Politiche agricole a Patuanelli, ingegnere triestino alfiere del Made in Italy

di Giuseppe Longo

E’ un ingegnere triestino di 47 anni il nuovo titolare dell’Agricoltura nel Governo Draghi che ha giurato appena ieri dinanzi al Capo dello Stato: dopo aver guidato lo Sviluppo economico, il senatore pentastellato espresso dal Friuli Venezia Giulia succede infatti alla pugliese Teresa Bellanova che era a capo del dicastero di via XX Settembre nel Conte bis. “I migliori auguri di buon lavoro al neoministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli che ha già dimostrato capacità ed impegno nella battaglia a difesa del vero Made in Italy agroalimentare», afferma il presidente della Coldiretti nazionale Ettore Prandini nel ringraziare la stessa Bellanova «per l’importante lavoro fatto insieme».
«Siamo fiduciosi che l’intero nuovo Esecutivo guidato dal premier Mario Draghi – sottolinea Prandini in una nota su Il Punto Coldiretti – saprà valorizzare l’agroalimentare nazionale che è diventato nell’emergenza Covid la prima ricchezza del Paese con un valore che supera i 538 miliardi e garantisce dai campi agli scaffali 3,6 milioni di posti di lavoro, ma è anche leader in Europa grazie ad una agricoltura da primato per qualità, sicurezza e sostenibilità ambientale. Digitalizzazione delle campagne, foreste urbane per mitigare l’inquinamento e smog in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori deficitari ed in difficoltà dai cereali all’allevamento fino all’olio di oliva sono alcuni dei progetti strategici cantierabili elaborati dalla Coldiretti per il Recovery Plan» conclude Prandini nel sottolineare che «occorre ripartire investendo sui punti di forza del Paese e l’agroalimentare è stato l’unico settore cresciuto all’estero nel 2020 facendo registrare il record storico per il Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo, nonostante le difficoltà della pandemia Covid».
«All’estero – ha sottolineato Prandini – c’è fame d’Italia con i consumatori stranieri che non hanno mai fatto mancare la presenza dei prodotti più tradizionali dell’agroalimentare nazionale con un valore dell’export stimato pari a più di 45 miliardi nel 2020. L’allarme globale provocato dal Coronavirus con i prezzi dei prodotti alimentari di base che secondo la Fao hanno raggiunto a livello mondiale il massimo da quasi sette anni ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma anche le fragilità presenti in Italia sulle quali – ha concluso il presidente della Coldiretti nazionale – occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali e creare un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni con una decisa svolta dell’agricoltura verso la rivoluzione verde».

Ettore Prandini

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In copertina, il nuovo ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli.

LA RICETTA – La Rosa dell’Isonzo con i ciccioli

(g.l.) Tempo di radicchi invernali. Così oggi, per il quindicinale appuntamento con la “Ricetta del sabato”, vi proponiamo un bel piatto preparato dallo chef Roberto Franzin e che abbiamo tratto dal libro “La Rosa dell’Isonzo” pubblicato nel 2019 dalla casa editrice “L’orto della cultura” con il coordinamento di Adriano Del Fabro. Come sempre, è studiata come sempre per quattro persone. Eccola:

“La Rosa con i ciccioli”

Ingredienti
100 g di ciccioli freschi
6 boccioli di Rosa dell’Isonzo
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
uova, aceto qb

Preparazione
Mondare i boccioli in acqua ghiacciata, tagliarli longitudinalmente in 4 parti e asciugarli in un telo di cotone. Lasciarli riposare in una terrina mentre si riscalda dell’olio in una padella. Una volta caldo, tuffarci i ciccioli e lasciarli rosolare per 5 minuti, fino a quando raggiungono la giusta croccantezza. Nel frattempo, condire il radicchio con l’olio e l’aceto (a piacere). Versare i ciccioli, accompagnare il tutto con delle uova sode sminuzzate.

Vino
“Rivela” Angoris vino frizzante bianco non filtrato a base di Ribolla gialla.

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In copertina, ecco il piatto preparato dallo chef Roberto Franzin con la Rosa dell’Isonzo.

