Trieste città del caffè “incontra” San Pietroburgo. E poi via ai nuovi Cenacoli

Caffè senza confini domani fra Trieste e San Pietroburgo. Anche perché si tratta di un “confronto” online attraverso i canali social. E’ il biennale appuntamento tra Musei del caffè, e quindi fra quello molto bello del capoluogo giuliano e quello altrettanto ricco e prezioso della “regina del Baltico”. Infatti, giunto alla sua nona edizione, il “viaggio” attraverso le nuove frontiere del caffè si estende dal Friuli Venezia Giulia fino alla Russia, Paese che riguardo a questo settore produttivo ospita uno dei mercati più dinamici. E da dodici anni opera anche il Muzej Kofe, appunto, di San Pietroburgo.
Così, in occasione della Giornata mondiale del caffè, domani, primo ottobre, si terrà con inizio alle 15 un incontro Facebook sulla pagina dell’Associazione museo del caffè di Trieste. Sono previsti gli interventi del fondatore dello stesso museo russo Fjodor Efimovic’ Malkovskij, il presidente della triestina aMdc, Gianni Pistrini, il console generale d’Italia Alessandro Monti e il console onorario della Federazione Russa per il Friuli Venezia Giulia, Carlo Dall’Ava. L’iniziativa ha l’appoggio della Prefettura di Trieste e della Camera di Commercio della Venezia Giulia.

Scorcio di San Pietroburgo.

Un incontro, sebbene virtuale, che conferma dunque quanto Trieste sia la città di elezione del caffè. Cosa che si capisce da ogni sfumatura e da ogni piega del suo passato e del suo sviluppo, perlomeno da oltre 300 anni di storia cittadina. Questo prezioso prodotto coloniale ha infatti piantato salde radici in seguito alla proclamazione nel 1719 del Porto franco per volere di Carlo VI d’Asburgo. E oggi continua a crescere e svilupparsi, potendo vantare solide realtà imprenditoriali internazionali, rami protesi verso ogni possibile scenario sia attuale che futuro.
Trieste, internazionalmente riconosciuta quale fulcro di importanti riferimenti mercantili, commerciali, portuali, tecnici e accademici a tema caffeicolo, non poteva privarsi di realtà associative dedicate. L’Associazione Museo del Caffè, aMDC in acronimo, è infatti una realtà associativa indipendente, che dal 2017 è impegnata nella divulgazione scientifica, tecnica, culturale, didattica e storica del caffè in ogni suo aspetto e declinazione. Il caffè una ricchezza esotica, la cui filiera si è sviluppata ed intrecciata nella storia dei traffici e dei commerci del capoluogo del Friuli Venezia Giulia e del suo Porto, luogo in cui, letteralmente, si “cammina sul caffè”. Trieste è unica nel suo genere, poiché è la sola città ad ospitare sul proprio territorio l’intera filiera, partendo dal chicco verde che arriva dai Paesi produttori all’aromatica bevanda pronta al consumo, supportata da una ricerca scientifica a livello universitario e una forte strutturazione imprenditoriale e commerciale nel settore specifico.

Gianni Pistrini a Esof.

In tale visione, l’Associazione guidata dal presidente Gianni Pistrini propone annualmente interessanti iniziative atte a far conoscere e valorizzare in modo articolato e diffuso la materia prima e i molteplici aspetti ed interazioni ad essa collegati. Così, in contemporaneità con Esof 2020 – Trieste capitale della scienza, aMDC ha presentato il programma per l’anno sociale 2020/21. E che ha preso il via già il 2 settembre scorso con la presentazione di una serie di interventi scientifici, curati dal dottor Emanuele Rossi, tecnologo alimentare, a tema “Sostenibilità ed innovazione correlata alla filiera del caffè”. Gli interventi hanno visto come protagonisti anche il professor Marco Dalla Rosa, dell’Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna, il dottor Pietro Aloisio, sensorialista, e le dottoresse Monica Anese e Marilisa Aloni, dell’Ateneo di Udine. E’ seguito un reading teatrale musicato in jazz, presentato dall’autore Marco Rodriguez, dal titolo “Il panettiere e la luna”. Il testo, accompagnato da brani jazz e da musiche originali composte ed eseguite da Diego Zotti e Paolo Cervi Kervirscher, con la voce di Marinella Miletich, intreccia ed attraversa luoghi, vite, personaggi avvincenti ad avvenimenti storici che hanno cambiato radicalmente il destino dell’Europa e, per quanto concerne proprio il caffè, del mondo.

Dai sacchi del caffè…

Dopo la bella e importante iniziativa di domani, le proposte dell’Associazione proseguiranno con la nuova – la quarta – edizione dei Cenacoli del Caffè, appuntamenti mensili da ottobre a maggio (ogni secondo venerdì, alle ore 17). Quest’anno, i Cenacoli avranno come tema conduttore il collezionismo, ovviamente dedicato a tutto quanto si immagini, ma anche non, nel variegato mondo del caffè e dintorni. A seguire la loro complessa organizzazione un esperto d’eccezione, il collezionista Lucio Del Piccolo. Usualmente, questi appuntamenti mensili hanno sempre trovato collocazione in cornici di grande prestigio, ma in quest’anno così anomalo saranno a disposizione in tutta sicurezza dalle piattaforme social dell’Associazione Museo del caffè Trieste, quali Facebook e Istagram al pari di tutte le altre proposte fin qui elencate. Sulle piattaforme social potrà anche essere seguita tutta l’attività sodale, con visualizzazione di interessanti contributi, interventi, articoli e novità. A breve inoltre sarà attivo un articolato portale web, ricco di proposte e di approfondimenti per conoscere ed esplorare in ogni sua sfumatura proprio l’affascinante tema caffè.

… alla deliziosa tazzina.

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In copertina, ecco un angolo del Museo del caffè di Trieste.

