Natale ormai vicino, ma la pesca è al collasso: l’allarme di un Fvg senza aiuti

di Giuseppe Longo

Natale sempre più vicino, quasi alle porte a giudicare da addobbi e luminarie che, nelle nostre città, hanno debuttato con largo anticipo rispetto al passato. Ma ristoranti e trattorie hanno le serrande desolatamente abbassate e, di conseguenza, tutto l’agroalimentare ne soffre, a cominciare da quello ittico che, praticamente, è già al collasso. Infatti, la ripresa delle limitazioni conseguenti alla seconda ondata del Covid-19 ha di nuovo colpito il comparto della pesca regionale, in particolare proprio in seguito alla chiusura della ristorazione, dapprima senza la cena (con lo stop delle attività alle 18) e ora con il blocco totale in seguito al declassamento del Friuli Venezia Giulia in zona arancione. E adesso si parla anche del rischio, pare purtroppo concreto, di zona rossa!
«Siamo nella stagione in cui c’è molta varietà di pesce, ma il nostro sbocco commerciale principale, i ristoranti, sono di nuovo chiusi», riferisce attraverso una nota dai toni molto preoccupati il vicepresidente di FedAgriPesca Fvg e presidente della Cooperativa pescatori San Vito di Marano Lagunare, Riccardo Milocco. Aggiungendo: «La situazione rischia di essere peggiore della primavera scorsa, anche perché ci stiamo avvicinando al Natale, periodo in cui abitualmente realizziamo i nostri maggiori profitti». «Stiamo vivendo un momento ancora peggiore rispetto a quello della primavera scorsa anche per la tipologia di pesce che peschiamo – aggiunge Toni Santopolo, presidente dell’Organizzazione Produttori Cooperativa Pescatori di Grado -. Mentre in primavera si pescavano specie che era possibile facilmente conservare o trasformare, come le seppie, adesso ci troviamo con pesce pregiato che viene consumato abitualmente fresco, come i branzini o le orate, ma che nessuno vuole acquistare, anche a prezzi ribassati».

Reti da pesca in porto a Grado.


«Anche per i per settore dei molluschi bivalvi la situazione è più che critica: catastrofica – gli fa eco il neopresidente del Cogemo, Consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi, Marino Regeni -. L’unica specie che riusciamo a pescare è quella dei fasolari. Le altre specie hanno subito forti morie naturali negli anni passati e, adesso, le stiamo tutelando non pescandole. Ma il fasolaro è un prodotto destinato quasi interamente alla ristorazione e principalmente nelle regioni meridionali, entrambi mercati oggi chiusi. Siamo 40 imprese che si trovano a lavorare al limite della sopravvivenza», è il grido di dolore di Regeni.
Ma, purtroppo, oltre al danno anche la beffa, che spesso, come si sa, vanno a braccetto: le imprese di pesca e acquacoltura, dapprima presenti, sono state estromesse dal Decreto ristori-bis del Governo nazionale. «Dopo un iniziale sospiro di sollievo per la prospettiva di un contributo a fondo perduto, importante quando non ci sono entrate provenienti dalle vendite, siamo rimasti meravigliati e delusi nel vedere che per le nostre imprese veniva previsto solo una decontribuzione per i mesi di novembre e dicembre – spiega Milocco -. Certo è meglio di niente, ma adesso le imprese hanno bisogno di liquidità per compensare il calo di fatturato. Soprattutto se consideriamo gli effetti imprevedibili di una pandemia che peggiora di giorno in giorno, con il blocco pressoché totale di tutti gli sbocchi di mercato per i nostri pescatori e acquacoltori. Torniamo a chiedere ai consumatori, come già fatto in primavera, di sostenerci acquistando il nostro pesce e i nostri molluschi – conclude Milocco -. Sappiamo che, a volte, è difficile riconoscere il nostro prodotto sul banco delle pescherie, ma come operatori ci impegneremo, aiutati dal Gruppo di Azione Costiera Flag Gac Fvg, a trovare modalità per farlo riconoscere e per pubblicizzare i luoghi dove sarà possibile trovare il pescato regionale».

Ecco il boreto alla graisana.


