La Sagra del Vino di Casarsa piace anche se non c’è

di Gi Elle

La Sagra del Vino di Casarsa della Delizia è così rinomata che piace anche quando non c’è. Come è noto, a causa del Coronavirus è stata stoppata come tutte le manifestazioni enologiche, ma al suo posto la Pro Loco ha “messo in onda” sul suo canale social tante bellissime immagini delle passate edizioni. Il successo è stato strabiliante, superiore a ogni più rosea previsione o auspicio: più di centomila clic. E questo inviterà di certo a fare ancora meglio per il 2021, quando la rassegna tornerà regolarmente in pista nel suo tradizionale periodo.

Bilancio più che positivo, dunque, per l’edizione virtuale della Sagra del Vino 2020 che si è conclusa con la diretta disco del dj Sal e i mitici fuochi d’artificio (sempre soltanto sul web). La kermesse in modalità online è stata ideata dalla Pro Casarsa (membro dell’Associazione nazionale Città del Vino) per colmare il vuoto causato dall’annullamento della storica manifestazione che, originariamente, si sarebbe dovuta svolgere dal 23 aprile al 4 maggio e che è stata appunto rimandata al prossimo anno, sempre assieme al Comune e alla cantina Viticoltori Friulani La Delizia, a causa dell’emergenza Covid-19. E così, per tutto il periodo in cui l’evento si sarebbe svolto, sulla pagina Facebook ufficiale della manifestazione sono state pubblicate ogni giorno delle foto storiche riguardanti le edizioni passate, “scatti” che, come si diceva, hanno raggiunto, sommando i risultati dei vari post pubblicati, oltre 100 mila persone in totale sul social network. Una sorta di foto-racconto che è stato accolto con grande interesse ed emozione dal pubblico di Facebook, che ha dimostrato il suo gradimento non solo attraverso i “like” che hanno accompagnato tutte le foto pubblicate, ma anche le condivisioni, i commenti con i ricordi personali e lo scambio di altre immagini.

La Sagra premiata a Roma.

“È stato un modo per tenere vivo il ricordo di quello che per tutti i casarsesi è uno dei periodi più belli dell’anno – ha commentato il presidente della Pro Loco Antonio Tesolin – con i tanti volontari al lavoro, le associazioni impegnate nei chioschi enogastronomici, i colori del luna park, il buon vino, gli eventi culturali, la musica e le vie del paese affollate e festose. È stato bello – ha aggiunto – ripercorrere le tappe di questi 72 anni di Sagra del Vino e darsi appuntamento al 2021 per la Sagra vera, salutando questa edizione con due appuntamenti conclusivi che sono stati molto apprezzati: l’aperitivo musicale, con l’atmosfera della Sagra ricreata per l’occasione, gentilmente offerto dal dj Matteo Sal Colussi con una grande carica di energia e i fuochi d’artificio virtuali. Ringraziamo i tanti – ha concluso Tesolin – che hanno creduto e credono nella Sagra del Vino di Casarsa. Un grazie speciale a tutti coloro che hanno collaborato nei mesi scorsi alla preparazione dell’evento che poi è stato annullato con responsabilità civile. In particolare, ringraziamo i volontari della Pro Loco con la sua segreteria, i gruppi di lavoro, tutto il personale impiegatizio, tutti i tecnici, tutte le attività economiche con cui abbiamo collaborato nei mesi scorsi, tutti i soggetti che ci credono e ci sostengono, gli sponsor, l’amministrazione comunale, tutte le attività della ristorazione, tutte le nostre associazioni casarsesi e i gestori del luna park. Noi ci abbiamo creduto, ci crediamo e ci crederemo nella Sagra del Vino anche per l’anno che verrà: arrivederci alla 73a edizione”.

In marcia tra i vigneti.