Confagricoltura da un secolo a fianco di chi produce con innovazione e competitività

«Tutela dell’impresa. Ovvero efficienza e competitività, orientamento verso la crescita e le innovazioni tecnologiche, stretto collegamento con le altre parti della filiera agroalimentare, per cogliere le aspettative dei consumatori in Italia e a livello internazionale. Ma anche protezione delle risorse naturali, responsabilità sociale, tutela dei lavoratori, benessere della collettività, per contribuire al progresso civile ed economico della comunità nazionale. Questi i principi essenziali che hanno sempre ispirato l’azione sindacale di Confagricoltura da quel lontano 1920, in cui nacque a Roma la prima organizzazione degli agricoltori italiani a carattere generale, con una presenza diffusa su tutto il territorio della Penisola e con funzione di sindacato datoriale». Così il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha aperto nella Capitale, a Palazzo Colonna, le celebrazioni del Centenario alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella, del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dei ministri Teresa Bellanova e Stefano Patuanelli, nonché del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Alla cerimonia hanno preso parte anche tutti i presidenti e i direttori provinciali del Friuli Venezia Giulia, il presidente regionale, Philip Thurn Valsassina, e il direttore regionale, Sergio Vello. In regione, Confagricoltura è presente fin dall’anno 1946.

Giansanti, poi, ha ripercorso alcuni momenti salienti della storia e dello sviluppo del settore agricolo. «Dopo i conflitti mondiali – ha ricordato – le difficoltà furono superate grazie all’impegno rivolto all’aumento della produzione, per rispondere alla domanda dei consumatori. Con lo stesso impegno abbiamo risposto, negli ultimi mesi, alla sfida posta all’intera filiera agroalimentare, a causa dell’emergenza sanitaria: continuare a produrre, per rifornire i mercati e assicurare cibo agli italiani». Anche durante il confinamento, il nostro Paese ha dato prova delle sue energie morali e civili, ha detto di recente il presidente della Repubblica. E i fatti hanno dimostrato che l’Italia può fare affidamento su un solido sistema agroalimentare, di cui gli associati a Confagricoltura costituiscono una componente essenziale. Con le loro aziende collaborano oltre 520 mila lavoratori, che sviluppano più di 41 milioni di giornate lavoro.
«Adesso è necessario dare supporto a queste imprese – ha ribadito Giansanti – per metterle nella condizione di continuare ad aumentare competitività e produzione. La quota di esportazioni di prodotti agroalimentari, che era di 44 miliardi di euro, è arrivata a superare per la prima volta la soglia del 10% dell’export totale in valore. Crescere è un impegno difficile. Per questo dobbiamo utilizzare al meglio le risorse importanti messe a disposizione dal governo italiano e dall’Ue».

L’ambizione di Confagricoltura va ben oltre il recupero della situazione esistente prima della pandemia. Bisogna cogliere l’occasione per far crescere la produttività che ristagna da oltre un decennio, per rilanciare gli investimenti pubblici, per dare ai cittadini e alle imprese infrastrutture moderne, diffondere la digitalizzazione, a partire dalla Pubblica Amministrazione, rispondere alle sfide urgenti poste dal cambiamento climatico. Confagricoltura – assicura sin d’ora – farà la propria parte, seguendo quelli che sono i principi guida dell’Organizzazione e dei suoi associati, da oltre cento anni.

La delegazione Fvg a Roma.

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In copertina, il presidente nazionale Massimiliano Giansanti con il capo dello Stato Sergio Mattarella.

Sprechi alimentari: Andrea Segrè oggi alla prima giornata mondiale

Un terzo del cibo sulla Terra (1,3 mld circa di tonnellate) viene sprecato, senza neanche arrivare in tavola, ogni anno. Intanto, al mondo oltre 820 milioni di persone soffrono la fame: è il 10,8% della popolazione, ovvero 1 persona su 10 che abita il pianeta. C’è poi lo spreco alimentare legato alla gestione e fruizione del cibo nelle nostre case. Solo in Italia, lo spreco alimentare domestico pesa 529,9 grammi ogni settimana per ciascun cittadino (Diari di Famiglia Distal – Waste Watcher), pari a oltre 25 kg di cibo gettati ogni anno. Considerando l’intera popolazione italiana si arriva a un dato vertiginoso: 1.526.400 tonnellate di cibo ogni anno sprecate in Italia, nelle sole dinamiche di fruizione domestica del cibo.
Oggi, 29 settembre 2020, il mondo per la prima volta sarà riunito nella consapevolezza che si possono e si devono ridurre e prevenire gli sprechi e le perdite di cibo. La Giornata internazionale della Consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari (International Day of Awareness for Food losses and waste) è stata istituita a fine 2019 dalle Nazioni Unite per sensibilizzare congiuntamente i cittadini e le governance del pianeta sulla centralità della questione delle perdite e dello spreco di cibo e sulle possibili soluzioni. Dalle 16 è in programma l’evento digitale e globale a cura della Fao, Food and Agriculture Organization, che sarà introdotta dal direttore generale Qu Dongyu con il direttore esecutivo del programma Ambiente delle Nazioni Unite, Inger Andersen. In apertura dei lavori è previsto anche il messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Unico ricercatore italiano coinvolto nei lavori del meeting è Andrea Segrè che parlerà alle 17.10, nell’ambito del panel dedicato al rapporto fra sostenibilità e prevenzione degli sprechi alimentari.
Ecco un estratto dell’intervento che sarà tenuto dal docente triestino, professore di politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna e di economia circolare all’Università di Trento. Fondatore di Last Minute Market, spin off accreditato dello stesso ateneo emiliano e promotore della Campagna Spreco Zero per l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile:

