Troppa neve in Fvg, rotoballe di fieno in soccorso degli animali affamati

«Si stanno concludendo in queste ore le prime fasi delle operazioni di soccorso della fauna selvatica in difficoltà, curata in maniera sinergica dal personale del Corpo forestale regionale e della Protezione civile della Regione, con il supporto di alcuni cacciatori delle locali riserve di caccia». Lo hanno confermato il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Protezione civile e l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Riccardo Riccardi e Stefano Zannier, evidenziando che «dopo le nevicate da record di fine dicembre e inizio gennaio, in certe zone il manto nevoso ha raggiunto i due metri di spessore e sono state innumerevoli le segnalazioni dei cittadini che hanno rilevato la presenza di ungulati in difficoltà. In genere per superare il rigore dell’inverno gli animali si spostano verso valle, dove il manto nevoso generalmente è più ridotto, ma talvolta, come accaduto in questa fase, anche il fondovalle è risultato coperto da uno spesso strato di neve. Ci sono quindi state numerose segnalazioni di esemplari sulle strade o in prossimità delle abitazioni, le uniche aree sgombre dalla neve nelle quali possono muoversi agevolmente».

Il Corpo forestale, d’intesa anche con i direttori delle riserve di caccia, ha quindi programmato – come informa Arc – un’attività di foraggiamento di soccorso dove erano segnalati gruppi di animali in difficoltà, con il duplice intento di proteggere la fauna selvatica ed evitare il rischio di un aumento degli incidenti stradali. Altri interventi sono stati effettuati in punti dove in passato, a seguito di grandi nevicate, sono state registrate morie di animali. Zannier ha spiegato che «data la diminuzione della presenza umana causata dalle misure anti Covid-19, gli animali tendono ad avvicinarsi più del solito a paesi, abitazioni e strade. Sono quindi stati pianificati e calibrati su base scientifica alcuni interventi che tengono conto del rispetto della biologia e dell’ecologia delle specie presenti in Friuli Venezia Giulia. Per queste operazioni di soccorso è stato quindi impiegato un foraggio molto grezzo e ricco di cellulosa, messo a disposizione dal Servizio biodiversità della Regione, proveniente dallo sfalcio di aree prative situate in ambienti naturali ad alta valenza ecologica».

Il foraggiamento artificiale degli ungulati selvatici, infatti, è una pratica di emergenza che richiede particolari cautele: i ruminanti selvatici d’inverno sono abituati a una alimentazione scarsa e fibrosa, si adattano difficilmente a brusche variazioni derivanti dalla somministrazione di alimenti eccessivamente energetici e proteici, che possono causare gravi alterazioni metaboliche, con esiti anche letali. È, inoltre, necessario pianificare con particolare cura la distribuzione dei punti di foraggiamento al fine di evitare assembramenti che agevolano la trasmissione di patogeni e parassiti tra animali già indeboliti dai rigori di un inverno particolarmente freddo e nevoso. «Per questi motivi, in presenza di animali in difficoltà – hanno ribadito Riccardi e Zannier -, è opportuno che la popolazione non distribuisca alimenti autonomamente, ma avverta la locale stazione forestale, che valuterà la strategia d’intervento più idonea».
Come evidenziato del vicegovernatore Riccardi, «tutte le operazioni di movimentazione delle rotoballe è stata curata dalla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia in sinergia con il personale del Corpo forestale e il contributo anche di numerosi cacciatori locali. Con i mezzi della Protezione civile sono state distribuite dai centri di smistamento fino ai punti di alimentazione degli animali 74 balle di alimento fibroso con interventi nei Comuni di Tarvisio, Paluzza, Sutrio, Ligosullo, Forni Avoltri, Sauris, Ovaro e Paularo. Per raggiungere alcuni punti, sfruttando missioni già programmate per altre attività, è stato impiegato anche l’elicottero della Protezione civile».

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In copertina e all’interno alcune immagini del soccorso della fauna selvatica con rotoballe di fieno.

(Foto Regione Fvg)

Progetto Cai, un obiettivo che divide i vertici del Consorzio agrario Fvg

(g.l.) Il futuro assetto del Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia divide i vertici dello stesso. Infatti, se da un lato il Cda della centenaria cooperativa, con il presidente Gino Vendrame – che è pure leader della Coldiretti friulana -, si è espresso favorevolmente, con gli opportuni approfondimenti, sul progetto Cai di aggregazione che prevede la nascita di un grande e potente gruppo nazionale, dall’altro Confagricoltura Fvg, con Piergiovanni Pistoni e i propri consiglieri, ha bocciato l’operazione che, come appare evidente, è di portata storica. E questo perché Vendrame e Pistoni sono portatori di visioni diametralmente opposte, come emerge con chiarezza nei due comunicati ufficiali che pubblichiamo.

