Consorzio Agrario Fvg, il settore macchine da oggi alla vicentina Bassan

Importante novità da oggi nell’ambito del Consorzio Agrario Fvg. La cooperativa di Basiliano, la più grande realtà agricola del Friuli Venezia Giulia, ha infatti stretto un accordo con l’azienda vicentina Sergio Bassan – 9 filiali nel Nordest, 130 collaboratori, 65 anni di esperienza – che acquisirà il settore macchine agricole a partire proprio dal 1° novembre. «L’obiettivo – spiega in una nota il direttore generale Davide Bricchi – è quello di offrire agli imprenditori della regione un servizio ancor più capillare e un’assistenza tecnica di livello elevatissimo grazie alla competenza maturata sul campo da Sergio Bassan nei suoi ben 64 anni di storia».
Il personale di riferimento che all’interno del Consorzio Agrario si occupa delle macchine agricole passerà in capo all’azienda di Vicenza, ma continuerà a lavorare nelle sedi del Consorzio così da garantire un rapporto di continuità con i clienti. Bricchi sottolinea l’importanza dell’accordo stretto con una delle imprese leader nell’ambito delle macchine agricole, concessionaria John Deere da oltre 25 anni e che da novembre conterà quasi 150 dipendenti con una previsione di fatturato 2021 di 82 milioni di euro.
Quanto al Consorzio, il numero totale di dipendenti in tutto il Friuli Venezia Giulia si attesterà su 200 unità. «Una squadra compatta, focalizzata sugli obiettivi, che passano da una sempre maggiore concentrazione della nostra attività in campo agronomico e zootecnico e da una presenza sempre più capillare sul territorio, con tecnici qualificati, per affiancare alla parte commerciale anche una parte di consulenza di livello sempre più alto». Una politica, quella del Consorzio Agrario regionale, che sta già portando i suoi risultati. Numeri alla mano, il fatturato al 30 settembre 2021 ha superato dell’8% quello dell’anno scorso, attestandosi su 81 milioni, con un trend che va consolidandosi anche nelle proiezioni a fine anno, quando l’azienda stima di superare i 125 milioni di euro di fatturato.

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In copertina, trattori pronti per la vendita al Consorzio Agrario Fvg.

Una piccola, grande vendemmia a Nimis a vent’anni dalla Docg Ramandolo

di Giuseppe Longo

Piccola, grande vendemmia quella che si è appena conclusa nei “ronchi” di Nimis. L’affermazione fotografa, infatti, esattamente come sono andate le cose in vigna in questo 2021 che coincide anche con il ventennale dell’approvazione della Docg Ramandolo, la prima ad essere riconosciuta nel Vigneto Fvg. La qualità, infatti, è ai massimi livelli, grazie all’uva perfettamente matura, ma la quantità – complici la gelata tardiva e l’intensa piovosità primaverile – è risultata piuttosto avara. Anche del 40 per cento in meno, mi ha detto qualche giorno fa Sandro Vizzutti. Parole confermate da Ivan Monai, alla vigilia della raccolta degli ultimi, appassiti grappoli di Verduzzo prima dell’arrivo del maltempo, previsto dall’Osmer per domani, giorno dei Santi. «Devo raccogliere ancora quei grappoli che mi hanno lasciato uccelli e caprioli», ha aggiunto il produttore di Ramandolo evidenziando i danni prodotti dalla fauna selvatica, specie nei vigneti vicini a boschi o a terreni abbandonati. Un problema, questo, evidente ormai da anni e che sta molto preoccupando i viticoltori, non solo della zona di Nimis e Tarcento, quella appunto “ritagliata” per dare vita alla denominazione di origine controllata e garantita, massimo grado di espressione e tutela della qualità di un vino.

Refosco dal peduncolo rosso.


