Agroalimentare, paura per i dazi americani: a rischio l’export Fvg di vino e altri prodotti, ma per i kiwi (80% negli Usa) sarebbe una disfatta commerciale

I dazi di Donald Trump fanno paura in Friuli Venezia Giulia. C’è preoccupazione, infatti, anche nella filiera agricola della nostra regione per il possibile impatto delle imposizioni statunitensi sui prodotti europei. Il Centro Studi di Confcooperative stima che l’introduzione di dazi doganali sul “Made in Italy” comporterebbe un immediato aumento dei prezzi dei prodotti italiani sul mercato Usa, con una probabile riduzione delle esportazioni stimabile tra il 15-30% per prodotti chiave come vino, ortofrutta, formaggi Dop, prodotti trasformati come il pomodoro e la pasta.

Kiwi pronti per l’esportazione negli Usa.


«Per il mercato dei kiwi, l’impatto di eventuali dazi statunitensi sarebbe sicuramente molto significativo perché quello nordamericano è il principale mercato di destinazione, cui è indirizzato circa l’80% del nostro export», sottolinea Livio Salvador, presidente della cooperativa agricola Frutta Friuli di Spilimbergo, principale produttore di kiwi in regione, con circa 16 mila quintali.
Preoccupazione anche per il vino. Gli ultimi mesi hanno visto una crescita degli ordini dagli Usa nell’ordine dell’11%; un appeal del vino regionale negli States che sarebbe a rischio in caso di dazi. «Le esportazioni del vino friulano verso gli Stati Uniti sono andate molto bene nel corso del 2024 e anche il mese di gennaio ha visto una crescita dell’11% per il Prosecco. Quello nordamericano per noi è un mercato molto importante, che vale il 50% della produzione e la cui crescita ha compensato il minore sviluppo di alcuni mercati europei, come quelli dell’Europa orientale, a causa della guerra in Ucraina», conferma Flavio Bellomo, presidente di Vini La Delizia.

Brindisi americani in pericolo.


«Il mercato nordamericano è al momento quello che tira di più, di fronte alla crisi tedesca. Lo scatenarsi di una guerra commerciale Ue-Usa avrebbe un impatto diretto sulla competitività dei nostri prodotti negli Stati Uniti, e produrrebbe una crescita dei costi logistici e una riduzione dei consumi anche in Europa a causa dell’impatto generale sull’economia», sottolinea poi Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca, la federazione di settore di Confcooperative che riunisce 108 cooperative agricole con un fatturato di 639 milioni di euro.
Anche i settori non direttamente colpiti guardano con preoccupazione ai dazi. «Il vivaismo viticolo non è interessato dai possibili dazi in maniera diretta, ma per l’impatto che potrà avere sui viticoltori – dice invece Alessandro Leon, presidente dei Vivai Cooperativi di Rauscedo, leader a livello mondiale nella produzione di barbatelle, presenti in Usa con una società controllata che ha un giro d’affari di 16 milioni di euro –. Il mercato nordamericano è comunque uno dei più importanti, sia per le barbatelle che per il vino: guardiamo, quindi, con attenzione all’impatto che la possibile guerra commerciale tra Ue e Usa avrebbe sulla competitività del vino europeo».

Ne soffrirebbero anche i formaggi.


«L’imposizione di dazi potrebbe tradursi in una perdita di fatturato per il settore di circa 1,5-2 miliardi di euro annui a livello nazionale, considerando che gli Usa rappresentano il terzo mercato di destinazione dell’export agroalimentare italiano con un valore di circa 6 miliardi di euro», chiosa infine Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative.

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In copertina, kiwi prodotti in Friuli: il loro export negli Usa è a rischio a causa dei dazi.