Nella galleria virtuale di Facebook, le foto che più hanno toccato il cuore e fatto volare i Like sono state alcune immagini delle edizioni più datate della Sagra del Vino, come quella del 1958 che ritrae il concorso dei Piccoli cantori tratta dall’archivio di Elio e Stefano Ciol oppure le immagini dei vip dell’epoca alla Sagra del Vino. Tra le più amate, l’immagine di Caterina Caselli in uno scatto dall’archivio di Agostino Colussi e comparsa sul libro “50 anni di Sagra, mezzo secolo di storia” a cura di Ester Pilosio e Giovanni Castellarin. Ma non è mancata la nostalgia per alcuni eventi più recenti, come il mitico concerto di Doro Gjat al Bar agli Amici nel 2016, la sfida amichevole di calcio tra Pro Casarsa e i gestori del luna park del 2013, il video dei runner lungo il tragitto della gara “Running tra le Vigne Trofeo Jadèr” nel 2019 oppure l’incontro con il primo vincitore di Masterchef Italia Spyros Theoderidis, intervistato da Valentina Gasparet nel 2012. E poi, molti hanno ricordato il concerto con la grande Antonella Ruggiero alla Sagra del Vino 2010 e i gemellaggi con le città del vino come quello con Matelica nel 2017 quando la Sagra divenne anche l’occasione per raccogliere fondi per la ricostruzione post-terremoto della località marchigiana. Perchè la Sagra del Vino è tutto questo: solidarietà, amicizia, festa, cultura, buon vino, enogastronomia e tutta la comunità di Casarsa si è unità sotto l’hashtag #iostoconlasagra in attesa di tornare a festeggiare per le vie del paese nell’edizione 2021.

Ruggero dei Timidi riempie piazza Italia alla Sagra del Vino 2015.

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In copertina, spumanti protagonisti nel 2019 a “Filari di Bolle”.

Il lattiero-caseario in crisi: si pensa alla strategia Vaia

“Sostenere la filiera lattiero-casearia del Friuli Venezia Giulia sulla quale gravano le incertezze del mercato determinate dall’emergenza Coronavirus, seguendo una strategia simile a quella adottata dall’Amministrazione regionale per il settore legno nel dopo Vaia, studiando soluzioni che siano in grado di sostenere i produttori e reimpiegare un’eventuale eccedenza di latte fresco regionale sul mercato”. È quanto proposto dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, ai produttori del comparto riuniti in videoconferenza per fare il punto su criticità e problematiche legate alla situazione attuale.
“L’Amministrazione regionale con il supporto tecnico del Cluster agroalimentare Fvg – ha spiegato Zannier – ha tracciato alcune soluzioni da adottare nel caso dovesse registrarsi un surplus di latte, tra le quali l’avvio di una linea di produzione di cagliate o di formaggio, quest’ultimo da introdurre sul mercato con una precisa identità, legata alla particolare situazione del momento, e quindi senza alterare i prodotti tradizionali. Si tratta di prime valutazioni che devono incontrare il consenso unanime dell’intera filiera”.
L’incontro, come informa una nota Arc, è fornito anche l’occasione per fare il punto sullo stato di salute del settore che si sta adattando al mutare dei consumi. “Se sembra aumentare in questa fase la richiesta della grande distribuzione – ha spiegato l’assessore – è calata invece la domanda proveniente dal mondo della ristorazione, dei bar e degli hotel. Il comparto subisce, inoltre, i contraccolpi legati all’import-export con la concorrenza che viene dall’estero e le difficoltà registrate dai nostri operatori a esportare“. “L’anello più delicato della filiera – ha aggiunto – è proprio quello dei produttori di latte fresco, almeno in questa prima fase critica legata all’emergenza sanitaria. Ed è per questa ragione che stiamo valutando più ipotesi per salvaguardare il settore“.

L’assessore Stefano Zannier.

 