E’ il triste ritratto, insomma, di un settore produttivo in affanno, con appunto decine di imprese al limite della sopravvivenza. Perché il pesce, anche se pregiato, essendo bloccata la ristorazione  – per cui è impossibile apprezzare piatti meravigliosi, come ad esempio il tipico “boreto a la graisana” -, non si vende ed evidentemente, i consumi domestici non riescono a sopperire a queste mancate collocazioni, tamponando una falla che di giorno in giorno sempre più sta diventando una voragine. E poi, come se non bastasse, gli aiuti economici mancano, mentre sono indispensabili per garantire un minimo di ossigeno alle imprese che non lavorano, come in questo caso negli importanti settori della pesca e dell’acquacoltura. Peggio di così…

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In copertina, un peschereccio ormeggiato in porto e qui sopra la Laguna di Grado e Marano.

 

Monito di Thurn Valsassina: guai a maltrattare agricoltori e consumatori

Uno studio pubblicato dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura) sull’impatto del Covid-19 sull’agroalimentare, e le politiche da seguire per favorire la ripresa, dice che secondo alcuni modelli econometrici vi sarà in Italia “una riduzione consistente del reddito agricolo (per ettaro) e zootecnico (per capo allevato), in entrambi i casi superiore all’ipotizzata variazione del Pil (9-10 per cento). Il comparto zootecnico sarebbe colpito da un maggiore calo di redditività, quello ortofrutticolo un poco meno”. «Il fatto è, però, che non tutti i protagonisti delle filiere agroalimentari soffrono allo stesso modo – precisa Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg -. Infatti, vi sono settori che crescono sensibilmente come la Gdo (+9,6 per cento) o le vendite al dettaglio di beni alimentari che hanno realizzato un +3,3 per cento nei primi sette mesi del 2020. Nello stesso periodo è buona anche la performance dell’export agroalimentare con un +3,5 per cento (contro il -14 per cento del comparto manifatturiero). A prescindere da quelli che saranno gli esiti economici dell’attuale seconda ondata (e temiamo che saranno del tutto diversi rispetto alla prima), non possiamo non notare la consueta discrasia fra il settore primario rispetto all’industria e alla distribuzione – sottolinea Thurn Valsassina -. Detto questo, in vista della prima tranche di fondi del Recovery Plan recentemente annunciata, facciamo nostre alcune delle raccomandazioni per l’agricoltura del già citato studio Crea».

Il prosciutto di San Daniele.


«Bisogna evitare – spiega il presidente di Confagricoltura Fvg – ogni carenza di manodopera; facilitare i trasporti dei prodotti deperibili; garantire liquidità alle imprese evitando restrizioni del credito, introducendo sussidi salariali, sospendendo i pagamenti delle imposte e l’applicazione del regolamento dei minimis; evitare ogni tipo di speculazione; riconoscere come “essenziali” tutte le parti della filiera, a monte e a valle, comprese la mangimistica e il packaging, al fine di non intaccare la catena produttiva; garantire l’integrità della filiera attraverso misure che rafforzino la tracciabilità per evitare ingiustificate crisi di fiducia sulla food safety e, al tempo stesso, rafforzare i controlli anche alle frontiere; nelle relazioni commerciali, vigilare su eventuali barriere sanitarie e fitosanitarie non giustificate e collaborare con il settore privato per individuare eventuali problematiche che dovessero manifestarsi; evitare ogni forma di speculazione che potrebbe avere un impatto negativo sui consumatori attraverso ingiustificati aumenti dei prezzi; garantire l’accesso al cibo alle fasce più vulnerabili della popolazione. Maltrattare agricoltori e consumatori – conclude il leader degl imprenditori agricoli Fvg – non fa bene al cibo “Made in Friuli Vg” e “Made in Italy” che ha avuto il suo riconoscimento importante anche dal recente voto favorevole del Parlamento europeo all’accordo commerciale con la Cina che comprende anche 26 eccellenze italiane (prosciutto di San Daniele e grappe comprese)».

Fvg famoso per la grappa.

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In copertina, il presidente di Confagricoltura Fvg Philip Thurn Valsassina.

