Il Pinot nero? Perla del Collio che ricorda anche Casanova

di Gi Elle

Sapevate che sul Collio, in quel di Capriva del Friuli, c’è anche il “vino dell’amore”? E’ il Pinot nero che le storiche cantine del Castello di Spessa hanno dedicato a Giacomo Casanova, uno degli ospiti più illustri annoverati nei secoli, al quale piacevano così tanto i vini di queste dolci colline da definirli nelle sue Memorie “di qualità eccellente”. E questo Pinot nero – una delle perle del Vigneto Fvg, di origini francesi, utilizzata anche per ottenere spumanti di gran classe – sarà proprio nel calice di benvenuto offerto agli ospiti che sceglieranno di trascorrere la ricorrenza di San Valentino nel maniero circondato da vigne che donano vini fra i più pregiati del Collio.
Un luogo quindi non solo sinonimo di un’enologia di qualità, ma anche capace di ispirare nobili sentimenti, come appunto quello dell’amore. Romantica è infatti l’essenza stessa del Castello di Spessa che con la sua inconfondibile silhouette svetta su una piccola altura, nel cuore appunto del Collio goriziano, terra di grandi vini e antica storia.  Immerso nel verde di un magnifico giardino all’italiana, circondato dalle vigne della tenuta a cui dà il nome, il maniero d’origine medievale è oggi il cuore di un raffinato Golf&Wine Resort. Per secoli dimora dei signori della nobiltà friulana e triestina, ebbe fra i suoi illustri ospiti anche il ricordato Giacomo Casanova, il seduttore per eccellenza, a cui è dedicata nel parco all’italiana una passeggiata letteraria, scandita da cartigli in ferro battuto con riportate una decina di sue frasi sull’amore, le donne, la vita.

Il Pinot nero e Casanova.

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Nulla di più romantico del Castello di Spessa, dunque, per trascorrere la festa degli innamorati, per i quali è stato pensato per il 14 febbraio un piacevole pacchetto di San Valentino. E che porteranno con sé, come ricordo, un simpatico ritratto di coppia tratteggiato da un disegnatore. Ad accoglierli, nelle scenografiche cantine scavate sotto il castello, sarà appunto il brindisi di benvenuto con il Pinot nero dedicato a Casanova.
La sera, raffinata cena al lume di candela davanti al fuoco del camino al ristorante gourmet La Tavernetta al Castello, ricavato dalla ristrutturazione di un antico casolare ai piedi del maniero. Lo chef Antonino Venica proporrà il Gran Menu di San Valentino, con piatti ispirati all’amore. Per il pernottamento si potrà scegliere fra l’eleganza classica delle suite del Castello arredate con mobili d’epoca (fra cui la richiestissima Suite Casanova), l’atmosfera country chic delle camere della Tavernetta, oppure la pace assoluta del luogo più remoto del resort, il Casale in Collina immerso fra le vigne.

Le storiche cantine sotterranee.

Per ulteriori informazioni anche riguardo ai costi del soggiorno:
Castello di Spessa Golf & Wine Resort
Tel/Fax: + 39 0481.808124 – www.castellodispessa.it – info@castellodispessa.it

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In copertina, le vigne che circondano il Castello di Spessa, sul Collio.

 

Che intesa fra Gubana di Cormons e SanZuan l’elisir con le noci!

