“Agroalimentare, in Fvg danni per 400 milioni. Servono risorse certe”

“Le risorse del decreto legge nazionale ‘Rilancio’ destinate all’agroalimentare sono distanti dal danno che il comparto ha subito e che è stimato in 400milioni di euro. Per fronteggiare la crisi del settore, dovuta all’emergenza Covid-19, sono necessarie cifre certe per capire la disponibilità di fondi previsti dal provvedimento e le coperture che arriveranno in regione. Grazie al Fondo di rotazione regionale abbiamo già attivato alcune misure per interventi sul settore agricolo”. Lo ha indicato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, durante la videoconferenza con le organizzazioni sindacali del settore Coldiretti Fvg, Copagri Fvg, Confagricoltura Fvg, Fedagri-Confcooperative Fvg, Cia Fvg, Kmecka Zveza Ts, Legacoop Fvg e l’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia, durante la quale ha fornito una prima sintesi dei provvedimenti del decreto legge dedicati al comparto.
“Abbiamo settori in sofferenza con perdite secche per filiere quali il florovivaismo e l’agriturismo oltre a una diminuzione dei prezzi sul comparto delle carni e del lattiero caseario e stoccaggi di prodotto in stagionatura che restano in magazzino. Il decreto non chiarisce tutto. Ad oggi, non sono previste risorse sugli agriturismi – ha proseguito Zannier, come informa una nota Arc -. L’amministrazione regionale sta valutando di inserire nel Psr una misura specifica su questa filiera e su quella del florovivaismo e, a breve, dovrebbe uscire un provvedimento regionale in capo ad altre direzioni che prevede una contribuzione a fondo perduto per il quale potranno beneficiare anche gli agriturismi”.

Zannier ha stimato una perdita del 70% della produzione per il florovivaismo “circa 50milioni di perdita su 80 aziende in regione; sarà necessario capire quanti fondi saranno inseriti nella norma nazionale dedicata”. E’ in difficoltà, ha sottolineato ancora l’esponente della Giunta Fedriga, anche il settore del vino che soffre per la chiusura dell’Horeca. “Anche su questo comparto – ha aggiunto – verificheremo gli importi delle norme statali”.
L’assessore regionale ha ricordato anche la partita aperta con il Governo rispetto ai patti finanziari “su cui stiamo cercando di trovare un accordo rispetto agli importi che ci vengono chiesti come contributi straordinari. Ricordo che il Friuli Venezia Giulia non ha trasferimenti dallo Stato quindi le uniche entrate derivano dalla tassazione; se non abbiamo trasferimenti la prospettiva per il futuro è fosca“.
Fra gli articoli del provvedimento nazionale, Zannier ha citato la misura che prevede la compensazione parziale delle spese di stoccaggio e di stagionatura di prodotti trasformati del latte destinati al consumo fresco e per il settore carne destinati ad essere immessi in commercio mesi dopo la loro produzione. “Le anticipazioni a magazzino sono una formula interessante che danno una risposta immediata alla mancanza di liquidità”, ha commentato l’esponente dell’Amministrazione regionale.

Durante la carrellata degli articoli del decreto, l’assessore ha evidenziato l’istituzione del “fondo emergenziale a tutela delle filiere in crisi”, con una dotazione di 500 milioni di euro per l’anno 2020, finalizzato all’attuazione di interventi di ristoro per i danni subiti dal settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura e la cosiddetta vendemmia verde che è una riduzione volontaria delle rese, che non deve essere inferiore del 20% e per la quale è prevista una dotazione di 100milioni di euro. Su questa misura si attendono ulteriori sviluppi.
Quanto al fondo di rotazione regionale, Zannier ha ribadito che sono già attive le misure di consolidi finanziari e anticipi di magazzino; i primi giorni di questa settima saranno attivi anche gli anticipi di conduzione. L’assessore ha concluso la videoconferenza invitando quindi a presentare subito le domande sulle misure attive per ottimizzare i tempi.

—^—

In copertina, l’assessore alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier.

Quando il vino aiuta a trovare l’acqua: oggi video online da Nimis

di Gi Elle

Ormai anche tutte le iniziative legate al mondo vitivinicolo avvengono online, vista l’impossibilità a causa di Coronavirus – e chissà per quanto! – di organizzare manifestazioni che prevedono una significativa presenza di persone. Così è stato ieri pomeriggio per il “brindisi universale” con i grandi vini bianchi friulani e così sarà oggi per “Diamo un taglio alla sete”, la Festa dell’imbottiliamento organizzata da molti anni a Nimis al fine di raccogliere fondi da destinare a un religioso delle Valli del Natisone, fratel Dario Laurencig, per la ricerca di pozzi d’acqua potabile nell’assetata Africa. E proprio il caso di dire che il vino aiuta a trovare… l’acqua.