Montagna, online criteri e moduli per gli aiuti alle giovani imprese

“Il contenimento della crisi economica ed il sostegno alle imprese sono vitali, dato che appare purtroppo ancora lontano il superamento dell’emergenza epidemiologica. In questo contesto, la Regione ha quindi ampliato l’operatività del Programma anticrisi Covid-19 a favore del comparto agroalimentare”. Lo ha annunciato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, evidenziando che “sul sito istituzionale dell’Amministrazione regionale sono pubblicati i criteri, le modalità, la modulistica ed ogni altra indicazione utile alle imprese per richiedere aiuti, in base alla norma varata ad hoc dal Consiglio regionale lo scorso agosto, per realizzare progetti di investimento aziendale tramite una innovativa modalità di agevolazione che prevede l’erogazione, da parte del Fondo di rotazione in agricoltura, di finanziamenti per i quali la Regione può rinunciare, ad investimenti conclusi, a parte del rientro delle quote di ammortamento”.
Il meccanismo delle agevolazioni – informa una nota Arc – prevede che, in luogo di contributi già concedibili ai sensi di determinate leggi regionali, l’impresa possa optare per l’erogazione di un finanziamento agevolato godendo poi, al momento della sua restituzione, di uno “sconto” per un importo pari ai contributi stessi. “In pratica, se per l’investimento aziendale l’impresa ha la possibilità di richiedere una contribuzione pari al 40% della spesa sostenuta, nell’ambito del Programma anticrisi può scegliere di realizzare l’investimento ricorrendo ad un finanziamento agevolato a tasso zero per l’intero importo, del quale restituirà al Fondo il 60%, in un periodo massimo di 15 anni. Inoltre, va evidenziato che aderendo a questa iniziativa della Regione tutti i richiedenti otterranno il finanziamento del loro investimento garantendo, di fatto, la concessione del contributo”.
In base alla normativa, è la Giunta regionale a determinare le tipologie di investimenti alle quali applicare, in prima battuta, le nuove opportunità offerte dal Programma anticrisi, quindi l’Esecutivo Fvg ha scelto di individuare gli investimenti già oggetto di contribuzione attraverso la legge regionale 24/2019, con la quale è stata promossa la razionale utilizzazione dei territori montani e lo sviluppo di attività economiche in ambito agricolo e forestale.
“L’obiettivo è favorire la residenzialità dei giovani evitando l’abbandono e il conseguente dissesto idrogeologico delle aree montane e a questo scopo sono impiegate modalità e intensità di aiuti eccezionali che hanno riscosso un notevole consenso da parte delle imprese: sono infatti oltre 160 i progetti sin qui presentati in Regione – ha concluso Zannier -. Un centinaio di questi sarà nelle prossime settimane finanziato con la contribuzione ricorrendo alle disponibilità stanziate dal bilancio regionale. Per gli altri progetti è già possibile usufruire della nuova modalità di agevolazione tramite il Fondo di rotazione”.

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In copertina, scorcio della montagna carnica in un’immagine da Wikipedia.

E ora l’agroalimentare ha un marchio: “Io sono Friuli Venezia Giulia”

«La Regione crede molto nel marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” per la promozione delle nostre eccellenze agroalimentari. Si tratta, infatti, di un strumento che basa la propria forza sulla semplicità e sfrutta elementi grafici di grande immediatezza, come il nome della regione per esteso e il Tricolore, per fare capire ai consumatori, in particolare all’estero, che i prodotti sui quali è riportato non solo sono al 100 per cento italiani, ma hanno anche una precisa origine geografica: il Friuli Venezia Giulia». Lo ha confermato ieri – come informa una nota Arc – il governatore, Massimiliano Fedriga, durante la presentazione del marchio avvenuta nello stand di PromoturismoFvg all’interno del villaggio Barcolana, alla vigilia della grande regata che stamane è stata purtroppo annullata per le avverse condizione del tempo, peraltro annunciate, nel Golfo di Trieste.

