Alberi grandi protagonisti a Buttrio: dopo Mancuso oggi arriva Luca Mercalli

Cultura, arte, divulgazione scientifica e sostenibilità sono al centro dell’innovativo TreeArt Festival, in corso fino a domani nella suggestiva cornice della settecentesca Villa di Toppo Florio, a Buttrio. L’evento – organizzato dal Comune di Buttrio con i partner Giant Trees Foundation, per le iniziative scientifiche, e Opificio 330 per quelle artistico-culturali – riunisce artisti, scienziati e divulgatori che insieme celebrano una visione della natura come “strumento generativo” di incontro e di relazione, con dibattiti, incontri e performance e mostre d’arte, tutti nel segno dell’Albero.

Il climatologo Luca Mercalli.

Apertura della seconda edizione nella serata di giovedì con i saluti delle autorità – madrina dell’inaugurazione la Soprintendente del Friuli Venezia Giulia Simonetta Bonomi, con il sindaco di Buttrio Eliano Bassi, l’assessore alla Cultura Patrizia Minen, Andrea Maroè per il programma scientifico e Donatella Nonino con Amerita Moretti per quello artistico – seguiti dall’inaugurazione dell’esposizione dello scultore francese Christian Lapie con le sue gigantesche installazioni in legno, le sue opere pittoriche e in bronzo, visitabili fino al 24 di ottobre. L’artista d’Oltralpe ha anche posizionato nel parco di villa Florio una sua opera monumentale permanente, la prima mai realizzata per l’Italia: “Les secrets en équilibre”, è il titolo della scultura di oltre sei metri di altezza per 2,5 tonnellate di peso, che contribuirà alla creazione di un museo contemporaneo a cielo aperto. Come ha spiegato lo stesso Lapie – «si tratta di un’opera formata da due sculture dritte e protettrici, che chiamano a sé, hanno la forza dell’attrazione, generano aggregazione». L’artista ha iniziato a lavorare il legno in grande formato nella foresta amazzonica proseguendo nel tempo la produzione di questa tipologia di opere. La meravigliosa poesia delle sue creazioni nasce proprio dalla trasformazione dell’albero che Lapie rigenera, scolpisce, carbonizza fino a ottenere “personaggi” epici e magnetici.

Proseguono anche gli appuntamenti di divulgazione scientifica nel segno delle provocazioni “dantesche” con relatori di fama internazionale. Dopo il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, protagonista dell’incontro di ieri – e che oggi è atteso a Geografie Festival a Monfalcone -, questo pomeriggio, alle 17.30, sarà la volta di uno dei massimi esperti di clima, il noto meteorologo e climatologo Luca Mercalli, nell’appuntamento “L’Inferno (climatico)” in dialogo col giornalista e divulgatore scientifico Marco Virgilio. Domani 26 settembre, infine, sarà la volta dell’incontro “…E quindi uscimmo a rimirar le stelle” con l’astrofisico Ferdinando Patat, che spiegherà cosa hanno a che fare le stelle con le nostre foreste.

L’installazione di Christian Lapie.

Al festival anche laboratori, escursioni, treeclimbing, spettacoli ed enogastronomia. “Dall’albero alla carta, il fascino della trasformazione” è l’incontro (stamane, ore 11) dove si racconteranno due storiche cartiere italiane, Cartiere Burgo ed Ermolli. Sempre nella giornata odierna il pubblico del TreeArt potrà provare un’emozione unica grazie alla possibilità di salire sul grande cedro di Villa Florio con i migliori tree-climber della Giant Trees Foundation. In programma anche una serie di laboratori per bambini ideati da “Creare ConTatto” di Carolina Zanier, come l’atelier di poesia con la luce “Nel blu dipinto di blu” o “I semi ci insegnano che”. Domani, alle 10.30, in programma l’incontro a cura dell’Associazione Gli Stelliniani “… E colsi un ramicel da un gran pruno”, protagonista il regista, critico teatrale e docente alla Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, Gianni Cianchi, che spiegherà la simbologia dantesca degli alberi. Sempre domani, alle 11.30, anche l’Itinerario “Tesori e bellezze del Parco, tra arte del paesaggio, archeologia, botanica” con Francesca Venuto e Andrea Maroè.

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In copertina, la “scalata” al grande cedro di Villa Florio a Buttrio.

Tra i profumi della vendemmia Fvg. E ad Aquileia salutano vini e teatro

(g.l.) Fine settimana con due invitanti proposte nel settore vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia “immerso” nella vendemmia: “Vigneti Aperti” e “Un Calice a Teatro”, iniziative del Movimento turismo del vino e dalle Città del vino, le cui sezioni regionali sono guidate rispettivamente da Elda Felluga e Tiziano Venturini. Ecco, allora, il dettaglio delle due manifestazioni.

VIGNETI APERTI – Il mese di settembre nella nostra regione significa, appunto, vendemmia e non poteva mancare un appuntamento di “Vigneti Aperti” dedicato proprio al periodo più intenso e frenetico per ogni vignaiolo dal titolo “I profumi della vendemmia”. Così, domani e domenica, nelle aziende associate al Movimento Turismo del Vino Fvg aderenti all’iniziativa, si potrà, tra visite e degustazioni, conoscere l’andamento della vendemmia 2021, assaggiare mosti, passeggiare nei vigneti e assaggiare, assieme ai vignaioli, gli acini ancora sulla pianta per scoprire se l’uva è matura per la raccolta. Molte le proposte legate al tema del weekend: un pomeriggio di letture su “Storie di profumi e d’altri tempi” (Cantina Ballaminut), la possibilità di vivere l’esperienza della vendemmia (de Claricini), la degustazione dei mosti in fermentazione comparati allo stesso vino della scorsa annata (Elio Vini e Ferrin Paolo), il picnic in vigna (Tarlao Vignis in Aquileia), un menu degustazione pensato per l’occasione (Vidussi Vini), oltre alle classiche degustazioni, le visite e le passeggiate nei vigneti. Le aziende vitivinicole Fvg che aderiscono all’iniziativa sono: in provincia di Udine Cantina Puntin e Tarlao ad Aquileia, Cantina Ballaminut a Terzo di Aquileia, de Claricini a Bottenicco di Moimacco, Elio Vini a Grupignano, Ferrin Paolo a Camino al Tagliamento, Le Due Torri a Corno di Rosazzo, Spolert Winery a Prepotto, Vigne del Malina a Remanzacco e Villa Vitas a Strassoldo. In provincia di Gorizia invece ci sono Tenuta Villanova a Farra d’Isonzo e Vidussi Vini a Capriva del Friuli. Tutti gli enoturisti che vogliono essere informati sulle news della manifestazione e le aziende aderenti nei vari weekend trovano tutte le informazioni sul sito www.cantineaperte.info

