Ma quei residui del caffè non sono “rifiuti”: domani al nuovo Cenacolo di Trieste lo spiegherà Fabrizio Polojaz

(f.s.) Secondo appuntamento domani, 5 dicembre, con il nuovo ciclo 2024-2025 dei “Cenacoli del Caffè”, organizzati dall’Associazione Museo del Caffè di Trieste guidata da Gianni Pistrini e giunti ormai al traguardo dell’ottava edizione. L’incontro, che sarà ospitato anche in questa occasione nella tradizionale sede dell’Hotel Savoia Excelsior, vedrà, con inizio alle ore 17.30, l’intervento di Fabrizio Polojaz, amministratore e cofondatore della primaria azienda triestina di torrefazione “Primo Aroma” nonché attuale vicepresidente dell’Associazione Caffè Trieste (dopo essere stato per lunghi anni al vertice dello storico sodalizio). Trattando il tema “Non chiamiamoli scarti: il caffè ci viene in soccorso”, Polojaz spiegherà come si possono riciclare i residui di lavorazione del caffè, beneficiando delle loro innumerevoli proprietà. Saranno in tal senso illustrate le diverse fasi di trasformazione del “prezioso chicco” con i relativi residui; apparentemente solo dei “rifiuti”, protagonisti in realtà di tutto un mondo parallelo che potrà stupire. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti. L’incontro potrà essere seguito anche online sul portale web dell’Associazione: www.amdctrieste.it o tramite il profilo Facebook aMDCTrieste.
Da segnalare che per il prossimo appuntamento del 9 gennaio, che si terrà all’Arcolab di via del Trionfo 1 (piazza Barbacan), con Simonetta Cusma su “Caffèlage: il laboratorio di papiers collé al profumo di caffè”, è richiesta la prenotazione obbligatoria (per un massimo di 20 persone, al costo di 10 euro) scrivendo entro il 18 dicembre a amdctrieste@gmail.com o iscrivendosi direttamente in occasione del Cenacolo di questo giovedì. Il ciclo dei “Cenacoli” 2024-2025, stavolta organizzato attorno al tema-guida “La trasversalità del caffè”, è coordinato anche quest’anno da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria) assieme al vicepresidente di Amdc Doriano Simonato.

Fabrizio Polojaz

Confagricoltura Fvg, futuro e valore del pioppo in regione oggi in un incontro di approfondimento alla Fantoni di Osoppo

Dei 7.500 ettari di pioppeti italiani certificati secondo gli standard della Gestione Forestale delle Piantagioni (Gsp), il 56% sono piantati in Friuli Venezia Giulia. In pratica, tutti i 4.200 ettari di pioppo coltivati in regione sono certificati secondo gli schemi della sostenibilità (erano “solo” 1.000 venti anni fa). Un primato nazionale assoluto, erede del 2006 l’anno in cui, all’avanguardia in Italia, la regione ottenne la prima certificazione nella coltivazione del pioppo. Per questo motivo, a Confagricoltura Fvg e Agrisoluzioni srl è parso necessario fare il punto sulla situazione produttiva e di mercato organizzando uno specifico incontro proprio per oggi, 3 dicembre, alle ore 15,al Centro ricerche Fantoni di Osoppo (via Europa Unita 1), sul tema: “Pioppi in Italia e regione, futuro e valore”.
All’appuntamento, moderato da Dacia Cozzo, responsabile eventi di Confagricoltura Fvg, presenteranno i loro punti di vista: Paolo Fantoni, vicepresidente nazionale di Federlegnoarredo (Il valore del pioppo friulano e il suo futuro commerciale); Fabio Boccalari, presidente dell’Associazione pioppicoltori italiani (Lo stato di salute della pioppicoltura nazionale); Rinaldo Comino, direttore del Servizio forestale regionale (Gli aiuti della Regione per i pioppi); Giuseppe Nervo, direttore del Crea Foreste e Legno (Lo studio dei cloni varietali) e Marco Cucchini, presidente Federazione pioppicoltori Fvg (Il pioppo in regione e il ruolo della Federazione).


