Quelle foreste del Novecento raccontate dalle fotografie del Centro di Basovizza

«È il giusto riconoscimento a una realtà densa di specificità qual è il Friuli Venezia Giulia, nella quale le ricchezze naturali e forestali hanno potuto mantenere il loro aspetto e le biodiversità, oggi un elemento fondante della cultura del territorio assieme a prodotti tipici e peculiarità dell’agroalimentare, tra esse la vitivinicoltura, che hanno rappresentato e rappresentano l’identità, le tradizioni, l’attrattiva dell’area». L’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, commenta con queste parole la realizzazione della pubblicazione “La fotografia entra nel bosco” curata dal Centro didattico naturalistico di Basovizza, con la collaborazione dei Musei provinciali di Gorizia, e pubblicata dal Centro stampa della Regione Fvg, che il Corpo forestale regionale ha realizzato in occasione della designazione di Gorizia e Nova Gorica quale Capitale europea della Cultura 2025. Pubblicazione, che accompagnerà gli ospiti della nostra regione, ma anche gli internauti che sceglieranno di approfondire la loro conoscenza dell’area e visitare il territorio del Friuli Venezia Giulia assieme a Gorizia e a Nova Gorica, e che può essere visionata e scaricata dalle pagine web del Centro didattico naturalistico di Basovizza sul sito della Regione Friuli Venezia Giulia oppure ritirata in copia cartacea negli Urp di Gorizia, Trieste e Udine, nella sede di Gorizia dell’Ispettorato forestale, nelle Stazioni forestali di Gorizia, Monfalcone, Duino Aurisina, Trieste e al Centro didattico naturalistico di Basovizza.
Presenta una ventina di immagini boschive risalenti ai primi decenni del ‘900, scattate per lo più dai funzionari forestali dell’epoca con l’intento di documentare sia il loro operato sul territorio, sia le maestranze impiegate nelle varie attività dell’allora filiera produttiva boschiva.
Le fotografie spaziano dalle piantagioni realizzate sulle dune sabbiose di Grado a partire dal 1898 e impresse su lastre dal commissario forestale goriziano Corrado Rubbia, a quelle dei rimboschimenti artificiali di pino nero sul Carso, iniziati nel 1883 e fotografati nel 1900 dall’atelier goriziano del fotografo Anton Jerkic per essere poi esposte perfino all’Esposizione mondiale di Parigi. Dall’archivio romano del forestale Dino Crivellari sono state, invece, recuperate alcune spettacolari immagini degli anni Venti del secolo scorso, relative ai boschi demaniali di Tarnova (Trnovo), attraverso le quali ritornano idealmente al loro posto di lavoro alcuni dei protagonisti di quei palcoscenici naturali e silvani: boscaioli, vivaiste, forestali, carbonai, carrettieri, trasportatori, piantatrici, abili artigiani del legno, cestai e segantini.
«Gli osservatori più attenti – specifica Zannier – ma anche i curiosi del territorio, potranno riconoscere nelle varie immagini proposte e recuperate anche in altri archivi privati, come quelli di Amerigo Hofmann, Francesco Caldart e Carlo Semolic, l’aumento razionale delle produzioni legnose, dei tagli boschivi, il potenziamento della sorveglianza contro furti e contrabbando e l’oramai prossimo arrivo, anche nelle foreste giuliane, della meccanizzazione. Nel giro di pochi anni – aggiunge l’esponente della Giunta Fedriga – da quegli scatti quella lunghissima secolare tradizione di tecniche manuali ereditate nel tempo sarebbe stata rapidamente sostituita dalle nuove tecnologie, che portarono alla trasformazione di gran parte delle lavorazioni forestali condannando all’oblio gli attrezzi, il significato dei loro nomi e anche il sapere trasmesso dal loro utilizzo».
Le immagini che concludono la pubblicazione, scattate dallo studio artistico fotografico Giovanni Battista Mazucco, illustrano la segheria demaniale di Gorizia, inaugurata nel 1939, che lavorava esclusivamente i legni provenienti dalle foreste demaniali goriziane; con i nuovi confini la segheria perse la sua importanza e fu definitivamente chiusa negli anni Ottanta.
«Le mutevoli frontiere e lo scorrere del tempo – prosegue l’assessore alle Risorse forestali – con il susseguirsi delle generazioni hanno dunque cambiato i rapporti, i legami e anche i ricordi di quella filiera forestale goriziana, oramai quasi dimenticata». Nel ricordarla, Zannier, conclude evidenziando che «grazie al certosino lavoro del Corpo forestale regionale oggi è possibile visitare questi boschi fotografati circa un secolo fa: sono ancora preziose, versatili e insostituibili risorse rinnovabili: essi rappresentano il risultato delle tecniche culturali del passato e costituiscono il patrimonio globale e culturale del nostro futuro».

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In copertina e qui sopra due belle immagine pubblicate nel volume fresco di stampa.

Brda-Collio, il rilancio della Ribolla nel ricordo del “padre” Miro Simcic

(g.l.) In sloveno si scrive Brda, in italiano Collio. Cambiano soltanto la grafia e la pronuncia del nome, ma l’area pedoclimatica e il “terroir” sono  i medesimi, a cavallo di una linea di demarcazione politica che esiste soltanto sulla carta geografica, ma che di fatto non c’è più. Un’area contraddistinta da una viticoltura d’eccellenza, candidata a divenire Patrimonio mondiale dell’Umanità sotto l'”ombrello” Unesco e che ha un progetto comune di rilancio dei suoi inimitabili vini, a cominciare dalla Ribolla gialla. Un impegno che sarà portato avanti nel ricordo del “padre” di questo importante vitigno autoctono di quest’area, Zvonimir Simcic, figura emblematica della cooperazione vitivinicola fra l’Italia e la Slovenia, ricordato venerdì a Castel Dobra, Dobrovo nella lingua d’oltreconfine, località contermine con Dolegna del Collio. Con sullo sfondo quel grande appuntamento, con sicuramente importanti ricadute nelle regioni contermini, che fra tre anni vedrà insieme il capoluogo Nova Gorica e la nostrana Gorizia nel progetto Città europea della Cultura.

