato i suoi studi e la sua attività a quel grande patrimonio che accomuna indissolubilmente identità e territorio. La coltivazione della vite, l’uva e il vino hanno sempre rappresentato per Matteo un motivo di profonda riflessione, che la brillante laurea in filosofia ha spinto ancor più in profondità, sul potere evocativo del vino nella tradizione culturale friulana. Come attraverso esso, passando tra le vecchie osterie e i ritrovi di campagna, abbia contribuito agli incontri tra le persone, ai confronti tra mondi diversi, alla creazione di quella identità, spesso non riconosciuta ma fortemente presente, senza mai disperdersi e mantenendo intatta e brillante la sua figura. Finalista al premio nazionale Vermentino, già vincitore di numerosi premi letterari che raccontano di vino, di storie umane e di vicende, dove il bicchiere diventa una chiave di lettura unica e sincera di sentimenti e di passioni. La sua attività continua organizzando degustazioni e masterclass in tutta Italia e all’Estero, proponendo un innovativo sistema di degustazione a partire dall’uva, che sta portando migliaia di persone a conoscere l’unicità dei territori della nostra Regione. Ideatore tra l’altro della Tasting Academy, sala unica in Italia per la promozione dei vini, attraverso un sistema di mappature di migliaia di vigne e di dati aggregati delle singole uve, dove i partecipanti, attraverso un originale sistema multimediale entrano in contatto con le cantine, interagendo con i vignaioli di cui stanno degustando i vini. La sua incessante ricerca lo vede attualmente impegnato, con l’ausilio di un caschetto neuronale, nello studio della reazione della mente in fase di degustazione. Consulente di UniDoc Fvg, del Consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo e di Promoturismo di cui cura tutti gli eventi enogastronomici, non poteva che suscitare riconoscenza e ammirazione da parte dei Nobili, per l’incessante promozione a favore della nostra terra. Il Ducato, pertanto, si onora di premiarlo con il Ricordo Isi Benini 2023”.

—^—

In copertina, il duca Alessandro I durante la sua relazione all’apertura della Dieta.

Udine, domani la Dieta di Primavera del Ducato dei vini friulani con i nuovi nobili e il Premio dedicato a Isi Benini

(g.l.) Calato con successo il sipario su “Asparagus”, la ormai storica rassegna enogastronomica, ecco un nuovo importante appuntamento per il Ducato dei vini friulani che l’anno scorso ha compiuto mezzo secolo di vita. Il duca Alessandro I (al secolo Alessandro Salvin) e la corte ducale hanno, infatti, indetto la tradizionale Dieta di Primavera per la nomina dei nuovi Nobili e per la consegna del Premio “Ricordo Isi Benini”. Destinatario quest’anno del prestigioso riconoscimento, omaggio a uno fra i più convinti e attivi fondatori del Ducato nel lontano 1972, è il dottor Matteo Bellotto.
L’appuntamento è dunque fissato per domani mattina, 17 giugno, nella solenne cornice del Salone del Parlamento, nel Castello di Udine, unanimemente riconosciuto come il “simbolo del Friuli”. L’organizzazione ricorda che sarà disponibile un bus navetta a partire dalle ore 9.30 da piazza Libertà.

—^—

In copertina, il giornalista Isi Benini (1924-1990) e qui sopra il duca Alessandro Salvin.

 

“Asparagus” al via a Tavagnacco: fu proprio Al Grop che tutto cominciò oltre quarant’anni fa

(g.l.) Pronti, via! “Asparagus”, la manifestazione fiore all’occhiello del Ducato dei vini friulani che, con la guida di Alessandro Salvin, ha festeggiato il mezzo secolo di vita, prende il via oggi, 14 aprile. E lo farà proprio a Tavagnacco, Al Grop, dove il fortunato circuito enogastronomico nacque oltre 40 anni fa. Come già riferito a proposito della sua presentazione ufficiale avvenuta nei giorni scorsi nella sede udinese della Camera di Commercio Pordenone-Udine, questa nuova edizione di “Asparagus” avrà la novità di tre nuovi ristoranti inseriti nel tradizionale circuito per gourmet e sommelier: Hostaria alla Tavernetta di Udine, Eataly a Trieste e Il Pedrocchino di Sacile, che si vanno ad aggiungere agli storici ristoranti, appunto, Al Grop di Tavagnacco, Là di Moret a Udine, Lokanda Devetak a San Michele del Carso, Da Nando a Mortegliano, La Dinette a Grado e Da Toni a Gradiscutta di Varmo.