di Claudio Soranzo

A Natale panettoni e pandori, ma per la Befana… viva, viva la Gubana! Una rima che calza a pennello per il caratteristico dolce delle Valli del Natisone, da qualche anno sfornato alla perfezione anche a Cormons, in un laboratorio artigianale di via Capriva. Il gustosissimo prodotto dolciario viene creato con amore da Giacomo e il suo staff in base a una ricetta tramandata dagli anni ’30 ed ereditata dalla nonna Maria. Un’eredità importante costruita sui valori che prevedono la scelta di ingredienti di altissima qualità e una paziente e capace preparazione manuale. E proprio con la passione per le tradizioni del territorio, e con la gioia di mantenere viva l’Antica Ricetta, che è sorto questo prezioso scrigno di sapori genuini, denominato la “Gubana di Cormons”.
Nata per i giorni di festa, la Gubana è una squisitezza da gustare sempre, ma soprattutto per festeggiare l’arrivo della Befana, una volta esauriti tutti i dolci delle feste natalizie e di Capodanno.
Un’usanza dei tempi antichi prevedeva che la domenica di Pasqua si rendesse visita a parenti, amici e vicini di casa, portando in dono dolci fatti con le proprie mani, chiamati Gubane. E fu anche la nonna Maria, la vigilia pasquale, a prepararne molte con le quali poi attraversava il confine per andare a cucinarle nel grande forno della zia.
Ma come possiamo descrivere la Gubana di Cormons? Una pasta a lunga lievitazione con un ricco ripieno di noci, nocciole, pinoli e uva sultanina di primissima scelta, racchiuso come un fragrante bocciolo di rosa. A prepararla dal 2018, dopo averne appreso tutti i segreti dalle donne di famiglia e creato un’azienda, è Giacomo Brandolin che racconta come sia nato tutto per caso, quando portò alcune delle sue gubane al compleanno del noto giornalista sportivo della Rai, Bruno Pizzul, cormonese pure lui. Un regalo che conquistò tutti, non solo i nostrani che conoscevano già il tipo di prodotto, ma anche i calciatori che lo festeggiavano, che poi hanno portato il nome e descritto la bontà in giro per il mondo.
Il segreto sta nell’utilizzo di ingredienti di qualità, equilibrati, preferendo i contributi del territorio, con lieviti e farine altamente selezionati e una doppia lievitazione aromatizzata con succo di limone e arancia. Da notare l’accuratezza del taglio di uvette e pinoli, rigorosamente longitudinale, dando molto peso anche al bilanciamento tra pasta e ripieno. Giacomo ultimamente sta pure producendo la miniporzione, per uno snack veloce durante il lavoro, che è molto richiesta in pasticcerie e ristoranti. Un’ultima raccomandazione: gustarla tiepida e non bagnarla assolutamente con l’alcol (ci sono già nell’impasto grappa e rum), ma abbinarla con un’elisir ottenuto dall’infusione delle noci, chiamato SanZuan, pure questo prodotto a Cormons, in bottiglie da 700, 500 e 100 ml, quest’ultima per il kit monoporzione.
Ma come si prepara? Semplice, basta raccogliere le noci come da tradizione, cioè bagnate dalla rugiada nella notte del 23 giugno, la vigilia di San Giovanni Battista, da cui appunto il suo nome in friulano. Giacomo così descrive la sua opera: “Le noci danno vita, assieme ad altri preziosi ingredienti e un po’ d’alchimia, a un bouquet aromatico unico, che si sposa alla grande alla mia Gubana”.
A me è venuta l’acquolina in bocca, e a voi?

Ecco la gubana e il SanZuan.

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In copertina, Giacomo Brandolin con la sua famiglia nel laboratorio delle gubane a Cormons.

LA RICETTA – Moderna e raffinata zuppa di Montasio

di Roberto Zottar

Con l’arrivo dell’autunno e dei primi freddi si riscoprono cibi corroboranti che durante l’estate si erano forse lasciati da parte, come zuppe, minestre e quando il freddo è più intenso anche le jote. Giuseppina Perusini Antonini nel 1949 scriva che “il friulano desidera la scodella di minestra calda, l’apprezza, la vuole ben preparata, come e quanto i meridionali ci tengono ai maccheroni”.
Nel passato, in tempi di difficoltà, la minestra era molte volte l’unico piatto: vi leggo a proposito un toccante scritto del friulano Padre Davide Maria Turoldo dal titolo “la mia minestra”. “… era una minestra sempre uguale, e però la fame era sempre nuova, così ti pareva nuova anche la minestra. E poi nuova era, ogni giorno, la cura con  cui tua madre la preparava, Ora ci metteva qualche pizzico di aglio in più, e anche del pepe ci metteva; poi qualche radice che sapeva lei, ora qualche patata con carote e altri legumi, ma sempre orzo. Appena accorgimenti semplici per darle un sapore che non ti disgustasse mai. Nei giorni di maggior fatica ci metteva dentro di tutto, specialmente qualche costina di maiale e anche qualche salsiccia che si fondesse con l’orzo: un sapore da allungarti il collo. E di domenica faceva addirittura un minestrone con i fagioli migliori, quel color castagna, che parevano di cioccolata: fagioli conservati apposta per la domenica. Dio, che minestra!”.
Piero Adami ricorda che la minestra carnica è un piatto prevalentemente brodoso, sempre ben caldo per combattere  al meglio la rigidità del clima, inizialmente molto povero, ma che si è arricchito man mano di ingredienti piuttosto semplici come la “batude”, ossia latticello, ricotta o latte, divenendo spesso una preparazione ricca di fantasia e di rustica raffinatezza, equilibrata nei sapori, con caratteristiche gastronomiche ben definite.
Oggi vi propongo una rivisitazione moderna, delicata e raffinata di minestra, una zuppa di formaggio latteria di Alessandro Gavagna, chef stellato del ristorante “La Subida” di Cormòns. Il formaggio latteria Montasio è documentato nella regione già dal 1200 quando veniva prodotto ad opera dei benedettini dell’Abbazia di Moggio.

Preparazione:
In una pentola fate stufare per qualche minuto 100 g di burro con una cipolla media tritata. Aggiungete 50 g di farina e lasciate tostare un po’ mescolando. Versate a questo punto un litro di buon brodo vegetale e portate ad ebollizione e lasciate sobbollire per una decina di minuti. Aggiungete 3 etti di formaggio latteria giovane grattugiato e cucinate ancora un paio di minuti. Togliete dal fuoco, aggiungete tre rametti di maggiorana tritata e due tuorli d’uovo. Con l’aiuto di un frullatore ad immersione rendete omogenea la zuppa. Passate al colino cinese e regolate di sale e pepe. Se volete eccedere anche una grattata di tartufo!