Le bottiglie dell’iniziativa.


Anche questa iniziativa dunque, proprio per l’emergenza Covid-19, è stata ripensata: come è noto, l’imbottigliamento sarà virtuale, annunciato e promosso nel corso di una diretta Facebook che inizierà fra poche ore, esattamente alle 17, per protrarsi fino alle 19. Sarà comunque una festa, accompagnata dalla colonna sonora dei gruppi che puntualmente ogni anno si rendono disponibili (hanno risposto all’appello gli Effetti collaterali, gli Am/Fm, i Power Flower, la cantante Sabina, il gruppo etnico Estacion sur, gli ottoni degli Splumats, i Sand of Gospel e Saint Lucy Gospel Choir). Alla diretta interverranno numerosi “testimonial” che hanno partecipato in vario modo in questi anni a sostenere e a far crescere il progetto di “Diamo un taglio alla sete”. Verrà anche presentato un breve video dal titolo “Piccola storia di un pozzo” realizzato da un gruppo di volontari che si sono recati poco più di un anno fa in Turkana, per portare anche con la presenza fisica la solidarietà a fratel Dario. Che sarà anche lui presente, collegato dal Kenya.
La diretta servirà anche a presentare le modalità – per forza di cose online – con cui contribuire al progetto, riassunte nello slogan “Dona ora, prenota il nostro grazie”. Per il 2020, anche alla luce dell’emergenza Covid 19, il ricavato dell’imbottigliamento verrà ripartito tra più soggetti. Ne beneficeranno infatti, oltre ai pozzi di fratel Dario, un ospedale gestito da suore Comboniane in Sudan e due organizzazioni di volontariato di casa nostra che si sono prodigate senza risparmio durante questi mesi di emergenza.

Folla sotto il tendone l’anno scorso.

—^—

In copertina e all’interno immagini di “Diamo un taglio alla sete” del 2019.

LA RICETTA DI COSETTI – “Blècs di Cjanal di Guart” e un grande bianco

di Gi Elle

E’ il Sauvignon del Collio, prestigioso vino bianco che ha reso famoso il Vigneto Fvg nel mondo, ad accompagnare il piatto, espressione di una proposta tipica rinnovata di Gianni Cosetti, che abbiamo scelto per la consueta “Ricetta del sabato”. Ma perché un bianco? Perché proprio oggi è in calendario una bella manifestazione organizzata dalla Strada Vino e Sapori Friuli Venezia Giulia. Si tratta di “BrindiAMO – I vini bianchi del Friuli Venezia Giulia uniscono il mondo”. In altre parole, alle 19, la nostra regione, leader proprio per i suoi grandi bianchi, chiamerà il mondo per il brindisi virtuale più numeroso di sempre! “Unisciti a noi – questo l’invito – con Fede&Tinto e altri ospiti eccellenti per una bicchierata che abbraccia il globo intero! Bastano un calice dei nostri vini bianchi, un click a questo link e tanta voglia di guardare avanti. Per quelli che ci terranno compagnia, direttamente a casa l’esclusivo Passaporto della strada del vino e dei Sapori del Fvg“.
Ma torniamo alla nostra ricetta che, ancora una volta, abbiamo tratto dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che l’indimenticato Cosetti pubblicò nel 2000, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi e per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Eccola:

“Blècs di Cjanal di Guart”
Toppe della Val Pesarina

Cosa serve
(40 minuti)

150 g farina grano saraceno
150 g farina di frumento
50 g farina di mais
150 g burro
3 uova
50 g formaggio latteria vecchio
sale q.b.

Come fare
Mischiate le farine ed amalgamatele con le uova, l’acqua, il burro ed il sale.
Tirate la pasta il più sottile possibile su una spianatoia infarinata, quindi tagliatela a triangolini di 5 cm di lato circa, cuocetela in acqua bollente salata per soli 3 minuti.
In un tegame rosolate la farina di mais nel burro per 8 minuti, quando sarà dorata unitevi la pasta e fate saltare velocemente (se risultasse troppo asciutta unite qualche cucchiaio di acqua di cottura).
Servite spolverando con il formaggio grattugiato.

Cosa bere
Collio Sauvignon.

—^—

In copertina, ecco i “Blècs di Cjanal di Guart” di Gianni Cosetti.

