“Il Prosecco è nostro e non si tocca!”: dal Fvg ecco la risposta alla richiesta croata

(g.l.) «Il Prosecco è nostro e non si tocca!». Era inevitabile che pure dal convegno vitivinicolo dell’altro pomeriggio, nelle Grave codroipesi, si levasse un appello corale alla difesa di questo spumante, ormai dalla fama mondiale, protetto dalla Doc interregionale ritagliata da parecchi anni ormai tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, e che ha quale punto riferimento geografico una piccola località del Carso Triestino, Prosecco appunto, il cui nome ha consentito di dare un nome a un vero e proprio “fiume” di vino con le bollicine. Il problema, come è noto, è legato alle polemiche di stretta attualità, perché divampate sugli organi di informazione, innescate dalla pretesa della Croazia di salvaguardare un proprio, omonimo bianco. Al riguardo, il presidente del Consorzio per la tutela del Prosecco, Stefano Zanette, ha auspicato che la vicenda del Prosek venga gestita con equilibrio dall’Unione europea senza danneggiare il nostro prodotto, altrimenti «si creerebbe un precedente di giurisprudenza che metterebbe in discussione tutto il sistema di denominazioni europee. Paradossalmente – ha osservato Zanette -, questo potrebbe portare a riaprire la questione Tocai tra Friuli Venezia Giulia e Ungheria». Altra questione che ha tenuto banco in queste settimane, riaprendo dissapori peraltro mai del tutto sopiti, dopo l’adozione del nome alternativo, “Friulano”, che nonostante gli investimenti, pubblici e privati, non ha portato ai risultati sperati, tanto che la varietà – che, dopo tutto, rappresentava il nostro storico bianco portabandiera – ne ha risentito parecchio sotto il profilo produttivo e commerciale.

Il saluto del presidente Bellomo…

… e tutti i relatori.

Temi enologici, ma soprattutto politici, che hanno avuto dunque come sfondo, il meeting codroipese. Un’apertura all’insegna dei quattro elementi naturali da preservare che rendono unica la viticoltura regionale (Terra, Aria, Acqua e Cielo, con un magnifico tramonto dopo alcune gocce di pioggia) e una chiusura con il rinnovato impegno a proseguire sulla strada della sostenibilità, puntando alla prima bottiglia di Prosecco tutta riciclabile nei suoi componenti. Un successo per il convegno “Dalla terra al bicchiere” che La Delizia Viticoltori Friulani di Casarsa della Delizia, azienda leader nel mondo degli spumanti e con forte presenza anche nei vini fermi, ha organizzato nella propria azienda agricola a due passi da Codroipo per presentare assieme ai partner la sua filiera sostenibile. Moltissimi gli intervenuti, fra i quali anche il presidente di Assoenologi Fvg, Rodolfo Rizzi.
Moderato dal direttore dei giornali Messaggero Veneto di Udine e Il Piccolo di Trieste, Omar Monestier, l’incontro ha visto in apertura il presidente della Cantina La Delizia di Casarsa, Flavio Bellomo, rimarcare come da questa nuova visione non si possa più tornare indietro: «La viticoltura sostenibile non è una moda del momento, ma un impegno che ci prendiamo per il futuro non solo della nostra cooperativa e dei nostri clienti, ma anche delle comunità e del territorio in cui operiamo». Ha quindi portato un saluto Claudio Violino, sindaco di Mereto di Tomba, nel cui territorio comunale ricade parte dell’azienda agricola, il quale ha ricordato il valore della presenza de La Delizia, nonché la strategicità dell’agricoltura nel sistema economico territoriale.

Mirko Bellini, direttore La Delizia Viticoltori Friulani, ha quindi aperto la tavola rotonda con l’intervento sul tema “Visionari. Sostenibili. Responsabili. E con tanta sete di futuro”, ovvero il nuovo percorso intrapreso dalla Cantina di Casarsa verso la sostenibilità ambientale, sociale ed economica attraverso la certificazione Sqnpi, Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata, in tutta la filiera. «Una certificazione che ha come simbolo l’ape – ha spiegato – a cui noi aggiungiamo la farfalla, altro insetto legato alla salubrità dell’ambiente che noi abbiamo scelto di inserire nel nostro nuovo logo. L’impegno per la sostenibilità abbraccia tutta la nostra filiera, trovando l’adesione dei nostri partner fornitori, in uno dei primi esempi a livello nazionale di un sistema che parte dalla vigna e arriva all’automezzo che consegna i nostri vini. Un impegno per la sostenibilità ambientale, economica e sociale in cui crediamo in prima persona e che è sempre più richiesto dai consumatori finali. Siamo fortunati a operare in una regione come il Friuli Venezia Giulia in cui terra, aria, acqua e cielo non sono compromessi e sta a noi saperli preservare, anche attraverso la digitalizzazione delle particelle dei vigneti dei nostri soci che stiamo effettuando, in modo da avere tutte le informazioni per esempio sul consumo di acqua. Il tutto avendo sempre l’obiettivo di ridurre la “carbon footprint” dell’azienda. Questo nostro impegno è un ritorno alla gestione del territorio attraverso l’agronomia riducendo al minimo indispensabile la chimica. Sostenibilità ambientale, sociale ma soprattutto economica che mal si coniuga con la bolla speculativa che attualmente sta determinando un aumento ingiustificato e incontrollato del prezzo della materia prima».

Il tappo gigante…

… e il pubblico.

