L’Italia del Covid “prosciuga” lo spreco alimentare. E il Nord è il più virtuoso

Il patto degli italiani con il cibo è probabilmente una delle conquiste più significative del lockdown della primavera 2020 e dei lunghi mesi invernali di distanziamento. Il cibo come scelta più consapevole per la propria salute e il benessere: lo conferma il report di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability (su rilevazione Ipsos), in occasione dell’8a Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario domani 5 febbraio. Si spreca ancora, ma decisamente meno. L’Italia del Covid “prosciuga” lo spreco e rilancia per lo sviluppo sostenibile: nel 2020 finiscono nella spazzatura solo 27 kg di cibo a testa (529 grammi a settimana), quindi l’11,78% in meno (3,6 kg) rispetto al 2019. Questo significa oltre 222.000 tonnellate di cibo “salvato” dallo spreco in Italia (per la precisione, 222.125 tonnellate) e un risparmio di 6 euro pro capite, ovvero 376 milioni € a livello nazionale, in un anno intero. Vale 6 miliardi e 403 milioni € lo spreco alimentare domestico nazionale, e sfiora il costo di 10 miliardi l’intera filiera dello spreco del cibo in Italia, sommando le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione che ammontano a 3.284.280.114 euro. In peso, significa che nel 2020 sono andate sprecate, in Italia, 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera (dati Waste Watcher International/Distal Università di Bologna per campagna Spreco Zero e rilevazioni Ipsos).

La mappa dello spreco nella penisola ci spiega che siamo più spreconi a Sud, dove si getta il 15% in più di cibo e avanzi (ca 600 grammi a settimana) e nei piccoli centri, mentre si spreca meno a Nord (- 8%, ca 489 grammi a settimana) e nel Centro (- 7%, ca 496 grammi settimanali). E sono le famiglie con figli a gettare più spesso il cibo: in media lo fanno il 15% in più dei single, che si scoprono più virtuosi e oculati, così come i cittadini dei centri urbani rispetto ai piccoli comuni. A sorpresa, meno si guadagna e più si spreca: il 38% ca di italiani che si autodefiniscono “di ceto basso/medio-basso” getta ca il 10/15% in più rispetto agli altri intervistati.

«Dalle loro case e dalle loro cucine, reduci dai mesi di lockdown e distanziamento, gli italiani lanciano un’Opa sul loro futuro – spiega l’agroeconomista triestino Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare -. La tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico, che a livello nazionale e globale gioca la parte del leone con un’incidenza del 60/70% sullo spreco di filiera, si conferma saldamente in questo primo scorcio del 2021, attraverso il report Waste Watcher International su rilevazioni Ipsos monitorato nella settimana del 18/21 gennaio. Colpisce l’attenzione degli italiani al tema: l’85%, quindi una percentuale quasi plebiscitaria, chiede di rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita da parte di supermercati e aziende ad associazioni che si occupano di persone bisognose, in seguito all’aumento della povertà generato dalla pandemia covid 19.


La spesa si fa per lo più una o due volte alla settimana: lo dichiarano 7 italiani su 10 (il 69% degli intervistati) e c’è una netta consapevolezza sull’importanza di investire qualche euro in più per la qualità «Un investimento che potrebbe derivare dal risparmio creato dal non spreco – gli fa eco il curatore scientifico del Premio vivere a Spreco Zero Luca Falasconi – infatti i 376 milioni che a livello nazionale si vengono a liberare da ciò che non sprechiamo più, potremmo, o forse dovremmo reinvestirli in cibo di migliore qualità». Questo l’orientamento di 1 italiano su 3 (il 33% degli intervistati), mentre il 60% ha un atteggiamento pragmatico: si ricerca il miglior rapporto costo/qualità. Pochissimi (meno del 5%) vanno sistematicamente in cerca del ribasso. L’attenzione alla prevenzione dello spreco alimentare si riverbera nell’insegnamento ai figli: primo non sprecare, dicono le famiglie italiane nell’83,9% dei casi. Otto italiani su 10 dichiarano di non sprecare quasi mai il cibo, o meno di una volta alla settimana. E quando capita, è sempre la frutta fresca al top della nefasta ‘hit parade’ degli sprechi (37%), seguita da verdura fresca (28,1%), cipolle aglio e tuberi (5%), da insalata (21%) e dal pane fresco (21%). Ci siamo scoperti grandi “panificatori” nelle lunghe settimane del lockdown, adesso possiamo riconoscere di non aver abusato di quella passione: gettiamo 20 grammi a settimana pro capite, e poco meno di 1 kg nel corso dell’anno.
«ll profilo delle dinamiche dello spreco alimentare scorre lungo direttrici peculiari nel nostro Paese – afferma Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos – e ci consente di costruire una mappa peculiare della cultura alimentare che evidenzia delle differenze nelle diverse aree del Paese, tra i ceti sociali, tra metropoli e borghi e in base alla tipologia di famiglia. L’area in cui vi è una maggiore attenzione alla riduzione degli scarti alimentari è il Nord (489,4 grammi la settimana, rispetto una media di 529,3 grammi), quella in cui vi è una maggiore disattenzione è il Sud (602,3 gr la settimana). Da un punto di vista della struttura sociale del Paese, i ceti che mostrano una minore attenzione allo spreco sono i ceti bassi e popolari (+9% di spreco rispetto la media), anche se in questi segmenti sociali si sprecano meno alimenti come uova, latticini o cibi precotti. Anche la dimensione del centro urbano marca una differenza rispetto allo spreco, con una maggiore disattenzione (+15%) nei comuni e nei centri più piccoli del Paese. Nel confronto tra tipologie di famiglie, infine, le famiglie con figli conviventi risultano più coinvolte in forme di spreco (+15% rispetto la media)».