«L’iniziativa che celebra il centenario della nascita di Zvonimir Simcic rappresenta una tappa fondamentale del percorso che Slovenia e Friuli Venezia Giulia hanno intrapreso assieme per il riconoscimento Unesco del Brda-Collio. Una candidatura importante in cui la nostra Regione, le amministrazioni comunali direttamente interessate, gli imprenditori, le comunità locali si stanno impegnando con convinzione e tenacia», ha affermato l’assessore alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, che, in rappresentanza del governatore Massimiliano Fedriga, ha partecipato al Castello di Dobrovo alla cerimonia dedicata proprio al “padre della Ribolla gialla”, per molto tempo direttore generale della Cantina sociale del Medot, nella Goriška Brda. All’evento, di spessore internazionale, sono intervenuti anche il presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor e il ministro italiana delle Politiche agricole, alimentari e forestali Stefano Patuanelli. C’erano anche l’ambasciatore italiano a Lubiana, Carlo Campanile, l’ambasciatore sloveno a Roma Tomasz Kunstelj, il console generale a Capodistria Giovanni Coviello e, tra gli altri, il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna.


«Se è vero che la storia del Novecento ha tracciato confini e opposto diverse visioni politiche, è ancor più vero – ha sottolineato Bini – che oggi ci ha riuniti l’Europa, nata proprio per contrastare ogni tentativo di divisione e di ostacolo. Imprenditori come Simcic e la sua famiglia hanno compreso con lungimiranza la necessità di leggere questo territorio come un’unica identità, mettendo a fattor comune un prodotto speciale e distintivo come il vino, frutto di conoscenze centenarie e di grande passione. Una visione che si fonda sulla transnazionalità tipica di questo territorio e matrice dello spirito con cui Miro Simcic – ha rimarcato l’esponente della Giunta Fedriga – ha interpretato il suo ruolo di cultore ed imprenditore del vino qui, in questo contesto particolare, fatto di colline, di venti, di influssi marini che non conoscono confini. La sua storia non si limita solo a un vitigno, a un metodo di vinificazione o a un’azienda straordinaria, ma rappresenta soprattutto un modello di imprenditorialità che si fonda sulla collaborazione e sulla valorizzazione delle comuni eccellenze come testimoniato dai tanti maestri del vino italiani protagonisti del bel documentario realizzato per valorizzare l’eredità che ha lasciato a tutti noi. Collaborazioni che, infatti, annoverano legami con altri nomi eccellenti del mondo enologico quali Jermann, Felluga, Collavini, per citarne alcuni, e che sono la dimostrazione dell’unicità del Brda-Collio: un paesaggio, un terroir, un clima, una tradizione fondiaria che – ha concluso l’assessore regionale Bini – rendono indistinguibile quest’area tra Italia e Slovenia».

Nel corso della cerimonia, durante la quale il presidente Pahor ha scoperto una targa proprio a ricordo di Zvonimir Simcic, nello storico Castello è avvenuto un incontro bilaterale fra il ministro italiano Stefano Patuanelli e l’omologo sloveno Josže Podgoršek. Diversi i punti al centro dell’incontro, dalle possibili azioni comuni per sostenere il settore vitivinicolo, alle opportunità di collaborazione transfrontaliera, alla gestione delle foreste e delle risorse ittiche dell’Adriatico, fino alle questioni legate all’etichettatura alimentare. La valorizzazione dei vitigni transfrontalieri è stata la prima questione al centro del vertice. Patuanelli, nell’evidenziare l’importanza che assume la cultura vitivinicola della zona, e la necessità di sviluppare ulteriormente il turismo enologico, ha proposto al collega sloveno di presentare una candidatura comune per inserire il territorio del Brda-Collio nel patrimonio mondiale dell’Unesco.
Quanto al tema dell’etichettatura alimentare, il ministro Patuanelli ha sottolineato di confidare su un’evoluzione della posizione slovena sulle etichettature dei prodotti alimentari, alla luce delle perplessità sollevate da entrambi i Paesi sul sistema Nutriscore, a favore della proposta italiana del NutrInform battery fronte pacco. Da parte slovena si è concordato sul fatto che i sistemi europei di etichettatura devono costituire uno strumento informativo più completo possibile che consideri anche le abitudini e le tradizioni alimentari nei vari Paesi, senza penalizzare i prodotti tipici.
Sul tema, invece, della gestione della pesca e delle foreste, il ministro italiano ha evidenziato le tre “gambe” della sostenibilità: ambientale, economica e sociale. Infine, nel corso dell’incontro, si è affrontata la questione legata all’ipotesi di sottoscrivere un “memorandum of understanding” per il settore vitivinicolo, nell’ottica della promozione congiunta, e su cui le parti si sono impegnate a riaggiornarsi.

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In copertina, Zvonimir Simcic di cui ricorrono i cent’anni della nascita; all’interno, alcune immagini della cerimonia al Castello di Dobrovo, con lo scoprimento della targa in onore del grande imprenditore vitivinicolo, la bilaterale con il ministro italiano Stefano Patuanelli e vigneti della zona circostante.

(Foto Cantina Medot,  Arc e Mipaaf )

 

Oggi da tutti “No” allo spreco alimentare. Confagricoltura: uno sviluppo condiviso

La crescita demografica e la crescente attenzione verso la sostenibilità di produttori e consumatori impongono la creazione di un modello di sviluppo che implichi la produzione di cibo di qualità e in quantità, ma anche una riduzione degli sprechi alimentari, in linea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, le strategie sull’economia circolare dell’Unione europea e la “Farm to Fork”. Lo afferma Confagricoltura in occasione della 9a Giornata nazionale di prevenzione dello speco alimentare che ricorre proprio oggi, 5 febbraio. Per prevenire lo spreco alimentare serve però l’impegno di tutti, aggiunge l’organizzazione degli imprenditori agricoli in una nota fatta propria e rilanciata da Confagricoltura Fvg, presieduta da Philip Thurn Valsassina.