La Delizia, accanto ai vignaioli di Casarsa 19 lavoratori speciali

Da settimane, ormai, anche i vigneti delle Grave del Friuli sono in avanzato stadio vegetativo, tanto che le operazioni di potatura non sono altro che un ricordo sempre più lontano, essendosi concluse prima dell’emergenza sanitaria da Coronavirus. E questo, a tale proposito, è un momento opportuno per tracciare un bilancio, e trarne le necessarie considerazioni, su una significativa iniziativa a carattere sociale-solidalistico che vede al centro due importanti realtà locali. Per il terzo anno consecutivo, è proseguita a Casarsa della Delizia la collaborazione tra la cooperativa sociale Il Piccolo Principe e i Viticoltori Friulani La Delizia all’insegna dell’agricoltura sociale, segnando una continua crescita circa i numeri dei lavori impiegati. Sono stati, infatti, 19 quest’anno i lavoratori “speciali” assunti dal Piccolo Principe per lavorare nelle vigne dei soci della Cantina e in altre cinque aziende familiari del territorio. Un progetto a contatto con la natura e con altre persone che, a detta degli stessi lavoratori coinvolti, ha avuto per loro un prezioso ruolo nel trovare l’entusiasmo per far “ripartire” la propria vita. Partner del progetto sono l’Azienda Sanitaria 5 Friuli Occidentale, il Comune di San Vito al Tagliamento, la rete delle cooperative sociali e la rete informale RASA (Rete Agricoltori Solidali Attivi).
“Il progetto – ha spiegato Tobia Anese, responsabile degli inserimenti lavorativi de Il Piccolo Principe – è cresciuto in questi tre anni grazie alla rete del territorio, alla Cantina La Delizia e agli agricoltori del Comune di Casarsa, che ringraziamo per l’ottima collaborazione. Siamo arrivati a 19 persone per un periodo da novembre a febbraio occupate in mansioni legate alla viticoltura. In particolare sono state inserite 8 persone con svantaggio certificato, fragilità mentali, disabilità e difficoltà di inserimento sociale e 4 persone disoccupate o in mobilità che, dopo aver frequentato dei corsi formativi regionali, hanno deciso di cambiare settore di lavoro integrando il settore agricolo a quello sociale. In più abbiamo potuto occupare 7 lavori della nostra cooperativa che si trovavano momentaneamente in cassa integrazione. Un progetto – ha aggiunto Anese – che crea benessere per tutto il territorio. Da una parte creiamo stabilizzazione lavorativa per quelle persone che spesso sono a carico dei Servizi Pubblici. Ma a trarne benefici sono anche le aziende agricole che possono affidarsi a persone del territorio, preparate, pronte a intervenire tempestivamente e tutto nella legalità e trasparenza”.
Tra le tante storie di integrazione positive, sfociate in un lavoro continuativo, c’è nè una di cui si è resa protagonista la Cantina. “Siamo grati in particolare ai Viticoltori Friulani “La Delizia” – ha raccontato Anese – che hanno deciso di assumere nell’azienda agricola da novembre 2019 un nostro socio della cooperativa. Si tratta di Giuseppe, 58 anni, di Fiume Veneto: raccontiamo la sua storia perché è un simbolo positivo di riscatto sociale, di cui andiamo molto orgogliosi e speriamo che possa essere d’esempio per altre realtà”.
Ora, chiusa la fase legata al lavoro di potatura e stralcio delle viti, riparte la stagione di installazione di diffusori per la lotta sessuale in agricoltura che vedrà impegnata una squadra di circa una decina di lavoratori. La cooperativa Il Piccolo Principe dal 2009, anche attraverso il progetto della propria fattoria sociale La Volpe sotto i Gelsi, conduce diverse iniziative di agricoltura sociale in rete con aziende agricole locali offrendo risposte di tipo riabilitativo, sociale e lavorativo a persone con problemi di salute mentale e con disabilità.

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In copertina, ecco i potatori del Piccolo Principe nei vigneti dei soci della Cantina di Casarsa.

Un milione e mezzo per pesca e acquacoltura Fvg

Ammontano a un milione e 550 mila euro i fondi che la Regione Fvg metterà a disposizione per investimenti nel settore della pesca e dell’acquacoltura. Lo ha deciso la Giunta del Friuli Venezia Giulia che ha approvato, su proposta dell’assessore alle Risorse ittiche Stefano Zannier, un secondo bando per le imprese dopo quello emanato nel 2017, collegato Fondo europeo per la politica marittima, la pesca e l’acquacoltura (Feamp) per il periodo 2014-2020.

L’assessore Stefano Zannier.


“Abbiamo destinato le risorse per la realizzazione di progetti di ammodernamento degli impianti e per implementare attrezzature e infrastrutture produttive – ha spiegato Zannier, come riferisce una nota Arc -, prevedendo la copertura del 50 per cento degli investimenti fino a un importo massimo, per ogni pmi che ne farà richiesta, di 400 mila euro”. “In un’ottica di semplificazione delle procedure e per venire incontro alle istanze di alcune imprese regionali che hanno manifestato l’intenzione di compiere investimenti di un certo rilievo – ha aggiunto l’assessore -, il bando prevede l’ammissibilità delle spese sin dal giorno della sua pubblicazione e non solo dalla data di presentazione delle domande”.
Tra gli interventi previsti saranno ammessi a finanziamento gli investimenti produttivi che contribuiscono a risparmiare energia, a ridurre l’impatto sull’ambiente e a migliorare la sicurezza, l’igiene, la salute e le condizioni di lavoro. Contemplate anche le attività di trasformazione dei sottoprodotti, delle catture di pesce commerciale che non possono essere destinate al consumo umano o quelle che portano a prodotti nuovi e al miglioramento di processi produttivi e dei sistemi di gestione. Le domande possono essere presentate esclusivamente via Pec entro mercoledì 1 luglio 2020, sulla base dei modelli predisposti e a breve scaricabili dal sito della Regione Fvg.

