Da Calici di Stelle a “Vinum in Fundo”: debutto ad Aquileia

Dopo il successo di Calici di Stelle”, la grande manifestazione agostana svoltasi in contemporanea con il resto d’Italia, le Città del Vino del Friuli Venezia Giulia replicano anche in autunno il fortunato format che permette ai visitatori, acquistando un braccialetto, di degustare quanti vini vogliono abbinandoli a specialità gastronomiche locali. L’occasione è in programma domenica 3 novembre grazie a “Vinum in Fundo”, evento inserito all’interno della manifestazione “Gaudeamus” (2-3 novembre) del Comune di Aquileia, anch’esso membro delle Città del Vino e la cui area archeologica è stata riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

In piazza Capitolo, a due passi dalla Basilica patriarcale di Santa Maria Assunta, dalle 11.30 alle 20, si potranno degustare i vini e i sapori di una decina di Città del Vino della nostra regione. Il costo del braccialetto, che dà il diritto a degustazioni illimitate, è di 15 euro. “Per noi – ha detto il coordinatore delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia e assessore del Comune di Buttrio, Tiziano Venturini – é l’occasione di festeggiare, assieme a winelover ed enoturisti, la fine dell’annata culminata con la recente vendemmia. Con un brindisi nell’emozionante scenario della piazza principale di Aquileia celebreremo un anno che è stato ricco di progetti per tutte le nostre aderenti”.
Non solo: nell’occasione, si attendono le persone che hanno partecipato ad agosto a “Calici di Stelle”. Chi presenterà più braccialetti dei singoli eventi estivi, potrà partecipare – come annunciato a suo tempo – all’assegnazione di un soggiorno in una meta turistica regionale in collaborazione con PromoturismoFvg.
“Siamo lieti – commenta il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino – di ospitare questo evento all’interno di Gaudeamus, perché in qualità di Città del Vino e centro d’eccellenza della cultura friulana facciamo la significativa, degna chiosa all’intera manifestazione. Ad agosto Calici di stelle, con due appuntamenti, è stato un successo in piazza Capitolo, sede che ben si sposa a questo genere di kermesse enogastronomiche”.
A “Vinum in Fundo”, con i propri banchi allestiti con le bottiglie e le specialità gastronomiche della propria zona parteciperanno, come detto, una decina di Città del Vino del Friuli Venezia Giulia.

Piazza Capitolo con la Basilica.

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In copertina, il logo della nuova manifestazione enogastronomica in programma domenica 3 novembre.

Ma che buon caffè da un secolo! E ora con la V6 La San Marco ha il turbo

di Claudio Soranzo

Ottimi piatti, eccellenti vini, ma alla fine ci vuole sempre un buon caffè. E a farlo migliore di tutti in Friuli Venezia Giulia c’è sicuramente La San Marco, l’azienda fondata a Udine nel 1920 (auguri per il centenario il prossimo anno) , che ha contribuito a esportare con successo in tutto il mondo la grande tradizione dell’espresso italiano, e che oggi si posiziona ai vertici dei costruttori mondiali di macchine per caffè. L’azienda, con sede a Gradisca d’Isonzo, unendo tradizione e tecniche quasi centenarie alle più innovative tecnologie contemporanee, ha contribuito all’evoluzione dell’intero settore, proponendo soluzioni sempre più rivoluzionarie e tecnologicamente avanzate.
Ora, con la conquista dell’Adi Design Index si candida per il Compasso d’oro 2020. La “rivoluzionaria” V6 non smette infatti mai di stupire. La celebre macchina da caffè a leva e a doppia bancata, disegnata in collaborazione con Bonetto Design, è stata selezionata dall’Osservatorio Permanente del Design Adi per essere pubblicata all’interno dell’Adi Design Index 2019. Un’eccellenza del nostro territorio, quindi, che riceve un grande riconoscimento al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, dov’è raccolto il meglio del design italiano messo in produzione nell’ultimo anno nella pubblicazione del ciclo biennale dedicata ai progetti che avranno accesso al Premio Compasso d’Oro Adi 2020.
Sono 226 i prodotti finalisti dell’edizione 2019, selezionati tra oltre 900 candidature. Prodotti che si distinguono per originalità e innovazione, per i processi di produzione adottati, per i materiali impiegati, per la sintesi formale. Ma anche perché capaci di esprimere rispetto ambientale, valore pubblico e sociale, cura per l’usabilità, l’interazione e il Design for all.

