La Ribolla Collavini vola con Moschino nelle maggiori capitali della moda

Collavini, storica azienda vitivinicola friulana, rinnova la collaborazione con Moschino e vola nelle maggiori capitali della moda con le bollicine di Ribolla Gialla Spumante Dosaggio Zero 2018. Sabato a Milano, domenica a Roma e giovedì 18 aprile a Londra, la realtà di Corno di Rosazzo parteciperà agli eventi di presentazione della nuova collezione primavera-estate 2024, organizzati nelle boutique della maison di via della Spiga, via del Babuino e Conduit St.


«Vantare una partnership autorevole con un brand unico come Moschino – afferma Luigi Collavini, titolare dell’azienda assieme al fratello Giovanni e al padre Manlio – ci permette di creare la giusta commistione tra vino, moda e lifestyle. In un contesto esclusivo e selezionato ci inseriamo con la nostra Ribolla Gialla Dosaggio Zero, frutto di studio, attenzione ed espressione del Metodo Collavini, stile di vinificazione che da anni contraddistingue il nostro progetto enologico».
Lo spumante nasce da sole uve Ribolla gialla e, dopo una prima fermentazione in acciaio e in barrique, il vino base riposa in grandi autoclavi orizzontali a cui segue un lento affinamento sur lies – per un periodo mai inferiore ai 30 cicli lunari – che porta il residuo zuccherino sotto i 3 g/l. Seguono dodici mesi di bottiglia per ottenere un’ottima Ribolla Gialla Spumante Dosaggio Zero. Nel calice si distingue grazie al colore giallo paglierino e al perlage fine e persistente, al naso invece spicca un bouquet floreale, fresco e agrumato, che si sviluppa su note fragranti di lievito e cipria. Il sorso è pieno, sapido, estremamente verticale e straordinariamente armonico nel suo lungo finale fruttato. ​

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In copertina, Manlio Collavini con i figli Giovanni e Luigi a Corno di Rosazzo.

Sciaglin e Ucelut, Albino Armani da Valeriano al Vinitaly con Terre di Plovia

Sciaglin e Ucelut, due vecchi vitigni friulani, debuttano al Vinitaly. L’azienda Albino Armani Viticoltori dal 1607 torna, infatti, in scena alla 56ma edizione del Salone veronese per presentare a operatori e stampa di settore le novità firmate Terre di Plovia, il progetto friulano per la valorizzazione dei vitigni autoctoni nato del 2022 che va ora ad arricchirsi di due nuove etichette: Sciaglin e Ucelut, appunto, entrambi Igt Venezia Giulia e prodotti da uve indigene in purezza di cui portano il nome.
Lo Sciaglin, dalla lingua friulana “s’ciale”, ovvero terrazzamento (di cui si hanno testimonianze già nell’alto medioevo), e l’Ucelut, il cui nome richiama le cosiddette uve uccelline, quelle che crescono spontaneamente ai margini dei boschi e di cui gli uccelli vanno ghiotti, stavano scomparendo dopo la metà del secolo scorso. Da sempre appassionato di uve indigene – tanto da legare la propria azienda ad una vera e propria missione di ricerca e recupero dei vitigni storicamente legati alla tradizione vinicola del Nordest -, Armani ha deciso di mettere nuovamente a dimora queste due varietà nei vigneti di Valeriano, nel Comune di Pinzano al Tagliamento, nel Friuli nord-orientale, una zona collinare con intense escursioni termiche e precipitazioni, dove il terreno è composto principalmente da limo, sabbia e argilla. Proprio qui lo Sciaglin e l’Ucelut esprimono il loro carattere più autentico e la loro unicità.
«Dopo l’anteprima a Prowein, siamo davvero entusiasti di presentare per la prima volta in una vetrina italiana di prestigio come Vinitaly le novità di questo progetto innovativo a cui teniamo particolarmente. Le uve autoctone vanno ascoltate e comprese, assecondandone la natura e cercando di entrare nella loro anima più profonda per coglierne la personalità originaria. Occuparsi di questi antichi tesori dell’enologia per noi fa parte di un dovere etico e sociale», commenta la famiglia Armani.

www.albinoarmani.com

Al Vinitaly un grande Collio Bianco tra le eccellenze proposte da Coldiretti: domenica la degustazione con Cotarella

Il Collio Bianco Fosarin 2021 di Ronco dei Tassi, di Cormons, è stato inserito fra la selezionatissima rosa di vini che sarà protagonista di “Le eccellenze italiane”, la degustazione organizzata a Vinitaly da Coldiretti-Filiera Italia. L’appuntamento con i grandi nomi del vino italiano sarà guidato da Riccardo Cotarella, fra i più autorevoli enologi del panorama internazionale, presidente di Assoenologi e copresidente dell’Union Internationale des Oenologues.