E della vendemmia in questo angolo dei Colli orientali del Friuli, fra l’altro il più settentrionale, tanto che i suoi vignaioli sono gli ultimi a portare in cantina il frutto dell’annata, si è occupato efficacemente martedì scorso anche il programma “Lo scrigno” che va in onda da molti anni su Telefriuli ponendo l’accento su tanti aspetti della vita nella “Piccola Patria”. La troupe guidata dal direttore Daniele Paroni ha ripreso il lavoro di raccolta delle uve, tutto fatto a mano in quanto in queste zone di collina la meccanizzazione è pressoché impossibile, soffermandosi soprattutto nei vigneti delle sorelle Daniela ed Elena Comelli (“Matie”), alla prima vendemmia senza i preziosi consigli del padre Sergio che, novantenne, si è spento quest’estate. Un lavoro fatto secondo i crismi della tradizione, descritto minuziosamente anche attraverso le parole della mamma Teresa. Nelle vigne anche il dottor Marco Malison, responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti, che ha espresso interessanti osservazioni anche di carattere generale su questa stagione, sulla quale pesano gli effetti del secondo anno pandemico, sebbene fortunatamente una certa, incoraggiante ripresa si sia cominciata a registrare. Concetti ripresi poi pure da Giorgio Bertolla, presidente locale della stessa organizzazione agricola, e da Paolo Comelli, mentre i suoi vendemmiatori raccoglievano cantando villotte i bellissimi grappoli nelle giovani vigne terrazzate sulle colline dirimpettaie al monte Bernadia.
Una vendemmia che, dunque, va in archivio anche nella zona di Nimis. Poco generosa in termini di ettolitri, ma di grande qualità, a cominciare appunto dal dolce Ramandolo e dal generoso Refosco, nostrano e dal peduncolo rosso. Ed è proprio la qualità che fa grande e famosa una zona che ora, come l’intero Vigneto Fvg, guarda con fiducia alla ripresa, dopo i gravi danni causati dalle misure adottate nell’ambito della emergenza sanitaria, con una forte riduzione dei consumi provocata dal prolungato blocco di un settore così importante e vitale come quello della ristorazione, che nella zona di Nimis è molto conosciuto e rinomato.

La vallata di Nimis da Ramandolo.

Infine, va registrata una bellissima notizia. Anche Nimis infatti fa parte, assieme ad altri 25 Comuni del Friuli Venezia Giulia, dell’Associazione nazionale Città del Vino: si è appena saputo che Duino Aurisina è stata proclamata “Città del Vino 2022”, come dire che tutta l’attenzione nazionale nel prossimo anno sarà calamitata dalla località carsica e, appunto, dai Comuni che aderiscono all’Associazione stessa. Un riconoscimento importante sul quale dedicheremo un approfondimento nei prossimi giorni.

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In copertina, ecco alcuni grappoli di Verduzzo perfettamente maturi.

“Salvadigus”! E Tarcento si candida a diventare anche la “Perla del Gusto”

(g.l.) Tarcento si candida a diventare anche la “Perla del Gusto”. E lo fa partendo da “Salvadigus”, affermato circuito enogastronomico dedicato alla tradizione della selvaggina e ormai ai nastri di partenza – il via è infatti fissato il prossimo 5 novembre – dopo i lunghi disagi causati dalla pandemia che si spera possa diventare quanto prima soltanto un purtroppo triste ricordo. Ancora oggi la cittadina in riva al Torre è nota come “Perla del Friuli”: un appellativo che risale a un secolo fa, quando Tarcento – allora collegata con Udine dal famoso “tram bianco” – diventò, nel periodo tra le due guerre mondiali, una vera e propria località turistica, a pochi chilometri dalla città, come testimoniano gli eleganti edifici Liberty costruiti da famiglie facoltose lungo il limpido torrente che scende dai Musi e la splendida villa Moretti sulle colline di Coia, illuminate all’Epifania dai bagliori del “Pignarûl Grant”. E a quel titolo, mai messo in discussione, oggi Tarcento ne vuole appunto aggiungere un altro: quello di “Perla del Gusto”. Lo chiedono i ristoratori, i quali, dopo un anno di pesantissimo “stop” legato all’emergenza sanitaria, annunciano una nuova edizione di “Salvadigus”. Una edizione importante, perché è la quindicesima (e tre lustri testimoniano la forte tradizione gastronomica del territorio tarcentino) ed è anche la prima in questa che tutti ci auguriamo sia ormai la post-pandemia, gravissimo fenomeno planetario che ha messo a dura prova anche il comparto della ristorazione, ma che ora, grazie alla tenacia e all’intraprendenza dei suoi operatori, sta testimoniando una notevole resilienza. Con grande voglia di ripartire e tornare a crescere.

Il saluto di Zanin e Costantini.