Vino:
Ottimo un Friulano (ex Tocai) del Collio. Ma altrettanto consigliabili un Riesling renano o un Müller Thurgau.

Buon appetito!

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In copertina e qui sopra la zuppa di Montasio rielaborata dallo chef Alessandro Gavagna.

Turismo, Fondazione Friuli e Pro Loco: strategici i vini e l’agroalimentare

di Gi Elle

La produzione agroalimentare e vitivinicola, e quindi l’enogastronomia, sono strategici per il turismo del Friuli Venezia Giulia, perché costituiscono l’asse portante della sua promozione:  l’ospite infatti non arriva solo per le bellezze ambientali, storiche e paesaggistiche, ma anche perché sa di poter trovare vini – specialmente bianchi – fra i migliori al mondo ed eccellenze alimentari di prim’ordine. E questo lo sanno bene le Pro Loco Fvg, ma lo sa anche la Fondazione Friuli che è scesa nuovamente in campo per dare una mano, molto importante, proprio alle organizzazioni dei volontari che fanno capo al Comitato regionale che ha sede a Villa Manin di Passariano. E questo per rinnovare la stretta collaborazione in atto per promuovere, con passione, il meglio delle tradizioni ed eccellenze del territorio.
La Fondazione Friuli e il Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione nazionale Pro loco d’Italia hanno, infatti, sottoscritto una nuova convenzione che definisce la collaborazione tra i due soggetti nel corso del prossimo triennio. Il documento è stato firmato a Udine, nella sede della Istituzione in via Manin, dal presidente della stessa Giuseppe Morandini e dal presidente delle Pro Loco regionali Valter Pezzarini.
Le parti si sono impegnate a collaborare nella promozione e nello sviluppo sul territorio di progetti e iniziative in campo culturale, mirando a diffondere il patrimonio culturale materiale e immateriale della comunità regionale, a valorizzare, appunto, il patrimonio enogastronomico e della produzione agroalimentare e vitivinicola, a favorire in generale la promozione turistica del Friuli Venezia Giulia. In tal senso, la Fondazione Friuli sosterrà economicamente le iniziative del Comitato, del quale riconosce il ruolo fondamentale per un’azione mirata in questa direzione.
“Ringraziamo la Fondazione Friuli e il presidente Morandini – ha dichiarato Valter Pezzarini – per un sostegno che non è mai venuto a mancare negli anni precedenti e che si rinnova con questa nuova convenzione, a partire dalla vicinanza al progetto Presepi in Friuli Venezia Giulia attualmente in corso. Il nostro mondo, che consta di 233 Pro Loco aderenti suddivise in 11 Consorzi con 20 mila soci volontari che ogni anno organizzano 1.500 eventi, può grazie a questa convenzione guardare al futuro con ancora più fiducia“.
“Con questa convenzione – ha aggiunto Giuseppe Morandini – vogliamo dare continuità al sostegno alle Pro Loco regionali, sempre impegnate in infinite attività per il bene del tessuto sociale delle nostre comunità, in un’ottica di sistema a vantaggio dell’intero Friuli”.

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In copertina, stretta di mano, segno di forte collaborazione, fra i presidenti Pezzarini e Morandini; qui sopra, la firma della convenzione.

(Foto Petrussi)

A Cividale la Gubana dei record sfiderà la Pastiera napoletana

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – E ora la Gubana lancia la sfida alla Pastiera napoletana! Non era mai scesa così a Sud, fermandosi infatti ad Ascoli Piceno e a Siena, la originale e curiosa contesa che ogni anno, sul finire dell’inverno, il tipico prodotto di Cividale e delle Valli del Natisone ingaggia con un altro dolce simile o comunque famoso nell’ambito del “Gubana Day – Premio Bepi Tosolini”. Ma lo farà proprio in questo 2020 appena cominciato e che inaugura il nuovo decennio del 21° secolo. L’annuncio, come è ormai consolidata tradizione, è arrivato puntuale proprio la sera di Capodanno sotto l’antica loggia municipale della cittadina Patrimonio dell’Umanità per il fatto di custodire gelosamente quel gioiello noto come Tempietto Longobardo. Il tutto in mezzo a una vera e propria folla di “golosi” che non ha voluto perdersi la “Gubana più grande del mondo”, che conquista nuovi primati di anno in anno. Arrivando addirittura a 103 chili! Davvero enorme, ma che in poche decine di minuti, fetta dopo fetta, è stata “spazzolata”, lasciando sull’ampio tavolo sistemato sotto gli occhi di Giulio Cesare, soltanto le briciole e quel “cartiglio”, fatto di pane cotto assieme al dolce, con la scritta del nuovo peso e gli auguri per il 2020.

Berto e Pia Blasuttig brindano a Cividale davanti alla loro “Gubana più grande del mondo”.