Il marchio, realizzato dalla Regione Fvg e dall’agenzia Agrifood Fvg, è stato sviluppato per valorizzare le imprese e le produzioni del territorio e informare i consumatori in modo trasparente sull’origine dei prodotti che acquistano. «Attraverso questo strumento, la Regione intende cambiare rotta rispetto ad esperienze del passato – ha detto ancora Fedriga – nell’ambito delle quali erano stati sviluppati elementi promozionali estremamente complessi che non risultavano di facile comprensione per i consumatori e che di conseguenza non hanno avuto successo».
Il governatore del Friuli Venezia Giulia ha spiegato che «la Regione punta a estendere questo marchio dall’agroalimentare a tutti i settori produttivi, a partire dal turismo per arrivare fino alla cultura. In questo modo, riusciremo a promuovere in maniera più forte e organica la nostra terra e i suoi prodotti, senza tralasciare l’orgoglio di far parte del Friuli Venezia Giulia che emerge in maniera chiara dal claim».

Fedriga alla presentazione del marchio Fvg. (Foto Arc Montenero)

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In copertina e all’interno, vini e prosciutto, prodotti d’eccellenza del Friuli Venezia Giulia.

Agroalimentare, in rete i cinque Istituti agrari del Friuli Venezia Giulia

Mettere in rete gli Istituti statali di formazione superiore ad indirizzo agrario del Friuli Venezia Giulia affinché possano inserirsi con una voce univoca all’interno della filiera regionale dell’agroalimentare. È questo l’obiettivo perseguito dalla Regione Fvg che ieri a Cividale, nella sede dell’Isis Paolino di Aquileia, ha avviato un percorso di confronto tra gli assessori all’Istruzione, Alessia Rosolen, e alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, e i cinque istituti superiori ad indirizzo agrario della nostra regione (oltre a quello cividalese, anche l’Isis Il Tagliamento di Spilimbergo, l’Isis Linussio di Codroipo, il Fermo Solari di Tolmezzo e il Brignoli di Gradisca d’Isonzo).

Gli assessori Rosolen e Zannier con i dirigenti degli Istituti agrari.

Il progetto regionale – come informa una nota Arc – è stato spiegato da Alessia Rosolen come “l’intento di costruire un sistema e una rete di scuole in grado di raccogliere una proposta di sviluppo e orientamento che guardi al futuro; un’associazione o un consorzio di scuole che garantisca agli istituti agrari regionali di fare un salto di qualità e alla filiera agroalimentare di cogliere nuove opportunità da un miglior raccordo tra formazione e mondo del lavoro”. “Il sistema agroalimentare è fortemente frammentato – ha aggiunto Zannier – e necessita di un maggior dialogo tra produzione agricola e industria. La filiera tutta ha bisogno di una migliore strutturazione nel suo complesso e questa può partire, ad esempio, da una specializzazione degli istituti agrari che sia in grado di colmare la carenza di figure tecnico-professionali”.

Il percorso, avviato ieri nella sede del primo Istituto agrario nato in Friuli Venezia Giulia, è un primo passo verso la creazione di un sistema organizzato di formazione, professionalizzazione, innovazione e messa in produzione dell’agroalimentare, dove la forte spinta tecnologica – quale ad esempio quella richiesta dall’agricoltura di precisione o dal biologico – è un elemento imprescindibile del futuro sviluppo del comparto.
Nel corso dell’incontro, è stato altresì evidenziato come, ad esempio, la produzione orticola regionale sconti ancora un difficile sbocco nel mercato anche per la mancanza di strutture logistiche che consentano lo stoccaggio e la distribuzione dei prodotti a consumo breve. Se da un lato la Regione Fvg è pronta ad intervenire su questi aspetti per trovare soluzioni alla necessaria ristrutturazione della filiera, dall’altro si chiede agli Istituti statali di istruzione superiore di farsi protagonisti di nuovi modelli di formazione specialistica e all’avanguardia.

Vigneto e stalla all’Isis di Cividale.

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In copertina, il nucleo originario dell’Istituto tecnico agrario statale “Paolino di Aquileia”.