Il calendario ed i menu di “Salvadigus” (sottotitolo: “Caccia al gusto nelle Prealpi Giulie”) sono stati presentati nel corso di un incontro avvenuto nelle sale del ristorante Costantini, a Collalto, alla presenza del presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, del riconfermato sindaco di Tarcento, Mauro Steccati, e del critico enogastronomico Bepi Pucciarelli. Presenti, ovviamente, anche i titolari dei locali nei quali farà tappa Salvadigus 2021: Luca Braidot dell’Osteria di Villafredda, Fabiana Capovilla (Osteria Tinat), Pio Costantini (dell’omonimo albergo ristorante) e Paolo De Monte (Il Ristorantino dell’Albergo Centrale).
“Salvadigus” – hanno spiegato i ristoratori – si propone come una vera e propria esperienza itinerante nel gusto, definita “percorso di caccia”. Ogni locale presenterà piatti di selvaggina diversi ed esclusivi per soddisfare ed appagare i gusti degli appassionati: a base di cinghiale, cervo, camoscio, fagiano, pernice e germano reale. Il tour prevede una serata “di gala” per ciascuno dei quattro venerdì di novembre. Si inizia, come detto, il 5 all’Osteria di Villafredda, a seguire il 12 sarà la volta di Costantini, il 19 toccherà al Ristorantino. Concluderà la rassegna – venerdì 26 novembre – l’Osteria Tinat, nel contermine Comune di Nimis, ma non chiuderà “Salvadigus 2021” perché, fino alla fine dell’anno, tutti i quattro locali manterranno nel menu alcuni piatti originali, scelti fra quelli ideati per la rassegna.
«La tradizione della caccia che fa parte dell’identità del popolo friulano, i piatti di selvaggina, sempre più rari nella frettolosa cucina di oggi, ma anche un bell’esempio di collaborazione tra imprenditori che si occupano del gusto», ha osservato il presidente Zanin, intervenendo a coronamento della presentazione della rassegna gastronomica, definita unica nel suo genere in Italia, con i quattro ristoranti che proporranno menu basati appunto sulla selvaggina, spesso cucinata – come ha fatto notare Pio Costantini, padrone di casa – in modo da garantire più leggerezza rispetto al passato. «Complimenti a chi porta avanti una tradizione importante, quella della cacciagione e dei piatti che ne derivano – ha detto ancora Zanin -, perché si tratta di un valore legato alla nostra terra e alla nostra identità. In ogni famiglia del Friuli c’è sempre stato un cacciatore e io posso dire a voce alta che il cacciatore responsabile è un presidio per l’ambiente, in quanto garantisce equilibrio e sostenibilità delle specie. Anni fa – ha osservato il titolare di Palazzo Oberdan – la caccia era presa di mira e purtroppo se ne sono viste le conseguenze, con il proliferare dei caprioli, dei cinghiali a spasso nelle città e degli orsi che in Trentino cominciano a far paura alla gente». Zanin ha poi messo in rilievo l’importanza dell’iniziativa privata: «Questa rassegna nasce da una scommessa degli imprenditori, senza l’ombrello dei contributi pubblici. Ed è altrettanto degno di nota il fatto che altre realtà private, in questo caso la distilleria Ceschia e i produttori vinicoli di Oro di Ramandolo, diano il loro supporto all’iniziativa».
La manifestazione enoastronomica beneficia del patrocinio del Comune di Tarcento ed ha appunto come sponsor due eccellenze del territorio: il Ramandolo Docg, prodotto nell’area riconosciuta tra Nimis e Tarcento, e la distilleria Ceschia di Nimis, la più antica del Friuli. Per la partecipazione alle serate è indispensabile la prenotazione, oltre all’ovvia osservanza delle norme anti-Covid.

I ristoratori con Zanin e il sindaco.

I RISTORANTI
DI SALVADIGUS

Ristorante Osteria VILLAFREDDA – via Liruti, 7 Loneriacco di Tarcento Tel. 0432.79215
Ristorante  COSTANTINI – via Pontebbana – Collalto di Tarcento Tel. 0432.792372-792004
Albergo CENTRALE-IL RISTORANTINO – via Garibaldi, 1 Tarcento Tel. 0432.785150
Osteria TINAT– via Cloz, 40, Borgo Cloz, Nimis Tel. 0432.1848238

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In copertina, il logo della rassegna enogastronomica del Tarcentino giunta alla quindicesima edizione.