(Foto Laura Tessaro)

Area umida, verso il contratto per la tutela della laguna di Marano

È stato approvato dalla Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, su proposta dell’assessore alla Difesa dell’ambiente, all’energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro, il documento d’intenti preliminare alla stipula del Contratto di Area umida del sistema della laguna di Marano. “Un documento importante – commenta Scoccimarro – che mira ad assicurare un maggiore coordinamento tra i diversi livelli di pianificazione territoriale e le autorità preposte alla gestione delle zone umide, limitando nel contempo i conflitti tra la conservazione del patrimonio naturalistico e le attività economiche, attraverso una ‘governance’ multilivello per le aree umide”.

Fabio Scoccimarro


Si tratta – come si legge in una nota Arc – di un obiettivo del progetto finanziato attraverso il bando, anno 2017, del Programma di cooperazione territoriale europea Interreg Italia Croazia 2014-2020, denominato progetto ‘Coordinated Wetland Management in Italy-Croazia Cross Border Regioni’ (Crew); il progetto coinvolge in qualità di capofila l’Istituto universitario Iuav di Venezia, e, in qualità di partner, la Comunità Riviera friulana, l’Università di Camerino, il Comune di San Benedetto del Tronto, il Patto territoriale Nord Barese Olfantino, gli enti naturalistici Natura Histrica (Pola), Natura jadera (Zara) e Zastrida Prirode (Dubrovnick).
“Il progetto – ha precisato Scoccimarro – si basa sui Contratti di fiume già sperimentati positivamente nella Ue e nella nostra Regione e intende diffondere i Contratti di area umida tramite processi partecipativi, nei quali cittadini, enti pubblici e privati sono impegnati nel processo di conservazione di tali realtà attraverso le loro attività quotidiane”.
Tramite Crew sarà istituito un Osservatorio transfrontaliero per monitorare le migliori pratiche e i dati sulle zone umide costiere italiane e croate; si punta a proteggere le biodiversità nelle zone umide costiere italiane e croate attraverso l’implementazione di una metodologia coordinata (Wetland Contract), in coerenza con i principi della Gestione integrata delle zone costiere (Gizc); sarà condivisa una strategia transfrontaliera; verrà migliorata la consapevolezza pubblica sul valore degli ecosistemi delle zone umide tra i decisori politici, i gestori, i professionisti, l’opinione pubblica, rafforzando il loro impegno attivo nella ‘governance’ territoriale. “Il Contratto di Zona Umida che verrà stipulato successivamente – conclude Scoccimarro – concorrerà inoltre al raggiungimento sul territorio degli obiettivi delle direttive ambientali comunitarie Habitat, Uccelli, Alluvioni e Quadro sulle acque”.

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In copertina e qui sopra due immagini della laguna di Marano.

 

Pandemia, fino a ottobre le misure europee a sostegno del vino

Le misure messe in campo dall’Unione Europea per sostenere il settore del vino particolarmente colpito dalla crisi della pandemia previste in due pacchetti, uno a maggio e l’altro a luglio, sono state allungate fino al 15 ottobre 2021 e si applicano dal 16 ottobre scorso. Una nota della Commissione Ue precisa, a tal fine, gli interventi interessati. Si parte – come informa Il punto Coldiretti – dalla distillazione di crisi e dagli aiuti all’ammasso e pagamenti anticipati finalizzati a eliminare il vino dal mercato comunitario, limitando l’impatto negativo sui prezzi e migliorando il cash flow degli operatori. Gli Stati membri possono fornire pagamenti anticipati per il 100% dei costi. C’è poi il maggior contributo dell’Unione Europea per tutte le misure dei programmi nazionali di sostegno nel settore vitivinicolo che può raggiungere il 70%, con un incremento del 20%.
E ancora, maggiore flessibilità nell’utilizzo di quelle misure che consentono di controllare il potenziale produttivo come la “vendemmia verde” e la possibilità per gli Stati membri di adattare i loro programmi di sostegno al vino e per i produttori di adeguare le loro operazioni secondo le necessità.
Le recenti disposizioni si vanno ad aggiungere a quelle del regolamento transitorio Pac che ha prorogato la validità delle autorizzazioni per nuovi impianti e reimpianti in scadenza nel 2020 al 31 dicembre 2021 e alla possibilità di prorogare i termini per la conversione dei vecchi diritti in autorizzazioni.Non appena sarà recepita a livello nazionale consentirà ai produttori di avere maggiore tempo a disposizione per utilizzarli in nuovi impianti. Ma tutto ciò ancora non basta. Coldiretti è infatti impegnata con il ministero delle Politiche agricole e Bruxelles per chiedere un allungamento a tutto il 2022 dei termini anche per le autorizzazioni in scadenza nel 2021.