Philip Thurn Valsassina


Dai dati emersi dallo studio condotto dell’Osservatorio Waste Watcher International in collaborazione con l’Università di Bologna e Ipsos sul “Caso Italia” si registra che, nel 2021, nel nostro Paese si sono sprecati circa 27 kg di cibo a persona. Sebbene l’andamento sia in calo rispetto all’anno precedente, allarmano i dati sulle quantità (3.624.973 tonnellate nel 2021) e sui costi (circa 10 mld di euro) del cibo sprecato nel corso dell’anno passato. L’iniziativa dell’Osservatorio Waste Watcher International, con il quale Confagricoltura ha avuto modo di collaborare nel quadro delle attività del Coordinamento Agrinsieme, accende i riflettori su una delle piaghe del nostro tempo e impone una reazione concreta.
Le imprese agricole del nostro Paese – afferma Confagricoltura – possono svolgere un ruolo fondamentale nella lotta agli sprechi alimentari e nella prevenzione degli stessi. L’agricoltura non spreca in quanto, per natura, fa propri concetti come il recupero, il riutilizzo e la creazione di sistemi diffusi di economia circolare. Anche in fatto di prevenzione, è fondamentale che i virtuosismi produttivi dei nostri agricoltori siano conosciuti e spiegati ai consumatori e alle giovani generazioni.
Confagricoltura, anche attraverso le proprie imprese, è in prima fila nella lotta agli sprechi alimentari affermando da sempre l’importanza di un’educazione alimentare che promuova stili di vita e consumi alimentari più sani e consapevoli. A ciò, si aggiunge la creazione di un modello che minimizzi gli sprechi nel corso dei processi di produzione, trasformazione e distribuzione. In questa operazione di educazione al consumo – conclude l’organizzazione agricola – sono necessari la collaborazione e il dialogo tra le filiere direttamente impegnate nel processo produttivo, le organizzazioni di rappresentanza, le istituzioni, ma anche le Scuole, le Università, il mondo della Ricerca e il Terzo settore, vale a dire un insieme di enti di carattere privato che agiscono in diversi ambiti, dall’assistenza alle persone con disabilità alla tutela dell’ambiente, dai servizi sanitari e socio-assistenziali all’animazione culturale.

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In copertina, bucce ma anche cibo ancora buono che finisce nella pattumiera in una immagine pubblicata da Il Sole 24 Ore.

Agroalimentare sotto la lente Ersa: crescono i prodotti “made in Fvg”

«Ersa rende fruibili dati presenti in numerose banche statistiche ma poco utilizzati se privi di una raccolta, lettura ed elaborazione complessiva, oggettiva e ragionata. Lo studio presentato oggi restituisce una “fotografia parlante” che aiuta a dare un’interpretazione dei fenomeni in corso e un utilizzo dei dati utili alle scelte economiche future. Questa attività svolta da Ersa si inserisce nella visione di un nuovo ruolo dell’Agenzia al cui interno, per una precisa scelta della Giunta regionale, sarà istituito l’organismo pagatore regionale, autonomo rispetto all’attuale Agea. È una sfida difficilissima che però abbiamo la capacità di vincere e portare a termine». È quanto ha detto ieri l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, durante la presentazione dell’indagine condotta dall’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale, Ersa appunto, in merito alle prime valutazioni 2021 sull’andamento del settore agroalimentare in Friuli Venezia Giulia. La ricerca, introdotta dal direttore generale di Ersa, Francesco Miniussi, è stata elaborata da Daniele Rossi e Laura Zoratti, tecnici statistici dell’Agenzia.

Stefano Zannier

Rispetto all’analisi presentata, Zannier – come informa Arc – ha evidenziato che «il comparto agricolo regionale è segnato da alcuni fattori importanti: in primis, i danni da maltempo, che si susseguono di anno in anno, e che non possono più essere considerati straordinari. Nel primo pilastro della Programmazione agricola comunitaria (Pac) è prevista la capitalizzazione di un fondo per la gestione del rischio. È necessario un sistema strutturale e non più fondato sulla solidarietà, che in questo momento non garantisce indennizzi adeguati». L’assessore ha poi sottolineato «le problematiche legate alla risorsa idrica che necessita di nuovi sistemi di approvvigionamento e di gestione del sistema irriguo, anche in funzione dei cambiamenti climatici che influiscono sulla fioritura e sulla crescita di alcune varietà. Per cui molte risorse del Pnrr saranno destinate a questo obiettivo».
Venendo ai dati, il primo semestre 2021 è stato caratterizzato dalla ripresa degli scambi commerciali, con esportazioni per oltre 424 milioni di euro di prodotti alimentari regionali (più 15 per cento rispetto al primo semestre 2020) e 87,3 milioni di euro di prodotti agricoli regionali (più 9,8 per cento), che hanno superato i valori pre-pandemici. Tale incremento, associato a una crescita più lenta delle importazioni (378 milioni di euro, più 8,4 per cento), ha mantenuto la bilancia commerciale su valori nettamente positivi. Non si arresta la domanda estera di vino regionale, il cui valore esportato nel primo semestre 2021 si è approssimato ai 60 milioni di euro (più 15,4 per cento rispetto al 2020). I mercati internazionali hanno registrato un andamento al rialzo dei prezzi dei prodotti agricoli, per effetto della corposa domanda da parte della Cina, oltre che dal rallentamento delle operazioni doganali e di disinfezione e dall’aumento dei costi dell’energia che hanno aumentato i prezzi dei trasporti. I prezzi di cereali e colture oleaginose sono risultati così in costante aumento a partire dall’autunno 2020 fino a tutto il 2021. I prezzi dei mercati regionali ne hanno risentito positivamente, portando a stimare un aumento del valore economico generato dal comparto cerealicolo (141 milioni di euro, più 27,5 per cento) e delle colture industriali (57,1 milioni di euro, più 16,1 per cento), nonostante i cali produttivi. Resta da valutare l’effetto sul comparto zootecnico, dove i prezzi delle carni hanno registrato incrementi postivi rispetto al 2020. Buono l’andamento dei consumi di Montasio (con vendite cresciute dell’11 per cento).
Il settore “pesca e acquacoltura” ha, poi, registrato un recupero delle vendite, favorite dall’aumento dei consumi di pesce fresco oltre che dalla generale ripresa delle esportazioni. Il comparto produttivo si dimostra attento anche ai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, ad esempio per il particolare interesse mostrato verso il prodotto trasformato a base di trote allevate in regione.
Per quanto riguarda, invece, il numero di aziende del settore, queste risultano in leggero aumento al terzo trimestre 2021 (14.067 unità, più 0,6 per cento), con un saldo positivo in termini di occupazione (più 0,3 per cento di assunzioni) e una diminuzione delle aziende cessate (meno 5,7 per cento).
Dal punto di vista delle condizioni climatiche il primo semestre 2021 era iniziato con delle gelate ad aprile che hanno mandato in sofferenza frutteti e viti, mentre il passaggio da un maggio freddo e piovoso ad un giugno caldo e secco ha messo in difficoltà la fioritura di mais e ulivo.
In regione, la coltura prevalente è la vite con oltre 28mila e 600 ettari, seguono il melo (oltre 1.300 ettari) e l’actinidia, ovvero i kiwi (491 ettari, in leggera diminuzione). In aumento le superfici a piccoli frutti (24 ettari, più 85 per cento) e nocciolo (384 ettari, più 34 per cento). Il 50 per cento delle superfici destinate alle colture ortive è stato investito ad asparagi, mentre il 16 per cento a patate.