Alessandro Salvin


“Asparagus 2023” prenderà, dunque, il via questa sera a Tavagnacco. Fu proprio nel rinomato locale, all’ombra del campanile, che tutto cominciò nel lontano 1981, dando concretezza all’idea degli indimenticabili Elio Del Fabbro e Isi Benini, giornalista il secondo con la passione innata dell’enogastronomia e strenuo difensore delle peculiarità del Friuli. Questo, pertanto, il calendario dopo la serata inaugurale nella “capitale” storica dell’asparago bianco friulano: 21 aprile – Là di Moret Udine; 28 aprile – Lokanda Devetak San Michele del Carso; 5 maggio – Da Nando Mortegliano; 12 maggio – Eataly Trieste; 19 maggio – La Dinette Grado; 26 maggio – Da Toni Gradiscutta di Varmo; 2 giugno – Hostaria alla Tavernetta Udine, in contemporanea con Il Pedrocchino Sacile. Buon “Asparagus” a tutti!

Elio Del Fabbro e Isi Benini

 

Macché grilli o carne finta! “Asparagus” ci tiene legati alle eccellenze del Friuli

di Giuseppe Longo

UDINE – «In tempi in cui sentiamo quotidianamente parlare di cibi sintetici, è un onore sostenere una manifestazione come “Asparagus”, che fonda la sua storia nella tradizione, nella naturalità della produzione della nostra terra, e che la valorizza. Al Ducato dei vini va dunque il nostro plauso, per la qualità che ripropone di edizione in edizione, promuovendo una delle eccellenze del territorio elaborate con creatività dai migliori chef». Sono le parole con cui Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, ha suggellato, ieri mattina in sala Valduga, l’incontro per la presentazione della nuova edizione, la 23ma, di “Asparagus”, la fortunata manifestazione enogastronomica promossa e organizzata dallo stesso sodalizio della vite e del vino, appunto, con il sostegno dell’ente camerale, della Fondazione Friuli e del marchio Io sono Friuli Venezia Giulia. Quindi niente grilli o insetti vari, e tanto meno carne sintetica, finta o “coltivata” che dir si voglia – peraltro vietata in Italia -, ma grande desiderio di rimanere saldamente ancorati alle eccellenze della nostra tradizione agroalimentare. E una di queste è proprio l’asparago friulano – bianco o verde, a seconda delle preferenze – dalle tante virtù organolettiche e nutrizionali.

Alessandro Salvin e Giovanni Da Pozzo.


A Da Pozzo ha fatto eco il duca Alessandro I, il quale, richiamandosi brevemente alla storia della manifestazione (dapprima biennale), ha subito detto che nei nove ristoranti del circuito piatto comune per tutti «sarà il classico, ma sempre di grande fascino e incomparabile gusto, “asparagi e uova”. Lasciamo poi alla fantasia degli chef declinare gli altri piatti nei vari e ricchi menù, che avranno sempre come denominatore comune l’asparago, sia esso il celebre e imponente bianco o il verde, che i vari produttori friulani ormai sparsi nelle aree dell’intera regione non mancheranno di fornire». E i vini? Quelli in abbinamento saranno ovviamente i grandi bianchi del Vigneto Fvg «lasciando però anche spazio – ha precisato il leader del Ducato, al secolo Alessandro Salvin – a qualche rosso in cerca di avventure». E uno di questi potrebbe essere lo Schioppettino di Prepotto o di Cialla, ipotesi che ha subito affascinato Mariaclara Forti, sindaco del piccolo Comune in riva al Judrio, presente all’incontro e sempre in prima linea per la valorizzazione dei prodotti della prestigiosa sottozona dei Colli orientali del Friuli.
Questa edizione di “Asparagus” avrà la novità di tre nuovi ristoranti inseriti nel tradizionale circuito per gourmet e sommelier: Hostaria alla Tavernetta di Udine, Eataly a Trieste e Il Pedrocchino di Sacile, che si vanno ad aggiungere agli storici ristoranti, appunto, Al Grop di Tavagnacco, Là di Moret a Udine, Lokanda Devetak a San Michele del Carso, Da Nando a Mortegliano, La Dinette a Grado e Da Toni a Gradiscutta di Varmo: un applauso affettuoso è andato a Elisabetta Morassutti che ha deciso di portare avanti la storica attività nel ricordo del padre Aldo, scomparso lo scorso anno. «Manca ancora – ha fatto osservare Salvin – la montagna, ma è una lacuna che cercheremo di colmare fin dalla prossima edizione».