La partecipazione all’incontro formativo, organizzato nell’ambito dell’attività Sissar 2024 (in collaborazione con la Regione Fvg), è libera e gratuita. La prenotazione è, però, obbligatoria scrivendo ad assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it

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In copertina e all’interno immagini di un pioppeto coltivato in Friuli Venezia Giulia.

E dopo “Oro di Ramandolo” la preziosa Docg di Nimis e Tarcento sarà protagonista anche al Gran Premio Noè

di Giuseppe Longo

NIMIS – E dopo “Oro di Ramandolo” la preziosa Docg sarà protagonista anche al Gran Premio Noè di Gradisca d’Isonzo. Nella cittadina della provincia di Gorizia fervono, infatti, i preparativi della prestigiosa manifestazione annuale che si terrà nel prossimo fine settimana e che avrà quale punto di riferimento l’Enoteca regionale “La Serenissima” e che quest’anno sarà dedicata, in modo particolare, ai vini dolci e passiti, come appunto il Ramandolo prodotto nei vigneti che si estendono nel “cru” a cavallo tra i territori comunali di Nimis e Tarcento. Assieme al Picolit, al Verduzzo, al Traminer, al Moscato e ad altri vini.

Una nuova occasione, dunque, per degustare nella storica Città del vino Fvg il nobile vino prodotto ai piedi del monte Bernadia, dopo il recentissimo successo ottenuto a metà novembre proprio con “Oro di Ramandolo”, un appuntamento ormai irrinunciabile visto il gradimento che lo stesso suscita in una larga fascia di “wine lovers”. La manifestazione aveva infatti registrato il “sold out”, cioè il tutto esaurito, già diverse settimane prima dell’evento che, quest’anno, ha beneficiato di una giornata eccezionale, un sabato da vera “estate di San Martino”. Venti le aziende partecipanti assieme a ristoratori e produttori di eccellenze agroalimentari di Nimis e Tarcento, ma non solo, che hanno fatto la gioia dei buongustai.
Ricordiamo, allora, i nomi delle aziende presenti: oltre a I Comelli che come sempre, con la loro moderna cantina di via Valle, hanno fatto da punto di riferimento e di snodo dell’intera giornata degustativa – proprio da qui partivano, infatti, i pulmini che portavano il pubblico nelle altre diciannove tappe -, sono stati protagonisti i vini di AD Coos, Borgo Romanzo, Bressani Giuseppe, Ca’ Felice, Comelli Andrea, Cooperativa agricola Ramandolo, Cossettini Lorenzo, Dario Coos, Filippon di Comelli Lorenzo, La Roncaia, Micossi di Revelant Alessandro, Nimissutti, Ronco dei Frassini, Ronc de Val, Tenuta Valleombrosa, Tami, Vigneti Pittaro, Vizzutti Sandro e Marco, Zaccomer Maurizio.
E ora l’appuntamento è già fissato a “Oro di Ramandolo” 2025. Ma prima il dolce-passito Docg potrà essere degustato anche in altre occasioni a cominciare proprio dal Gran Premio Noè dei prossimi giorni – 6, 7 e 8 dicembre – a Gradisca d’Isonzo, il cui momento più atteso, con la cerimonia di premiazione dei produttori, si terrà sabato nel Nuovo Teatro Comunale della città-fortezza della Serenissima.

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In copertina e all’interno ecco alcune belle immagini di “Oro di Ramandolo” 2024.