Da 90 anni Vivai Cooperativi di Rauscedo leader mondiali delle barbatelle grazie a un grande lavoro in unità e concordia

«L’anniversario dei 90 anni dei Vivai Cooperativi di Rauscedo è un evento importantissimo non solo per i soci dell’istituzione, per il Comune ospitante, per l’ambito vitivinicolo regionale ma anche per gli insegnamenti che tutti ne possiamo trarre: ci ricorda quanto sia fondamentale vivere dentro il contesto cooperativo e che senza sentimento, senza essere orgogliosi della propria attività, nessun risultato sarebbe conseguibile». È il commento dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, in occasione dell’anniversario di fondazione di un’eccellenza imprenditoriale e cooperativa del Friuli Venezia Giulia, primo distretto al mondo per la produzione di barbatelle: 2 mila occupati, 210 soci-produttori, oltre 80 milioni di barbatelle innestate all’anno e una presenza commerciale distribuita in 35 Paesi nel mondo.

Una cooperativa protagonista di una storia di rinascita, trasformazione e sviluppo iniziata nel 1920, quando l’invasione della fillossera in Europa rese incerto il futuro della viticoltura e a Rauscedo un’intuizione davvero geniale pose le basi per quelli che sarebbero divenuti i leader indiscussi del vivaismo viticolo.
L’esponente della Giunta Fedriga ha sottolineato quanto la forma cooperativa abbia dato forma a questo successo. «Il comparto vitivinicolo è un insieme complesso, costituito da più componenti e attori. Saper parlarsi, ascoltarsi, coordinarsi, fare squadra è vitale per riuscire ad aumentare le proprie dimensioni, essere più forti e pesare di più: la cooperativa non è e non può essere solo una mera occasione opportunistica in quanto, se così fosse, il futuro potrebbe cambiare di mano: il saper vivere assieme è la base di partenza per superare le difficoltà e raggiungere il successo», ha aggiunto Zannier.
La storia imprenditoriale dei Vivai di Rauscedo insegna anche «quanto sia necessario essere previdenti per poter gestire le sfide che sopraggiungeranno nel prossimo futuro: bisogna imparare a prepararsi per l’avvenire, programmare così da riuscire a superare gli ostacoli, qualunque essi siano», ha auspicato il titolare dell’Agricoltura regionale. «Questo esempio di successo ci insegna che la concordia e l’unione entro il comparto è la strada che dobbiamo perseguire, stimolare e sostenere», ha concluso Stefano Zannier.

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In copertina e all’interno tre immagini della cerimonia di Rauscedo presente l’assessore regionale Stefano Zannier.

Pinot grigio delle Venezie, domani le prospettive al Forum di Verona dopo l’analisi a San Vito al Tagliamento

Dopo la prima edizione del 2019, domani mattina si alza nuovamente il sipario sulla Denominazione d’origine delle Venezie, questa volta a Verona. In arrivo, infatti, il secondo Forum internazionale dedicato al Pinot grigio italiano più consumato al mondo, prodotto nelle tre regioni di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino.
Come già annunciato, l’evento, che si terrà al Teatro Ristori a partire dalle 10, prevede due sessioni di approfondimento su valori della Doc delle Venezie, dinamiche ed innovazioni del mercato, analisi dei consumi, prospettive di crescita e strategie per aumentare il posizionamento e la redditività nei paesi di riferimento.
Il convegno sarà moderato da Fabio Piccoli, direttore di Wine Meridian e giornalista esperto di marketing internazionale del vino, e prevede due sessioni di approfondimento su dinamiche ed innovazioni del mercato, analisi dei consumi, prospettive di crescita e strategie per aumentare il posizionamento e la redditività nei Paesi di riferimento. Dopo i saluti delle autorità e del presidente del Consorzio Albino Armani, la prima sessione analizzerà i trend e le innovazioni del settore, dal sostenibile al low and no alcol, con un focus sulle politiche europee nel sistema vitivinicolo, per poi entrare nel merito dei valori della Denominazione d’Origine delle Venezie, cioè territorio, qualità certificata e stile unico.

Albino Armani nelle Grave del Friuli.