UN CALICE A TEATRO – Ultimo appuntamento con Un Calice a Teatro, la nuova manifestazione organizzata dal Coordinamento del Friuli Venezia Giulia delle Città del Vino. Sarà il Comune di Aquileia a ospitare la tappa finale di domani 25 settembre, alle 20.30, da Vini Brojli con l’opera in friulano “Il Miedi par Fuarze” della Compagnia “El Tendon” di Corno di Rosazzo (nella foto).  Nell’occasione, saranno degustati i vini della stessa azienda di Franco Clementin, già presidente del Consorzio vini Doc Friuli Aquileia. Ingresso libero con posti limitati: la prenotazione è obbligatoria e saranno rispettate le norme sanitarie vigenti. Prenotazioni solo con messaggio Whatsapp (no telefonate) al numero 389.2858620. Un Calice a Teatro è una rassegna teatrale itinerante che nasce da un’idea di Sonia Paolone e che è organizzata assieme al citato El Tendon e all’Associazione Teatrale Friulana con il coordinamento di Luigino Zucco. Il progetto è sostenuto da BancaTer, PromoturismoFvg e Strada Vino e Sapori Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, partecipanti a “Vigneti Aperti” in una uscita di inizio estate.

“Gusti Off”, i sapori della Mitteleuropa da oggi a domenica invitano a Gorizia

“Gusti Off. Tutti i sapori della Mitteleuropa” da oggi nel capoluogo isontino. La soddisfazione di vedere come Gorizia, attraverso “Gusti Off”, dimostri e confermi quella vitalità e quello spirito di ripresa messi in luce in occasione dell’aggiudicazione assieme a Nova Gorica del titolo di Capitale europea della Cultura 2025. Questo il concetto – come riferisce Arc – che aveva espresso l’assessore regionale alle Attività produttive del Friuli Venezia Giulia, Sergio Emidio Bini, nel corso della presentazione della rassegna, evento enogastronomico che si terrà fino a domenica 26 settembre con 60 stand da Austria, Slovenia, Francia e Italia.
Come ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga, aver organizzato la manifestazione seguendo al massimo livello le misure di sicurezza da un punto di vista sanitario rappresenta un valore aggiunto affinché la partecipazione delle persone avvenga, a garanzia della salute di tutti, in maniera rispettosa delle regole previste per la prevenzione al contagio da Covid. Altro punto di forza di “Gusti Off”, secondo il rappresentante dell’Esecutivo regionale, è quello essere stati capaci di proporre, nonostante le difficoltà dovute alla pandemia, un’offerta di respiro internazionale ispirata alla cucina europea.
L’evento, come ha spiegato l’assessore, si inserisce in una fase di forte ripresa del settore turistico per il Friuli Venezia Giulia: numeri record che superano addirittura quelli pre-Covid del 2019. Un trend positivo che ha trovato impulso anche dagli oltre 100 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Fvg per il comparto: a partire dai fondi per l’ammodernamento degli impianti e delle strutture ricettive, in attesa della prossima fase di investimenti legata alla programmazione comunitaria e al Piano nazionale di ripresa e resilienza. In sostanza, una regione che sta correndo, grazie a un’iniezione strategica di risorse e allo snellimento delle procedure burocratiche, affinché i progetti si trasformino prima possibile in fatti.

Il Castello simbolo di Gorizia.

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In copertina, il logo della manifestazione enogastronomica.

Nuova stagione record sul Montasio: ora in malga c’è anche un totem digitale

Volge al termine la stagione dell’alpeggio in malga Montasio. Ennesima estate di successo dopo un 2020 da record che aveva visto arrivare in quota, nell’arco dei tre mesi di apertura, oltre 15mila persone. Numeri che quest’anno si vanno confermando – già oltre 14mila, per la chiusura della malga i primi di ottobre le presenze raggiungeranno e forse supereranno quelle dello scorso anno – e che dimostrano come la malga gestita dall’Associazione Allevatori Fvg sia meta sempre più gettonata, più che mai oggi, sull’onda della riscoperta degli spazi aperti indotta dalla pandemia.