Le Città del vino: un prodotto senza alcol si chiami “bevanda ottenuta da uve”. Venturini: Fvg in linea con Radica, bene il Decreto che può aprire nuovi mercati

(g.l.) “Vino senza alcol? Fatelo pure, può essere anche una opportunità produttiva, ma non chiamatelo vino”: può essere riassunta così la presa di posizione, ferma e chiara, dell’Associazione nazionale Città del vino, alla quale aderiscono anche 39 Comuni vocati alla coltivazione della vite del Friuli Venezia Giulia. Insomma, in etichetta non si faccia riferimento alla parola “vino”, ma sia introdotta la dicitura “bevanda ottenuta da uve”, potendo specificare se monovitigno o meno.
Questa, dunque, in sintesi la proposta-richiesta delle Città del Vino sui prodotti dealcolizzati, che sta per arrivare in Italia grazie alle novità introdotte dal Decreto del Ministero dell’Agricoltura con il quale si regola, appunto, la produzione dei cosiddetti “vini dealcolati”. Una richiesta, però, di difficile accoglimento considerato che per l’Europa è già prevista la dicitura “vino”: questo l’Associazione lo sa, ma sarebbe quanto mai opportuna a tutela delle aziende e dei consumatori. In linea con la proposta nazionale anche il Coordinamento delle 39 Città del Vino del Friuli Venezia Giulia, presieduto da Tiziano Venturini, vicesindaco di Buttrio, che è anche vicepresidente nazionale delle Città del Vino.

Radica in Friuli con D’Osualdo e Venturini.


«Riteniamo – ha affermato al riguardo Venturini -, in linea con il nostro presidente nazionale Angelo Radica, che in etichetta dovrebbe comunque sempre essere indicata la provenienza territoriale del prodotto dealcolizzato, per non perdere il legame con il territorio. E proponiamo di scrivere la dicitura “bevanda ottenuta da uve” anziché vino: questo perché il vino è un prodotto che ha nella matrice alcolica la sua natura. In ogni caso, riteniamo che il Decreto rappresenti una buona base di partenza offrendo indicazioni normative certe e aprendo il mercato verso nuovi segmenti di consumatori che, stando alle più recenti indagini, prediligono vini decisamente più leggeri e fanno particolare attenzione agli aspetti salutistici. Il tutto senza dimenticare nuovi mercati dove abitualmente non è praticato il consumo di alcol anche per motivi religiosi. Tutti elementi che possono essere interessanti per i produttori del Friuli Venezia Giulia».
Come è noto, il Decreto consentirà anche ai produttori italiani di ottene vini dealcolati, praticando la dealcolizzazione parziale o totale, cosa che all’Estero è già consentita. Città del Vino ritiene che il decreto sia una equilibrata mediazione per rispondere alle nuove esigenze di mercato, mantenendo al contempo l’eccellenza e la tradizione dei vini italiani grazie al divieto di dealcolazione per i vini Dop (ex Doc) e Igp, al fine di preservarne l’autenticità. Il processo produttivo dei vini dealcolati – secondo il Decreto – dovrà avvenire in strutture dedicate, fisicamente separate da quelle utilizzate per la produzione vitivinicola tradizionale, con registri digitalizzati e licenze autorizzative, con l’obbligatorietà di inserire nell’etichettatura la dicitura “dealcolizzato” o “parzialmente dealcolizzato”.
L’Associazione che rappresenta 500 Comuni vitivinicoli in Italia sottolinea, infine, anche la necessità di una maggiore comunicazione per spiegare bene al consumatore le differenze che esistono tra i due prodotti, considerando pure che il vino dealcolizzato, se viene consumato in modo non corretto, può provocare effetti negativi, perché togliendo l’alcol si va a togliere anche il principale conservante naturale del vino.

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In copertina, il coordinatore regionale delle Città del vino Fvg Tiziano Venturini.