 

Riecco “Diamo un taglio alla sete”: da Nimis un messaggio virtuale

Tra le numerose iniziative in calendario per il mese di maggio che per l’emergenza Covid hanno dovuto essere ripensate, vi è anche la “Festa dell’imbottigliamento” di un vino specialissimo, denominato “Diamo un taglio alla sete”: un vino che dal 2007 (quella del 2020 sarà la 14ma edizione) grazie ad una grande gara di generosità si trasforma in pozzi di acqua potabile realizzati in Africa dal missionario friulano Dario Laurencig. L’imbottigliamento, programmato a Nimis per domenica 17 maggio, non potrà – è evidente – essere fatto con il consueto contorno di musica, animazione, pranzo solidale che negli ultimi anni ha visto oltre un migliaio di commensali. Il vino (un bianco ed un rosso realizzati assemblando i prodotti donati da una ventina di aziende, prevalentemente friulane) verrà comunque messo in bottiglia nelle prossime settimane, in forma privata e nel rispetto, oltre che delle buone pratiche di cantina, delle norme di distanziamento sociale che abbiamo imparato a conoscere e rispettare.

Fratel Dario in Kenya.


Ma la data di domenica prossima, da mesi salvata nell’agenda di soci e simpatizzanti dell’Associazione Diamo Un Taglio Alla Sete Onlus, verrà mantenuta: l’imbottigliamento sarà virtuale, annunciato e promosso nel corso di una diretta Facebook che inizierà alle 17 e si protrarrà fino alle 19. Sarà comunque una festa, accompagnata dalla colonna sonora dei gruppi che puntualmente ogni anno si rendono disponibili (hanno risposto all’appello gli Effetti collaterali, gli Am/Fm, i Power Flower, la cantante Sabina, il gruppo etnico Estacion sur, gli ottoni degli Splumats, i Sand of Gospel e Saint Lucy Gospel Choir). Alla diretta interverranno numerosi “testimonial”, uomini e donne che hanno partecipato in vario modo in questi anni a sostenere e a far crescere il progetto di “Diamo un taglio alla sete”. Verrà anche presentato un breve video dal titolo “Piccola storia di un pozzo” realizzato da un gruppo di volontari che si sono recati poco più di un anno fa in Turkana, per portare anche con la presenza fisica la solidarietà a fratel Dario. Che sarà anche lui presente, collegato in diretta dalla regione del Kenya.
La diretta servirà anche a presentare le modalità – per forza di cose online – con cui contribuire al progetto, riassunte nello slogan “Dona ora, prenota il nostro grazie”. Per il 2020, anche alla luce dell’emergenza Covid-19, il ricavato dell’imbottigliamento verrà ripartito tra più soggetti. Ne beneficeranno infatti oltre ai pozzi di fratel Dario, un ospedale gestito da suore Comboniane in Sudan e due organizzazioni di volontariato di casa nostra che si sono prodigate senza risparmio durante questi mesi di emergenza.
Il “vino della solidarietà” (nei 13 anni passati sono state prodotte in totale oltre 33 mila bottiglie e 4.500 magnum) è assolutamente a costo zero, grazie alla generosità, oltre che delle aziende vinicole, di tutto ciò che serve (bottiglie, tappi, etichette, capsule, imballaggi) per giungere al prodotto finale. Solidarietà da parte di produttori grandi e piccoli, che non è mancata neppure quest’anno, nonostante i tempi difficili. Il Vitae Bianco 2020 e il Vitae Rosso 2020 (questo il nome storico dei due assemblaggi) non vengono posti in vendita, ma donati a fronte di un’offerta.
Una catena di solidarietà che ha consentito finora di inviare al missionario comboniano originario delle Valli del Natisone oltre 450 mila euro. Fondi grazie ai quali sono stati realizzati pozzi di acqua potabile e sviluppati progetti di solidarietà nel settore della sanità e dell’educazione scolastica.

Ecco l’acqua per i bambini africani.

—^—

In copertina, le speciali bottiglie dei due vini, bianco e rosso, di “Diamo un taglio alla sete”.