Asparagi bianchi…

… e verdi.

“Asparagus 2023” prenderà, dunque, il via il 14 aprile prossimo al ristorante Al Grop di Tavagnacco. Fu proprio in questo rinomato locale, all’ombra del campanile, che tutto cominciò nel lontano 1981, mettendo a frutto una felice idea degli indimenticabili Elio Del Fabbro e Isi Benini, giornalista il secondo con la passione innata dell’enogastronomia e strenuo difensore delle peculiarità del Friuli (ricordate la bellissima rivista “Il Vino”?). Andrà in scena uno speciale evento a tavola come quelli che seguiranno nei venerdì consecutivi fino al 2 giugno in cui si svilupperà il sicuramente coinvolgente percorso gastronomico-culturale.
Questo, pertanto, il calendario dopo la serata inaugurale di Tavagnacco, la “capitale” storica dell’asparago bianco friulano: 21 aprile – Là di Moret Udine; 28 aprile – Lokanda Devetak San Michele del Carso; 5 maggio – Da Nando Mortegliano; 12 maggio – Eataly Trieste; 19 maggio – La Dinette Grado; 26 maggio – Da Toni Gradiscutta di Varmo; 2 giugno – Hostaria alla Tavernetta Udine, in contemporanea con Il Pedrocchino Sacile.
Ricordiamo, infine, le zone tipiche di produzione dell’asparago, sebbene oggi sia coltivato anche in altre aree della regione, fra cui quelle pordenonesi di Casarsa e Cordenons: Tavagnacco, Tricesimo, Latisana, Fiumicello, San Vito al Torre, nonché Fossalon, Cormons, Sant’Andrea, Moraro e Medea nel Goriziano. I suoi ottimi valori nutrizionali contribuiscono al benessere di chi lo assapora e il suo sapore delicato dona ai piatti un gusto raffinato ricco di sempre nuove emozioni. I bianchi turioni già da metà Settecento venivano coltivati sulle colline moreniche e ve n’è ampia traccia nei bollettini agricoli del tempo. Inoltre, si narra come questo ortaggio fosse molto amato dall’imperatrice d’Austria Maria Teresa, il cui nome è rimasto indissolubilmente legato allo sviluppo di Trieste. E gli asparagi recapitati a corte fecero conoscere il prodotto friulano anche in Oltralpe, favorendo in tal modo il suo commercio nell’area viennese. Ma questa è storia. Passando, invece, all’attualità non resta che aspettare il via di “Asparagus 2023”, incamminandoci poi nelle nove affascinanti e gustose tappe.

Sala Valduga in Cciaa a Udine.

 

A Feletto ritornerà la “Festa della Verza” nel ricordo del dottor Valerio Rossitti

di Giuseppe Longo

TAVAGNACCO – Festa grande oggi a Feletto Umberto per il suo patrono. Dopo la Messa solenne in lingua friulana, ci sarà la tradizionale distribuzione del “Pane di Sant’Antonio”, con la benedizione del paese e un concerto di campane. Come annunciano gli organizzatori, si potranno anche acquistare i prodotti ortofrutticoli a Km 0, in particolare le verze tipico ortaggio di stagione. E al termine del rito domenicale sia a Feletto che a Tavagnacco – anche il capoluogo, infatti, festeggia Sant’Antonio Abate – le Pro Loco delle due comunità offriranno un assaggio di verze con le salsicce, gustoso piatto invernale che abbina i sapori dell’orto a quelli delle saporite carni suine.