Natura 2000, sul Tagliamento fuoco “controllato” contro le specie invasive

Nell’area golenale del fiume Tagliamento in località “Grave dei Mizzeri”, a Pinzano, verranno avviate durante questo mese delle manutenzioni della vegetazione ricorrendo a prove di “fuoco prescritto”, vale a dire di incendio controllato. Obiettivo dell’attività, che si svolgerà in circa mezza giornata di lavoro, è quello di contenere e possibilmente eliminare la radicazione di “Amorpha fruticosa”, una pianta alloctona e invasiva, che ha occupato la nicchia ecologica dell’habitat incluso nella zona speciale di conservazione (Zsc). L’attività sarà svolta dal Corpo forestale regionale e dai volontari del distretto di Protezione civile e antincendio boschivo della Val d’Arzino, con la regia del servizio Biodiveristà della Regione Fvg tramite la stazione forestale di Pinzano al Tagliamento.
Per l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, si tratta di “un’importante iniziativa che si inserisce in una valutazione prettamente tecnico-scientifica con la finalità di salvaguardare gli ecosistemi inseriti nella rete Natura 2000. L’innovativa modalità è supportata, comunque, da importanti esperienze pregresse e sarà gestita con la consueta e competente attività del Corpo forestale Regionale e dal Servizio biodiversità della Regione”.
L’area d’intervento per l’esecuzione di questa prima prova – come informa una nota Arc – è stata individuata in una superficie di due ettari di golena, all’interno dei quali sono state ricavate due “aree di saggio”, che verranno risparmiate dalle fiamme, per confrontare e monitorare l’effetto del fuoco sull’evoluzione della vegetazione. L’attività di “fuoco prescritto” – come viene chiamata tecnicamente – si basa su un’attenta conoscenza del territorio e su una precisa progettazione della combustione, praticata nell’ambiente naturale in modo innovativo, ma utilizzando il fattore fuoco per la gestione e la conservazione di alcuni habitat prioritari che necessitano di interventi. Secondo la relazione del Servizio biodiversità regionale, in questo modo, la Regione Fvg, dopo aver approvato il Piano di gestione della Zsc che consente l’uso del fuoco per scopi gestionali, potrà verificare l’applicazione di un fuoco controllato in alternativa ai trattamenti meccanizzati, considerati molto impattanti.
Negli anni passati, interventi di manutenzione simili sono stati realizzati ampiamente nella Zona speciale di conservazione Greto Tagliamento, che fa parte della rete regionale di Natura 2000, con il progetto Life Magredi Grasslands durato sette anni, con il taglio o la trinciatura della vegetazione invasiva effettuata a più riprese negli anni con grosse macchine forestali, per ripristinare superfici a prato magredile.

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In copertina e qui sopra il fiume Tagliamento a Pinzano.

L’intesa Ue-Giappone si consolida: prende il volo il nostro agroalimentare

(g.l.) L’intesa economica fra Unione Europea e Giappone funziona e si consolida, tanto che nei prossimi dieci anni le esportazioni agroalimentari del Vecchio Continente prenderanno letteralmente il volo aumentando di circa 5,5 miliardi. Queste le importanti prospettive che fanno da sfondo al secondo anniversario dell’accordo di partenariato economico Ue-Giappone (Epa), firmato il primo febbraio del 2019. Il Comitato misto, istituito ai sensi dell’accordo, ha concordato l’istituzione di 28 ulteriori Indicazioni geografiche protette (Igp) – di cui due italiane – impegnandosi nel rendere ancora più semplice il commercio del vino. Nella prima lista erano compresi il Prosecco Doc, prodotto anche in Friuli Venezia Giulia, e il prosciutto di San Daniele Dop.