Vendrame: multinazionali
con noi meno aggressive

Una valutazione attenta e ponderata di obiettivi e vantaggi che il progetto nazionale Cai porta in dote al Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia. E’ quanto deciso dal consiglio di amministrazione della grande coop di Basiliano con l’approvazione della delibera che dà il via libera al progetto Cai «per analizzare in ogni aspetto possibile i pro e i contro, così da poter prendere infine una decisione ponderata. Prima in consiglio poi in assemblea dei soci, che è sovrana», spiega il presidente del Consorzio Gino Vendrame.
L’importante, per il presidente del Consorzio, è che i soci siano nella condizione di fare una scelta a ragion veduta. «La paura provoca solo immobilismo e staticità, esattamente il contrario di quello che oggi serve alle nostre imprese chiamate a confrontarsi con la concorrenza di un mercato complesso dove agiscono anche realtà frutto di grandi aggregazioni. Per questo vogliamo pensare a un progetto di futuro per l’agricoltura italiana per garantire anche alle piccole e medie imprese agricole una centrale unica per l’acquisto di mezzi tecnici, gasolio e concimi, così da spuntare un miglior prezzo, strutturare filiere per riorganizzare le produzioni, sfruttare le strutture che già ci sono per lavorare anche il prodotti di altri, per essere in grado di proporci non solo in casa ma anche oltre confine».
Un vantaggio che per il presidente è particolarmente evidente nel caso del Friuli Venezia Giulia, trattandosi di una regione che di confini ne ha addirittura due. «Il progetto Cai ci difenderà dal punto di vista produttivo ed economico, mettendoci in condizione di non subire più gli attacchi delle multinazionali, ma di competere con loro. Saremo noi, in futuro, a proporre i nostri prodotti, servizi e mezzi tecnici anche fuori dall’Italia, perché il Fvg non è solo un corridoio di entrata per gli altri. E’ e deve essere sempre più, soprattutto, un corridoio di uscita per il nostro made in Italy». Il percorso di approfondimento potrà contare su tutto il tempo necessario. Vendrame garantisce: «Vogliamo fare le cose con passi sicuri, perché deve essere una decisione convinta e consapevole».

Pistoni: ma così perderemo
il nostro ruolo storico

I consiglieri di Confagricoltura Fvg del Consorzio Agrario Fvg, per la seconda volta in due mesi, si sono trovati nelle condizioni di esprimere un voto contrario rispetto a quanto proposto dal presidente durante i lavori del CdA. In questo caso, all’ordine del giorno c’era l’avvio delle procedure per conferire gli asset consortili ad alcune società che ruotano attorno al progetto di Cai Spa e Bonifiche Ferraresi Spa. «In via prioritaria – spiega il vicepresidente della cooperativa, Piergiovanni Pistoni – avevamo chiesto di rinviare la votazione sul “progetto Cai Spa” e valutare se fosse il caso di aprire un confronto a livello nazionale, vista l’importanza dell’operazione proposta. Avevamo pure chiesto di anteporre a questa decisione la possibilità di valutare se esistessero, in regione e nell’area del Nordest, le condizioni per costruire aggregazioni locali con imprese simili evidenziando pure il fatto che, attualmente, è in corso un’iniziativa di integrazione con il Consorzio Agrario di Treviso. Ma il presidente non ha ritenuto utile valutare le nostre proposte alternative».
Secondo quanto illustrato in seguito, il Consorzio Agrario, spogliandosi delle reti commerciali, dei beni, dei servizi, del personale e del capitale immobiliare a esso intestato, conferendo tali attività a diverse società, non svolgerà più l’attività consortile in via diretta a favore dei propri associati (esercitando concretamente l’impresa sul territorio), ma in via indiretta, avvalendosi delle prerogative del socio nell’assemblea di Cai Spa, in difformità da quanto previsto dalla normativa vigente che inquadra i Consorzi Agrari come società cooperative.
«Questa incontrovertibile situazione giuridica è gravida di conseguenze sul piano sociale ed economico – avverte Pistoni -. Il Consorzio Agrario non si porrà più nel territorio come interprete diretto delle esigenze dei produttori agricoli associati, ma opererà come semplice “corpo intermedio” con l’organizzazione “sovraordinata” di Cai Spa. Con ciò si viene a perdere il ruolo e la funzione storica e istituzionale del Consorzio Agrario che si priva dell’esercizio dell’attività consortile sul nostro territorio. Dispersione patrimoniale; perdita della caratteristica di società cooperativa mutualistica, in quanto non esercita in via diretta e immediata l’impresa, ma in modo indiretto attraverso la partecipazione a una società lucrativa dalla quale trarre “eventuali” utili; governance di Cai Spa, quale si manifesta attraverso i patti parasociali da sottoscrivere, con nessuna voce in capitolo per i territori; sono le altre criticità del “progetto Cai Spa” che abbiamo sottolineato dettagliatamente al CdA e che hanno costituito il punto di forza a sostegno del nostro voto contrario», conclude Pistoni.

In copertina, un’immagine della sede del Consorzio agrario Fvg; all’interno, il presidente Gino Vendrame e il vice Piergiovanni Pistoni.

 

 

 

Riecco la Giornata nazionale (5 febbraio) contro lo spreco alimentare

“Stop food waste. One health, one planet”: è questo il tema degli eventi della 8a Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, venerdì 5 febbraio 2021: un appuntamento consolidato per l’agenda dello sviluppo sostenibile e, nei mesi ancora convulsi della pandemia, una data importante per guardare alla prevenzione e riduzione degli sprechi come elemento chiave per presidiare la salute dell’uomo e dell’ambiente. Il Forum è in programma dalle 11.30 su piattaforma digitale, come sempre per iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market in sinergia con il Ministero dell’Ambiente e inoltre con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del World Food Programme Italia, di Anci e della rete di Comuni Sprecozero.net