“Siamo orgogliosi di questo traguardo – ha dichiarato Roberto Nocera, direttore generale de La San Marco -. Si tratta di un riconoscimento prestigioso che conferma le grandi qualità di V6 non solo in termini di tecnologia, design e sicurezza, ma anche dal punto di vista dell’esperienza di consumo. V6 riporta l’arte del fare il caffè al centro della scena e invita a riscoprire il bar come un luogo di socialità, incontro e scambio”.
Il sorprendente design, unico nel suo genere, è ispirato alle linee del mondo Motorsport anni 60/70 e porta la firma di Bonetto Design. “Il nostro lavoro si è concentrato nel coniugare i concetti di eleganza, purezza, precisione, tradizione meccanica e automotive – ha raccontato Marco Bonetto -. Le linee sono scolpite e importanti, ma mantengono al tempo stesso una certa leggerezza, grazie alle diverse finestre trasparenti, in un perfetto equilibrio dei pesi”. Scolpita e muscolosa, V6 trasmette tutta la potenza di un motore pulsante. La scocca in acciaio idroformato, con finitura verniciata e vetro temperato, mette in luce la grande abilità tecnica de La San Marco nella lavorazione dei materiali e richiama l’attenzione sulla ricchezza della componentistica e la meticolosa precisione delle lavorazioni interne.
In occasione di HostMilano, che si conclude domani, la favolosa V6 è esposta all’interno dell’area “Pull your own coffee” dello stand gradiscano (Pad. 24 Stand B60/C51). I visitatori che hanno accesso a quest’area potranno gustare un ottimo caffè erogato dal modello selezionato Adi Design Index e cimentarsi in prima persona nell’arte dell’estrazione.

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In copertina e all’interno la rivoluzionaria V6 prodotta da La San Marco di Gradisca d’Isonzo.

Un grande Pinot bianco da vigne allevate come in Champagne

di Gi Elle

Non solo i Tre Bicchieri del Gambero Rosso 2020, ma anche i 95 punti della Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2020 di DoctorWine by Daniele Cernilli e le 4 viti di Vitae 2020 dell’Ais, l’Associazione italiana sommelier. Prestigiosi riconoscimenti a raffica, insomma, per il Pinot bianco Santarosa 2018 del Castello di Spessa che, ottenuto da vigne allevate come in Francia, si conferma così il vino più premiato della storica azienda vitivinicola di Capriva del Friuli, ma anche dell’intero Vigneto Fvg. Questo grande bianco prende il nome dalla famiglia nobile che fu proprietaria del Castello di Spessa nel corso dei secoli. È un vino di estrema raffinatezza e nella microzona caprivese, nel cuore del Collio Goriziano, esprime il meglio della sua eleganza, grazie al terroir unico. Il suo segreto è l’immediata separazione delle bucce dal mosto per preservare nel giovane vino freschezza, armonia e fragranza. Si abbina a pesce, primi piatti a base di verdure e secondi di carne bianca.

Il Santarosa, assieme al Pinot grigio Joy e al Pinot nero Casanova, proviene da uve raccolte nella “Vigna dei 3 Pinot”, sulle rinomate colline che circondano il Castello di Spessa. Questo speciale vigneto è affidato alla maestria di Marco Simonit, master pruner di fama internazionale, che ha predisposto una forma di allevamento originale, poco utilizzata in Friuli, ma tipica delle zone più rinomate per i Pinot di qualità, come la Borgogna e lo Champagne. L’obiettivo è quello di preservare l’ambiente, facendo vivere le viti molto a lungo, per ben 50 o 60 anni. Pertanto vengono allevate con grande rispetto, senza sfruttarle al massimo e attendendo i tempi della natura, che spesso oggi vengono dimenticati.