«Quando, oltre vent’anni, fa avviammo il progetto Last Minute Market per il recupero a fini solidali di beni invenduti a partire dalla grande distribuzione non credevo che quest’azione, così intuitiva nella sua concezione (ridurre le eccedenze di cibo alimentando i bisognosi), potesse diventare una sorta di laboratorio anticipatore di alcune grandi questioni che caratterizzano il mondo contemporaneo. Tanto da far decidere alle Nazioni Unite di dedicare una Giornata Internazionale alla consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, il 29 settembre.
Alla fine degli anni 90 la crisi economica era lontana, la povertà relativamente ridotta, la pressione ambientale ancora poco sentita, lo spreco alimentare un fenomeno quasi sconosciuto. Allora volevamo capire come lo spreco alimentare potesse diventare occasione di riscatto promuovendo il dono come valore di relazionale fra chi ha un’eccedenza alimentare e chi soffre una carenza nutrizionale. Fin dall’inizio ci è stato chiaro che coniugare la solidarietà sociale (aiutare gli indigenti) con la sostenibilità ambientale (produrre meno rifiuti) ed economica (ridurre i costi dello smaltimento) era, anzi è possibile cercando nel contempo di promuovere un sistema più efficiente nell’uso delle risorse naturali ed economiche, ma rispettando nel contempo le “risorse” umane. Abbiamo poi esteso il “modello” di recupero anche a beni non alimentari a partire dai farmaci, per poi promuovere la prevenzione come miglior antidoto contro lo spreco: meglio agire prima che il danno sia fatto.
Da questa visione sono partire tante iniziative concrete: nel 2010 la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica Spreco Zero; la Giornata Nazionale per la prevenzione dello spreco il 5 febbraio; il Premio Vivere a Spreco Zero che ogni anno riconosce le migliori pratiche di enti, istituzioni, imprese, scuole, cittadini; l’Osservatorio Waste Watcher sullo spreco alimentare domestico con i rapporti periodici che monitorano il nostro comportamento alimentare e poi tanti progetti di educazione alimentare nelle scuole: il nostro futuro passa nelle mani, anzi nelle bocche e nelle menti, dei giovani. In un certo senso siamo arrivati ad una sorta di “quadratura del cerchio”, locuzione che si riferisce alla soluzione perfetta a un dato problema, pur sapendo che questa non esiste. Anche perché negli ultimi vent’anni gli squilibri economici, ambientali e sociali sono aumentati, e di molto. Ecco perché il “mercato dell’ultimo minuto” continua ad essere un laboratorio che produce innovazione sociale, ambientale ed economica trasferendo sul “campo” i risultati della ricerca».

La 1ª Giornata mondiale di consapevolezza delle perdite e sprechi alimentari offre l’occasione per presentare la ricerca Covid-19 lock-down e distanziamento sociale: l’impatto sullo spreco alimentare nelle famiglie Italiane, condotta dal Distal (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari di Bologna) su dati raccolti da Msi-Aci Europe nell’ambito della campagna Spreco Zero, a proposito di come il lockdown abbia cambiato le abitudini alimentari degli italiani. A nome del Gruppo di ricerca è proprio Andrea Segrè a illustrare i dati: il 51,6% ha sprecato meno cibo durante la quarantena rispetto al periodo precedente. Le donne sono state più un po’ più virtuose, anche se il 57,6% del campione donna ha acquistato più generi alimentari. Sommando chi ha dichiarato di aver sprecato cibo pari o inferiore rispetto a prima della quarantena, la percentuale sale al 91,7% (53% donne contro il 47% uomini). Fra i prodotti alimentari meno sprecati nel lockdown: farina e lievito (43,2%), carni rosse (42,8%), carni bianche (40,7%), latte (40,4%) e avanzi (44,9%). Da notare che il 47,2% dei consumatori ha usato più spesso la lista della spesa (che notoriamente aiuta a prevenire lo spreco e a comprare quello che realmente serve).
A cambiare è anche lo stile di vita: il 70,9% delle donne rispetto al 53,3% degli uomini ha fatto la spesa meno di frequente e ancora sempre più donne (68,9%) che uomini (53,3%) hanno passato meno tempo all’interno dei negozi. Quanto, infine, alla gestione degli avanzi, il 44,9% ne ha sprecato meno. La disponibilità di tempo, secondo la ricerca, è stato un elemento significativo, perché le restrizioni dovute al lockdown hanno permesso di dedicarsi maggiormente ad attività legate al cibo come cucinare in modo accurato, pianificare i pasti e organizzare meglio le scorte.
Il Gruppo di ricerca Distal è composto da: professor Andrea Segrè, professor Matteo Vittuari, dottor Matteo Masotti, dottoressa Elisa Iori, dottor Luca Falasconi e professoressa Tullia Gallina Toschi.

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In copertina, il professor Andrea Segrè che oggi parteciperà al meeting internazionale della Fao.

 

Ottobre tra castagne e natura in formato Covid a Valle di Soffumbergo

Nonostante continui l’emergenza sanitaria, anche l’ottobre che ormai bussa alle porte sarà all’insegna delle castagne e della natura a Valle di Soffumbergo, il “balcone del Friuli” (per la sua invidiabile posizione panoramica), in Comune di Faedis, famoso per la tradizionale Festa delle castagne e del miele di castagno. La Festa è stata rimandata al 2021, in modo da celebrare al meglio il 40° anniversario, ma rispettando le disposizioni anti Covid-19 e con ingresso contingentato per tutti i weekend del mese si svolgerà la manifestazione che ne raccoglie lo spirito, ovvero “Ottobre tra castagne e natura”. Gli eventi sono organizzati dalla Pro Loco Valle di Soffumbergo (la più piccola d’Italia) in collaborazione con il Comune di Faedis, il Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione nazionale Pro loco d’Italia e Promoturismo Fvg.

Castagne protagoniste.

“La tradizionale Festa delle castagne e del miele di castagno – ha spiegato il presidente della Pro Loco, Gianfranco Specia – ritornerà nel 2021 per festeggiare insieme la 40ma edizione, ma intanto anche quest’anno non rinunceremo a ritrovarci e a far scoprire la nostra bellissima valle, dando così un segnale di speranza e ripartenza nonostante il Ccoronavirus. Per questo, visto il successo degli eventi estivi, sempre prevedendo ingressi contigentati per una corretta tutela della salute dei visitatori abbiamo ideato un programma lungo tutti i weekend di ottobre con passeggiate nel bosco per raccogliere le castagne e camminate guidate con un esperto botanico: un format molto gradito dai visitatori. Non mancheranno ovviamente le castagne e i dolci fatte con esse, come pure il miele di castagno, accompagnati dalla deliziosa Ribolla e dagli altri vini in degustazione all’Enoteca. Inoltre, il chiosco gastronomico con specialità alla griglia e menu degustazione a base di castagne sarà aperto tutti i sabati e le domeniche. Chiediamo la collaborazione e la pazienza delle persone che saliranno da noi: le regole andranno rispettate, per passare delle ore in serenità, alla giusta distanza ma insieme”.