Ad aprire i lavori sarà Luca Rigotti – consigliere del Consorzio delle Venezie e presidente del Gruppo Mezzacorona, coordinatore Settore vitivinicolo di Alleanza delle Cooperative e presidente del Gruppo di Lavoro Vino del Copa Cogeca – con un intervento sulla sostenibilità, vista come indirizzo strategico virtuoso per il futuro dell’enologia, e sulle nuove dinamiche innescate nel settore da questa scelta di fondo. Herbert Dorfmann, europarlamentare Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale, offrirà invece una panoramica sul tema del no alcol e sull’utilizzo delle avvertenze sanitarie in etichetta, facendo chiarezza sulle normative e prospettive del settore vitivinicolo a livello europeo, mentre Sandro Sartor – consigliere del Consorzio delle Venezie, presidente e amministratore delegato di Ruffino e presidente di Wine in Moderation – esaminerà le opportunità di mercato dei vini low and no alcol in relazione al cambiamento degli stili di vita e di una sempre maggiore ricerca di prodotti considerati salutari, oltre che di qualità, da parte del consumatore.
Ad illustrare poi i valori della Doc delle Venezie saranno chiamati Francesco Liantonio – presidente di Triveneta Certificazioni, ente incaricato di gestire la tracciabilità e il controllo dei vini Doc delle Venezie e dunque di garantirne e tutelarne la qualità e la peculiarità – e Riccardo Velasco, direttore di Crea, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, che racconterà il Pinot grigio come preziosa eredità da tutelare nel Nordest, attraverso un excursus sulle origini della varietà coltivata nell’areale e un esame dei tratti intrinseci e distintivi che collegano indissolubilmente questo prodotto al suo territorio, primo tra tutti la tipologia ramata.
La seconda parte del convegno sarà dedicata a mercati, consumi e prospettive del Pinot grigio delle Venezie DOC e alle strategie di valorizzazione e posizionamento nei mercati di riferimento e in Italia. Lulie Halstead, Founder di Wine Intelligence, Non-executive Director IWSR and Trustee e WSET, discuterà le opportunità e le sfide che il mercato vinicolo statunitense presenta per il Pinot grigio alla luce dei nuovi trend di consumo, mentre Kristi Paris, Head of Global Partnership in Vivino, racconterà le tendenze e la percezione del Pinot Grigio secondo la wine community più influente al mondo.
Entrando nel vivo delle strategie di valorizzazione, interverranno David Gluzman, CEO di Wine Folly, la piattaforma digitale leader non solo tra gli operatori del vino ma anche tra i consumatori, per le tecniche di promozione delle Denominazioni negli Stati Uniti, Felicity Carter, Co founder di Business of Drinks, per il posizionamento e l’innalzamento del percepito del Pinot Grigio nei mercati di riferimento, in particolare Nord e Centro Europa, e, a chiudere, Daniele Cernilli, Direttore Responsabile di Doctorwine nonché curatore della Guida Essenziale ai Vini d’Italia, per il rapporto del Pinot Grigio DOC delle Venezie con il mercato italiano e la valorizzazione delle qualità tanto amate dal consumatore internazionale anche nel suo territorio di origine.

Il convegno di San Vito al Tagliamento.