Birra piemontese e stinco invitano all’enoteca Tabogan di Cividale

Dopo i vini marchigiani, a Cividale è la volta della birra artigianale piemontese. L’enoteca Tabogan, inserita nel centro commerciale Borc di Cividat (nei pressi della sede centrale di Civibank), propone infatti una serata speciale proprio per oggi 29 ottobre – dalle 18 in poi – dedicata alla birra Granda, un must del Piemonte, che accompagnerà assaggi di stinco. Un insolito “apericena” per palati curiosi in una cornice originale e insolita nella Cividale “nuova”, alle porte della cittadina longobarda, dove una volta c’era l’Italcementi. Si potrà accedere alla serata con prenotazione e green pass (telefono 340.6230594).

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In copertina, generici bicchieri di birra, la spumeggiante bevanda adatta anche per la buona tavola.

La Cantina di Ramuscello e San Vito d’esempio come altre due cooperative

La cooperativa agricola Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, e le cooperative sociali Fai e Karpós, tutte aderenti a Confcooperative Pordenone, sono state insignite di menzioni speciali al premio PerCoRSI in FVG 2 – Percorsi per la salute, la sicurezza e la qualità della vita lavorativa in Friuli Venezia Giulia, iniziativa cofinanziata dal Fondo sociale europeo nell’ambito dell’attuazione del POR 14-20, con capofila Ires Fvg Impresa Sociale e in collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
Un riconoscimento che va a valorizzazione le buone pratiche sui temi della sicurezza, responsabilità sociale d’impresa e welfare aziendale: la consegna è avvenuta a Udine nella sede della Regione Fvg da parte dell’assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen. La Fai di Pordenone, come già riferito, per aver attivato per i soci il sistema di conciliazione Family Audit, la Karpós di Porcia per l’economia circolare con il laboratorio sartoriale “Ridoprin Lab” a Torre di Pordenone e la Cantina di Ramuscello e San Vito per un progetto pluriennale di responsabilità sociale con la cooperativa Futura di San Vito al Tagliamento.
«Siamo onorati per questi riconoscimenti – ha commentato il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli, presente alla cerimonia – perché testimoniano come sia possibile e praticabile essere aziende virtuose. Ma richiede un salto culturale. E su questo intendiamo investire proprio in occasione del 70° della nostra fondazione, poiché, come ha ricordato l’assessore Rosolen, i risultati non si vedono in breve tempo e serve un salto di qualità. E questi esempi intendiamo farli conoscere e farli moltiplicare».
«L’adesione all’iniziativa di piccole e grandi realtà produttive regionali rappresenta un segnale importante della sempre maggiore sensibilità e attenzione anche delle imprese regionali sui temi della sicurezza e della qualità della vita lavorativa; sono aziende che si distinguono per una visione dell’innovazione sociale a garanzia di tutti i livelli lavorativi, nonché per le scelte che favoriscono la conciliazione lavoro-famiglia per le donne», ha affermato durante le premiazioni Alessia Rosolen.
Ulteriore soddisfazione nel mondo cooperativo è giunta per l’assegnazione di una menzione speciale alla ditta Eredi Querin di San Vito al Tagliamento per aver avviato un progetto innovativo triennale di responsabilità sociale d’impresa con il Consorzio di cooperative sociali Leonardo di Pordenone.

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In copertina, la premiazione della Cantina di Ramuscello; all’interno, delle cooperative Fai e Karpós.

Turismo del vino Fvg, Elda Felluga resta alla guida. Nel direttivo tre nuovi arrivi

Elda Felluga è stata confermata alla guida del Movimento Turismo del Vino del Friuli Venezia Giulia. Ieri si è riunita, infatti, l’assemblea ordinaria dell’associazione per il rinnovo delle proprie cariche sociali. Massimo Bassani è rimasto invece alla vicepresidenza, mentre risulta variata la carica di tesoriere che è passata ad Alberto Grossi. L’incontro ha sancito poi l’ingresso di tre volti nuovi nel consiglio: Stefania Zorzettig, Alessandro Pascolo e Nicola Pittaro, giovani e affermati imprenditori che da anni guidano con successo le loro aziende.
«Abbiamo deciso di mantenere una certa continuità con il consiglio precedente – commenta la presidente Felluga -, considerando il particolare periodo che stiamo vivendo, per traghettare l’associazione verso un 2022 di totale rinascita. Ringrazio i consiglieri uscenti Roberto Komjanc, Guecello di Porcia e Brugnera e Mario Zuliani per il loro grande impegno all’interno dell’associazione. Il mio caloroso benvenuto a Stefania Zorzettig, Alessandro Pascolo e Nicola Pittaro che con le loro esperienze imprenditoriali ed enoturistiche daranno un importante contributo per la crescita dell’associazione. Oltre ai nostri consolidati eventi, lavoreremo per creare nuove occasioni d’incontro tra produttori ed enoturisti per valorizzare il nostro caleidoscopico territorio».