Come ogni anno a fine stagione, in questi giorni si sta completando la discesa a valle delle 230 bovine che hanno alpeggiato in malga per tutta l’estate. Seguiranno la chiusura del caseificio e dell’agriturismo, non senza un’ultima sorpresa, inaugurata ieri mattina e a disposizione di tutti coloro che da qui in avanti raggiungeranno l’altopiano. Si tratta di un totem digitale, collocato appena fuori dall’agriturismo, che consentirà di accedere a tutta una serie di contenuti informativi e multimediali, acquistato dall’Associazione Allevatori Fvg con il sostegno della Fondazione Friuli e la collaborazione del Parco Naturale Prealpi Giulie. «Il progetto – spiega il presidente Renzo Livoni – è rivolto alle migliaia di visitatori che ogni anno raggiungono la malga e che, grazie alla tecnologia touch, consente di visitare virtualmente gli ambienti dell’agriturismo, del caseificio, dello spaccio per la vendita e una serie di itinerari e percorsi circostanti, situati sull’altopiano del Montasio».
L’utilizzo del totem è intuitivo e consente di scegliere tra molti contenuti, foto, schede tecniche, video e siti web che descrivono le caratteristiche del territorio e offrono riferimenti storici precisi, ad esempio sulla posizione delle trincee risalenti alla Grande Guerra, ancora visibili in prossimità della malga. «Si tratta – aggiunge dal canto suo il direttore dell’AaFvg, Andrea Lugo – di un utile strumento messo a disposizione di quanti vorranno andare alla scoperta della malga e dell’altipiano. In ragione degli spazi molto ristretti e delle stringenti normative non ci è possibile far entrare fisicamente le persone al caseificio, un ostacolo che abbiamo voluto superare con questo totem, che regala una panoramica completa e suggestiva di questo piccolo mondo antico».
Oltre ai vertici dell’associazione, all’inaugurazione del totem ieri mattina sono intervenuti, chiudendo simbolicamente la stagione in malga, anche l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, e il presidente e il direttore della Fondazione Friuli, Giuseppe Morandini e Luciano Nonis. Nell’occasione, il direttore Lugo ha tirato le somme di un’altra stagione di grandi soddisfazioni, che nell’arco di soli tre mesi ha portato alla produzione di 353 forme di Montasio Dop, 1.783 forme di formaggio di malga, 614 caciotte, 530 chili di burro e 4.560 litri di yogurt.

«La collaborazione e la sinergia aiutano a raggiungere traguardi che per il singolo ente pubblico sarebbero difficili da perseguire e la realizzazione  inaugurata sull’Altipiano del Montasio è un esempio concreto di questo tipo di percorso virtuoso», ha detto Zannier. Partendo da una visione d’insieme, ha aggiunto l’assessore, è possibile fare in modo che ogni soggetto coinvolto nel progetto faccia la sua parte in modo da accelerare processi spesso semplicemente frenati dalla burocrazia. Il sistema forestale, la filiera, l’intero sistema regionale sono composti da una molteplicità di soggetti che devono essere in grado di connettersi tra loro. Per esempio, il sistema degli allevatori, così come quello degli operatori forestali, rappresenta – ha osservato – già di per sé un tassello fondamentale per la promozione del territorio, perché consente di realizzare prodotti capaci di attrarre e fidelizzare gli utenti, in questo caso dell’intera montagna. Non solo, ma entrambi i soggetti citati, come gli altri presenti nell’area, sono in grado di fornire informazioni utili a chi frequenta il territorio montano, per farlo meglio conoscere e apprezzare.
«Compito della Regione – ha proseguito l’esponente della Giunta Fedriga – è anche quello di assecondare i progetti che agevolano i visitatori del territorio, perché essi fanno parte di un volano economico capace di rendere sostenibili anche le attività di montagna. Per questo, ben vengano i progetti che mirano a favorire la diffusione di informazioni attraverso gli operatori, ma anche, per esempio, tramite il punto di reperimento delle biciclette elettriche. L’obiettivo principale che ci dobbiamo porre – ha concluso l’assessore – deve piuttosto essere quello di fare in modo che in tutti i punti di riferimento dei turisti che compongono quel moderno modo di visitare con attenzione il territorio chiamato “turismo lento” ottengano le stesse, corrette, adeguate e immediate informazioni in qualsiasi punto della nostra montagna essi si trovino e si stiano muovendo. Informazioni che consentano di orientare rapidamente gli ospiti del nostro splendido territorio».

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In copertina, il totem inaugurato ieri; all’interno, il direttore di Fondazione Friuli, Luciano Nonis, il presidente dell’Associazione Allevatori Fvg, Renzo Livoni, l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, il presidente di Fondazione Friuli, Giuseppe Morandini, e il direttore di AaFvg, Andrea Lugo.

 

Il Ducato dei vini premia Simonit e Sirch: sarebbe stato d’accordo anche Isi Benini

(g.l.) Una storia quella di Marco Simonit e Pierpaolo Sirch che sarebbe certamente piaciuta a Isi Benini. E proprio nel ricordo del grande cantore delle eccellenze del Friuli, soprattutto attraverso quella prestigiosa rivista, “Il Vino”, passata alla storia delle pubblicazioni di settore, sono stati premiati dal Ducato dei vini friulani «per la loro ricerca su una diversa potatura della vite per la miglior crescita, sviluppo e longevità della pianta. Un’attività capace di portare il nome del Friuli in tutto il mondo».

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Ecco, dunque, il filo conduttore della bella cerimonia avvenuta sabato nella Sala civica del Comune di Cormòns, appunto per la consegna del Premio “Ricordo Isi Benini” assegnato dall’ormai storico sodalizio a personalità che promuovano il Vigneto Fvg e il nome del Friuli nel mondo. Nel nome del giornalista, enogastronomo, comunicatore instancabile della sua terra, appunto l’appassionato e visionario Isi Benini, fondatore dello stesso Ducato, sodalizio che si appresta a festeggiare i 50 anni della sua costituzione. Una cerimonia carica di significato e anche un momento di festa, che “finalmente”, come ha scandito Alessandro I nella prolusione, ha consentito ai Nobili di rivedersi in presenza. Coordinati magistralmente dal giornalista agronomo ed enologo Claudio Fabbro, memoria storica della nostra vitivinicoltura, gli interventi del duca attuale e del suo predecessore, l’emerito Loris II – la scelta di attribuzione del Premio a Marco Simonit e Pierpaolo Sirch avvenne infatti proprio durante la sua guida – e del professor Enrico Peterlunger, docente di viticoltura all’Università di Udine. Un excursus fra passato e presente, quello di Fabbro, declinato fra nomi storici come Ottavio Valerio, Emilio Del Gobbo, Piero Villotta, fra l’innovazione concretamente innervata sulla tradizione di un’attività agronomica, che guarda alla vite primigenia rispettandone le sue fasi, per lo sviluppo della viticoltura che si sta avviando a diventare 4.0.