Andrea Segrè

Molti gli interventi istituzionali programmati per l’occasione, introdotti e coordinati dal fondatore Last Minute Market e campagna Spreco Zero, l’agroeconomista triestino Andrea Segrè. A tracciare un quadro dell’Orizzonte Italia saranno, fra gli altri, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa, il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut (romano, ma di origini friulane) e il sottosegretario alle Politiche Sociali Francesca Puglisi. Dal 2021 la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare si focalizza con attenzione sul nuovo decennio che ci guiderà al 2030: in primo piano gli Obiettivi di Sostenibilità indicati nell’Agenda Onu 2030 e in questa direzione la nuova dimensione di uno strumento di riferimento per il monitoraggio dello spreco alimentare in Italia, l’Osservatorio Waste Watcher che diventa adesso una realtà internazionale e progetta una survey di respiro globale che sarà presentata il prossimo 29 settembre, Giornata internazionale di consapevolezza delle perdite e degli sprechi alimentari promossa dalle Nazioni Unite. «L’impegno per lo sviluppo sostenibile e la prevenzione degli sprechi – spiega Andrea Segrè, fondatore Last Minute Market e promotore Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, unico relatore italiano agli eventi 2020 della Giornata internazionale di consapevolezza dello spreco alimentare proclamata dalle Nazioni Unite – passa anche attraverso il monitoraggio dei comportamenti e quindi attraverso i dati. Questa svolta culturale è un passaggio obbligato per la riduzione dello spreco alimentare domestico, che incide per il 50% circa dello spreco complessivo del cibo sul pianeta. I 17 Obiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite sono davanti a noi e il decennio che si apre sarà determinante per coglierli: la prevenzione degli sprechi e lo sviluppo sostenibile devono coinvolgere l’impegno congiunto delle governance e dei cittadini del pianeta. Anche l’Osservatorio Waste Watcher si attrezza per promuovere una campagna globale di sensibilizzazione, attraverso un monitoraggio su scala mondiale». A presentare il nuovo Osservatorio internazionale sarà Vincenza Lomonaco, Ambasciatore presso la Rappresentanza Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a Roma. Anche le Buone Pratiche di prevenzione dello spreco nascono dall’analisi delle abitudini alimentari degli italiani e il 5 febbraio, nell’ambito degli eventi in programma, alle 12.30 prenderà il via una vetrina dedicata alle Best Practices di enti pubblici, imprese, scuole e cittadini. La prevenzione degli sprechi a livello domestico produce un ruolo fondamentale nella protezione dell’ambiente, ed è strettamente legata a sistemi di coltivazione a basso impatto ambientale e rispettosi della biodiversità. Prevenire gli sprechi è più facile se si privilegia cibo fresco, stagionale e di qualità, a tutto vantaggio della salute personale e di quella del pianeta.

La Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare ricorre dal 2014 quando, su iniziativa dell’agroeco­nomista Andrea Segrè, coordinatore Piano Nazionale di Prevenzione dello Spreco Ali­mentare (Pinpas) del Ministero dell’Ambiente, furono convocati gli Stati generali della filiera agroalimentare italiana. Dal 2014 ad oggi la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare è stata inserita nella Campagna Spreco Zero con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana su una questione centrale del nostro tempo. Venerdì 5 febbraio un focus speciale sarà dedicato al “caso Italia”, con i dati 2021 Waste Watcher: una istantanea del nostro Paese con la quantificazione dell’incidenza dello spreco di cibo nelle case.

I DATI NAZIONALI

Nel conto alla rovescia verso l’8a Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, ecco un piccolo viaggio nelle abitudini del “consumatore errante”: lo spreco di cibo a livello domestico in Italia vale € 4,9 € a nucleo familiare, per un totale di ca 6,5 miliardi € complessivi e un costo nazionale di circa 10 miliardi € includendo gli sprechi di filiera produzione/distribuzione 2020, oltre € 3miliardi 293 milioni (Rapporto Waste Watcher 2020, legato allo spreco percepito). Il dato dello spreco “reale” era stato calcolato nel 2018 – 2019 misurando lo spreco nelle famiglie italiane con i test scientifici dei “Diari di famiglia” (Progetto Reduce dell’Università di Bologna /Distal con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero), registrando € 8,70 di spreco alimentare settimanale per ogni nucleo familiare, per un costo complessivo di 11.500 miliardi di € ogni anno. In termini di peso i Diari avevano misurato uno spreco di ca 100 grammi al giorno pro capite, per un totale di ben 2 miliardi e 200 milioni di tonnellate di cibo buttato annualmente in Italia. Cibo e salute sono il nuovo binomio strettamente “attenzionato” dagli italiani: una consapevolezza che diventa quasi plebiscito, perché quasi 7 italiani su 10 (il 66%) ritengono ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo: è sempre così’ per il 30% degli intervistati, lo è spesso per il 36% e solo talvolta per il 20%. E al momento di acquistare il cibo l’attenzione agli aspetti caratterizzanti della salubrità del cibo e del suo valore per l’impatto sulla salute – così come agli elementi di sicurezza alimentare – incide in maniera determinante per 1 italiano su 3, il 36%. Nelle scuole l’indagine REDUCE sulla refezione scolastica aveva calcolato un avanzo medio di 90 grammi nel piatto di ogni studente: eppure 7 italiani su 10 (68%) danno un mandato proprio alla sensibilizzazione scolastica per promuovere l’attenzione e la prevenzione negli sprechi alimentari (dati Waste Watcher).