“Selvatici e Buoni”, avviato in Fvg il progetto (molto interesse) per valorizzare la carne della selvaggina

Valorizzare la carne di selvaggina, quale alimento tradizionale sostenibile, tracciabile, a basso consumo di acqua, sano, privo di grassi e ad alto valore nutrizionale promuovendo la creazione di una filiera in grado di generare occupazione e ritorno economico per le comunità e i territori, coinvolgendo attivamente i laboratori per il trattamento delle carni, i ristoratori e i vignaioli. Sono questi gli obiettivi del progetto “Selvatici e Buoni” che ha preso avvio in regione con la collaborazione di Confagricoltura Fvg, “AeB Fvg – Ambiente e Biodiversità”, associazione che riunisce le realtà venatorie della Federazione italiana della caccia (Enalcaccia Pesca e Tiro, Arci Caccia) e dell’Ente Tutela Fauna Fvg.

Un progetto già sviluppato dalla Fondazione “UNA – Uomo Natura Ambiente” (con sede a Roma) che, dal 2015, rappresenta un luogo d’incontro, di scambio di idee e progettualità fra diversi mondi: quello ambientalista, agricolo, venatorio, scientifico e accademico. Attraverso la messa a punto di progetti concreti, l’obiettivo è quello di realizzare una filiera ambientale a difesa della natura basandosi su scienza e biologia, evitando contrapposizioni ideologiche che rischiano di alimentare inutili contrasti ostacolando la ricerca di soluzioni pragmatiche per le sfide ambientali.
In questo percorso, Fondazione UNA è supportata da diversi prestigiosi Istituti, Università, Associazioni del mondo ecologista con cui condivide decisioni e progetti forte anche dell’appartenenza all’Iucn (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) e Mountain Partner, della Fao – Onu. A livello regionale, il progetto “Selvatici e Buoni” sarà, inizialmente, realizzato con due serate formative (già esaurite) partendo, con la prima, dal prelievo, etico, tracciato e regolare delle specie cacciabili in natura, passando alle regole per una conservazione salubre e sanitariamente corretta per terminare con la macellazione attraverso l’ausilio di operatori esperti dei laboratori regionali dediti al trattamento delle carni stesse. La seconda serata, invece, sarà dedicata alla preparazione della carne con una vera e propria lezione di cucina da parte di rinomati chef e le indicazioni del corretto abbinamento vino/carne da parte di esperti sommelier. Visto l’importante interesse del mondo venatorio e non solo, si provvederà a calendarizzarne di nuovi ai quali ci si può già prenotare scrivendo a: fidc.friuliveneziagiulia@fidc.it

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In copertina, una preparazione con carni di selvaggina e all’interno la loro lavorazione durante un corso.

Dai sapori di Sara ai vini di Castelvecchio: anche oggi e domani gli Archi della Schippers “cantano” le Stagioni del Carso Isontino

(g.l.) Sul Carso la musica continua a intrecciarsi con i sapori e i profumi dell’agricoltura di queste terre difficili ma piene di fascino, tra San Michele e Castelvecchio. Ormai anche l’autunno è agli sgoccioli, perché il 1° dicembre comincerà, di fatto, l’inverno meteorologico, sebbene l’inizio classico, quello astronomico, resti fissato il 21 del mese in coincidenza con il solstizio che ci regala la notte più lunga dell’anno. Due stagioni “celebrate” anche dalla musica, a partire da quella celeberrima e universalmente conosciuta di Antonio Vivaldi. Ma oggi sul Carso goriziano gli Archi della Schippers faranno, invece, ascoltare “Autunno” e “Inverno” di Giovanni Antonio Guido, dopo aver deliziato otto giorni fa con “Primavera” ed “Estate”, bellissime pagine tratte dagli “Scherzi Armonici sulle Quattro Stagioni dell’Anno” messi sul rigo proprio dal poco noto ma grande compositore genovese (1675-1729).

Due scorci dell’azienda Castelvecchio.