Isi Benini


«Sono molti i motivi di soddisfazione nel ritrovarci finalmente riuniti in presenza – ha esordito Alessandro Salvin, alla sua prima cerimonia ufficiale come nuovo leader del Ducato – per la consegna di un premio significativo che riconosce la passione per il proprio lavoro e l’amore per le proprie radici. Un momento di festa che si unisce a un sentimento di rinascita per il Ducato, alla vigilia del 50° compleanno del sodalizio, per la realizzazione degli obiettivi condivisi dalla Corte ducale per il prossimo mandato, al fine di promuovere proteggere e valorizzare il “saper fare” dei nostri viticoltori e la qualità dei vini autoctoni che hanno il sapore vero della nostra terra».
«Sono particolarmente orgoglioso di premiare Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, proprio qui a Cormòns, nel cuore del Collio da dove è partita la loro attività e dove ora – precisamente a Capriva – realizzano l’ambizioso progetto di una loro Accademia”, ha sottolineato Loris Basso, oggi presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, e appunto duca emerito, il quale ha sottolineato altresì il profondo legame che c’è sempre stato e continua tuttora fra Ducato dei vini friulani ed Ente Friuli nel Mondo, per uno scopo comune: comunicare e fare conoscere e amare il Friuli in tutto il pianeta».
«Sono stato da subito aperto alle iniziali proposte di Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, alla loro passione per la vite e per il territorio, al desiderio di collaborare con l’Università. Del resto come sarebbe stato possibile sottrarsi al loro pacato ma inesorabile entusiasmo”, ha sottolineato quindi il professor Peterlunger, che poi ha aggiunto: “Molto ci sarebbe da dire, anche riguardo alla Facoltà di Agraria a Cormòns per esempio, ma oggi è giorno di festa e quindi festeggiamo i Vine Master Pruners Simonit&Sirch, perché è anche grazie a loro, alla capacità di accettare le sfide e di non seguire sentieri precostituiti, che l’Università di Udine ha saputo ritagliarsi negli anni un ruolo scientifico di primaria importanza non solo in Italia».

Una storia, dunque, di passione e di successo, quella di Marco Simonit e Pierpaolo Sirch che, partendo dal Collio, hanno dato vita a una straordinaria esperienza professionale che li ha portati a lavorare nei più prestigiosi Chateaux francesi, in Napa Valley e pure nella remota Nuova Zelanda. Per insegnare un antico mestiere, per condividere senza gelosie un metodo che si basa prima di tutto sull’osservazione attenta della morfologia e della struttura della vite. Sempre col cuore nel Friuli in cui hanno mosso i primi passi, un nome per tutti quello di Mario Schiopetto, come ha ricordato Simonit nel momento dei ringraziamenti, “senza dimenticare la figura del professor Dubourdieu dell’Università di Bordeaux che con la sua autorevolezza accademica ci ha introdotti nei più prestigiosi Chateaux”. Una grande capacità di visione per un atto in apparenza semplice come quello della domesticazione della vite, un impegno caparbio e puntuale per crescere e far conoscere ciò in cui si crede.
Una storia, insomma, che sarebbe certamente piaciuta a Isi Benini e che pertanto sarebbe stato d’accordo di premiare Marco Simonit e Pierpaolo Sirch. Per cui doppiamente meritato il riconoscimento che ha voluto attribuire loro il Ducato dei vini friulani nel ricordo del grande giornalista che fece del Friuli la sua “bandiera” professionale.

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In copertina, Marco Simonit e Pierpaolo Sirch nei loro amati vigneti; all’interno alcune belle immagini della consegna del Premio del Ducato dei vini friulani. (Foto Petrussi)

Ecco com’era la tavola dei nobili nel Settecento in Friuli Venezia Giulia

di Graziella Atzori

La predilezione degli archivisti sta nell’andare a spulciare notizie anche minime nelle pieghe della Storia. Attraverso i particolari e i dettagli riesumati nei documenti, i loro studi ci aiutano a conoscere meglio la complessità degli eventi del passato, per capire il nostro presente, ciò che l’ha determinato e come. Spesso è il particolare desunto dalle abitudini quotidiane che illumina la situazione generale.
Viviamo nella società dei consumi spinti, siamo anche troppo proiettati sulle cose; esse ci dominano, invece di essere noi ad usarle per il nostro bene reale. Da dove viene tutto ciò? Come e quando è iniziato ad accadere?
Ho ricevuto un bel quaderno del Centro Studi Economico Politici “Ezio Vanoni” di Trieste, il cui presidente è il professor Raoul Pupo. Si tratta dello studio molto accurato compiuto dall’economista, storico e scrittore dottor Alberto Luchitta, dal titolo “Consumi quotidiani dei ceti aristocratici nel secolo XVIII”. I materiali consultati provengono dall’Archivio Stati Provinciali di Gorizia, dall’Archivio storico Istituto Sant’Orsola, Gorizia, dal fondo Caiselli, dal fondo Perusini dell’Archivio di Stato di Udine.