Il Forum di Verona segue il convegno che, come è noto, si era tenuto nel giugno scorso a San Vito al Tagliamento, in Friuli, sul tema Venezie Doc: maturi per crescere. Origine, stili e mercati del Pinot grigio, ultimo di due appuntamenti tecnici e di mercato, alla presenza di oltre cinquanta ospiti tra soci, enologi, studenti e stampa. Organizzato dal Consorzio Tutela Vini delle Venezie Doc, questo ciclo di incontri è parte di un percorso di intensificazione delle attività di sviluppo a livello nazionale rivolto in prima battuta ai produttori della Denominazione, che, dopo i seminari di San Michele all’Adige (Trento), si chiuderà appunto in Veneto.
A moderare l’appuntamento tecnico Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. L‘incontro si è aperto con l’introduzione del Presidente del Consorzio delle Venezie, Albino Armani, che ha sottolineato l’importanza di definire un percorso di qualificazione distintiva della Denominazione Delle Venezie, che sia legato al territorio di appartenenza e a un’identità collettiva che unisce Trentino, Friuli Venezia Giulia e Veneto. “Ora più che mai è necessario coinvolgere più da vicino le istituzioni e i produttori che contribuiscono alla costante crescita della Doc delle Venezie, evidenziandone il legame con il territorio – di cui il Friuli Venezia Giulia è parte fondamentale – e raggiungendo un obiettivo comune: la valorizzazione del patrimonio culturale comune, il rafforzamento dell’unità territoriale, la consapevolezza di condividere un Denominazione d’Origine leader nei mercati mondiali”.
Mauro Pizzuto, dei Vivai Cooperativi Rauscedo, ha quindi aperto con un approfondito excursus sul Pinot grigio, ‘origini e virtù della varietà coltivata nell’area delle Venezie’: “Il Pinot grigio inizia ad apparire in documenti ufficiali del Friuli (Tenimento Orto Agricolo di Udine) già dalla seconda metà del XIX secolo e poi in Veneto nel 1902, precisamente nel catalogo del vivaio governativo di Conegliano istituito l’anno precedente – con l’arrivo della Fillossera nella regione -, periodo in cui molte varietà francesi, appunto, acquisivano impulso nel territorio. Il Pinot Gris arriva in Italia essenzialmente grazie alla nobiltà che lo voleva nei propri vigneti sia per la qualità del prodotto che per l’origine francese (vini della Côte d’Or). Non era molto apprezzato però dai viticoltori per l’inferiore produttività, l’elevata alcolicità e l’inferiore acidità dei vini rispetto agli autoctoni, caratteristiche che portarono a sperimentare nuove vie enologiche fino al debutto del primo Pinot grigio vinificato in bianco – ad opera di Gaetano Marzotto – e alla successiva conquista del mercato statunitense”. Oggi il Pinot grigio proveniente dall’area delle Venezie rappresenta la quasi totalità della produzione nazionale (87%); mentre del totale prodotto nelle tre regioni, il 30% proviene dal Friuli Venezia Giulia – rendendola quindi la seconda maggiore produttrice nazionale della varietà – il 59% dal Veneto e l’11% dal Trentino Alto Adige.

In bianco e ramato.


Interessanti valutazioni delle attitudini agronomiche di diversi cloni di Pinot grigio nell’areale sono state presentate da Nicola Belfiore, ricercatore Crea Ve, attraverso lo studio comparativo condotto nel triennio 2019-2021 su 17 cloni di Pinot grigio presenti in un vigneto-collezione situato nel territorio pianeggiante della Doc delle Venezie in località Cimadolmo (Treviso). “Si tratta di una varietà internazionale diffusa in tutto il mondo e una delle più importanti in Italia dove, soprattutto nelle regioni settentrionali, si coltiva poco meno della metà della superficie totale mondiale. L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare le attitudini agronomiche, la suscettibilità delle uve alla botrite e ai marciumi del grappolo, la resistenza meccanica della buccia, la fertilità delle gemme e la vigoria. Le caratteristiche enologiche e sensoriali dei vini sono state studiate nel 2020 e nel 2021 durante le micro-vinificazioni, rispettivamente in bianco e con macerazione delle bucce. Sono emerse interessanti differenze che riguardano l’aspetto qualitativo, produttivo e sanitario delle uve con alcuni cloni che si sono distinti per l’accumulo zuccherino, per la produzione, per la resistenza alla botrite e per il quadro enologico mentre altri sembrerebbero non adattarsi bene in questo areale di coltivazione”. L’obiettivo di questo studio è fornire alla viticoltura del territorio indicazioni agronomiche, sanitarie ed enologiche che aiutino a scegliere il genotipo che meglio valorizzi ed esalti, sinergicamente, il binomio clone/ambiente.
Si è quindi passati ad un’analisi sugli andamenti delle certificazioni dei vini delle Venezie Doc a cura di Denis Giorgiutti, direttore di Triveneta Certificazioni, Organismo di controllo che gestisce annualmente volumi di quasi 2 milioni di ettolitri imbottigliati di Doc delle Venezie e oltre 200 milioni di contrassegni di Stato apposti su ogni singola bottiglia, con una base produttiva di circa 15 mila ha (di 27 mila a Pinot grigio potenziali del Triveneto) – 6.141 viticoltori, 574 vinificatori, 363 imbottigliatori, di cui una trentina esteri che devono e accettano di apporre il contrassegno sulle loro bottiglie. “Questi sono i numeri di un Servizio oggi a Garanzia del Consumatore e della qualità dei Vini del nostro Territorio” dice Giorgiutti e chiude, “Triveneta Certificazioni nasce nel 2016 dall’esperienza degli Organismi di Controllo del Triveneto con l’incarico di gestire la tracciabilità e il controllo dei vini Doc delle Venezie: un lavoro di grande importanza per la tutela della denominazione più estesa d’Italia che abbraccia il territorio di 12 Province del nordest italiano, a forte vocazione vitivinicola”.