Proprietaria della cantina Castello di Spessa è la famiglia Pali che, perpetuando la tradizione vitivinicola e di ospitalità del luogo, ha fatto del maniero il cuore di un raffinato Golf&Wine Resort, ma anche il punto di riferimento ogni anno per prestigiose manifestazioni culturali ed enogastronomiche come il Premio Casanova e la cena-spettacolo di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori.
“Il Friuli è la terra in cui sono nato – racconta Loretto Pali -, ne conosco gli incantevoli luoghi, l’ospitalità della gente, la storia, l’arte e il patrimonio enogastronomico che la fanno apprezzare nel mondo”. Erede di un’importante famiglia di imprenditori nel settore del mobile, decide di seguire la sua grande passione, quella per la terra friulana e per il vino che ne è la massima espressione. Uomo del territorio, sensibile alla sua crescita e al suo sviluppo, Pali ha il vino nel cuore e, con cuore e passione, fa il suo primo investimento acquistando negli anni Settanta i primi vigneti alla Boatina di Cormòns. Qualche anno dopo acquisisce il Castello di Spessa a Capriva, storica tenuta del Collio. In un decennio diventa uno dei protagonisti dell’alta enologia friulana. Ed è sempre l’attaccamento alla tradizione e ai più antichi valori territoriali, che lo spingono successivamente a produrre anche grappe e distillati. Oggi l’azienda si estende per circa 90 ettari di vigneti di proprietà (di cui 28 nella Doc Collio e i restanti nella ghiaiosa pianura della Friuli Isonzo) allevati con una filosofia “eco-friendly”, con un apparato produttivo dotato delle più avanzate tecnologie e una scenografica cantina storica di affinamento, scavata nel sottosuolo del castello. Un lavoro condotto con grande passione, sostenuto dalla competenza di bravissimi tecnici e operatori, sia in vigna che in cantina. E i risultati continuano a non mancare, come dimostrano anche gli importanti premi conseguiti dal Pinot bianco Santarosa.

Azienda Vinicola Castello di Spessa
Via Spessa 1 –  Capriva del Friuli (Go)
Tel +39 048160445
www.castellodispessa.it/vini

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In copertina, la “Vigna dei 3 Pinot” e all’interno il vino premiato con immagini di cantina e azienda.

“Sapori in Cantina”: che domenica oggi a Dolegna del Collio!

La prevendita dei ticket è andata quasi a ruba, ma ci sono ancora dei posti disponibili per partecipare oggi 20 ottobre a “Sapori in Cantina”, l’evento autunnale di Dolegna del Collio che consente agli enoturisti e agli appassionati del nettare divino, sapientemente accostato alla buona gastronomia, di partecipare a un tour di 6 tappe, con tanto di portabicchiere al collo e bus navetta per la trasferta. Non solo fra i 6 punti di ritrovo, ma anche – per i più comodi – dalle stazioni ferroviarie di Cividale e Cormons. C’è pure la possibilità di effettuare il percorso a piedi – tra le prime quattro tappe – attraverso un sentiero naturalistico, come pure accedervi con i mezzi propri.


Un itinerario enogastronomico che farà scoprire il fantastico paesaggio naturalistico e i prodotti che ne derivano, nella splendida cornice di Dolegna del Collio che si estende a nord del Comune di Cormons, tra la provincia di Udine e la Slovenia. Sarà così possibile ammirare il territorio collinare, colorato dalle diverse sfumature autunnali, e nel contempo degustare la tradizionale cucina friulana e i meravigliosi vini prodotti dalle aziende locali, all’insegna della giovialità e del buon gusto.
A partire dalle 10 e fino alle 18 si potrà arrivare alle sei cantine – i bus partiranno ogni 15 minuti dal ritrovo di Lonzano, presso la Cooperativa Agricola di Dolegna, con ampio parcheggio a disposizione – che mesceranno a ogni avventore un calice di vino Doc Collio delle cantine del territorio, assieme a un piatto preparato per l’occasione.