Carlos Veloso dos Santos, amministratore delegato di Amorim Cork, gruppo internazionale leader per la produzione e vendita di tappi in sughero, è intervenuto su “Le sfide del packaging tra innovazione, marketing e sostenibilità”. Partendo dalle eccezionali qualità sostenibili del sughero, elemento che naturalmente compensa le emissioni di Co2, ne ha illustrato il recupero per dargli nuova vita in oggetti di design, donando anche alla cantina uno speciale mega tappo con il logo de La Delizia in occasione dei 90 anni appena compiuti. Ha chiuso anche con un monito a diffidare di quelle aziende che non stanno effettuando una reale politica ambientale, ma semplici operazioni di facciata (il cosiddetto green washing).
Federico Goitre, sales manager di Italia Enoplastic gruppo internazionale leader per la produzione e vendita di capsule e chiusure di garanzia per il mondo del vino, spumante, liquori, olio e aceto, ha poi discusso a proposito de “La cultura del design e dell’innovazione verso materiali sostenibili”. Illustrato il rapporto con La Delizia, ha spiegato come si stia lavorando sempre più su materiali sostenibili e con minore uso di colle, annunciando lo studio di un nuovo materiale totalmente riciclabile. Interessante come, dal riciclo dei materiali delle capsule, vengano anche realizzati pali per vigneti, portando ulteriore sostenibilità al comparto viticolo.
Martina Villa, marketing manager di Ds Smith Packaging Italia, gruppo internazionale leader per la produzione e vendita di imballi e packaging personalizzati, è intervenuta invece sul tema “Ridefinire il packaging per un mondo in evoluzione – la sostenibilità al centro di tutto”. Essendo carta e cartone materiali sostenibili per natura, la sua azienda ha una vocazione green solida, con i propri clienti che chiedono sempre più queste soluzioni rispettose dell’ambiente e riciclabili. Una realtà che vuole contribuire attivamente all’economia circolare.
Luca Ceccarelli, presidente del Gruppo Ceccarelli, gruppo nazionale leader nel settore dei servizi di logistica e trasporti, ha quindi parlato di “Una supply chain sostenibile – Utopia o realtà?”. Rinnovo costante del parco automezzi aziendale, scegliendo mezzi a basse emissioni, e la sfida dell’ultimo miglio, con consegne affidate nella parte finale a mezzi elettrici soprattutto nei centri delle città, sono state le tematiche al centro del suo intervento. Evitare viaggi di mezzi vuoti e ricercare 20 mila autisti all’anno in Italia sono invece le sfide che ha posto per il comparto.

Glera vitigno base del Prosecco.

Infine, intervistato dal direttore Monestier, Stefano Zanette si è soffermato sulle politiche messe già in atto dal Consorzio per la tutela del Prosecco riguardo alla produzione sostenibile e al rispetto di ambiente e salute. Dal bando al glifosato per i trattamenti delle erbe infestanti al ripristino delle siepi attorno ai vigneti, fino agli obiettivi su cui si sta lavorando, di boschi piantati per compensare le emissioni del ciclo produttivo e l’uso del marchio consortile solo per aziende che operino in maniera sostenibile. E proprio sulla domanda di stretta attualità legata alla vicenda del Prosek, vino che la Croazia vuole tutelare per quanto riguarda la denominazione in sede europea, Zanette si è detto fiducioso che la vicenda venga seguita dall’Unione Europea senza danneggiare il Prosecco, altrimenti – come dicevamo all’inizio – il caso che ne scaturirebbe creerebbe un precedente di giurisprudenza, tale da mettere in discussione tutto il sistema di denominazioni europee. Paradossalmente, questo potrebbe portare a riaprire la questione Tocai tra Friuli Venezia Giulia e Ungheria, ma sarebbe un autogol per il comparto “sperare” che la Croazia riesca nel suo intento per ottenere sviluppi in quest’altra vicenda. Il presidente ha parlato anche del Prosekar, vino a rifermentazione naturale tradizionale di Prosek-Prosecco, il paese carsolino al quale è appunto legata la Denominazione di origine controllata. Infine, Zanette ha confermato il grande successo del Prosecco Doc Rosé, subito apprezzato non solo dai consumatori ma anche nei concorsi enologici.
In chiusura su proposta di Veloso, La Delizia con il presidente Bellomo si è impegnata a lanciare prossimamente un Prosecco con tutti i suoi elementi – dalla bottiglia all’etichetta, da capsule a tappi e confezione – prodotti in maniera sostenibile e riciclabile.

Vigneto nelle Grave del Friuli.

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In copertina, spumanti friulani a Casarsa della Delizia: il Fvg vuole difendere il suo Prosecco.

