Al lavoro per la Guida Top vini Fvg 2022: in novembre le commissioni d’assaggio

(g.l.) L’ha definita «unica e storica annata» quella che si sta avviando alla conclusione e che sta vivendo le battute finali della vendemmia. Le parole sono di Paolo Valdesolo, enologo di lungo corso e voce autorevole del settore vitivinicolo friulano nel quale, pur essendo vicentino di origine, ha speso tutta la vita professionale. E che ora continua ad assicurare il suo competente apporto in varie attività e iniziative, come la “Guida Top vini Friuli Venezia Giulia” per la quale, visto il successo della prima edizione, è stata avviata l’organizzazione della seconda, la cui uscita è prevista all’inizio della primavera. Per cui anche quest’anno – afferma il tecnico, coordinatore delle commissioni di assaggio – «sarà indispensabile l’intervento dei migliori esperti del settore enologico per la valutazione dei vini presentati dai produttori della nostra regione», anticipando che le commissioni stesse si riuniranno a villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo (dove ha sede anche il Consorzio tutela vini Doc Friuli Colli orientali e Ramandolo), nei giorni compresi fra il 15 e il 26 novembre. Gli esperti che vorranno partecipare alle sedute degustative sono invitati a comunicare la propria disponibilità all’indirizzo di posta elettronica valdesolo@gmail.com oppure al cellulare 338.7130225.
L’enologo ricorda che alla Guida “Top vini Fvg 2022” possono partecipare tutti i produttori di vino certificato con marchi di qualità Docg, Doc e Igt della nostra regione. Con questo vademecum si vuole infatti «offrire una visione completa del panorama enologico, ricco e articolato del Friuli Venezia Giulia e vuole essere uno strumento di confronto e di crescita anche per i piccoli e medi produttori che hanno l’opportunità di valorizzare la propria realtà aziendale. Una opportunità per promuovere il territorio, i produttori e i vini che permetterà a tutte le aziende, anche a quelle che non trovano spazio nelle guide nazionali, di valorizzare la propria produzione e diventare riconoscibili ad un vasto pubblico di appassionati, turisti, ristoratori, enoteche ed entrare così nelle case di tutti».
Nel contempo, in una nota, si ricordano i principali plus della Guida 2022:
– Una giuria di assaggiatori competenti, seri e indipendenti, presieduta da Nicola Biasi, giovane enologo emergente a livello nazionale e coordinatore tecnico del Wine Research Team, e diretta dallo stesso Valdesolo.
– All’interno della giuria parteciperanno due giornaliste del settore enologico del territorio austriaco.
– La Guida ha ottenuto il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia”.
– Redatta in 3 lingue: italiano, inglese e tedesco.
– Le cantine avranno a disposizione 2 pagine per illustrare al meglio la propria azienda.
– La promozione sarà effettuata in diversi momenti ed eventi enogastronomici in Italia e all’estero.
– Saranno assegnati due premi speciali ai migliori vini autoctoni Ribolla gialla e Pignolo.
– La Guida uscirà a marzo 2022.
Ricordiamo, infine, che la Guida verrà distribuita nelle edicole allegata alla rivista Top, Taste of Passion e venduta nelle librerie del Friuli Venezia Giulia. Sarà pure scaricabile dal sito Top Taste of Passion.

—^—

In copertina, l’enologo Paolo Valdesolo, coordinatore delle commissioni tecniche della “Guida Top vini Friuli Venezia Giulia”, durante una degustazione.

Coldiretti, Confagricoltura e Cia si presentano unite per la Bonifica friulana

Domenica 17 e lunedì 18 ottobre, gli associati del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, riuniti in assemblea, saranno chiamati al voto per rinnovare il consiglio dei delegati. Per l’occasione, le tre principali organizzazioni agricole del Friuli Venezia Giulia si sono impegnate in un importante lavoro di sintesi che è approdato nelle 40 candidature di una lista unitaria denominata: “Coldiretti, Cia, Confagricoltura”.
Una collaborazione strategica, con dimensione regionale, attivata anche per il rinnovo degli altri gruppi dirigenti consortili. A esprimere la soddisfazione per questo primo importante (e, a suo modo, storico) risultato sono proprio i presidenti delle tre organizzazioni imprenditoriali: «Il territorio e la Regione – dichiarano – ci chiedevano fortemente di esprimere unitarietà per questi rinnovi e di creare i presupposti per guardare al futuro con ambizione. Fra organizzazioni, dunque, lo abbiamo fatto. C’è in campo pure una progettualità importante, con 34 progetti presentati all’interno del Pnrr destinati all’ammodernamento delle strutture irrigue con finalità di efficientamento della distribuzione e di risparmio d’acqua. Confidiamo che i consorziati – concludono – sostengano la nostra lista e comprendano che da soli, senza supporto e sinergia con il territorio e i portatori di interesse, non si va da nessuna parte».