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In copertina, la crescita degli asparagi coltura che in Fvg occupa metà della superficie orticola regionale.

Alimentare, quali strategie anti-spreco? È conto alla rovescia per la 9ª Giornata

Nel conto alla rovescia per la 9ª Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, come sempre promossa dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero – con il patrocinio dei Ministeri della Transizione Ecologica e degli Affari Esteri, della Commissione Europea e di Rai per il Sociale – arrivano i primi dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, in vista della presentazione delle nuove indagini, “Il caso Italia” 2022 e Cross Country Report, che saranno illustrate domani 4 febbraio, durante l’evento ufficiale programmato a Roma, nello Spazio Europa (sede di Rappresentanza della Commissione Europea), a partire dalle 10.30 (con live streaming sul canale youtube Spreco Zero).

Andrea Segrè

L’Osservatorio Waste Watcher International, diretto dal professor Andrea Segrè, è attivo per iniziativa di Last Minute Market e campagna Spreco Zero, in sinergia con l’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari, su monitoraggio a cura di Ipsos. Hanno coordinato le indagini i docenti Luca Falasconi (Il caso Italia) e Matteo Vittuari (Cross Country Report). L’indagine internazionale è stata condotta da Waste Watcher in 8 Paesi del mondo – Cina, Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Canada, Germania, Spagna e Italia – con campione statistico di 8mila interviste. Waste Watcher ha affrontato con attenzione le strategie antispreco messe in atto dai consumatori del pianeta. A sorpresa, sulla tecnologia vince ancora la lista della spesa, insieme ad altri accorgimenti della vecchia economia domestica: dagli Stati Uniti alla Russia, passando per Canada, Italia, Spagna e Germania, il ricorso alle app salvacibo –alert sul proprio cibo in scadenza ai dispositivi di scambio o acquisto degli alimenti invenduti – resta abitudine ristretta a non piu’ del 9% della popolazione. Per l’esattezza dal 3 al 7% in Italia, dal 4 al 9% in Spagna, dal 5 al 7% nel Regno Unito e in Canada, fino al 9% negli Stati Uniti e non più del 5% in Russia. Mentre sono i cinesi i più tecnologici del pianeta, in tema di prevenzione dello spreco alimentare: fino al 17% utilizzano app dedicate, in particolare per monitorare il cibo conservato a casa )17%), ma anche per catturare l’invenduto di negozi e ristoranti.
«È un po’ la rivincita dell’intelligenza “alimentare” dei consumatori – osserva l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore del movimento e della campagna Spreco Zero – su quella “artificiale”, o meglio tecnologica. Che resta pur sempre una risorsa preziosa, ma se utilizzata meccanicamente non stimola l’impegno attivo del consumatore in chiave di prevenzione. Le soluzioni più rapide ed efficaci arrivano ancora dall’esperienza dell’economia domestica».

Fra le strategie antispreco nelle case prevale ancora il buon senso: se la classica lista della spesa viaggia oltre il 70% quasi ovunque – dall’Europa al Canada agli Stati Uniti, un po’ peggio in Cina dove la utilizza solo 1 consumatore su 2 (49%) e in Russia solo il 54% – si privilegia l’attenzione a verificare e consumare prima i cibi a ridosso di scadenza (4 consumatori su 5 un po’ ovunque), si pratica spesso il check di frigo, freezer e dispensa per avere la situazione sotto controllo – fra 7 e 8 cittadini su 10 ad ogni latitudine del pianeta – e ci si accerta di aver disposto in evidenza il cibo a ridosso di scadenza, attività che russi e spagnoli eseguono con grande attenzione (84% dei casi) ma anche gli italiani e gli inglesi (79%). È pratica diffusa nei Paesi europei e anglofoni l’assaggio del cibo appena scaduto, per accertarsi se sia ancora consumabile prima di gettarlo: ammettono di farlo soprattutto spagnoli, inglesi, tedeschi e canadesi (oltre 4 cittadini su 5), a ruota seguono Italia e Stati Uniti, meno convinti di questa pratica i cinesi, solo 1 cittadino su 2. Fra le strategie di approvvigionamento del cibo una linea comune sembra quella di privilegiare confezioni di piccolo formato: in media lo fanno 4 consumatori su 10 ad ogni latitudine. E al ristorante, come ci comportiamo? Gli italiani e in generale i cittadini europei sembrano piuttosto timidi e impacciati, la ‘doggy’ o meglio ‘family’ bag è richiesta in media da 4 avventori su 10 che non riescono a consumare il pasto. Un’abitudine che sembra invece consolidata negli Stati Uniti, dove la family bag è prassi per 3 consumatori su 4 (74%). Scendiamo al 68% in Canada, al 61% in Cina, al 37% in Russia e nel Regno Unito.

E ancora: a livello planetario, dove gli Stati Uniti sembrano essere i meno virtuosi con circa 1403 grammi di cibo gettato ogni settimana, lo spreco del cibo é certamente il primo nemico della dieta mediterranea: nella hit dei cibi piu’ sprecati svetta la frutta fresca, con oltre 30 gr gettati a settimana un po’ a tutte le latitudini del pianeta. Ma in Russia è il pane l’alimento piu’ sprecato e in Cina la verdura fresca, alimenti base della piramide mediterranea. Dopo la frutta fresca i prodotti più sprecati sono l’insalata (in Italia 22 grammi, nel Regno Unito 36 e negli Stati Uniti 41) e la verdura fresca, dai 25 grammi settimanali in Spagna ai 38 del Canada.
Puntando lo sguardo sulle tipologie “sprecone” spicca certamente la categoria dei single in Italia, vera maglia nera del fenomeno con il 50% in piu’ di cibo sperperato – in particolare frutta e insalata – rispetto alle famiglie numerose, che anche in Cina e Stati Uniti risultano più virtuose. In Italia anche le famiglie senza figli risultano facili allo spreco della verdura fresca, in Spagna al contrario i single sembrano essere i più virtuosi, mentre a sprecare di più sono le famiglie numerose. Un dato in controtendenza rispetto agli altri Paesi. In Canada, Cina e Stati Uniti si spreca per aver acquistato troppo e in generale, in tutti i Paesi a prescindere dalle abitudini alimentari e dalle differenze culturali, uno dei motivi principali di spreco continua a essere la scarsa attenzione a quanto abbiamo già acquistato e stiamo conservando a casa. Semplicemente, ce ne dimentichiamo. Se i cinesi sono gli unici a prospettare soluzioni drastiche come la tassazione dello spreco alimentare, la richiesta di etichette più chiare e informative apposte sugli alimenti è considerata uno strumento importante dai cittadini di tutti i Paesi: 6 su 10 negli Stati Uniti e 8 su 10 in Italia, Russia e Canada. Così come tutti i cittadini chiedono ai governi di fornire maggiore informazione ai cittadini sulle conseguenze ambientali ed economiche dello spreco, a partire dalle scuole: l’Italia è una punta avanzata con l’86% di cittadini che chiedono l’educazione alimentare dai banchi di scuola.

