Natale e San Silvestro a tavola (quante proposte!) nella Riviera Friulana

di Carlo Morandini

A Natale la Riviera Friulana pullula di occasioni di intrattenimento e di invitanti momenti per trascorrere l’importante giorno di festa assieme ad amici, familiari e a chi si ama. E uno dei modi migliori per festeggiare è quello di concedersi un diversivo, dedicando la giornata al gusto, ai sapori genuini, a quelli tradizionali, o frutto dell’innovazione. Innovazione, che spesso coincide con la ricerca di sapori e abbinamenti che sono proprio quelli che il palato si attende di incontrare. Il segreto dei grandi chef e gourmet? Ce lo ricorda il cuoco stellato Alberto Tonizzo, di Rivignano: preparare quello che gli ospiti desiderano di gustare, vedere, ammirare, assaporare, respirare nel piatto. Ovvero, l’esaltazione della semplicità.
Non tutti i locali rivieraschi, però, saranno a disposizione, oggi ricorrenza del Natale. Ma rimarranno comunque aperti nel periodo delle festività. Partiamo dal Ferarut, che si potrà frequentare non solo il giorno di Natale, ma quest’anno anche la notte di San Silvestro, per restituire agli appassionati l’ospitalità della taverna sottostante al ristorante. Il piatto principe del menù stellato natalizio, come suggerisce Alberto, saranno gli Gnocchi di zucca, storione bianco affumicato, cipolline tostate, yogurt e aneto. Abbinati a una Malvasia. Per rimanere sulla linea delle Risorgive, i Maltagliati delicati al ragù d’anatra ci richiamano al ristorante La Rucola, di Castions di Strada. Dove, invece, a Capodanno, si potrà scegliere tra il pesce, per esempio il Gran fritto, o la carne, e il Filetto di maialetto ai porcini.

A Porpetto, alla Tavernetta da Aligi, Ezio, in cucina, Clia Mari e Tayrin in sala, sono a disposizione nel periodo delle feste. Con antipasti, primi e secondi piatti che rispecchiano la tradizione friulana, ma sono curati e ingentiliti per assecondare il gusto di oggi. Così, la semplice Zuppa di orzo e fagioli diviene una leccornia da ricordare, il Baccalà alla vicentina con polenta possiede un gusto coinvolgente, la Faraona al forno richiama il gusto della cucina delle nonne.
A Lignano Sabbiadoro, il King Pub di Franz Dalle Crode ha predisposto per la notte di San Silvestro un coinvolgente intrattenimento a suon di karaoke con Stefania Fufa Urban, per degustare i food stellati. Un salto in osteria, a La Farmacia dei Sani, per una cucina tradizionale, ma anche proposte a base di pesce e una cantina articolata. Per un percorso che Patrizio e Monica sanno suggerire. Per uno snack con gli amici e addentrarsi nell’atmosfera lignanese, si può fare un passaggio al Villaggio delle Casette tra piazza Fontana, le vie centrali e la Terrazza a Mare, verso la pista di pattinaggio affacciata sula spiaggia in attesa di visitare il Presepe di sabbia. Per assaggiare i sapori rivieraschi proposti da diversi degli associati alla Riviera Friulana: dalla Farmacia dei Sani, all’Hotel Salus, al King Pub. Per poi passare a un drink al Bar Fontana di Mattia Bianchin. O per una sosta corroborante al Central Park di Diego Defilippis. Se si fa sera, ecco l’aperitivo al Tay & Rhum di Samira Dorbolò, dove Michele sa proporre una qualificata selezione di snack vini e bevande di pregio. Anche per soggiornare al contiguo Hotel Tivoli. Se si intende passare la notte a Lignano, l’accoglienza stellata dell’hotel Rossini di Mario Iop propone, oltre agli alloggi dell’hotel e del resort 4 stelle superior, anche il centro benessere dedicato.
Risalendo verso l’area rivierasca, l’azienda Guido Lorenzonetto offre una qualificata scelta di bollicine e non solo. In attesa dell’apertura della nuova location per le degustazioni immersa nel vigneto. Più vicina al Tagliamento, Casa Allegra è la location ideale dalla quale far partire le escursioni a piedi o in bicicletta, o quelle più distanti in auto. Un alloggio ambientato nella campagna rivierasca, arricchito da complementi d’arredo artistici, consente di seguire nel contempo le attività di addestramento dei cavalli campioni di trotto che vengono allevati nell’azienda, e allenati sull’anello adiacente.
Ad Aprilia Marittima, o Latisana Marittima, il nuovo resort La Laguna, della famiglia Toso, con gli alloggi stellati, propone il ristorante dedicato con la cucina di pregio, il centro benessere e la serenità della campagna, a contatto con l’ambiente marinaro del porto turistico. A Latisana, il nuovo King Pub, sempre di Franz Dalle Crode, per gli snack veloci con materie prime di prossimità. E sempre a Latisana, alla Galleria La Cantina, nel cuore della località rivierasca, anche il periodo natalizio è animato da incontri ed eventi culturali. Che sono organizzati da Giovanni Toniatti Giacometti. Il quale è animatore anche di Casa Allegra. Così come di Casa Gioconda, sulla sponda opposta del fiume Tagliamento, in Comune di San Michele. Come Casa Gioia, sempre dei Toniatti Giacometti, si presta anche al soggiorno invernale nella quiete rurale, a poca distanza da Lignano, ma anche da Bibione.

Il chiosco di Isola Augusta, nelle festività, proporrà invece gli snack dei sapori della tradizione friulana. Con i vini che la famiglia Bassani ha saputo valorizzare in un territorio, il Latisanese, che molti esperti hanno definito un “cru”. Passando per Precenicco, nell’azienda Baccichetto Vittorino, Alessandro e Paolo sono ben felici di suggerire i loro vini rivieraschi. Quelli agroalimentari, assieme ai cibi di pregio a base delle carni bianche di coniglio, si possono trovare a poca distanza, al punto vendita della Vecon-Coniglio natura di Zeno Roma, Eccellenze friulane. E da lì, a Marano Lagunare, per raggiungere la Vedova Raddi, trattoria Alla Laguna, di Decio Raddi, per il pesce proposto nell’antica maniera, la distanza è breve.
Tra Strassoldo e Cervignano, Cà Bolani propone bollicine di pregio e i vini classici rivieraschi che, come ricorda l’enologo Roberto Marcolini, rispecchiano le caratteristiche essenziali delle varietà dei vini di pregio. Senza forzature. Tra Fiumicello e Villa Vicentina, la Cantina Valpanera è invece specializzata nella produzione del Refosco dal peduncolo rosso. Anche d’annata. Acquisita da Alessandro e Paolo Baccichetto, l’azienda è in fase di rilancio. Mentre sulla riva sinistra dell’Isonzo, Enzo, Davide e Nicola Lorenzon propongono i vini generati dalle terre ghiaiose e sabbiose delle aree in prossimità del fiume. Che nelle sale degustazione possono essere testati assieme ai prodotti della campagna isontina.