Il ricordo di Valerio Rossitti.


Ed è appropriato definire “assaggio” quanto verrà proposto stamane, perché la verza tornerà a essere grande protagonista fin dal 2024. Infatti, nel prossimo gennaio, sempre in coincidenza con la memoria di “Sant Antoni des bestis” o dal “purcit”, c’è tutta la volontà da parte del Comune di Tavagnacco e della Pro Feletto di riproporre la bellissima “Festa della Verza” che aveva animato per diciannove anni la popolosa cittadina alle porte di Udine. L’ha assicurato l’assessore Ornella Comuzzo, l’altra sera, durante l’affollato incontro in sala Feruglio dedicato al ricordo di Valerio Rossitti, medico ed enogastronomo, nel centenario della nascita che ricorreva proprio il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate. Un annuncio accolto con grande soddisfazione da Giannino Angeli, da sempre appassionato “regista” dell’iniziativa, che non ha voluto mancare all’appuntamento, ma anche da Bepi Pucciarelli, giornalista ed esperto di lungo corso in fatto di vini e cucina tipica, il quale ha garantito fin d’ora la sua collaborazione “tecnica” affinché sia una ventesima edizione in grande stile.

Il saluto del sindaco Liruti e i relatori.

Un preparato tavolo di relatori ha dunque reso omaggio al dottor Rossitti, uomo di «scienza e competenza» come l’ha definito il giornalista Silvano Bertossi, pure lui da sempre attento alla promozione e alla valorizzazione della buona tavola di casa nostra, tanto da aver fondato la Confraternita della polenta friulana di cui anche il medico di Feletto era convinto sostenitore. Nell’occasione, è stato presentato il libro di Valerio Rossitti “La Veridica Historia della Gastronomia – Dal pomo d’Adamo alle frasche di Maria Teresa” pubblicato, con la supervisione di Germano Pontoni, dall’editrice L’Orto della Cultura di Pasian di Prato, rappresentata da Maura, sorella del maestro di cucina che ha offerto alla platea un affettuoso ricordo di Rossitti. «Instancabile ed entusiasta studioso del gusto che, con attento e scrupoloso lavoro di ricerca, è riuscito a far riparlare mio padre nelle righe di questo libro nel centenario della nascita», ha detto di Pontoni la figlia Piera, commossa per aver constatato la grande stima che circonda ancora Valerio Rossitti. «Umanista, cioè una persona interessata all’uomo e alla sua storia», l’ha definito nella prefazione al libro Marisanta di Prampero, ricordando di averlo conosciuto negli anni ’60 «quando arrivai sposa in quel di Tavagnacco». E ancora: «Mi fu presentato come il dottor Rossitti, medico, alla sagra degli asparagi che dal 1935 si teneva nel parco della Villa di Prampero, ma da come parlava di quei turioni esposti capii subito che, oltre ad essere medico, era anche un gastronomo». Ricordo rafforzato anche dalle parole di Renata Capria D’Aronco, la quale ha sottolineato tutto l’apprezzamento del Club per l’Unesco di Udine per l’organizzazione dell’importante serata. Alla quale con il sindaco Moreno Lirutti, che ha fatto gli onori di casa, hanno partecipato anche due primi cittadini emeriti, il già citato Giannino Angeli e Mario Pezzetta, che fu anche presidente della Pro Tavagnacco. Ma in platea a onorare la figura del medico-gastronomo – ricordato anche dalla proiezione di immagini curata dallo chef Sergio Negro – c’erano pure Alessandro Salvin, leader del Ducato dei vini friulani – che ha appena festeggiato mezzo secolo di vita -, e l’ingegner Giorgio Arpino, presidente della Lilt Udine da sempre partner con i suoi volontari della “Festa della Verza”. Come avverrà sicuramente anche nel 2024 quando, ne siamo certi, la manifestazione ritornerà a Feletto. Proprio nel ricordo del dottor Valerio Rossitti.

Il folto pubblico in sala Feruglio.

—^—

In copertina, la verza il tipico ortaggio invernale che tornerà a essere festeggiato a Feletto Umberto.