—^—

In copertina, l’irrigazione del mais nella pianura friulana.

 

Autunno in mostra, tra patate di Ribis e prodotti tipici delle Valli del Natisone

(g.l.) Autunno, ormai, a tutti gli effetti. Così, mentre la vendemmia in Friuli si sta avvicinando alle ultime battute – a eccezione dell’area più a nord dei Colli orientali, come la zona di Nimis e del Ramandolo Docg -, in varie località si fa festa ai prodotti della campagna. A Ribis nel Rojale, per esempio, in coincidenza con la ricorrenza religiosa della Madonna del Rosario, nella cornice di Casa Lucis si vivrà il secondo weekend con la Mostra regionale della patata, giunta alla sua 41ma edizione (ottima, come sempre, la cucina della sagra, apprezzatissima per i suoi gnocchi, di patate ovviamente),  mentre a San Pietro al Natisone prende il via la fiera mercato che si protrarrà per tutto il mese di ottobre, valorizzando i prodotti tipici del territorio valligiano.

La gubana delle Valli …

La bella manifestazione è intitolata “Sapori nelle Valli” e comincerà proprio in questo primo fine settimana, dedicando le giornate di oggi e domani, dalle 10 alle 20, alla Tradizione dolciaria, vale a dire alle gubane e agli strucchi, i prodotti classici di quest’area del Friuli a ridosso del confine con la Slovenia. Il 9 e il 10 ottobre spazio, invece, alla Castagna delle Valli del Natisone, mentre il 16 e 17 titolo della puntata sarà Dall’impollinazione alla frutta. Infine, il fine settimana del 23 e 24 ottobre sarà dedicato a Farine, formaggi e salumi.

… e la grappa.

Un mese, dunque, importante per le Valli del Natisone. A proposito di gubane e strucchi, ricordiamo che è stato appena presentato il libro “Dolce la mia Valle” edito dall’Unione Emigranti Sloveni del Friuli Venezia Giulia/Slovenci po Svetu, nel quale si focalizza l’attenzione proprio su una tradizione gastronomica antica che ha, appunto, nella gubana la sua espressione più alta. Un dolce di grande qualità e valore che merita d’essere ulteriormente fatto conoscere. E in questo weekend gubane e strucchi avranno ottime opportunità di accompagnamento anche con i prodotti della Distilleria Ceschia di Nimis, la più antica del Friuli essendo nata già nel lontano 1886. Tra i suoi distillati primeggia la Grappa di Ramandolo che con questi dolci delle Valli realizza un’intesa perfetta. Provare per credere!

Patate in mostra.

—^—

In copertina, ecco uno scorcio della valle di San Pietro al Natisone.

Torna da oggi a Pordenone “Art and Food” con degustazioni, libri e visite

Un originale intreccio e dialogo tra il mondo del food e la cultura, in tutte le sue espressioni: torna da oggi a domenica 3 ottobre Pordenone “Art and Food”, il festival di arte ed enogastronomia nato dalla collaborazione fra Comune di Pordenone, ConCentro – Azienda Speciale della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, PromoturismoFvg e con il coinvolgimento di Sviluppo e Territorio. Anche per questa sua seconda edizione, il festival si avvale della collaborazione di Fondazione Pordenonelegge: nella giornata di domenica 3 ottobre alla Loggia del Municipio (in caso di maltempo a Palazzo Badini) tre appuntamenti con i libri e con gli autori alla scoperta del territorio, di sapori, di ricette e tradizioni. Protagonisti con i loro libri saranno Sandro Bottega, Giosuè Chiaradia, Paola Dalle Molle, Lorenzo Cardin ed Elisa Cozzarini.

Si inizia domenica 3 ottobre, alle ore 12, con l’incontro con Sandro Bottega, della storica famiglia di produttori di vini e distillati, che presenta “I 100 piatti del Prosecco” (Mondadori Electa 2020), in dialogo con Gianna Buongiorno. Un viaggio attraverso una tradizione culinaria che ha saputo combinare quello che la natura offre spontaneamente con i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento, dando vita a una cucina creativa fatta di abbinamenti e contaminazioni di sapori e profumi e di nuove modalità di cottura, sempre all’insegna della semplicità e della genuinità. Orgoglioso dell’enogastronomia, del paesaggio, della tecnologia e del patrimonio artistico della sua terra, Sandro Bottega ha voluto rendere omaggio alle genti schiette e laboriose che la abitano e che ne hanno creato e ne custodiscono la cultura.