Ad Aquileia, l’azienda agricola Brojli, della famiglia Clementin, specializzata nei vini rivieraschi, dispone di una suggestiva location affacciata verso la Basilica dei Patriarchi. Anche a Grado, il Natale è vissuto con la valorizzazione dei suoi simboli. Ed ecco i Presepi artistici distribuiti tra le calli, accanto a quello galleggiante nel porto canale. Il pranzo di Natale o il cenone di Capodanno? Nell’atmosfera caratteristica ed elegante dell’Hotel Astoria di Sandro Lovato. Magari dopo una sosta al centro benessere o nelle piscine di acqua di mare riscaldata, e all’ultimo piano, al ristorante Al Settimo Cielo. Per godere dello spettacolo lagunare visto dall’alto. Il menù è curato, come il servizio guidato dal vicepresidente dell’Amira, Giacomo Rubini. Tra le altre proposte, il Calamaro tostato su passata di ceci e germogli di sakura. Infine, per un Natale particolare, o un fine anno da ricordare, le motonavi di Adriano Zentilin, la Nuova Saturno e altre, vi possono portare in escursioni da sogno tra Marano, Lignano, Grado e lo scenario fantastico del fiume Stella e della laguna.

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In copertina e all’interno ecco alcuni esempi di cosa offre la Riviera.

(Foto Carlo Morandini)

I “cenoni” di Natale e Capodanno: ecco 5 regole anti-sprechi

di Gi Elle

Poche ore ormai ed ecco la notte di Natale, famosa per il suo “cenone” – anche se il pranzo di domani certamente non demerita – che fa il paio con quello che seguirà a Capodanno. Feste in cui la buona tavola, ma anche abbondante (troppo, il più delle volte!), è protagonista. In queste occasioni però sono di scena anche gli sprechi: ciò che è opportuno evitare, per una serie di ragioni, il più possibile.
Come utile premessa a quanto stiamo per dirvi, va rilevato che i risultati del recente vertice di Madrid – come ci hanno riferito le cronache – sono stati deludenti, ma che nel frattempo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre ha ufficialmente introdotto la Giornata internazionale della Consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari, International Day of Awareness for Food losses and waste.«Dal 2020, insieme al 5 febbraio, Giornata Italiana di Prevenzione dello spreco alimentare, il 29 settembre entrerà nell’Agenda sostenibile annuale della campagna Spreco Zero», annuncia il fondatore Andrea Segrè, che anticipa: «il 2020 porterà molte novità, come il progetto Spreco Zero 2030 di sensibilizzazione sugli Obiettivi che le Nazioni Unite hanno fissato per lo sviluppo sostenibile del pianeta».
Sarà uno “spin off” della storica campagna Spreco Zero per puntare al cuore degli obiettivi di sostenibilità che sono alla portata di tutti, ogni giorno. Nelle nostre case sprechiamo ogni anno cibo per un valore di 12 miliardi di euro, ovvero 700,7 grammi che ci costano 3,75 euro ogni settimana (dati Diari di Famiglia / Oss. Waste Watcher), ma la buona notizia è che la svolta siamo noi: un cambiamento culturale può aiutarci a invertire la direzione e a dimezzare lo spreco pro capite entro il 2030, come fissato negli obiettivi delle Nazioni Unite. Solo in Italia lo smaltimento dei rifiuti impropri (sprechi) produce 9,5 milioni di tonnellate di CO2 (anidride carbonica) e impoverisce 7.920 ettari di terreno, consuma inoltre 105 milioni di metri cubi d’acqua. Ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di CO2, in un anno se ne generano quindi oltre 8 milioni. Senza sprechi nel nostro Paese le emissioni CO2 potrebbero calare del 15% (Libro Nero degli Sprechi)».  Ecco dunque, nel conto alla rovescia verso Natale 2019 e il Nuovo Anno, 5 regole must #sprecozero consigliate dal fondatore di Last Minute Market, il già citato dottor Segrè. Cinque semplici precauzioni perché festeggiare in casa non faccia rima con sprecare, un agile ripasso da rinnovare prima dei cenoni.

Check-in

Fai la lista della spesa passando in rassegna frigorifero e dispensa basandoti sul numero dei commensali. Ricorda che in cucina il detto “quanto basta” funziona sempre.

Chek-out

Evita le sirene del marketing: le offerte 3×2 e il sottocosto non servono se ti metti in viaggio per le feste. Se proprio non riesci a resistere acquista solo alimenti che puoi conservare.

Weight & Waste Watchers: ovvero, pesa e osserva

Pesa gli alimenti e soppesa i tuoi invitati prima di cucinare quantità che si adattano meglio a una caserma. L’eccesso a tavola fa male alla salute e all’ambiente se poi finisce nella spazzatura.

The Day After: il giorno dopo

Recupera tutto ciò che rimane di pranzi & cene della festa e crea un super pasto del giorno dopo da condividere con gli amici. Ciò che avanza congelalo, mangiandolo qualche mese dopo ti ricorderai con piacere delle feste.

#Zerowaste: #sprecozero

Differenzia nei bidoni e nei sacchi dedicati della spazzatura tutto ciò che resta a tavola e sotto l’albero, dal cibo agli imballaggi. Dagli una seconda chance: gli alimenti nell’umido per il compost delle piante, il packaging per un nuovo ciclo. La vita continua!

“Il metodo Spreco Zero” (Rizzoli Bur) dell’agroeconomista Andrea Segrè, triestino, professore ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata all’Università di Bologna, riunisce le regole per la gestione ottimale del cibo, dal suo acquisto al modo in cui lo custodiremo fra il frigo e la dispensa, al suo smaltimento. Nella distribuzione, che pure adotta da tempo comportamenti virtuosi e pratiche di recupero del cibo a ridosso di scadenza, la stima nazionale è di 220 mila tonnellate di cibo sprecato ogni anno, 2,89 kg/pro-capite, ovvero 18,7 kg di cibo sprecati ogni anno per metro quadro di superficie di vendita, soprattutto frutta e verdura, pane e prodotti da forno, latticini (progetto Reduce 2018). E nelle scuole? L’indagine Reduce sulla refezione scolastica ha calcolato un avanzo medio di 90 grammi nel piatto di ogni studente, e di 27 grammi di cibo intatto, abbandonato nelle mense per ogni pasto.