Il tema riguarda in modo predominante – ma non solo – i consumi alimentari dei nobili friulani, in modo specifico delle casate Strassoldo e Colloredo, inoltre del monastero delle Orsoline a Gorizia.
Come si nutriva la nobiltà nel Settecento? Ciò che allora era appannaggio di una classe privilegiata oggi è accessibile alla maggioranza delle persone nel nostro Primo mondo. Eppure non siamo felici.
Dai taccuini delle spese minute delle famiglie signorili si nota che la carne era la spesa alimentare preminente; essa copriva circa un quarto del totale delle spese alimentari. La stessa cosa accadeva nei monasteri, equiparati per importanza e per esercizio del potere alla nobiltà. Il pane e il vino stavano abbastanza indietro in percentuale. Non si trattava soltanto di una scelta salutistica ma, secondo quanto ne scrive un esperto in materia, Massimo Montanari, «La carne fresca era segno di privilegio sociale. I ceti subalterni si nutrivano in genere di carne salata».
Il cereale predominante era l’orzo, ma venne incrementata la produzione di mais (specie nel monastero goriziano) e nella seconda metà del secolo quella del riso. Gli aristocratici godevano di una dieta variata e completa, comprensiva di cereali, frutta e verdura; i popolani consumavano un cibo povero, spesso con predominanza di un alimento; ciò provocava malattie da carenze nutrizionali, come la pellagra, con l’uso quasi esclusivo di polenta.
Al desco dei Colloredo erano molto presenti i funghi, meno in quello degli Strassoldo, più raffinati, anche maggiori consumatori di pesce pregiato come il salmone. I pesciolini di fiume non mancavano, procurati dai pescatori sul posto.
Nelle spese stilate non sempre venivano separate quelle relative alla servitù da quelle padronali; non è possibile quindi sapere se anche i nobili gustassero l’universale “panada”, o minestra di pane, o il “brodo brustolado”. Forse no… Si trova già enumerata la spesa di rape, per la preparazione della famosa “brovada” friulana; meno diffusi i “crauti”, cappucci garbi, consumati nel territorio triestino, presenti anche nel menù dei principi Torre e Tasso.
Ciò che univa tutte le classi sociali erano le uova, acquistate giornalmente in gran numero dai nobili (i quali dovevano mantenere parecchia servitù), per “ligar orzo e frittura di tola”, “ovi e pesse”, “fatti con chioccolata”, “ovi per tola sera e mattina”.
Nel complesso, nella prima metà del secolo si nota un regime di vita abbastanza rustico e spartano, legato all’economia agricola e ancora di stampo feudale.
Il conte Nicolò Francesco Cesare Strassoldo fu quello più spendaccione e dedito ai piaceri.
Nella seconda metà del secolo XVIII si assiste a un allargamento dei consumi, unito all’inflazione con aumento generale dei prezzi. Consumi non solo alimentari, anche di stoffe pregiate, spezie, cineserie, vasellame, beni e alimenti voluttuari.
Come nel resto d’Europa, la contea registra un fermento, un godimento epicureo, legato alla residenza in città, a Gorizia, dove Nicolò Strassoldo affitta una villa. Siamo nella civiltà salottiera, ricca di incontri letterari e festaioli, nei quali abbonda l’uso di cioccolata e caffè durante le conversazioni di ogni tipo, politiche, filosofiche, culturali. Il vino preferito a fine secolo è la “Malvasia”.

Grappoli di Malvasia.


Leopoldo e Carlo Strassoldo a Gorizia frequentano la società di Diana cacciatrice, il “casino dei nobili”, il teatro dell’opera. L’abito lussuoso non denota più diritti feudali ma ricchezza, condivisa con i membri della borghesia in ascesa.
Anche la nobiltà si dedica ad attività finanziarie e mette in movimento il capitale mobile, il denaro, non più focalizzata soltanto sulla rendita fondiaria. Anzi si assiste a speculazioni e alla tendenza a contrarre ingenti debiti (anche da gioco), saldati con la cessione di proprietà, che vengono frazionate. Scrive Luchitta: «Proprio a causa di tali comportamenti “perversi”, è comprensibile che le esazioni imposte dai Francesi all’atto della conquista della Contea Goriziana (1809), mettano in ginocchio molte case aristocratiche, a corto di denaro liquido, e costrette, quindi, a vendere gran parte delle terre. […] alla frammentazione delle tenute signorili, alla mobilità della proprietà terriera e all’ascesa sociale di ricchi borghesi, come i Cassis Faraone di Trieste e i Ritter di Gorizia».
Che dire poi della voce stupefacente trovata nella lista delle spese del convento goriziano succitato, “al contrabbandiere?” Ebbene sì, era un articolo di consumo contemplato! L’autore con molta sagacia cita De Mandeville: «Occorre che esistano la frode, il lusso e la vanità, se noi vogliamo fruirne i frutti».
La lettura del saggio risulta molto vivace e piacevole. Se ne trae un monito: l’aumento dei desideri è cosa buona fintanto che questi non diventano eccessivi. È sempre il troppo, lo squilibrio a cambiare la situazione da uno stato vantaggioso ad uno svantaggioso, se non addirittura drammatico.
Il dominio delle merci ebbe inizio allora, con il grande incremento del commercio mondiale, l’uso di prodotti coloniali, di nuove suppellettili e arredamenti, maioliche e porcellane prima scarse. Nel convento si acquistano fogli di oro e argento per abbellire e rinnovare gli arredi sacri.
Le nuove abitudini aristocratiche favoriscono lo sviluppo della piccola borghesia, tutta una serie di artigiani (costruttori, trasportatori, sarti…) necessari ai nuovi stili di vita.
Oggi l’economia mondiale e il movimento delle merci sono in mano a pochi grandi monopoli, i quali producono, oltre a beni di consumo indotti dalla pubblicità e spesso inutili, anche un eccesso di scarti e di mortale inquinamento.
Forse potremmo avere nostalgia di un semplice piatto di “panada”, minestra di pane del tempo che fu.

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In copertina, la “panada” semplice minestra di pane: non è chiaro se fosse presente sulle tavole dei nobili.

“Friuli Doc in Osteria” formula di successo in diciotto locali di Udine

Con oltre 2 mila porzioni vendute, “Friuli Doc in Osteria” si è confermata una proposta apprezzata dal pubblico, che pure in questa edizione della rassegna udinese non ha mancato di fare tappa nelle diciotto realtà cittadine aderenti all’iniziativa organizzata da Confesercenti Udine di concerto con il Comitato Difesa Osterie Friulane, grazie al patrocinio del Comune di Udine, Ente Friuli nel Mondo, Promoturismo Fvg, Società Filologica friulana, Pro Loco Città di Udine, in collaborazione con ARLeF, Agenzia Regionale per la Lingua Friulana.