Stefania Zorzettig

Alessandro Pascolo

Nicola Pittaro

Il nuovo consiglio, in carica fino all’approvazione del bilancio 2023, è rappresentativo di tutto il territorio regionale ed è dunque così composto:

Elda Felluga, azienda Livio Felluga, Friuli Colli Orientali
Massimo Bassani, azienda Isola Augusta, Friuli Latisana
Sergio Collarig, azienda Crastin, Collio
Alberto d’Attimis-Maniago, azienda Conte d’Attimis-Maniago, Friuli Colli Orientali
Alberto Grossi, azienda Tenuta Villanova, Friuli Isonzo e Collio
Elena Parovel, azienda Parovel Vigneti Oliveti 1898, Friuli Carso
Alessandro Pascolo, azienda Alessandro Pascolo, Collio
Nicola Pittaro, azienda Pitars, Friuli Grave
Fabiola Tilatti, azienda Ferrin Paolo, Friuli Grave
Michelangelo Tombacco, azienda I Magredi, Friuli Grave
Stefania Zorzettig, azienda Monviert, Friuli Colli Orientali

Per informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Via del Partidor 7 – Udine
Tel +39 0432.289540 – 348.0503700
info@mtvfriulivg.it – www.cantineaperte.info

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In copertina, Elda Felluga con il logo di Cantine Aperte la principale manifestazione del Movimento Turismo del Vino.

 

“Io Sono Friuli Venezia Giulia” e l’enogastronomia prende il volo

Coinvolgere cittadini e imprese nella promozione dei prodotti regionali realizzati nel rispetto dell’ambiente e con un’attenzione al sociale, attraverso un marchio di immediata comprensione. È questo l’obiettivo di “Io Sono Friuli Venezia Giulia”, il marchio sviluppato dal cluster Agrifood Fvg e PromoTurismoFvg su indicazione della Regione Fvg, che oggi si arricchisce con un’ampia serie di prodotti che spaziano dall’abbigliamento agli accessori per il settore alimentare, rivolti sia al pubblico sia a professionisti e aziende.

Fedriga con Zannier e Filipuzzi.

A presentare il nuovo merchandising è stato il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il quale – come informa Arc – ha sottolineato che «la campagna promozionale “Io Sono Friuli Venezia Giulia” è un’azione di marketing importante per l’enogastronomia regionale che, nonostante il periodo pandemico sta già dando buoni risultati, perché punta sulla qualità e la riconoscibilità. Si tratta di un marchio di facile lettura e interpretazione che, oltre a indicare direttamente la nostra regione, racchiude elementi, come il tricolore, che consentono di comprendere immediatamente a chiunque nel mondo che si tratta di un prodotto Made in Italy».
Intervenendo sul tema, l‘assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, ha quindi rimarcato che «essendo un marchio collettivo basato su sostenibilità e tracciabilità “Io Sono Friuli Venezia Giulia” è rivolto alle aziende che vogliono valorizzare questi due aspetti consentendo, allo stesso tempo, di abbinarlo a forme di tutela della qualità dei prodotti già esistenti, come ad esempio le denominazioni di origine controllata o geografica. In questo modo è possibile rendere subito riconoscibili e identificabili con il territorio i prodotti del Friuli Venezia Giulia e allo stesso tempo garantire l’eccellenza degli stessi, grazie a certificazioni di livello europeo. Le numerose richieste di adesione al marchio, che vengono attentamente vagliate dal comitato valutativo del cluster, confermano che gli investimenti su qualità, tracciabilità e sostenibilità sono la via maestra da seguire per valorizzare le produzioni regionali, perché avvantaggiano le nostre aziende e tutelano i consumatori».