Sono stati ben 15 i record consecutivi per la Gubana gigante: da 34 ad appunto a 103 chili. Il vicino Forno Cattarossi, di Berto e Pia Blasuttig, si è sempre superato per presentare la sera del primo giorno del nuovo anno una beneaugurante “gubanissima” e per questa 15ma edizione c’era da scommettere in un nuovo primato – roba da Guinness, senza dubbio! –dopo quello del 2019 quando l’immenso dolce aveva superato di due chili il quintale, stracciando i 98 dell’edizione precedente.
La sera del 1° gennaio 2020 si è rinnovata, dunque, questa ormai consolidata e bellissima iniziativa di sfornare la “più grande Gubana del mondo” e adagiarla su un mega-tagliere sotto il loggiato comunale, per essere ammirata dalla folla – c’erano centinaia di persone, infreddolite, richiamate da uno spettacolo che soltanto Cividale sa offrire con questo dolce in versione extralarge – e poi essere offerta in degustazione proprio per il brindisi augurale di Capodanno. Il tutto ancora una volta è stato promosso dallo storico Caffè San Marco e dai suoi titolari Andrea e Marco Cecchini, organizzatori che si sono detti molto soddisfatti del progressivo incremento dimensionale che appunto la “Gubana da Guinness” ha avuto di anno in anno. La festosa degustazione é stata accompagnata dalle bollicine rigorosamente friulane offerte dalla cantina Vigna Angeli di Prepotto, tra le allegre note di un gruppo di fisarmoniche delle Valli. I rappresentanti dei principali enti cittadini (Comune, Civibank, Ascom), della Regione Fvg, di Udine e Manzano, nonché il presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, hanno presenziato al simpaticissimo evento condividendone le finalità rivolte, appunto, al rilancio del dolce tipico di Cividale e delle Valli del Natisone.

Le fisarmoniche delle Valli.

Come dicevamo all’inizio, nel Capodanno ducale è stato presentato il nuovo concorso “Gubana Day-Premio Bepi Tosolini”, la cui 15ma edizione è già stata messa in calendario alla fine del prossimo febbraio: un weekend all’insegna delle degustazioni di Gubana e, da ben 11 anni, anche di una originalissima “disfida” tra dolci di altre provenienze. E quest’anno sarà appunto la volta della famosa Pastiera napoletana, dopo aver sfidato la Putizza goriziana (2009), il Presniz triestino (2010), il Kartner Reindling (2011), tipico dolce carinziano, l’Oreshaza istriana (2012), lo Strudel sappadino (2013), il Tiramisù carnico (2014), la Sacher Torte viennese (2015), il Panforte di Siena (2016), il Frustingo di Ascoli (2017), la Pinsa di Vittorio Veneto (2018) e il Pane di San Siro di Pavia (2019), città lombarda dove poco prima di Natale c’era stata una sorta di “gara di ritorno”, nella quale la Gubana per un soffio è stata superata nella votazione della giuria popolare. Ma non sono mancati gli applausi ai bravi pasticceri friulani, “caricati” a fare sempre meglio.
E ora il prossimo concorrente sarà “esplosivo”, visto che proviene proprio da una terra che in fatto di bòtti a Capodanno non è seconda a nessun’altra: la Pastiera napoletana, un vero e proprio “must”’ della pasticceria campana, ma ormai anche nazionale (un po’ come la pizza…), le cui origini risalgono al XVI secolo quando si ideò questo dolce per le feste pasquali, ma che ora si apprezza sempre e comunque. E’ la stessa distilleria Bepi Tosolini a favorire questa “disfida” – in quanto a latitudine ancora più a sud di quella, famosissima, di Barletta – con una specialità partenopea nota nel mondo. Va da sé che la Gubana non teme i confronti e si accinge ad una nuova impegnativa tenzone. Per cui, dopo le solenni feste epifaniche cividalesi, si comincerà subito a guardare a quanto avverrà al Caffè San Marco fra neanche due mesi. Arrivederci!

La folla intorno alla “gubanissima”.

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In copertina, ecco la maxi-gubana col nuovo record. (Photolife.it come la prima immagine interna)

Il Bronzàn rilanciato da Linda e Francesco: Palazzolo li premia

di Silvio Bini

Prima dell’ alba del 2020, prima dei cenoni di San Silvestro, a Palazzolo dello Stella c’è spazio ancora per la consegna di un Premio, ideato dall’associazione Art&Stella per la categoria dei commercianti locali. Un paese, che da tempo gira attorno ai tremila abitanti, sente particolarmente il tema del commercio, tenuto oggi in piedi, con grande fatica, da “capitani coraggiosi” . E’ proprio così denominato il Premio di Art&Stella, Capitani Coraggiosi, come il titolo del famoso libro di Rudyard Kipling, nel quale si rendeva omaggio a gente che con impegno e sacrificio guadagnava la giornata, diventando anche esempio per i giovani e meritandosi l’ammirazione delle classi più alte. Altri tempi. Tanto che oggi il commercio, soprattutto quello dei piccoli negozi, puntando su un bacino di utenza limitato, stenta a sopravvivere.