Si tratta del decimo appuntamento con “Le Stagioni del Carso Isontino”, il suggestivo programma messo a punto dall’Associazione Thomas Schippers con la regia del direttore artistico Carlo Grandi. Come la scorsa settimana, il ritrovo è questo pomeriggio alle 15.30 nella sala del Circolo culturale Danica, a San Michele del Carso, in Comune di Savogna d’Isonzo. A seguire, una nuova visita guidata alla vicina azienda agricola e fattoria sociale di Sara Devetak. Qualora le condizioni meteo fossero favorevoli, prima del concerto ci sarà una escursione storica a cura di Silvo Stok (esperto delle vicende di quella Grande Guerra che insanguinò il Carso), con ritrovo e partenza, alle 14 sempre dalla sede del Circolo.
E a pochi chilometri di distanza da San Michele c’è lo splendido altopiano di Castelvecchio, ammantato di rigogliosi vigneti, proprio sopra l’abitato di Sagrado. Qui gli Archi della Schippers danno appuntamento domani mattina, alle 11, nel familiare ritrovo della barchessa dell’azienda agricola Terraneo. Anche in questa sede il maestro Grandi dirigerà i suoi musicisti tra gli spartiti di Giovanni Antonio Guido, dopo una prolusione storico-ambientale ancora dell’architetto Stok. Ma qui, nel “tempio” del famoso Terrano e di altri meravigliosi vini del Carso – tutelati da una delle Doc più prestigiose del Vigneto Fvg -, ci saranno riflessioni e descrizioni mirate ai prodotti della vite a cura dell’agronomo Alberto Faggiani e dell’enologo Erika Barbieri, i quali condurranno per mano alla scoperta del patrimonio vitivinicolo carsolino che meglio di ogni altro riflette i caratteri forti e decisi di queste terre rosse in una cornice paesaggistica di rara bellezza. “Eseguendo l’Autunno – anticipa il maestro Grandi – leggerò il testo poetico che ha ispirato il compositore e che intende creare una forte correlazione proprio tra la musica, il territorio e l’aspetto enologico”.
Anche i concerti di oggi e domani, a San Michele del Carso e a Castelvecchio, sono con ingresso libero e sono inseriti nella parte finale di questo affascinante ciclo musico-ambientale dedicato alle Stagioni del Carso Isontino fatto di quattordici appuntamenti, a tu per tu con aziende che si occupano di eco-sostenibilità in un’ottica di conservazione e valorizzazione dell’identità culturale e naturalistica di un territorio veramente unico, molto amato da tutti. Diversamente, infatti, sarebbe impossibile!

Il maestro Carlo Grandi.

(Foto Rocco Ceselin)

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In copertina, una splendida panoramica della Tenuta Castelvecchio sul Carso Isontino sopra Sagrado.

Fosarin 2022, dal Collio di Cormons il miglior vino bianco d’Italia: questo il giudizio della Guida dell’Espresso 2025

Sapete qual è il Miglior vino bianco d’Italia? È il Fosarin 2022, l’eccellente Collio Bianco Doc dell’azienda vinicola Ronco dei Tassi di Cormons, fra le più conosciute ed apprezzate del Friuli Venezia Giulia: a decretarlo è la Guida Vini d’Italia de L’Espresso 2025 curata da Luca Gardini, che ha selezionato i 1000 vini italiani più interessanti per offrire un panorama esaustivo delle eccellenze della penisola. Il Fosarin 2022 si è aggiudicato l’ambito riconoscimento in quanto «Assemblaggio esemplare da vigneto unico che riesce nell’impresa di rappresentare impagabilmente la vocazione di un territorio».

Enrico Coser con il premio.