Per quattro giornate, il capoluogo friulano ha rinnovato l’appuntamento con la buona cucina regionale, e fra le protagoniste indiscusse ci sono state proprio loro, le osterie, che come spiegato Marco Zoratti, presidente di Confesercenti Udine alla presentazione dell’evento «anno dopo anno, stanno recuperando centralità nella programmazione di Friuli Doc». Da Artico, Pieri Mortadele, Al Cappello, Osteria Da Lucia, Ex Provinciali, Al Canarino, Al Fari Vecjo, La Torate, Al Fagiano, Cjanton di Vin, Al Pavone, Osteria E Staffa, Al Pignolo, Al Lepre – Gustâ, Al Vecchio Stallo, Osteria Alle Volte, Cin Cin Bar, Alla Ghiacciaia nell’occasione hanno fatto una proposta enogastronomica variegata e attenta a tutti i gusti, a prezzi calmierati (dai 4 a 13 euro). Un’offerta gradita agli avventori che non hanno saputo resistere soprattutto agli gnocchi ripieni con la susina dell’Osteria da Artico, che ha venduto oltre 500 porzioni. Ma anche le tartine con la “mindricule” del Pavone sono state particolarmente apprezzate, ne sono state contate più di 350. Sono su per giù a quota duecento invece quelle con la mortadella vendute Al Pignolo. Andati a ruba anche il piatto a base di cevapcici, cotechino e costa del Cjanton di Vin (circa 150 porzioni), il gulasch del Vecchio Stallo (che ha superato le 100 porzioni) e il piatto a base di crema di patate e trota del Canarino (oltre 80 porzioni).
«Siamo molto soddisfatti della risposta di pubblico – hanno fatto sapere Marco Zoratti, presidente di Confesercenti Udine, ed Enzo Mancini, presidente del Comitato Difesa Osterie Friulane -. Si tratta dell’ennesima conferma che le osterie continuano a essere un luogo apprezzato, in cui, oltre a un’offerta enogastronomica di qualità le persone possono vivere il cibo come cultura ed esperienza, per sviluppare, partendo proprio dalle nostre specialità, il patrimonio storico e artistico dei luoghi della nostra terra».

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In copertina e qui sopra due immagini di Friuli Doc in piazza San Giacomo.

Il Ducato dei vini friulani oggi al via con Alessandro I nel ricordo di Isi Benini

di Giuseppe Longo

Primo impegno ufficiale di rilievo oggi per il Ducato dei vini friulani a guida di Alessandro Salvin. Con una solenne cerimonia che si terrà con inizio alle 11 nella sala civica del municipio di Cormons, renderà infatti omaggio a Isi Benini (1924-1990), indimenticato giornalista e cantore del Friuli e delle sue eccellenze, nonché “anima” fin dalla nascita dello stesso Ducato. Nell’occasione, avverrà la consegna del Premio “Ricordo di Isi Benini” a Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, i preparatori d’uva cormonesi noti a livello mondiale per la loro attività didattica riguardante la razionale potatura della vite. Dopo i saluti del duca Alessandro I e dell’emerito Loris II, interverranno il dottor Claudio Fabbro, agronomo, enologo e giornalista, e il professor Enrico Peterlunger, docente di Viticoltura all’Università di Udine.

Isi Benini

Il Ducato dei vini friulani, che si avvia alle celebrazioni per il suo cinquantesimo anniversario, da pochi mesi è dunque guidato Alessandro Salvin. Già segretario dello stesso Ducato, vicepresidente del Parco scientifico e tecnologico di Udine e amministratore della Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia, era stato eletto in giugno assieme alla nuova Corte ducale dall’assemblea dei soci dello storico Sodalizio, fondato proprio da Isi Benini, riunita a Corno di Rosazzo. Della nuova compagine direttiva fanno parte Paolo Abramo Paolo, Pietro Biscontin, Gianni Bravo, Manuela D’Andrea, Mirella Della Valle, Arrigo De Pauli, Maurizio D’Osualdo, Filippo Facile, Mariaclara Forti, Rodolfo Rizzi e Fabiana Romanutti.
Significativi erano stati il discorso di saluto del duca uscente Loris II, Loris Basso, e il programma presentato dallo stesso Alessandro I, focalizzato sulla difesa della Ribolla gialla e degli altri vitigni autoctoni friulani e sul rapporto sempre più collaborativo con l’Ente Friuli nel Mondo e la Regione Friuli Venezia Giulia tramite Promoturismo Fvg. Quindi, valorizzazione e promozione del nostro territorio e della sua enogastronomia, oltre ai consueti appuntamenti con la celebre rassegna di “Asparagus”, che sarà presentata anche all’estero, le tradizionali Diete, il Premio appunto dedicato a Isi Benini e un iter didattico a favore dei soci che avrà come obiettivo tutto il ciclo della vitivinicoltura, oltre alla creazione di ulteriori Contee all’estero. Proseguiranno anche gli incontri riservati agli studenti universitari con il format Aperitivi guidati, educazione al bere consapevole, cui partecipano ogni volta oltre duecento studenti.
Dicevamo del mezzo secolo del Ducato dei vini friulani. Il sodalizio è nato infatti il 10 ottobre 1972 a Cividale. Dalla fondazione ad oggi, alla sua guida si sono succeduti Ottavio Valerio, Vittorio Marangone, Alfeo Mizzau, Emilio Del Gobbo, Noè Bertolin, Piero Villotta e infine Loris Basso. E ora via al nuovo corso affidato proprio ad Alessandro Salvin.

Pierpaolo Sirch e Marco Simonit.