Si prosegue nel pomeriggio, alle 16, sempre alla Loggia del Municipio di Pordenone, con “Salvia e rosmarino. Alimentazione tradizionale in Friuli”: incontro con Giosuè Chiaradia, studioso appassionato di storia e tradizioni popolari e di alimentazione legata al territorio, autore del libro edito da Forum Edizioni, in dialogo con Enos Costantini, agronomo, docente, studioso, noto per la sua partecipazione alla rubrica radiofonica domenicale “Vita nei campi”. Salvia e rosmarino: quando l’alimentazione seguiva i ritmi stagionali e i cibi erano prevalentemente prodotti locali. Questo volume presenta un’articolata ricerca etnografica, condotta negli anni ’60 e ‘70 del secolo scorso, a cui hanno contribuito diverse decine di informatori sparsi in tutto il Friuli Occidentale. È un libro di “cucina applicata”, applicata alla storia.

Ultimo appuntamento della giornata, alle ore 18: “Due guide per raccontare una città”, incontro con Paola Dalle Molle, Lorenzo Cardin, Elisa Cozzarini e Lorenza Stroppa, moderati da Marianna Maiorino. Voci e sguardi diversi per raccontare, scoprire e riscoprire Pordenone attraverso due nuove guide, curiose e ricche di spunti inediti.
Paola Dalle Molle e Lorenzo Cardin sono gli autori di “Camminare a Pordenone, 17+1 itinerari per trasformare il nostro mondo” (Studio associato Comunicare, 2021), 18 itinerari pedonali nella città di Pordenone e nei suoi dintorni. Itinerari che attraversano parchi, strade di campagna e vie cittadine, con la descrizione tecnica del percorso con l’indicazione delle difficoltà, delle possibilità di fruizione, nonché punti di sosta/ristoro, informazioni, storie e curiosità che vi si incontrano. Gli itinerari sono 17 + 1 poiché ciascuno di essi è correlato ai 17 Obiettivi dell’Agenda Onu per lo Sviluppo Sostenibile. Il 18esimo obiettivo è quello di conoscere e amare Pordenone: questo itinerario si conclude sotto al campanile di San Marco. “Pordenone, una guida” (Libreria editrice Odòs, 2020) è lo sguardo di una insider – Elisa Cozzarini – per una guida contemporanea al meglio di Pordenone. Otto passeggiate lente tra arte, storia, acqua, cultura, buon cibo e con l’anima a posto. Nella guida svelano i loro luoghi del cuore di Pordenone: Tullio Avoledo, Eva Poles, gli organizzatori di pordenonelegge, Lorenza Stroppa e Teho Teardo. “Ho scritto Pordenone una guida –  racconta l’autrice – perché esplorare i luoghi è ciò che più mi appassiona. Ma questa volta c’era una difficoltà: imparare a raccontare un posto che credevo di conoscere. Spero di essere riuscita a trasferire un po’ del mio stupore a lettori e viaggiatori”.

Appuntamento dunque con i libri e gli autori, domenica 3 ottobre a Pordenone Art and Food. Tutte le info per partecipare agli incontri e per prenotare: http://www.pordenonewithlove.it/it/evento/pordenone-art-and-food-2-edizione
Prenotazioni anche direttamente alla Loggia del Municipio (in caso di maltempo a Palazzo Badini) entro 20 minuti dall’inizio e fino a esaurimento dei posti.

Meno Pinot grigio ma di ottima qualità: vendemmia conclusa nella Doc Venezie

A gonfie vele il Pinot grigio delle Venezie, vale a dire la Doc interregionale che si estende  fra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino. La scorsa settimana si è, infatti, ufficialmente chiusa la quinta stagione produttiva della importante varietà che ha conquistato il mondo anche nelle ultime zone del Trentino, con un ritardo generalizzato (per tutte le varietà precoci del Nordest) che va dai 7 ai 15 giorni rispetto al 2020. Il trend di metà estate anticipava cali più o meno lievi della produzione – da un -5% in Friuli a un -10/-15% in Veneto e nella Provincia autonoma di Trento – che, in compenso, sono stati accompagnati a fine vendemmia da un ottimo stato fitosanitario dell’uva e da qualità eccellente diffusa su tutto l‘areale.