Art&Stella


L’amministrazione comunale di Palazzolo, quest’anno, ha approvato un regolamento, che ha lo scopo di favorire la nascita di nuove attività all’interno del centro storico, nonché di sostenere e valorizzare la permanenza di quelle già esistenti, attraverso misure di sgravio fiscale e di supporto economico. Naturalmente, il centro storico ha pagato più di tutti la crisi commerciale che si è unita a quella edilizia, ma in tutto il paese le attività produttive sono, più o meno, in difficoltà, vittime, si dice (così non era, una volta), anche del fisco e della burocrazia. Nel mese di agosto, a San Bartolomeo, Art&Stella premia gli artigiani, altra categoria che, almeno in Friuli, non se la passa troppo bene. Sono tentativi di stimolare l’attenzione della società verso una parte del lavoro autonomo, la cui presenza è determinante per la qualità di vita in una piccola comunità.
La consegna, a domicilio, del Premio Capitani Coraggiosi avverrà oggi, alle 12, senza cerimoniali: sarà sufficiente una stretta di mano ed un brindisi. Il primo premio è stato assegnato a Linda Tosoratto e Francesco Angerami, titolari del ristorante Al Bronzàn, situato a margine dell’Aviosuperficie di Piancada, in via Agaril, 4.
Linda e Francesco, lei giovane palazzolese in cerca di fortuna all’estero, lui chef calabrese che ha girato il mondo, seguendo la gastronomia internazionale, si sono conosciuti a Francoforte, in Germania. E’ da lì hanno deciso di ripartire con un nuovo sogno da realizzare in Italia: aprire un ristorante tutto loro. Lo hanno individuato proprio a casa di Linda, a Palazzolo dello Stella, dove un ristorantino dalle alterne fortune li attendeva per essere rilanciato, in una campagna aperta fra il fiume Stella e la Laguna, che, quasi naturalmente, si sta proponendo come sito privilegiato di un turismo slow, ambientale, quand’anche sportivo. Oggi, a neanche sei mesi dall’apertura, il loro “coraggio” è stato premiato e il ristorante Al Bronzàn, nel quale lo chef, forte della sua esperienza internazionale, propone ottimi piatti (in particolare di pesce fresco) delle cucine regionali, è davvero lanciato.

La zona in cui sorge il ristorante.

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In copertina, Linda Tosoratto e Francesco Angerami, titolari del ristorante Al Bronzàn.

Vini e sommelier: dal 20 gennaio i nuovi corsi Fvg

di Gi Elle

Giornate di superlavoro quelle delle festività natalizie e di fine anno per i sommelier: pranzi, cene, cenoni, vedono sempre più la presenza di questi bravi professionisti del vino, preparati come si deve a servire e a consigliare una buona bottiglia. Ma per essere all’altezza del compito, bisogna essere adeguatamente formati e questo avviene attraverso corsi che si tengono ogni anno anche nella nostra regione per insegnare a chi vuole avvicinarsi a questo importante settore cos’è il Vigneto Fvg (ma non solo, ovviamente) e quali sono le sue produzioni.
Passate appunto le feste, e rientrati nei ranghi di una normale attività annuale, prenderanno il via infatti i corsi di formazione per sommelier del Comitato regionale Fvg della Fondazione Italiana Sommelier – Bibenda, la famosa Guida che nell’edizione 2020 ha premiato numerose etichette anche del Friuli Venezia Giulia, con la consegna dei riconoscimenti durante la mega-festa tenutasi a Roma alla fine di novembre. Le iscrizioni sono ancora aperte e le lezioni si terranno dal 20 gennaio prossimo all’albergo Villa Riviera di Pradamano, dove l’appuntamento è fissato ogni lunedì dalle ore 20.30.
L’intero percorso è formato da ben 52 lezioni teoriche e pratiche. E questo dimostra il livello di preparazione che alla fine può essere assicurato agli aspiranti sommelier, che vengono formati anche con degustazioni guidate da insegnanti di alto livello. Saranno, infatti, degustati oltre 150 vini tra i più rinomati del panorama enologico italiano e internazionale. Al termine del corso, saranno rilasciati attestati che dimostrano il livello di preparazione raggiunto e l’abilitazione a svolgere l’attività di sommelier.

Per maggiori informazioni gli interessati potranno rivolgersi alla segreteria regionale scrivendo alla fondazionesommelier.fvg@gmail,com e contattando i numeri3939754565 oppure 3337294264 o ancora 3403422309.

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In copertina, ecco una sommelier mentre serve gli spumanti Fvg.

 

Quale dolce sfiderà la gubana? Cividale lo svela a Capodanno

di Gi Elle

Ma quale sarà il dolce che fra un paio di mesi sfiderà, nella ormai tradizionale contesa, la gubana di Cividale e delle Valli del Natisone? Lo si saprà la sera di Capodanno, sotto la loggia muncipale della città longobarda, appena tagliata quella che potremmo chiamare la gubanissima” per augurare, assieme a un calice di ottime bollicine dei Colli orientali del Friuli, un buon 2020. Una festa irrinunciabile la prima sera dell’anno appena nato, che è sempre stata contraddistinta da un nuovo record. Sono stati, infatti, ben 14 quelli consecutivi per la maxi-gubana. Il vicino Forno Cattarossi (è a due passi dal famoso Ponte del Diavolo) e il suo titolare Berto Blasuttig si sono sempre superati nello sfornare la “gubana più grande del mondo” e per la 15a edizione c’è da scommettere in un nuovo passo avanti dopo quello del Capodanno 2019, quando il gigantesco dolce superò il quintale avendo raggiunto il peso di ben 102 chili contro i 98 dell’edizione precedente.