Riccardo Cotarella


La degustazione si terrà domenica 14 aprile, alle ore 14.30, a Casa Coldiretti (Ingresso Cangrande, tra i padiglioni 2 e 4). Nove le blasonate aziende che vi prenderanno parte: oltre a Ronco dei Tassi, Antinori, Bellavista, Casanova Di Neri, Donnachiara, Donnafugata, Famiglia Cotarella, Tommasi, Vajra.
Il Fosarin, unico vino friulano selezionato, è un uvaggio a base di Friulano, Malvasia e Pinot bianco. Collio Bianco pluripremiato, è il portabandiera di Ronco dei Tassi, l’azienda fondata sul monte Quarin a Cormòns nel 1989 da Fabio e Daniela Coser, a cui si sono affiancati i figli Enrico e Matteo. Un vino storico (dato che la prima annata di produzione è stata il 1990), che non teme il tempo e che si affina con raffinatezza negli anni. A 180 metri sul livello del mare, il vigneto da cui provengono le sue uve ha il terreno formato da marne e arenarie di origine eocenica. Le viti hanno un’età media di 55 anni. Le uve vengono raccolte manualmente e l’affinamento fino all’imbottigliamento avviene in serbatoi d’acciaio per il Friulano e la Malvasia e in piccole botti di rovere per il Pinot bianco.

Ronco dei Tassi presenterà al Vinitaly le nuove annate dei suoi vini nel suo stand (Pad 6, stand C6).
Ronco dei Tassi
Località Montona 19, Cormòns (GO) – Tel. +39 048160155
www.roncodeitassi.it – info@roncodeitassi.it

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In copertina, ecco la Vigna dei Ciliegi durante la fioritura primaverile.

Primavera, un bel weekend a Strassoldo tra i giardini pieni di fiori del Castello

Da 26 anni il Castello di Strassoldo di Sopra, nel cuore del grazioso villaggio di Strassoldo – Comune di Cervignano – fra i Borghi più Belli d’Italia del Friuli Venezia Giulia, apre al pubblico due volte all’anno, in primavera ed autunno, per accogliere e mettere in mostra decine di artigiani, vivaisti e piccoli produttori agricoli selezionatissimi, provenienti da tutta Italia. Uno degli aspetti incantevoli di queste iniziative è la possibilità di ammirare i giardini in tutto il loro splendore, sia in autunno che in primavera (in aprile, la natura si è appena risvegliata dal suo letargo invernale e fiori come ellebori, tulipani, muscari, narcisi, giacinti e anemoni li coloreranno delicatamente) e di visitare in via eccezionale anche gli interni del castello, che è di proprietà privata.


“Magici Intrecci Primaverili” si terrà dal 12 al 14 aprile. Oltre 115 espositori presenteranno creazioni artigianali uniche, di alta qualità e rispettose dell’ambiente in un’esplosione di emozioni, forme e colori. Ogni angolo del castello e dei suoi giardini farà da cornice all’esposizione di oggetti per la casa e il giardino, abiti sartoriali, gioielli di alta gamma, borse di ogni tipo, lampade, scarpe, oggetti d’arte, mobili e quadri antichi, lavori in fil di ferro, arredi shabby chic, cosmetici, profumi, prodotti fitoterapici, frutta e verdura biologica essiccata, candele profumate di soia, sculture e molto altro. Anche i buongustai potranno soddisfare i loro palati nei quattro punti ristoro e presso gli stand con prelibatezze enogastronomiche dolci e salate. L’antico brolo, circondato da corsi d’acqua cristallina, ospiterà vivaisti con piante particolari. La rassegna è curata con passione da Gabriella Williams di Strassoldo, proprietaria del castello, che da 26 anni organizza questi eventi allo scopo di valorizzare le arti e i mestieri, un importante sito storico e il suo territorio.
Il complesso sarà splendidamente decorato con addobbi primaverili per dare il benvenuto ai visitatori, e un filo magico immaginario li guiderà alla scoperta delle nuove creazioni degli espositori e dei luoghi del maniero, attraversando gli antichi saloni del palazzo principale, i giardini degli armigeri, il parco, la pileria del riso, il brolo e la cancelleria. Anche il Giardino delle emozioni del gemello e coevo Castello di Strassoldo di Sotto ospiterà dei laboratori didattici e sarà il preludio alle visite guidate al suo parco storico.
Ad arricchire le giornate, piacevoli iniziative collaterali, fra cui le visite guidate esterne al borgo di Strassoldo e alla chiesetta di S. Maria in Vineis, conversazioni sul giardinaggio, laboratori didattici per adulti e per bambini, la mostra di galline ornamentali curata dall’Associazione Friulana Avicoltori e lo Stand didattico del Vivaio regionale forestale Fvg Pascul di Tarcento specializzato nella produzione di specie autoctone o naturalizzate di provenienza locale.