Venanzio Francescutti

«L’Epa è uno degli accordi europei più importanti. Insieme, l’Ue e il Giappone rappresentano un quarto del Pil mondiale e il relativo commercio bilaterale raggiunge circa 170 miliardi di euro l’anno. Questo accordo, da noi salutato con favore – sottolinea il presidente di Fedagripesca Fvg, Venanzio Francescutti – ha reso il commercio più facile ed economico per i produttori agroalimentari dell’Ue. Questa collaborazione con il Giappone sta maturando ora nuovi frutti grazie all’inserimento di altri 28 prodotti agroalimentari di qualità protetti dalle imitazioni ai quali, entro breve tempo, se ne aggiungeranno ulteriori 55. Questo accordo, dunque, è un ottimo esempio di commercio a vantaggio di entrambe le parti grazie alla stretta cooperazione avviata, in particolare, per il settore agroalimentare. Questi prodotti hanno un reale valore aggiunto: riflettono autenticità e qualità e premiano i nostri agricoltori. Inoltre, grazie alla recente autorizzazione giapponese per le pratiche vinicole, i produttori di vino europei potranno ora beneficiare di maggiori opportunità di esportazione. Gli accordi bilaterali sono la nuova frontiera dell’economia mondiale e rappresentano ottime occasioni di mercato per i produttori di qualità. Un recente studio della Commissione europea, infatti – conclude Francescutti – prevede che, entro il 2030, le esportazioni agroalimentari europee aumenteranno tra i 4,7 e i 5,5 miliardi di euro grazie ai 12 accordi commerciali già siglati o in corso di stipula».
Il Giappone, inoltre, ha avvicinato i propri standard enologici a quelli dell’Ue in linea con l’accordo e ha autorizzato, nel suo territorio, diverse pratiche enologiche europee. Le procedure per la richiesta e l’ottenimento delle preferenze tariffarie sono state notevolmente semplificate. Di conseguenza, più vino dell’Unione Europea sarà in grado di raggiungere l’importante mercato giapponese. E questa è veramente una bella prospettiva in un momento di grande difficoltà del mercato a causa dei contraccolpi dell’emergenza sanitaria.

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In copertina, il Prosecco Doc e qui sopra il prosciutto San Daniele Dop.

 

Massima l’attenzione della Regione Fvg per la tutela dei Magredi

L’attenzione della Regione Fvg sull’area dei Magredi è alta, tanto che proseguono numerosi progetti di valorizzazione e tutela. Lo ha confermato l’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, rispondendo in Aula a due interrogazioni attraverso cui è stata espressa preoccupazione per la imminente cessione da parte dell’Agenzia del demanio di sette ettari di terreni nell’area dei Magredi, in corrispondenza dell’ex poligono militare del Dandolo.
“Le aree oggetto di alienazione a seguito di sdemanializzazione sono esterne e confinanti con la Zona Speciale di Conservazione Magredi del Cellina e con la Zona di Protezione Speciale Magredi di Pordenone”, ha precisato Zannier – come informa una nota Arc -, rassicurando anche sui timori evidenziati dal momento che “circa due terzi della superficie è inserita nell’inventario dei prati stabili di cui alla Lr 9/2005 e pertanto la sua trasformazione a seminativo o ad altri usi non è consentita”.
L’esponente della Giunta Fedriga ha inoltre ricordato che con il progetto Life Magredi Grasslands sono stati ripristinati 500 ettari di superfici prative e che, a seguito della conclusione di un contenzioso, la Regione sta per assumere la gestione di circa ulteriori 300 ettari di praterie del demanio militare portando a circa 700 ettari le superfici direttamente gestite dalla Regione stessa solo nel contesto del demanio militare del Dandolo/Cellina.
“Inoltre – ha concluso l’assessore Zannier -, per ottimizzare le modalità gestionali la Regione si sta concentrando sul ripristino e sulla gestione di aree più delicate e problematiche, attivando invece strumenti di sostegno finanziario ai privati per la gestione di superfici prative tramite semplici sfalci annuali”. Il titolare dell’Agricoltura Fvg ha poi richiamato il nuovo progetto Life Pollinaction avviato a fine 2020, con cui verrà progettata e implementata una filiera di valorizzazione economica del fieno naturale prodotto dalle praterie magredili che potrebbe destare interesse alla gestione di tali superfici, superando il semplice strumento del contributo.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, una suggestiva immagine dei Magredi in provincia di Pordenone.