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In copertina, il nuovo duca Alessandro I che oggi presiede la cerimonia di Cormons.

 

I formaggi Fvg Presidio Slow Food a “Cheese” che premia Renato Gortani

Il Friuli Venezia Giulia, grazie al contributo di PromoTurismo Fvg, anche quest’anno è tra i protagonisti di “Cheese”, la più importante manifestazione internazionale dedicata ai formaggi a latte crudo e alle forme del latte, organizzata da Città di Bra e Slow Food, con il sostegno della Regione Piemonte e il patrocinio del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e del Ministero della Transizione ecologica. La manifestazione si tiene appunto a Bra da oggi a lunedì 20 settembre, ed è stata appena inaugurata. Il tema che guida questa edizione è “Considera gli animali”, per raccontare il regno animale e la varietà di connessioni con le azioni dell’uomo, dalle razze da latte che garantiscono reddito alla microbiodiversità, dalle api a tutti gli altri impollinatori indispensabili per l’allevamento al pascolo.


Il Friuli Venezia Giulia a “Cheese” 2021 è presente con uno stand in piazza Carlo Alberto, spazio animato dalle condotte Slow Food nostrane: un tour completo dei territori regionali, abbinando ai formaggi caratteristici di ogni zona i prodotti più peculiari e originali della tradizione gastronomica. Dalle montagne della Carnia ai territori di frontiera del Carso, dalle colline vitate del Collio e dei Colli orientali del Friuli alle valli del Pordenonese, attraverso degustazioni guidate le condotte Slow Food, la nostra regione racconterà la produzione di qualità lattiero-casearia al grande pubblico della qualificata rassegna. Le aziende partecipanti sono state selezionate tra produttori dei Presìdi Slow Food caseari della regione e non solo. In abbinamento, i vini delle cantine appartenenti alla Strada del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia selezionati dai collaboratori di Slow Wine.

Anno importante anche sotto il profilo delle premiazioni. Renato Gortani della Fattoria Gortani, infatti, ha appena ricevuto, durante la cerimonia inaugurale, il Premio della Resistenza Casearia 2021. È il premio internazionale che Slow Food assegna a ogni edizione della manifestazione Cheese a quei produttori che con tenacia resistono e continuano a produrre formaggi nel rispetto dell’ambiente, della tradizione, a custodire razze animali locali e patrimoni straordinari di conoscenza, paesaggi e gusto. Il premio prevede sei categorie e Gortani – con azienda a Mereto di Capitolo e Malga Pozof sul monte Zoncolan – è stato individuato nella categoria “Un anziano casaro/pastore/allevatore, punto di riferimento e custode di un sapere antico trasmesso alle nuove generazioni”. Con il lavoro di tutta la sua vita ha tramandato il suo sapere e la tradizione della monticazione in alpeggio. Grazie a lui, e ai giovani casari che ne hanno seguito le tracce, si è salvato il “çuç di mont”, formaggio vaccino della Carnia, oggi Presidio Slow Food.
E ora ecco tutte le proposte delle quattro giornate dello stand Friuli Venezia Giulia.

 

PROGRAMMA

Venerdì 17 settembre

Ore 11 – Assaggiamo i Presìdi Slow Food della montagna pordenonese: tour gastronomico dell’area attraverso i prodotti dei Presìdi (çuç di mont, pitina, fagiolo di San Quirino, cipolla di Cavasso e della Val Cosa). Presentazione delle Slow Pic Nic Box a cura di Slow Food del Pordenonese e di Federico Mariutti, cuoco dell’Alleanza Slow Food dell’Osteria Turlonia con il supporto di Camera di Commercio di Pordenone-Udine e il patrocinio del Comune di Pordenone.

Ore 15 – Sulle malghe del Friuli: degustazione dei formaggi di malga delle aziende Petris, Gortani, Daniele Matiz in abbinamento al miele di alta montagna del Presidio Slow Food.

Ore 17 – Sapori Forti: degustazione della saurnschotte sappadina di Plodar Kelder e del Formadi frant dell’azienda Matiz, in abbinamento un assaggio del brovadar di Moggio Udinese, Presidio Slow Food.

Sabato 18 settembre

Ore 11 – ­Salumi da Spalmare: degustazione dei Presìdi Slow Food varhackara di Timau di Massimo Mentil e pestât di Fagagna di Casale Cjanor in abbinamento alla crema di fagiolo di San Quirino.

Ore 15 – Assaggiamo i Presìdi Slow Food della Carnia: tour gastronomico dell’area attraverso i prodotti dei Presìdi (çuç di mont, brovadar di Moggio Udinese, varhackara, formadi frant).

Ore 17 – I Presìdi caseari del Friuli Venezia Giulia (çuç di mont, formadi frant e formaggio di latteria turnaria) in abbinamento alle birre artigianali di Foglie d’Erba, The Lure, Bondai, Basei, Borderline e Galassia. Degustazione guidata da Savio Del Bianco coordinatore regionale della Guida Slow Food Birre d’Italia.

Domenica 19 settembre

Ore 11 – A tutta capra: degustazione della produzione casearia di capra regionale attraverso i formaggi delle aziende Zore, Fabee, San Gregorio e L’Asan e la Mussa.

Ore 15 – Un viaggio nel Carso: degustazione dei pecorini di Antonic e dei vaccini di Zidarič in abbinamento al Miele di marasca del Carso, prossimo Presidio Slow Food.

Ore 17 – Giro del Friuli Venezia Giulia coi formaggi: degustazione dei formaggi dalla zona del Collio con l’azienda Zoff, la tradizione delle latterie turnarie nel Friuli centrale con il formaggio di Campolessi, Presidio Slow Food, e la montagna pordenonese con il çuç di mont dell’azienda Celant. In abbinamento la cipolla di Cavasso e della Val Cosa, Presidio Slow Food.