Ducato dei vini friulani da 50 anni: a Riccardo Cotarella leader di Assoenologi il Premio Isi Benini 2022

(g.l.) «Sono onorato di essere stato premiato dal Ducato dei vini friulani, in occasione del lo 50° anniversario, per aver contribuito alla valorizzazione dei vini di questo meraviglioso territorio». Sono le parole con cui Riccardo Cotarella, presidente nazionale di Assoenologi, ha voluto esprimere la sua gratitudine per essere stato insignito del prestigioso riconoscimento che ricorda il grande e indimenticato giornalista, fondatore proprio mezzo secolo fa del Ducato stesso e portavoce impareggiabile dell’enogastronomia friulana. A consegnargli il Premio Isi Benini 2022 il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, e Alessandro I (al secolo Alessandro Salvin), leader dell’ormai storico alfiere del Vigneto Fvg, durante una solenne cerimonia nel salone del Parlamento del Castello di Udine, presente il sindaco Pietro Fontanini.

Cotarella con Rodolfo Rizzi…

… e Matteo Lovo.

A ricevere il collare rosso di “nobile onorario” è stato invece lo stesso governatore Fedriga, il quale ha sottolineato che il «Ducato dei vini friulani ha il grande merito di promuovere la cultura delle radici del nostro territorio contribuendo con la sua attività a valorizzare le eccellenze della nostra regione, la quale viene sempre più scelta dai turisti in questi ultimi anni per la qualità della sua offerta enogastronomica». Durante il suo intervento, il massimo esponente della Regione Fvg ha ricordato come proprio il vino sia un prodotto fortemente legato al territorio di appartenenza, le cui peculiarità connotano il gusto e il colore del vitigno. E la capacità del Ducato – come ha osservato anche Fedriga – è stata pure quella di aggiornarsi nel tempo aprendosi ai giovani, promuovendo un consumo sostenibile, soprattutto durante la guida del compianto Piero Villotta, che guardi principalmente alla qualità del prodotto.
Nell’occasione, il governatore ha ricordato l’esempio virtuoso sul piano sociale dell’azienda Villa Russiz, dove alla produzione del vino è stata associata una meritoria finalità improntata alla solidarietà e all’assistenza a favore dei bambini svantaggiati. Infine, Massimiliano Fedriga ha ribadito la scelta intrapresa dall’Amministrazione regionale di armonizzare l’offerta ricettiva e turistica alle eccellenze enogastronomiche del territorio, «per una crescita economica – ha concluso – che esalti e valorizzi le radici culturali del Friuli Venezia Giulia».
Ricordiamo, infine, che tra i nuovi nobili del Ducato del vini friulani c’è anche Gianluca Trevisan, presidente della Cantina Ramuscello e San Vito. Ad applaudire il premiato Riccardo Cotarella e tutti gli insigniti c’erano anche Rodolfo Rizzi, già presidente di Assoenologi Fvg e attuale componente della Corte ducale, che era schierata al completo, e dal suo successore Matteo Lovo, da pochi mesi eletto alla guida dei tecnici della vite e del vino della nostra regione.

Trevisan con Rizzi e Cotarella.

—^—

In copertina, il presidente Riccardo Cotarella riceve il Premio Isi Benini 2022 dalle mani del governatore Fvg Massimiliano Fedriga, presente il Duca Alessandro I.

 

Ritorna a Udine “Friuli Doc in Osteria”: compie cinque anni e continua a crescere

Primo lustro per “Friuli Doc in Osteria”, che quest’anno cresce ancora. Sono infatti venti le osterie aderenti all’iniziativa in programma nell’ambito della 28ma edizione della più grande manifestazione enogastronomica del Friuli Venezia Giulia.

RUOLO CENTRALE – Per quattro giornate, dall’8 all’11 settembre, il capoluogo friulano rinnoverà l’appuntamento con la buona cucina regionale, e fra le protagoniste indiscusse ci saranno proprio le osterie. Si tratta di una «percorso virtuoso che affonda nelle radici del passato ma guarda al prossimo futuro. Un importante evento in cui crediamo molto e che ci dà sempre grandi soddisfazioni», ha spiegato Marco Zoratti, presidente di Confesercenti Udine, che ha organizzato “Friuli Doc in Osteria” di concerto con il Comitato Difesa Osterie Friulane, con il patrocinio del Comune di Udine, Ente Friuli nel Mondo, Promoturismo Fvg, Società Filologica friulana, Pro Loco Città di Udine, in collaborazione con Arlef, Agenzia Regionale per la Lingua Friulana che anche per l’edizione numero cinque ha tradotto, grazie al suo Sportello, il menù in lingua friulana.