Giù il sipario sui Colloqui in Abbazia tra i vigneti dei colli di Rosazzo

(g.l.) In una bellissima e suggestiva cornice di rigogliosi vigneti, in quello che è uno dei “cru” più famosi dei Colli orientali del Friuli terra-custode di preziosi vitigni autoctoni, ultimo appuntamento oggi, 9 luglio, alle 18 all’Abbazia di Rosazzo della sezione primavera-estate della manifestazione culturale-letteraria “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”, curata da Elda Felluga e Margherita Reguitti, moderatrice degli incontri.
Il viaggio alla scoperta della ricchezza e della bellezza del Belpaese sarà protagonista di questo appuntamento in cui “Arezzo. Una guida” (editore Odòs Libreria) sarà raccontata da Roberto Rossi e Cristina Cristofoli. Ospite dell’incontro, assieme agli autori, Elena Commessatti direttore editoriale della collana Incentro. Sarà un’avventura con sorprese e colpi di scena nella città etrusca, fra ieri e oggi, patria, fra gli altri, di Francesco Petrarca e Giorgio Vasari e famosa per gli affreschi di Piero della Francesca.
La rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”, dopo la pausa estiva, riprenderà in settembre con nuovi viaggi in compagnia di scrittori, giornalisti, viaggiatori che amano scoprire e far scoprire la bellezza della conoscenza. Il progetto culturale prosegue grazie alla sinergia fra la Fondazione Abbazia di Rosazzo e l’azienda Livio Felluga che dal 1956 ha come etichetta l’inconfondibile “carta geografica” a significare il forte legame fra il vino e il suo territorio di vocazione. Gli incontri si svolgono nel rispetto delle disposizioni di sicurezza anti Covid-19 con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posti disponibili. La manifestazione è realizzata grazie alla Fondazione Abbazia di Rosazzo, Livio Felluga, il Comune di Manzano e l’associazione culturale Vigne Museum.

Informazioni sui siti:
www.abbaziadirosazzo.it e www.liviofelluga.it
Prenotazione obbligatoria: fondazione@abbaziadirosazzo.it

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In copertina, una bella immagine dell’Abbazia di Rosazzo tra i vigneti colta dall’obiettivo di Luigi Vitale.

 

“Dalla terra al bicchiere”, a Codroipo convegno sulla sostenibilità La Delizia

“Dalla terra al bicchiere – La filiera sostenibile de La Delizia” è intitolato il convegno in programma questo pomeriggio, con inizio alle 17.30, all’azienda agricola La Delizia di via Villaorba, a Codroipo, nella zona Doc Grave del Friuli caratterizzata dai terreni alluvionali, e quindi sassosi e ghiaiosi, creati dal Tagliamento.
Dopo l’introduzione di Flavio Bellomo, presidente La Delizia Viticoltori Friulani, i lavori vedranno le relazioni di Mirko Bellini, direttore La Delizia Viticoltori Friulani (“Visionari. Sostenibili. Responsabili. E con tanta sete di futuro”), Carlos Veloso dos Santos, amministratore delegato Amorim Cork (“Le sfide del packaging fra innovazione, marketing e sostenibilità”), Federico Goitre, sales manager Italia Enoplastic (“La cultura del design e dell’innnovazione verso materiali sostenibili”), Martina Villa, marketing manager Ds Smith Packaging Italia (“Ridefinre il packaging per un modello in evoluzione – La sostenibilità al centro di tutto”), Luca Ceccarelli, presidente Ceccarelli Group (“Una supply chain sostenibile – utopia o realtà?”).
Le conclusioni saranno tratte da Stefano Zanette, presidente del Consorzio di tutela Doc Prosecco. Moderatore del convegno Omar Monestier, direttore Messaggero Veneto e Il Piccolo.

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In copertina, un vigneto nella zona Doc Grave del Friuli, tra i sassi delle alluvioni del Tagliamento.

 

A Udine nascerà l’“agro tech specialist”: accordo Malignani-Città del Vino Fvg

A Udine nasceranno i professionisti agricoli del domani. Sta, infatti, per decollare una proposta didattica specializzata che avrà particolare attenzione al mondo del vino, così importante in Friuli Venezia Giulia, sulla base di un accordo di collaborazione tra Mits – Malignani Istituto Tecnico Superiore e Associazione nazionale Città del Vino, attraverso il suo coordinamento Fvg, che ha lo scopo di promuovere il nuovo Istituto Tecnico Superiore Sistema Agroalimentare – Agro Tech Specialist con sede proprio nel capoluogo friulano. L’Istituto Tecnico Superiore è una scuola post-diploma, parallela ai corsi universitari, ad alta specializzazione finalizzata all’inserimento nel mondo del lavoro di figure professionali nelle aree tecnologiche strategiche per lo sviluppo economico e la competitività delle imprese. Le Città del Vino diffonderanno a livello nazionale i programmi dell’Istituto.

Ester Iannis

Tiziano Venturini

«In un Paese che vive la condizione paradossale di un’alta disoccupazione giovanile, ma in cui un’azienda su tre non trova lavoratori qualificati – spiega Ester Iannis, direttore Malignani Udine -, il Mits è al servizio del mondo produttivo per intercettare il cambiamento delle competenze richieste, per costruire percorsi di formazione post-diploma di alta specializzazione coerenti e offrire ai giovani la possibilità di inserimento di qualità nel mondo del lavoro grazie al possesso di saperi tecnici avanzati, saperi digitali “nativi”, capacità di problem solving. Il corso Agro Tech Specialist è stato co-progettato con le aziende di un settore produttivo di eccellenza, che vive un presente sempre più 4.0: l’auspicio è che i giovani in possesso di diploma superiore sappiano cogliere questa nuovissima opportunità formativa che li porterà in soli due anni ad operare in un mondo che coniuga tecnologia, natura e sostenibilità. La condivisione di obiettivi e visione con Associazione nazionale Città del vino per il Mits è motivo di orgoglio e di fiducia».
«Siamo pronti a far conoscere a livello nazionale a tutti i nostri Comuni associati – aggiunge Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia e assessore alla promozione turistica e Città del Vino del Comune di Buttrio -, in cui vivono e operano migliaia di famiglie attive in viticoltura, questa proposta didattica d’eccellenza del Mits Udine. Uno sguardo orientato al futuro del comparto, da cui discende una ricerca della qualità attraverso la quale, successivamente, possono beneficiarne anche gli enoturisti che sono il nostro pubblico di riferimento».