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In copertina, il professor Andrea Segrè con il suo libro dedicato tutto al “metodo spreco zero”.

La Delizia, bollicine superstar: 2 milioni le bottiglie di Naonis

di Gi Elle

Le feste di Natale e di Capodanno sono le più gettonate per i brindisi a suon di bollicine. E alla Cantina di Casarsa alzeranno i calici – soci produttori, tecnici e amministratori – per sottolineare il grande successo ottenuto dagli spumanti prodotti tra i sassi in riva al Tagliamento. C’è infatti molta soddisfazione ai Viticoltori Friulani La Delizia, tra le prime nove realtà d’Italia per la produzione di spumanti, per un positivo 2019: la linea di bollicine Naonis ha tagliato il traguardo dei 2 milioni di bottiglie vendute nel settore Horeca (hotel, restaurant e cafè) nazionale (+12% rispetto lo scorso anno) e ha iniziato a farsi apprezzare sempre più in Germania, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Un successo, quello degli spumanti, che traina anche i vini fermi, prodotto storico della cooperativa: in totale, contando tutte le linee dei vini La Delizia, sono 24 milioni le bottiglie prodotte quest’anno, di cui 14 milioni appunto di spumanti.


“Si è confermata – spiega il presidente Flavio Bellomo – una nostra previsione, ovvero che la qualità degli spumanti avrebbe riportato interesse sull’intero brand La Delizia, genuinamente radicato nel territorio friulano ma che ha allo stesso tempo un respiro internazionale. Ecco quindi che il successo di Naonis, linea nata appena cinque anni fa e che debuttò con 150 mila bottiglie vendute, s’inserisce all’interno di una crescita globale dell’azienda. Un successo che condividiamo con tutti i nostri 400 soci, le maestranze che producono il nostro vino qui in cantina e la rete vendita. Per noi è motivo di soddisfazione sapere che molte persone, nelle prossime feste, brinderanno al Natale e al nuovo anno con i nostri vini”.
Ora si guarda al futuro. “Continueranno gli investimenti per innovare sempre più la nostra filiera produttiva – ha aggiunto Bellomo -, inoltre abbiamo già le conferme dei clienti consolidati per il 2020 mentre nuovi mercati, come quello tedesco, stanno guardando con favore a Naonis. Regno Unito e Usa sono gli altri due Stati in cui puntiamo a crescere: stiamo a vedere cosa succederà con la Brexit, mentre per i dazi americani i nostri vini ne sono esclusi. In ogni caso, quando un prodotto piace, il pubblico lo richiede e di questo i legislatori ne tengono conto: siamo fiduciosi”.
Proseguirà infine il progetto delle edizioni limitate. “Per la cuvée Jadér – ha concluso il presidente – la Summer Edition è andata molto bene la scorsa estate, con 60 mila bottiglie vendute, un dato che puntiamo a replicare con la Winter Edition in vendita in questo inverno. Un punto di orgoglio per un’azienda che tiene alle proprie radici friulane, ma che sa anche guardare avanti con prodotti innnovativi premiati dal mercato che ne apprezza il gusto moderno”.

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In copertina, il presidente Flavio Bellomo; all’interno, due fasi produttive degli spumanti: vendemmia e vinificazione.

LA RICETTA – Tradizione delle “frìtole de Nadal”

di Roberto Zottar

La globalizzazione e la attuale vita frenetica hanno avuto riflessi anche sulle feste e sulle abitudini alimentari ad esse legate, in un difficile equilibrio tra tradizione e innovazione, e ciò ha portato sia alla perdita delle regole dell’antico calendario alimentare, nel quale i Santi e le loro festività marcavano l’identità culturale e le tradizioni a tavola, sia ad una rivisitazione di questi momenti della vita di una comunità. La festività che ha più resistito nel tempo è quella del Natale che riesce a mantenere il calore della tradizione e dell’intimità familiare.
Il periodo natalizio inizia la notte del 5 Dicembre quando ad esempio in molte località della Carnia, della Pedemontana, a Gorizia e a Trieste si festeggia San Nicolò vestito da vescovo e mitra e con il diavoletto, il Krampus della Valle del Fella che va alla ricerca dei bambini cattivi. Se San Nicolò è vivo nelle aree di influenza asburgica, Santa Lucia è celebrata nelle aree che erano sotto il dominio veneziano, ed entrambi portano ai bambini piccoli dolci, mandarini e frutta secca. Le feste richiamano i dolci e a Gorizia e a Trieste c’erano i pani decorati con l’effige di carta del Santo, “imparentati” con i Lebkuchen tedeschi, i cosiddetti Gebildbrote. Di origine mitteleuropea, i diavoletti e gli spazzacamini neri che erano realizzati con prugne secche grinzose infilate in bastoncini di legno con un bianco berretto di carta ed una scaletta, Zwetschenkrampus e Kletzenkrampus (se fatti con pere secche). Tra i dolci locali attuali presenti sulle tavole natalizie il posto d’onore è occupato dalla tipica putizza o gubana di pasta lievitata ripiena di frutta secca.  Tra gli altri dolci possiamo ricordare il mandorlato, il marzapane, ma anche il cuguluf al lievito ed i soffici buchteln.
Il dolce però un tempo più caratteristico per l’area giuliana e per l’Istria erano le frìtole di pasta lievitata, secondo il detto: De Nadal le frìtole, de Pasqua pinze e titole, Esistono anche in versione salata con il ripieno d’acciuga, le cosiddette frìtole co l’anima che ricordano le analoghe pettole pugliesi. Le fritole sono presenti in regione fin dalla deduzione di Aquileia del 181 a.C. anche se l’attuale versione al lievito risulta rielaborata poi in Oriente e ritornata a Venezia nel XIII secolo e da allora è rimasta invariata.

Preparazione:
Per realizzarle da 280 g di farina prelevate una parte per fare una pastella con 20 g di lievito ed un po’ di latte. Mescolate la restante farina con 4 tuorli, 20 g di burro, 50 g di zucchero, la scorza grattugiata di un limone e un quarto di latte. Unite il lievito e sbattete molto bene e a lungo la pasta, aggiungendo poi 20 g di pinoli e 30 g di sultanina rinvenuta nel rum. Friggete in olio caldo a cucchiaiate: il vero segreto è la temperatura dell’olio che dev’essere attorno ai 170°.

Vino:
Il Ramandolo Docg o il Verduzzo dolce dei Colli orientali del Friuli, e il grande Picolit, pure a denominazione di origine controllata e garantita, sono perfetti. Ma se preferite un vino più asciutto, trattandosi di un dolce fritto, andrà sicuramente bene anche una Ribolla gialla spumantizzata.