La sera del 1° gennaio si rinnoverà, dunque, questa ormai  consolidata iniziativa di sfornare la gubana che stupisce tutti e di adagiarla su un’ampia tavola sotto gli occhi di… Giulio Cesare e della folla incuriosita, per essere ammirata e poi offerta in degustazione per il brindisi augurale, il tutto promosso dal Caffè San Marco e dai suoi titolari Andrea e Marco Cecchini. Centinaia di persone partecipano ogni anno a questo evento nello storico locale cittadino animate dall’attesa di sapere se il record della precedente edizione sarà battuto, ma soprattutto per assaggiare il rinomato dolce del Friuli in versione extralarge.
Gli organizzatori si sono detti molto soddisfatti del progressivo incremento dimensionale che la gubana da Guinness” ha avuto di anno in anno. La festosa degustazione, come detto, sarà accompagnata dalle bollicine rigorosamente dei Colli orientali, offerte dalla Vigna Angeli di Prepotto. I rappresentanti dei principali enti cittadini (Comune, Civibank, Ascom), della Regione e dei Comuni limitrofi sono soliti  presenziare all’evento condividendone le finalità rivolte al rilancio del dolce tipico friulano, vanto di Cividale e delle Valli del Natisone. Per cui tutti brinderanno alle sue nuove fortune e anche all’esito dell’ormai prossimo concorso che più di una volta ha avuto respiro internazionale.

Nel Capodanno ducale, come dicevamo all’inizio, verrà appunto  presentato il “Gubana Day-Premio Bepi Tosolini”, la cui 15a edizione si terrà alla fine del prossimo febbraio: un weekend all’insegna delle degustazioni di gubana e, da ben 11 anni, anche di una originalissima competizione tra dolci di altre provenienze. Dopo aver sfidato la Putizza goriziana (2009), il Presniz triestino (2010), il tipico dolce carinziano Kartner Reindling (2011), l’Oreshaza istriana (2012), lo Strudel sappadino (2013), il Tiramisù carnico (2014), la Sacher Torte viennese (2015),  il Panforte di Siena (2016), il Frustingo di Ascoli (2017) , la Pinsa di Vittorio Veneto (2018) e il Pane di San Siro di Pavia (2019), si conoscerà il prossimo dolce italico che se la vedrà con la gubana per l’edizione 2020 dell’ormai affermato e seguitissimo concorso.  Ma prima di tutto brindiamo al Capodanno. E nell’attesa leggete anche il precedente articolo, quello dedicato alla Ricetta del sabato, nel quale il dottor Roberto Zottar ci offre interessanti informazioni proprio sulla gubana, spiegando pure il “modus operandi” per ottenere un dolce squisito. Arrivederci, dunque, a Cividale.

Per informazioni:
Dottor Andrea Cecchini
telefono 3355279130

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In copertina e qui sopra la “gubanissima” di 102 chili tagliata nel Capodanno 2019 a Cividale.

(Photolife.it)

LA RICETTA – La putizza di Natale, gubana con noci e miele

di Roberto Zottar

Natale è anche tempo di dolci, ma secondo la contessa Perusini nella cucina friulana manca un dolce natalizio, mentre sappiamo che nella Venezia Giulia si gustavano le frìtole di pasta lievitata, ora scomparse, secondo il detto: “De Nadal le frìtole, de Pasqua pinze e titole”. La globalizzazione odierna ci ha portato il panettone, mediamente buono, anche se è difficile trovarne uno di gran qualità: vi suggerisco di leggere sempre la lista degli ingredienti e di acquistare solo quelli che al secondo posto, dopo la farina, hanno o burro o tuorli, ma vedrete che la ricerca non sarà facile!
Molto classica, però, a Natale è anche la putizza che, come scriveva già a metà del ‘700 il medico Baltazar Hacquet, viene preparata in occasione sia del Natale sia della Pasqua. “Putizza”, “potica” o “gubana delle Valli del Natisone” o “Reindling della Val Canale” sono dolci acciambellati simili caratterizzati da un pasta al lievito ricca che avvolge un gustoso ripieno. Se la prima citazione del termine “gubana” la troviamo in una poesia goriziana del 1714, il termine sloveno “potica”, contrazione di “potivica”, cioè “rollata”, è già presente nell’opera dello storico Janez Vajkard Valvasor “Die Ehre des Hertzogthums Crain“, La gloria del ducato di Carniòla, del 1689 dove viene descritta come un dolce con impasto finemente steso e spalmato di noci e miele, arrotolato e cotto. Ricette di putizze con noci e miele si trovano sia in vari testi austriaci, col termine di “Nusspotitze”, sia nei ricettari sloveni e sia in quelli giuliani.
Le ricette più antiche prevedono di «sbollentare le noci» con caffè o latte caldi. Non ho capito l’utilità di tale procedura fino a quando ho trovato uno scritto che riportava due proverbi. Il primo ricorda che le noci maturano a Santa Maria Maddalena, il 22 luglio: “Par Santa Maria Madalena la còcula ’l è plena”. Il secondo ricorda che le noci irrancidiscono già il 10 agosto a San Lorenzo: “Par Sant Lorens la còcula rens”. L’operazione di sbollentatura serviva quindi a ridurre l’afrore delle noci autoctone facilmente irrancescibili. L’uso attuale di noci di Sorrento o californiane rende invece inutile tale procedura.