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In copertina, vallicoltura a Marano, importante polo della pesca in Friuli.

(Foto da visitmaranolagunare,it)

Ecco il Pinot grigio delle Venezie nei 19 video clip di Filippo Bartolotta

Siamo nelle Venezie, terra di canali, di vicine brezze marine e di laguna, ma anche di vini. Terra di acqua, insomma, terra che in quest’acqua ha sempre trovato una bandiera. Ma Filippo Bartolotta ci pone dinanzi a un grande quesito: meglio l’acqua o il vino?
Così prende vita la sequenza di 19 video clip che, oltre ad allietare il difficile tempo di quarantena dovuto all’attuale imperversare dell’emergenza Covid-19, permetterà ai buyer esteri e nostrani di assaporare virtualmente le mille sfumature – organolettiche e territoriali – delle nuove annate di Pinot grigio delle Venezie.
A fronte delle restrizioni imposte dai governi di tutto il mondo che hanno causato la sospensione delle principali fiere di settore quali Prowein e Vinitaly, il Consorzio del Pinot grigio delle Venezie ha strizzato l’occhio della creatività alla scioltezza poliglotta del comunicatore Filippo Bartolotta. Storyteller, docente e scrittore con una formazione estera e un grandissimo seguito specialmente negli Usa, Filippo sa trasportare l’auditorium con l’energia coinvolgente della solarità e con la fermezza professionale della competenza. Il suo carisma raggiungerà l’Europa e le sponde del Nord America – ove risiedono le maggiori esportazioni del Pinot grigio delle Venezie (le cui quote estere raggiungono il 95% del prodotto imbottigliato) – avvicinando il pubblico di operatori del settore a quello dei winelovers di tutto il mondo.

Sedici video, quindi, che andranno a raccontare oltre 100 etichette della Doc nella loro ultima annata, la 2019, previa introduzione di altri tre video che condurranno per mano l’ascoltatore alla scoperta del territorio, del vitigno e della denominazione, svelando la storia e la cultura del luogo ma anche le caratteristiche ampelografiche della varietà di vite e tutti i processi che la rendono tracciabile, sicura e garantita. Ma soprattutto, Filippo Bartolotta aprirà il sipario su quello che è lo “Stile Italiano”, quel savoir fair che il calice emana ad ogni rotazione, sprigionando ricordi del nostro Paese, e che viene trasferito in un sorso versatile, fresco e ricco di tradizione. Il Pinot grigio è in grado di rappresentare perfettamente tutti i volti delle Tre Venezie, grazie a un legame con questa terra che ha origini ormai storiche.
“Dopo aver assaggiato oltre cento cento Pinot grigio delle Venezie, posso dire di sentire ancora al naso i profumi ampi di frutta bianca matura, di lime e di un tocco di spezia, che tornano in un sorso croccante, reattivo e di grandissima bevibilità”, ci dice Filippo che continua: “Confermo che tra i vini della Doc, peraltro molto recente, si è già alzata notevolmente l’asticella della qualità, tenuto conto che la maggior parte dei Pinot grigio triveneti cui eravamo abituati fino a qualche anno fa era giocata quasi esclusivamente sulla semplicità e sulla freschezza. Qui invece il frutto è chiaramente più maturo e questo è da imputare principalmente all’alta qualità dell’uva portata in cantina. Il risultato è una bocca molto più voluminosa, con un fruttato più generoso, senza perdere mai quella caratteristica di ‘easy drinking’ che favorisce questo bianco sia come vino da aperitivo sia in abbinamento a cibo leggero”.

I 19 video saranno fruibili sui canali dei produttori, che provvederanno a diffondere le suggestioni di un territorio incantevole come lo è quello delle Venezie in ogni angolo di mondo, quel mondo che in aprile era solito viaggiare per i padiglioni del Vinitaly, perdendosi fra le eccellenze vinicole del Belpaese. Ma non solo: tali video saranno infatti reperibili anche sul sito del Consorzio www.dellevenezie.it e sul canale YouTube ufficiale del Consorzio delle Venezie. Per chi volesse invece utilizzare i mezzi social, i video cilp saranno condivisi su tutte le piattaforme afferenti alla Denominazione e, al loro lancio, sulle piattaforme social di Filippo Bartolotta, nonché degli enti che hanno contribuito alla realizzazione dei video, ossia la MaMa Florence e Le Baccanti.