Gli errori domestici

Ma perché si spreca, in casa? Ci dimentichiamo soprattutto di alimenti a ridosso di scadenza, che si deteriorano (46%), ma a volte capita che la frutta e verdura acquistate fossero già sull’orlo della deperibilità (42%) e i cibi venduti erano già vecchi (31%). Però si ammette anche di comprare troppo (29%) e aver calcolato male il cibo che serviva (28%). E quali sono le conseguenze dello spreco? Gli italiani in questi mesi guardando innanzitutto al costo dello spreco, primo nefasto contraccolpo del cibo gettato per l’85% degli intervistati. Ma subito dopo il pensiero va al pessimo esempio nei confronti dei giovani e dei figli (84%) e all’immoralità di questo comportamento (83%), quindi si pensa allo spreco delle risorse vitali (80%) e alle conseguenze in termini di impatto ambientale e inquinamento (77%). Le strategie di prevenzione e riduzione dello spreco coinvolgono solo in piccola parte l’aspetto tecnologico: solo il 7,7% utilizza le app per il cibo last minute e il 3,2% per l’ortofrutta a ridosso di scadenza, con prezzi ribassati. Il 2,5% fa uso di piattaforme di scambio, il 3,4% utilizza app con ricette di riutilizzo e il 4,2% ricorre alle app di gestione ottimale del cibo e monitoraggio delle scadenze. Nel complesso la tecnologia sembra ancora impattare estremamente poco, rispetto alle strategie di ‘buon senso’ nella fase di acquisto e gestione del cibo: il 41% privilegia l’acquisto periodico di prodotti a lunga scadenza e quello frequente di prodotti freschi, il 39% si concentra nell’organizzazione del frigorifero/dispensa per scadenza dei prodotti, il 37% sceglie di acquistare prodotti in piccolo formato e più di 1 italiano su 3, il 36%, compila sistematicamente una lista della spesa basata sul menu settimanale. Una volta acquistato il cibo, l’89% si concentra sul consumo degli alimenti deperibili e l’87% non si formalizza sulla scadenza, e – dietro assaggio – consuma il cibo anche 24 ore dopo il suo teorico deperimento.
Per prevenire, l’87% congela il cibo acquistato in eccesso, e l’86% conserva gli avanzi per riutilizzarli in seguito. Sono sempre i cittadini a votare i provvedimenti antispreco potenzialmente utili: svetta l’educazione alimentare a scuola 91%, poi la sensibilizzazione sulle conseguenze ambientali (89%) e sulle conseguenze negative per l’economia (88%). Del tutto impopolare le ipotesi di aumentare il costo del cibo (il 77% boccia questo scenario), di far pagare le tasse in base allo spreco ma anche di realizzare confezioni più grandi, strategia controproducente per il 66% degli intervistati.
Proviamo adesso a chiedere agli italiani quali comportamenti quotidiani potrebbero adottare per migliorare la qualità dell’ambiente: svetta, nelle risposte, l’attenzione a ridurre lo spreco alimentare (94%) e la propensione per la raccolta differenziata (92%). Ma si bada anche ad acquistare prodotti alimentari da allevamento che migliorano il benessere dell’animale (91%), a ridurre l’utilizzo di prodotti usa e getta e di imballaggi in plastica (89%). Effetto covid: la pandemia ha avuto un impatto positivo o negativo sulla sostenibilità e l’attenzione al tema di un’economia circolare? Gli italiani si dividono: per il 51% l’effetto è stato positivo / molto positivo, per il 49% negativo/molto negativo. Fra i pregi la limitazione degli eccessivi spostamenti/trasporti e la riduzione del traffico aereo (49%), oltre alla maggiore attenzione per la salute e il benessere (34%). Fra le ricadute negative l’aumento dei rifiuti a causa anche delle troppe mascherine (57%) e l’aumento dello shopping online che ha generato eccessivo movimento di corrieri e troppi imballaggi (42%), ma c’è anche chi spiega che la sostenibilità è passata in secondo piano (37%) e che si è ridotta possibilità di utilizzo del trasporto pubblico (36%).