Albino Armani


L’andamento climatico è stato decisamente altalenante in tutto il Nordest – caratterizzato da eventi estremi, a partire dalla gelata dell’8/9 aprile, dalle temperature basse nel mese di maggio (che hanno ritardato la fioritura ai primi di giugno) e alte nel mese successivo, dallo stress idrico ed eccessivo caldo di metà agosto. Ma ciò non ha compromesso la salute né la qualità del Pinot grigio, anzi, «rispetto al 2020, ci aspettiamo un Pinot grigio più fresco, elegante e di buona struttura, che già dagli ultimi prelievi effettuati a fine agosto in aree del Veneto occidentale presentava un equilibrio zuccheri/acidi perfetto, dovuto principalmente alle basse temperature notturne registrate da metà agosto in avanti. A livello di qualità dell’uva, un’annata uguale – se non migliore – alla 2015», aveva spiegato il dottor Diego Tomasi, del Centro Ricerca Viticoltura ed Enologia di Conegliano, nel corso del focus vendemmiale organizzato da Assoenologi Sezione Veneto Occidentale. Il merito va soprattutto ai viticoltori che, non solo dimostrano anno dopo anno grande consapevolezza nella gestione di quest’uva particolarmente delicata, sensibile alle muffe e alle condizioni di umidità e che necessita quindi di cure speciali, ma che, in particolare quest’anno, hanno saputo affrontare egregiamente una situazione climatica difficile, trovando le giuste soluzioni per portare in cantina un’uva eccellente.

Rodolfo Rizzi, direttore della Cantina di Ramuscello e San Vito e presidente Assoenologi Friuli Venezia Giulia, descrive una stagione produttiva di non facile gestione, causata soprattutto dal clima siccitoso e molto caldo, che ha spesso indotto il vignaiolo ad intervenire con l’irrigazione di soccorso o a posticipare la defogliazione (per le alte temperature di agosto), ma che «ha portato a maturazione un’uva eccellente, con un equilibrio perfetto dei parametri chimici, superiore alla media. La vendemmia è iniziata con un ritardo di 10/15 giorni, terminando intorno al 22 settembre e la quantità, come previsto a metà estate, risulta leggermente inferiore al 2020 di circa il -5%».

Rodolfo Rizzi

«Nel Veneto occidentale la vendemmia del Pinot grigio si è conclusa intorno alla metà di settembre», spiega Alberto Marchisio, direttore generale di Cantine Vitevis e presidente Assoenologi Veneto Occidentale. «Rispetto alle previsioni di luglio – aggiunge -, considerato l’avvio un po’ complicato dovuto a piogge ripetute, non vi sono state problematiche importanti a livello sanitario e la qualità dell’uva ha di gran lunga superato le nostre aspettative. Il vendemmiato è di qualità ottima, superiore a quella dello scorso anno. Confermato invece il calo produttivo per una media del 15% circa, che arriva a toccare il 20% in aree circoscritte e maggiormente colpite dalla grandine e della gelata di aprile».

A chiudere ufficialmente la stagione produttiva 2021 del Pinot grigio nell’areale Doc delle Venezie è il Trentino. «Anche per i viticoltori della Provincia Autonoma di Trento non è stata un’annata semplice, soprattutto a causa della gelata primaverile, di un maggio freddo rispetto alla media storica e della scarsità di piogge. Ciò nonostante, si è sempre registrata un’ottima situazione fitosanitaria, senza infezioni né di peronospora né di oidio, e nessun danno significativo da grandinate. Siamo molto soddisfatti del profilo qualitativo del nostro Pinot grigio, mentre la quantità risulta inferiore rispetto al 2020 di circa il 10%», commenta Goffredo Pasolli, enologo dell’azienda vitivinicola Gaierhof di Roverè della Luna e presidente di Assoenologi Trentino.

Con la chiusura dell’ultima stagione produttiva, la Doc delle Venezie sta assistendo a un notevole aumento dei prezzi dell’uva, in parte dovuto a una diminuzione dell’offerta, ma soprattutto legato alle misure straordinarie di gestione oggi in vigore: mitigazione delle rese, blocco degli impianti e stoccaggio amministrativo. «Questa è a tutti gli effetti la seconda stagione produttiva che avvalora la tenuta del nostro ambizioso progetto», dice il presidente del Consorzio di tutela Albino Armani. «Attualmente assistiamo ad un incremento del prezzo dell’uva pari al 30-35%. Questo trend era iniziato già a settembre 2020, a dimostrazione di come la nostra Doc stia raggiungendo, anno dopo anno, il valore e l’accreditamento meritati: un ‘percorso di crescita’ legato soprattutto alla gestione del potenziale di produzione voluta dal Consorzio delle Venezie, misure che – unite all’eccezionale qualità del prodotto – concorrono a mantenere un rapporto qualità/prezzo rispondente e di conseguenza aiutano a garantire la fidelizzazione del consumatore finale. Aumenti di prezzo come questi non sono sempre di facile comprensione per il mercato, le Doc grandi come la nostra e ancora in parte legate al varietale avrebbero bisogno di variazioni e crescite dei prezzi lente e costanti. Confidiamo nel sostegno dei grandi gruppi, partner cruciali per la crescita della nostra Doc, che a loro volta credono nel nostro lavoro a tutela di un clima di serenità commerciale e propedeutico all’ulteriore consolidamento del brand Delle Venezie».