Dai pregiati vini…


Tra i prodotti marchiati “Io Sono Friuli Venezia Giulia” ci sono zaini, borracce, t-shirt, tute e felpe, ma anche abbigliamento professionale che le aziende possono personalizzare con i propri loghi, come cappelli da chef o capi per agricoltori. “Il tutto realizzato solo con materiali di alta qualità – ha spiegato Fedriga – perché puntiamo su prodotti che attirino i consumatori, rendendoli ambasciatori del Friuli Venezia Giulia”. La campagna, lanciata da meno di un anno, ha raggiunto risultati rilevanti: tra le numerose realtà che hanno già chiesto di aderire all’iniziativa sono 173 quelle che hanno ottenuto il marchio e questo è già presente su 278 prodotti e in 107 punti vendita e ristoranti.
Il governatore ha quindi confermato che «Il Friuli Venezia Giulia sarà presente all’Expo Internazionale di Dubai e il claim “Io Sono Friuli Venezia Giulia” verrà utilizzato in tutte le campagne promozionali regionali, dall’enogastronomia al turismo alla cultura. Per quanto ricco di prodotti di eccellenza, il nostro è un territorio che ha 1,2 milioni di abitanti e non può avere troppi loghi e claim diversi tra loro come accedeva in passato, ma focalizzare tutte le risorse su un unico marchio che risulti incisivo e caratterizzante dell’intera regione».
Concludendo la presentazione il presidente di Agrifood Fvg Claudio Filipuzzi ha sottolineato l’importanza delle sinergie messe in campo con le altre realtà regionali, come PromoTurismoFvg, che consentono di evitare duplicazioni e favoriscono la promozione trasversale di tutte le attività del Friuli Venezia Giulia mettendo al primo posto la sostenibilità economica, ambientale e sociale.
Il merchandising marchiato “Io Sono Friuli Venezia Giulia” è ordinabile attraverso la sezione shop del sito web www.iosonofvg.it con consegna a domicilio o ritiro negli appositi punti di distribuzioni presenti sul territorio regionale.

… al prosciutto Dop.

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In copertina, le mascherine di Fedriga e Zannier recano il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia”.

 

“Sapori del Carso”, alla scoperta della profonda dolina di Percedol

Nell’ambito della manifestazione “Sapori del Carso”, domenica 31 ottobre la cooperativa Curiosi di natura propone dalle ore 9.30 alle 13 un’escursione alla dolina di Percedol, e ai suoi dintorni carsici colorati d’autunno tra Opicina e Monrupino. Con la guida naturalistica Barbara Bassi e letture a tema curate da Maurizio Bekar. Soggetta a tutela ambientale, Percedol è una delle doline più profonde e affascinanti del Carso: lunga 400 metri, larga 270 e profonda 37, ospita un ampio stagno, circondato da un bosco di alti carpini e cerri. La passeggiata proseguirà poi sull’altipiano circostante, in un ambiente più soleggiato, con pinete, querce e prati, tra affioramenti di rocce calcaree e grotte.
Ritrovo alle 9.10 all’ingresso della dolina di Percedol, sulla Strada Provinciale numero 9 di Trieste (Via di Monrupino), anche raggiungibile con il bus 42. L’escursione è adatta a tutti, su sentieri sassosi quasi pianeggianti, tranne il tratto in dolina: sono consigliate scarpe da trekking o con suola antiscivolo. Segue la possibilità di gustare i piatti di “Sapori del Carso” presso i ristoratori convenzionati, con uno sconto del 10%. Costi di partecipazione: 10 euro gli adulti; 5 i minori di 14 anni; gratis i minori di 6.È richiesta la prenotazione alla mail curiosidinatura@gmail.com o al cellulare 340.5569374. Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it

L’iniziativa è in collaborazione con l’SDGZ-URES (Unione regionale economica slovena – Slovensko deželno gospodarsko združenje) e “Sapori del Carso”.

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In copertina, scorcio della dolina di Percedol e all’interno tipici ambienti carsici.