Il vino “cancerogeno”? Levata di scudi di Fvg, Veneto, Lombadia e Piemonte

di Giuseppe Longo

Assoenologi ha appena reso noti i dati definitivi dell’ultima vendemmia – 49 milioni di ettolitri, in Fvg 1 milione 853 mila – che sul settore vitivinicolo si abbatte come un uragano (ricordate Vaia poco più di tre anni fa?) una nuova avversità, normativa però, che si coniuga con quelle patite dai produttori nell’interminabile emergenza pandemica. Il vino, infatti, farebbe molto male – contrariamente a quanto si sapeva, sempre ovviamente con moderati consumi -, aprendo addirittura la porta all’insorgenza del cancro. Tanto che c’è stata una immediata levata di scudi da parte di quattro Regioni rinomate per la produzione enologica. Infatti, gli assessori alle Risorse agroalimentari di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e Piemonte hanno fatto fronte comune dopo l’annuncio dei contenuti del Piano d’azione predisposto dalla Direzione generale per la sicurezza alimentare per la lotta al cancro (Europe’s Beating Cancer Plan), contenente alcune indicazioni che, dicono gli assessori, “hanno dell’incredibile”. Proprio perché – si sottolinea in una nota Arc – il consumo di vino, secondo il documento pubblicato pochi giorni fa dalla Commissione Ue, nuocerebbe gravemente alla salute: senza se e senza ma.

Stefano Zannier

“Il consumo moderato e consapevole del vino, che fa parte delle tradizioni e dello stile di vita degli europei, sarebbe quindi assimilato all’abuso di alcol e di superalcolici – scrivono invece in una nota congiunta gli assessori, tra i quali Stefano Zannier per il Friuli Venezia Giulia -. Rileviamo come tutto ciò si ponga in antitesi con quanto la comunità scientifica ha più volte affermato, riconoscendo al vino importanti ricadute positive sulla salute sia per i benefici apportati da piccole quantità di alcol sia per gli altri componenti di questa bevanda, tra i quali diversi antiossidanti sicuramente “amici” della nostra salute. Le conseguenze per uno dei settori più importanti dell’agricoltura italiana ed europea sarebbero devastanti: le politiche di sviluppo che da sempre accompagnano il settore sarebbero infatti messe pesantemente in discussione e tutto ciò sarebbe addirittura accompagnato dall’invito a riportare sulle etichette immagini e scritte che oggi siamo abituati a vedere sui pacchetti di sigarette“. Per i rappresentanti regionali le rassicurazioni che la vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas, si è affrettata a rilasciare, seppur incoraggianti, non sono però sufficienti ad eliminare le preoccupazioni in ordine ad un’iniziativa dettata dalla disinformazione degli uffici di Bruxelles che va censurata con decisione. “Ci adopereremo pertanto in tutte le sedi competenti, sia a livello nazionale sia a livello comunitario – concludono gli assessori -, per evitare che tutto ciò si traduca in un disastro annunciato”.

Rodolfo Rizzi

Se passasse, infatti, questa linea comunitaria sarebbe arrecato un gravissimo danno all’immagine del vino che, come è noto, è da sempre un alfiere delle nostre eccellenze agroalimentari, sia in fatto di quantità che di qualità. Una produzione che nell’ultima vendemmia – come ci ha comunicato il presidente di Assoenologi Fvg, Rodolfo Rizzi – si attesta nel Belpaese esattamente su 49.066.003 milioni di ettolitri, mentre in Friuli Venezia Giulia se ne sono prodotti 1.853.184, di cui 1.574.458 bianchi e 278.727 rossi. Tipologie che a livello nazionale quasi si equivalgono: 28.652.226 bianchi e 20.413.777 rossi. C’è quindi da sperare che la normativa “in itinere” sia bloccata e rivista come chiedono i quattro assessori regionali all’Agricoltura. Altrimenti, ai disastri causati dal Covid e dai provvedimenti anti-contagio, se ne aggiungerebbero altri, i cui effetti sarebbero facilmente immaginabili.

Vigneti collinari in Fvg.

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In copertina, il Friuli Venezia Giulia è vocato a produrre grandi vini bianchi sia fermi che spumanti.