La premiazione è avvenuta al teatro Arcimboldi di Milano. A ritirare il premio è stato Enrico Coser, con la sua famiglia proprietario di Ronco dei Tassi. «Sono onorato e grato di ricevere questo premio che ci dà entusiasmo ed energia per proseguire al meglio nei nostri obbiettivi – ha detto emozionato il vignaiolo davanti ad una platea di un migliaio di persone -. La nostra azienda nata 35 anni fa dai miei genitori ed oggi portata avanti da me e mio fratello Matteo, da sempre è volta alla ricerca della qualità con l’obiettivo di portare nel bicchiere la nostra sfumatura legata all’identità del nostro splendido territorio, il Collio, estremamente vocato per i vini bianchi».
Nella Guida ai Vini d’Italia sono quasi 5 mila i vini degustati da Luca Gardini, che ne ha così selezionati 1000 secondo i criteri di pulizia, riconoscibilità, rigore stilistico, identità, bevibilità, filosofia e affidabilità aziendale, costanza nel tempo.  Il Fosarin è una cuvée a base di Friulano, Malvasia (due tra i più interessanti vini autoctoni friulani) e Pinot bianco. Un vino che non teme il tempo e che si affina con raffinatezza negli anni. Pluripremiato e apprezzatissimo sia in Italia che all’estero, è un vino storico ed iconico per Ronco dei Tassi, dato che è stato il primo vigneto acquistato dalla famiglia Coser e la prima annata di produzione è stata il 1990. Di colore giallo paglierino, al naso è delicato, fine ed elegante. Fresco e fruttato da giovane, dopo il secondo anno di vita diventa complesso, ampio e speziato. In bocca è morbido, armonico, pieno, con una buona complessità legata alle tre varietà che lo compongono. La sua gradazione alcolica è di 13,5%. A 180 metri sul livello del mare, sul monte Quarin che domina Cormons, il vigneto di 2,5 ettari da cui provengono le sue uve ha il terreno formato da marne arenarie di origine eocenica e le viti hanno un’età media di 55 anni. Le uve vengono raccolte manualmente nella seconda decade di settembre. L’affinamento fino all’imbottigliamento (nel dicembre dell’anno successivo) avviene in serbatoi d’acciaio per il Friulano e la Malvasia e in piccole botti di rovere per il Pinot bianco. La versione 2022 è maturata per 10 mesi in barrique.

Viticoltura ecosostenibileRonco dei Tassi, portabandiera della migliore enologia del Friuli Venezia Giulia, è una delle storiche e più apprezzate cantine del Collio, tra le più pregiate zone vinicoledi questa regione del Nord Est d’Italia. Fondata nel 1989 da Fabio (noto enologo, consulente di importanti aziende) e Daniela Coser, a cui si sono affiancati i figli Enrico e Matteo, si sviluppa oggi su una superficie di 50 ettari, di cui 23 coltivati a vigneto. Questo virtuoso rapporto fra bosco e superficie vitata, coltivata con tecniche estremamente rispettose dell’ambiente, consente di sviluppare una viticoltura ecosostenibile, a cui i Coser tengono assolutamente, a tutela dei loro consumatori e a garanzia di un futuro per il loro splendido territorio, che contribuiscono a preservare. Il nome dell’azienda deriva da due sue peculiarità: il fatto che i vigneti sono disposti su terrazzamenti chiamati appunti “ ronchi” e che qui vivono delle colonie di tassi che, quando l’uva è matura, sono ghiotti dei grappoli più dolci: un segnale che è il momento giusto per iniziare a raccoglierla.

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In copertina, il momento della premiazione dell’azienda Ronco dei Tassi a Milano.

Terza assemblea per Frutta Friuli a Rauscedo. L’assessore Zannier: settore con ampi margini di sviluppo

«L’Amministrazione regionale ha investito importanti risorse nel settore della frutticoltura; nonostante le problematiche legate ai cambiamenti climatici e al contrasto alle fitopatie che il comparto vive, il settore ha ampi margini di sviluppo». Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, in occasione dell’assemblea dei soci di Frutta Friuli, la più grande cooperativa di frutticoltori del Friuli Venezia Giulia con 150 soci, sede centrale a Spilimbergo nella zona industriale Nord e spazi produttivi tra la cittadina dei mosaici e Rauscedo. L’incontro è avvenuto nel Vcr research center-Vivai cooperativi Rauscedo. Si tratta della terza assemblea di questa realtà sorta nel 2022 dopo la fusione tra le cooperative Friulfruct e Friulkiwi.