 

Ecco “Trieste, la città del caffè” lezioni presto al via con l’Università Popolare

(g.l.) “Trieste, la città del caffè” è il titolo di uno dei nuovi corsi proposti dall’Università Popolare della città giuliana e che prenderà il via fra una decina di giorni. Docente sarà Gianni Pistrini, presidente dell’Associazione Museo del Caffè di Trieste, il quale negli incontri del mercoledì – è questa infatti la giornata scelta per le lezioni – proporrà anche uscite in realtà del territorio, approfondendo aspetti spesso tralasciati pure con l’aiuto di figure specializzate, continuando così un impegno proficuamente portato avanti da anni e che, ovviamente, negli ultimi due ha subito delle limitazioni a causa dell’emergenza sanitaria. Numerosi infatti gli ormai famosi “Cenacoli del caffè” durante i quali sono stati approfonditi vari e interessanti temi legati all’aromatica bevanda, per la quale Trieste – storicamente attraverso il suo porto e le sue torrefazioni – è diventata importante e conosciuta. Tanto che soltanto questa città ha una così ricca serie di declinazioni del caffè che non si può trovare altrove (il “nero”, il “capo” e così via).
Ricordiamo che l’Università Popolare Trieste – realtà attiva da ben 120 anni, quindi istituita prima della Grande Guerra, nell’epoca ancora imperiale – ha sede in piazza Ponterosso, 6 (a due passi dalla Chiesa di Sant’Antonio Nuovo, lungo il suggestivo canale): per ulteriori informazioni e iscrizioni telefonare al numero 040.6705207, www.unipoptrieste.it

Gianni Pistrini

Studenti universitari da tutt’Italia per il sistema bosco-legno in Fvg

Si terrà dal 29 al 31 ottobre, nella sede del Centro servizi per le foreste e le attività della montagna, a Paluzza, il workshop di approfondimento per gli studenti universitari di scienze forestali e ambientali di tutta Italia, dedicato al sistema bosco-legno del Friuli Venezia Giulia. «La formazione e la cultura del bosco-legno verso i giovani è fondamentale per poter garantire la sostenibilità futura del comparto – afferma l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier -. Dopo esserci presentati come un unico sistema in Cansiglio durante il Festival delle Foreste, il Friuli Venezia Giulia collabora nuovamente per poter organizzare una tre giorni di altissimo livello che vedrà coinvolti i giovani, i futuri professionisti forestali, nella gestione della risorsa legno e dove verranno sottolineate le potenzialità del patrimonio boschivo regionale ma anche le sfide del comparto».

Stefano Zannier

L’evento, primo appuntamento di questo genere programmato in regione, si svolgerà – come informa Arc – in tre sessioni a partire appunto dal 29 ottobre a partire dalle ore 18.30 quando sarà affrontato il tema della sostenibilità. Il giorno successivo dalle 8.30 sarà la volta della sicurezza e dell’innovazione con, nel pomeriggio, la visita ad alcuni cantieri forestali. Il 31 ottobre si parlerà, invece, della bellezza e della multifunzionalità delle foreste. Il workshop vedrà gli interventi dei protagonisti regionali del sistema bosco-legno e di autorevoli relatori ministeriali come Alessandra Stefani, direttore generale delle foreste italiane del ministero delle Politiche agricole agroalimentari forestali. Un programma che si snoda tra boschi e vallate dell’area montana friulana e che vede il fulcro delle attività nel Cesfam della Regione Fvg che ha riavviato, fra gli altri, i percorsi formativi legati all’ottenimento del patentino forestale essenziale per operare in sicurezza all’interno dei cantieri boschivi.
«E’ stato raggiunto il numero massimo di adesioni degli studenti provenienti da tutta Italia per questo primo esperimento di workshop – sottolinea Carlo Piemonte, presidente di Legno Servizi -. Dopo questa prima esperienza vorremmo che l’appuntamento fosse a cadenza annuale coinvolgendo nel progetto anche altri partner regionali e nazionali per una tre giorni in cui proseguire a discutere del futuro del bosco-legno insieme a quelli che saranno i futuri dirigenti e dottori del sistema forestale italiano».
L’evento vede coinvolta la Regione in collaborazione con Legno Servizi, Aibo Fvg, Consorzio Boschi Carnici e Cluster Fvg Legno Arredo Casa, con il diretto coinvolgimento della Confederazione delle associazioni universitarie degli studenti forestali italiani (Ausf Italia) e degli studenti di Scienze per l’ambiente e la natura dell’Università di Udine.

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In copertina, autunno tra le conifere e qui sopra un bosco di latifoglie.