Queste le sei tappe, con aziende partecipanti, vini e pietanze. 1a tappa: CIME con aziende Beput, Zorutti e Ca’ Ronesca, prosciutto crudo “ Il Molinaro” con pane fatto in casa e Ribolla gialla; 2a: SCRIO’ con Grudina, La Ponca e La Stella, gnocchi di susine con Ribolla Gialla; 3a: MERNICO con l’azienda Ferruccio Sgubin, vellutata di zucca, castagne e ricotta affumicata con Ribolla gialla (Riserva); 4a: PREPOTTO con l’azienda Grillo, gulash con polenta e Schioppettino di Prepotto; 5a: DOLEGNA DEL COLLIO con l’azienda Casella, cosciotto di maiale con patate e Franconia; 6a e ultima tappa RUTTARS con l’azienda Crastin, dolce d’autunno con il Verduzzo. A disposizione all’arrivo un’enoteca per acquistare le bottiglie da portare a casa.
I biglietti online sono esauriti, però ce ne sono altri disponibili telefonando al 333 836 9990. Da precisare, infine, che l’organizzazione si riserva di chiudere anticipatamente le iscrizioni al raggiungimento degli 800 posti programmati.
C.S.

Anche uno sconfinamento a Prepotto.

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In copertina e all’interno vigneti in tenuta autunnale a Dolegna.

LA RICETTA – I “girini” moderna rivisitazione della “pasta butàda”

di Roberto Zottar

I brodi nel tempo si sono accompagnati ad una serie di “guarnizioni”, come sono definite nei ricettari storici le paste aggiunte al brodo. Mi riferisco ad esempio alla “pasta butàda”, ai gnocchetti o alle varie frittatine per brodo, fatte con farina o semolino,  uovo e prezzemolo, fritte nel burro e poi tagliate a quadretti o a tagliatelle.
“Butàda” significa “versata”, cioè un impasto di uova, farina e sale colato in brodo: un piatto svelto per chi ha poco tempo. E pensare che in passato il tempo dedicato alla cucina era quello che scandiva lo scorrere della giornata, e non un momento strappato alla frenesia quotidiana.
La “pasta butàda” in Friuli è un piatto di tradizione con cui un tempo i contadini accoglievano gli ospiti: le paste nell’alimentazione tradizionale infatti avevano una accezione di cibo festivo. Si consumava la sera o prima delle grandi feste, matrimoni o battesimi, per preparare lo stomaco. Si accompagnava a brodo di carne ristretto, solitamente gallina, e data la sostanziosità del piatto, veniva  servita anche alle puerpere dopo il parto.
Maria Stelvio negli anni Trenta ha codificato una ricetta di “pasta butàda” in versione asciutta, pasta che lei chiamava “passerotti”, probabilmente come traduzione del tedesco “Spätzle”.
Da alcuni anni uno chef stellato di Cormòns ha riscoperto il piatto, ribattezzandolo invece “girini” per la loro forma, e servendolo in bocce di vetro che vengono scoperchiate a tavola per sprigionare tutto il profumo delle erbe e degli aromi. A seconda delle stagioni i “girini” sono conditi con carne bianca e verdurine, germogli e fiori spontanei, o salsiccia e rosa di Gorizia, o erbe e porcini.

Procedimento:
Per realizzarli amalgamate in una terrina con una frusta 4 uova con 150 g di farina e sale. Fate riposare l’impasto e versatelo in uno scolapasta posto sopra una pentola di acqua bollente: le gocce di pasta cadendo formeranno i girini. Appena vengono a galla scolateli in acqua fredda. Al momento del servizio, in una padella sciogliete del burro, aggiungete verdure di stagione, ad esempio,  80 g di funghi porcini e 120 g di zucchine tagliati a nastri molto fini, 8  fiori di zucca aperti in quattro e insaporite con  sale e pepe. È molto importante che le verdure siano appena scottate, croccanti e non cotte.  A questo punto fate saltare nelle verdure i girini e impiattate con sottili scaglie di formaggio, un filo d’olio e per decorare alcune foglie di origano o basilico, o i fiori di aglio ursino o chicchi di melagrana.