L’agro tech specialist che viene formato è un tecnico superiore responsabile delle produzioni e delle trasformazioni agrarie, agro-alimentari e agro-industriali, e specializzato nelle tecnologie applicate agli impianti, alle macchine e alle attrezzature delle aziende agricole, in particolare vitivinicole, sempre più orientate al 4.0. Digitalizzazione, tecniche di acquisizione dei dati, intelligenza artificiale, utilizzo dei droni in agricoltura, sistemi Gis attraverso la cartografia digitale agricoltura di precisione: queste le materie d’insegnamento, nuove tecnologie e competenze sempre più richieste, per una gestione del vigneto agro-ecologica, sostenibile e di qualità.
Il corso dura 4 semestri per 2000 ore di attività formative e 750 ore di stage in azienda. I candidati devono essere in possesso del diploma di scuola secondaria superiore (Istituti tecnici, Licei, Istituti professionali). Le selezioni sono previste il 23 luglio e il 16 settembre 2021, previa presentazione di domanda di ammissione online in base alle indicazioni riportate alla sezione Bandi/ammissione studenti del sito www.itsmalignani.it. Gli allievi possono beneficiare delle agevolazioni Ardiss Fvg per l’assegnazione di alloggi, borse di studio e degli altri sostegni per il diritto allo studio gestiti da Ardis.
L’accordo di collaborazione prevede l’impegno tra Mits e Città del Vino nel progettare e implementare progetti formativi biennali di V livello EQF orientati all’innovazione tecnologica in ambito vitivinicolo e coerenti con i fabbisogni formativi del settore; a favorire il rapporto di collaborazione formativa tra il Mits e i propri associati o gli Amici di Città del vino; a far conoscere al territorio, a famiglie e giovani tramite i propri strumenti informativi le proposte formative del Mits coerenti con il settore vitivinicolo.

Tecnologie avanzate in agricoltura.

Per tutte le informazioni Fondazione Nuove Tecnologie per il made in Italy (Mits) – Viale Leonardo da Vinci 10, Udine Telefono 0432.481859 – segreteria@itsmalignani.it – www.itsmalignani.it (il percorso è soggetto ad approvazione da parte della Regione Friuli Venezia Giulia).

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In copertina e all’interno vigneti a Spessa e a Ipplis sui Colli orientali del Friuli nelle foto di Fabrice Gallina.

 

 

Vitivinicoltura e ricerca in Fvg, il punto del Conavi all’Università di Udine

(g.l.) Vigneto Fvg, ma non solo, sotto la lente fino a domani all’Università di Udine. «I traguardi raggiunti dalla vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia e le nuove sfide dei mercati si devono anche alla capacità di trasferire la conoscenza tra il mondo della ricerca regionale, che è sempre attento a individuare soluzioni e prospettive per il settore capaci di permettere alle nostre aziende di posizionarsi sempre ad alto livello sui mercati internazionali, e i produttori», ha affermato l’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, portando il saluto dell’Amministrazione regionale all’VIII Convegno nazionale di viticoltura (Conavi), organizzato appunto dall’Università di Udine e coordinato dal professor Enrico Peterlunger. «Un mondo, quello della ricerca – ha aggiunto -, che negli anni si è saputo specializzare anche in viticoltura, uno dei comparti di eccellenza attraverso i quali si qualifica l’intero mondo rurale regionale, costantemente al lavoro in collaborazione con la Regione per risolvere le problematiche di carattere tecnico colturale e sviluppare i processi di lavorazione per ottenere prodotti sempre più genuini e qualificanti. La sensibilità imprenditoriale rispetto all’innovazione resta comunque soggettiva, ed è quindi auspicabile sviluppare la capacità di comunicare in modo autorevole i risultati trasferendone la conoscenza, al fine di far mantenere al mondo vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia quei primati attraverso i quali la nostra stessa regione oggi si propone nel mondo».

L’assessore Stefano Zannier.

Il professor Enrico Peterlunger.

Le tematiche che vengono trattate spaziano dal miglioramento genetico alla biodiversità e vivaismo viticolo alla fisiologia, eco-fisiologia e analisi omiche, dalla gestione del vigneto alla risposta a stress abiotici, e adattamento ai cambiamenti climatici alle avversità biotiche e approcci agronomici innovativi alla difesa del vigneto, fino alla viticoltura di precisione e remote sensing. «Si tratta di argomenti – ha detto Enrico Peterlunger, coordinatore del gruppo di ricerca in Viticoltura ed enologia dell’Ateneo friulano – che si sono naturalmente evoluti nel corso delle varie edizioni del Conavi, aggiornandosi e includendo nuovi aspetti di interesse per la ricerca e l’innovazione tecnica a favore delle aziende vitivinicole». Ricordiamo che il Gruppo di lavoro “Viticoltura” della Società di ortofrutticoltura italiana, coordinato dalla professoressa Oriana Silvestroni, ha posto tra i suoi primi obiettivi l’organizzazione di un periodico Convegno nazionale al fine di costituire un punto d’incontro e discussione per quanti operano in Italia nei settori della ricerca, del trasferimento dell’innovazione e della didattica in viticoltura.
Zannier, dopo avere recepito dall’introduzione dello stesso Peterlunger, dal saluto del rettore, Roberto Pinton, dal responsabile del Dipartimento, Paolo Ceccon, dal presidente della Soi, Massimo Tagliavini, il grande fermento che continua ad animare la ricerca del Friuli Venezia Giulia, ha auspicato che un numero sempre maggiore di aziende del comparto voglia aderire ai percorsi di formazione istituiti dal mondo universitario. L’esponente dell’esecutivo Fedriga ha inoltre evidenziato la crescita delle eccellenze vitivinicole che il nostro territorio ha saputo esprimere e che tuttora esprime, anche grazie alla empatia sviluppata con l’ateneo dalla sua fondazione e la simbiosi con le istituzioni regionali.