Info www.sprecozero.it

 

Col Piccolo Principe cresce l’agricoltura sociale nelle vigne friulane e venete

Cresce l’agricoltura sociale con lavorazioni in vigna sempre più inclusive grazie alla cooperativa Il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia che, da quattro anni, sta portando avanti un progetto con il coinvolgimento di alcune aziende vitivinicole locali, arrivando ora ad una trentina di realtà agricole coinvolte. Un incremento che sta dando risultati positivi in particolare per il numero di lavoratori impiegati, molti dei quali in situazioni di fragilità che hanno trovato benefici dal poter lavorare con continuità. Alcuni di loro sono stati anche assunti dalle aziende vitivinicole. Partner del progetto, avviato in primis con i Viticoltori Friulani La Delizia di Casarsa e ora allargatosi al Veneto, sono anche l’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale, i Servizi Sociali del Territorio Uti Tagliamento, il Comune di San Vito al Tagliamento, e la rete informale Rasa (Rete Agricoltori Solidali Attivi).

“Nel 2017, quando siamo partiti con questo progetto – ha spiegato Tobia Anese, responsabile degli inserimenti lavorativi de Il Piccolo Principe – non credevamo di poter crescere così tanto e raggiungere questi numeri: ad oggi sono raddoppiate le persone assunte e le aziende agricole partner del progetto. Siamo, infatti, arrivati a 16 persone assunte per mansioni legate alla viticoltura di cui 10 con svantaggio (fragilità mentali, disabilità, dipendenze, difficoltà di inserimento sociale). Ciò ha avuto delle ricadute positive: maggiore benessere psicofisico, maggiore consapevolezza e stima di sé, acquisizione di nuove competenze, minori bisogno di assumere farmaci e di interventi medico sanitari, con quindi un risparmio di investimento pubblico da parte dello Stato”.
Numeri davvero significativi: decisivo l’aumento della superficie lavorata, ad oggi si è arrivati a 500 ettari lavorati e delle persone assunte (si è passati dalle 5 persone assunte nel 2017 alle 16 del 2020), con contratti sempre più lunghi arrivando a coprire per alcune persone anche 10 mesi in un anno.
“Nel 2020 abbiamo anche avviato una nuova collaborazione – ha spiegato Anese – con l’azienda “Tenute Santa Margherita” e per la prima volta ci siamo allargati con i nostri servizi al vicino Veneto, Il nostro ringraziamento va a loro e a tutte le aziende agricole, piccole e grandi, che hanno creduto fin da subito nel nostro progetto di agricoltura sociale, in primis ai Viticoltori Friulani La Delizia di Casarsa che fin dagli esordi ci hanno dato fiducia, ci hanno permesso di crescere e continuano ad affidarsi a noi con entusiasmo”.
La cooperativa sociale Il Piccolo Principe è così passata dal collaborare nel 2018 con una quindicina di aziende sul territorio, ad oggi, che conta oltre una trentina di partner nel progetto. Aumentati anche i servizi: oltre alla stralciatura delle vite, vi è l’applicazione dei diffusori per la lotta sessuale in agricoltura, la potatura, lavori di giardinaggio, con un’attenzione costante alla sostenibilità ambientale.
“Questa crescita ci ha permesso di garantire – ha specificato Anese – a ben 8 persone di trovare stabilità e continuità lavorativa all’interno della nostra cooperativa e a 7 persone con fragilità di essere assunte fuori, da altre aziende. Ci piace poi sottolineare come questo sia un progetto che crea valore condiviso per tutto il territorio. Da una parte creiamo stabilizzazione lavorativa per quelle persone che spesso sono a carico dei Servizi Pubblici. Ma a trarne benefici sono anche le aziende agricole che possono affidarsi a persone del territorio, preparate, pronte a intervenire tempestivamente e tutto nella legalità e trasparenza. Siamo davvero orgogliosi di essere riusciti a creare questa rete sul territorio: si tratta di una risposta reale di inclusione sociale e lavorativa, che può fare da volano per altre realtà in tutta Italia”.

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In copertina e all’interno stralciatori all’opera nei vigneti con il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia.

Sicurezza in agricoltura: il 28 gennaio le domande all’Inail

Al via il bando Isi-Agricoltura 2019/2020. L’Inail ricorda che fino al 25 gennaio prossimo le imprese possono accedere allo sportello informatico e iniziare la procedura di registrazione. L’inoltro della domanda, previsto per il 28 gennaio, potrà essere effettuato dopo aver completato correttamente la fase di registrazione.
Con questo intervento l’Istituto finanzia investimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è di incentivare le micro e piccole imprese che operano nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli ad acquistare nuovi macchinari e attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per abbattere in misura significativa le emissioni inquinanti, ridurre il livello di rumorosità e il rischio di infortuni.
Il budget disponibile è di 65 milioni di euro ripartito in 53 milioni per l’asse di finanziamento riservato alla generalità delle imprese agricole e in 12 milioni per l’asse riservato agli imprenditori giovani agricoltori, organizzati anche in forma societaria. Il finanziamento, in conto capitale, è calcolato sulle spese ritenute ammissibili al netto dell’iva nella misura del 40% per la generalità delle imprese agricole e del 50% per gli under 40. Il finanziamento massimo erogabile è di 60 mila euro, il minimo di mille.
Per ottenere l’aiuto l’azienda deve dimostrare il miglioramento del rendimento e della sostenibilità globali attraverso una riduzione dei costi di produzione, la riconversione della produzione, migliori condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori. I finanziamenti sono riservati a microimprese e piccole imprese, operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli. I progetti ammessi sono quelli di acquisto o noleggio con patto di acquisto di trattori agricoli o forestali o di macchine agricoli e forestali. I contributi Inail relativi all’Avviso Isi-Agricoltura sono cumulabili con altri aiuti di Stato riguardanti diverse spese ammissibili individuabili; in relazione alle stesse spese ammissibili in tutto o in parte coincidenti il cumulo è ammesso se non comporta il superamento dell’intensità di aiuto pari al 40% dell’importo di spese ammissibili per i soggetti destinatari dell’Asse “generalità delle micro e piccole imprese agricole”, o al 50% dell’importo delle spese per i soggetti destinatari dell’Asse ”giovani agricoltori”.