Il presidente Gianfranco Specia.

Il programma della manifestazione “Ottobre tra castagne e natura” prevede tutti i sabati la passeggiata nel bosco con raccolta delle castagne. Il ritrovo è previsto alle ore 14.30 in piazza a Valle. Si verrà poi accompagnati nel bosco che è raggiungibile percorrendo circa 4 km in macchina. Si consiglia di indossare calzature adatte e di portare con sé guanti, cestini o zaini. L’iscrizione online è obbligatoria, basta andare su www.prolocovalledisoffumbergo.it o info@prolocovalledisoffumbergo.it. L’iscrizione è di 1 euro ad adulto da versare all’ingresso del bosco (partecipazione libera per bambini e ragazzi).
Tutte le domeniche di ottobre invece è prevista la camminata guidata con esperto botanico “Alla scoperta del Soffumbergo”. Alle 8.30 il ritrovo in piazza a Valle per gli accrediti. La partenza della camminata è prevista alle 9 per una durata di circa 3 ore. Ogni domenica le passeggiate toccheranno un punto diverso del territorio. Domenica 4 ottobre, ci sarà la camminata “Il Monte San Lorenzo”; domenica 11 ottobre, la camminata “Le cascate del Pissebek”; domenica 18 ottobre, la camminata “La grotta di Foran di Landri”; domenica 25 ottobre, la camminata “Tra borghi e castagneti”. L’iscrizione è obbligatoria e il costo è di 5 euro ad adulto (partecipazione libera per bambini e ragazzi). A Valle poi ci si potrà rifocillare al chiosco, allietati dalla musica della fisarmonica.

Durante le passeggiate e camminate sarà richiesto il mantenimento della distanza interpersonale tra i partecipanti. Bisognerà portare sempre con sè una mascherina di protezione delle vie aeree da utilizzare eventualmente qualora non sia possibile rispettare il distanziamento minimo. Per i bambini valgono le norme generali. L’organizzazione si riserva di vigilare il corretto rispetto delle disposizioni anti-Covid19 in vigore alla data dell’iniziativa. In caso di maltempo le attività saranno annullate.
Ogni sabato e domenica chiosco aperto in centro a Valle di Soffumbergo dalle ore 12 alle 18, con specialità a base di castagne e allietamento con la fisarmonica. Spazi contingentati: sarà consentito l’accesso fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti. Per quanto riguarda la viabilità, da ricordare che tutte le domeniche è istituito il senso unico di marcia dalle ore 8 alle ore 20 nel tratto di strada comunale Colloredo – Valle di Soffumbergo – Canal di Grivò.

Il panorama visto da Marco Fadon.

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In copertina, un gustoso dolce preparato con le castagne di Valle.

Caprini Fvg protagonisti a Caseus Veneti: premiate quattro aziende

«I riconoscimenti ricevuti dai produttori della nostra regione ad un concorso nazionale così importante sono il segno dell’ottima attività compiuta dai trasformatori ma anche dell’alta qualità del prodotto primario ovvero il latte. Questa è una filiera alla quale noi abbiamo sempre dato grande importanza, la cui valorizzazione viene premiata quotidianamente dai consumatori, i veri ‘giudici’ della qualità dei nostri formaggi». Lo ha detto l’assessore alle Risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, partecipando ieri a Piazzola sul Brenta alla cerimonia di premiazione dei formaggi partecipanti alla 16ma edizione del concorso Caseus Veneti. Nello splendido scenario di Villa Contarini, alla presenza del governatore del Veneto Luca Zaia, del sindaco Valter Milani e del presidente della manifestazione Terenzio Borga, la Regione Fvg ha presentato, sotto la cornice “Montasio una Dop per 2 Regioni”, il comparto agroalimentare del Friuli Venezia Giulia con un’enoteca e vari eventi di degustazione per il pubblico. La manifestazione si concluderà oggi.

Zannier ieri a Villa Contarini.

Nell’ambito della manifestazione, alla 2a edizione del “Concorso nazionale dei formaggi di fattoria” si sono confrontati – come informa Arc – 32 formaggi di qualità vaccini, caprini e pecorini provenienti dalle regioni Trentino Alto Adige, Toscana e, appunto, Friuli Venezia Giulia. Un gruppo di 12 esperti del settore lattiero-caseario ha valutato le caratteristiche visive, olfattive e gustative dei prodotti in gara. Il concorso era riservato a sei categorie di formaggi e in ben quattro di queste categorie – riservate ai caprini – le aziende Fvg si sono aggiudicate il primo premio. «Ciò dimostra – ha detto Zannier al termine della cerimonia di premiazione – come la nostra realtà zootecnica si stia rapidamente sviluppando negli ultimi anni, anche grazie alle iniziative di sostegno finanziario e di assistenza tecnica da parte della Regione. La partecipazione a manifestazioni nazionali quali il “Caseus Veneti” rappresenta un importante momento di confronto che permette di poter constatare l’elevato livello di preparazione tecnica degli operatori e delle produzioni agroalimentari del Friuli Venezia Giulia».
«Il merito di dei successi di quest’oggi – ha aggiunto Zannier – è sicuramente dei bravi trasformatori che sono riusciti a vincere la concorrenza dei prodotti in gara, ma anche e soprattutto dell’ottima materia prima di qualità, ovvero il latte proveniente dai nostri pascoli. Il vero giudice però sono i consumatori che, comprando i nostri formaggi, premiano le produzioni locali. Non dimentichiamo – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – che il consumo consapevole dei formaggi “Made in Fvg” consente anche di sostenere una filiera di grande importanza non solo per l’economia ma anche per l’ambiente della nostra regione».