Come prevenirli

I consumatori riconoscono però il ruolo degli imballaggi come veicolo di informazioni relative al prodotto: le funzioni del packaging in testa nel riconoscimento dei consumatori riguardano il carattere informativo rispetto alla scadenza (57,4%) e le modalità di conservazione del prodotto (43%). Seguono chiarezza, leggibilità e trasparenza delle informazioni (31,6%), ma anche dati sulle corrette modalità di conferimento in raccolta differenziata (28,6%) e presenza di un’etichetta che parli dell’impronta ambientale del pack stesso (28,1%).
«Fra le sfide che il 2020 ci ha messo davanti c’è stata anche quella di contingentare le uscite e fare acquisti con minore frequenza – afferma il presidente Conai Luca Ruini. – Non sorprende che i consumatori siano sempre più attenti alle informazioni riportate sugli imballaggi, a cominciare da quelle sui termini di conservazione. I conferimenti di rifiuti di imballaggio al sistema consortile, durante i mesi del primo lockdown, sono infatti aumentati: conseguenza di un incremento nel flusso dei rifiuti domestici legato anche al crollo dei consumi alimentari fuori-casa». Lo studio rileva anche come più del 70% dei consumatori si dichiari disponibile a pagare di più per un imballaggio che consenta di conservare più a lungo il prodotto. «C’è ancora da lavorare sulla percezione da parte del consumatore quando si parla di pack come strumento che aiuta a ridurre gli sprechi – aggiunge Luca Ruini. – Dobbiamo renderci conto che l’imballaggio protegge un prodotto alimentare lungo tutto il percorso che va dalla sede di produzione fino al carrello della spesa, non solo nei nostri frigoriferi».

I dati internazionali 2021

Lo sguardo di Waste Watcher International Observatory (fonte: Ipsos Global Advisor, Earth Day 2020) si è focalizzato sugli scenari globali del pianeta, nell’anno della pandemia: a un campione statistico transnazionale si è chiesto se, a lungo termine, il cambiamento climatico potrà diventare una crisi grave quanto il covid-19. È questa l’opinione di larga parte dei cittadini di Cina, india e Messico (81/84%), mentre l’Italia si posiziona appena dietro: fra il 71 e l’80% degli intervistati concorda con questa previsione, denotando una reale preoccupazione per il surriscaldamento del pianeta. E con l’Italia sono in questa fascia anche Francia, Spagna, Giappone e Brasile. Meno preoccupati sono decisamente Stati Uniti, Canada e Australia (59/64%), mentre in Germania, Russia e Gran Bretagna concorda il 65/70% dei cittadini. Ma quanto siamo realmente disposti a impegnarci sul tema clima – riscaldamento globale? “In futuro ci saranno più persone disposte a lottare per i cambiamenti climatici per proteggere l’ambiente”, questa l’opinione di 7 cittadini su 10 in Cina e India, e del 60/70% degli intervistati in Messico e Brasile. Il mondo, in media come la pensa? 1 cittadino su 2 concorda con questa previsione, l’Italia è lievemente sotto la media con il 40%50% insieme a Russia, Stati Uniti, Canada, gran Bretagna e Australia. Più pessimisti i cittadini tedeschi e giapponesi: meno di 4 cittadini su 10 prevedono un impegno futuro del mondo sul tema clima.
Spostando l’obiettivo sullo spreco alimentare, l’attenzione alla prevenzione è particolarmente alta in Italia e Nuova Zelanda, dove 1 cittadino su 2 dichiara di impegnarsi. Ma vincono decisamente i cittadini sud-coreani, dove 6 intervistati su 10 si dichiarano in frontline. Va piuttosto male in Francia, Belgio, Germania, Olanda, Svezia: meno di 1 cittadino su 3 – la media mondiale – si dichiara interessato al tema. Se ci spostiamo sul fronte degli imballaggi, è ancora la Corea del Sud, insieme alla Cina, a manifestare impegno per uno sviluppo sostenibile (70%), mentre l’Italia supera di poco la media mondiale di impegno sul tema (57%), insieme a Sud Africa, India, Nuova Zelanda, Cile, Gran Bretagna, Italia, Argentina, Colombia. Fanalini di coda gli Stati Uniti, con Australia, Giappone, Svezia, Francia e Polonia. Degli Stati Uniti si è molto parlato in rapporto agli Accordi di Parigi sul clima: ma i cittadini come la pensano in tema spreco? Sette su 10 confessano i loro sensi di colpa quando si ritrovano a gettare frutta e verdura, il 64% quando getta la carne e 57% quando getta gli avanzi. E ancora: il 55% acquista cibo solo quando serve senza spese eccedenti, uno su 2 ricorre a contenitori riutilizzabili per allungare la vita del cibo e il 37% ricorre al congelamento del cibo cucinato in eccesso.

La Giornata nazionale

Stop food waste. One health, one planet è il tema degli eventi istituzionali della 8^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, venerdì 5 febbraio 2021: un appuntamento consolidato per l’agenda dello sviluppo sostenibile e, nei mesi ancora convulsi della pandemia, una data importante per guardare alla prevenzione e riduzione degli sprechi come elemento chiave per presidiare la salute dell’uomo e dell’ambiente. Il Forum è in programma dalle 11.30 su piattaforma digitale, come sempre per iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e inoltre con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del World Food Programme Italia, di Anci e della rete di Comuni Sprecozero.net. Molti gli interventi programmati per l’occasione, introdotti e coordinati dal fondatore Last Minute Market e campagna Spreco Zero, l’agroeconomista Andrea Segrè. A tracciare un quadro dell’Orizzonte Italia saranno, fra gli altri, il Sottosegretario al Ministero della Salute Sandra Zampa e il Sottosegretario al Ministero delle Politiche Sociali Francesca Puglisi. Oltre a loro interverranno, fra gli altri, il vicedirettore generale FAO Maurizio Martina e Vincenza Lomonaco, Ambasciatore presso la Rappresentanza Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a Roma.
Dal 2021 la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare si focalizza con attenzione sul nuovo decennio che ci guiderà al 2030: in primo piano gli Obiettivi di Sostenibilità indicati nell’Agenda ONU 2030 e in questa direzione la nuova dimensione di uno strumento di riferimento per il monitoraggio dello spreco alimentare in Italia, l’Osservatorio Waste Watcher che diventa internazionale e progetta la survey di respiro globale che sarà presentata il prossimo 29 settembre, Giornata internazionale di consapevolezza delle perdite e degli sprechi alimentari promossa dalle Nazioni Unite. La Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare ricorre dal 2014 quando, su iniziativa dell’agroeco­nomista Andrea Segrè, coordinatore Piano Nazionale di Prevenzione dello Spreco Ali­mentare (Pinpas) del Ministero dell’Ambiente, furono convocati gli Stati generali della filiera agroalimentare italiana.