In crescita nel 2021 anche gli imbottigliamenti. «A fine agosto abbiamo registrato un avanzamento dell’imbottigliato nell’anno solare 2021 che ci porta oggi a un +6,9 sul 2020, con una media mensile di quasi 160.000 hl che si traducono in 21,3 milioni di bottiglie/mese. Un andamento, quindi, che ci farà ampiamente superare i volumi di imbottigliato dello scorso anno», afferma infine Nazareno Vicenzi, Area tecnica del Consorzio di Tutela.

—^—

In copertina, grappoli di Pinot grigio pronti per la vendemmia in Fvg.

 

A Vinitaly Special Edition debuttano i Sauvignon in “batonnage” delle Grave

Vinitaly Special Edition è alle porte: dal 17 al 19 ottobre, a Veronafiere andrà in scena l’edizione straordinaria della manifestazione dedicata al mondo del vino e dei distillati. Sarà un momento di ripresa molto importante, un vero e proprio snodo per uscire dalla pandemia e puntare nuovamente i riflettori sulla città scaligera, da sempre un richiamo mondiale per il settore vitivinicolo. Albino Armani, viticoltori dal 1607, non poteva certo mancare all’appuntamento più significativo a livello nazionale in termini di operazioni commerciali, consolidamento di partnership internazionali e creazione di nuovi network.
Al padiglione 6, stand C3, Albino Armani – che è anche presidente della Doc delle Venezie (che riunisce i produttori di Pinot grigio di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Provincia di Trento) darà nuovamente il benvenuto ad un pubblico di operatori, media e wine lover, che avrà la possibilità di degustare tutte le nuove annate – e non solo – dei vini prodotti nelle sue cinque tenute dislocate tra la Vallagarina Trentina, la Valdadige Veneta, la Valpolicella Classica, la Marca Trevigiana e la Grave Friulana.
Inoltre, in anteprima e solo per la stampa, proprio la Grave Friulana sarà protagonista di due assaggi speciali di Sauvignon 2020 e 2021 (prove di botte). Questo prodotto è frutto di una sperimentazione ancora in corso che prevede parte di affinamento in acciaio sui lieviti (60%), un’altra in botte da 25 ettolitri (35%) e il resto in barrique di secondo passaggio. In tutti i casi, si effettua un “batonnage” settimanale. La stampa specializzata potrà quindi fare degustazioni comparate con il Sauvignon Friuli Grave Doc che fa solo acciaio e la “nuova” versione, che presenta di certo una texture più strutturata, morbida e complessa.

Albino Armani

Per ulteriori informazioni su Albino Armani visita il sito www.albinoarmani.com

—^—

In copertina, i vigneti delle Grave dai quali si ottengono i Sauvignon oggetto della sperimentazione.

 

Pitina da tre anni Igp, si va verso un aggiornamento del disciplinare

Da qualche anno, la Pitina, celebre prodotto agroalimentare della tradizione delle valli pordenonesi, è protetta dal marchio Igp. Ma ora si prospetta un nuovo “passaggio” normativo. Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, d’intesa con la Regione Friuli Venezia Giulia, ha infatti provveduto alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie Generale – numero 220 del 14 settembre 2021, della proposta di modifica del disciplinare di produzione dell’indicazione geografica protetta “Pitina”. Lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, rilevando che si tratta di un doveroso passaggio tecnico, appunto a tre anni dall’approvazione della Igp, utile a migliorare il disciplinare e atteso dai produttori.
Le eventuali osservazioni alla proposta pubblicata, adeguatamente motivate, dovranno essere presentate dai soggetti interessati al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, Dipartimento delle politiche competitive della qualità agroalimentare della pesca e dell’ippica – PQAI IV, Via XX settembre 20 – 00187 ROMA, PEC: saq4@pec.politicheagricole.gov.it entro 60 giorni dalla data di pubblicazione della citata proposta nella Gazzetta ufficiale (cioè entro il 13 novembre prossimo). Lo scopo dell’avviso – ha osservato l’assessore – è di dissipare ogni incertezza tra i produttori e di garantire l’assoluta salubrità e sicurezza del prodotto ai consumatori.