Pinot grigio nel Cividalese.


A seguire, Denis Pantini, responsabile Business Unit Agrifood and Wine di Nomisma, ha illustrato i trend dei consumi e le prospettive per il Pinot grigio. “Nell’ultimo decennio, l’export di vini italiani imbottigliati – oltre agli spumanti – ha visto crescere quello di vini bianchi fermi di oltre il 10% in termini di bottiglie, rispetto ad un leggero arretramento dei vini rossi. Tra i principali mercati di destinazione figurano gli Stati Uniti, dove il Pinot grigio Delle Venezie rappresenta uno dei vini bianchi italiani più consumati, tanto che nel canale off-trade americano, una bottiglia su cinque di Pinot grigio venduta nel 2022 era collegata alla denominazione”. Negli Stati Uniti il Pinot grigio è il quarto varietale più venduto e la quota di mercato del delle Venezie rispetto alla tipologia è pari al circa il 20% sul 40 per cento totale di Pinot grigio italiano venduto. Numeri importanti che confermano la denominazione come pilastro della produzione e dell’export nazionale.
E dopo il focus sugli Stati Uniti, Luca Rossetto, professore associato dell’Università di Padova, ha preso in esame le dinamiche del mercato internazionale esplorando i cambiamenti in atto a livello globale nei segmenti fermi e spumanti, le tendenze, le opportunità e le minacce nei mercati dei paesi importatori, sia tradizionali sia emergenti. La Francia e l’Italia sono i due principali produttori, formando il 37% della produzione mondiale, nonché le prime nazioni esportatrici di vino al mondo detenendo il 33% dell’export mondiale in volume. A trainare l’export del Belpaese oggi è il segmento degli spumanti, seguito dai bianchi. I primi partner commerciali dei bianchi veneti restano Stati Uniti, Germania, Grand Bretagna, Belgio e Canada che negli ultimi cinque anni hanno visto crescite percentuali fino a tre cifre dove il Pinot grigio (55-60% dei vini bianchi certificati) è il principale driver di crescita. Questi sono inseriti nei cosiddetti mercati ‘affidabili’, diversamente da quelli attualmente ‘instabili’ come la Cina e da quelli ‘difficili o speciali’ come Singapore o la Tailandia, legati ai flussi turistici e che soffrono la concorrenza dei vini francesi, australiani o americani.
A chiudere il convegno, un approfondimento sullo scenario Fmcg e sulle opportunità di crescita per il Pinot grigio delle Venezie attraverso un intervento di Daniela Granata, di GfK Italia, che racconta come “in Italia quasi 8 famiglie su 10 acquistano vino, con una media nazionale di oltre 35 litri annui: si tratta di 20,2 milioni di famiglie. Di queste 1,3 milioni acquistano Pinot grigio (mediamente 2,3 litri/anno). Il Pinot grigio delle Venezie Doc rappresenta una grande percentuale del Pinot Grigio totale, con ulteriori potenzialità di sviluppo”.