Buon Natale!

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In copertina, le Frìtole de Nadal.

Il Picolit sulle tavole di Natale con “formadi frant” e gubana

di Claudio Soranzo

CIVIDALE – Avete scelto i vini per le ormai imminenti festività, da gustare a casa o da regalare per fare un’ottima figura? Non ancora? Allora mi permetto di darvi un suggerimento, se non siete amanti dei classici e andate sempre in cerca di qualche bella e interessante novità.  Vi propongo un vino raro, di gran classe, quello che è noto come “re dei vini” o, al contrario, anche “vino dei re”. L’avrete già capito che sto scrivendo del Picolit, un vino autoctono del Friuli che si sposa perfettamente con il “fois gras”, per esempio, e con i dolci della pasticceria secca e, spero l’abbiate già scoperto, con la mitica gubana, il dolce con ripieno di frutta secca, tipico delle Valli del Natisone e di Cividale, il territorio dove nasce il Picolit Monviert.
E’ proprio questo vino che volevo segnalarvi perché l’ho anche degustato e quindi so di che cosa vi parlerò. Nobile e raro, il Picolit è il vino autoctono più prezioso della selezione Monviert, ancorché contraddistinto da produzioni limitatissime, legate a una caratteristica della varietà che dà soltanto pochi ma preziosi grappoli. Vitigno certamente antichissimo, secondo alcuni coltivato già ai tempi dei Romani, deliziò i palati di Papi e imperatori, oltre a essere ricercato su mercati d’alto prestigio in tutta Europa. Dal raccolto 2006, il Picolit si fregia della Docg, denominazione di origine controllata e garantita – ottenuta poco dopo quella del Ramandolo -, a valere per il solo territorio dei Colli Orientali del Friuli, in cui circa 60 ettari sono attualmente interessati alla coltivazione specializzata di tale storico autoctono, un tempo a rischio di estinzione, ma fortunatamente recuperato agli antichi splendori. Proprio in questo territorio, a Spessa di Cividale, trovate l’azienda Monviert, nuovo nome dei Ronchi San Giuseppe, che ha introdotto innovative metodologie di lavorazione dando vita a una originale linea di vini, chiamata appunto Monviert come la stessa azienda. Una linea di selezione, perché accoglie solo le massime espressioni delle singole vigne, a loro volta accuratamente selezionate.

Il Picolit ottimo con la gubana.

All’interno di questa rara collezione di gemme, punta di diamante è proprio il Picolit, i cui grappoli sviluppano pochi acini piccoli e dolci, da cui ne consegue una produzione molto limitata. Di colore giallo oro acceso, talvolta quasi ambrato, dopo alcuni anni di invecchiamento il vino acquisisce un profumo intenso, floreale, fruttato, incredibilmente complesso, che ricorda il favo d’api. Al palato si presenta dolce-non-dolce, vellutato, armonico, corposo e potente. Grande vino da meditazione, è sorprendentemente buono anche su formaggi stagionati, piccanti e sul “formadi frant”, altro tipico prodotto friulano, più precisamente della Carnia. La gradazione alcolica è di 14°, l’acidità totale di 6 grammi/litro; la temperatura di servizio è di 13° e il periodo di conservazione va dai 10 ai 15 anni. Un grande vino insomma che qui però è in buona compagnia, assieme Schioppettino – gioiello della vicinissima Prepotto -, Refosco dal Peduncolo rosso, Friulano e Ribolla gialla, tutti storici vini del Friuli, più un grande vino internazionale: il Sauvignon.

Vigneti dei Colli orientali a Cividale.

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In copertina, ecco i tipici grappoli del Picolit, piccoli ma preziosi.

Il Consorzio delle Doc plaude alla tutela della denominazione Friuli

La nascita del Consorzio di Tutela della Doc Friuli viene accolta con soddisfazione ed estrema positività da parte del Consorzio delle Doc del Friuli Venezia Giulia. «È importante vedere che, nella nostra regione, ci sia la volontà di lavorare in maniera seria in un’ottica di collaborazione sempre più efficace – afferma infatti il presidente del Consorzio delle Doc, Adriano Gigante -. Poter poi riuscire a impostare strategie unitarie di promozione sarà un ulteriore modo di mettere in campo le nostre forze per l’obiettivo comune di tutti che è valorizzare e far conoscere la produzione di alta qualità della nostra regione».
La Doc Friuli rappresenta la superficie più vasta di rivendicazione e raccoglie un insieme molto eterogeneo e ampio della produzione vinicola regionale. Tale trasversalità è in linea con la ricchezza della nostra produzione e della ricerca negli anni dei produttori, vero motore e anima dei Consorzi. Per cui il Consorzio delle Doc Fvg plaude alla nascita di questa nuova entità aprendo le porte a ogni tipo di collaborazione nell’ottica di riuscire, insieme, a fare sistema e poter fare chiarezza e dare lustro alle particolarità della nostra produzione: una ricchezza che, lavorando assieme, potrà essere ulteriormente valorizzata.

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In copertina, il presidente del Consorzio delle Doc del Friuli Venezia Giulia, Adriano Gigante.

In dicembre è boom per l’agroalimentare. E l’artigianato vola

Con le sue festività, dicembre è da sempre il mese per eccellenza delle spese alimentari. In vista del pranzo di Natale e del cenone di Capodanno, gli italiani e non solo loro prendono letteralmente d’assalto supermercati e boutique alimentari in cerca dell’ingrediente che non deve mancare, ma anche del regalo gourmet da mettere sotto l’albero. Una corsa all’acquisto che in Friuli Venezia Giulia vale 292 milioni di euro, ben 47 in più rispetto alla spesa media mensile durante l’anno. La stima è dell’ufficio studi nazionale di Confartigianato-Imprese che nel report dedicato ai consumi fotografa anche lo stato di salute del comparto agroalimentare con particolare attenzione alla sua evoluzione nell’ultimo quinquennio, agli occupati e all’export.

La presentazione dell’indagine.