One health, one earth. Stop food waste è il tema della 9a Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario sabato 5 febbraio. Gli eventi ufficiali in programma venerdì 4 febbraio saranno introdotti dal fondatore della giornata, l’accademico e agroeconomista Andrea Segrè, La Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare ricorre dal 2014.
Live streaming al link: https://www.youtube.com/watch?v=kXt6U0nUSpo
Info: www.sprecozero.it

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In copertina, il logo della nona Giornata nazionale contro lo spreco alimentare.

 

“Macellazioni d’urgenza, i nuovi costi sono insostenibili per le stalle Fvg”

Nuova batosta per la zootecnia. Dal primo gennaio, a un prezzo del latte alla stalla ancorato sotto i 40 centesimi al litro (appena sufficienti a coprire i costi di produzione) e ai rincari dei costi energetici, delle materie prime e dei mangimi, si è aggiunto l’aumento dei costi della macellazione d’emergenza, causato dalle nuove disposizioni del Decreto legge 32/2021. La norma prevede che, rispetto a quanto accadeva prima della sua entrata in vigore, quando i costi delle Msu, macellazioni di capi bovini destinati all’abbattimento per cause accidentali, erano assorbiti in parte dal Sistema sanitario nazionale, ora questi ricadranno interamente sul macellatore che naturalmente si rivarrà sulle stalle.

Andrea Lugo e Renzo Livoni.


A dare l’allarme – come informa una nota – è l’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia che ha calcolato l’entità dell’aggravio di spesa per le aziende zootecniche a singola macellazione: «Tra i costi per il trasporto dell’animale abbattuto in stalla, l’operazione di macellazione d’urgenza, le analisi che prevede il nuovo decreto e la remunerazione del veterinario che schizzerebbe addirittura a 80 euro all’ora per gli interventi eseguiti fuori dall’orario programmato di macellazione, arriviamo a un importo di spesa per capo di circa 200-250 euro. Se pensiamo che mediamente un animale macellato d’urgenza non porta più di 200, massimo 300 euro nelle casse dell’allevatore – denuncia il presidente dell’Aafvg, Renzo Livoni – è chiaro che per la categoria questa novità normativa si traduce nell’ennesima mazzata».
Niente affatto marginale se si considera che, a dispetto della definizione, non sono pochi i casi di macellazione d’urgenza in Fvg. Si parla in media di un migliaio di interventi all’anno, tra i 300 e i 400 in provincia di Pordenone, tra i 600 e i 700 in quella di Udine. «Questo provvedimento – continua Livoni – è un altro elemento disincentivante l’attività zootecnica e contribuisce alla chiusura di ulteriori stalle nel nostro territorio, attività che non sono più in grado di reggere a questa sfilza continua di aggravi di costi. Senza contare che i macellatori si trovano già in seria difficoltà nel gestire le macellazioni d’urgenza essendo rimasti appena tre – Gattel a Pordenone, Battilana a Basiliano, Pressacco a Rivignano e Tilatti a Bertiolo – quelli operativi in regione».
«Non possiamo più rimanere inermi dinanzi a questi provvedimenti che ipotecano una volta in più il nostro settore già duramente ridimensionato nel corso degli ultimi anni. Facciamo quindi appello alla politica regionale per mitigare gli effetti negativi di questo provvedimento, trovando le forme per ristorare gli allevatori almeno parzialmente dei costi che ora ricadono completamente sulle loro spalle – aggiunge Andrea Lugo, direttore di Aafvg -. Come Associazione Allevatori siamo anche disponibili a farci carico di alcuni aspetti inerenti le macellazioni d’urgenza, organizzandoci per il trasporto e abilitando qualche operatore a questo tipo d’interventi, ma abbiamo bisogno di un chiaro sostegno dell’amministrazione regionale».

 

Fvg, Corpo forestale e Noava in campo per la tutela della fauna selvatica

Tra le attività svolte dal Corpo forestale regionale, quelle del Noava, il Nucleo Operativo per l’Attività di Vigilanza Ambientale, espletate assieme alle Stazioni forestali, accanto alla sorveglianza sul territorio e al monitoraggio della fauna selvatica prevedono l’azione volta a tutelare il patrimonio naturale e faunistico. Tra esse rientrano anche la vigilanza sull’attività venatoria e la prevenzione del bracconaggio, fenomeni sui quali spetta al Cfr vigilare e indagare affinché siano rispettate le normative esistenti, a salvaguardia di un patrimonio che fa parte delle ricchezze dell’intera comunità. I servizi di vigilanza del Noava, che si svolgono sull’intero territorio regionale, hanno portato – come informa Arc – alla formulazione di notizie di reato e alla contestazione di numerose sanzioni amministrative, con l’obiettivo di contenere episodi che possono ledere l’integrità del patrimonio faunistico. In Comune di San Giovanni al Natisone, gli uomini del Cfr hanno sorpreso una persona che stava impiegando mezzi non consentiti per la cattura dell’avifauna, mentre a Martignacco un cacciatore è stato sorpreso mentre utilizzava un richiamo acustico a funzionamento elettrico-elettromeccanico, non consentito per la caccia.