Tutti potranno partecipare alla 8a Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, collegandosi a questo link:
5 febbraio 2021 ore 11.30 Stop food waste. One health, one planet – YouTube

Info www.sprecozero.it

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In copertina, il professor Andrea Segrè “anima” della Campagna Spreco Zero.

Foreste Fvg, dalla Regione un milione di euro per i danni del bostrico

(g.l.) Anche il patrimonio forestale del Friuli Venezia Giulia ha un nemico molto temuto, essendo all’origine di gravissimi danni alla risorsa legno, tanto che c’è la necessità di correre ai ripari con adeguati provvedimenti. A tal fine, la Regione Fvg provvederà ad erogare indennizzi del valore complessivo di 1 milione di euro per compensare la perdita di valore economico delle piante colpite dalla diffusione del bostrico (tipografo o dell’abete rosso). Lo ha deciso l’Esecutivo Fedriga approvando un’apposita delibera su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari e alle foreste, Stefano Zannier.

Il bostrico nemico dell’abete rosso.


Il provvedimento – come informa una nota Arc – definisce i criteri e le modalità per  la concessione degli indennizzi da parte del Fondo regionale per la gestione delle emergenze in agricoltura per contrastare la diffusione del temuto coleottero (Ips typographus – Linnaeus, 1758). I risarcimenti in misura forfettaria, che variano dai 15 ai 35 euro al metro cubo, verranno liquidati in conto capitale in base al volume netto di piante di abete rosso (Picea abies, peccio) secche o deperite, a seconda del metodo di esbosco utilizzato. In questo modo viene garantito un margine di valore residuo al legname attaccato incentivandone l’uso.
“Con questo provvedimento – spiega l’assessore Zannier – si intende contenere la diffusione dell’agente patogeno, ripristinare la funzionalità degli ecosistemi forestali, ridurre il rischio di innesco e propagazione degli incendi boschivi per il permanere in foresta di materiale secco e favorire il recupero e l’immissione sul mercato del legname attaccato. I beneficiari degli indennizzi sono i proprietari forestali pubblici e privati o loro delegati ovvero comproprietari, affittuari, locatari, concessionari, comodatari e le imprese forestali”.
Ma cos’è il bostrico? Si tratta, in due parole, di un insetto considerato molto pericoloso che, come detto, colpisce principalmente gli abeti rossi, ma anche altre specie di conifere. Normalmente, il parassita attacca e si riproduce nel legno malato o già morto, ad esempio alberi caduti, ceppi o tronchi tagliati. La misura più efficace per combatterne le infestazioni è la rimozione degli alberi colpiti e di tutto il potenziale materiale riproduttivo (alberi deboli o caduti, tronchi con corteccia) prima che la nuova generazione di adulti emerga dalla corteccia.

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In copertina, ecco le caratteristiche pigne dell’abete rosso.

 

 

Anche tre vigneti friulani fra i migliori dei 50 valutati in Italia con l’Indice Bigot

(g.l.) Ora anche i vigneti possono avere una “pagella” che fotografa il loro stato di salute e quindi la loro attitudine a dare qualità. Perché ormai è assodato che la qualità del vino nasce proprio nel vigneto. Da qui la necessità di un continuo monitoraggio che avviene attraverso una nuova figura, quella degli “ampelonauti”, vale a dire viticoltori e tecnici che sanno tutto del proprio terreno vitato, tramite quello strumento di rilevazione, analisi e studio che è ormai conosciuto dagli addetti ai lavori, come “Indice Bigot”. Indice del quale, proprio in questi giorni, 50 aziende vitivinicole italiane hanno ricevuto il relativo Attestato per alcuni dei loro vigneti.


Il riconoscimento avviene a un anno dalla presentazione ufficiale dell’Indice del potenziale qualitativo del vigneto avvenuta al Castello di Cigognola durante la quale Giovanni Bigot assieme ad Angelo Gaja – patriarca del Barbaresco – e al professor Stefano Poni – docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza –, davanti ad una platea di importanti produttori e operatori del settore, si sono confrontati sul tema “Come migliorare la qualità dei vini grazie al monitoraggio svolto nei vigneti con metodo e costanza”.
Fra i vigneti premiati con Indice Bigot sopra i 90 punti su 100 – perché è questa la scala del monitoraggio – sono: in Friuli-Venezia Giulia il vigneto Refosco Buttrio di Vigne di Zamò, il vigneto Tocai Bert dell’azienda agricola Sturm e il vigneto Sauvignon Lungo Strada di Russiz Superiore; in Piemonte il vigneto Nebbiolo San Lorenzo di Gaja e il vigneto Barbera Barturot di Ca’Viola; in Toscana il vigneto Merlot Forra Alta di Tenuta Nozzole, il vigneto Sangiovese Oliveto di Tenuta La Fuga; in Sardegna il vigneto Pardoniga Mandrolisai dell’azienda Bentu Luna.