Per maggiori informazioni
www.dellevenezie.it

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In copertina, i tipici grappoli del Pinot grigio varietà che ha dato vita a un vero e proprio fenomeno produttivo e commerciale per il Triveneto.

Produttori di Ramuscello e San Vito verso una vendemmia settembrina con produzione che sarà leggermente ridotta

«Quella del 2023 sarà sicuramente una vendemmia all’insegna della prudenza e della consapevolezza», anticipa il direttore della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, Rodolfo Rizzi. La cooperativa, una delle più importanti del Friuli Venezia Giulia, nell’annata 2021/2022 ha fatturato quasi 13 milioni di euro (con previsioni di crescita) e superato i 128 mila quintali di uve raccolte dagli 810 ettari dei 159 vignaioli associati che fanno riferimento alla struttura da ben 21 Comuni di tre diverse province: Pordenone, Udine e Treviso.


«Meteorologicamente parlando, l’annata è stata completamente diversa rispetto a quella siccitosa del 2022 – prosegue Rizzi con un’analisi che si incrocia con quella presentata ieri pomeriggio da Assoenologi Fvg all’annuale incontro prevendemmiale tenutosi ai Vivai cooperativi di Rauscedo -. Le piogge di luglio e le grandinate hanno messo in difficoltà le viti dal punto di vista sanitario e produttivo. Fitopatie (peronospora) ed eccesso idrico hanno colpito soprattutto le varietà a grappolo compatto (Pinot grigio, Pinot nero, Sauvignon) ingrossando eccessivamente gli acini e provocando, in alcuni casi, la rottura della buccia. Il gran caldo della seconda metà di agosto ha, in parte, provveduto a una chirurgia riparativa. Minori problemi li registriamo sulle varietà a grappolo spargolo: Glera (per Prosecco), Malvasia, Refosco dal peduncolo rosso. Di converso, c’è stata una significativa riduzione delle necessità irrigue che si sono limitate a pochi interventi di soccorso».
«Da tutto ciò, in previsione, ci possiamo attendere una leggera riduzione della produzione dei soci, rispetto all’annata media, che potremmo compensare con nuovi ingressi di conferitori – aggiunge il presidente Gianluca Trevisan -. Fin qui, gli agronomi hanno dato una grande mano ai nostri soci per gestire comunque, nel migliore dei modi, un’annata viticola problematica, senza rinunciare alla sostenibilità. Nel 2020 ha preso avvio l’esperienza della Sqnpi, a esempio che, a oggi, coinvolge 66 soci e 630 ettari di vigna. In ogni caso, con la Cantina già operativa per le eventuali prime consegne, lunedì 28 agosto riuniremo i soci per fare il punto dell’annata e della vendemmia». Per cui, come appare evidente, la raccolta sarà soprattutto settembrina.
«Ora la palla passa agli enologi – conclude Rizzi – che dovranno gestire i momenti della raccolta e della prima trasformazione con la massima attenzione e adottando le più corrette e opportune scelte tecniche (e la Cantina è assolutamente attrezzata in tal senso anche grazie ai recenti investimenti in moderne attrezzature) assistiti, come speriamo, da un meteo clemente. Per la qualità dei vini saranno determinanti proprio questi fattori».

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In copertina, la vendemmia del Pinot grigio; all’interno, il direttore Rodolfo Rizzi con il presidente Gianluca Trevisan e Riccardo Cotarella, leader nazionale Assoenologi, insigniti nobili del Ducato dei vini friulani.