Da Friuli Doc, festa dell’agroalimentare di qualità un segnale di fiducia

Secondo giorno, a Udine, per Friuli Doc ai tempi di Coronavirus. E, al momento della cerimonia inaugurale, un segnale di fiducia e un grazie a chi ha combattuto la pandemia in prima linea si erano levati da piazza Libertà aprendo la ventiseiesima edizione della rassegna agroalimentare ed enogastronomica, e non solo. Il taglio del nastro è stato affidato al governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, presente assieme agli assessori regionali alle Attività produttive, alle Infrastrutture e territorio, Sergio Emidio Bini, e alle Finanze, Barbara Zilli, accanto al sindaco Pietro Fontanini, agli amministratori di Udine – fra cui il responsabile di Turismo e Grandi eventi, Maurizio Franz – e ai primi cittadini di Trieste e Gorizia, Roberto Dipiazza e Rodolfo Ziberna. Il tema dell’emergenza sanitaria e della ripartenza, nel rispetto delle regole che segnano le diverse modalità con cui si svolge l’evento (con Covid box per il rilevamento della temperatura e obbligo di registrazione all’ingresso), ha avuto eco nei vari interventi. Friuli Doc ambisce a confermare la qualità dei prodotti friulani in un contesto cittadino rinnovato ed elegante che ha il suo simbolo nella nuova veste di via Mercatovecchio.

Un angolo di Friuli Doc.

Fontanini premia Brusaferro.

IL SIGILLO DI UDINE – Dopo i primi mesi che hanno imposto la chiusura, l’Amministrazione regionale – come riferisce una nota Arc – ripunta ora a combattere definitivamente la pandemia con norme certe che assicurino posti di lavoro, ripresa economica e turistica, quest’ultima già visibile nel sold out registrato durante l’estate in montagna e nel buon andamento della stagione balneare degli ultimi due mesi. Per questo l’evento rappresenta un esempio del Friuli Venezia Giulia che non si ferma. Ma è “grazie” la parola che ha avuto più eco nella cerimonia di apertura: grazie alla comunità dei cittadini del Friuli Venezia Giulia per aver espresso un grande senso di responsabilità e di rispetto per la salute altrui nei mesi più difficili, grazie ai professionisti della sanità e alla Protezione civile per la gestione dell’emergenza e grazie al professor Silvio Brusaferro, insignito del Sigillo della Città di Udine per aver portato con onore ed orgoglio il Friuli Venezia Giulia ai vertici dell’Istituto superiore della sanità da cui ha diretto quella che egli stesso ha definito “una sfida totale” per l’Italia, primo tra i Paesi occidentali a dover affrontare l’impatto del Coronavirus. L’Amministrazione regionale ha riconosciuto in Brusaferro un uomo di grande valore scientifico che ha cercato sempre di garantire risposte nei momenti più difficili.

Le altre premiazioni.

I BENEMERITI – Dal canto suo, Brusaferro ha attribuito i risultati della propria lunga carriera e della sua più recente e difficile prova professionale all’eccellenza del sistema sanitario regionale in cui ha lavorato per anni e al valore accademico dell’Università di Udine nel panorama nazionale e internazionale. Ha quindi richiamato le figure di Marino Tremonti, recentemente scomparso, di Tarcisio Petracco, di Ardito Desio e di monsignor Alfredo Battisti quali punti di riferimento dei più alti valori civici e professionali della terra friulana. Un grazie che si è tradotto anche nei riconoscimenti andati a Luca Lattuada, direttore medico del Santa Maria della Misericordia di Udine, Stefano Giglio, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Udine, Stefania Marzinotto, coordinatrice dell’Area biologia molecolare dell’Asufc, Alessia Del Canto, della Clinica malattie infettive dell’ospedale di Udine, e Amedeo Aristei ,direttore della Protezione civile regionale.

Ancora riconoscimenti.