Nel Tarcentino, una persona è stata denunciata perché deteneva abusivamente fauna particolarmente protetta, mentre un residente a San Leonardo è stato denunciato per furto aggravato avendo esercitato illegalmente l’uccellagione, a cui si aggiunge la detenzione di esemplari di fauna particolarmente protetta e l’utilizzo diun richiamo acustico a funzionamento elettrico-elettromeccanico non consentito.
Nel corso di attività antibracconaggio nel territorio di Aquileia, un cacciatore è stato invece denunciato per lesioni colpose poiché con un colpo di fucile ha ferito seriamente un operatore del Corpo forestale regionale, violando altresì le norme sulla caccia: utilizzava un visore notturno, non consentito per tale attività.
Di recente, cinque cacciatori sono stati denunciati perché, in concorso tra loro, hanno catturato specie avicole non consentite, ovvero per avere abbattuto alcuni esemplari nel periodo di divieto. L’attività di controllo ha portato al sequestro di due fucili, numerose munizioni e degli animali abbattuti illegalmente. Il personale forestale ha inoltre contestato numerose violazioni amministrative, tra le quali la caccia abusiva in riserva, omesse annotazioni sul tesserino venatorio regionale, la caccia senza licenza, la detenzione di reti e/o di trappole, la caccia in orario non consentito, la detenzione abusiva di fauna migratoria, la caccia in prossimità di immobili, il mancato rispetto delle dimensioni delle gabbie, la raccolta di chiocciole in periodo di divieto e l’omessa esibizione della selvaggina abbattuta.
Le attività di accertamento sono state possibili non solo per l’impegno e la presenza del Cfr sul territorio, ma anche grazie alla collaborazione di persone sensibili alla tutela della fauna selvatica e, più in generale, sulla salvaguardia dell’ambiente naturale e sul rispetto della legalità. A tale proposito, il Cfr invita chiunque si imbattesse in reti per uccellagione, tagliole o altri oggetti per la cattura di fauna selvatica, ad allontanarsi immediatamente senza correre rischi, a non lasciare segni di presenza e a contattare con tempestività la Stazione forestale competente per territorio, oppure il Noava (telefono 0432.660092 e-mail: noava.cfr@regione.fvg.it), fornendo gli elementi utili per l’individuazione del sito.
Tutte le segnalazioni che pervengono agli uffici del Cfr, con priorità per quelle più puntuali e documentate, sono verificate nella loro attendibilità con gli opportuni riscontri per poter fronteggiare immediatamente i comportamenti illeciti.

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In copertina, due uomini del Noava con materiale sequestrato in Fvg.

AGRIFLASH.FVG – notizie

Giornata contro lo spreco alimentare – “One health, one earth. Stop food waste” è il tema della 9a Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario sabato 5 febbraio. Gli eventi ufficiali sono annunciati invece per venerdì 4, dalle 10.30, a Roma nello Spazio Europa, sede di Rappresentanza Permanente della Commissione Europea (via IV Novembre 149) e sono promossi per iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market con il patrocinio della Commissione Europea, dei Ministeri della Transizione Ecologica e degli Affari Esteri, di Rai per il sociale. Nello Spazio Europa, si parlerà di prevenzione e riduzione degli sprechi come elemento chiave a presidio della salute dell’uomo e dell’ambiente: interverranno il fondatore della giornata, l’accademico e agroeconomista Andrea Segrè, il capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea Antonio Parenti, il vicedirettore Fao Maurizio Martina, il viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Marina Sereni, il sottosegretario al Ministero della Transizione Ecologica Vannia Gava. II Report dell’Osservatorio Waste Watcher International sarà illustrato dal direttore scientifico Ipsos Enzo Risso con i coordinatori del “Caso Italia” Luca Falasconi e “Cross Country Report” Matteo Vittuari, entrambi docenti all’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari. Si parlerà anche delle Buone pratiche che nascono dall’analisi delle abitudini alimentari degli italiani: interverranno fra gli altri gli Ambasciatori di Buone Pratiche 2022 della campagna Spreco Zero, la divulgatrice scientifica Eliana Liotta e lo scrittore e giornalista Massimo Cirri, oltre allo chef stellato Moreno Cedroni. La Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare ricorre dal 2014 quando, su iniziativa del fondatore, il triestino Andrea Segrè, coordinatore del Piano Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare del Ministero dell’Ambiente, furono convocati gli Stati generali della filiera agroalimentare italiana. Dal 2014 ad oggi la Giornata è stata inserita nella Campagna Spreco Zero con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana su una questione centrale del nostro tempo.
Streaming live del Forum al link: https://www.youtube.com/watch?v=kXt6U0nUSpo
Info www.sprecozero.it Richieste dati/interviste: ufficiostampa@volpesain.com

Sostegno ai giovani agricoltori – “Con questo provvedimento andiamo a favorire il ricambio generazionale in un campo strategico come quello agricolo, sostenendo giovani che per competenza e formazione siano in grado di guidare i processi di crescita e di sviluppo delle loro aziende garantendo la qualità dei prodotti”. Lo ha detto l’assessore regionale alle risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, a margine dell’approvazione da parte della Giunta della delibera, proposta dallo stesso Zannier, relativa al Bando per l’avviamento di imprese per giovani agricoltori. Come ha spiegato l’assessore, l’obiettivo della misura è quello di supportare con un contributo (premio) i nuovi agricoltori, compresi in una fascia d’età che va dai 18 anni (compiuti) ai 41 anni (non compiuti), per la fase di avvio dell’impresa. Tra i requisiti richiesti una comprovata competenza e conoscenza professionale in ambito agricolo o, in alternativa, il diploma (perito agrario o agrotecnico) o la laurea in campo agrario, forestale, naturalistico, ambientale o veterinario; oppure un corso di formazione su materie come le pratiche agricole rispettose dall’ambiente (corretto uso dei fertilizzanti) e l’applicazione delle norme in agricoltura. Il beneficiario dovrà essere titolare di un’impresa agricola individuale e presentare, tra le altre documentazioni, il piano finanziario e il cronoprogramma di realizzazione delle operazioni programmate. In merito al calcolo del premio, vengono considerati i seguenti criteri tra loro cumulabili: localizzazione della superfice agricola utilizzata prevalente dell’azienda agricola (40mila euro per parchi e riserve naturali, 30mila per aree rurali C, 20mila per le altre aree); per aziende che soddisfano determinate condizioni (prevalenza di prodotti biologici, Doc, Docg, Dop, Igp Igt o Aqua) 30mila euro. La presentazione della domanda va eseguita dopo la pubblicazione del Bando sul Bollettino ufficiale della Regione Fvg ed entro il 30 giugno 2022. I premi saranno concessi attraverso un procedimento valutativo a graduatoria. Il punteggio massimale è di 100 punti, mentre le domande che non supereranno il limite di 34 punti non verranno ammesse al finanziamento. Per il Bando sono previsti a bilancio 3.400.000 euro, con la possibilità per l’Amministrazione di destinare in corso d’opera ulteriori risorse aggiuntive.