Spilimbergo, alimentazione
e sostenibilità agricola

Il valore della sostenibilità agricola spesso cozza di fronte alla poca flessibilità delle norme nazionali in materia. E questo aspetto rappresenta un ostacolo che rischia di mettere in discussione il tentativo di avere a disposizione sistemi che il mercato attualmente sta richiedendo in maniera sempre maggiore. Su questo concetto si è soffermato lo stesso assessore Zannier partecipando a Spilimbergo alla rassegna “Alimentazione: tra ambiente e società” organizzata dal Comune del mosaico che ha visto al tavolo dei relatori anche i rappresentanti dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica e di Agrifood Fvg. Di fronte alla convinzione secondo cui le superfici in cui è possibile mettere in atto agricoltura sostenibile sono in riduzione, è stato osservato, questo assunto non corrisponde a realtà per il Friuli Venezia Giulia: all’interno delle foreste, le superfici dedicate a questo specifico ambito sono in crescita del 10 per cento. Su questo tema per l’esponente dell’esecutivo Fedriga il problema sta a monte, in una legislazione troppo rigida che prevede l’inviolabilità di ciò che diventa foresta, quando invece in questo settore ci sarebbero ampi margini di manovra ad esempio per la zootecnia sostenibile. Si è cercato poi di ragionare su quali siano le disponibilità di terreni in Friuli Venezia Giulia per ospitare i diversi tipi di coltivazione, evidenziando come le superfici vitate siano di gran lunga superiori alla media nazionale. Un problema, questo, che si ripercuote sul resto delle produzioni, spesso destinate al consumo animale. Infine, l’assessore si è soffermato sulla necessità di poter identificare i prodotti che derivano da materie prime locali in un mercato che spesso ne utilizza altre provenienti da diverse zone dell’Italia e del mondo. A tal proposito, è stato introdotto il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” che permette di dare riconoscibilità e tracciabilità alle nostre produzioni.

—^—

In copertina e all’interno ecco due immagini nella Pitina Igp.

 

Gli Emigranti sloveni valorizzano gli storici dolci delle Valli del Natisone

Le ricette gastronomiche, anche se si tratta di dolci, sono radici di un territorio e quindi opportunità per mantenere saldo il contatto con le origini e raccontarle ai discendenti di chi quel territorio ha dovuto abbandonare. È questo il concetto espresso dall’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, a Pulfero, dove è stato presentato il libro “Dolce la mia Valle” edito dall’Unione Emigranti Sloveni del Friuli Venezia Giulia/Slovenci po Svetu. L’Amministrazione regionale ha sostenuto l’edizione del volume perché crede nella conservazione e divulgazione delle tradizioni nelle quali possono riconoscersi i nostri corregionali all’estero. Il cibo, e i dolci in questo caso – fra i quali, ovviamente, primeggiano la gubana e gli strucchi -, sono pietanze di grande valore culturale e di impareggiabile potenziale evocativo, capaci di alimentare e risvegliare ricordi, interessi e curiosità di cui i nostri emigrati e loro figli e nipoti sono depositari e diffusori potenziali.
Ciò a cui la Regione Fvg lavora – ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga – è far sì che le bellezze delle Valli del Natisone possano diventare chiave di una tipologia di turismo oggi in forte ascesa: lo “slow”, il lento, legato alla natura, alla bici, ai prodotti enogastronomici, che può beneficare sicuramente dei nostri ambasciatori naturali all’estero, disseminati in tanti Paesi del mondo. Così, un territorio che in passato offriva poco e generava emigrazione ha molto da dare e può permettere ai giovani di rimanere e sfruttare nuove opportunità occupazionali. In questo senso – ha concluso l’assessore – la riforma degli Enti locali e i finanziamenti della Regione, promuovendo la collaborazione tra i Comuni e l’attivazione di maggiori servizi a vantaggio dei residenti e dei visitatori, si inscrivono in una strategia di rilancio di tutte le aree del Friuli Venezia Giulia che porta a premiarne le peculiarità e le tipicità, anche quelle finora meno note ed esplorate. Come, appunto, le Valli del Natisone, orgogliose di essere depositarie di una tradizione gastronomica antica che ha, appunto, nella gubana la sua espressione più alta. Un dolce di grande qualità e valore, fatto di storia e tradizione, che merita d’essere ulteriormente valorizzato e fatto conoscere.

—^—

In copertina e qui sopra la tipica gubana delle Valli intera e tagliata.

TreeArt Festival chiude oggi a Buttrio che in novembre premierà l’Albero dell’anno

Si avvia a conclusione, oggi, a Buttrio la seconda edizione del TreeArt Festival, la manifestazione in corso nella suggestiva location della settecentesca Villa di Toppo Florio e il suo imponente parco botanico, che mette in dialogo cultura, arte, divulgazione scientifica e sostenibilità. L’evento – organizzato dal Comune di Buttrio con i partner Giant Trees Foundation, per le iniziative scientifiche, e Opificio 330 per quelle artistico-culturali – riunisce artisti, scienziati e divulgatori che insieme celebrano una visione della natura come “strumento generativo” di incontro e di relazione, con dibattiti, incontri e performance e mostre d’arte, tutti nel segno dell’albero. Poi, calato il sipario, Buttrio dà fin d’ora appuntamento al 20 novembre prossimo, quando ci sarà la premiazione dell’Albero dell’anno.