 

Debutta “smart wine” idea per vendere vino e fare beneficenza

di Claudio Soranzo

E così ora abbiamo calato un tris! Dopo Smart phone e smart working, siamo arrivati allo smart wine, il vino intelligente che arriva sulle nostre tavole entro 48 ore dall’ordine online, grazie a un’innovativa piattaforma web di due giovani intraprendenti del Friuli Venezia Giulia che hanno coniugato la loro genialità con l’enologia e la beneficenza. Quest’ultima più che giusto punto di partenza in questi tempi difficili che stiamo vivendo.
E’ sorto così Wine4Charity.it, un sito che raccoglie le ordinazioni di vino, lo consegna gratuitamente a domicilio e il ricavato lo devolve in beneficenza alla Protezione civile. Un’idea davvero smart che sta funzionando alla grande, già testata con piacere per vedere se e quanto funziona. Con ottimi risultati.
A ideare il tutto un ventitreenne di Ronchi dei Legionari, Gabriele Volpato, e un ventiduenne di Cervignano, Carlo Mian, rispettivamente ceo ed enologo il primo, e store manager il secondo di Veraison Technologies Srl, una start up sorta da qualche mese e premiata, già attiva sul mercato.

Carlo Mian

Gabriele Volpato

I due giovani hanno messo assieme finora una cinquantina di aziende vinicole di sette regioni italiane (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Trentino Alto Adige, Toscana, Campania e Puglia), dando vita a una raccolta di oltre un centinaio di etichette che si possono vedere sul sito internet e ordinare con facilità, dopo aver letto le caratteristiche di ognuna. Per facilitare il consumatore – che con il suo acquisto farà appunto della beneficenza – sono previsti alcuni parametri di scelta (che spaziano dalla popolarità del vino in base alle vendite effettuate, con in testa finora il Rosso di Montepulciano Doc 17, seguito dal Collio Pinot bianco Doc 2018 Russiz Superiore), alla valutazione media data dagli utenti (per ora non quantificabile), al vino più recente in ordine di immissione nella piattaforma, ai vini con prezzo più economico e più caro. Tra i primi troviamo il Soreal Igp Venezia Giulia 2018 della cantina Rossato di Cervignano, mentre tra i secondi figurano tre bottiglie selezione del Produttore – Quintarelli, simbolo dell’Amarone della Valpolicella; al secondo posto come bottiglia singola un Toscana Rosso Igt e al terzo il Santuari Rosso Riserva Doc Friuli Colli Orientali 2016 di Valentino Butussi di Corno di Rosazzo. Insomma, un interessante carnet di bottiglie per ogni gusto e portafoglio, che si sta arricchendo con nuove adesioni da tutta Italia, comprese Sicilia e Sardegna. L’acquisto minimo è di un cartone da 6 bottiglie, che viene spedito e consegnato gratuitamente all’indirizzo desiderato, anche come regalo.


Comunque, nonostante questo non sia il reale progetto della start up della coppia friulbisiaca, ma soltanto un’iniziativa benefica, sarà mantenuta viva e collegata alla prossima piattaforma, per creare una snella wine/delivery che potrebbe andare a tutto beneficio dei consumatori, ma anche e soprattutto dei produttori di vino, che in questo periodo grigio hanno pure loro risentito parecchio del lockdown sanitario.
“Lo sviluppo di wine4charity – afferma Gabriele Volpato – sarà quello di associarlo ad associazioni benefiche regionali e non solo, operanti in diversi campi, che spaziano dall’umanitario all’ambientale”.

 

“La nostra ristorazione è a rischio chiusura con norme troppo rigide”

di Gi Elle

Dopo l’intesa Governo-Regioni, sembra ormai certo che pure in Friuli Venezia Giulia la ristorazione possa presentarsi lunedì prossimo, 18 maggio, ai nastri di partenza (o di “ripartenza”). Mancano, però, ancora le linee guida alle quali chi opera nel settore dovrà attenersi al fine di scongiurare nuove fonti di contagio da Coronavirus: queste dovrebbero arrivare entro venerdì, giusto in tempo per la riapertura dei locali. Ma il comparto, allarmato da certe indiscrezioni, avverte che, se queste “fossero vere, l’80 per cento dei ristoranti italiani non riaprirebbe”. “Imporre distanze eccessive tra clienti, così come procedure di sanificazione complesse e l’utilizzo di divisori in plexiglass vuol dire non voler far riaprire i ristoranti”, tagliano corto i rappresentanti della buona tavola.