Spesa a dicembre. Come detto, la spesa stimata per il mese in corso è di 292 milioni complessivi di cui oltre la metà sono acquisti intercettabili dall’artigianato che si avvia a “incassare” 131 milioni di euro. “Ancora una volta i prodotti agroalimentari prodotti dagli artigiani giocano una parte da protagonisti. Durante e oltre le feste – commenta il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti -. I consumatori sono sempre più sensibili e attenti a ciò che mettono in tavola e in questo senso il cibo e le bevande prodotti nelle botteghe artigiane sono una garanzia di qualità, nonché di quel tocco in più di saperi tramandati, sapori autentici e genio creativo condensati dalle  nostre imprese in prodotti unici, che il mondo ci invidia”.
Tornando alla spesa, a livello provinciale quella maggiore si registra nell’ex provincia di Udine con 126 milioni di euro (+20 milioni rispetto alla media dell’anno, di cui 56 intercettabili dall’artigianato). Seguono Pordenone con 70 milioni (+11), Trieste con 62 milioni (+10) e Gorizia con 34 (+5) di cui rispettivamente 31, 28 e 15 milioni sono la quota intercettabile dalle botteghe artigiane.

Imprese e addetti. L’impennata della spesa alimentare a dicembre garantisce ogni anno una significativa boccata d’ossigeno per le imprese artigiane del settore che in Fvgsono ben 1.360, l’1,6% del totale nazionale, 17 in meno rispetto a un anno fa. Numeri che dimostrano la tenuta del settore in regione da un anno all’altro, ma anche sul lungo periodo. Nel quinquennio, infatti, la variazione si attesta a -0,1% e certifica la tenuta del  comparto: fatta eccezione per Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, che crescono, il Fvg è  tra le regioni quella che perde meno. Le imprese del settore danno lavoro a 7.725 addetti –  3.771 a Udine, 1.770 a Pordenone, 1524 a Trieste e 661 a Gorizia -: 4.893 sono occupati nelle Pmi (il 63%), 2.711 nelle imprese artigiane (35,1%).

Export. Le esportazioni sono in costante crescita. Nel primo semestre 2019 il valore dei prodotti agroalimentari venduti oltre confine è stato pari a 386 milioni di euro (il 2,2% del totale nazionale), in aumento del +6,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dato significativo, specie se rapportato alla performance della manifattura che nello stesso periodo è stata fortemente negativa (-11,7%). Il Fvg è al sesto posto tra le regioni italiane per propensione all’export (calcolata sulla base del rapporto tra il valore degli ultimi quattro trimestri e il valore aggiunto a prezzi correnti del 2016): a fronte di un dato medio per l’Italia pari al 2,35%, il Friuli Venezia Giulia si attesta al 2,35% (sesta regione d’Italia) con l’exploit a livello locale della provincia di Trieste che raggiunge il 3,75%.

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In copertina e qui sopra piatti tipici (foto Luca d’Agostino) e grandi vini, anche con bollicine, che sono molto frequenti sulle tavole di dicembre.

Fino all’Epifania a Cividale le vignette dedicate al vino

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – Le festività natalizie culmineranno a Cividale con la solennità dell’Epifania, quando sarà celebrata l’antica Messa dello Spadone seguita dalla rievocazione storica dell’ingresso del Patriarca Marquardo. E fino a quella data potrà essere visitata anche la bellissima mostra delle vignette di “Spirito di Vino” che, per festeggiare i suoi primi vent’anni, ha scelto una straordinaria sede in riva al Natisone: il Centro internazionale Podrecca di via Monastero Maggiore, a due passi dal famosissimo Tempietto Longobardo e dalla Casa medioevale, la più antica della città ducale. Una festa che, ovviamente, ha visto anche la proclamazione dei vincitori: il tutto con la regia del Movimento Turismo del Vino del Friuli Venezia Giulia, in un appuntamento molto sentito nel quale hanno fatto gli onori di casa la presidente Elda Felluga e il sindaco Stefano Balloch. Con loro, c’erano il presidente della giuria Alfio Krancic, il noto vignettista Valerio Marini, il giornalista per Arbiter e critico d’arte Alberto Gerosa – delegato per la rivista Spirito DiVino -, assieme al vicepresidente dell’associazione, Massimo Bassani, che hanno proclamato i vincitori di questa 20ma edizione del famoso Concorso internazionale che celebra le più graffianti e originali vignette satiriche sul tema del vino.

La foto ricordo con i premiati.

Vincitori dell’edizione 2019, premiati con una selezione delle migliori etichette delle cantine associate, sono stati per la Sezione under 35 l’italiano Diego Paparelle con “Barman” (primo classificato), il serbo Filip Najdanović “First Aid” (secondo) e il portoghese Bruno Albuquerque con “Il genio della bottiglia” (terzo). La Sezione over 35 ha visto invece trionfare lo spagnolo Manuel Arriaga con “L’influenza del vino” (primo classificato), il ceco Evžen David con “Moon” (secondo), mentre al terzo posto troviamo a pari merito il polacco Czesław Przęzak con “Double refueling” e il ceco Roman Kubec con “Vino”.

Le due vignette prime classificate.

Fino al 6 gennaio (dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17, sabato e domenica orario continuato dalle 10 alle 17), nel salone a piano terra del palazzo che ospita la Fondazione Auxilia e il Centro Internazionale Podrecca, potrà dunque essere visitata la mostra del 20° “Spirito di Vino” in cui potrete apprezzare umorismo e satira capaci di regalare sorrisi, ma anche momenti di riflessione. Inoltre, è stata allestita una mostra “diffusa” in una quindicina di esercizi commerciali, aderenti a Confcommercio, grazie alla quale si potranno rivivere i 20 anni di storia del concorso. Nelle vetrine dei negozi aderenti sono infatti esposte, per tutto il periodo della mostra, alcune opere delle passate edizioni, per cui una passeggiata nel centro di Cividale sarà impreziosita dall’ironia e dai sorrisi! Per conoscere gli esercizi che espongono le vignette, l’elenco completo è sul sito www.spiritodivino.cloud
Netta la scelta green operata dal Movimento Turismo del Vino per questa edizione: entrambe le mostre, quella al Centro Podrecca e quella diffusa nelle attività commerciali del centro storico cittadino, propongono opere stampate su un supporto eco-friendly, ovvero su cartone alveolare. Inoltre, anche il calendario realizzato sia con le vignette finaliste che con una selezione per rivivere i 20 anni di Spirito di Vino è stato stampato su carta certificata Fsc.

Un momento della cerimonia.