Le aziende friulane risultate vincitrici sono la San Gregorio di Massimo Cipolat e Lucia Falconer con sede ad Aviano nella categoria formaggi aromatizzati, con un formaggio caprino a latte crudo aromatizzato al ginepro, azienda che ha ottenuto il massimo punteggio; Fabee di Luca Allaria (Sesto al Reghena) nella categoria formaggi di capra a coagulazione acida, con una crema spalmabile; azienda agricola Patrizia Pistor di Vanni Colussa (Faedis) nella categoria formaggi di capra a coagulazione presamica a pasta tenera, con un formaggio primo sale; L’Asan e la Mussa Ssa di Matteo Costa Pellicciari (Cividale), nella categoria formaggi di capra a coagulazione presamica pasta semidura/dura con una caciotta stagionata.

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In copertina, formaggi in mostra nella splendida cornice di Villa Contarini.

 

Quando un vecchio mais (“rosso”) è motivo per fare festa e spettacolo

Quando una vecchia varietà autoctona di granoturco, quello “rosso”, può offrire una occasione per fare… spettacolo. Lo dimostra la “Festa del Ros” in programma domani a Villa Vicentina, nella Bassa Friulana, la quale, giunta alla sua 7ma edizione, ospita “Botteghe Digitali – artisti e imprenditori innovativi a confronto”. Così, a partire dalle 9.30, l’azienda agricola biologica Terra di Ciona, in via Levata, aprirà le porte proprio in occasione della raccolta del mais Ros, una varietà storica rientrata nell’elenco dei prodotti tutelati dall’Arca del Gusto di Slow Food e inserita nella lista dell’Ersa tra le principali varietà antiche del Friuli Venezia Giulia. Dalla mattina, e fino al tardo pomeriggio, grandi e piccoli potranno collaborare alla raccolta e partecipare a una serie di laboratori didattici ed eventi, tutti gratuiti. Oltre alle attività tradizionali, come la costruzione delle reste, che una volta consentivano l’essiccazione del mais, e la costruzione di piccoli oggetti con le brattee (scus, in friulano), le “foglie” che avvolgono le pannocchie, quest’anno Terra di Ciona ospiterà i laboratori e gli eventi organizzati da “Botteghe digitali”: un progetto internazionale che vede in azione diversi artisti under 35 con l’obiettivo di far dialogare pratiche artistiche e imprenditoriali. In questo caso, nello specifico, nell’ambito dell’agricoltura. Gli artisti ospiti, provenienti dal Regno Unito, dai Paesi Bassi e dalla nostra Italia, sono stati stimolati a ragionare sui temi della sostenibilità e dell’innovazione. Sulla dicotomia risorse locali-dimensione globale. Sui modi in cui linguaggi artistici e d’impresa possono interagire.

IL PROGRAMMA – Si comincerà alle 9.30 con le registrazioni in loco e un piccolo brief per ricordare a tutti i partecipanti le indicazioni anti-Covid. Dalle 10 si comincerà con un laboratorio di danza, a cura di Sofia Kafol, per i bambini dai 6 ai 14 anni. A seguire un nuovo appuntamento (dai 14 anni in su) sul riuso nella cultura contadina, a cura di Maria de Fornasari, stilista, costumista e ideatrice di progetti sulla cultura tessile. “All’aria aperta” è un progetto incentrato sull’utilizzo degli spazi verdi nei quali svolgere attività ludico-creative con i materiali tessili, ma soprattutto su come la permanenza e il contatto fisico e visivo con la natura influenzino le attività stesse. La giornata proseguirà alle 11.45 con un nuovo laboratorio di antotipia: stampe fotografiche eseguite con l’uso di materiali organici e la luce del sole, adatto a tutti.
Il pomeriggio, dalle 14.10, è in programma la presentazione del progetto Botteghe Digitali-Digital Manufacturing. A seguire ci sarà la performance Symbiosis-Simbiosi, di Sofia Kafol e Solomon Olsen. Il fascino di Terra di Ciona sarà riscoperto attraverso una riflessione sull’etica ambientale. Sarà un’occasione per ripensare al rapporto con la natura e partecipare a un’esperienza collettiva, accompagnati dalla magia della danza e dalla poesia della narrazione. Testimoni le creature del folclore locale: esseri mitologici, animali premurosi che eseguono affascinanti rituali per onorare la natura, ma che se importunati possono trasformarsi in mordaci difensori del loro habitat. A seguire una seconda performance: Interconnectivity-Interconnettività di Jacco Borggreve e Chloe Hancock. Si tratta di un progetto di arte partecipativa che propone una serie di interventi artistici e dei laboratori legati alla coltivazione del fungo “ostrica rosa”. L’obiettivo è quello di consentire di riscoprire le potenzialità del micelio di questi particolari funghi che, se opportunamente trattato, può diventare materiale per creazioni artistiche. Inoltre, saranno presentate narrazioni sui funghi presenti nel folclore e nelle fiabe locali e ricette tradizionali che rivalutano l’uso di questo prodotto in cucina. Ecco allora che dalle 14.30 ci sarà un laboratorio di scultura realizzato utilizzando proprio il micelio dei funghi e altri materiali naturali (Jacco Borggreve e Chloe Hancock). In programma pure un secondo laboratorio sulla cultura tessile domestica, sempre a cura di Maria de Fornasari. L’appuntamento conclusivo, dalle 16.30 alle 18.30, sarà il tour performativo e partecipativo di Terra di Ciona con interventi di danza e audiovisivi, rivolto a tutti.