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In copertina, Filippo Bartolotta, storyteller, docente e scrittore.

 

La cucina della Riviera guarda al dopo-virus: parla Alberto Tonizzo

di Carlo Morandini

RIVIGNANO – In questi giorni si parla di emergenza sanitaria, ma non si parla abbastanza di ciò che sarà il dopo-emergenza. Di come potremo riprendere la vita di ogni giorno. Non certo come prima. Ma, proprio per questo, cercando di ipotizzare percorsi nuovi da seguire per rendere sostenibile la ripresa. Che come concordano diversi analisti, con una valutazione multidisciplinare, potrebbe coincidere con l’auspicato rilancio. E con un nuovo periodo di sviluppo. Con la crescita. Non solo dell’economia, ma anche dei valori, del benessere. Di un benessere al quale un ritmo frenetico dell’esistenza ci aveva disabituati.
Cambierà l’Europa questo virus? Se così sarà, cambieranno gli scenari dei flussi turistici, specialmente di quel turismo attento e di ricerca. Che finora ha sostenuto settori di nicchia, e non solo, del territorio. Che sono trainanti per la sua attrattività. E che sono forse i principali custodi della cultura del territorio stesso. Dell’essenza della civiltà contadina che è stata per secoli la fonte dell’economia dell’area.
Eccellenze che sono la più alta espressione dall’agricoltura di qualità, dall’agroalimentare specializzato, dall’alta ristorazione, dalla ricettività di pregio all’enologia, che oramai ha raggiunto un livello di qualità omogeneo, ma differenziato per prodotti. E, fino a oggi, anche per mercati.  Infatti, gli operatori più attenti si stanno già interrogando su come sarà il futuro del dopo-pandemia. Di più, cercando di capire come poter assecondare le attese degli ospiti, a tavola, in cantina, nelle nicchie della ricettività eccetera. Perché gli operatori che amano la loro attività puntano soprattutto a far sentire gli ospiti come a casa propria. Il ‘come a casa loro’, però, a questo punto implica, per esempio, di intuire come sorprendere i commensali con piatti che rispondano ai loro desideri, ma che mantengano saldo l’attaccamento al territorio, alla stagionalità, a un percorso identitario, orientato all’alta qualità. La ristorazione costiera se lo sta chiedendo, a cominciare dalla cucina di maggior valore. Così come quella di pregio del Trentino, come segnala l’amico e maestro di penna Edoardo Raspelli. Ma anche nella Riviera Friulana sta accadendo questo.

Alberto Tonizzo con le Frecce Tricolori, con la nipote dell’Aga Khan e con Carlo Cracco.

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Gelato artigianale di pregio che arriva fin davanti casa, piatti anche elaborati ma pronti che sono consegnati sull’uscio dei committenti. Grandi vini, anche di cantine che si distinguono spesso nei concorsi enologici internazionali, spediti, pure su distanze brevi, con il corriere. Una cucina stellata che poi ha proposto, e il riscontro è stato positivo, il recente menù pasquale.
Nella Riviera Friulana ad aprire questa strada è stato Alberto Tonizzo, chef stellato titolare del ristorante “Al Ferarut” di Rivignano, locale con una storia di oltre cinquant’anni. Che l’emergenza, nonostante l’alto livello di qualità raggiunto, ha indotto a cambiare strategia e progettualità. Già, progettualità. È su questo elemento che si concentra Tonizzo. Chiedendosi se si riprenderà come prima. Se a tavola si potrà stare, presto o quando. Nel caso, il suo locale, pensato negli anni Sessanta, possiede gli spazi per poter continuare nel rispetto delle distanze tra i commensali. Senza intaccare la qualità del convivio.
Ma, si chiede Alberto, avremo ancora ospiti stranieri? Quelli che continuano a scegliere la nostra cucina, dopo questa brusca fermata avranno le stesse attese, gli stessi gusti, vorranno le stesse cose? Quella di Tonizzo è una cucina che parte dalle emozioni, suscitate da piatti che nascono dalla geniale intuizione di Gualtiero Marchesi: una “nouvelle cusine” calata sul territorio e capace di interpretarne l’essenza, le carature, il retaggio di una storia ancorata alle tradizioni della campagna, del fiume, della laguna, del mare Adriatico. Mah? Si chiede ancora Alberto: sarà ancora così? O si vorrà riassaporare il gusto della tavola tradizionale. Avrà un senso impiegare tanto tempo in cucina per preparare piatti spettacolari, una sinfonia di sapori, aromi, colori. O dopo questa pausa di riflessione bisognerà fare un passo indietro e ripartire per un “rinascimento” della cucina italiana, che è sempre trainante tra i sapori del mondo?