Orari
Venerdì 12 aprile (ore 14 – 19)
Sabato 13 e domenica 14 aprile (ore 9 – 19)

Biglietti
Adulti € 12. Bimbi 6-12 anni € 6. Bimbi 0-6 anni gratis. Gruppi di almeno 20 persone € 10.
Per evitare code, si consiglia di acquistare i biglietti online su https://www.vivaticket.com. I biglietti elettronici saranno validi per uno qualsiasi dei tre giorni, anche se riportano una data specifica.

Informazioni utili
• I cani educati, tenuti al guinzaglio e muniti di sacchetti, sono i benvenuti.
• La rassegna si svolgerà anche in caso di pioggia, quindi è consigliabile indossare scarpe comode e impermeabili.
• “Magici Intrecci Autunnali” si terrà il 11-13 ottobre 2024.

Contatti
www.castellodistrassoldo.it – Info: eventi@castellodistrassoldo.it
IG e FB @castelli di strassoldo

Friuli e Libano a confronto al Vinitaly di Verona con le Donne del vino Fvg: masterclass con progetto di cooperazione

Incontro tra vini friulani e libanesi a Verona. Lunedì 15 aprile, alle 10.50, nel mega-stand della Regione Fvg al Vinitaly, l’Associazione Le Donne del Vino del Friuli Venezia Giulia guiderà, infatti, una masterclass di 12 vini caratteristici e autoctoni del Libano e della nostra regione. La degustazione si inserisce in un progetto più ampio di cooperazione tra la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e il Paese del Libano, denominato “Twinning partnership for Sustainable SMEs Development in Lebanon, e ove UNIDO ITPO Italy (Organizzazione delle Nazione Unite per lo Sviluppo Industriale) è partner esecutore, mentre l’Università di Udine e Holy Spirit University of Kaslik (Libano) sono partner progettuali.
Nel corso della masterclass, presentata dalla delegata dell’Associazione nazionale Le Donne del Vino Fvg, Elena Roppa, e guidata dalla sommelier e giudice sensoriale, Maria Teresa Gasparet, sarà possibile approfondire alcuni aspetti della viticoltura del Libano, in particolare della Valle del Bekaa, con accento sulla varietà autoctona bianca dell’Obeidy e su alcuni stili di vinificazione nei vini rossi.
Oltre ai sei vini del Libano, prodotti da sei aziende diverse, saranno protagonisti della masterclass anche sei vini di altrettante aziende vitivinicole friulane, tra cui Friulano, Malvasia, Ribolla gialla, Refosco dal peduncolo rosso, Schioppettino di Prepotto e Pignolo, per dare una panoramica ampia sui vini autoctoni del Friuli Venezia Giulia. Per la partecipazione alla masterclass, resa possibile grazie anche al supporto logistico di Ersa Fvg e Uni.Doc Fvg, sono disponibili solo pochissimi posti, dedicati agli operatori del settore.

Elena Roppa

Per informazioni:
Associazione Nazionale Le Donne del Vino – delegazione Friuli Venezia Giulia
friuliveneziagiulia@ledonnedelvino.com
FB: donnedelvinofvg
Sito web nazionale: ledonnedelvino.com

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In copertina, una degustazione delle Donne del vino Fvg organizzata a Verona.