Ferdinando Patat

In programma oggi l’ultimo degli appuntamenti di divulgazione scientifica nel segno delle provocazioni “dantesche”. Dopo il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, protagonista dell’incontro di venerdì, e il meteorologo e climatologo Luca Mercalli, nella giornata di ieri, oggi sarà la volta dell’incontro “… E quindi uscimmo a rimirar le stelle” con l’astrofisico Ferdinando Patat, che spiegherà cosa hanno a che fare le stelle con le nostre foreste. Astrofisico e direttore Ufficio Programmi Osservazione dell’Eso (Organizzazione Europea per la Ricerca Astronomica), che attualmente guida la realizzazione del più grande osservatorio astronomico mondiale in Cile, dialoga con lo scrittore e arboricoltore Pietro Maroè.

Stefano Mancuso

Sempre oggi, ad avvio di giornata, dalle 10.30, in programma l’incontro a cura dell’Associazione Gli Stelliniani “… E colsi un ramicel da un gran pruno”, protagonista il regista, critico teatrale e docente di Storia del teatro alla Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine Gianni Cianchi, che spiegherà la simbologia dantesca degli alberi: una suggestiva narrazione sulla ricca simbologia della foresta, tra metafore e riferimenti inaspettati. Alle 11.30 in programma l’Itinerario “Tesori e bellezze del Parco, tra arte del paesaggio, archeologia, botanica” con Francesca Venuto, associazione Gli Stelliniani, e Andrea Maroè, direttore scientifico della Giant Trees Foundation. In cartellone anche il secondo dei laboratori per bambini ideati da “Creare ConTatto” di Carolina Zanier e curati da Opificio330: alle 14.30 nell’appuntamento “I semi ci insegnano che” si scoprirà come la carta usata possa rinascere e avere nuove, e inaspettate vite. I bambini si avventureranno, armati di setaccio, panni, teli e semi, in un’esperienza sensoriale molto coinvolgente, che darà alla luce dei cuori di carta pronti a essere piantati e nutriti. A chiusura di festival, nel pomeriggio dopo la conversazione con Ferdinando Patat, in programma l’incursione artistica con il gruppo Teatrarum e MCalquadrato.

Uno degli incontri nel parco.

Prosegue, intanto, l’esposizione delle opere dello scultore francese Christian Lapie – ideata a curata da Donatella Nonino e Amerita Moretti – tra gli ospiti di punta di questa edizione con le sue originalissime installazioni in legno, le sue opere pittoriche e in bronzo, che rimarranno visitabili fino al 24 di ottobre. Insieme alla mostra personale, l’artista d’Oltralpe è anche stato protagonista del posizionamento nel parco di villa Florio di una sua opera monumentale, la prima mai realizzata per l’Italia, che resterà patrimonio permanente. “Les secrets en équilibre” è il titolo di quest’opera di oltre sei metri di altezza per 2,5 tonnellate di peso, che contribuisce alla creazione di un museo contemporaneo a cielo aperto. Come ha spiegato lo stesso Lapie – «si tratta di un’opera formata da due sculture dritte e protettrici, che chiamano a sé, hanno la forza dell’attrazione, generano aggregazione».

Infine, ricordiamo che TreeArt Festival abbraccia e sostiene l’importanza della tutela e della salvaguardia degli alberi anche attraverso la promozione e l’organizzazione per l’Italia del contest “Tree of the Year”, una vera caccia agli alberi più belli, più popolari e più alti d’Italia, il cui vincitore partecipa alla sfida “European Tree of the Year”. Sono stati annunciati al festival i 4 alberi scelti per la finale 2021, che potranno essere votati on line sul sito della Giant Trees Foundation fino a metà novembre. Si tratta del Castagno dei 100 cavalli in Sicilia, il Castagno di Grisolia in Calabria, il Castagno di Nardo in Abruzzo e il Castagno di Laion a Bolzano: come detto, gran finale a Buttrio il 20 novembre prossimo proprio con la premiazione dell’Albero dell’anno, l’albero più amato dagli italiani.

Il grande cedro di villa Florio.

Tutto il programma su www.treeartfestival.it

—^—

In copertina, la grande opera di Christian Lapie installata a Buttrio.