Alberto Tonizzo cita Ferran Adrià, un faro della ristorazione moderna, capofila di un pensiero rivoluzionario che si fonda sulla cosiddetta cucina molecolare: “Non è il momento della creatività, ma della logica imprenditoriale”. E per Alberto, che ha già cominciato a interpretare questo percorso, nel piatto “si ritornerà alla terra e al mare”, anche se questa riflessione identificherà soltanto una delle fasi di questa trasformazione. Perché un’onda invisibile ha invaso e modificato la nostra quotidianità, le nostre sicurezze e il nostro futuro. Si parla molto di sintomi derivanti dal virus, ma molto meno del virus, come episodio di un cambiamento preannunciato. Perché cambierà sensibilmente gli stili di vita. Alcuni parlano di ‘buoni pasto’, altri di proposte promozionali, altri rievocano i fasti antichi di pietanze rassicuranti. Altri ancora fanno pronostici tra quali modelli reggeranno alla crisi, quali riusciranno a trasformare l’offerta, quali chiuderanno per sempre i battenti. Un cambiamento, quello che si sta ormai palesando, che partendo dai riflessi economici della pandemia ricadrà su conseguenze anche pesanti dal punto di vista economico. Tant’è che un consistente gruppo di operatori del turismo, della ristorazione, dell’agroalimentare rappresentati dalle rispettive associazioni stanno facendo pressione sul Governo affinché siano previsti interventi a sostegno delle realtà più piccole, e sono davvero tante, che risentono e risentiranno della crisi”.

Fare pronostici? Per Alberto Tonizzo è ancora azzardato. Occorre considerare che “la ristorazione è l’espressione della società, che ora è globalizzata. Ma rimarremo così o si ritornerà alle identità locali, che in realtà da noi non si sono mai sopite? Riscopriremo il gusto di assaporare al di là dei condizionamenti?”. La sua cucina era già così. Ma la domanda è: continuare così o cercare di capire quale sarà l’approccio con il cibo dopo la pandemia, ovvero dopo una prolungata e forzata ‘pausa di riflessione’?
Si amplifica, nel contempo, il valore dei messaggi attraverso i social media. Che raggiungono una società in rete, articolata e variegata, complessa ma sempre più completa. Questo vale anche per la comunicazione in generale: i grandi quotidiani erano già in crisi, con la pandemia hanno imboccato una ulteriore discesa. Per cui il vettore più efficace per comunicare e far conoscere le proprie peculiarità sono oggi sempre di più i social, e quindi il web. Gli stessi quotidiani offrono la possibilità di essere letti nel telefonino con un semplice clic.

Quindi, la ristorazione dove potrà andare? “Dovrebbe raggiungere una visione più ‘teleotipica’, incentrata sull’obiettivo finale, piuttosto che soffermarsi su teorie, creatività e fiction a tavola. Dovrà essere più vicina all’esperienza sensibile, che comprende l’esistenza delle finalità e del finalismo dell’umanità”.
Ovvero? “Un ritorno a sé stessi, alla percezione dei sapori e alla riscoperta della memoria del gusto, dei profumi, delle sensazioni che promanavano dalla cucina delle nonne e delle madri. Ovvero, un ritorno alla natura nel piatto”.
Come? “Attraverso la sostenibilità ambientale, quella economica, la proposta di luoghi ameni: ognuno di questi valori sarà la conseguenza dell’altro, in un’armonia naturale, umana e godibile”.
Quindi, della buona ristorazione, che ne sarà? “Dovrà assumere connotati più reali, più attuali, più concreti. Valori umani legati alla territorialità, alla prossimità, alla valorizzazione delle culture e del rapporto tra persone, nel rispetto del pianeta e della reciprocità”.
(1 – continua)

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In copertina, Alberto Tonizzo con i suoi collaboratori al “Ferarut”.