LA SICUREZZA – Ma dicevamo d ella seconda giornata di Friuli Doc. Sono già tanti i friulani, e non solo, che hanno deciso di viverne l’edizione 2020 in diretta e, perciò,si sono comodamente seduti ai tavolini ben “apparecchiati” nelle piazze e nelle vie della città coinvolte nella manifestazione. E sono oltre 10 mila le persone che hanno già scaricato l’app Eilo che consente di accedere ai luoghi della festa in tutta sicurezza e rapidità. Per agevolare gli ingressi che si succederanno anche nei prossimi due giorni, si segnala che gli stessi sono geolocalizzati all’interno dell’applicazione e che, comunque, sono otto e si trovano così posizionati:
piazza Duomo, su via Stringher;
piazza Duomo, su via Vittorio Veneto;
piazza XX Settembre (di fronte al Bar Savio);
piazza Venerio, su via Savorgnana;
Largo Ospedale Vecchio (zona ingresso Tribunale);
via Aquileia (lato nord)
via Aquileia (a sud, ingresso da Porta Stazione);
via Aquileia, su laterale di via Zoletti.
In queste otto postazioni, si scarica il QRcode dall’applicazione, si misura la temperatura corporea (che deve essere inferiore ai 37,5 °C) e, poi, si può godere in tutta tranquillità delle bontà proposte nei vari stand dell’agroalimentare e di quelle artigianali esposte in piazza Venerio.

Le misure di sicurezza.

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In copertina, Friuli Doc nella centralissima Piazza Duomo.

(Foto di Luca Simon Mattioli)

Ricordo di Pilippe Daverio amico del Friuli che fu ospite per “Cibo2020”

«Prima della prima guerra mondiale, eravamo il Paese più bello del mondo, ma anche uno dei più poveri. Ora non saremo il più bello, ma fortunatamente nemmeno il più povero. Siamo diventati un Paese “carogna”, che odia i giovani e la creatività, ma siamo anche un Paese “buono” perché siamo attenti al gusto e alla qualità del cibo e della vita». Sono le parole con cui il mitico Philippe Daverio diede inizio a un’entusiasmante conferenza, organizzata dalla Camera di Commercio friulana, nel 2011, alla Fiera di Udine nell’ambito di “Cibo2020”, percorso del progetto camerale Friuli Future Forum «con cui – ricorda il presidente Giovanni Da Pozzo – volevamo immaginare assieme a ospiti ed esperti gli scenari di sviluppo del nostro agroalimentare.

Daverio come sempre trascinò il pubblico, attentissimo e affettuoso, nel suo viaggio di parole, tra futuro, arte, politica, cultura e ovviamente cibo, fil rouge del nostro incontro e tema particolarmente caro all’eclettico giornalista, scrittore, impareggiabile storico dell’arte, raffinato pensatore e insuperabile divulgatore. Daverio è stato anche un grande amico della nostra terra, che ha visitato spesso, lasciandoci ogni volta un ricordo in più, un prezioso regalo in termini di conoscenza», aggiunge Da Pozzo. «Quando venne da noi, nel 2011, con il nostro progetto sul cibo guardavamo proprio a quest’anno, il 2020, senza poter nemmeno lontanamente prevedere la sua complessità e “imprevedibilità”. E ora – conclude Da Pozzo – vorremmo saperla interpretare e raccontare con la sua sempre straordinaria, originalissima voce».

Daverio fu intervistato per l’occasione da Walter Filiputti. Il dialogo è su youtube, tra i video del profilo di Friuli Future Forum.

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In copertina, Philippe Daverio con il presidente Giovanni Da Pozzo e all’interno altre due immagini di quell’incontro del 2011.

(Foto Anteprima – Simone Ferraro)

“Agroalimentare, in Fvg danni per 400 milioni. Servono risorse certe”

“Le risorse del decreto legge nazionale ‘Rilancio’ destinate all’agroalimentare sono distanti dal danno che il comparto ha subito e che è stimato in 400milioni di euro. Per fronteggiare la crisi del settore, dovuta all’emergenza Covid-19, sono necessarie cifre certe per capire la disponibilità di fondi previsti dal provvedimento e le coperture che arriveranno in regione. Grazie al Fondo di rotazione regionale abbiamo già attivato alcune misure per interventi sul settore agricolo”. Lo ha indicato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, durante la videoconferenza con le organizzazioni sindacali del settore Coldiretti Fvg, Copagri Fvg, Confagricoltura Fvg, Fedagri-Confcooperative Fvg, Cia Fvg, Kmecka Zveza Ts, Legacoop Fvg e l’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia, durante la quale ha fornito una prima sintesi dei provvedimenti del decreto legge dedicati al comparto.
“Abbiamo settori in sofferenza con perdite secche per filiere quali il florovivaismo e l’agriturismo oltre a una diminuzione dei prezzi sul comparto delle carni e del lattiero caseario e stoccaggi di prodotto in stagionatura che restano in magazzino. Il decreto non chiarisce tutto. Ad oggi, non sono previste risorse sugli agriturismi – ha proseguito Zannier, come informa una nota Arc -. L’amministrazione regionale sta valutando di inserire nel Psr una misura specifica su questa filiera e su quella del florovivaismo e, a breve, dovrebbe uscire un provvedimento regionale in capo ad altre direzioni che prevede una contribuzione a fondo perduto per il quale potranno beneficiare anche gli agriturismi”.