 

 

Covid, nuove povertà e no agli sprechi alimentari: nasce il Recovery Food

«Nell’anno del Covid e delle nuove povertà, nell’anno che ci ricorda l’urgenza di una svolta concreta per la sostenibilità in rapporto alla salute dell’uomo e dell’ambiente, dall’8a Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare nasce una proposta precisa, misurabile negli obiettivi e negli strumenti: il Recovery Food, un “laboratorio permanente” di educazione alimentare e ambientale per la formazione dei cittadini e per la sensibilizzazione da parte degli enti pubblici e delle imprese. È il nostro “dono” – ha spiegato il triestino Andrea Segrè, ideatore della Giornata – per il Governo che verrà: l’auspicio è che il Recovery Food possa trovare spazio nel Pnrr come un capitolo speciale del Recovery Fund, dove i temi legati al cibo e alla prevenzione degli sprechi dovrebbero essere trattati con attenzione specifica». L’intervento del fondatore Spreco Zero si è avvicendato, nel corso del Forum organizzato per la Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, a quelli delle sottosegretarie uscenti alla Salute, Sandra Zampa, e al Lavoro Francesca Puglisi, e dell’ex ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti. Oltre a loro hanno preso parte all’evento il vicedirettore generale Fao Maurizio Martina, l’ambasciatrice Vincenza Lomonaco presso la Rappresentanza permanente delle Nazioni Unite a Roma, il direttore scientifico Ipsos Enzo Risso, il presidente Conai Luca Ruini, la presidente Future Food Institute Sara Roversi e i curatori scientifici del Rapporto Waste Watcher International Observatory 2021, Luca Falasconi (Il caso Italia) e Matteo Vittuari (A global glance).

«Il Recovery Food – ha dettagliato Andrea Segrè – focalizzato su cibo, salute e sostenibilità, dovrebbe includere una previsione organica delle risorse destinate alla formazione dei cittadini in tema di educazione alimentare e ambientale. A partire dalle scuole, quindi con risorse destinate a docenti sul campo sin dal primo ciclo della Scuola Primaria, e con una rete capillare e nazionale collegata ai Comuni per iniziative concrete, destinate alla sensibilizzazione dei cittadini intorno al binomio cibo e salute, per l’uomo e per l’ambiente. Temi ancora più imprescindibili dopo l’irruzione della pandemia covid 19, per avviare nel sistema-Italia quella rivoluzione culturale che ci permetterà di progredire nel complesso ma ineludibile cammino verso lo sviluppo sostenibile e il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Tuttavia ci si dovrà concentrare anche sulla filiera dello spreco: non solo per aumentare la sostenibilità del sistema, ma anche per favorire la solidarietà essendo la povertà alimentare in forte crescita causa l’effetto pandemico sull’economia. Serviranno quindi accordi di filiera ben strutturati che mettano in rete potenziali donatori di eccedenze e beneficiari con obiettivi e procedure ben definite e cogenti; l’attivazione di un sistema logistico e di conservazione sicuro, sostenibile e solidale; il coordinamento nazionale affidato a un Food Waste Manager capace di alimentare sinergie fra i tanti portatori di interesse da coinvolgere: Ministeri (Salute, Welfare, Agricoltura, Ambiente, Sviluppo economico), Città metropolitane e Comuni, la miriade di associazioni ed enti caritativi, le imprese della filiera agroalimentare: dalle aziende agricole alla ristorazione passando per l’industria e la distribuzione».

Ulteriore novità emersa dai lavori dell’8^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare è legata all’evoluzione dell’Osservatorio per i dati di Last Minute Market: il nuovo Waste Watcher International Observatory, con la partnership scientifica dell’Università di Bologna – Distal e la partnership tecnica di Ipsos per le rilevazioni. «In questi anni – ha ricordato Andrea Segrè, direttore scientifico Waste Watcher – abbiamo costantemente rilevato il comportamento di noi italiani, non solo rispetto allo spreco alimentare, ma anche a temi direttamente collegabili: l’economia circolare, la riduzione dei rifiuti, la produzione e il consumo responsabile, lo sviluppo sostenibile. Proprio in ragione dell’interesse mondiale sullo spreco alimentare – ricordo che negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU entro il 2030 dovremo dimezzare il dato globale (il 30% di ciò che si produce non arriva alle nostre tavole) – con il neo Vicedirettore generale della FAO Maurizio Martina e con l’Ambasciatore Vincenza Lomonaco, Rappresentante permanente delle Organizzazioni ONU a Roma, abbiamo presentato l’Osservatorio globale sugli sprechi alimentari. Waste Watcher International. Realizzato in partnership tecnica con IPSOS, indagherà le abitudini e i comportamenti in rapporto a cibo e sostenibilità degli italiani e degli altri cittadini del mondo. Nel 2020 l’ONU ha decretato una Giornata internazionale sulla consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari, il 29 settembre: per allora saremo pronti con il primo rapporto in ottica “transnazionale”. Una visione che non è più accessoria, e che deve accompagnarci in ogni fase, quindi anche nella pianificazione legata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».