Grande la soddisfazione della presidente Elda Felluga: “Spirito di vino in questi anni è cresciuto a livello internazionale diventando il punto di riferimento della satira sul mondo del vino, unendo persone di culture e nazionalità diverse. Un’occasione importante per far conoscere il Friuli Venezia Giulia nel mondo. È stato davvero molto bello vedere alle premiazioni i vignettisti stranieri che per la prima volta hanno avuto la possibilità di conoscere la bellezza di Cividale, i nostri eccellenti vini, la nostra buona tavola, la nostra calda ospitalità. Un sincero ringraziamento alla giuria di Spirito di vino che ci ha accompagnato con entusiasmo in tutti questi anni. Un caloroso ringraziamento all’amministrazione comunale, ad Auxilia e ai commercianti della città ducale che hanno voluto ospitare le premiazioni e la mostra”.
Ricordiamo che le vignette in gara sono state valutate da una giuria d’eccezione, capitanata dal presidente in carica Alfio Krancic e dal presidente onorario Giorgio Forattini, che era composta da nomi illustri della satira, del giornalismo e della grafica: Emilio Giannelli (vignettista), Valerio Marini (vignettista), Gianluigi Colin (art and cover editor La Lettura Corriere della Sera), Franz Botré (direttore rivista Spirito DiVino), Carlo Cambi (giornalista enogastronomico), Paolo Marchi (giornalista, Identità Golose), Aldo Colonetti (filosofo), Fede & Tinto (conduttori Decanter – RadioRai), Francesco Salvi (attore) e dalla stessa Elda Felluga.

Due scorci della bellissima mostra.

20° SPIRITO DI VINO
I premiati

WINNERS 2019 UNDER 35


DIEGO PAPARELLE
Barman
Senago, Italia


FILIP NAJDANOVIĆ
First Aid
Sid, Serbia


ALBUQUERQUE BRUNO
Il genio della bottiglia
Braga, Portogallo

SELECTED 2019 UNDER 35

ELIF DOKUR
Short life
Tepebasi, Turchia

XHENI MALOKU
Med’Uva
Durazzo, Albania

MARCO STRIZZOLO
Ancora un po’
Londra, Gran Bretagna

MORHAF YOUSSEF
Old wine and modern art
Damasco, Siria

WINNERS 2019 OVER 35


MANUEL ARRIAGA
L’influenza del vino
Puente Tocinos, Spagna


EVŽEN DAVID
Moon
Frýdek-Místek, Repubblica Ceca


ROMAN KUBEC
Vino
Mezibori, Repubblica Ceca

CZESŁAW PRZĘZAK
Double refuelling
Wrocław, Polonia

SELECTED 2019 OVER 35

AUREL ŞTEFAN ALEXANDRESCU
No title
Bucarest, Romania

ERDOGAN BASOL
No title
Istanbul, Turchia

HENRIQUE BEHR
Captain Corkscrew
Brasilia, Brasile

MENEKSE ÇAM
Perfect choice
Buca, Turchia

ISRAEL CAMPOS DE LEON
El corazón del Vino
Ecatepec, Messico

GHINO CORRADESCHI
Fionda provvidenziale
Siena, Italia

RONALDO CUNHA DIAS
Spirito di Vino
Vacaria, Brasile

RAINER DEMATTIO
Headgrape
Epfendorf, Germany

HICABI DEMIRCI
Art and wine
Istanbul, Turchia

TOMMASO GIANNO
Brindisi
San Benedetto del Tronto, Italia

AGUS HARSANTA
Balancing
Denpasar, Indonesia

FRANCO IACUMIN
Custer
Monfalcone, Italia

RAED KHALIL
Fingerprint
Lebbeke, Belgio

VASO KRČMAR
St. Wine
Novi Sad, Serbia

PIETRO MARINO
Qua c’è un qui pro quo
Fusignano, Italia

VALERY MOMOT
Vino d’autunno
Dnepr, Ucraina

ELENA OSPINA
La magia del vino
Medellín, Colombia

TELMO QUADROS FERREIRA
Love astronome
Porto, Portugal

FRIEDRICH TASSER
Avanti a tutta forza
Brunico, Italia

JUGOSLAV VLAHOVIC
Sommelier
Beograd, Serbia

Il Movimento Turismo del Vino Fvg ringrazia gli sponsor e i partner tecnici del concorso: PromoTurimoFvg, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune di Cividale del Friuli, Auxilia Onlus e Auxilia Fondation, Civibank, Dolomia, Del Torre e Juliagraf. Per maggiori informazioni sull’iniziativa: Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia Tel. 0432.289540 – Cell. 348.0503700 spiritodivino@mtvfriulivg.it – info@mtvfriulivg.it www.spiritodivino.cloud – www.mtvfriulivg.it

Infine, alcune delle opere esposte.

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In copertina, Elda Felluga col presidente della giuria Krancic e il sindaco Balloch.

Da tre anni la Doc Friuli. E adesso c’è anche il Consorzio di tutela

di Giuseppe Longo

E ora il Vigneto Fvg si potrà proporre sempre più come tale, nel suo complesso, beneficiando di quel nome magico e da sempre accattivante – “Friuli” – che piace tanto ai consumatori nel resto d’Italia, in Europa e pure oltreoceano. Se ne parlava da decenni, già quando nascevano le “Doc-fazzoletto”, belle e suggestive, ma troppo piccole e spesso in competizione fra loro: infatti, c’era già chi avvertiva la necessità di una proposta unitaria affinché la stessa fosse più efficace sul mercato, specialmente estero, dove peraltro il Friuli stesso è piccolo e poco individuabile, figuriamoci le Doc ritagliate in collina e in pianura, tra i sassi delle alluvioni di Tagliamento e Isonzo o lungo la Riviera. Dopo il riconoscimento tre anni fa dell’ultima denominazione, stavolta appunto a livello regionale, ora nasce dunque il Consorzio che la dovrà tutelare, facendo prima di tutto rispettare il disciplinare di produzione. Plaudono le organizzazioni imprenditoriali, a cominciare da Confagricoltura e Fedagri. Per cui ora resta aperta soltanto la questione Ribolla gialla. Ma fermiamoci a quello che ormai può essere considerato un “punto fermo”, di certo molto importante. Diremmo strategico per il futuro della promozione commerciale e della presentazione su un mercato, nazionale e mondiale, sempre più esigente.