Giovanni Bigot con Gaja e Poni.

«In questo anno di applicazione – dice il dottor Bigot, agronomo e ricercatore friulano, fondatore della società Perleuve – il metodo che ho messo a punto in anni di osservazioni, raccolta dati e studi è stato accolto favorevolmente da molte aziende consapevoli che i grandi vini si fanno nel vigneto. Molti produttori vitivinicoli hanno manifestato l’interesse a conoscerlo, proprio perché l’applicazione del metodo, che sottende all’Indice Bigot permette di individuare gli strumenti necessari per migliorare progressivamente la qualità delle uve ottenute, in quel vigneto, in base all’obiettivo enologico. Indica infatti la strada migliore per farlo, dato che ne fotografa lo status quo ed evidenzia cosa va migliorato».

L’Indice Bigot risponde alla necessità, sempre più sentita dalle aziende, di conoscere in modo certo e scientificamente validato la reale qualità dei propri vigneti, questione non facilmente inquadrabile, affrontata sinora in modo vago, prendendo in considerazione un singolo fattore, come se fosse quello determinante. Si tratta di un metodo per valutare, da 0 a 100, il potenziale qualitativo di un vigneto, prendendo in considerazione i fattori viticoli che hanno influenza diretta sulla qualità del vino: produzione, superficie fogliare esposta (SFE), rapporto tra foglie e produzione (SFE/kg), sanità delle uve, tipo di grappolo, stress idrico, vigore, biodiversità e microrganismi, età del vigneto. Tra questi parametri si evidenzia con punteggi mediamente alti l’equilibrio vegeto-produttivo (SFE/kg) con valori tra 1,5-1,9; mentre l’aspetto su cui si dovrà sicuramente ancora lavorare è la biodiversità, soprattutto per quanto riguarda la capacità di osservarla in maniera semplice ma oggettiva. Per il monitoraggio, Bigot ha messo a punto l’App 4Grapes®, facile da usare, che consente in ogni momento di avere sotto controllo la situazione ampelopatologica, qualitativa e produttiva e di raccogliere i dati necessari per ottenere i valori dell’indice di ciascuna vigneto.

«Parte tutto dalle osservazioni fatte dalle persone che vivono costantemente il vigneto e, con metodo, hanno la capacità di fare osservazioni che, grazie ad opportuni successivi interventi, ne possono migliorare la qualità – conclude il dottor Bigot -. Questi dati ci arrivano tramite l’App 4Grapes®, noi li elaboriamo e inviamo all’azienda una scheda descrittiva con il dettaglio dei singoli valori e il punteggio finale per ogni vigneto monitorato. A conclusione del primo anno di attività, abbiamo consegnato alle aziende l’Attestato dell’Indice Bigot, una preziosa pergamena che include le informazioni sui vigneti presi in esame, con la relativa valutazione, i punti da migliorare e i fattori in cui ha raggiunto un ottimo livello».
Visto il grande interesse verso l’Indice Bigot, il terzo livello del corso di monitoraggio dell’Academy 4Grapes®, che Giovanni Bigot ha fondato alla fine dello scorso anno, è stato dedicato a questa tematica. L’obiettivo dichiarato è quello di formare “ampelonauti”, ovvero persone che osservano con attenzione, metodo e dedizione il loro vigneto e ne capiscono le esigenze.

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In copertina, la app messa a punto da Giovanni Bigot che all’interno vediamo mentre controlla un vigneto, monitora i dati e firma un attestato.

 

Agricoltura, con il Fondo di garanzia interventi per le aziende in difficoltà

“Il Fondo di rotazione per interventi nel settore agricolo si farà carico dei costi spettanti alle banche per il versamento delle rate dei finanziamenti sospesi, su richiesta delle imprese, per effetto dei provvedimenti regionali e nazionali volti a sostenere le aziende in difficoltà a causa del Covid-19”. Lo ha confermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, dopo l’approvazione da parte della Giunta Fvg del provvedimento che affida all’amministrazione del Fondo la sigla di uno specifico accordo in materia, come avvenuto per le prime fasi della pandemia.
Attraverso questo provvedimento – come informa Arc – il Fondo sosterrà i costi spettanti alle banche per il versamento, alle scadenze stabilite dagli originali piani di ammortamento, delle rate oggetto delle operazioni di sospensione concordate con le imprese e per questo non incassate per la durata della sospensione, considerandolo come un compenso aggiuntivo a carico del Fondo stesso in base alle convenzioni in essere nella stessa misura concordata per la sospensione delle rate scadute il 30 giugno 2020 ed il 31 dicembre 2020 (0,15% annuo sul debito residuo della quota regionale dei finanziamenti).
“Con quest’azione, che rientra negli interventi straordinari del piano Anticrisi Covid-19, sosteniamo ulteriormente le aziende regionali dei comparti agricolo e agroalimentare in difficoltà a causa della pandemia – ha spiegato Zannier -. Attraverso la sospensione delle rate dei finanziamenti è stata infatti compiuta una mossa strategica che consente alle aziende agricole di non restituire alle banche le rate oggetto dei finanziamenti in essere, differendone la restituzione in un momento successivo alla situazione di emergenza causata dal Covid-19, e di far sì che il sistema bancario restituisca gli importi al Fondo in cambio del riconoscimento di un compenso aggiuntivo a quello ordinariamente spettante. In tal modo – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – è possibile per il Fondo rientrare in possesso di fondi da riutilizzare per finanziamenti, sempre garantiti dalle banche, a favore di altre imprese agricole nel momento in cui il bisogno di liquidità è maggiore”.