BOTTEGHE DIGITALI – Il progetto Botteghe digitali, organizzato dalle associazioni isontine Young for fun e 47|04 Quarantasettezeroquattro, intende promuovere la formazione e l’azione di artisti under35 di tutt’Europa che lavorino in contatto con realtà imprenditoriali del Friuli Venezia Giulia. Per questa ragione il progetto, con la direzione artistica dell’University Arts London e il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, conta numerosi partner in diversi Paesi dell’Ue: Comune di Gorizia – Ufficio Politiche Giovanili e Punto Giovani, Confcommercio di Gorizia, Università degli studi Trieste, Univerza v Novi Gorici – Akedemija Umetnosti (Nova Gorica – Slovenija), AcquasumArte (Milano – Italia), Associazione PiNA (Koper – Slovenija), Media Art Friesland (Leeuwarden – Netherlands), Associazione Time’s Up (Linz – Austria). L’intento è dare agli artisti strumenti e sostegno affinché possano sviluppare nuove creazioni con il fine specifico di raccontare e valorizzare la realtà imprenditoriali con cui saranno messi in contatto. Dall’altra parte, si intende stimolare le realtà imprenditoriali coinvolte a trovare nelle pratiche artistiche un’occasione di sviluppo, di riflessione sulla propria identità, di promozione della propria filosofia imprenditoriale o delle pratiche innovative messe in atto.

LA GIORNATA

9.30 – 10
> iscrizioni e indicazioni Covid-19

10 – 11.30
> laboratorio di danza (a cura di Sofia Kafol) // 6 – 14 anni
> Laboratorio sul riuso nella cultura contadina: intrecci con foglie di mais (a cura di Maria de Fornasari) // dai 14 anni in su

11.45 – 12.45
> laboratorio di antotipia (stampe fotografiche eseguite con l’uso di materiali organici e la luce del sole) // tutte le età

14.10 – 14.30
> presentazione del progetto Botteghe Digitali / Digital Manufacturing
_Symbiosis / Simbiosi // Sofia Kafol e Solomon Olsen
_Interconnectivity / Interconnettività // Jacco Borggreve e Chloe Hancock

14.30 – 16
> laboratorio di scultura utilizzando il micelio dei funghi e altri materiali naturali (Jacco Borggreve e Chloe Hancock) // tutte le età
> laboratorio sulla cultura tessile domestica (a cura di Maria de Fornasari) // tutte le età

16.30 – 18.30
> tour performativo e partecipativo di Terra di Ciona con interventi di danza e audiovisivi // tutte le età

PRENOTAZIONE CONSIGLIATA
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-festa-del-ros-botteghe-digitali-121371145363

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In copertina, le tipiche pannocchie del mais rosso, vecchia varietà friulana.

Contest fotografico sul ruolo sociale dell’agricoltura Fvg

Inedita “call” rivolta ai fotografi professionisti e amatoriali domiciliati in regione, dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 Fvg, attraverso il concorso fotografico intitolato “Il ruolo sociale dell’agricoltura in Friuli Venezia Giulia”. “Il contest, le cui immagini selezionate saranno stampate nel calendario 2021 del Psr, ha l’obiettivo di dimostrare come le aziende agricole della nostra regione siano attive nell’interesse dell’intera società e soprattutto nella tutela di valori e nella cura di persone deboli – spiega l’Autorità di Gestione del Psr 2014-2020, Karen Miniutti –: infatti, l’emergenza sanitaria Covid-19 ha fatto emergere in maniera forte come i settori a cui si rivolge il Psr svolgano funzioni fondamentali nei momenti di difficoltà e al tempo stesso rappresentino un motore di sviluppo sociale”. I creativi sono chiamati a tradurre in immagini la propria visione del ruolo sociale svolto dall’agricoltura, scegliendo a propria discrezione una o più di queste categorie tematiche: il servizio educativo e didattico, il supporto al disagio sociale, l’impegno sociale dell’impresa agricola, la famiglia come comunità rurale che coinvolge ed accoglie più generazioni e tiene in vita e attualizza territorio e tradizioni, l’agricoltura urbana come pratica sociale e attività produttiva di cibo a km zero, l’utilizzo degli animali per migliorare la vita dei soggetti deboli, la festa contadina come buon auspicio o ringraziamento per un buon raccolto, l’agricoltura che preserva il paesaggio.

“Alla fine del concorso – continua Karen Miniutti – saranno selezionate non più di 6 immagini da utilizzare, insieme ad altre già nella disponibilità della Regione, per realizzare il calendario del Psr Fvg per l’anno 2021, e diffuse su internet, canali social, carta stampata, mostre, fiere ed eventi. Nessun corrispettivo o altro premio è previsto per gli autori delle fotografie prescelte”.

Ogni partecipante, come previsto dal regolamento disponibile sul portale regionalewww.regione.fvg.it nell’area dedicata al Psr, potrà inviare al massimo di tre fotografie, assieme alla scheda di iscrizione debitamente compilata e firmata, e un testo di accompagnamento che titoli le immagini e le descriva, spiegando la visione dell’autore e la coerenza con il tema dato. Le foto possono essere sia in bianco e nero che a colori ma necessariamente, a pena di esclusione, in formato orizzontale, e in formato jpeg con risoluzione non inferiore a 300 dpi. La consegna del materiale fotografico dovrà pervenire entro e non oltre il 18 ottobre 2020 mediante invio, attraverso WeTransfer.com, all’indirizzo di posta elettronica svilupporurale@regione.fvg.it. Saranno dichiarate vincitrici le prime 6 fotografie in graduatoria che abbiano ottenuto un punteggio complessivo non inferiore a 60 punti. Dell’esito dei lavori della commissione giudicatrice sarà data comunicazione attraverso il portale regionale alla pagina dedicata al Psr.

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In copertina, vigneti dei Colli orientali del Friuli; all’interno, tempo di vendemmia e di raccolta delle mele.