Dalle barbatelle…

… all’uva…

… e al vino.

La crescita delle aziende e la ricerca – ha aggiunto Zannier – sono dalla nascita dell’ateneo friulano non solo un paradigma, ma anche la sintesi del connubio sostenuto e valorizzato dalla Regione Fvg; ciò ha consentito alla nostra vitinicoltura di raggiungere traguardi ambiti e di superare, nei risultati, quelle realtà iconiche considerate da tempo un simbolo della viticoltura di qualità ed esclusiva.
Il Convegno Conavi si svilupperà fino a domani, parte in presenza nella sede della facoltà di Scienze economiche dell’Università di Udine, parte online, e si propone di valutare l’impatto della crisi derivante dalla pandemia sul settore. Inoltre, tale incontro, come hanno evidenziato Peterlunger e il rettore Pinton, è anche una formidabile occasione di scambio di conoscenza, elementi innovativi, spunti per un ulteriore sviluppo della ricerca che è il germe dell’innovazione.
Come aveva specificato in apertura lo stesso Peterlunger, nel corso dei lavori è previsto anche dibattito di carattere tecnico con la partecipazione di consulenti, ricercatori, ditte fornitrici di materiali e servizi per il settore viticolo, e soprattutto aziende produttrici di tutta Italia, per un confronto fruttuoso sull’innovazione da trasferire in viticoltura. È inoltre prevista una sezione dedicata alla comunicazione, ovvero alla capacità di trasferire i risultati della ricerca verso il mondo rurale, per favorire la diffusione delle nuove tecniche, per esempio quelle mirate a ridurre l’impiego di fitofarmaci; iniziativa, rispetto alla quale l’assessore Zannier aveva espresso il plauso della Regione.

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In copertina, uno scorcio di vigneti nella zona tutelata dalla Doc Collio.

 

Come cambia il mercato del vino: oggi riflessione a Corno di Rosazzo

(g.l.) “Da Consorzio a Gruppo – Come preservare il nostro futuro”: questo il titolo dell’incontro che si terrà oggi 5 luglio, alle 18.15, a Villa Nachini Cabassi, da parte del Gruppo Viticultori Terre da Vivere e con il patrocinio del Comune di Corno di Rosazzo membro delle Città del Vino. Parlerà il manager e formatore Febo Leondini su come sta cambiando il mercato dopo la pandemia (le nuove tendenze e abitudini dei consumatori e le possibilità del mercato) e su come costruire il successo della propria azienda. Una tematica molto importante, affrontata di recente anche in un webinar di Assoenologi Fvg.
Ricordiamo che proprio nella storica villa Nachini Cabassi ha sede anche il Consorzio per la tutela dei vini Doc Friuli Colli orientali e Ramandolo che ultimamente si è distinto per le messa a punto di una importante iniziativa: la “Friuli Colli Orientali e Ramandolo Tasting Academy”. La struttura, realizzata dal Consorzio stesso in occasione dei 50 anni della Doc Colli orientali del Friuli – che era avvenuta, come si ricorderà, nel 1970 -, è dedicata alla formazione di alto livello dei professionisti, con 32 postazioni dispenser per poter degustare, in autonomia, vini provenienti da tutta la denominazione con focus dedicati periodicamente e la possibilità di conoscere le differenze e le particolarità di ogni singola zona dei Colli orientali.
Grazie al lavoro compiuto da tecnici del Consorzio, i visitatori potranno essere introdotti alla comprensione dei gusti e dei profumi specifici di ogni vino del Consorzio. La Tasting Academy è, inoltre, dotata di una postazione multimediale con un grande schermo in grado di proiettare dati e presentazioni, che può essere usata anche per organizzare degustazioni online e far conoscere i Colli orientali in tutto il mondo.

Prenotazioni al 366.7177593
(telefono o whatsapp)

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In copertina, scorcio dei Colli orientali del Friuli nella zona di Savorgnano.

 

Estate, voglia di gelato! Settore in ripresa: 332 le imprese Fvg, affari per 40 milioni

Con l’estate, oltre al caldo, torna anche la solita, irreprimibile voglia di gelato. Un desiderio che in Friuli Venezia Giulia contribuiscono ad esaudire ben 332 imprese artigiane, con 1.311 addetti di cui 796 dipendenti. Un “esercito” di persone che ogni giorno dà forma all’alimento simbolo della stagione con le più alte temperature. Un gusto per ogni palato. Dai più tradizionali alle combinazioni più esotiche fino alle proposte gourmet.
L’idea per l’estate 2021? Quella della pasticceria “d’Altri tempi” di Venzone. Nome: Mantecado. Un mix irresistibile di vaniglia, arancia candita e cioccolato fondente. Dentro c’è tutta l’arte del gelato artigianale, risultato di ingredienti di prima scelta, dove possibile a “chilometro zero”, e di un mestiere che non di rado si tramanda di padre in figlio, ma che purtroppo non sfugge alla consistente mortalità d’impresa che la pandemia ha accelerato.