Il Pinot grigio delle Venezie “vola” anche nel difficile anno del Covid

Il Pinot grigio di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino “vola” anche nel difficile anno del Covid-19. Infatti, pur in un contesto di generale difficoltà, la Doc delle Venezie non arresta la sua crescita e chiude il 2020 con + 4,7% di imbottigliamenti (1.715.372 ettolitri per un totale di quasi 214 milioni di contrassegni distribuiti da Triveneta) pari a 10,5 milioni di bottiglie in più sull’anno precedente. Dati fortemente attesi che confermano una continua ascesa per il Pinot grigio triveneto – trend più che positivo confermato anche dalle cugine Denominazioni del territorio – se considerato, soprattutto, che la stagione produttiva del grande bianco appena chiusa (la quarta per la Doc) arrivava già da un 2019 “da record”, che chiudeva il bilancio con un entusiasmante +34% sul 2018. Benché il trend nell’anno solare abbia mostrato un profilo altalenante, in particolare nel primo semestre – complice l’incertezza generale, stato d’animo che ancora aleggia nel comparto – «la nostra Doc, come altre del territorio, non ha mai ceduto a pessimismi e, anzi, ha tenuto duro e continua a farlo dimostrando che il Triveneto è la casa del Pinot grigio», dice il presidente del Consorzio di tutela, Albino Armani, che continua: «In un momento congiunturale difficilissimo, soprattutto durante il primo lockdown, abbiamo sempre osservato nel corso dei mesi un andamento in linea o in lieve crescita con le medie stagionali degli ultimi due anni, con un picco massimo nel mese di luglio, il più alto di sempre, con quasi 163.000 ettolitri imbottigliati. Un grande merito va anche al dinamismo dei nostri imbottigliatori, nazionali ed esteri, per aver creduto nella nostra Doc ed aver contribuito in modo significativo alla sua crescita in termini sia di imbottigliato sia di valore. Infine, grazie alle sue caratteristiche di versatilità e semplicità di beva, ma anche grazie ad un consumatore globale in grado di apprezzarlo e alla distribuzione nel canale della Gdo internazionale, il Pinot grigio delle Venezie è riuscito a chiudere positivamente anche questo anno a dir poco particolare».

Albino Armani

E un grande contributo arriva anche dai partner esteri: assai soddisfacenti le performance dello sfuso destinato a Doc delle Venezie che oltrepassa il confine nazionale, con 192.793 ettolitri – di cui il 12% già dell’annata 2020 – imbottigliati tra Germania (47%), Regno Unito (21%), Stati Uniti (12%), Canada (6%) e Austria (5,19%), dato significativo specie osservando la media mensile di imbottigliamenti totali di 145.948 ettolitri/mese (+4,7%). «Gli imbottigliatori esteri che scelgono la Denominazione delle Venezie sono assoggettati al piano delle verifiche e dei controlli specifici per la Do e si impegnano ad operare conformemente alle disposizioni previste dal suo disciplinare di produzione, sempre sotto la supervisione dell’organismo di controllo Triveneta Certificazioni», spiega Francesco Liantonio, presidente di Triveneta. La Doc ha inoltre osservato un buon trend di partenza per quanto riguarda i nuovi imbottigliamenti della vendemmia 2020 iniziati già ad ottobre (in anticipo di un mese rispetto ai due anni precedenti) con un + 67% rispetto all’utilizzo della nuova annata nello stesso periodo del 2019. Ottime notizie anche sul fronte delle giacenze che registrano un notevole calo sul 2019, precisamente una riduzione del 42%, che si traduce in quasi -121 mila ettolitri nei serbatoi delle aziende.

Infine, il Consorzio di tutela delle Venezie è pronto ad aprire nuovi importanti capitoli a partire dall’attesa presentazione della modifica del Disciplinare di produzione, possibile solo a seguito del riconoscimento Ministeriale ricevuto nel 2020. Anche in assenza delle principali manifestazioni di settore internazionale come Prowein e Vinitaly, oggi il Consorzio non si arresta e guarda avanti, verso progetti di comunicazione, promozione e informazioni internazionali. I riflettori resteranno certamente puntati sulle piazze già consolidate e trainanti per la Doc come Usa e Uk, ma la denominazione si prepara a conquistare anche terre vergini per il Pinot grigio delle Venezie – come Giappone, Russia e Svizzera – e a fare nuovi network con il pubblico specializzato di buyer, stampa e professionisti del settore.