Vino:
Un giovane Friulano (ex Tocai) o un profumato Sauvignon delle nostre Doc.
Buon appetito!

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In copertina e all’interno ecco i “girini”, una moderna rivisitazione della “pasta butàda”.

La cena a 4 mani di Stefano e Simone davanti al Fogolar

di Claudio Soranzo

Hanno deciso di ritrovarsi e di condividere ancora una volta, reciprocamente, la propria esperienza, con un menu che ha già raccolto numerosissimi consensi. Sono Stefano Basello e Simone Gottardello, i due giovani chef rispettivamente de Il Fogolar, il ristorante dell’Hotel Là di Moret di Udine, e di Evo, il ristorante dell’Aqualux Hotel SPA Suite & Terme di Bardolino, in provincia di Verona. Insieme stanno organizzando una cena a 4 mani che li vedrà protagonisti a Udine il 15 novembre, per condividere un concetto di territorio inteso come bagaglio di storia e di cultura.
Dopo il successo ottenuto all’inizio dell’estate sul Lago di Garda, sarà questa volta Stefano a “giocare in casa” e, assieme a Simone, animerà una serata che senza alcun dubbio non lascerà insoddisfatti neanche i palati più esigenti. Questi due chef, entrambi schivi e lontani da una concezione di cucina secondo elaborazioni e presentazioni fine a se stesse, sono portatori di un concetto di cucina gourmet, ma profondamente legata alle proprie origini e al proprio territorio, inteso come bagaglio di storia e di cultura in funzione di un arricchimento personale e professionale.
Il risultato di questa collaborazione vedrà come teatro “Il Fogolar”, da oltre un secolo una vera e propria finestra sul Friuli, il simbolo dei valori della tradizione e dell’ospitalità di questa ancor poco conosciuta regione, che ha raccolto il timone del precedente evento da Evo, il ristorante del design hotel dall’anima green che sorge in uno degli angoli più suggestivi della sponda veronese del Lago di Garda, e che permette di vivere un’esperienza di gusto, tradizione e creatività, immersi in un ambiente raffinato e al contempo accogliente.

Stefano Basello 

Simone Gottardello

Le anticipazioni del menu dal titolo “Quando tradizione fa rima con emozione” fanno pregustare sapori riscoperti, classiche suggestioni riviste in termini di interpretazione personale e inedite preparazioni, che aprono le danze dell’immaginazione e della curiosità. Ecco allora, proposta dallo chef Stefano Basello, una croccante Blave di Mortean (una polenta fatta con una farina ottenuta da varietà autoctona di mais, coltivata in terreni del Comune di Mortegliano) accompagnata da Caffè di mais, un originalissimo aperitivo che si ritrova nei racconti dei contadini, mentre lo chef veneto ha pensato al Baccalà mantecato, fagiolo gialèt della Val Belluna (un fagiolo di pregio, tenerissimo, dalla buccia pressoché inconsistente dopo la cottura, la cui coltivazione è documentata fin dall’inizio del ‘900) e sorbetto di cipolla in saor (letteralmente “sapore”, condimento tipico veneziano a base di cipolle, aceto, uvette e pinoli).
Simone proseguirà poi con un immancabile Vialone nano veronese mantecato con un formaggio stagionato 48 mesi della riserva Corrado Benedetti, marroni di San Zeno, maialino e verze, a cui Stefano risponderà con un classico dell’autunno, Ravioli di zucca, brodo di Montasio e pitina (la famosa “polpetta” del Friuli Venezia Giulia che da poco più di un anno ha ottenuto il riconoscimento Igp).
Sempre a cura di Stefano un’inedita Faraona in Tre Servizi (per primo viene servito il brodo di faraona chiarificato, poi il petto farcito con noci e prugne e avvolto con il bacon, e da ultimo la coscia). In chiusura un dessert a firma Gottardello: Limone, cioccolato Orelys e olio Garda Dop “Viola”.