La ristorazione italiana riunita nel progetto #FareRete alza, infatti, la voce prendendo nettamente le distanze dalle notizie che sono rimbalzate su tutti i media. Altrettanto prive di logica sono ritenute le troppo drastiche misure restrittive ipotizzate per i sistemi di aerazione e condizionamento; o ancora vengono definite palesemente ingiuste le ipotesi di attribuire al titolare del locale la responsabilità diretta in relazione al comportamento individuale di terzi all’interno dell’attività. “Se queste notizie pubblicate dalla stampa – aggiungono i ristoratori – trovassero corrispondenza nelle linee guida in emanazione, avrebbero come conseguenza la chiusura permanente di oltre l’80% dei locali presenti nel nostro Paese. Riteniamo folle e privo di senso anche solo ipotizzare misure di tale portata che confermano la poca conoscenza del settore e delle logiche che lo regolano. Non c’è più tempo, servono urgentemente misure pertinenti alla realtà esistente. Chiediamo al Governo di consultarci prima di emanare le nuove disposizioni, coinvolgendo rappresentanti della ristorazione al tavolo decisionale”.
“A poche ore dall’emanazione del decreto legge, ribadiamo anche la necessità che vengano previste misure di finanziamento a fondo perduto, destinate specificamente alla ristorazione e vincolate all’acquisto di prodotti alimentari italiani. Solo in presenza di tali risorse, l’horeca sarà in grado di riappropriarsi del proprio ruolo, quello di leva economica, imprescindibile, per la filiera agroalimentare, necessario per la ripartenza dell’intero Paese”, sottolinea Gianluca De Cristofaro, parlando a nome di #FareRete.

Questa è, dunque, la voce delle 29 realtà associative (più di 100 mila associati) del progetto. Un appello sostenuto da Filiera Italia, il cui consigliere delegato, Luigi Scordamaglia, ricorda come “il perdurare della chiusura del canale della ristorazione stia provocando un effetto domino sull’intera filiera agroalimentare italiana con crolli di produzione fino al 40% del settore del vino, del 45% dei formaggi tipici e del 35% dei salumi di maggiore pregio, mettendo a grave rischio occupazionale parti rilevanti dei 3,6 milioni di lavoratori dell’intera filiera”. Fare ripartire subito la ristorazione con regole rigide, ma applicabili e non tali da far chiudere comunque l’80% dei ristoranti italiani, è pertanto l’appello della Fondazione che raccoglie il meglio dell’agroalimentare italiano. E anche del Friuli Venezia Giulia.

—^—

In copertina, un appetitoso piatto di spaghetti con le vongole veraci in un ristorante del Friuli Venezia Giulia.

Atmosfere di Caffè d’Europa nell’ultimo “cenacolo” online

Viaggio nella vecchia Europa alla scoperta dei Caffè letterari di famose città. E’ la nuova proposta – ultima della serie online – dell’Associazione Museo del Caffè di Trieste che per il terzo anno consecutivo ha organizzato il ciclo dei “Cenacoli del caffè”. Gli appuntamenti sono dedicati alla letteratura e ai testi pubblicati dedicati alla bevanda che ha conquistato il mondo.
In Italia il momento del caffè, da sempre, rappresenta trasversalmente cultura, convivialità e socializzazione e a Trieste in modo particolare con i suoi nobili Caffè storici, in piena sintonia con l’intera filiera produttiva. La scelta di aMDC – il sodalizio guidato da Gianni Pistrini – è quella di coinvolgere alcuni letterati che hanno pubblicato dei libri o singoli capitoli riguardo la corroborante bevanda, raccontandone i vari aspetti e diffondendo la conoscenza di questa materia prima. Così, ad ogni incontro, vengono presentati i libri alla presenza dei diversi scrittori non solo del Friuli Venezia Giulia. L’originalità dell’evento è legato al fatto che ciascuno di essi tratta il tema caffè, declinato in aspetti letterari, tecnici, scientifici, storici.

Gianni Pistrini in un “cenacolo”.