Global Best of Wine Tourism
premia la cantina Armani

E parlando di Pinot grigio Doc delle Venezie, registriamo anche una bella notizia rirguardante il presidente del Consorzio di tutela, Albino Armani, la cui storica azienda veronese ha vinto nell’anno appena concluso il Global Best of Wine Tourism Award. Nel corso della Conferenza annuale di Great Wine Capitals, la rete delle Grandi Capitali del Vino, si è riunita infatti la Giuria internazionale che sceglie i vincitori Globali del premio best of Wine Tourism, il concorso del turismo enologico, giunto alla sua quarta edizione. Quest’anno, a causa della pandemia mondiale, soltanto 6 capitali hanno deciso di organizzare il Concorso Best of Wine Tourism, tra cui Verona, unica città italiana, che con la locale Camera di Commercio siede nell’organizzazione internazionale dal 2016. E appunto la cantina Albino Armani Viticoltori dal 1607 si è aggiudicata il Global Best of Wine Tourism.
«Accogliamo con gioia e soddisfazione questo prestigioso premio internazionale che giunge a coronamento di un grande lavoro svolto dalla nostra azienda», ha detto Albino Armani. «Posso dire con orgoglio – ha aggiunto – che, nell’anno che ha segnato l’industria del vino e del turismo a livello globale, abbiamo continuato a guardare avanti con speranza e ottimismo, in una direzione sempre etica e sostenibile e che valorizzasse il nostro territorio. Quando l’economia mondiale minacciava di fermarsi, abbiamo fatto nascere una NewCo, Futuri1607, funzionale alla strutturazione del rapporto con il cliente finale e in grado di dare forma alla nostra proposta enoturistica, all’e-commerce, alla formazione e alla comunicazione rivolta al B2C. Come Cantina, inoltre, co-partecipiamo da anni alla meravigliosa offerta turistica e sportiva dell’Associazione Visit Valdadige, progetto innovativo che promuove esperienze uniche nella nostra zona. Infine, siamo lieti di aver raggiunto questo traguardo grazie alle nostre politiche di sostenibilità, categoria che ci ha portato in finale con altre sei aziende della provincia di Verona. La nostra filosofia aziendale fonda le sue radici nel rispetto per il territorio e si traduce in una visione più ampia di salvaguardia e “sostegno” ambientali, attuati attraverso un lavoro congiunto di chi condivide e vive uno stesso luogo».
I premi Best of Wine Tourism riconoscono eccezionali iniziative di turismo del vino che presentano standard di eccellenza. Dalla prima edizione, 5.290 aziende hanno partecipato al concorso e 805 candidati sono stati selezionati per un anno di promozione internazionale a tutti i livelli, grazie alla collaborazione della rete con il mensile Decanter. In questo bando, 6 città – Adelaide, Città del Capo, Mainz-Rheinhessen, Mendoza, Porto e Verona – hanno organizzato i loro concorsi locali, con 217 partecipanti e 40 vincitori locali in totale, un campione della forza, del dinamismo e dell’eccellenza nel settore del turismo enogastronomico. La Giuria internazionale, composta da rappresentanti provenienti dagli 11 Paesi partecipanti al Network, ha esaminato le candidature e decretato un vincitore Globale per ogni capitale partecipante. Per Verona ha portato a casa l’importante riconoscimento la Cantina Albino Armani Viticoltori dal 1607, che aveva vinto per la categoria “pratiche sostenibili nell’enoturismo”. «L’habitat rurale non è solo il luogo di origine dei prodotti tipici, come il vino – ha affermato il presidente della Camera di Commercio di Verona, Giuseppe Riello -, ma anche il possibile luogo di “consumo esperienziale” l’incontro ravvicinato con i valori di un’autentica cultura locale. Ne deriva che il turismo rappresenta un valido strumento per uno sviluppo sostenibile delle aree rurali periferiche perché́, se opportunamente gestito, permette il mantenimento dell’habitat rurale in tutti i suoi aspetti: ambientali, culturali, sociali ed economici».

I global winner di Best Of Wine Tourism:
Albino Armani Viticoltori dal 1607 (Verona, Italia)
Wirra Wirra Vineyards (McLaren Vale, Adelaide, Australia)
Creation Wines (Cape Town, South Africa)
Weingut Thörle (Mainz – Rheinhessen, Germany)
Superuco Winery (Mendoza, Argentina)
Monverde Wine Experience Hotel (Porto, Portugal)

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In copertina, i caratteristici grappoli del Pinot grigio e all’interno vigneti.

Anche in Fvg è al via il Censimento, settima “fotografia” dell’agricoltura

Anche in Friuli Venezia Giulia è al via il settimo Censimento generale dell’agricoltura che servirà a capire come sta cambiando il settore primario anche in considerazione dell’emergenza Covid e al suo impatto sull’economia italiana, raccogliendo i dati indispensabili alle future politiche di sviluppo di un comparto strategico per gli approvvigionamenti alle famiglie, per l’export e per la sovranità alimentare del Paese. Ad annunciarlo è “Il Punto Coldiretti” con riferimento proprio alla rilevazione decennale sulle imprese agricole, le quali per la prima volta potranno rivolgersi ai Centri di assistenza agricola per la compilazione dei questionari Istat in formato esclusivamente digitale.
Tale assistenza è un ulteriore esempio di attività di affiancamento delle imprese che la legge assegna ai Caa in un’ottica di semplificazione dei rapporti con la Pubblica amministrazione e di supporto per gli adempimenti burocratici. Grazie ad una profonda conoscenza della realtà agricola, i Caa Coldiretti potranno contribuire, svolgendo le interviste che costruiscono il Censimento, a realizzare una fedele “fotografia” – e sarà, appunto, la settima – del patrimonio agroalimentare del Paese. I dati richiesti serviranno per conoscere le caratteristiche generali delle aziende agricole italiane, l’utilizzo dei terreni, la consistenza degli allevamenti, la forza lavoro utilizzata ed eventuali attività connesse. La rilevazione è prevista dalle norme europee.
Il Censimento dovrà concludersi entro il 30 giugno prossimo ma, tenuto conto delle restrizioni dovute alla pandemia, tempi e modalità delle rilevazioni dovranno essere previamente concordati dagli imprenditori con gli operatori dei Caa. Per tutte le informazioni ci si può rivolgere alle sedi dei Caa Coldiretti del Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, produzione di susine in Friuli: immagine che ci fa già pensare alla prossima estate.