E i vini in abbinamento quali sono? Tutti della nota cantina Sant’Antonio dei fratelli Castegnedi di Colognola ai Colli, una zona vocata alla coltivazione della vite in provincia di Verona: per l’aperitivo lo Scaia Bianco, per l’antipasto il Soave Vigne Vecchie, per il primo un Valpolicella Superiore Ripasso Monte Garbi, per il secondo un Amarone Selezione Antonio Castegnedi e per il dessert il Recioto della Valpolicella. Conclusione con il caffè e la grappa affinata all’Amarone.
Vi è venuta l’acquolina in bocca? Per placarla, almeno temporaneamente, non rimane altro che…passare alla prenotazione. E Bon Apetit!

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In copertina e qui sopra l’accogliente sala del Fogolar all’hotel Là di Moret.

Accordo Brexit, bene per vini e prodotti Fvg: plaude Confagricoltura

di Gi Elle

Prosecco e Pinot grigio, ma anche altri prodotti agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, continueranno ad avere porte aperte in Gran Bretagna, grazie all’appena raggiunto accordo sulla Brexit. «Un risultato decisamente positivo per l’agricoltura italiana ed europea. In attesa del voto, a Londra, della Camera dei Comuni, è stato trovato il modo per scongiurare i gravi contraccolpi commerciali, economici e sociali di un recesso del Regno Unito senza regole», afferma infatti il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina, commentando la conclusione del negoziato tra Ue e Regno Unito sull’accordo di recesso e sulla dichiarazione politica riguardante le future relazioni commerciali bilaterali.
Confagricoltura Fvg mette in rilievo che, il negoziato di questi ultimi giorni, si è concentrato sulle modalità in grado di evitare il ritorno di una frontiera fisica tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda; salvaguardando allo stesso tempo il mercato unico europeo. Per tutti gli altri aspetti, è stata confermata l’intesa già raggiunta nei mesi scorsi con la signora May, ma bocciata dalla Camera dei Comuni.
«Dopo il formale recesso – ha indicato Thurn Valsassina – inizierà un periodo transitorio, che scadrà alla fine del 2020, durante il quale il Regno Unito continuerà a partecipare al mercato unico europeo e all’unione doganale. Non ci saranno, quindi, turbative negli scambi commerciali. Un aspetto di particolare importanza per l’Italia e per la nostra regione è che saranno riconosciute e tutelate sul mercato britannico tutte le Indicazioni geografiche e di qualità dei prodotti agricoli assegnate dalla Ue», ha messo in rilievo il presidente di Confagricoltura Fvg.
Durante il periodo transitorio, la cui scadenza può essere prorogata, sarà negoziato un accordo commerciale tra Ue e Gran Bretagna. «Inoltre, il Regno Unito continuerà a contribuire al bilancio Ue per il 2020. Con un recesso senza regole – ha puntualizzato Thurn Valsassina – la capacità di spesa dell’Unione si sarebbe ridotta di 12 miliardi di euro; mettendo così a rischio la piena e puntale esecuzione delle politiche comuni e delle diverse iniziative negli Stati membri».
Confagricoltura Fvg ricorda che, le importazioni agroalimentari del Regno Unito, ammontano a 56 miliardi di euro, di cui circa il 70% in arrivo dagli Stati membri della Ue. Le vendite di settore dell’Italia superano i 3 miliardi di euro: vini (i citati Prosecco e Pinot grigio in primis), ortofrutta e formaggi i prodotti più apprezzati dai consumatori britannici. Quindi per i nostri produttori una importante boccata d’ossigeno quella ancora assicurata dal mercato d’Oltremanica.

Il presidente Philip Thurn Valsassina.

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In copertina, resta il via libera in Gran Bretagna per Prosecco, Pinot grigio e altri vini del Vigneto Fvg. 

Vendemmia tutta ok a Casarsa: a Natale le nuove “bollicine”

A Natale si potrà già brindare con gli spumanti di Casarsa. Conclusa la vendemmia, per i Viticoltori Friulani La Delizia, cantina leader del Friuli Venezia Giulia e tra le prime nove in Italia per la produzione di  “bollicine”, ma nota anche per i vini tranquilli, è il momento opportuno per tirare le prime somme. Quest’annata 2019, con 310 mila quintali di uva raccolti, si presenta equilibrata, quindi tutta ok. Le prime bottiglie dei nuovi spumanti saranno pronte appunto a dicembre, portando a compimento così il grande lavoro iniziato nelle vigne dei suoi oltre 400 soci e proseguito nel reparto produttivo con una grande attenzione per la qualità del vino grazie a costanti ricerca e innovazione, anche per rispondere al clima che sta cambiando.