Giorgio Venudo

I dati elaborati da Nicola Serio, responsabile dell’ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine, parlano chiaro. Nell’ultimo anno, la crisi economica indotta dal Covid ha inasprito un processo di calo numerico delle gelaterie e pasticcerie artigiane iniziato a partire dal 2014. In un anno, tra la fine del 2019 e del 2020, si sono perse infatti 10 imprese, che si sommano alle 17 venute meno tra 2014 e il 2019. In media 3,4 l’anno. «La pandemia ha colpito anche le gelaterie, ma grazie a una forte e determinata azione sindacale siamo riusciti quasi da subito a ottenere il via libera per riaprire le nostre attività. I clienti inizialmente potevano solo entrare ad acquistare il gelato per asporto, ma già questo, rispetto ad altri, e penso in particolare ai bar rimasti chiusi a lungo, è stato importante», spiega il lignanese Giorgio Venudo, capocategoria dei gelatieri di Confartigianato-Imprese nazionale. «Abbiamo applicato da subito – aggiunge -, con rigore, le norme di distanziamento e questo ci ha aiutati. L’aver dato sicurezza ai clienti è stato importante, ci ha consentito di tutelare loro e noi stessi e ci ha regalato grande riscontro». Un apprezzamento da parte della gente che ora, in “zona bianca”, caduto anche l’obbligo delle mascherine almeno all’aperto, sta tornando con prepotenza alle care, vecchie abitudini. Gelato compreso. «C’è grande voglia di libertà. Lo vediamo un po’ ovunque. Ma è la spiaggia che in questo momento ci regala una delle istantanee più emozionanti – continua Venudo -: l’immagine dei nonni, con i nipoti per mano, che tornano a godere della reciproca compagnia, di quella convivialità affettuosa che ci è stata tolta, compreso il piacere semplice e genuino di un gelato».

La provincia dove si conta il maggior numero di imprese è Udine con 157, seguita da Pordenone con 106, da Trieste con 35 e infine da Gorizia con 34. Totale: 332 aziende che in 71 casi hanno anche laboratori o sedi secondarie per un totale di 403 gelaterie effettivamente in attività sul territorio della regione.
Ma quanto vale il giro d’affari legato al gelato? Sempre secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi le famiglie spendono in media poco meno di 6 euro al mese in gelato per un totale annuo di 70,5 euro che, moltiplicato per le quasi 563mila famiglie del Friuli Venezia Giulia, porta ad una spesa complessiva prossima ai 40 milioni di euro. Consumi che visti a giugno 2021 paiono aver abbracciato la ripresa, con una stima di crescita del 14% a livello nazionale per un fatturato complessivo di 2,8 miliardi di euro, poco meno di un terzo del mercato europeo.
Al giro d’affari specifico del settore delle gelaterie va poi aggiunto quello generato sulla filiera degli acquisti di prodotti agroalimentari, come latte, zuccheri, frutta fresca e altre materie prime, provenienti dalle eccellenze agricole italiane.
Nonostante la perdita di molte gelaterie – 27 in Fvg dal 2014 a oggi, ben 500 a livello nazionale -, l’Italia rimane leader mondiale del settore, sia per numero di imprese sia per fatturato, grazie a 19mila imprese di gelateria e pasticceria, di cui 14.300 artigianali (76%), a cui si aggiungono altri 10mila bar e pasticcerie che vendono gelato artigianale. Danno lavoro a circa 150.000 addetti, di cui circa la metà nelle gelaterie e pasticcerie vere e proprie.

L’irrinunciabile pallina.

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In copertina, ecco un invitante e gustoso gelato al pistacchio.

Prosek alla Croazia? No dalla Regione Fvg. Zannier: “Bruxelles sia coerente!”

(g.l.) Giù le mani dal Prosecco! «L’Unione Europea non pensi di poter stravolgere l’applicazione delle proprie stesse regole. L’assegnazione ad un vino bianco croato della denominazione Prosek è in palese conflitto con la Dop italiana Prosecco e con tutte le normative comunitarie». Parole chiare, che non ammettono fraintendimenti, quelle dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, il quale unisce così la propria voce a quella dei tanti esponenti italiani di diversi schieramenti politici, europarlamentari, deputati e governatori in primis, che in queste ore si stanno opponendo con fermezza alla richiesta avanzata dalle autorità di Zagabria alla Commissione europea per l’avvio della procedura di riconoscimento della menzione tradizionale Prosek a un vino bianco prodotto nei vigneti croati.
«Ricordo – ha aggiunto Zannier – che già alcuni anni fa la Croazia aveva chiesto il riconoscimento della denominazione, allora rifiutato da Bruxelles in quanto palese plagio del nostro Prosecco. Se l’Unione Europea intende mantenere un minimo di credibilità, rispetto a regole ampiamente condivise, si comporti con coerenza e blocchi immediatamente la richiesta», ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga.
La Regione Fvg, dunque, si oppone fermamente alla possibilità che il nome Prosecco – pur nella sua traduzione in lingua croata – esca dai confini regionali. Si tratta, infatti, di un nome geografico, quello del piccolo paese sul Carso Triestino, al quale è stata “ancorata” l’intera denominazione interregionale che tutela le produzioni di Friuli Venezia Giulia e Veneto. Motivo per cui viene ribadita la necessità della sua difesa in ambito comunitario.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, ecco alcuni grappoli di Glera, il vitigno base del Prosecco.