In questo periodo di condizionamento al libero movimento di lockdown, sono inseriti in Facebook dell’Associazione Museo del Caffè i file video. In particolare, si cita un concorso letterario nazionale a tema, mentre oggi si farà appunto un interessante giro in Europa attraverso le fotogrammi dei Caffè letterari, tratte dal libro dal titolo “Atmosfere di Caffè”, monografia realizzata dalla Fiaf, edito nel 2005. Oltre a Trieste, scatti eseguiti a Vienna, Salisburgo, Praga, Bratislava, ma anche altre città dove l’autore ritrovava un’atmosfera particolare (Berlino, Cividale, Milano, Chalon sur Saone, Dijon, Cracovia, Breslavia, Lubiana, eccetera). Il volume è composto da una sessantina di immagini. Autore il fotografo siciliano Giuseppe Ialuna, naturalizzato triestino, occupato nell’insegnamento dal 1978. Ialuna ha vinto parecchi premi fotografici nazionali piazzandosi nella classifica alta e ottenendo menzioni d’onore straniere, oltre a riconoscimenti di alto valore. Una selezione di quanto da lui realizzato saranno visionabili sul canale Facebook di aMDC.
Come è consuetudine della proposta associativa, verrà abbinato un pregevole testo di un autore. La socia Mariagrazia Stepan leggerà il brano Caffè San Marco, tratto dal libro “Un vuoto incolmabile”, Talos edizioni, anno 2013 di Giorgio Micheli, peraltro, curatore della rassegna di aMDC. Infatti, l’ambito culturale-letterario viene trattato ad ogni appuntamento con suggestioni poetiche e letterarie nel rapporto fra il caffè e Trieste, con lettura di brani realizzati da scrittori, fra essi Julius Kugy, Vinko Sandalj, Gabriella Musetti, Umberto Saba, Guerrina Marcorin Zotti e Ivan Cankar.
Nei Social network dell’Associazione si può visionare quanto inserito nei quali si trattano le origini della corroborante bevanda, gli aspetti antropologici e sociali, fotografici, tecnici e scientifici a lei legata, alla sua produzione, trasformazione e l’offerta alla clientela del vero espresso e cappuccino italiano.
E’ risaputo che la città di Trieste ha una particolare affinità con il caffè espresso, merito le sue tradizioni, la sua storia commerciale e socio-culturale che l’ha resa universalmente nota; merito anche la posizione geografica centrale e l’importanza dei propri traffici portuali (di cui nel 2019 ricorrevano i 300 anni dalla costituzione del Porto Franco), dove costantemente arrivano enormi quantità di sacchi di chicchi. Tutto questo è un volano per la vitalità imprenditoriale di questa parte d’Europa, cerniera fra Est e Ovest. Ciò ha portato all’insediamento di parecchie aziende del settore, che sono diventate leader nel mondo del verde seme e dell’apprezzato torrefatto. Questa prerogativa rende la Città nota universalmente per la peculiarità riferita al nero aromatico espresso.
Buona lettura, ascolto e buon caffè a tutti.

L’iniziativa trova il supporto dell’Iniziativa Centro Europea, dove si svolgevano gli incontri e di Admo, Asso caffè Trieste, Associazione giuliani nel mondo, Caffè Torinese, Demus, La Grafica Villa, La San Marco, Lega per la difesa dei Caffè storici, Lions Duino-Aurisina, Mediolanum, Trieste altruista, Trieste book fest, Trieste caffè, Trieste coffee festival. Curatore ne è Giorgio Micheli: telefono 3925673210, e-mail: aMDCtrieste@gmail.com

 

Sapori Pro Loco invita al 2021, per ora online i ricordi più belli

di Gi Elle

Cari buongustai, dovete purtroppo pazientare un anno e per ora accontentarvi soltanto di quanto potrete vedere online. Sapori Pro Loco 2020, la manifestazione dedicata alle tipicità del Friuli Venezia Giulia organizzata dal Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione nazionale Pro Loco d’Italia, a Villa Manin di Passariano, ha scelto infatti di diventare “virtuale” e dà appuntamento a tutti i suoi fan sulla sua pagina Facebook ufficiale: qui saranno pubblicati video e fotografie delle più belle edizioni del passato. Originariamente, la 19ma edizione era prevista nei due weekend dal 16 al 17 maggio e dal 22 al 24, ma Sapori Pro Loco è stata rimandata al 2021 a causa dell’emergenza Covid-19. Però non rinuncia ad intrattenere i suoi tantissimi visitatori che ogni anno raggiungono Villa Manin per assaporare i gusti tipo del Friuli Venezia Giulia con oltre 100 specialità enogastronomiche preparate con passione da oltre 30 Pro Loco della nostra terra. Un’iniziativa simile è stata fatta nella vicina Casarsa della Delizia per la sua storica Sagra del Vino. Ed è stato un grande successo, per cui anche questa proposta sarà sicuramente apprezzata dagli affezionati sostenitori che – a parte la scorsa edizione, martellata pesantemente dal maltempo – ogni anno affollavano il prato antistante la residenza dogale.