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In copertina, l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Zannier.

L’ultimo saluto di Grado a Osiris Tarlao “monumento” della ristorazione isolana

di Giuseppe Longo

Grado darà domani mattina l’ultimo saluto a Osiris Tarlao, uno dei nomi più significativi, anzi un vero e proprio punto di riferimento, della ristorazione isolana, che si è spento a 82 anni dopo una vita intensa che ha contribuito non poco alla valorizzazione della sua città, facendola conoscere e apprezzare a una foltissima schiera di estimatori della buona tavola, molti dei quali d’Oltralpe. I funerali saranno celebrati alle 10.30 nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia, a due passi da quella piccola calle, retrostante alla Chiesa della Beata Vergine delle Grazie, che l’ha visto protagonista negli anni Duemila. Fino all’ultima stagione, anche se non più attivo come un tempo, è stato infatti l’anima della Tavernetta All’Androna, assieme alla moglie Franca e ai figli Allan e Attias che dall’amato papà hanno assorbito tutto il sapere e l’entusiasmo che si ritrovano puntualmente nei loro piatti e che li hanno posti al vertice di quella ristorazione che, nell’Isola del Sole, è uno dei motori irrinunciabili del turismo. E che tutti sperano si possa quanto prima riavviare per innescare quella ripresa post-pandemica di cui tutti abbiamo tanto bisogno.

Osiris con la moglie Franca…


Osiris Tarlao, insomma, un “monumento” alla buona tavola che l’ha visto sì indiscusso protagonista all’Androna, ma prima ancora in altri “templi” della cucina isolana, a cominciare dallo storico ristorante Adriatico pure nel “Castrum gradense”, ma di fronte al porto, nei quali si è sempre posto in evidenza per l’originalità delle sue proposte gastronomiche aventi come base sempre il profumo del mare. Come titolare dell’Androna, dalla prima ora, aveva pure aderito a quel sodalizio della buona tavola da tutti conosciuto come Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori e che, specialmente a Grado, ha dato vita negli anni a manifestazioni memorabili nelle luci del tramonto, offrendo ai gourmet che affollavano il Lungomare – cosa che, purtroppo, la scorsa estate è mancata per i noti motivi legati all’emergenza sanitaria – i piatti sempre innovativi che i figli avevano sperimentato sotto la sua sempre attenta supervisione. E oggi anche il Consorzio guidato da Walter Filiputti è addolorato per la scomparsa di Osiris Tarlao, un “signore d’altri tempi” anche per il tratto sempre distinto e curato. Una perdita che si somma a quella recente, e ancor più prematura, di Fabiano Rizzotti, il titolare del famoso ristorante Al Ponte di Gradisca d’Isonzo. Un dolore che si coniuga però con la gratitudine per quanto l’estro e le capacità di questi imprenditori lungimiranti hanno saputo dare per incrementare l’ospitalità della nostra regione. E, con Osiris, di Grado in particolare.

… e in una vecchia immagine.

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In copertina, Osiris Tarlao con i figli Attias e Allan che ne continuano l’attività nella ristorazione gradese.

 

LA RICETTA DI COSETTI – Brovàde crude e pestùm

(g.l.) Soprattutto nei mesi invernali, in Friuli diventano protagonisti i piatti della tradizione, come quelli a base di brovada, cioè le rape inacidite nella vinaccia. Quello più conosciuto fa ottima compagnia con il cotechino – “brovade e muset” in friulano -, ma ci sono anche delle varianti. Come quella curiosa e senza dubbio appetitosa che abbiamo scelto per la quindicinale rubrica “La ricetta del sabato”: “Brovàde crude e pestùm”, vale a dire le rape crude macerate con salame fresco. L’abbiamo trovata in quella “miniera” di bontà che è il libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che Gianni Cosetti pubblicò nel 2000, con i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta di una ricetta tipica rinnovata proprio dal famoso e indimenticato chef del ristorante “Roma” di Tolmezzo. Eccola:

“Brovàde crude e pestùm”
Rape crude macerate con salame fresco

Cosa serve
(20 minuti)
600 g di brovada macerata sotto le pere oppure sotto vinaccia
400 g di salsiccia affumicata
4 cucchiai di aceto di vino
1 dl di olio extravergine d’oliva

Come fare
Scaldate a bagno-maria la brovada. Sbucciate e sbriciolate la salsiccia; ponetela quindi in un tegamino e rosolatela bene sul fuoco eliminando il grasso che ne esce.
Spruzzate con l’aceto e lasciate evaporare.
Preparate sul piatto caldo la brovada a fontana ed al centro disponete la salsiccia cotta.
Condite con l’olio extravergine d’oliva.