Giardinieri d’arte, primo corso del Cefap di Codroipo a Gorizia tra le bellissime piante monumentali del Parco Basaglia

Per diventare “Giardiniere d’arte per giardini e parchi storici” bisogna studiare. Anche attraverso lo specifico corso, primo nel suo genere in regione, ideato e gestito dal Cefap di Codroipo che, a scopo di conoscenza e approfondimento, ha organizzato una straordinaria lezione nel suggestivo contesto del Parco Basaglia a Gorizia.
Si è trattato di un approfondimento tecnico-pratico altamente qualificante, guidato dall’esperto agronomo e arboricoltore Ivan Snidero, che segue un’intensa attività formativa sulla manutenzione del verde con il maestro giardiniere Daniele Marinotto e lezioni, anche in contesti di ville storiche, con l’architetto Massimo Asquini, inerenti la realizzazione di interventi di restauro, manutenzione e gestione, rispettando le forme originarie del giardino e valorizzando le peculiarità storiche, architettoniche, ambientali e paesaggistiche dei parchi. Partner qualificato del progetto, iGreenproject, un’azienda specializzata nella valutazione integrata della stabilità delle alberature e nella gestione sostenibile del verde. In questo contesto formativo, iGreenprojet ha fornito agli aspiranti “Giardinieri d’arte” un prezioso contributo per comprendere le tecniche e le metodologie necessarie per la conservazione e la valorizzazione delle piante monumentali.
Durante la giornata, i partecipanti al corso hanno indagato la conoscenza degli alberi monumentali attraverso un programma completo di analisi teoriche e pratiche. Snidero ha guidato gli studenti nell’esame approfondito delle piante, concentrandosi sull’analisi fitopatologica, sulla valutazione dello stato di salute e sulla stabilità delle piante stesse. Tutti argomenti che rivestono particolare importanza per i futuri “Giardinieri d’arte”, poiché saranno responsabili della conservazione e del restauro di elementi vegetali di grande valore storico e culturale all’interno di giardini e parchi pubblici e privati.
«Il corso “Giardiniere d’arte per giardini e parchi storici” nasce dal partenariato attivato tra il Cefap, il Comune di Gorizia, l’Istituto agrario superiore “Brignoli” di Gradisca d’Isonzo e l’azienda iGreenproject – spiega il presidente del Cefap, Sergio Vello – per dare una risposta concreta all’esigenza di qualificazione del settore, offrendo anche un’opportunità di specializzazione per gli studenti della scuola agraria. Una partnership sinonimo di un approccio multidisciplinare e collaborativo nella conservazione e nella valorizzazione del patrimonio del verde storico regionale».

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In copertina e qui sopra due immagini della visita degli studenti al Parco Basaglia.

Da 90 anni Vivai Cooperativi di Rauscedo leader mondiali delle barbatelle grazie a un grande lavoro in unità e concordia

«L’anniversario dei 90 anni dei Vivai Cooperativi di Rauscedo è un evento importantissimo non solo per i soci dell’istituzione, per il Comune ospitante, per l’ambito vitivinicolo regionale ma anche per gli insegnamenti che tutti ne possiamo trarre: ci ricorda quanto sia fondamentale vivere dentro il contesto cooperativo e che senza sentimento, senza essere orgogliosi della propria attività, nessun risultato sarebbe conseguibile». È il commento dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, in occasione dell’anniversario di fondazione di un’eccellenza imprenditoriale e cooperativa del Friuli Venezia Giulia, primo distretto al mondo per la produzione di barbatelle: 2 mila occupati, 210 soci-produttori, oltre 80 milioni di barbatelle innestate all’anno e una presenza commerciale distribuita in 35 Paesi nel mondo.

Una cooperativa protagonista di una storia di rinascita, trasformazione e sviluppo iniziata nel 1920, quando l’invasione della fillossera in Europa rese incerto il futuro della viticoltura e a Rauscedo un’intuizione davvero geniale pose le basi per quelli che sarebbero divenuti i leader indiscussi del vivaismo viticolo.
L’esponente della Giunta Fedriga ha sottolineato quanto la forma cooperativa abbia dato forma a questo successo. «Il comparto vitivinicolo è un insieme complesso, costituito da più componenti e attori. Saper parlarsi, ascoltarsi, coordinarsi, fare squadra è vitale per riuscire ad aumentare le proprie dimensioni, essere più forti e pesare di più: la cooperativa non è e non può essere solo una mera occasione opportunistica in quanto, se così fosse, il futuro potrebbe cambiare di mano: il saper vivere assieme è la base di partenza per superare le difficoltà e raggiungere il successo», ha aggiunto Zannier.
La storia imprenditoriale dei Vivai di Rauscedo insegna anche «quanto sia necessario essere previdenti per poter gestire le sfide che sopraggiungeranno nel prossimo futuro: bisogna imparare a prepararsi per l’avvenire, programmare così da riuscire a superare gli ostacoli, qualunque essi siano», ha auspicato il titolare dell’Agricoltura regionale. «Questo esempio di successo ci insegna che la concordia e l’unione entro il comparto è la strada che dobbiamo perseguire, stimolare e sostenere», ha concluso Stefano Zannier.