Le viti “resistenti” tra presente e futuro: se ne parlerà domani a Farra d’Isonzo

(g.l.) “Le varietà viticole resistenti, presente e futuro”: questo il tema, molto interessante per coloro che operano nel settore vitivinicolo, che sarà sviluppato domani mattina, con inizio alle 10, nella sede del Museo della civiltà contadina di Farra d’Isonzo, in riva della Grotta 8. L’incontro è organizzato dalla civica amministrazione tramite l’assessore all’agricoltura Pierino Blasig.
Il convegno, che sarà moderato dal dottor Claudio Fabbro, vedrà la presentazione di varie relazioni di spessore. Ecco, pertanto, oratori e temi trattati: Raffaele Testolin La creazione delle varietà resistenti; Dènes Pálfi Le varietà resistenti in Ungheria; Paolo Sivilotti Esperienze di coltivazione sul nostro territorio; Eugenio Sartori Stato attuale del mercato; Marco Fragiacomo Esperienze e prospettiv; Robert Spinazzè I vini delle varietà resistenti, prospettive di mercato; Stefano Trinco Le varietà resistenti nelle denominazioni. I lavori saranno conclusi da una degustazione di vini ottenuti da uve di vitigni resistenti.
Ricordiamo che si tratta di nuove varietà di vite contraddistinte dall’acronimo Piwi e che vedono in prima fila gli studi e le ricerche dell’Università di Udine, tramite l’Istituto di genomica applicata, e dei Vivai cooperativi di Rauscedo, leader a livello mondiale nella produzione di barbatelle. Hanno caratteristiche che le rendono, appunto, “resistenti” alle avversità patologiche, con la possibilità di ridurre sensibilmente il numero dei trattamenti antiparassitari a tutto vantaggio dell’equilibrio ambientale.

È gradita la conferma di partecipazione al numero
329.5956799 o via mail: blasig.pierino@gmail.com

La Delizia, al via la vendemmia (dieci giorni di anticipo) con il Pinot grigio

Come già anticipato nel resoconto sul tradizionale incontro prevendemmiale organizzato da Assoenologi Fvg ai Vivai Cooperativi di Rauscedo, è iniziata ieri la vendemmia 2022 de La Delizia Viticoltori Friulani di Casarsa con vigneti delle aziende associate tra le province di Pordenone e Udine, tra le principali Cantine del Friuli Venezia Giulia e tra le prime dieci per la produzione di Prosecco Doc in Italia. I 400 soci hanno iniziato a raccogliere i grappoli di Pinot grigio, in una vendemmia anticipata rispetto agli anni scorsi di circa una decina di giorni a causa del meteo caldo che si è avuto in quest’estate caratterizzata, come è noto, anche da molto scarse precipitazioni.

Mirko Bellini


«Andremo a vendemmiare nei vigneti – ha informato il direttore Mirko Bellini – che hanno ricevuto meno acqua, ma dalle prime campionature i grappoli presentano uva di buona qualità come gradi, valuteremo ora quanto abbia influito il caldo sull’acidità. Fino a quando il meteo non cambierà anche per diminuire i costi energetici vendemmieremo nelle ore meno calde. Una situazione, quella della vendemmia 2022, che si preannuncia comunque discreta e che ci fa ben sperare nonostante le grandi difficoltà che abbiamo avuto quest’anno a livello meteorologico. L’aver puntato nella grande maggioranza dei vigneti dei nostri soci su impianti di irrigamento a goccia, che permettono di utilizzare al meglio l’acqua senza sprechi e aver avviato un progetto generale di produzione sostenibile in termini ambientali-sociali-economici ci sta permettendo di affrontare al meglio queste sfide».
«Non mancano però le criticità – conclude Bellini – legate ai costi energetici e all’aumento del costo delle materie, ma siamo fiduciosi anche se un bilancio più concreto si potrà fare tra qualche giorno dopo aver incamerato in cantina i primi quintali di uva. Il nostro presidente Flavio Bellomo nei prossimi giorni porterà all’attenzione dei soci, nell’incontro che precede la nostra assemblea annuale, un quadro solido che vede consolidarsi sia le esportazioni che il mercato interno legato all’Horeca, non solo per le bollicine che sono il traino della nostra produzione, ma anche per i vini fermi, sempre più apprezzati».