 

Ecco “Contea, profumi di cultura europea” che da oggi invita a Gorizia

di Gi Elle

“Contea, profumi di cultura europea” è la manifestazione, nuova di zecca, pronta al debutto a Gorizia in sostituzione di “Gusti di frontiera”, l’ormai famosissima rassegna alla quale quest’anno la città isontina ha rinunciato a causa dell’emergenza sanitaria. Si tratta di un evento sicuramente invitante fra storia, appunto cultura e cucina. Con la presentazione di piatti tipici e specialità enogastronomiche, ma anche racconti, libri e rievocazioni. Ospite d’onore Valerio Massimo Manfredi. La manifestazione, articolata in quattro giornate, dà quindi appuntamento da oggi a domenica prossima. L’inaugurazione questo pomeriggio ai Giardini pubblici: alle 18.30, Tenda Mainardo, con una cerimonia in abiti rievocativi medievali a cura dell’Associazione Culturale Musei Formentini in collaborazione con il gruppo di rievocazione medievale Principesca Contea di Gorizia. Alle 20.30, stesso luogo, “Il Conte è servito”, spettacolo teatrale a cura del Collettivo Terzo Teatro: torna in scena la commedia sul tramonto dell’antica Contea di Gorizia in una versione rivisitata che vede tra i suoi personaggi Leonardo da Vinci a 500 anni dalla sua morte. Lo spettacolo, scritto da Mauro Fontanini, si propone di far ridere e di far conoscere la storia della città.

Il sindaco Rodolfo Ziberna.

I Giardini pubblici di corso Verdi e piazza Battisti saranno, dunque, il cuore della nuova festa cultural-gastronomica. Alla sua presentazione erano intervenuti, in municipio, il sindaco Rodolfo Ziberna, gli assessori alle Attività produttive Roberto Sartori e alla Cultura Fabrizio Oreti, ma anche ristoratori, gestori delle librerie, operatori culturali e giornalisti enogastronomici, che hanno aderito con grande entusiasmo a questa iniziativa che rappresenta, come ha spiegato il primo cittadino, la volontà della città di non fermarsi e di affrontare con una rinnovata energia questo particolare momento storico. Il programma propone un intreccio fra eventi culturali ed enogastronomici. Ma oggi, vista la particolarità del sito, fermiamo l’attenzione proprio su questi ultimi.

“VILLAGGIO DEL GUSTO”
In piazza Battisti ci saranno tante specialità del territorio, frutto di una cucina sviluppata e contaminata nel corso dei secoli, dagli gnocchi di susine al maialino, dall’orzotto al collo di suino cotto nel sale, ma anche i tradizionali gnocchi di patate e di pane (salati e dolci), frittate, formaggi, minestre e diversi dolci tipici. Ci sarà anche un’attrezzata area showcooking all’interno della quale cuochi goriziani cucineranno e racconteranno alcuni nostri tipici piatti, dall’antipasto al dolce, passando per primi e secondi made in “Contea”.

 “PIATTO CONTEA”
Nei ristoranti cittadini, ma anche nelle pasticcerie aderenti, si potranno trovare le più caratteristiche specialità del territorio: dai blecs col goulasch al pollo fritto, dal frico di patate ai cevapcici, dai crostini con il liptauer allo struccolo in strazza.

Ecco, dunque, il programma enogastronomico, unitamente all’elenco di ristoranti e pasticcerie che proporranno il “Piatto Contea”.

Domani
ore 21, Tenda Mainardo
MARCO ENGLARO
Incontro con l’autore, noto fumettista, che presenterà i libri sulla cucina locale “Frichissimo” e “Jota continua” (Englaro Edizioni). Organizzato da libreria Voltapagina.

Sabato
ore 12, Tenda Mainardo
CE VITIS IN CUSINE!
Armando Mucchino (giornalista Rai) e Giampiero Rorato (direttore rivista Fuocolento) presentano il libro “Ce vitis in cusine!”, corsivi gastronomici per la trasmissione “Vita nei campi”. Interverrà l’autore Roberto Zottar. Organizzato da Società Filologica Friulana.

ore 16.30, Tenda Mainardo
KARTOFFELN, CARTÙFOLAS, PATATE
Stefano Cosma presenta il libro “Kartoffeln, cartùfolas, patate: 810 ricette di cucina tra Vienna, Gorizia e ricordi di famiglia” di Carlotta Kowatsch. Interverrà il curatore del libro, il giornalista enogastronomico Bepi Pucciarelli.

DOVE TROVARE IL “PIATTO CONTEA”

Ristorante Rosenbar
sardoni barcolani impanati con i radicchi degli orti goriziani
coc di semolino con l’uva fragola

Trattoria Alla Luna
frico di patate e radicchietto con la mela grattugiata e kren fresco

Trattoria Al Ponte del Calvario
gnocchi di pane con goulasch e strudel di uva

Ristorante 101
bocconcini dorati di pescatrice e gamberi con julienne di verdure

Trattoria da Turri
pollo fritto, kipfel

Ca’ di Pieri
ljubljanska e spinaci in tecia

Trattoria Primosic
blecs con il goulasch e patate in tecia

Agriturismo Brumat
cevapcici e kipfel di patate

Antica trattoria Sabotino
liptauer e crostini di pane
guancia di maiale con patate in tecia e polenta

Vecia Gorizia
zlikrofi
filettino mitteleuropeo

Enoteca dell’Impero
zlikrofi artigianali con salsa di cipolle, filetto di maialino con le prugne e patate in tecia

Wiener Haus Gorizia
spatzle verdi speck & gorgonzola
gnocchetti agli spinaci con salsa al gorgonzola, speck e noci

Oca golosa (Colazione Contea)
struccolo in strazza
gnocchi di susine
la torta delle suore Orsoline
succo di mele bio a km 0
cappuccino Contea

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In copertina, una tavola apparecchiata nel Castello, simbolo della città e dell’antica Contea. (Foto da Gorizia Turismo)

Con Paolo Maurensig riprende il viaggio della carta geografica di Livio Felluga

di Gi Elle

Finalmente riprende il viaggio di quella che è senza dubbio la carta geografica più nota del Friuli Venezia Giulia: quella che, ideata dall’indimenticabile Livio Felluga, spentosi ultracentenario quattro anni fa, contraddistingue da molti decenni i vini della famosa azienda che ha sulle colline di Rosazzo il suo fulcro d’eccellenza. Dopo la pausa forzata, a causa delle restrizioni anti-Covid, riprendono infatti “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga” che, come da tradizione, si terranno nella sala della Palma nell’ambito della storica Abbazia di Rosazzo, sopra Manzano.