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In copertina e all’interno tre immagini della cerimonia di Rauscedo presente l’assessore regionale Stefano Zannier.

Pinot grigio delle Venezie, a Milano un’analisi tra mercato e strategie della grande Doc che compie sette anni

“Pinot grigio Delle Venezie Doc: analisi di mercato e strategie per il futuro”. Questo il tema dell’importante incontro organizzato a Milano dal Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie, in collaborazione con Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare. Un primo appuntamento aperto ad operatori, aziende e stampa che ha visto la presentazione di un’indagine di mercato volta ad analizzare gli indicatori del segmento commerciale, il posizionamento e il livello di internazionalizzazione del Pinot grigio Doc Delle Venezie, oggi il più grande modello di integrazione interregionale che include in un’unica denominazione d’origine le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Trento.
Un importante lavoro di ricerca e raccolta dati che è in linea con il percorso strategico di valorizzazione della denominazione di origine Delle Venezie che negli ultimi anni ha visto rafforzato il suo posizionamento a livello internazionale. Un’occasione per condividere i dati strutturali di produzione e di imbottigliamento – forniti da Triveneta Certificazioni, organismo di controllo della Doc – così come del commercio estero e dei canali di distribuzione del primo vino bianco italiano per volumi d’esportazione, oltre il 95% del totale, utile per ascoltare l’importante testimonianza di tre grandi imprese associate rispetto a risultati e obiettivi a livello produttivo, qualitativo e di posizionamento nonché rispetto alle opportunità e alle criticità del commercio estero. Sono intervenuti Matteo Zoppas, presidente Ice, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, Augusto Reggiani, gabinetto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, e, in rappresentanza dei tre grandi player del Pinot grigio Doc Delle Venezie, Massimo Romani, Ad di Argea Spa., Enrico Zanoni, direttore generale di Cavit, e Franco Passador, Ad di Vivo Cantine Viticoltori Veneto Orientale.

I relatori e il saluto di Armani.


Ad aprire i lavori, moderati dal vicedirettore e firma del Corriere della Sera, Luciano Ferraro, i saluti del presidente del Consorzio Doc delle Venezie Albino Armani. «Sono passati – ha detto – sette anni da quando la Denominazione venne costituita, affiancandosi ad altre venti denominazioni di origine coinvolte nella produzione di Pinot grigio nel Triveneto. Ad oggi nel Nordest si produce l’85% del Pinot grigio italiano – e il 43% di quello globale – e si contano 25 mila ettari vitati a Pinot grigio potenzialmente destinati alla Doc Delle Venezie, con una produzione di 240 milioni di bottiglie/anno e una filiera produttiva rappresentata da 6.141 viticoltori, 575 imprese di vinificazione e 371 imprese di imbottigliamento». Il presidente ha ricordato, inoltre, come la Doc abbia avuto e stia tuttora registrando un andamento in controtendenza rispetto ad altre denominazioni. Nonostante il calo generale del consumo di vino, infatti, la Doc osserva un trend in lieve ma costante crescita in termini sia di volumi sia di valore. Si rammenta che nel 2023 il Pinot grigio Doc delle Venezie ha chiuso un bilancio incoraggiante in un anno evidentemente complicato, con quasi 5 milioni di bottiglie in più sul mercato rispetto all’anno precedente, per un totale di 1.661.384 ettolitri imbottigliati nell’anno solare.
Di seguito Fabio Del Bravo, direzione Filiere e Analisi dei Mercati di Ismea, ha presentato l’indagine, partendo da una panoramica sulla produzione italiana di vino, a partire dai volumi della produzione e peso delle Ig dal 2014 a oggi che, oltre a ribadire il calo di produzione del 23,2% dell’ultima campagna, evidenzia una positiva incidenza del potenziale vini Ig sul totale che è passata dal 65% al 78% in dieci anni. I dati presentati hanno mostrato, inoltre, una sostanziale crescita dei vini bianchi che nell’ultimo decennio sono passati dal 47% al 62%, con un picco importante a partire dal 2021, a testimoniare il recente cambiamento dei trend di consumo. Interessanti i dati sulle esportazioni italiane di vino che, in un contesto di scambi internazionali in flessione, hanno sostanzialmente tenuto, anche rispetto ai tradizionali competitor come Francia e Spagna. Ma ancora più interessante notare come l’incidenza delle Dop sia passata dal 35% al 59% in volume e dal 52% al 67% in valore, numeri che dimostrano la sempre maggiore attenzione del consumatore nelle scelte d’acquisto.