Lupo ibrido, nel Tarvisiano catture bloccate per la neve – “L’ibridazione tra il lupo e il cane è un fenomeno che si è ripetuto più volte nel processo di addomesticazione del cane ed è da imputarsi alla rimozione, accidentale o volontaria, delle barriere ecologiche tra popolazioni solitamente distinte e separate. In situazioni nelle quali la popolazione di lupo sia frammentata o in fase di ricolonizzazione, l’ibridazione può portare alla compromissione dell’identità genetica del lupo: infatti, la prole ibrida è feconda ed è in grado di reincrociarsi con gli individui selvatici, avviando potenzialmente un processo complesso da arginare”. Lo ha rilevato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, rispondendo nel merito a una interrogazione alla IV Commissione del Consiglio regionale. “La Raccomandazione n. 173/2014 della Convenzione di Berna – ha proseguito – e varie indicazioni comunitarie e numerosi documenti tecnico-scientifici, raccomandano la rimozione degli ibridi o la loro neutralizzazione riproduttiva. Sebbene il fenomeno dei cani vaganti e del randagismo non sembri essere così diffuso sul territorio regionale, lo scorso anno è comparso nel Tarvisiano un soggetto maschio con colorazione anomala scura, presumibilmente di provenienza slovena, che ha richiesto ulteriori approfondimenti. Il maschio ha formato una coppia con una femmina “wild type” (fenotipicamente normale) e nel corso della primavera si è riprodotto, generando sei cuccioli”. “Peraltro, la mera presenza del mantello scuro o di altre anomalie fenotipiche – ha detto ancora l’assessore – anche se costituisce un elemento importante non è considerata sufficiente dall’Ispra, l’Istituto nazionale per la protezione e la ricerca ambientale, per attestare lo status di ibrido dell’esemplare considerato”. Come in altre specie esistono infatti individui melanici, o albini, puri. Inoltre il grado di ibridismo dipende dalla generazione: successivi reincroci dell’ibrido con soggetti puri attenuano il fenomeno mentre, per contro, reincroci con cani o altri ibridi lo aggravano. L’attestazione dell’ibridismo può quindi essere determinata solo mediante analisi genetiche dei campioni e successive elaborazione dei dati (test statistico di assegnazione) in relazione alle frequenze alleliche della popolazione di riferimento. Ulteriori complicazioni rispetto alla situazione in atto derivano dal fatto che attualmente sul territorio regionale gravitano sia individui provenienti dalla popolazione dinarica sia da quella appenninica, caratterizzate da frequenze alleliche diverse. “Una premessa necessaria – ha precisato Zannier – per evidenziare che le eventuali azioni gestionali debbono per forza di cose essere subordinate alla verifica dello status genetico degli animali, che è possibile soltanto con l’analisi di campioni prelevati con tecniche invasive, per espletare le quali è necessaria la cattura degli esemplari”. A tale proposito, ha detto l’assessore, la Regione ha acquisito una specifica autorizzazione dal Ministero della transizione ecologica, su parere dell’Ispra, per la cattura e l’eventuale neutralizzazione riproduttiva degli individui catturati, previa analisi genetica”. Tale attività è gestita in collaborazione con il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità di Tarvisio. L’Amministrazione regionale, nell’ambito dell’accordo con l’Arma, si è fatta carico dell’acquisto dell’attrezzatura necessaria per la cattura e il successivo monitoraggio degli individui, mentre la parte operativa spetta ai Carabinieri, competenti per la gestione della Foresta. “L’attività di cattura – ha concluso Zannier – a seguito della nascita dei cuccioli avvenuta la scorsa primavera, è stata sospesa in attesa che i giovani esemplari raggiungano un livello di sviluppo corporeo adeguato per poter essere dotati di collare trasmettitore. È infatti più probabile che gli esemplari giovani siano i primi a poter essere catturati perché più inesperti e meno diffidenti; poiché la prima cattura genera ulteriore diffidenza nel branco, l’impossibilità di dotare di collare i giovani eventualmente catturati avrebbe pregiudicato fortemente la possibilità di rilocalizzare il branco per completare le catture. Al momento le operazioni sono state sospese nel corso della stagione invernale a causa delle copiose nevicate e riprenderanno non appena possibile”.

La viabilità agro-silvo-pastorale – “I lavori di ripristino della viabilità agro-silvo-pastorale Casera-Collina-Plotta sono volti a favorire la manutenzione e la transitabilità di una strada forestale che è percorribile per l’esercizio delle attività alle quali è preposta”. Lo ha confermato l’assessore regionale alle risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, intervenendo in sede di IV Commissione del Consiglio regionale alle audizioni convocate sulla questione ed evidenziando che si tratta di misure volte a favorire la riduzione del rischio idrogeologico e la resilienza del territorio rispetto a eventi atmosferici. Zannier ha ricordato di avere già incontrato nella sede della Regione Fvg gli attori della petizione in materia e ha spiegato che gli interventi programmati hanno un valore complessivo di 800mila euro e che hanno seguito l’intero iter autorizzatorio, mentre i lavori consegnati nel 2021 a fine luglio sono ora sospesi per le normali problematiche climatiche della stagione. “Un piccolo tratto del progetto complessivo, invece, è lungo soltanto poco più di 600 metri: è una strada carrareccia già presente nella cartografia ufficiale dal 1950 – ha precisato l’assessore -. L’intervento previsto ha un valore di 30mila euro ed è già stato pianificato di installare blocchi fisici alle due estremità che ne impediscano la percorrenza ai veicoli, in quanto per questo specifico tratto la finalità è esclusivamente per i mezzi di servizio e di emergenza. “L’intero intervento – ha ribadito Zannier – ha lo scopo di eliminare alcuni tratti in eccessiva pendenza, quindi più soggetti al deperimento causato dalle avversità atmosferiche, e ovviare a problemi dei quali, ai tempi della costruzione del percorso, non si era tenuto conto per scelte e disponibilità tecnologiche dell’epoca”.

