No a quelle etichette per i nostri vini! Confagricoltura annuncia un esposto: l’Irlanda non è conforme con l’Europa

(g.l.) No a quella etichetta per i nostri vini! Così può essere condensata la ferma e sdegnata posizione di Confagricoltura, organizzazione che annuncia la presentazione di un esposto alla Commissione europea per ribadire l’incompatibilità con le regole europee della legge irlandese relativa all’inserimento di “Health Warning” (allarme per la salute) sulle etichette delle bevande alcoliche, appunto vino compreso. Nell’ambito della procedura già svolta in ambito Ue – ricorda in una nota di Confagricoltura nazionale, il cui pronunciamento è stato immediatamente fatto proprio da quella del Friuli Venezia Giulia, guidata da Philip Thurn Valsassina – la Commissione non ha sollevato obiezioni a proposito della decisione dell’Irlanda che, se attuata, determinerebbe un pericoloso precedente per il regolare funzionamento del mercato unico.

Massimiliano Giansanti


La questione – aggiunge la Confederazione imprenditoriale – sarà all’ordine del giorno della prossima riunione del Comitato Barriere Commerciali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), il 21 giugno. In quella sede, la Commissione, in quanto titolare della competenza esclusiva in materia commerciale, sarà chiamata a motivare la presunta conformità del provvedimento di Dublino con le regole del mercato unico e della libera concorrenza.
Confagricoltura Fvg ricorda che otto Paesi aderenti al Wto – tra cui Australia, Canada, Regno Unito e Stati Uniti – hanno sollevato formali obiezioni nei confronti della normativa irlandese. I dubbi evidenziati dall’Italia e dal suo mondo produttivo hanno, dunque, trovato accoglienza in seno al Wto – conclude la nota della organizzazione agricola nazionale presieduta da Massimiliano Giansanti –. Occorre evitare che si applichino in maniera ampia e generalizzata strategie nate per contrastare l’abuso di alcol, penalizzando ingiustamente prodotti come il vino (e il suo consumo consapevole) e ambiti dove tali criticità non sussistono. La Commissione Ue, semmai – si osserva infine -, dovrebbe riportare il dibattito nella direzione del contrasto all’abuso di alcolici e a favore dell’educazione e della corretta informazione per il consumatore.

Philip Thurn Valsassina

—^—

In copertina, alcune etichette friulane in esposizione al Vinitaly di Verona.

Dai vini ai prosciutti e ai formaggi Fvg: bene le vendite in Canada

«Gli ultimi dati relativi all’accordo Ue-Canada (Ceta) dimostrano che l’unica strada perseguibile per rilanciare l’export, in base a principi di reciprocità ed equilibrio tra le parti, è quella dei negoziati bilaterali. L’alternativa, a seguito pure della difficoltà di intese Wto, finisce per essere quella dei rapporti di forza basati sull’imposizione di dazi e sulle inevitabili misure di ritorsione, come sta accadendo, negli ultimi tempi, tra Ue-Usa», ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina.
In base alle elaborazioni del Centro Studi dell’organizzazione imprenditoriale su dati Istat, infatti, a seguito dell’accordo Ceta, le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani sul mercato canadese sono aumentate, nel complesso, del 9,7 per cento (gennaio-settembre 2019 su stesso periodo 2018). Circa un quinto dell’export totale, in valore, dell’Italia verso il Canada è composto da prodotti agricoli e agroalimentari e, di questi, quasi il 40 per cento è costituto da prodotti vitivinicoli (7,7 milioni di euro il valore di quelli del Friuli Venezia Giulia, pari al  5,5 per cento delle esportazioni enoiche regionali, in crescita del 13 per cento l’anno).
C’è sempre più interesse per vini e spumanti “Made in Italy” di qualità, tanto è vero che le esportazioni di imbottigliato in recipienti superiori a 2 litri (come a esempio il vino sfuso o in damigiana) sono fortemente diminuite, sia in valore, sia in quantità (-33,8 per cento). C’è indubbiamente una fascia di consumatori che apprezza i vini e gli spumanti italiani (+12 per cento) di qualità, trainati dal Prosecco Doc, e che sono disposti a spendere di più.
Il Ceta – pone ancora in evidenza l’organizzazione degli imprenditori agricoli – fa bene anche alle esportazioni dei formaggi italiani i quali, nel primo trimestre 2019, sembravano avere avuto una battuta d’arresto e che invece, tra giugno e settembre, risultano al di sopra della media mensile. Importante poi nell’accordo Ue-Canada, ad avviso di Confagricoltura, pure la tutela delle Indicazioni geografiche agroalimentari, in particolare delle 10 che rappresentano il 90 per cento del valore dell’export di tutte le denominazioni agroalimentari del nostro Paese. È il caso delle denominazioni “Prosciutto San Daniele” e “Prosciutto di Parma” che non potevano essere utilizzate in Canada da oltre 20 anni.