Cosa bere
Merlot giovane Cof, cioè Colli orientali del Friuli.

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In copertina, il piatto tipico rielaborato dallo chef Gianni Cosetti (nella foto interna).

 

Agricoltura, esteso al 2021 in Fvg il bando regionale per i giovani imprenditori

Anche per il 2021 sarà possibile accedere al bando a sostegno dei giovani imprenditori agricoli. Lo ha deciso la giunta del Friuli Venezia Giulia, su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, che ha approvato il bando per l’accesso individuale al tipo di intervento 6.1.1 “Avviamento di imprese per giovani agricoltori” incluso nel Psr 2014-2020, che viene esteso anche all’anno prossimo. “In agricoltura è necessario garantire il ricambio generazionale – ha commentato Zannier – con l’obiettivo di aumentare la redditività e la competitività del settore agricolo; per questo la Regione punta sui giovani imprenditori agricoli, che possono apportare nuove qualifiche e competenze a un settore in forte evoluzione, anche tecnologica”.

Stefano Zannier

Per l’insediamento dei giovani in agricoltura – riferisce una nota Arc – sono stati stanziati oltre 800mila euro che saranno erogati in forma di premio a supporto della fase d’avvio delle nuove imprese, a fronte di un piano di sviluppo aziendale. I beneficiari sono giovani agricoltori di età compresa tra 18 anni, compiuti, e 41 anni, non ancora compiuti, alla data di presentazione della domanda. È necessario inoltre possedere adeguate qualifiche e competenze professionali e insediarsi per la prima volta in una azienda agricola in qualità di capo dell’azienda. La domanda deve essere corredata dalla documentazione richiesta, comprensiva del piano di sviluppo aziendale e va presentata entro il 30 giugno 2021 sul portale del sistema informativo agricolo nazionale (sian – www.sian.it) seguendo le indicazioni presenti sul sito della Regione Fvg.
L’entità del premio è calcolata sulla base di diversi criteri, tra cui la localizzazione della superficie agricola utilizzata (Sau) prevalente dell’azienda, la certificazione dei prodotti come biologici, Doc, Docg, Dop, Igp, Igt o Aqua, o la produzione delle materie prime necessarie alla loro realizzazione; il contributo va da un minimo di 20mila euro fino ad un massimo di 40mila euro, anche cumulabili tra loro a seconda dei criteri riconosciuti. Inoltre, nel caso di insediamento nella stessa azienda di più giovani agricoltori, il premio calcolato è concesso a ognuno di loro.

Confagricoltura, a Udine due posti di servizio civile col Patronato Enapa

Saranno 104 i giovani italiani, ragazzi e ragazze, tra i 18 e i 28 anni che avranno l’opportunità di vivere un‘esperienza di volontariato negli ambiti dell’assistenza e tutela dei diritti dei cittadini (anziani, immigrati, disoccupati, persone con handicap eccetera) e dell’educazione e informazione sui diritti sociali, grazie ai progetti di servizio civile del Patronato Enapa di Confagricoltura. La conferma è arrivata a fine 2020 dal Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio Civile Universale, che ha approvato e finanziato 6 progetti Enapa. Tale progettualità è stata attivata in 16 regioni del nostro Paese, Friuli Venezia Giulia compreso, dove sarà possibile prestare servizio (per due giovani), presso l’Enapa di Udine, impegnandosi sui diritti degli anziani.
I giovani, per un anno, saranno impegnati per la “difesa della Patria”, come ricorda l’articolo 52 della Costituzione, un periodo importante – sottolinea il Patronato di Confagricoltura – di crescita personale di vita e professionale. L’esperienza prevede un impiego di 25 ore su 5 giorni settimanali e un rimborso mensile netto di 439,50 euro.
Per candidarsi è necessario prendere visione dei progetti che l’Enapa realizzerà nella prossima primavera, previa consultazione delle informazioni pubblicate sul sito dell’Ente www.enapa.it, e avendo cura di presentare la domanda entro e non oltre le ore 14 del 15 febbraio 2021.

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In copertina, ecco la sede dell’Enapa in via Savorgnana a Udine.

Frane a Tarcento, decolla un progetto “epocale” a difesa di case e vigneti

(g.l.) Un progetto “epocale”, parola del sindaco Mauro Steccati, per risolvere il grave problema delle frane nel territorio comunale di Tarcento, che negli anni hanno causato molti danni ai vigneti soprattutto delle colline di Coia e di Sedilis,  sulle pendici del monte Bernadia, dai quali si ottengono vini pregiati a cominciare dal Ramandolo Docg – il “cru” si estende infatti a cavallo dei Comuni di Nimis e di Tarcento -, oltre che alla viabilità e alla stabilità di numerose case.

Un momento dell’incontro.