Giuseppe Casagrande decano dei critici enogastronomici – “The Best food & wine writer” è l’ultimo, ambito riconoscimento con cui è stato premiato nell’anno da poco concluso il giornalista Giuseppe Casagrande, decano dei critici enogastronomici. Nato nel 1947 a Rovereto, e residente nella vicina Trento, ha infatti meritato questo premio alla carriera che corona 55 anni di professione giornalistica dapprima come redattore, caposervizio e inviato al quotidiano “L’Adige”, e successivamene come direttore della rivista mitteleuropea “Papageno”, mensile di cultura enogastronomica riguardante Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Ticino, Austria, Baviera, Ungheria, Slovenia e Croazia. Pur occupandosi di vari settori nell’ambito del giornale trentino, Casagrande ha coltivato nel contempo la sua grande passione, l’enogastronomia appunto, divenendone cultore ed esperto ovunque riconosciuto ed apprezzato. Nei primi anni Ottanta, con spirito pioneristico, ha infatti ideato una rubrica di enogastronomia, “L’angolo del buongustaio”, poi diventata pagina settimanale. Oggi cura le rubriche legate al mondo del food & wine ed è responsabile della Guida Best Gourmet of Alpe Adria (Italia, Austria, Slovenia, Croazia), collaborando con quotidiani e riviste nazionali e internazionali. Numerosi i riconoscimenti che in oltre mezzo secolo di professione il giornalista ha meritato: Premio Penna d’oro, Premio Delta del Po, Premio Scandiano, Premio Assocarni, Premio Città di Noto, Premio Cios per la valorizzazione dell’olio d’oliva, Premio Franciacorta “per aver raccontato e promosso con sapienza e maestria l’enogastronomia italiana”, oltre al Leone di San Marco – Premio Francesco Fontana per la “squisita sensibilità nel raccontare il mondo enogastronomico mitteleuropeo e per l’innata capacità di emozionare il lettore con una scrittura che affascina per la qualità e la ricchezza dei contenuti”. Commissario nei più prestigiosi concorsi enologici internazionali, è anche accademico dei vini sloveni ed è stato insignito della cittadinanza onoraria di Porec-Parenzo, in Croazia, per aver contribuito a lanciare il turismo enogastronomico in Istria. Ha fondato la Confraternita dello Smacafam (piatto tipico trentino che rischiava di scomparire) e più tardi la Confraternita di Bacco di cui è presidente. Al collega Giuseppe Casagrande, molto conosciuto e apprezzato anche in Friuli Venezia Giulia, il compiacimento di 2019-26.vigneto.friulivg.com, unitamente agli auguri di poter collezionare ancora tante, meritate soddisfazioni. (g.l.)

Giuseppe Casagrande con il Premio.

 

Avviato in Fvg l’iter di una legge regionale per tutelare i castagneti

È positivo l’esito delle audizioni sulla Proposta di legge numero 131 “Norme per favorire interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei castagneti”, presentata dai consiglieri regionali Mara Piccin e Giuseppe Nicoli e nata dal confronto con l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, nonché con la direzione centrale competente. Zannier ha infatti preso parte alla prima seduta della II Commissione consiliare durante la quale si è tenuta l’audizione dei portatori di interesse rispetto al testo di legge proposto.

Stefano Zannier

«Quanti sono intervenuti hanno dato un riscontro positivo al testo proposto – ha riferito Zannier a margine della seduta – offrendo alcuni spunti utili e confermando non solo la necessità di una legiferazione in materia, ma soprattutto la condivisione degli obiettivi normativi. I castagneti sono infatti una risorsa importante sia ai fini della coltivazione castanicola sia per il materiale ligneo che se ne ricava». Zannier ha inoltre spiegato che il testo sarà sottoposto ad alcune modifiche – in parte già illustrate nel corso della seduta della Commissione – il cui esame proseguirà in una prossima seduta.
Il castagno è presente sia nella zona collinare orientale che occidentale del territorio regionale e la sua coltura è considerata di particolare rilevanza nelle Valli del Natisone. In regione ne sono state identificate 16 varietà locali, di cui 9 segnalate al ministero per l’iscrizione nel registro della biodiversità.
La proposta di legge, che si compone di otto articoli, prevede l’incentivazione dei boschi di castagno da frutta, con l’aumento delle superfici coltivate anche con il ricorso a nuove tecniche di coltivazione, l’attribuzione di contributi e il supporto di attività di ricerca e formazione, anche in collaborazione con le Università regionali. Tra gli attori principali della norma un ruolo centrale è dato all’Ersa chiamata a predisporre il piano regionale di coltura e a coordinare un tavolo di lavoro.

Nella citata audizione sono stati chiamati Agenzia regionale per lo sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia (Ersa), Comunità di montagna Natisone e Torre, Coldiretti del Friuli Venezia Giulia, Confederazione italiana agricoltori (Cia), Federazione regionale coltivatori diretti, Confagricoltura Friuli Venezia Giulia, Kmecka zveza – Associazione regionale agricoltori, Aiab Fvg (Associazione italiana agricoltura biologica) – Aprobio Fvg (Associazione produttori biologici e biodinamici), Parco agroalimentare Fvg – Agrifood & bioeconomy cluster agency, Coordinamento regionale proprietà collettiva Friuli Venezia Giulia, Comunanza agraria “Agrarna skupnost” delle Srenje vicinie provincia Trieste, Nostragricoltura, Copagri Fvg – Confederazione produttori agricoli regionale Fvg, Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia, Circolo agrario Fvg, Associazione fondiaria della Valle dell’Erbezzo – Asfo Erbezzo, Associazione sapori nelle valli, Università degli studi di Trieste e di Udine.

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In copertina e qui sopra la produzione delle castagne che sarà tutelata.

 

Caffè, il 4 febbraio incontro a Trieste. La tazzina è candidata a patrimonio Unesco

(g.l.) “I nuovi territori di comunicazione delle marche dell’espresso in Italia”: questo il tema del quarto cenacolo dell’anno 2021/22 proposto dall’Associazione Museo del Caffè di Trieste, presieduta da Gianni Pistrini. Vista la perdurante emergenza pandemica, l’incontro avverrà da remoto, per cui l’appuntamento è fissato per venerdì prossimo, 4 febbraio, alle ore 18, con una diretta sulla pagina Facebook della stessa Associazione. Il tema, di notevole interesse, sarà trattato da Federica Scrigner.
Intanto, da Il Punto Coldiretti, abbiamo rilevato una bella notizia che riguarda la proposta italiana di iscrivere come patrimonio immateriale Unesco il rito quotidiano del ”caffe espresso italiano”. Così oltre alla dieta mediterranea, alla pizza, al tartufo, anche questa trasversale esperienza quotidiana del Belpaese può far conoscere al mondo il nostro modo di vivere. Un segno distintivo che accompagna buona parte degli italiani sia al mattino come nell’arco della giornata, qualunque sia la miscela, arabica o robusta.
Attualmente il caffè è la bevanda più diffusa nel mondo ed a livello di valore economico è la merce più scambiata dopo i prodotti petroliferi.

Pistrini al rito quotidiano del caffè.