Procedimento:
Per realizzare una putizza con noci e miele preparate una pasta al lievito con mezzo chilo di farina, 50 g di lievito, 80 g di burro, 50 g di zucchero, 3 tuorli, un uovo intero, un pizzico di sale, buccia grattugiata di limone, un po’ di latte e fate lievitare. Per il ripieno riscaldate in un tegame 300 g di miele con mezzo bicchiere di latte, una noce di burro e 400 g di noci macinate. Aromatizzate con vaniglia, rum, scorza di limone e distribuite freddo sulla pasta stesa: arrotolate, acciambellate e mettete in una tortiera imburrata, spennellate con uovo sbattuto e dopo aver fatto ri-lievitare infornate a calore moderato per un’ora.

Vino:
Un Ramandolo Docg passito.

La gubana delle Valli del Natisone.

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In copertina, ecco la putizza dolce della tradizione natalizia.

Natale e San Silvestro a tavola (quante proposte!) nella Riviera Friulana

di Carlo Morandini

A Natale la Riviera Friulana pullula di occasioni di intrattenimento e di invitanti momenti per trascorrere l’importante giorno di festa assieme ad amici, familiari e a chi si ama. E uno dei modi migliori per festeggiare è quello di concedersi un diversivo, dedicando la giornata al gusto, ai sapori genuini, a quelli tradizionali, o frutto dell’innovazione. Innovazione, che spesso coincide con la ricerca di sapori e abbinamenti che sono proprio quelli che il palato si attende di incontrare. Il segreto dei grandi chef e gourmet? Ce lo ricorda il cuoco stellato Alberto Tonizzo, di Rivignano: preparare quello che gli ospiti desiderano di gustare, vedere, ammirare, assaporare, respirare nel piatto. Ovvero, l’esaltazione della semplicità.
Non tutti i locali rivieraschi, però, saranno a disposizione, oggi ricorrenza del Natale. Ma rimarranno comunque aperti nel periodo delle festività. Partiamo dal Ferarut, che si potrà frequentare non solo il giorno di Natale, ma quest’anno anche la notte di San Silvestro, per restituire agli appassionati l’ospitalità della taverna sottostante al ristorante. Il piatto principe del menù stellato natalizio, come suggerisce Alberto, saranno gli Gnocchi di zucca, storione bianco affumicato, cipolline tostate, yogurt e aneto. Abbinati a una Malvasia. Per rimanere sulla linea delle Risorgive, i Maltagliati delicati al ragù d’anatra ci richiamano al ristorante La Rucola, di Castions di Strada. Dove, invece, a Capodanno, si potrà scegliere tra il pesce, per esempio il Gran fritto, o la carne, e il Filetto di maialetto ai porcini.