Un momento dell’assemblea.


«Le strategie adottate dal punto di vista tecnico, fitosanitario e produttivo, con impianti adeguati rispetto alla protezione dagli effetti atmosferici e il contenimento della cimice asiatica, incidono sulle produzioni che non sempre sono in linea con le aspettative sia a livello qualitativo che quantitativo. Eppure l’incremento degli ettari produttivi, le ottime liquidazioni garantite ai soci mostrano come il comparto abbia notevoli potenzialità di incremento – ha commentato Zannier -. In quest’ottica sosteniamo la messa a dimora di nuovi impianti che stanno dando una soddisfazione anche economica agli operatori nonostante le criticità. Si tratta di difficoltà che vengono affrontate con grande capacità, garantendo quella qualità che nella nostra regione è una certezza».
Ad illustrare il bilancio è stato il presidente Livio Salvador, mentre il direttore Armando Paoli ha relazionato sugli aspetti agronomici e commerciali dell’annata di raccolta. Nel dettaglio, guardando ai dati si evince che la raccolta di mele è in crescita: da 173 mila a 181 mila quintali, grazie soprattutto ai nuovi meleti impiantati dai soci all’interno di un progetto di rinnovamento che sta coinvolgendo anche le sedi produttive e di stoccaggio, sempre più moderne ed efficienti dal punto di vista energetico. In calo solo la produzione di kiwi, a causa della grandinata di luglio 2023, che ha ridotto di circa il 50% la produzione, attestatasi quindi sui 16 mila quintali. Ciononostante è cresciuto il fatturato, passato da 15 milioni 800 mila euro a 20 milioni 491 mila euro.
Forte la propensione all’export, segno di come la frutta friulana sia molto apprezzata sui mercati globali. I mercati extra Unione europea sono principalmente l’area Mediterraneo e Golfo Persico ma anche India, Brasile e Canada (oltre il 70% delle vendite); a seguire l’ltalia e gli altri Paesi dell’Ue. In questo quadro è aumentata anche la remunerazione per i soci, i quali ora hanno una redditività lorda di 30 mila euro ad ettaro. Cifre che si riverberano sull’occupazione: la cooperativa ha raddoppiato i suoi occupati in 4 anni, arrivando a 80 persone, alle quali si aggiungono un centinaio di persone in più al lavoro nelle campagne dei soci.
Durante l’assemblea è stata sottolineata la validità del processo di integrazione tra le due realtà e gli importanti lavori dell’ultimo anno, quali il cambio della macchina cernitrice per le mele e la realizzazione di 5 nuove celle per il prodotto pre-calibrato e confezionato a Spilimbergo mentre a Rauscedo, dove si concentreranno diversi investimenti nei prossimi anni, si è provveduto all’adeguamento della macchina cernitrice per i kiwi. È stato anche installato a Spilimbergo un impianto fotovoltaico della capacità di kWp 497,94, così da aumentare l’autoconsumo proseguendo nel processo di sostenibilità.
Un altro dato rilevante è la capacità di conservazione, pari ai 260 mila quintali di frutta, fra le due sedi, fondamentale per contenere i nuovi volumi della cooperativa dopo l’impianto di nuovi frutteti, con una produzione che nella raccolta 2024, in conclusione in questi giorni, si attesterà su 220 mila quintali di mele e 13 mila di kiwi.

Impianti di Frutta Friuli.

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In copertina, la raccolta delle mele un settore produttivo in crescita.

 

Scuole Aperte di Cefap Fvg invitano a Codroipo e Paluzza dove nasceranno i futuri professionisti dell’agricoltura

Il Cefap apre le porte delle sedi di Codroipo e Paluzza per le giornate di “Scuole Aperte” 2024/2025. Studenti e famiglie sono invitati a conoscere da vicino le proposte dei corsi di formazione dedicati all’agricoltura, all’agroalimentare e alla gestione ambientale montana, finanziati dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Le giornate di “Scuole Aperte” sono una vera e propria immersione nel mondo Cefap. Si potranno scoprire percorsi formativi unici che combinano lezioni teoriche con esperienze pratiche sul campo. Oltre alle presentazioni dei programmi, i partecipanti avranno la possibilità di sperimentare attività coinvolgenti, assaggiando e toccando con mano le creazioni degli studenti.