Dal nuovo logo della Doc delle Venezie agli spumanti. Anche di montagna

Nuova immagine per la Doc delle Venezie, che riunisce e tutela produttori di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino. Siamo, infatti, quasi alla fine dell’imponente operazione di rebranding che da marzo vede impegnato il Consorzio, intenzionato ad aumentare la reputation del marchio collettivo che rappresenta la più estesa area vocata al Pinot grigio a livello mondiale. Ma al centro del progetto c’è prima di tutto la volontà di creare un’immagine nuova e reale della Denominazione, un volto che sia in grado di rappresentare insieme tutti i valori intrinsechi di cultura e territorio che contraddistinguono le Tre Venezie  e di veicolarli in modo efficace nei mercati internazionali.

Grappoli di Pinot grigio.


Si chiude quindi con il restyling del logo della Do triveneta e la sua presentazione ufficiale in sede di assemblea dei soci la prima fase di questo grande lavoro di posizionamento, strategia e rafforzamento della brand awareness promosso dal Consorzio di Tutela e affidato all’agenzia Grey: una veste rinnovata per il Pinot grigio delle Venezie che, oltre a strizzare l’occhio a componenti grafiche più moderne e ad uno stile più giovanile e al passo coi tempi, include per la prima volta chiari riferimenti a tutto il territorio. Al centro restano invariati la presenza del ferro di Gondola e il richiamo alla bandiera italiana, ingredienti chiave che dal 2017 hanno permesso alla Denominazione di farsi conoscere e apprezzare nel mondo e che restano quindi i protagonisti della scena. Due icone immancabili che ora, però, sono accompagnate da elementi geografici altrettanto importanti quali la pianura, le colline e le montagne che modellano il nostro Nordest, linee che prendono vita rispettivamente dai tre sestieri a rappresentare le tre regioni di produzione Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento. A racchiudere il sigillo, infine, un elegante lettering esterno separato da 12 punti che simboleggiano le altrettante province distribuite nell’areale di produzione della Doc.
«Abbiamo sempre avuto la fortuna di avere nel nome e nel logo un’icona mondiale, Venezia», dice il presidente del Consorzio, Albino Armani, che continua: «Con l’operazione di rebranding che vede impegnato il nostro Cda da inizio marzo, ci siamo resi conto che questa rappresentazione non era più sufficiente e che doveva essere arricchita e valorizzata da quello che è il reale patrimonio territoriale di tutto il Triveneto. Il nostro obiettivo oggi è quello di trasmettere al mondo un messaggio quanto più vero e coerente, pur mantenendo quella familiarità che ci siamo guadagnati, con non poca fatica, a livello globale sin dall’inizio della nostra avventura».

Bottiglia col vecchio logo.

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Intanto, da oggi a domenica, a Garda, nella cornice di Palazzo Pincini Carlotti, storico edificio che regala ai suoi visitatori una vista mozzafiato sul Benaco, torna l’atteso appuntamento con Spumantitalia, Festival organizzato da Bubble’s Italia giunto alla sua terza edizione, dedicato al mondo spumantistico Made in Italy. Tra i grandi protagonisti della tre giorni di masterclass, incontri, dibattiti, degustazioni e talk shows, guidati dai più noti esperti del settore, non poteva mancare proprio Albino Armani, che oggi si presenterà al pubblico di professionisti, operatori e winelovers con il meglio della sua proposta “effervescente” metodo classico, nell’ambito di due seminari intitolati “Fenomeno Ribolla gialla” (ore 11-12, Sala Pinot Nero) e “Spumanti di montagna” (ore 16-17, Sala Pinot grigio).
Non soltanto un’occasione per brindare alla tanto attesa ripartenza che vede la partecipazione di piccoli e grandi produttori, Consorzi vitivinicoli e interpreti del sistema culturale, tecnico e scientifico del mondo del vino, finalmente riuniti per degustare insieme e confrontarsi vis-a-vis: la kermesse gardesana sarà infatti un palcoscenico importante che proporrà sui banchi, oltre alle migliori bollicine italiane, tematiche di grande attualità e fermento per il settore, alcune anche molto care allo stesso Armani.

Spumanti protagonisti a Garda.


Partiamo dalla Ribolla gialla, una varietà che nella visione aziendale si traduce nell’eccezionale vocazionalità delle Grave Friulane per la produzione spumantistica, oggi non ancora completamente compresa. La Ribolla gialla Brut Millesimato di Armani incontra l’arte del metodo classico (30 mesi sui lieviti) – «l’unica a mio avviso in grado di veicolare la reale identità del territorio” secondo il produttore – a Lestans, sulle rive dei torrenti in cui scorrono frammenti di roccia strappati alla montagna e trasformati lentamente in sassi bianchi e tondi: i “claps” in lingua friulana. Siamo nell’Alta Grave Friulana, su terreni ghiaiosi che si prestano perfettamente alla produzione di spumanti freschi ed eleganti, aiutati dalla vendemmia precoce e da rese naturalmente basse.
Passiamo poi ad un altro tema che a tutti gli effetti rappresenta il comune denominatore della viticoltura firmata Albino Armani: le produzioni di quota, ovvero sopra i 600 metri di altitudine. La spumantistica di montagna ha un fascino tutto suo per per il produttore veneto, che richiede grandi sforzi e non accetta compromessi, e rappresenta quindi una vera e propria filosofia aziendale. «Sono le caratteristiche del territorio e, soprattutto, la montagna ad accomunare ognuna delle realtà che fanno parte della nostra azienda, dal Trentino – da cui proviene il Clè Trento Doc metodo classico pas dosé protagonista con etichette di altre aziende alla masterclass sopraccitata – al Friuli fino a Marano di Valpolicella. In tutte le zone dove ho deciso di produrre vino, ho sentito forte la necessità di ritrovare uno spirito di casa, che mi riportasse alla mie origini trentine, precisamente del Monte Baldo». Il Clè Trento Doc Millesimato Dosaggio Zero – le cui uve di Chardonnay e Pinot nero vengono prodotte tra l’altopiano di Brentonico e i declivi della Vallagarina su terreni ricchi di basalto e calcare – racchiude nella bottiglia, dopo un élevage sui lieviti di almeno 36 mesi, tutte le caratteristiche proprie del vero spumante di altura: marcata acidità, grande freschezza, elegante aromaticità. www.albinoarmani.com

Armani con la sua famiglia.