Il direttore Mirko Bellini.


“Ormai è innegabile – ha commentato Mirko Bellini, direttore commerciale de La Delizia -: primavere un po’ più lunghe e piovose ed estati con picchi di temperatura più elevati portano a dover essere tecnologicamente avanzati, dalla cura della vigna alla raccolta fino alla vinificazione, come lo siamo noi. Grazie a questo impegno costante, arriviamo ad avere un’uva sana ideale per i nostri prodotti di qualità”.
La quantità di uva raccolta quest’anno è quella giusta per le logiche produttive della cooperativa casarsese. “Dopo gli ultimi due anni altalenanti – ha aggiunto Bellini – abbiamo quest’anno dei quantitativi corretti per la nostra viticoltura. Ora abbiamo avviato la trasformazione, i profumi giusti ci sono e stiamo producendo quello che il mercato ci richiede di più, ovvero le bollicine, dal Prosecco alle Cuvée, senza dimenticare che l’altra “colonna” portante de La Delizia sono i vini fermi, a partire dal Pinot grigio. Le prime bottiglie saranno pronte a dicembre“.
La Delizia si conferma attenta all’innovazione anche nel marketing. “Sia in Italia che all’Estero i nostri marchi stanno andando molto bene – ha sottolineato il direttore commerciale – e sono sempre più conosciuti. Offriamo infatti una continuità nella qualità dei vini che è la richiesta principale da parte del consumatore moderno”.
Immagine che cresce pure grazie alla novità delle edizioni speciali legate alle stagioni. “La nostra Cuvée Jadér – ha concluso Mirko Bellini – quest’estate ha visto nascere la sua prima Summer Edition, dal packaging dedicato e che in un solo mese ha visto la vendita di 60 mila bottiglie, tutte in fascia alta di gamma. Un’iniziativa giovane, che punta al divertimento bevendo in maniera responsabile e che riproporremo, visto il gradimento, con la Winter Edition che presenteremo prossimamente”.

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In copertina e qui sopra la presentazione dello spumante Jadér della vendemmia 2019.

A Conegliano i Premi nel ricordo di Antonio Carpenè

Una giornata carica di suggestione, quella di domani, a Conegliano, quando la Famiglia Carpenè consegnerà, nell’aula magna del Cirve – UniPd, agli studenti più virtuosi dell’Istituto Cerletti e della Fondazione Its Academy, la    Medaglia d’Oro Antonio Carpenè” e la Borsa di studio internazionale  “Etilia Carpenè Larivera”. Due prestigiosi riconoscimenti voluti dalla Famiglia medesima per suggellare ulteriormente lo storico rapporto con il mondo dell’istruzione e della formazione del Territorio, attraverso la Scuola Enologica di Conegliano che proprio nel 1876 Antonio Carpenè aveva fondato e che ha formato tanti tecnici anche del Friuli Venezia Giulia, prima dell’arrivo della specializzazione all’Istituto Agrario di Cividale.
La Medaglia d’Oro Antonio Carpenè – istituita nel 1902 con il duplice intento di tramandare ai posteri la “memoria e le memorie” del Fondatore, nonché per promuovere l’eccellenza formativa tra le nuove generazioni – viene quest’anno attribuita, in ragione ad una modifica statutaria sulle tempistiche del riconoscimento, a due studenti della Scuola di Viticoltura ed Enologia di Conegliano,  che hanno conseguito in termini assoluti tutti i parametri previsti dal rigoroso Statuto. Si tratta di Alessia Giacomini, cui va la Medaglia d’Oro Antonio Carpenè per l’anno scolastico 2017/2018, e di Pietro Merotto, insignito del riconoscimento per l’anno scolastico 2018/2019.
Nel medesimo contesto, verrà altresì attribuita la Borsa di Studio Internazionale “Etilia Carpenè Larivera”. Allo studente più virtuoso dell’Istituto Cerletti e della Fondazione Its Academy di Conegliano, che quest’anno risponde al nome di Gloria Feltrin, viene infatti data l’opportunità di essere proiettato in una prospettiva internazionale con un viaggio di studio all’estero, in una Università e in un’Impresa, con l’obiettivo di approfondire le dinamiche economico-finanziarie inerenti al settore agroalimentare ed alla sostenibilità ambientale, quali fattori critici di successo sui mercati internazionali. Un Premio che intende esortare le nuove generazioni a studiare e tramandare la cultura enologica del Territorio anche in ambito internazionale.