Lunedì 20 settembre

Ore 11 – Giro del Friuli Venezia Giulia coi formaggi: degustazione dei formaggi dalla zona del Collio con l’azienda Zoff, la tradizione delle latterie turnarie nel Friuli centrale con il formaggio di Campolessi, Presidio Slow Food, e la montagna pordenonese con il çuç di mont dell’azienda Celant. In abbinamento la cipolla di Cavasso e della Val Cosa, Presidio Slow Food.

Ore 15 – Assaggiamo i Presìdi Slow Food della montagna pordenonese: tour gastronomico dell’area attraverso i prodotti dei Presìdi (çuç di mont, pitina, fagiolo di San Quirino, cipolla di Cavasso e della Val Cosa). Presentazione delle Slow Pic Nic Box a cura di Slow Food Pordenonese e Federico Mariutti, cuoco dell’Alleanza Slow Food dell’Osteria Turlonia con il supporto di Camera di Commercio di Pordenone-Udine e il patrocinio del Comune di Pordenone.

Ore 17 – Un viaggio nel Carso: degustazione dei pecorini di Antonic e dei vaccini di Zidarič in abbinamento al Miele di marasca del Carso, prossimo Presidio Slow Food.

Tutti gli incontri si svolgono nello stand Slow Food Friuli Venezia Giulia e sono gratuiti, disponibili fino a esaurimento posti, non necessitano di prenotazione. Per maggiori informazioni: antoniacomi.laura@gmail.com

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In copertina Renato Gortani a Malga Pozof sul monte Zoncolan e all’interno con la moglie e i due figli; inoltre, alcune immagini dello stand Slow Food del Friuli Venezia Giulia.

 

Caso Prosek, verso un ripensamento. Il Fvg rispolvera anche la questione Tocai

«Gli argomenti sul tema del Prosek croato esposti oggi al commissario Ue per l’Agricoltura dalla Regione Friuli Venezia Giulia, unitamente al Governo e alla Regione Veneto, hanno aperto la strada a una rivalutazione più approfondita della questione». È quanto ha riferito l’assessore Fvg alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, al termine dell’incontro avuto stamane a Firenze, nella sede della Regione Toscana, assieme agli omologhi regionali e al ministro per le Politiche agricole con il commissario Janusz Wojciechowski.
Il tema di fondo su cui la Regione Fvg ha fatto leva, a fronte della richiesta croata di ottenere per il proprio vino bianco lo status di menzione tradizionale, è – informa una nota Arc – la recente sentenza della Corte di giustizia europea che tutela le denominazioni di origine rispetto alle assonanze. Se ci dovesse essere un riconoscimento Ue del Prosek, vino passito che nulla a che vedere con il Prosecco italiano – questa la posizione espressa dall’assessore -, a quel punto ci sarebbero le condizioni per chiedere la riapertura di vecchi fascicoli in modo da garantire un trattamento omogeneo alle diverse vicende agroalimentari affacciatesi sullo scenario europeo. In particolare, ha osservato l’assessore del Friuli Venezia Giulia, si potrebbe riproporre la questione del Tokaij, in modo esclusivamente provocatorio, per verificare se nell’Unione europea esistono due pesi e due misure.
Il Ministero delle Politiche agricole, supportato dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, depositerà nelle prossime settimane l’opposizione formale al riconoscimento della menzione tradizionale per il vino croato. Nel corso e proprio a seguito dell’incontro di oggi si è avuta la chiara percezione – ha reso noto l’assessore – che la Commissione europea stia prendendo consapevolezza della materia Prosecco in tutte le sue dimensioni e che vi possa essere un ripensamento rispetto a un approccio neutrale e asettico.
Va inoltre rilevato che la Regione Friuli Venezia Giulia con la vicina Regione Veneto, assieme al Consorzio Prosecco, darà tutto il supporto tecnico necessario al ministero delle Politiche agricole per costruire il fascicolo di opposizione contro la domanda di riconoscimento del Prosek da parte della Croazia. Come ha ricordato l’assessore Zannier – ricordando che solo lo Stato membro dell’Unione europea portatore di interesse, in questo caso l’Italia, può opporsi al riconoscimento della denominazione per il vino bianco passito croato -, nella stesura del dossier non verrà appunto tralasciata la vicenda Tokaji che, anzi, sarà usata come argomentazione al contrario in difesa del Prosecco. La vicenda ha infatti caratteristiche simili, posto che allora l’Unione europea privilegiò il valore della denominazione rispetto a quello della storicità del vitigno per ammettere il riconoscimento del Tokaji ungherese a scapito del Tocai friulano. Per l’assessore la linea del “due pesi e due misure” è inammissibile.
Anche alla luce di alcune recenti sentenze della Corte di giustizia europea, la denominazione deve essere tutelata da possibili assonanze, il che rende incomprensibile e ingiustificato l’accoglimento della domanda di riconoscimento avanzata dalla Croazia. Secondo l’assessore anche la tipologia del vino conta poco: il Tokaji ungherese, essendo un vino dolce, non aveva nulla a che fare con il Tocai friulano, ma ciò non fu sufficiente a tutelare la denominazione di quest’ultimo; allo stesso modo, il fatto che il Prosek sia un vino bianco passito, non diminuisce l’entità del danno in cui può incorrere il Prosecco italiano.
Oggi, in sede di Commissione politiche agricole (Cpa) della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Friuli Venezia Giulia e Veneto hanno chiesto la sottoscrizione di un documento unitario a difesa delle denominazioni nostrane dall’abuso di utilizzo di etichette “Italian sounding”. L’assessore ha confermato, infine, che l’interlocuzione politica è strettissima a tutti i livelli e si sta facendo pressione in ogni sede europea per difendere la posizione italiana con assoluta trasversalità da parte di tutti gli schieramenti.

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In copertina, grappoli di Tocai friulano, la varietà che non può essere nominata in etichetta.