E’ stato infatti costituito proprio ieri, a San Vito al Tagliamento, il Consorzio Tutela Vini Friuli Venezia Giulia. Dopo un lungo iter tra progetti, ipotesi e speranze, finalmente si è concretizzato il sogno: la nascita del nuovo organismo si pone l’obiettivo di tutelare, promuovere, valorizzare e curare gli interessi appunto della più recente Denominazione regionale. Era nata, come dicevamo, nel 2016 la Doc Friuli  (o Friuli Venezia Giulia) che aveva debuttato rivendicando, in quella vendemmia, 103 mila quintali di uva. Dopo un breve rodaggio, durato appena un biennio, nel 2018 l’area tutelata ha raggiunto 2.500 ettari con ben 297 mila quintali di uva, a dimostrazione che la nuova Doc regionale vuole diventare un brand forte e altamente riconoscibile, in grado di combinare numeri e qualità, caratteristiche che le consentiranno, sempre più, di acquisire una maggiore visibilità e competitività sui mercati soprattutto internazionali.
I soci fondatori del Consorzio si prefigurano e si impegnano ad agire per consentire alle aziende della regione di fare squadra intorno a quello che, a tutti gli effetti, si può definire un brand facilmente identificabile e dotato, come dicevamo all’inizio, di notevole appeal. Il nuovo Consorzio Tutela Vini Friuli Venezia Giulia si pone infatti, come primo impegno, l’aggregazione di tutti i produttori della Doc Friuli in collaborazione e nel rispetto delle varie denominazioni già preesistenti che, comunque, restano “fiori all’occhiello” ed espressioni autentiche e peculiari delle diverse aree regionali.

Ventidue sono i soci fondatori del nuovo Consorzio – che hanno sottoscritto l’atto costitutivo presso il notaio sanvitese Luca Sioni -, motivati e desiderosi di lavorare con impegno per arrivare, in tempi brevissimi, al raggiungimento della rappresentatività necessaria a ottenere il previsto riconoscimento da parte del Ministero per le Politiche agricole. Nove sono i componenti del primo consiglio di amministrazione che si affida alla presidenza del dottor Giuseppe Crovato, amministratore delegato della Cantina Cabert Spa di Bertiolo. Il resto della squadra dirigente è composto dai vicepresidenti, Roberto Marcolini, dell’azienda Cà Bolani (Zonin) di Cervignano, e Flavio Bellomo (presidente della cantina cooperativa Viticoltori friulani La Delizia, di Casarsa), nonché dai consiglieri Alessandro Baccichetto, Gianfranco Bianchini, Filippo Bregant, Luigino Fogal, Bruno Pittaro e Michelangelo Tombacco. Tutte le Doc sono rappresentate (a esclusione della Friuli Isonzo e Friuli Annia) e le adesioni sono ancora aperte: infatti, la volontà di tutti i “fondatori” è quella di essere inclusivi.
Il nuovo Consorzio, nel muovere i suoi primi passi, è “certo di poter contare sul fondamentale supporto dell’amministrazione regionale molto determinata a continuare il percorso di accompagnamento iniziato fin dalla costituzione della denominazione Doc Friuli”. Una volta terminati gli espletamenti burocratici, partirà la raccolta delle firme della filiera per raggiungere il nuovo traguardo del riconoscimento ministeriale, pur restando in attesa di quello europeo che ancora manca per la Doc. L’obiettivo dichiarato è quello di essere operativi (nuovo Consorzio compreso) entro la vendemmia 2020.

Molto positive, come dicevamo, le reazioni delle organizzazione imprenditoriali. «Finalmente la Doc Friuli avrà il suo Consorzio di tutela – dice Michele Pace Perusini, nuovo presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg, che ha raccolto il testimone da Roberto Felluga -. Un passo importante per mettere sui giusti binari una “locomotiva partita” nel 2016 e che ha dimostrato di viaggiare ad alta velocità. La Doc Friuli, infatti, diventerà la più importante denominazione regionale e ciò responsabilizza i nuovi amministratori che dovranno essere in grado di creare il giusto clima di condivisione con tutte le componenti del comparto per rendere sempre più incisive le necessarie iniziative future di promozione e comunicazione. Da parte di tutta l’organizzazione, dunque, formulo ai consiglieri i miei migliori auguri per un buon lavoro, offrendo la disponibilità a collaborare per il bene dell’intero territorio».
«Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto – gli fa eco Venanzio Francescutti, presidente di Fedagripesca Fvg -. La cooperazione ha lavorato alacremente per raggiungere questo risultato che è figlio di una coesione maturata tra i tanti attori della filiera vitivinicola regionale. Si è fatto un passo avanti importante che deve rappresentare un punto di partenza per progettare, tutti assieme, il futuro della vitivinicoltura regionale».

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In copertina, Giuseppe Crovato, presidente del neonato Consorzio Tutela Vini Friuli Venezia Giulia.

“Lettera aperta” di Walter Filiputti ai giovani vignaioli

di Giuseppe Longo

UDINE – Durante l’impegnativo lavoro affrontato per realizzare il suo nuovo libro dedicato al futuro del Vigneto Fvg, Walter Filiputti ha avuto l’opportunità di dialogare anche con diversi giovani vignaioli. E agli stessi, nel concludere l’importante opera, l’esperto di vite e vino di casa nostra ha voluto rivolgersi con una “lettera aperta” al fine di spronarli a dare vita a una sorta di gruppo di riflessione e lavoro per i prossimi anni avente l’obiettivo di capire problemi e prospettive di un settore affascinante e strategico non solo per l’economia, ma anche per l’immagine complessiva della regione a Nordest, costituendo pure, assieme alle altre eccellenze agroalimentari, un irrinunciabile volano per la promozione turistica. «Se ai giovani dai, ricevi tanto di più; se trasmetti loro conoscenza, esperienza ed entusiasmo, loro ti ripagano con il rispetto, il coraggio, la voglia di mettersi in gioco e una nuova visione – dice Filiputti nelle prime pagine del volume –. Hanno determinazione e tanta voglia di fare, ma soprattutto sanno dialogare tra di loro e confrontarsi senza gelosie. Questa “lettera aperta” è dedicata a tutti i giovani vignaioli del Friuli Venezia Giulia, nessuno escluso».

La presentazione moderata da Cescon e l’intervento di Filiputti.

Emerge, dunque, in tutto il suo valore questo originale messaggio alle nuove leve del Vigneto Fvg – che tanta responsabilità hanno nel continuare e potenziare il lavoro avviato con lungimiranza e competenza dai loro genitori, accreditando la qualità dei nostri vini in tutto il mondo – nell’affollata presentazione del volume “Il futuro della viticoltura e del mercato enologico in Friuli Venezia Giulia” avvenuta ieri pomeriggio nella sala che ricorda l’indimenticato presidente Adalberto Valduga, nella sede della Camera di commercio di Pordenone-Udine. Infatti, dopo le collane dedicate al mondo del gusto e a quello dell’artigianato, l’ente economico – guidato da tanti anni da Giovanni Da Pozzo – prosegue il suo viaggio alla scoperta dei comparti produttivi della sua terra, prendendo “appunti”, questa volta, sui “Quaderni di agricoltura. Questo è il titolo della nuova collana edita da Vinibuoni – Gustosì, il cui primo volume va ad approfondire proprio l’articolata ed esuberante realtà del vino, uno dei fiori all’occhiello del territorio, che, come dicevamo, permette di far conoscere il Friuli Venezia Giulia a livello planetario. Protagonisti proprio quei giovani vignaioli – come amava chiamarli il grande Luigi Veronelli – cui questa importante fatica editoriale si rivolge.