La sede Cefap di Codroipo.

Sede Cefap di Codroipo

Sabato 30 novembre, dalle ore 15 alle 17.30: Festa del Ringraziamento. Un pomeriggio dedicato ai prodotti da forno e di gastronomia: pane, focacce, pizze e pasta prenderanno forma sotto le mani degli studenti, partendo dalle materie prime stagionali. Si potrà assistere alle preparazioni e gustare le delizie appena sfornate.
Sabato 14 dicembre, dalle ore 15 alle 17.30: Bianco Natale. Ci sarà un laboratorio dedicato alla lavorazione del latte e alla preparazione di formaggi freschi, burro, ricotta e altre bontà casearie. Anche durante questo pomeriggio si potranno assaporare i prodotti preparati dagli allievi.

Sede Cefap di Paluzza

Sabato 14 dicembre, dalle ore 15 alle 17.30: Laboratorio di lavorazione del legno. Un pomeriggio dedicato alla tradizione artigianale, con dimostrazioni di intaglio e creazione di oggetti in legno.
Sabato 11 gennaio, dalle ore 15 alle 17.30: Il viaggio del seme. Si potrà seguire il ciclo di vita delle piante dalla semina alla crescita: un percorso affascinante dedicato al mondo naturale e agricolo.

Le giornate di “Scuole Aperte” sono pensate per gli studenti che hanno terminato le secondarie di primo grado e stanno scegliendo il loro futuro. Il team di Cefap sarà a disposizione per rispondere a domande, fornire dettagli su iscrizioni e sbocchi professionali, e guidare i ragazzi (e i genitori) verso la scelta più adatta per ciascun percorso. CeFAP è pronto ad accompagnare nuovi talenti nella costruzione di un’agricoltura sostenibile, moderna e innovativa. Per maggiori dettagli e per prenotare la visita, è utile consultare il sito: https://www.cefap.fvg.it/it/33132/scuole-aperte.

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In copertina, uno studente impegnato nel laboratorio di industrie agrarie.

Osservazioni botaniche a Duino Aurisina scoprendo le rare pecore istro-carsoline

Per il progetto divulgativo sulla biodiversità “Quanto vale un petalo?”, domenica 1 dicembre la cooperativa Curiosi di natura propone dalle 9.30 alle 13 una visita con osservazioni botaniche a Duino Aurisina, nei boschi tra Visogliano e Ceroglie, alle pendici del Monte Ermada. E a Ceroglie visita alla fattoria Antonič, riconosciuta come espressione di un Presidio Slow Food, che alleva pecore istro-carsoline preservandone la specie.
Un percorso su facili sentieri, tra i boschi in veste invernale. Osservando le cortecce, il portamento e le gemme dormienti si imparerà a riconoscere gli alberi del territorio, anche quando sono spogli. E con le spiegazioni della guida naturalistica Barbara Bassi si imparerà a cogliere le differenze tra le specie. Un percorso di 6 km, su un moderato dislivello di 100 metri.
Ritrovo alle ore 9.10 al Campo sportivo di Visogliano. Quote di partecipazione: euro 10; euro 5 i minori di 14 anni; gratis i bambini con meno di 6. È richiesta la prenotazione a: curiosidinatura@gmail.com o al cellulare 340.5569374.
Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it e sull’omonima pagina Facebook. Il progetto “Quanto vale un petalo?” gode del contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per le attività di divulgazione della cultura scientifica.

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In copertina, un esemplare di pecora istro-carsolina e all’interno sentieri nei boschi.