“In attesa dell’edizione 2021 – fa sapere Valter Pezzarini, presidente del Comitato regionale delle Pro Loco – faremo un viaggio tra i ricordi: vogliamo ricordare, attraverso le immagini e i volti delle edizioni passate, tutto l’affetto che in questi anni di Sapori Pro Loco la gente, i volontari, le istituzioni e gli sponsor ci hanno dimostrato. Vi invitiamo a seguire la nostra pagina Facebook, a condividere i vostri ricordi, ad inviarci le vostre fotografie perché sappiamo che per molti di voi Sapori Pro Loco era un appuntamento imperdibile, un’occasione per incontrare gli amici e scoprire attraverso i tantissimi piatti proposti dalle nostre Pro Loco del nostro amato Friuli Venezia Giulia. Per questo – ha specificato – rivivremo la manifestazione attraverso i ricordi più belli e divertenti, in attesa di rivederci di persona il più presto possibile”.
Oltre alle delizie enogastronomiche, lungo le giornate di Sapori Pro Loco si potevano ammirare mostre d’arte, partecipare a laboratori per bambini, assistere a showcooking con chef famosi o partecipare ad incontri letterari, partecipare a camminate nella natura, concerti e spettacoli dal vivo, come quelli folcloristici. Immancabili, poi, i fuochi d’artificio che, a conclusione della manifestazione, illuminavano la suggestiva cornice della dimora di campagna dell’ultimo Doge di Venezia.

“Ringraziamo tutti i volontari, gli sponsor e le istituzioni – ha concluso Pezzarini – che ogni anno ci sostengono e credono in questa manifestazione che promuove le tipicità enogastronomiche d’eccellenza del Friuli Venezia Giulia, insieme alla grande opera a favore delle comunità da parte delle sue Pro Loco. Il nostro quest’anno sarà un appuntamento virtuale ma che ci permetterà di accorciare le distanze, seppur divisi e sentirci tutti una grande comunità”.

“Sapori Pro Loco”  a Villa Manin in una bella immagine di Diego Petrussi.

—^—

In copertina, il logo dell’affermata manifestazione enogastronomica.

Riviera, anche vite e vino soffrono: preoccupata analisi di Massimo Bassani

di Carlo Morandini

PALAZZOLO – “Viviamo un momento drammatico anche per la grande incertezza che circonda l’emergenza. Nelle prime fasi dell’estendersi del fenomeno, continui annunci televisivi e mediatici, dai quali si poteva intuire tutto o capire il contrario di tutto, hanno disorientato gli operatori, qui nella Riviera Friulana come altrove. Ma a seguito di una fermata così brusca dell’economia, della quale il settore agroalimentare, quello agricolo, quello enologico in primis non possono non risentire. Quali saranno gli interventi di supporto? Quali gli aiuti che ci dovremmo attendere? Perché le banche non hanno tuttora ricevuto disposizioni al riguardo. Vedi, il problema è che l’agricoltura è un settore che non si ferma: la natura, le nostre viti proseguono il loro sviluppo stagionale fino alla produzione dell’uva. E la gestione del vigneto ha dei costi che non seguono l’andamento dei mercati: sono fissi e ineludibili”. Esordisce con queste preoccupate parole Massimo Bassani – che con il figlio Jacopo guida la storica Isola Augusta, a Palazzolo dello Stella -, in questa conversazione su quello che potrà essere il futuro nella zona Doc Friuli Latisana una volta passata l’emergenza sanitaria da Coronavirus.

Massimo Bassani, con Carlo Morandini e Mimmo Vita al Vinitaly.

Quali sono i danni che la viticoltura, in generale, quella rivierasca, in particolare, hanno patito e stanno patendo da questa situazione?
“È tutto fermo, in Italia come all’estero. Tutti debbono stare chiusi in casa. E non è attraverso gli ordini e le consegne del vino a domicilio che possiamo sostenere i costi aziendali e l’economia di realtà che si erano consolidate nel tempo tanto da raggiungere posizioni leader e da essere riconosciute a livello globale, non soltanto dagli esperti, ma anche dai degustatori”.
Il mercato estero?
“Molti di noi avevano trovato sbocchi importanti in America, ma pure negli Stati Uniti è crollato il mercato. E anche se fosse diversamente da così, i trasporti al momento non consentirebbero di evadere le commesse. Tutto questo, ripeto, mentre la campagna continua ad andare avanti, non conosce l’infezione e, ben che vada, la vendemmia 2020 non si potrà esaurire con le giacenze delle bottiglie in cantina, perché comunque a monte ci saranno stati dei costi che con il mercato fermo potremmo non essere in grado di sopportare”.
Quindi?
“Quindi speriamo che l’Italia e l’Europa si comportino come hanno detto. E noi ce la metteremo tutta per ripartire”.
A che spazi puntate?
Per ora abbiamo bloccato qualsiasi possibilità di vendita, perché l’Horeca, ristoranti, hotel, negozi, sono fermi, quindi siamo penalizzati in modo straordinario. C’è solo la grande distribuzione, ma nei supermercati non puoi vincere per la qualità perché sono troppe le etichette in mostra, difficile scelgano la tua a meno che non sia in offerta”.