«Il progetto presentato risponde alla strategia della prevenzione che, insieme all’operatività costante offerta dalla Protezione civile, garantisce la miglior risposta alla messa in sicurezza del territorio a fronte dei rischi generati dalla fragilità del suolo e dalle conseguenze degli eventi atmosferici», ha detto infatti il vicegovernatore con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, nel corso dell’incontro organizzato dal Comune di Tarcento e dedicato alla presentazione della progettazione degli interventi di sistemazione di movimenti franosi che interessano i versanti della località Coia nell’ambito della gestione commissariale delegata al presidente della Regione Fvg «per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico».
Nell’occasione, Riccardi – come informa Arc – ha riconosciuto al rappresentante del locale Comitato frane un atteggiamento costruttivo e lealmente ispirato al dialogo e al confronto con le istituzioni. «E non è un caso infatti – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga – che i risultati si vedano, con questa progettazione che rappresenta un passaggio importante per la soluzione del problema». Il vicegovernatore ha poi ricordato la messa a bilancio di 15 milioni di euro per gli interventi di Protezione civile Fvg, la ricognizione dei punti critici del territorio regionale inviata allo Stato per un stanziamento di risorse anche a livello europeo e la continuazione del Piano di opere per le aree montane colpite dalla tempesta Vaia con la previsione di ulteriori 100 milioni.
Nel dettaglio di quanto presentato dai tecnici nel corso dell’incontro, il progetto prende in considerazione la parte meridionale della collina di Coia, costituita da un terreno fragile e rischioso, prova ne sia che negli ultimi trent’anni nell’area tarcentina si sono complessivamente registrati 210 dissesti, i quali hanno previsto numerosi interventi della Protezione civile. Come è stato spiegato, l’impianto progettuale ha come priorità la sistemazione e il potenziamento del reticolo idrografico e dell’accessibilità. Una parte importante della fase antecedente all’opera sarà quella di coinvolgere i privati proprietari delle singole particelle. Soddisfatto infine il sindaco Steccati, il quale, come si diceva, ha definito il progetto “epocale”, proprio in virtù della finalità proiettata su un’idea di prevenzione.

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In copertina e qui sopra lavori effettuati dalla Protezione civile Fvg una decina di anni fa a Sedilis.

Gli “aiuti accoppiati” in agricoltura: ecco le istruzioni di Agea

Agea, cioè l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, ha reso noto che per la campagna 2020 il plafond per gli “aiuti accoppiati” è di 478.600.000 euro, vale a dire il 12,92% del totale nazionale degli aiuti, e interessa il settore zootecnico, dei seminativi e delle colture permanenti. Lo precisa la circolare pubblicata il 18 gennaio scorso con le indicazioni su disciplina e controlli per la campagna 2020 relativi al sostegno accoppiato previsto dall’articolo 52 del regolamento Ue 1307/2013. Ecco, pertanto, le misure per le quali l’agricoltore può chiedere il sostegno accoppiato.

Zootecnia

Per i bovini da latte, premio per vacche da latte ; vacche da latte associate ad allevamenti situati in zone montane. Premio per le bufale di età superiore a 30 mesi.
Per i bovini da carne premio per le vacche nutrici di razze da carne o a duplice attitudine iscritte nei Libri genealogici o nel Registro anagrafico delle razze bovine ; vacche a duplice attitudine iscritte nel Libri genealogici o nel Registro anagrafico, facenti parte di allevamenti che aderiscono a piani di gestione della razza; vacche nutrici non iscritte nei Libri genealogici o nel registro anagrafico e appartenenti ad allevamenti non iscritti nella Bdn come allevamenti da latte.
Per i bovini macellati premio ai capi di età compresa tra i 12 e 24 mesi allevati per un periodo non inferiore a sei mesi prima della macellazione ; ai capi di età compresa tra i 12 e 24 mesi allevati per un periodo non inferiore ai dodici mesi; premio ai capi bovini macellati di età compresa tra i 12 e 24 mesi aderenti a sistemi di qualità nazionale o regionale e allevati per un periodo non inferiore a sei mesi prima della macellazione; capi macellati di età compresa tra i 12 e 24 mesi aderenti a sistemi di etichettatura facoltativa riconosciuti e allevati per un periodo non inferiore a sei mesi prima della macellazione; capi di età compresa tra i 12 e 24 mesi allevati per almeno sei mesi e certificati a denominazione di origine protetta o indicazione geografica protetta.
Per gli ovi-caprini premio agnelle da rimonta e capi macellati.

Seminativi

Premio alla coltivazione di soia nelle Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.
Premio alla coltivazione delle proteaginose, delle leguminose da granella e di erbai annuali di sole leguminose nelle Regioni Toscana, Umbria, Marche e Lazio.
Premio alla coltivazione di frumento duro nelle Regioni Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Premio alla coltivazione di leguminose da granella e erbai annuali di sole leguminose nelle Regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna
Premio per il settore riso, per il settore barbabietola da zucchero e per il settore pomodoro da destinare alla trasformazione.
Per l’ olio di oliva premio alle superfici olivicole nelle Regioni Liguria, Puglia e Calabria, alle superfici olivicole in Puglia e Calabria caratterizzate da una pendenza media superiore al 7,5% e alle superfici olivicole che aderiscono a sistemi di qualità,

Il sostegno accoppiato deve essere chiesto dall’agricoltore interessato nella domanda unica di pagamento e, ai fini del percepimento del contributo, lo stesso agricoltore deve possedere il requisito di agricoltore in attività. Per l’aiuto accoppiato per la zootecnia la domanda unica deve essere riferita ad almeno tre Uba e almeno cinquemila metri quadrati per l’aiuto previsto per le superfici.