 

LA RICETTA DI COSETTI – “Us e sparcs di Cjànive”

di Gi Elle

Oggi, per la consueta “Ricetta del sabato”, ecco un nuovo appuntamento con un celebre piatto di Gianni Cosetti. L’abbiamo tratto dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che l’indimenticabile chef pubblicò nel 2000, un anno prima di lasciarci prematuramente, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta, dunque, del piatto che attinge a una ricetta tipica rinnovata:

“Us e sparcs di Cjànive”

Uova e pungitopo
I germogli del pungitopo si raccolgono da metà aprile a fine maggio.

Cosa serve
(35 minuti)

600 g di pungitopo
8 uova
1 dl olio extravergine d’oliva
sale e pepe

Come fare

Dividete i pungitopo a mazzetti, legateli con un filo e fateli bollire in acqua salata con una puntina di bicarbonato per 20-25 minuti.
Sodate le uova, fatele raffreddare e sgusciatele: dividete il bianco dal rosso e passateli alla grattugia separatamente.
Scolate i pungitopo, disponeteli a ventaglio su un piatto ben caldo ed infine adagiate al centro il rosso ed il bianco, disponendoli l’uno sopra l’altro.
Condite con sale, pepe ed un filo d’olio extravergine d’oliva del centro-sud.

Cosa bere

Collio Sauvignon.

I germogli appena colti e lessati.

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In copertina, il piatto “Us e sparcs di Cjànive” di Gianni Cosetti.

 

Sul Carso un Vermouth rosso ricorda Ungaretti e la Grande Guerra

di Claudio Soranzo

L’idea nacque circa un anno fa a un importatore californiano di vini italiani, che chiese a un suo fornitore, l’azienda Castelvecchio di Sagrado, di preparargli un vermouth da lanciare nello Stato occidentale americano. Così, da una felice intuizione d’Oltreoceano, partì la ricerca su come si poteva fare e, grazie a un giovane vignaiolo locale che già produceva un vino aromatizzato, si arrivò a un prototipo, felicemente testato all’ultimo Vinitaly.
Si tratta in buona sostanza di valorizzare il rosso Castelvecchio al fine di creare un prodotto unico, in cui la vitalità del vino è accompagnata da classiche piante aromatiche di varie specie botaniche della tradizione italiana, come assenzio, china, mentuccia, melissa, timo volgare, genziana, carciofo e issopo, con l’aggiunta di scorze d’arancia dolce. Per produrlo alla Castelvecchio utilizzano una quantità di vino maggiore rispetto ai  vermouth tradizionali, senza aggiunta di alcun prodotti chimici o conservante, a parte alcol puro di cereali. Ne consegue che l’eventuale formazione di precipitazioni dopo l’apertura della bottiglia sia dovuta appunto all’assenza di stabilizzanti, denotando quindi l’artigianalità del prodotto. E allo scopo di preservare al meglio le qualità organolettiche è stato scelto di portare il volume alcolico a 18°, con il risultato finale di un Vermouth dal colore rosso granato, con sfumature mattone. Fra le note di degustazione si riscontrano al naso sentori di frutti rossi, arancio amaro e note balsamiche; in bocca è rotondo con sentori di melissa, con un finale dolce e pulito, con note di assenzio. Davvero prelibato.

I vigneti di Castelvecchio…

… il vermouth del Soldato…

… e la statua di Giuseppe Ungaretti.

Ma alla fine bisognava pure dargli un nome e inventare un’etichetta, per fornire una connotazione particolare alla new entry sagradina. Non ci volle molto quindi per denominarlo Red Vermouth Rosso con un’opportuna evidenziazione bilingue del colore e un “sottotitolo” che renda identificabile il territorio di produzione. Così, sulle prime pendici carsiche dell’altopiano goriziano, con i vigneti che circondano la collinetta dove sorge la villa veneta, prima comando militare poi ospedale della Grande Guerra, c’è un graffito – tra i tanti scoperti di recente – che rappresenta un militare italiano. E così venne chiamato “Il riposo del soldato”, in onore anche a Giuseppe Ungaretti che combatté proprio in questi luoghi e viene ricordato, oltre che per le poesie che scrisse in quel periodo di trincea carsica, con una statua bronzea ad altezza naturale all’inizio del parco secolare a lui dedicato, vicino al prestigioso tempietto settecentesco e all’ampia terrazza panoramica.

La bellissima villa nel parco…

… e lo spumante rosato.