Jacopo Bassani winemaker 2019 al Festival di Merano.  

Ma ci sarà un domani…
“Purtroppo, è presto per capire come evolverà la situazione. Ma ci sono già aziende importanti e solide che hanno cominciato a non pagare… Speriamo che non si cerchi di approfittare della situazione”.
Che cosa ti aspetti dalla ripresa?
“Credo che avremo accumulato un desiderio d’aria notevole. Ma bisogna vedere che cosa e quando ce lo lasceranno fare. Perché la gente avrà piacere di ritornare ai ristoranti, e alla vita. Perché questa è una vita sospesa”.
Oltre all’impasse economica, questa situazione che cosa ha comportato?
“Dovevamo piantare vigneti nuovi e non l’abbiamo fatto. Così il danno si allarga all’intera filiera vitivinicola”.
Per concludere, un pronostico…
“Nella migliore delle ipotesi, ci vorrà del tempo”.
Massimo Bassani, assieme al figlio Jacopo, gestisce l’azienda agricola Isola Augusta, accanto alla Sr 14, appunto nella zona Doc Friuli Latisana. Una realtà che Luigi Veronelli non esitò a definire “cru”, nata dall’idea del padre di Massimo, Renzo, di acquistare terreni, nell’ormai lontano 1959, da dedicare a una viticoltura che all’epoca non era ancora specializzata. Ci ha pensato Massimo a valorizzare sito e produzioni, creando un’azienda sostenibile, nella quale la cantina, il chiosco degustazione, il ristorante, l’agriturismo con alloggio, tutti realizzati nel rispetto dell’ambiente e della natura circostante, si integrano offrendo un’oasi, un’isola di serenità bucolica. La produzione aziendale si è specializzata negli anni e oggi vanta un palmares di riconoscimenti importante, ma soprattutto è apprezzata in molte realtà del mondo. Vini ottenuti su terreni conosciuti già dagli antichi romani, situati tra i fiumi Stella e Tagliamento, e la storica Via Annia, lambiti dalla brezza marina che contribuisce ad assicurare ai prodotti pregio di profumi e aromi. Bassani nel corso della sua attività ha ricoperto ruoli importanti a livello tecnico-istituzionale e nelle organizzazioni agricole per il settore vino, anche a livello nazionale.
(2 – continua)

 

—^—

In copertina e qui sopra vigneti e veduta d’insieme di Isola Augusta.

LA RICETTA DI COSETTI – “Radìc di Bosc”, il radicchio di montagna

di Gi Elle

Dopo la puntata dedicata ai germogli del pungitopo (“Sparcs di ruscli”), ecco oggi, per la consueta “Ricetta del sabato”, un’altra proposta legata alla stagione primaverile: la conservazione del delizioso radicchio di montagna che spunta sulle nostre montagne fino a poco tempo fa ricoperte di neve e ghiaccio. Anche questa l’abbiamo tratta dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che Gianni Cosetti pubblicò nel 2000, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta, dunque, di una elaborazione del ristorante Roma di Tolmezzo che ebbe come guida proprio l’indimenticato chef nato a Villa Santina.

“Radìc di Bosc”
“Radìc di Mont”, “Radìc dal Glaz”
radicchio di bosco, di montagna,
del ghiaccio

Cosa serve:
(40 minuti)
1 kg radicchio di bosco
1 lt vino bianco
5 dl aceto bianco
1/2 stecca di cannella
5 chiodi di garofano
sale grosso
1/2 dl olio extravergine di oliva

Come fare
In una pentola portate ad ebollizione il vino e l’aceto salati ed aromatizzati con la cannella e i chiodi di garofano; immergetevi i germogli ben mondati e lavati; appena riprende il bollore, scolateli e poneteli ad asciugare per 12 ore in un panno.
Sistemateli quindi in un vaso a chiusura ermetica ricoperti con l’olio: conservateli in frigorifero.
Ottimi per accompagnare la carne “salada”, il prosciutto di capriolo, lo speck ed il prosciutto di Sauris affumicati al ginepro.

Vasetti di “Radìc di Mont”.

—^—

In copertina, il radicchio di bosco o di montagna nella elaborazione suggerita da Gianni Cosetti.