Sono stati riepilogati i dati del Rapporto 2021, “fotografia” dell’Italia pandemica: la tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico, con “solo” 27 kg di cibo sprecati a testa nel 2020 (529 grammi a settimana), 3,6 kg in meno all’anno rispetto al 2020, ovvero l’11,78% e 222.000 tonnellate di cibo “salvato” in Italia per un risparmio di 6 € pro capite, 376 milioni € a livello nazionale, in un anno intero. Vale 6 miliardi e 403 milioni € lo spreco alimentare domestico nazionale, e sfiora il costo di 10 miliardi € l’intera filiera dello spreco del cibo in Italia, sommando le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione che ammontano a 3.284.280.114 €. In peso, significa che nel 2020 sono andate sprecate, in Italia, 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera (dati Waste Watcher International/Distal Università di Bologna per la campagna Spreco Zero e rilevazioni Ipsos).

Info e dettagli: sprecozero.it

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In copertina, il professor Andrea Segrè “anima” dell’anti-spreco.

 

Dalla Regione Fvg un aiuto alle 8 latterie turnarie friulane che sfidano i tempi

di Giuseppe Longo

C’erano una volta in Friuli le latterie turnarie. E ce n’erano moltissime, oltre seicento! Ma negli anni c’è stata una continua e inesorabile rarefazione, causata da vari motivi, tanto che oggi se ne contano appena otto, tutte comunque attrezzate per offrire al consumatore prodotti di indubbia qualità. E anche la recente Legge regionale di stabilità, come negli anni precedenti, ha riproposto i finanziamenti loro dedicati per interventi di adeguamento e ammodernamento delle strutture di lavorazione, nonché trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. Allo scopo, complessivamente, dalla Regione Fvg sono stati stanziati 200 mila euro, suddivisi in 100 mila euro per ciascuna annualità 2021 e 2022, come stabilito dall’assessorato alle Risorse agroalimentari coordinato da Stefano Zannier.

Casari al lavoro a Brazzacco.

Fedagripesca Fvg, l’organizzazione agricola guidata da Venanzio Francescutti, ha accolto con grande favore l’iniziativa regionale volta a contribuire a mantenere viva e vitale una storia di cooperazione che tanta parte ha avuto nello sviluppo economico e sociale del mondo rurale friulano. Infatti, la prima cooperativa nata in regione, nell’autunno del 1880, a Collina di Forni Avoltri, è stata proprio una latteria sociale. Un fenomeno aggregativo di successo che, nel 1960, contava ben 652 strutture operative in Friuli Venezia Giulia (che significava: democrazia e zootecnia diffusa, latte di qualità, professionalità casearie, formaggi eccellenti). Mantenendo inalterata nel tempo questa formula societaria, oggi le 8 imprese operative si trovano a Pertegada di Latisana, Trivignano Udinese, Castions di Strada, Ravosa e Magredis, Brazzacco di Moruzzo, Molinis di Tarcento, Muris di Ragogna e Campolessi di Gemona (anche Presidio Slow Food). E tra quelle che mancano c’è, purtroppo, quella dell’Alta Carnia che ha dato il via a questa importante tradizione cooperativa. Come pure – tanto per fare un esempio – quella di Nimis, chiusa da tanti anni e con la sede di via Matteotti in vendita all’asta. Auguri di lunga vita, dunque, a queste eroiche e benemerite latterie turnarie che sono ancora rimaste in Friuli sfidando i tempi difficili per mettersi controcorrente e nonostante tutto andare avanti, continuando così a raccogliere il latte dei soci-allevatori per trasformarlo in formaggi che sono vanto della nostra produzione agroalimentare.

La ex latteria turnaria di Nimis.

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In copertina, formaggi appena prodotti nella fase di pressatura.