Zannier ha stimato una perdita del 70% della produzione per il florovivaismo “circa 50milioni di perdita su 80 aziende in regione; sarà necessario capire quanti fondi saranno inseriti nella norma nazionale dedicata”. E’ in difficoltà, ha sottolineato ancora l’esponente della Giunta Fedriga, anche il settore del vino che soffre per la chiusura dell’Horeca. “Anche su questo comparto – ha aggiunto – verificheremo gli importi delle norme statali”.
L’assessore regionale ha ricordato anche la partita aperta con il Governo rispetto ai patti finanziari “su cui stiamo cercando di trovare un accordo rispetto agli importi che ci vengono chiesti come contributi straordinari. Ricordo che il Friuli Venezia Giulia non ha trasferimenti dallo Stato quindi le uniche entrate derivano dalla tassazione; se non abbiamo trasferimenti la prospettiva per il futuro è fosca“.
Fra gli articoli del provvedimento nazionale, Zannier ha citato la misura che prevede la compensazione parziale delle spese di stoccaggio e di stagionatura di prodotti trasformati del latte destinati al consumo fresco e per il settore carne destinati ad essere immessi in commercio mesi dopo la loro produzione. “Le anticipazioni a magazzino sono una formula interessante che danno una risposta immediata alla mancanza di liquidità”, ha commentato l’esponente dell’Amministrazione regionale.

Durante la carrellata degli articoli del decreto, l’assessore ha evidenziato l’istituzione del “fondo emergenziale a tutela delle filiere in crisi”, con una dotazione di 500 milioni di euro per l’anno 2020, finalizzato all’attuazione di interventi di ristoro per i danni subiti dal settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura e la cosiddetta vendemmia verde che è una riduzione volontaria delle rese, che non deve essere inferiore del 20% e per la quale è prevista una dotazione di 100milioni di euro. Su questa misura si attendono ulteriori sviluppi.
Quanto al fondo di rotazione regionale, Zannier ha ribadito che sono già attive le misure di consolidi finanziari e anticipi di magazzino; i primi giorni di questa settima saranno attivi anche gli anticipi di conduzione. L’assessore ha concluso la videoconferenza invitando quindi a presentare subito le domande sulle misure attive per ottimizzare i tempi.

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In copertina, l’assessore alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier.

“Coronavirus free”? Regione Fvg in campo per l’export agroalimentare

“È totalmente priva di qualsiasi fondamento medico-scientifico l’ipotesi che il Coronavirus si trasmetta attraverso il cibo. Eppure l’attuale situazione epidemiologica sta mettendo in crisi anche il comparto regionale agroalimentare, per gli effetti di una guerra commerciale che, se non contrastata tempestivamente, è destinata a creare danni gravissimi all’intero settore”. Lo ha sottolineato – come informa una nota Arc – l’assessore alle Risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, riferendosi a una psicosi del tutto infondata in base alla quale alcuni Paesi importatori – è il caso della Grecia con il Grana padano – starebbero bloccando i prodotti alle frontiere, richiedendo alle aziende agroalimentari certificazioni “Coronavirus free”.
Di fronte a un simile scenario, la Regione Fvg ritiene “indispensabile – ha sollecitato Zannier – un deciso impegno da parte del Governo nazionale per pretendere il rispetto delle regole di libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione europea e degli accordi internazionali stretti con gli altri Paesi”.
Contestualmente, per venire incontro alle esigenze immediate del settore, la Regione ha attivato presso l’agenzia di cluster Agrifood Fvg un punto di ascolto a servizio delle aziende dove segnalare queste forme di abuso e al quale si possono rivolgere tutti i produttori cui fossero domandate dichiarazioni o certificazioni virus-free.
In Italia chi dovesse richiedere al proprio fornitore una certificazione virus-free, in base al decreto legge del 2 marzo, può essere punito con una multa fino a 60mila euro. Nei confronti di forniture all’estero, invece, il produttore agroalimentare del Friuli Venezia Giulia avrebbe meno armi per difendersi. Di qui la decisione dell’amministrazione regionale di avviare il punto di ascolto e di supportare il comparto e i volumi di export.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, il prosciutto di San Daniele è prodotto di punta dell’agroalimentare Fvg.