Il programma completo dei talk show e delle masterclass è consultabile sul sito della manifestazione www.spumantitalia.it

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In copertina, ecco il nuovo marchio della Doc delle Venezie.

 

“Green Carnia Fest”, una riflessione per i cinque Comuni del monte Zoncolan

Al via oggi, primo luglio, “Green Carnia Fest”, dedicato alla sostenibilità in montagna. Per quattro giorni, fino a domenica prossima, il comprensorio del monte Zoncolan, con i Comuni di Cercivento, Ovaro, Paluzza, Ravascletto e Sutrio, sarà palcoscenico per l’edizione zero di una manifestazione che vuole porre l’attenzione, e riflettere, su una delle sfide principali che interesseranno il territorio montano, la sostenibilità. Cinque Comuni e una celebre montagna per costruire una nuova progettualità che sappia cogliere le enormi possibilità di questi territori e dare voce al suo capitale umano e naturale.

Giovanni Maria Flick

Il festival, promosso dalla Pro Sutrio con il supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, di PromoturismoFvg della Comunità montana della Carnia e di Fondazione Friuli, partirà dunque oggi con un evento inaugurale fortemente improntato alla “svolta” sostenibile, il convegno in programma, alle 18, a Sutrio alla Cjase dal Len: “In me non c’è che futuro. Far crescere la montagna nella sostenibilità” è il filo rosso su cui si confronteranno molti relatori, a cominciare da Stefano Zannier, assessore alle risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. E inoltre, coordinati dal giornalista Paolo Mosanghini, condirettore del Messaggero Veneto, interverranno Roberto Siagri, presidente Consorzio Carnia Industrial Park, Francesca Campora, direttore generale Fondazione Edoardo Garrone, Marco Bussone, presidente Uncem, Comunità ed enti montani, e Fabio Renzi, segretario generale di Symbola. Obiettivo di questo convegno, così come dell’intera iniziativa Green Carnia Fest, è di avviare una agorà nella quale dibattere intorno ad un progetto concreto che punti a coniugare le risorse della montagna (naturali, capitale umano, economiche, tradizionali, turistiche, enogastronomiche, culturali…) con strumenti nuovi e adeguati ad affrontare le nuove sfide e cogliere le grandi opportunità del momento, come quelle in arrivo con il Recovery Fund e la futura programmazione europea. Green Carnia Fest, quindi, come strumento per promuovere una cultura della sostenibilità presso cittadini, giovani, generazioni, imprese, associazioni e istituzioni, in vista del cambiamento necessario a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Fra gli interventi di spicco a Green Carnia Fest, domani 2 luglio alle 18 (Cjase da Int di Cercivento) quello del giurista e accademico Giovanni Maria Flick, già presidente della Corte costituzionale: sarà l’occasione per dibattere sui temi del suo ultimo saggio “Elogio della foresta. Dalla selva oscura alla tutela costituzionale” (Il Mulino), e per approfondire alcune tra le questioni maggiormente dibattute a livello forestale e ambientale. In posizione “mediana” fra la categoria dei beni privati e quella dei beni pubblici si affaccia infatti quella dei beni comuni, come la foresta: ne vengono prospettati pregi e difetti, prospettive di sviluppo e collegamenti con le tradizioni e con il principio di solidarietà.

Molte le iniziative di escursione, scoperta, laboratorio: domani appuntamento ad Aplis di Ovaro, alle 10, con il laboratorio filosofico per ragazzi “La montagna immaginata”, mentre alle 14 all’albergo diffuso di Sutrio ecco il laboratorio didattico a cura del maestro Domenico Molfetta e dell’azienda Green Lady Bug di Sutrio “La coltivazione della Canapa in Carnia tra passato e presente”. Alle 16 a Ravascletto, alla Stalla Moro, visita e laboratorio didattico “La mungitura”. Sabato la giornata inizierà, dalle 9 alle 18, a Sutrio, all’Ort di Siore Marie, con l’animazione sportiva sostenibile “Fuori Luogo summer tour”, alle 12 la passeggiata con pic-nic “Le erbe officinali di Cercivento”, alle 16 a Paluzza, presso i laghetti di Timau, la Visita guidata alle località colpite dal Vaia a cura del Corpo Forestale regionale. Domenica 4 luglio la giornata inizierà alle 8.45 a Paluzza, all’Albergo diffuso La Marmote, con la Dimostrazione e approccio all’arrampicata, alle 12 a Ravascletto al Troi dai Sbilfs la Passeggiata con raccolta erbe e pic-nic nel prato. Alle 14 all’albergo diffuso Zoncolan di Ovaro l’attività E-Bike in malga con degustazione, mentre alle 16 inizierà la visita guidata, a Cercivento, della Bibbia a cielo aperto.

Info e dettagli: www.greencarniafest.it

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In copertina, un’immagine di Sutrio ai piedi del monte Zoncolan.