Paolo Maurensig

Il primo appuntamento della rassegna – che si articolerà, come in passato, in una serie di interessanti appuntamenti – è in calendario dopodomani, alle 18, con la presentazione in anteprima nazionale del nuovo libro dello scrittore Paolo Maurensig: “Pimpernel” una storia d’amore, edito da Einaudi. Una narrazione matrioska di passioni, arte, bellezza, mistero, vita e morte. L’umanità fra fantasia e realtà in un intreccio di vicende i cui fili si legano in storie diverse dall’Ottocento ai nostri giorni nella magia di atmosfere e chiaroscuri di Venezia.

Come lascia intendere il titolo stesso, la rassegna, giunta alla terza stagione, ha come filo conduttore la tematica del viaggio attraverso le narrazioni, le immagini, le conversazioni dei protagonisti siano essi scrittori, scienziati, giornalisti, storici e architetti. Gli incontri d’autore nascono grazie alla sinergia fra la Fondazione Abbazia di Rosazzo e l’azienda vitivinicola Livio Felluga che dal 1956 ha come etichetta l’inconfondibile “carta geografica” a significare il forte legame fra il vino e il suo territorio di vocazione. Come per le passate edizioni, la rassegna è curata dalla giornalista Margherita Reguitti, moderatrice degli incontri, e da Elda Felluga.

La storica etichetta.

Il calendario, dopo l’avvio del 25 settembre, proseguirà con altri cinque incontri. Il 16 ottobre con Giovanni Tortelli, architetto di fama internazionale specializzato in allestimenti di musei archeologici fra i quali i recenti interventi museali e archittettonici ad Aquileia. Il suo sarà un viaggio professionale, geografico e tematico guidato da immagini e riassunto nel libro “Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni. Architettura, storia e memoria” di Manuela Castagnara Codeluppi – Electa.
Sempre in ottobre, il 30, la scrittrice e giornalista Anna Cecchini presenterà la seconda edizione aggiornata di “Lyduska. La vita fra due mondi della contessa di Salcano” – MGS Press, storia di una nobildonna goriziana figlia della Mitteleuropa per la quale i confini non sono mai esistiti. Un’esistenza all’insegna della libertà fra Europa, America e Africa.

Elda Felluga

Anche in novembre gli appuntamenti saranno due. Il 13 lo scrittore pordenonese Tullio Avoledo presenterà “Nero come la notte” – Marsilio Editore. Primo romanzo noir dell’autore che vorticosamente viaggia fra futuro, passato e un presente indefinito. Il 27 il medievalista sandanielese Angelo Floramo, immancabile ospite della rassegna, sarà invece protagonista con “La sensualità del libro. Piccole erranze sensoriali tra manoscritti e libri antichi” – Ediciclo editore.
A chiudere la rassegna 2020, l’11 dicembre, il giornalista triestino Maurizio Bait che ci porterà lungo “Il fiume degli abissi. Storie, uomini e leggende attorno al Timavo”- Morganti editore.

La rassegna si terrà nel rispetto delle disposizioni di sicurezza anti Covid 19, per cui è obbligatoria la prenotazione: fondazione@abbaziadirosazzo.it
La rassegna è realizzata grazie alla Fondazione Abbazia di Rosazzo, Livio Felluga, Vigne Museum associazione culturale, il Comune di Manzano, MIBACT e Biblioteca Statale Isontina.
Informazioni sui siti:
www.abbaziadirosazzo.it e http://www.liviofelluga.it

L’Abbazia di Rosazzo.

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In copertina, Livio Felluga con la sua inimitabile etichetta.

 

 

Dal Borgo delle Oche il primo spumante Metodo Classico della Doc “Friuli”

È prodotto dall’azienda vinicola di Valvasone, Borgo delle Oche, il primo spumante Metodo Classico certificato Doc “Friuli”. “Terra e Cielo”, questo il suo nome, è già disponibile in 3.000-3.500 bottiglie l’anno.
«La nostra azienda è “giovane” – spiega la titolare Luisa Menini che si occupa della gestione dei 7 ettari di vigneto nelle “Grave” e della cantina assieme al marito, Nicola Pittini -. Produciamo vino con la nostra etichetta solo dal 2004 e, dal 2006, imbottigliamo il nostro spumante Metodo Classico. Alcuni dei nostri vini sono già etichettati con la Doc” Friuli” e, appena si è presentata l’opportunità, abbiamo adottato la certificazione regionale anche per il nostro “Terra e Cielo”. Ci voleva proprio una Denominazione identitaria di territorio che facesse riferimento a un’area più conosciuta, in Italia e nel mondo e, così, l’abbiamo rivendicata anche per il nostro spumante».
«Si tratta di un ulteriore elemento utile a comprendere quanto la Doc “Friuli”, dal 2016, si sia radicata nella nostra regione e quanto consenso trovi presso i produttori – sottolinea Germano Zorzettig, presidente di Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità), l’ente che certifica, tra altre, anche questa Denominazione -. Nel 2019, come Doc “Friuli” abbiamo certificato circa 160 mila ettolitri di vino. Anche per il 2020, nonostante i problemi dovuti alla pandemia i numeri indicano un trend in aumento. La crescita è continua e ciò è dovuto, probabilmente, proprio al fatto che la parola “Friuli” risulta incisiva nel rappresentare con chiarezza il territorio e le ottime possibilità di utilizzo del nuovo Disciplinare di produzione convincono aziende e mercati a un impiego sempre maggiore della Denominazione».
“Terra e Cielo” è uno spumante Metodo Classico prodotto con uve (raccolte manualmente) di Chardonnay (75 per cento) e Pinot nero (25). Attualmente è sul mercato l’annata 2016, assieme agli altri undici vini dell’azienda, bianchi e rossi, per complessive 40 mila bottiglie prodotte.

Ecco le bollicine Doc “Friuli”.

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In copertina,  i produttori Luisa e Nicola con il loro spumante certificato Metodo Classico.