Agricoltura, la Regione Fvg tira le somme (positive) del Psr in un anno difficile

Pagamenti a favore dei beneficiari per oltre 50 milioni di euro, di cui circa 9 a titolo di finanziamento aggiuntivo regionale, 571 ristori ad aziende agrituristiche, fattorie didattiche e sociali, per un importo complessivo di circa 2,5 milioni concessi per fronteggiare la crisi dovuta alla pandemia e ben 52 milioni richiesti sui bandi per i progetti di investimento da parte di giovani, aziende agricole, agroalimentari e forestali. Sono questi alcuni tra i dati sul bilancio di fine anno del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Friuli Venezia Giulia la cui attuazione è proseguita con un trend in crescita anche nel 2020, nonostante le difficoltà operative e le limitazioni causate dall’emergenza sanitaria. A comunicarlo con soddisfazione per i risultati raggiunti è l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna, Stefano Zannier.

L’assessore Stefano Zannier.

“L’obiettivo di spesa fissato per l’anno 2020, tale da non determinare una perdita delle risorse europee – ha evidenziato l’assessore, come si legge in una nota Arc – è stato raggiunto già nel corso del mese di settembre, con un deciso incremento negli ultimi mesi e con largo anticipo rispetto alla fine dell’anno, conseguendo un avanzamento finanziario complessivo che oggi si assesta al 57,4%, mentre l’intero stanziamento del Programma è stato attivato”. Il Psr ha inoltre liquidato i saldi di oltre 4.000 domande della campagna 2020 delle misure a superficie – impegni agroclimaticoambientali, biologico, indennità zone montane – già nel corso del mese di dicembre, per un importo complessivo di 8,5 milioni di euro, anche in questo caso in anticipo rispetto a quanto accadeva negli anni precedenti. Sono state svolte anche importanti procedure di bando, per raccogliere le proposte di investimento da parte dei giovani, delle aziende agricole, agroalimentari e forestali, che hanno registrato un’elevatissima adesione. “Con oltre 52 milioni di euro di contributi richiesti, il sistema regionale – ha sottolineato Zannier – ha dimostrato una forte propensione all’investimento, malgrado le problematiche del periodo e le gravi incertezze per il futuro”.

Per mitigare gli effetti negativi causati dalla pandemia, è stata introdotta nel Psr la misura straordinaria 21, volta a sostenere la liquidità delle aziende agrituristiche, delle fattorie didattiche e sociali, nella prospettiva di dare continuità alle attività e di mantenere l’offerta di servizi nelle aree rurali, mitigando così gli effetti negativi. “Entro l’anno 2020 – ha rilevato l’Autorità di Gestione del Psr 2014-2020, Karen Miniutti – sono stati concessi oltre 571 ristori per un importo complessivo di circa 2,5 milioni di euro, nel pieno rispetto della tempistica. I beneficiari avranno la possibilità di presentare le domande di pagamento fino al 15 febbraio”.
Sono state approvate anche importanti graduatorie dei bandi emanati nel corso del corrente anno, insediamento giovani, investimenti in agriturismo e nella trasformazione, commercializzazione e sviluppo di prodotti agricoli, con l’ammissione a finanziamento di 62 investimenti per un contributo complessivo pari a quasi 10 milioni di euro. “Tutto ciò grazie a un intenso e incessante sforzo compiuto dai dipendenti regionali – ha aggiunto Miniutti – anche in condizioni di lavoro decisamente diverse dal normale”.

All’inizio del 2021, non appena il quadro normativo europeo lo consentirà, sarà approntata una modifica del Psr che vedrà l’estensione della sua durata di due anni, con la possibilità di utilizzare, oltre che le relative risorse ordinarie, anche una quota consistente di risorse aggiuntive provenienti dallo strumento Next Generation Eu. “I fondi saranno programmati per la realizzazione di nuovi investimenti atti a favorire un rafforzamento e una maggiore resilienza del settore – ha annunciato l’Autorità di Gestione – così come la prosecuzione o l’assunzione di nuovi impegni pluriennali agro-climatico-ambientali e la conversione all’agricoltura biologica, nella fase di transizione verso la nuova Pac [Politica agricola comune] che prenderà avvio nel 2023”. Nel frattempo, è stato comunque emanato il bando annuale per il riconoscimento di un premio ai giovani che si insediano per la prima volta in un’azienda agricola per il quale è possibile presentare la domanda di sostegno.

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In copertina, la lavorazione dei terreni in vista delle nuove semine.