LAVORO DI SQUADRA – In occasione dell’incontro – a cui hanno partecipato Massimo Marchesiello, prefetto di Udine, Loris Basso, presidente di Ente Friuli nel Mondo, Alessandro Salvin, del Ducato dei Vini Friulani, ed Enzo Cataruzzi del Club della minestra, oltre ai rappresentanti del nuovo sodalizio “Identità Friulana” che sarà presentato ufficialmente nei prossimi giorni – è intervenuto anche Maurizio Franz, assessore alle Attività produttive, Turismo e Grandi eventi del Comune di Udine che ha dichiarato: «Non posso che fare i complimenti agli organizzatori. Dalla prima edizione di “Friuli Doc in Osteria” è stato fatto un grandissimo lavoro di squadra grazie al quale ogni anno vengono valorizzate le nostre eccellenze e la nostra tradizione culinaria, quella che ha fatto conoscere la nostra terra in tutto il mondo».

VENTI MENU – Da sempre, ieri come oggi, luogo di socialità, le osterie saranno presenti a Friuli Doc con 20 menu diversi, capaci di soddisfare tutti i palati. Ciascuna proposta di cucina non mancherà d’essere poi accompagnata anche da un buon bicchiere di vino, il tutto a partire da soli 4,50 euro. «Con l’aiuto di molti e con il nostro impegno, intendiamo ricordare, salvaguardare e trasmettere ai giovani gli usi, i costumi, le tradizioni della nostra terra nonché tutelare e promuovere la nostra bella lingua – ha precisato Enzo Mancini, presidente del Comitato Difesa Osterie Friulane -. Approfitto dell’occasione per tessere ancora una volta l’elogio dell’osteria che sin dal milletrecento ha scandito la vita quotidiana del Friuli, ponendosi come luogo di aggregazione, conversazione, informazione, svago e, in casi particolari, anche di risoluzione di piccoli e grandi problemi quotidiani. Anche oggi, nonostante la tecnologia abbia raggiunto livelli altissimi, l’osteria riesce a esprimere quel significato di luogo amato e condiviso che unisce e aiuta a promuovere valori quali la solidarietà e la uguaglianza, nonché a difendere il ricordo di un passato che è sempre con noi. Fra due anni il Comitato festeggerà i quarant’anni di fondazione. Ci faremo trovare pronti a passare il testimone alle nuove generazioni».

OSTERIE ADERENTI – Al Canarino (via Cussignacco 37), Al Carûl Ciòc (via G.B.Tiepolo, 64), Al Fari Vecjo (via Grazzano 78), Al Lepre – Gustâ (via Poscolle 29), Al Pavone (via Muratti 62), Al Vecchio Stallo (via Viola 7), Alla Ghiacciaia (via Zanon 13/A), Antica Trattoria Maddalena (via Pellicerie 4), Cin Cin Bar (viale G. Bassi 60), Cjanton Di Vin (via F. Tomadini 6), Da Artico (via Poscolle 58), Grappolo D’oro (via B.Stringher 5), La Torate (piazza Del Pozzo 20), Osteria Al Marinaio (via Cisis 2/A -Angolo Via Grazzano), Osteria Alle Volte (via Mercerie 6), Osteria Da Lucia (via Di Mezzo 118), Osteria E Staffa (via Poscolle 47), Pieri Mortadele (via Bartolini 8), Quinto Recinto (largo Dei Pecile, 3), Vineria La Botte (via Manin 12) sarà possibile assaggiare i piatti golosi della tradizione friulana come gnocchi d’ogni genere, frico, salumi, formaggi, ma anche la coda di bue o il salame all’aceto.

—^—

In copertina, da sinistra Mancini, Zoratti e Franz alla presentazione a Udine.