Grappoli di Pinot grigio.


Portando il focus sulla Doc delle Venezie, la denominazione triveneta occupa il secondo posto del podio con quota 10% del volume totale delle prime 20 denominazioni di origine italiane – che da sole sommano il 70% del volume nazionale – seconda solo alla Doc Prosecco. L’indagine svolta da Ismea, aggiornata a marzo 2024 su un campione rappresentativo dell’intero territorio di produzione, conferma una forte adesione delle imprese al regime biologico e a schemi volontari di sostenibilità (Sqnpi, Equalitas e ViVa), oltre a registrare un numero elevato di aziende che intendono aderire nel prossimo futuro.
Confermata, inoltre, la vocazione all’export della Doc: il 94% del campione dichiara di vendere il Pinot grigio delle Venezie all’estero e, tra le aziende coinvolte, il 24% del campione esporta più del 90% dell’imbottigliato di Pinot grigio delle Venezie (la quota sale al 51% se si considerano le aziende che esportano il Pinot grigio delle Venezie per oltre il 70% della produzione). La principale destinazione del Pinot grigio Delle Venezie è il Nord America (58%), seguito dall’Europa (52%), con quote decisamente inferiori per Asia, Africa e Sud America; nello specifico il 52% delle aziende del campione dichiara di esportare negli Stati Uniti, il 39% nel Regno Unito e in Germania, il 24% nell’Est Europa, il 21% in Canada, il 9% sia in Cina che in Giappone. A chiusura dell’indagine sui mercati esteri, gli Stati Uniti restano il mercato che continua a promettere le migliori performance nel 2024, mentre tra gli intervistati si registra una notevole eterogeneità nella percezione dei Paesi potenziali e interessanti per futuro, con una ricorrenza, però, relative all’area dell’Est Europa, o a singoli Paesi appartenenti a tale regione geografica, come la Polonia. Rispetto ai canali distributivi, i principali sono l’Horeca e i grossisti, in entrambi i casi con il 48% delle selezioni, segue la Gdo con il 42% – canale in cui le aziende del campione hanno visto incrementare maggiormente le proprie vendite rispetto all’anno passato – i negozi specializzati ed il canale online, rispettivamente con il 27% e 15%.
A chiusura della relazione di Ismea si è aperto un proficuo dibattito per individuare strategie di promozione condivise e spazi di miglioramento che, oltre al consolidamento dei mercati considerati maturi, consentano di conquistarne nuovi.
Matteo Zoppas, presidente Ice, ha sottolineato il ruolo fondamentale del suo Istituto nell’accompagnare le imprese vitivinicole italiane nel loro percorso di internazionalizzazione, operando da importante tramite per accedere ai mercati esteri e promuovere il valore dei vini italiani nel mondo. Il Presidente Zoppas ha ricordato le attività svolte grazie alla vasta rete globale di uffici Ice e dai trade analyst operanti sul campo, facilitando l’incontro tra le aziende italiane e i buyer internazionali e creando opportunità di business durante eventi fieristici di rilevanza mondiale come Vinitaly. Proprio in occasione della prossima edizione Agenzia Ice porterà oltre 500 buyer profilati, offrendo alle aziende italiane l’opportunità di espandere la loro presenza sui mercati internazionali.
In merito agli strumenti messi in campo dal Sistema Paese e rispetto al ruolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, è intervenuto Augusto Reggiani, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy: «La Giornata del Made in Italy, che si terrà il 15 aprile, è una delle numerose iniziative contenute all’interno del recente e più ampio Decreto sul Made in Italy approvato dal Parlamento e rappresenta un importante momento di celebrazione dell’eccellenza italiana nel mondo imprenditoriale. È un’iniziativa che dimostra la nostra vicinanza alle imprese, riconoscendo loro il ruolo di vero motore di produzione del nostro Pil. Il Decreto fornisce nuovi strumenti per contrastare con fermezza il fenomeno dell’Italian sounding, che danneggia gravemente le nostre esportazioni, incluso quindi il settore vitivinicolo, per una cifra complessiva stimata non inferiore ai 75 miliardi di euro all’anno. Nel corso della giornata viene celebrato il Made in Italy in tutto il mondo, anche sensibilizzando e formando i media e le autorità straniere e locali su questa tematica assolutamente cruciale».

In bianco e ramato.