Oltre al Vermouth Rosso, l’azienda Castelvecchio, di proprietà della famiglia Terraneo, sta lanciando seriamente anche un altro vino, il Castelrosè, una piccola produzione di “bollicine diverse”, come la chiamano in azienda. Si tratta di un vino rosa carico, leggermente fruttato con sentore di piccola frutta rossa, dal sapore acidulo con perlage fine e persistente, vivace al palato. E’ ricavato da uve 100% Terrano con leggera pressatura e lenta fermentazione a temperatura controllata, con successiva presa di spuma metodo Charmat lungo per circa 6 mesi, e ulteriore affinamento di 60 giorni in bottiglia, per rendere il Brut ancora più fine ed elegante. Da degustare a ogni ora della giornata, come aperitivo e con tutti i piatti a base di pesce. Entrambi i prodotti si trovano in cantina e in enoteca in bottiglia da 0,75 cl, il rosè fra i 10 e i 12 euro e il vermouth a 23/26.

Un’immagine della tenuta sul Carso.

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In copertina, ecco le botti di invecchiamento a Castelvecchio.

Basilico e prezzemolo per seminare il futuro negli orti friulani

Tempo di grandi lavori primaverili, con semine e trapianti, negli orti friulani. E “Seminiamo assieme il futuro” è lo slogan con cui il settimanale “Il Friuli” si presenta domani, venerdì 1° maggio, nelle edicole offrendo un simpatico omaggio ai suoi lettori. Si tratta di una busta di sementi da far nascere e crescere nel proprio orto, giardino o anche balcone. Questo vuole essere un ulteriore segno di vicinanza della storica testata e del gruppo Madiafriuli ai friulani, nel perdurante momento di difficoltà, dopo l’offerta in allegato prima delle bandiere del Friuli e poi delle mascherine, sempre con il simbolo dell’aquila patriarcale. La distribuzione gratuita delle sementi, più precisamente di basilico e prezzemolo, è stata realizzata dal settimanale diretto da Rossano Cattivello in collaborazione con l’azienda sementiera Dotto di Mortegliano e la Tipografia Chiandetti di Reana del Rojale.

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In copertina, le buste di sementi offerte dal settimanale “Il Friuli”.

Al via un progetto per vendere in rete i prodotti Fvg

Una piattaforma online e una rete di vendita dei prodotti del Friuli Venezia Giulia che si appoggi sui Comuni e sulle Pro Loco. È questo, in sintesi, il progetto a cui stanno lavorando congiuntamente gli assessori regionali alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, e alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, assieme al cluster AgrifoodFvg, a PromoturismoFvg, al sistema delle Pro Loco regionali e all’Anci Fvg.
“L’idea – ha spiegato Bini – è quella di favorire il più possibile l’acquisto di produzioni locali che in questo momento di emergenza, da un lato, godono di una crescita della domanda interna da parte dei consumatori, dall’altro, scontano dimensioni e strutture che non consentono loro di garantire al meglio la possibilità della vendita online o della consegna a domicilio”.


“Il lancio dell’iniziativa #iocomproFVG – ha aggiunto Zannier – ha avuto un forte richiamo tanto che ci stiamo scontrando con tentativi di imitazione se non addirittura di ‘scippo’ del marchio. Ma il progetto della Regione intende superare l’emergenza e favorire la creazione di una piattaforma regionale che attivi una vera e propria filiera commerciale, promozionale e distributiva dei prodotti agroalimentari locali”.
Una cabina di regia operativa, diretta dal Cluster AgrifoodFvg e supportata da PromoTurismoFvg, dall’Anci e dalle Pro Loco, sta già lavorando alla realizzazione di una vetrina web che aggreghi l’offerta a livello locale (a partire da quanto già realizzato da AgrifoodFvg con #iocomproFVG sul proprio sito) e alla possibilità, con l’appoggio di una piattaforma logistica alimentare e di un sistema di pagamenti online, di distribuire la merce in maniera capillare nei vari Comuni.
Parallelamente PromoTurismoFvg sta lavorando al rafforzamento della promozione dei prodotti locali nel circuito della grande distribuzione (supermercati) dove le abitudini di consumo, a seguito dell’emergenza Covid-19, si sono fortemente orientate sui marchi e sulle specialità a ‘chilometro zero’.

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In copertina e all’interno prosciutti, vini e formaggi: prodotti d’eccellenza del Made in Fvg.