 

“Langoris”, vini e Cavalieri a Cormons: Premio in Puglia a Stefano Cosma

di Claudio Soranzo

Un altro meritato riconoscimento è arrivato al giornalista e scrittore Stefano Cosma, triestino di nascita ma goriziano d’adozione. L’ufficializzazione del premio arriverà oggi 25 settembre, nientemeno che in un castello, quello di Ugento, in provincia di Lecce. Un bel viaggetto al Sud quindi per Stefano, per ritirare il riconoscimento a Santa Maria di Leuca dalle mani degli ideatori del Premio Iolanda, Vera Slepoj e Davide Paolini, che hanno annunciato in anteprima la vincita del premio letterario a Cosma quale autore di “Langoris. Storie di vini e Cavalieri”, edito da Leg Edizioni di Gorizia. Il libro racconta la storia della Tenuta di Angoris, sita nel comune di Cormons, che ha vinto il premio nella sezione Letteratura del Vino.


Il Premio Iolanda, giunto quest’anno alla 4a edizione, è ora diventato non solo un’iniziativa per celebrare la letteratura enogastronomica collegata alla memoria e alla tradizione, ma soprattutto un particolare momento per gli esperti coinvolti nelle due giurie, per poter fare il punto della situazione nei due settori interessati e delineare eventuali scenari futuri. Così ha spiegato la nota psicologa e scrittrice Vera Slepoj: «Si sta aprendo una nuova era in fatto di cibo e vino: la pandemia ha in pochissimo tempo cambiato il mondo in cui vivevamo, facendoci riscoprire quanto profondo sia il nostro legame – sia individuale che collettivo – con il cibo».
Il giornalista gastronomo Davide Paolini ha aggiunto: «Il premio Iolanda ha sempre cercato di selezionare e stimolare l’uscita di libri che non siano solo ricettari, di cui ormai sono piene le librerie, ma testi che approfondiscono le problematiche intorno a cibo e vino. Ora vediamo che questa impostazione ha avuto successo, come dimostrato dai numerosi e qualificati partecipanti dell’edizione 2021».
Stefano Cosma si occupa di comunicazione e di enogastronomia, operando nel capoluogo isontino. Il suo primo libro risale al lontano 1992: “Dotato d’eccellentissimi vini è il contado di Goritia…”. La sua produzione letteraria è continuata nel 2001 con “Vitti di Toccai… 300“, nel 2005 assieme a Mario Busso e Walter Filiputti con “Collio. I volti di una terra” e nel 2008 con “Vitovska. Tra i vigneti, dal mare al Carso”. Ha già ricevuto altri riconoscimenti, tra i quali il “Premio Collio” nel 2010 e il “Premio Città Impresa” due anni dopo.
A scegliere il libro di Cosma, edito anche in lingua inglese e realizzato in audiobook da Top Voice, sono stati i giurati Alvaro De Anna, Paolo Mieli, Enrico Semprini, Giacomo Mojoli, Roberto Felluga, Piernicola Leone De Castris, Davide Zuin, Seby Costanzo, Rossana Bettini, Giordano Emo Capodilista, Massimo Bassani, Diego De Leo e Massimo Fasanella D’Amore.
La prefazione del libro di Stefano, scritta da Alessandro Marzo Magno, recita “quel che ha scritto Cosma non è un saggio, ma un libro dal rigoroso contenuto storico, che utilizza l’espediente narrativo del romanzo. Immagina che Carlotta, personaggio di fantasia, avesse prestato servizio come infermiera nella villa di Angoris durante la Grande Guerra e che ci fosse ritornata nel 1968 e che, muovendosi per la casa, ne ricostruisca le vicende. Lei è inventata, ma non lo è affatto tutto ciò che racconta: gli episodi sono reali, e ripercorrono le vicissitudini di questo angolo di mondo, un territorio di confine, dove da sempre si sono incrociati popoli e culture. La storia è passata di qui e non smette di scorrere. Il vino è un elisir di lunga vita”.
Proprio oggi, giorno di consegna del riconoscimento in Puglia, Stefano Cosma avrebbe dovuto presentare a Monfalcone, nell’ambito della rassegna “Geografie”, le sue ultime due pubblicazioni: “Il gusto dei saperi fra Carso e Isonzo”, dedicato alla cucina bisiaca, e “Castello di Spessa. Affascinanti intrecci di memorie ed esperienze di benessere”, già presentato in anteprima nel parco del maniero di Capriva – il 30 giugno scorso – in occasione del debutto dell’Amadeus Brut, nuovissimo prodotto con le bollicine della cantina di Barbara Borraccia e Loretto Pali.

—^—

In copertina, Stefano Cosma con Loretto Pali al Castello di Spessa.