Luciano Ferraro ha introdotto, quindi, nel dibatto tematiche legate a prospettive e margini di crescita legati alla Doc delle Venezie e come si renda necessario comprendere che la sua comunicazione debba concentrarsi sulla distintività rispetto alle altre Doc. «In particolare, nei mercati dove la presenza del Pinot grigio Delle Venezie è più consolidata, come il Nord America, Gran Bretagna ed Europa Continentale, il nostro obiettivo principale deve essere la premiumizzazione del prodotto, associandolo ai grandi marchi trainanti che aiutino a renderlo un vero e proprio simbolo di eccellenza sul mercato», ha commentato Massimo Romani, Ad di Argea, che ha poi continuato: «Il nostro Pinot grigio del Nordest già possiede nella propria natura molti elementi che ne determinano il successo. Tuttavia, considerando i buoni risultati registrati da altri Pinot grigio territoriali, ad esempio quello siciliano ed abruzzese, sarà essenziale concentrarsi sull’incremento del valore e sui caratteri distintivi della Doc delle Venezie».
Inevitabile un approfondimento sugli Stati Uniti, primo Paese di riferimento per l’export della Doc delle Venezie. Enrico Zanoni, direttore generale di Cavit, ha spiegato come il successo del Pinot grigio nel mercato americano sia stato influenzato da diversi fattori. «Sicuramente, il nostro ruolo di pionieri nell’introdurre questa varietà negli Stati Uniti alla fine degli anni ’70 ha avuto un impatto significativo, di certo favorito, all’inizio degli anni ’80 e per tutti gli anni ‘90, dalla ricerca da parte del consumatore di un’alternativa al più diffuso Chardonnay californiano. Il Pinot grigio italiano continua a mostrare grande resilienza in un mercato che oggi invece manifesta disaffezione al vino soprattutto da parte della fascia più giovane di consumatori, perché in grado di soddisfare la crescente domanda di vini più leggeri e versatili. Inoltre – ha proseguito Zanoni – non possiamo sottovalutare l’importanza del valore di marca nella promozione del prodotto, tenendo conto che il valore della denominazione deve crescere parallelamente a quello dei grandi brand». Rispetto al prossimo futuro, Zanoni ritiene che all’interno di un mercato in evoluzione come quello americano, il Pinot grigio italiano – inclusa quindi la Doc delle Venezie – continuerà ad essere il competitor numero uno del Pinot grigio statunitense.
La tavola rotonda si è chiusa con l’intervento di Franco Passador, Ad di Vivo Cantine Viticoltori Veneto Orientale in merito alla sostenibilità ambientale: «Si tratta di un tema strategico e importante, che caratterizza la filiera Doc delle Venezie raggiungendo, come testimoniato dall’indagine Ismea, una percentuale eccezionale in termini di adesione agli standard di sostenibilità, pari ad oltre il 70%, con la nostra realtà che si distingue ulteriormente superando l’80%. In questo senso, non possiamo non elogiare la sensibilità e la pronta risposta degli agricoltori nell’adesione alla coltivazione con il metodo biologico e/o agli schemi di certificazione volontaria Sqnpi, ViVa ed Equalitas». Passador ha concluso mettendo in evidenza un ulteriore ed importante elemento distintivo del Pinot grigio Doc delle Venezie, ovvero una filiera interamente certificata che utilizza su tutto il vino confezionato in commercio il contrassegno di Stato a garanzia della tracciabilità. «Si tratta di un elemento spesso trascurato nella comunicazione al consumatore che invece dovrebbe essere posto in primo piano, a differenza di altre produzioni di Pinot grigio a livello nazionale che sono sul mercato prive del contrassegno di Stato. La fascetta contrassegno di Stato è uno dei nostri punti di forza, un messaggio che il consumatore deve comprendere e privilegiare nella scelta d’acquisto».

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In copertina, vigneti in Friuli di Pinot grigio Doc delle Venezie e qui sopra in Trentino.