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In copertina, il busto di Antonio Carpenè davanti alla sede dell’Istituto Cerletti di Conegliano.

“Sfumature d’Isonzo” e i vini sposano la gastronomia

di Claudio Soranzo

Qual è il modo migliore per far conoscere un’azienda vinicola, la propria filosofia e i suoi prodotti in un modo diretto e ravvicinato, ma anche per instaurare un rapporto più vicino alle persone? Sicuramente una serie di date per la degustazione dei propri vini, in abbinamento con prodotti del territorio. Ed è proprio quello che sta facendo “Borgo Trevisan” per farsi conoscere agli enoturisti e agli amanti del buon bere e della buona gastronomia.
L’azienda di Gradisca d’Isonzo (via Borgo Trevisan, 24) inizierà mercoledì 30 ottobre, alle 19, a presentare le degustazioni denominate “Sfumature d’Isonzo” composte da tre vini bianchi, accompagnati con affettati e formaggi locali, e un vino rosso abbinato a un tradizionale frico carnico con polenta. Il ritrovo in azienda è alle 19.15 con inizio degustazione un quarto d’ora dopo, al raggiungimento massimo di 12 persone (minimo 10). I vini in degustazione saranno la Malvasia Doc Friuli 2018, Tre Blanc Igt 2018 (un Tocai friulano – ex – vino di punta dell’azienda gradiscana), che esprime la forte vicinanza alla famiglia e alla tradizione. Si identifica con “Tre Blanc” per distinguere il prodotto dalle uve di Tocai friulano, dove il “Tre” sta a indicare le prime lettere del cognome Trevisan. L’ultimo bianco sarà il Sauvignon Igt 2018, mentre il rosso un Cabernet franc Igt 2016.


Il 2019 è un po’ un anno di svolta per quest’azienda – dopo la prima partecipazione al Vinitaly – sorta da una famiglia di coltivatori il cui cognome coincide con il nome del Borgo gradiscano in cui è attiva da generazioni. Venne fondata agli inizi degli anni ‘40 da nonna Giuseppina e nonno Gaetano, che coltivavano i primi campi di mais, frumento e girasole. I loro punti di forza furono la stalla e il maiale, dal momento che nel borgo fior fiore di norcini crearono una vera e propria scuola, da Toni Trevisan a Valneo Tommasini. Fu il figlio Dario Trevisan con la moglie Patrizia Valent, tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del 2000 ad affiancare alla classica frasca la frutticoltura con pesche, albicocche, susine e ciliegie. Passano gli anni, i tempi cambiano e le ambizioni scalpitano nel giovane figlio Matteo, classe ‘92, diplomatosi nel 2011 all’Istituto Tecnico Agrario di Gradisca. Matteo, sempre attento all’innovazione e con una forte passione per il suo territorio, inserisce in azienda la bottiglia per dare il giusto prestigio ai propri vini. Una scelta davvero azzeccata.

Le iscrizioni agli eventi (le altre date sono 6 e 23 novembre, il 6 e 11 dicembre) sono possibili tramite la relativa pagina Fb, la mail borgotrevisan.gradisca@gmail.com oppure i numeri telefonici di Matteo, 3348652804, e Francesca, 3489793624.

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In copertina e all’interno belle uve da cui “Borgo Trevisan” ottiene ottimi vini ora presentati in bottiglia.