A Porpetto, alla Tavernetta da Aligi, Ezio, in cucina, Clia Mari e Tayrin in sala, sono a disposizione nel periodo delle feste. Con antipasti, primi e secondi piatti che rispecchiano la tradizione friulana, ma sono curati e ingentiliti per assecondare il gusto di oggi. Così, la semplice Zuppa di orzo e fagioli diviene una leccornia da ricordare, il Baccalà alla vicentina con polenta possiede un gusto coinvolgente, la Faraona al forno richiama il gusto della cucina delle nonne.
A Lignano Sabbiadoro, il King Pub di Franz Dalle Crode ha predisposto per la notte di San Silvestro un coinvolgente intrattenimento a suon di karaoke con Stefania Fufa Urban, per degustare i food stellati. Un salto in osteria, a La Farmacia dei Sani, per una cucina tradizionale, ma anche proposte a base di pesce e una cantina articolata. Per un percorso che Patrizio e Monica sanno suggerire. Per uno snack con gli amici e addentrarsi nell’atmosfera lignanese, si può fare un passaggio al Villaggio delle Casette tra piazza Fontana, le vie centrali e la Terrazza a Mare, verso la pista di pattinaggio affacciata sula spiaggia in attesa di visitare il Presepe di sabbia. Per assaggiare i sapori rivieraschi proposti da diversi degli associati alla Riviera Friulana: dalla Farmacia dei Sani, all’Hotel Salus, al King Pub. Per poi passare a un drink al Bar Fontana di Mattia Bianchin. O per una sosta corroborante al Central Park di Diego Defilippis. Se si fa sera, ecco l’aperitivo al Tay & Rhum di Samira Dorbolò, dove Michele sa proporre una qualificata selezione di snack vini e bevande di pregio. Anche per soggiornare al contiguo Hotel Tivoli. Se si intende passare la notte a Lignano, l’accoglienza stellata dell’hotel Rossini di Mario Iop propone, oltre agli alloggi dell’hotel e del resort 4 stelle superior, anche il centro benessere dedicato.
Risalendo verso l’area rivierasca, l’azienda Guido Lorenzonetto offre una qualificata scelta di bollicine e non solo. In attesa dell’apertura della nuova location per le degustazioni immersa nel vigneto. Più vicina al Tagliamento, Casa Allegra è la location ideale dalla quale far partire le escursioni a piedi o in bicicletta, o quelle più distanti in auto. Un alloggio ambientato nella campagna rivierasca, arricchito da complementi d’arredo artistici, consente di seguire nel contempo le attività di addestramento dei cavalli campioni di trotto che vengono allevati nell’azienda, e allenati sull’anello adiacente.
Ad Aprilia Marittima, o Latisana Marittima, il nuovo resort La Laguna, della famiglia Toso, con gli alloggi stellati, propone il ristorante dedicato con la cucina di pregio, il centro benessere e la serenità della campagna, a contatto con l’ambiente marinaro del porto turistico. A Latisana, il nuovo King Pub, sempre di Franz Dalle Crode, per gli snack veloci con materie prime di prossimità. E sempre a Latisana, alla Galleria La Cantina, nel cuore della località rivierasca, anche il periodo natalizio è animato da incontri ed eventi culturali. Che sono organizzati da Giovanni Toniatti Giacometti. Il quale è animatore anche di Casa Allegra. Così come di Casa Gioconda, sulla sponda opposta del fiume Tagliamento, in Comune di San Michele. Come Casa Gioia, sempre dei Toniatti Giacometti, si presta anche al soggiorno invernale nella quiete rurale, a poca distanza da Lignano, ma anche da Bibione.

Il chiosco di Isola Augusta, nelle festività, proporrà invece gli snack dei sapori della tradizione friulana. Con i vini che la famiglia Bassani ha saputo valorizzare in un territorio, il Latisanese, che molti esperti hanno definito un “cru”. Passando per Precenicco, nell’azienda Baccichetto Vittorino, Alessandro e Paolo sono ben felici di suggerire i loro vini rivieraschi. Quelli agroalimentari, assieme ai cibi di pregio a base delle carni bianche di coniglio, si possono trovare a poca distanza, al punto vendita della Vecon-Coniglio natura di Zeno Roma, Eccellenze friulane. E da lì, a Marano Lagunare, per raggiungere la Vedova Raddi, trattoria Alla Laguna, di Decio Raddi, per il pesce proposto nell’antica maniera, la distanza è breve.
Tra Strassoldo e Cervignano, Cà Bolani propone bollicine di pregio e i vini classici rivieraschi che, come ricorda l’enologo Roberto Marcolini, rispecchiano le caratteristiche essenziali delle varietà dei vini di pregio. Senza forzature. Tra Fiumicello e Villa Vicentina, la Cantina Valpanera è invece specializzata nella produzione del Refosco dal peduncolo rosso. Anche d’annata. Acquisita da Alessandro e Paolo Baccichetto, l’azienda è in fase di rilancio. Mentre sulla riva sinistra dell’Isonzo, Enzo, Davide e Nicola Lorenzon propongono i vini generati dalle terre ghiaiose e sabbiose delle aree in prossimità del fiume. Che nelle sale degustazione possono essere testati assieme ai prodotti della campagna isontina.

Ad Aquileia, l’azienda agricola Brojli, della famiglia Clementin, specializzata nei vini rivieraschi, dispone di una suggestiva location affacciata verso la Basilica dei Patriarchi. Anche a Grado, il Natale è vissuto con la valorizzazione dei suoi simboli. Ed ecco i Presepi artistici distribuiti tra le calli, accanto a quello galleggiante nel porto canale. Il pranzo di Natale o il cenone di Capodanno? Nell’atmosfera caratteristica ed elegante dell’Hotel Astoria di Sandro Lovato. Magari dopo una sosta al centro benessere o nelle piscine di acqua di mare riscaldata, e all’ultimo piano, al ristorante Al Settimo Cielo. Per godere dello spettacolo lagunare visto dall’alto. Il menù è curato, come il servizio guidato dal vicepresidente dell’Amira, Giacomo Rubini. Tra le altre proposte, il Calamaro tostato su passata di ceci e germogli di sakura. Infine, per un Natale particolare, o un fine anno da ricordare, le motonavi di Adriano Zentilin, la Nuova Saturno e altre, vi possono portare in escursioni da sogno tra Marano, Lignano, Grado e lo scenario fantastico del fiume Stella e della laguna.

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In copertina e all’interno ecco alcuni esempi di cosa offre la Riviera.

(Foto Carlo Morandini)