Il prosciutto Dop San Daniele. 

—^—

In copertina, spumanti friulani di qualità: in Canada c’è sempre maggior interesse.

“Bene vino e prosciutto in Canada: ora si faccia avanti anche il Montasio”

di Gi Elle

In Canada va molto bene il vino, a cominciare da quello con le bollicine, e pure il prosciutto di San Daniele e altri prodotti agroalimentari, ma nell’elenco manca il Montasio, per cui sarebbe opportuno che anche il rinomato formaggio friulano vi si aggiungesse quanto prima. E’ quanto auspica Confagricoltura Fvg, rilevando che, a due anni dall’applicazione dell’accordo commerciale (Ceta) con il grande Paese nordamericano, le esportazioni del San Daniele Dop sono cresciute del 35 per cento in quantità. E anche l’export degli spumanti (Prosecco compreso) è aumentato dell’11 per cento. Sono questi alcuni dati elaborati dalla Commissione europea in occasione della scadenza del primo biennio della sottoscrizione dell’accordo e sottolineati dalla Organizzazione agricola, presieduta da Philip Thurn Valsassina, come «molto postivi». La Commissione ha evidenziato, inoltre, che le esportazioni del settore agricolo europeo verso il Canada, nel suo insieme, sono aumentate del 7,4 per cento. Il mercato canadese rappresenta il 2 per cento del valore dell’export agroalimentare italiano. I dati del 2018 confermano che più di un quinto dell’export totale, in valore, dell’Italia verso il Canada è composto da prodotti agricoli e agroalimentari e, di questi, quasi il 40 per cento è costituto da prodotti vitivinicoli.

Bene l’export dei vini.

Dall’entrata in vigore del Ceta, nel territorio canadese sono tutelate 143 Indicazioni geografiche europee agroalimentari, con la possibilità di aggiungerne altre. Tra queste ve ne sono 42 italiane comprendenti le 10 Denominazioni che rappresentano il 90 per cento dell’export di tutte le Denominazioni agroalimentari del nostro Paese. E, tra queste, quella del Prosciutto San Daniele che non poteva essere utilizzata in Canada da oltre vent’anni. La tutela delle Denominazioni non comprese nella lista inserita nel Ceta risulta molto semplice da ottenere. Infatti, il governo canadese ha previsto che se ne possa fare richiesta tramite il sito già esistente per il riconoscimento delle Denominazioni di vini e spiriti che ha aperto anche al comparto agroalimentare.

Philip Thurn Valsassina

«Quindi, chiunque può fare richiesta di riconoscimento di una nuova Denominazione e speriamo che, tra queste, presto si aggiunga anche il formaggio Montasio Dop – dice il presidente Thurn Valsassina -. Noi, da sempre, abbiamo espresso una posizione favorevole ai negoziati bilaterali tra Ue e Paesi terzi sia considerato l’evolvere lento e frammentario della trattativa multilaterale al Wto, sia perché il libero scambio delle merci anche a livello internazionale è condizione fondamentale per lo sviluppo economico delle imprese e anche perché, all’interno degli accordi, si mettono delle regole precise sulla qualità dei prodotti importati (cereali, leguminose, carne). La Confederazione, al contempo, sostiene che le intese bilaterali devono essere basate su principi di reciprocità ed equilibrio tra le parti; devono prevedere concessioni che siano mutualmente vantaggiose sia sul fronte del taglio delle barriere tariffarie, sia per quello degli ostacoli non tariffari che, è ampiamente dimostrato, sono anche molto più rilevanti per i rapporti commerciali».

In Canada il 35% in più di prosciutto.

—^—

In copertina, formaggio Montasio: Confagricoltura Fvg auspica che pure questo Dop decolli per il Canada.