 

LA RICETTA DI COSETTI – Il salame all’aceto

(g.l.) Pieno inverno, tempo di macellazione dei suini con la produzione di ottimi insaccati. Come il salame nostrano, con o senza aglio: dipende dai gusti. Così oggi, in occasione del quindicinale appuntamento con la “Ricetta del sabato”, vi proponiamo un piatto tipico del Friuli, che più tipico non si può: il salame all’aceto. Alla maniera di un grande, indimenticato cuoco carnico. Anche questa proposta l’abbiamo tratta, infatti, dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che Gianni Cosetti pubblicò nel 2000, con i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta, appunto, di una ricetta tipica originale, realizzata con l’insaccato di pochissime settimane, quindi ancora ben fresco. Eccola:

“Salàm tal asêt” – Salame all’aceto

Cosa serve
(15 minuti)
300 g salame fresco tagliato a fette
1/2 cipolla
30 g burro
1 dl aceto di vino
1 mestolo di brodo

Come fare
Affettate finemente la cipolla, rosolatela nel burro ed aggiungete quindi il salame tagliato a fette non troppo sottili.
Lasciate cuocere rigirando il salame di frequente da ambo le parti per alcuni minuti, quindi versatevi sopra l’aceto; dopo un paio di minuti allungate con un mestolino di brodo e servite ben caldo accompagnato da polenta arrostita.

Cosa bere
Refosco Cof, cioè della Doc Friuli Colli orientali.

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In copertina, piatto di salame all’aceto secondo Gianni Cosetti.

 

Nasce in Friuli la prima piattaforma online di potatura della vite

Nasce in Friuli la piattaforma mondiale di potatura della vite. Proprio oggi, infatti, si sono aperte le porte virtuali della Vine Master Pruners Academy (vinemasterpruners.com) che è interamente dedicata alla formazione sulla cura del vigneto. A crearla sono stati Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, i cormonesi pionieri dell’innovativo Metodo Simonit&Sirch, fondatori della Scuola italiana della potatura della vite e di altre Pruning School all’estero, nonché del Dute – Diplôme Universitaire de Taille et Épamprage a Bordeaux, l’unico diploma universitario di potatura del pianeta.
«Ho sempre creduto che la potatura fosse l’elisir di vita per la vite – afferma Marco Simonit, co-fondatore appunto della Simonit&Sirch -. La mia passione è la potatura della vite. La mia missione è cercare di aiutare la vite a vivere meglio. Voglio tentare di riavvicinare l’uomo alla vera natura della vite e condividere con tutti coloro che accederanno alla piattaforma gli effetti che la potatura ha sulla pianta della vite, far comprendere come la buona potatura può aiutare la vite a vivere meglio e più a lungo». La Vine Master Pruners Academy è un ulteriore, importantissimo, step dell’impegno formativo dell’’unico gruppo internazionale specializzato e accreditato per la formazione del personale addetto alla potatura manuale dei vigneti, e punto di riferimento del settore a livello mondiale.

«Inoltre, ho sempre creduto nella condivisione del sapere ed è per questo che abbiamo voluto creare una grande casa in grado di accogliere tutti. Una casa dove imparare, osservare, crescere, conoscere, confrontarsi, con l’obiettivo di migliorare la nostra vita e la nostra professione. Questa grande casa non poteva che essere online – spiega ancora Simonit -. Insieme con la gente delle vigne di tutto il mondo possiamo aiutare le viti di qualsiasi latitudine a diventare più forti, più sostenibili e più longeve, in grado di adattarsi meglio ai cambiamenti climatici». La piattaforma – in italiano ed inglese – offrirà un vero e proprio percorso di formazione strutturato a vari livelli, che potranno essere scelti in funzione dei propri interessi ed esigenze, con test online e prove pratiche in vigna. Seguendo l’intero iter si acquisiranno abilità crescenti. Il successo nelle diverse prove teoriche e pratiche consentirà di ottenere certificati di vari livelli che daranno via via accesso a quelli successivi, fino ad arrivare alla qualifica di Vine Master Pruner.

Si inizierà, pertanto, con il corso di Vine Pruner, in cui verranno insegnate le basi del Metodo Simonit&Sirch sulle forme di allevamento più diffuse, ovvero Guyot e Cordone speronato. Con i livelli Vine Pruner Advanced, strutturati in due moduli, si approfondiranno Guyot e Cordone speronato nelle fasi di allevamento e gestione nel tempo, e uno spazio verrà dedicato alla ristrutturazione e conversione dei vigneti esistenti. I livelli Vine Pruner Expert, pure in due moduli, prenderanno in esame le forme tipiche dei più importanti distretti viticoli del mondo. Selezionabili secondo i propri interessi, saranno gli unici corsi di potatura al mondo sulle forme di allevamento dei vari territori, spiegate come mai prima. Chi punterà al titolo di Vine Master Pruner dovrà dare prova della sua capacità nel potare tutte le forme di allevamento della vite in uso nei principali distretti internazionali.
«Ogni potatore, viticoltore, vineyard manager, wine-lover o studente interessato alla potatura può unirsi a questa comunità digitale, migliorare la sua tecnica, confrontarsi con persone di tutto il mondo, scambiare esperienze – conclude Marco Simonit-. La piattaforma sarà via via implementata con nuovi corsi e arricchita dal confronto e dagli scambi fra tutti coloro che vi accederanno».

Informazioni – www.vinemasterpruners.com – info@vinemasterpruners.com

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In copertina, ecco uno dei partecipante ai corsi di potatura delle vite con il Metodo Simonit&Sirch.