A Trieste è rinvio per Enoturismo mondiale e Olio Capitale

di Gi Elle

Ancora cancellazioni illustri, e conseguenti rinvii, a causa di Coronavirus, nel settore vitivinicolo e agroalimentare in genere. Adesso è il turno dell’International Wine Tourism Conference, l’evento mondiale dedicato all’enoturismo che era in programma a Trieste a fine marzo e che sarà posticipato a settembre. Nel contempo, anche Olio Capitale, prestigiosa manifestazione inizialmente programmata in concomitanza con Iwinetc dal 20 al 22 marzo, subirà una modifica delle date ed è prevista per la seconda metà di maggio. E’ quanto rende noto la Regione tramite PromoTurismoFvg in considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale sul Coronavirus che sta generando difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, per cui anche l’importante evento – indetto per la prima volta in Friuli Venezia Giulia – subirà una sostanziosa variazione di data e slitterà a dopo l’estate, esattamente dal 22 al 24 settembre, sempre a Trieste, mantenendo il programma iniziale che prevede il coinvolgimento di tutta la regione, interessata a quel grande fenomeno che ormai è da tutti conosciuto appunto come enoturismo. E che trova la sua massima espressione nella ormai più che collaudata manifestazione di Cantine Aperte, in calendario ogni anno, qui come in tutt’Italia, l’ultimo weekend di maggio, a cura del Movimento turismo del vino del Friuli Venezia Giulia.

La decisione – che segue quella recentissima per il Vinitaly, manifestazione strategica cui guardano sempre con altissimo interesse anche gli operatori del Vigneto Fvg, e che è stato posticipato a giugno – è il risultato di un’attenta verifica compiuta alla luce dei dati disponibili riguardanti le conferme di presenza fornite dall’organizzazione di Wine Pleasures, oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, che hanno portato i due partner, PromoTurismoFvg e Wine Pleasures, appunto, alla scelta di soprassedere per ora al grande evento posticipandolo quindi di qualche mese.
Dopo l’edizione del 2018 a Budapest e quella del 2019 a Bilbao, il Friuli Venezia Giulia era stato stato scelto dal comitato di Iwinetc, a marzo dello scorso anno – tanto che l’annuncio era stato dato proprio in occasione del Vinitaly 2019 -, per l’ospitalità ricevuta, la conformità delle strutture ricettive e congressuali, la garanzia di ricevere da PromoTurismoFvg tutto il supporto logistico e organizzativo necessario e, non da ultimo, l’ascesa della destinazione come meta per il turismo enogastronomico.
Fondata in Spagna nel 2009, la conferenza mondiale si tiene ogni anno in località emergenti per il turismo enogastronomico (tra cui Porto, Tbilisi, lo Champagne, Barcellona e i Paesi Baschi, sede dell’ultima edizione); il fatto che l’organizzazione abbia scelto proprio il Friuli Venezia Giulia per l’evento del 2020, rappresenta per la nostra Regione un’ulteriore conferma che le strategie portate avanti in questi anni al fine di valorizzare l’offerta enogastronomica unita al turismo e, in questo caso, a quello congressuale – del quale Trieste è leader -, sta portando grandi risultati.

Anche Olio Capitale, dicevamo, manifestazione dedicata all’extravergine di qualità, inizialmente programmata in concomitanza con Iwinetc dal 20 al 22 marzo, subirà una modifica delle date, tanto da essere prevista per la seconda metà di maggio, quindi prima il caldo dell’estate.

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In copertina, un’immagine di Cantine Aperte in Friuli Venezia Giulia.