Agroalimentare, Zannier a Legacoop Fvg: sono necessarie le aggregazioni di filiera

«Il Friuli Venezia Giulia ha la fortuna di essere un territorio molto diversificato, ma ciò ha comportato di conseguenza anche una frammentazione degli operatori del settore agroalimentare, con aziende di dimensioni molto piccole». È la riflessione che l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, ha portato al dibattito nel corso del convegno “Immagina. Costruiamo il futuro della cooperazione”, conferenza programmatica e di organizzazione 2024 di Legacoop Fvg, ospitato a Villa Russiz di Capriva. I lavori sono stati aperti dalla presidente di Legacoop Fvg, Michela Vogrig.
«Le dinamiche agroalimentari più complesse sono quelle che riguardano la filiera compresa tra la produzione primaria e il consumatore. È in questo segmento che si riscontra la maggior difficoltà ad aggregare», ha detto l’esponenente della Giunta Fedriga lanciando infine un appello al mondo cooperativo affinché «favorisca le aggregazioni di filiera come ha fatto la Regione al fine di mantenere la sostenibilità economica delle produzioni che in questo modo potrebbero ampliarsi anche oltre i comparti oggi trainanti del vitivinicolo, dei cereali e della frutta».

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In copertina, l’assessore regionale Stefano Zannier al convegno.

Marco Felluga torna nella sua Grado: in Sant’Eufemia l’addio all’imprenditore che ricercando qualità e innovazione ha fatto crescere la vitivinicoltura friulana

di Giuseppe Longo

Sarà la sua amata Grado, dove era nato nel 1927, a riaccogliere Marco Felluga, il patriarca del Vigneto Fvg, spentosi nell’azienda di Gradisca d’Isonzo. I funerali saranno celebrati questo pomeriggio nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia, dove saranno sicuramente in molti a stringersi accanto alle figlie Patrizia e Alessandra. Il famoso vitivinicoltore, la cui famiglia era originaria di Isola d’Istria ed era giunta in laguna oltre un secolo fa, aveva perso infatti nel 2021 il figlio Roberto, stroncato prematuramente da una malattia rivelatasi senza speranze, e due anni prima la moglie Maria Alba Pipani, originaria proprio di Grado. Due gravissimi lutti che ne avevano piegato la sua forte tempra, molto simile a quella di Livio Felluga, fratello maggiore e altro indimenticabile “patriarca del vino” scomparso a 102 anni. Due fratelli che hanno molto inciso sulla viticoltura della nostra regione alla quale con genialità e lungimiranza hanno saputo dare quella spinta che ha contribuito in maniera determinante a renderla famosa in tutto il mondo.


«Se ne è andato un uomo appartenente a quella generazione che, dopo la seconda Guerra mondiale, ha saputo ripartire con coraggio e visione del futuro, rilanciando il Paese verso il benessere. Perché a questo ha contribuito Marco Felluga, facendo con successo impresa nel settore della viticoltura, ricercando sempre la qualità e l’innovazione», ha scritto di lui il governatore Massimiliano Fedriga, il quale, manifestando ai familiari la vicinanza dell’Amministrazione regionale, ha sottolineato come l’eredità imprenditoriale di Marco Felluga rappresenti un patrimonio storico e morale «di cui la comunità regionale deve fare tesoro».
Assieme al fratello Livio, Marco Felluga è stato, infatti, uno dei pionieri della viticoltura del Collio. Nel 1956, seguendo la tradizione di famiglia – portata dall’Istria dapprima, appunto, a Grado -, fondò a Gradisca d’Isonzo l’omonima azienda, divenuta famosa per quell’etichetta con il Leone alato di San Marco, simbolo della Fortezza della Serenissima. Alla fine degli anni Sessanta il grande passo avanti nel cuore del Collio – da poco marchiato dalla prima Doc nata in Friuli Venezia Giulia e che lo stesso Felluga ha rappresentato a lungo attraverso la guida del Consorzio di tutela – con l’acquisizione di Russiz Superiore, una tenuta a Capriva del Friuli ricca di storia, diventata con i suoi ordinatissimi vigneti il vero fiore all’occhiello dell’azienda. Un grande intuito imprenditoriale di cui, all’avanzare dell’età del padre, era diventato degno interprete il figlio Roberto, il cui testimone, alla sua morte avvenuta ad appena 63 anni, è stato raccolto dalla nipote Ilaria. La quale, proprio in queste settimane, sta perfezionando un’intesa con la Tommasi Viticoltori, produttrice in Valpolicella del famoso Amarone.
Ma Marco Felluga non ce l’ha fatta a vedere il nuovo corso della sua importante realtà vitivinicola. E fra poco, tornando alle origini, riceverà l’omaggio di Grado dove poi riposerà accanto alla sua amata Maria Alba. Il Vigneto Fvg dovrà essergli riconoscente per quanto ha fatto, con grande intelligenza, per la sua crescita.

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In copertina, l’imprenditore Marco Felluga spentosi a 96 anni; all’interno con il figlio Roberto, la nipote Ilaria e la moglie Maria Alba.