A raccontare questa realtà e ad anticiparne gli sviluppi, con sguardo preparatissimo, è appunto Walter Filiputti, un narratore d’eccezione,  giornalista e scrittore che conosce la viticoltura, si può dire, dalla nascita tanto da farne una delle specializzazioni della sua vita professionale. Durante la  quale ha dato alle stampe volumi e pubblicazioni di prestigio che hanno contribuito in maniera significativa a dare lustro al settore produttivo.
«Alle sue parole, ai suoi racconti sempre originali, alle sue chiacchierate con i vignaioli, alle sue analisi puntuali è stata affidata la trama di queste pagine – commenta il presidente Da Pozzo –. In esse, oltre a tante luci, emergono anche minacce e rischi a cui il comparto sta andando incontro. È però un volume di speranza, che guarda con enorme fiducia ai giovani produttori, ma anche di critica costruttiva a un sistema Vigneto Fvg, perché vuole dare un contributo scientifico serio al dibattito che ruota attorno al vino regionale, e soprattutto dare uno stimolo a superare ostacoli e imboccare strade nuove, per non rischiare di rovinare uno dei patrimoni di maggior ricchezza della nostra identità territoriale. Confidiamo dunque che i suggerimenti di Filiputti possano essere raccolti da imprese e istituzioni, perché la nostra viticoltura non perda occasioni preziose per difendere la sua qualità e sappia costruire con intelligenza e lungimiranza il suo futuro e il suo sviluppo».

L’intervento del presidente Da Pozzo e due settori della sala gremita.

Proprio al futuro guarda, dunque, la curata pubblicazione anche nella forma, com’è stato evidenziato anche nel corso della presentazione di fronte a un foltissimo e preparato “parterre” – ovviamente per larga parte viticoltori, tecnici, winelovers -, moderata dal giornalista del Messaggero Veneto Maurizio Cescon, il quale segue con attenzione e puntualità sulle pagine economiche anche il Vigneto Fvg, e che ha visto l’intervento, oltre a Da Pozzo e Filiputti, anche dell’editore Francesco Busso. Snello e pratico nel formato, il  volume è compendiato per la prima volta anche da un sito Internet, che va ad ampliare e completare l’edizione cartacea con informazioni aggiuntive, immagini e videointerviste, rendendo il progetto crossmediale, come questi tempi di comunicazione e innovazione tecnologica richiedono. Il libro, acquistabile nelle migliori librerie friulane fin dai prossimi giorni, tanto da rappresentare una ottima strenna da mettere sotto l’Albero di Natale, è accompagnato dal portale www.quadernidiagricoltura.it. Ricordiamo, al riguardo, che la collana “Quaderni di Agricoltura” segue una prima collana dedicata alle imprese del gusto delle diverse aree geografiche del Friuli, che ha censito 195 produttori e 178 ristoratori, tutto in cinque volumi,  e la collana, in quattro volumi, dedicata agli artigiani del fare, con le storie di 228 operatori.

Il ruolo dell’ente camerale
nel settore vitivinicolo

La pubblicazione del libro di Walter Filiputti “Il futuro della viticoltura e del mercato enologico in Friuli Venezia Giulia” si inserisce nel solco dell’intensa attività dell’ente camerale a supporto delle sue imprese, in questo caso del mondo vitivinicolo, comparto in un cui la Camera di commercio si distingue particolarmente, grazie al suo operato e alla vivacità delle aziende che si relazionano a essa. Uno dei progetti di maggior notorietà e successo è quello che permette alle pmi di settore di concorrere ai bandi regionali per l’Ocm Vino. In attesa di approvazione definitiva del progetto 2020, fin dal 2010 la Cciaa è stata capofila negli anni di ben 10 associazioni temporanee di impresa (Ati) siglate con 444 partecipazioni aziendali, di cui 32 quelle accreditate per il 2020. I finanziamenti attratti dal progetto, che ha preso il nome di “Friuli Future Wines”, sono stati in tutte le annualità oltre 9 milioni 230 mila euro, di cui metà finanziati dalle imprese partecipanti e metà contributi comunitari erogati tramite il Ministero delle risorse agricole e la Regione. I fondi vengono espressamente riservati all’attività di promozione delle aziende vitivinicole sui principali mercati extraeuropei, definiti di anno in anno. «La forza del progetto sta nella flessibilità e potenza del lavoro di rete – conferma il presidente Da Pozzo –. Le aziende possono scegliere a quali iniziative promozionali partecipare, ciascuna in base alle proprie esigenze e aspirazioni, ma con il “peso specifico” di un raggruppamento riconoscibile e con il coordinamento e l’accompagnamento dell’ente camerale».
Il  59% dei fondi, in questi anni, è stato destinato alle principali iniziative promozionali sul mercato degli Stati Uniti, primo paese di destinazione dell’export dei vini friulani. Gli altri Paesi coinvolti nel corso degli anni sono stati Russia, Cina, Giappone, Canada e Area Sud Est Asiatica (dove figurano Singapore, Vietnam, Taiwan, Malesia, Thailandia) .
Oltre all’Ocm vino, la Camera offre opportunità internazionali per tutte le imprese: più servizi, più informazioni e un maggiore supporto per l’export. Dal 1° febbraio 2019 l’attività a supporto delle imprese impegnate verso l’estero viene svolta dalla sede di Udine di Promos Italia, la nuova struttura nazionale del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione. In generale le attività a favore del comparto vitivinicolo sono quelle riservate alle aziende potenziali e neo-esportatrici, quali seminari e business forum (22 quelli proposti nel 2019), incontri individuali con gli esperti Paese (check up) e servizi desk per i mercati strategici (20 gli eventi del 2019), formazione specifica, missioni con diversi modelli, tra visite studio, eventi promozionali abbinati a workshop, incontri B2B, partecipazione a fiere (58 gli eventi proposti nel 2019). Già a calendario per il 2020 la Borsa Vini a Londra il 23 gennaio, sempre nella capitale britannica “Real Food & Wine” a luglio, ma anche le borse vini in ottobre in Canada, Russia, Giappone, cui seguiranno le iniziative specifiche nel Sud Est Asiatico (Singapore e Taiwan, Vietnam).

Ecco il nuovo volume su vite e vino.

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In copertina, il presidente Da Pozzo con Walter Filiputti, autore del libro.

(Fotoservizio Diego Petrussi)