Pinot grigio

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In copertina, la vendemmiatrice che ieri ha esordito nei vigneti dei soci La Delizia.

Con Assoenologi la “radiografia” di una vendemmia in Fvg del tutto inedita

di Giuseppe Longo

Purtroppo anche con danni, alla fine la tanto sospirata pioggia è arrivata, seppure non sufficiente a spegnere la lunga sete delle nostre campagne. Per cui, anche dal punto di vista vitivinicolo, quella che stiamo vivendo resterà sicuramente un’annata da ricordare.  Sotto molti aspetti, in senso negativo. La lunghissima siccità – che, per quanto riguarda la sua durata, almeno in Friuli Venezia Giulia a memoria non ha stagioni simili – ha infatti pesantemente colpito i vigneti, ormai prossimi alla vendemmia per certe varietà più precoci – o addirittura anche già avviata, come è avvenuto oggi con il Pinot grigio dei soci della Cantina di Casarsa – e  per le basi spumanti, tra le quali ormai domina il Prosecco, influendo sulla quantità che risulterà sensibilmente decurtata – si stima un 10-15 per cento in meno -, mentre la qualità dovrebbe essere garantita sebbene certe criticità siano evidenti come la bassa acidità contenuta in acini piccoli e dalla buccia ispessita. Le piogge annunciate anche per le prossime ore – auspicabilmente tranquille, senza altri danni – potrebbero però ancora fare la differenza, soprattutto in quei terreni sprovvisti di alcun sistema irriguo. E poi c’è il problema, sempre più preoccupante, della flavescenza dorata che sta falcidiando i vigneti, con danni spesso irreversibili.

L’intervento di Cotarella e di due relatori.

Una “radiografia” certamente problematica quella emersa dall’affollato incontro prevendemmiale che Assoenologi Fvg – presente anche il leader nazionale Riccardo Cotarella – ha tenuto ieri ai Vivai Cooperativi di Rauscedo, ma che può essere affrontato con risposte efficaci proprio attraverso la competenza dei tecnici della vite e del vino, come ha sottolineato in un puntuale e interessante messaggio audio l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, trattenuto da improrogabili impegni. Di tutto rispetto i relatori che hanno sviluppato la importante tematica stagionale, dopo i saluti del presidente Matteo Lovo, al suo esordio nel tradizionale vertice tecnico-scientifico-economico, dopo avere ricevuto il testimone da Rodolfo Rizzi. «Più che la mancanza d’uva, perché i grappoli ci sono, a pesare negativamente – ha osservato – saranno le basse rese in mosto, specialmente su Collio, Colli orientali del Friuli e Carso dove l’irrigazione non esiste». E ha aggiunto: «Per fortuna in questi ultimi giorni, dopo la interminabile siccità, c’è stata una escursione termica rivelatasi benefica per l’accrescimento di aromi e profumi, visto che in questi mesi, soprattutto nelle zone non irrigate, le viti non hanno avuto uno sviluppo regolare».
Mentre Eugenio Sartori, direttore generale Vcr, ha fatto gli onori di casa, il presidente Cotarella ha tra l’altro osservato che «nessuno di noi ha la preparazione per gestire una vendemmia particolare come questa, che ci ha colti tutti di sorpresa. Ma – ha continuato – la passione e l’umiltà dell’enologo per capire, vigna per vigna, cosa è accaduto in questa estate insolita, consentiranno certamente di individuare il da farsi, gestendo al meglio le operazioni vendemmiali con sensibilità e dedizione».

Calzavara, Cotarella, Fabbro e Rizzi.


Quindi, Sandro Bressan, dell’Ersa Fvg, ha parlato delle patologie della vite e in particolare di flavescenza dorata, della sua incidenza e dei possibili rimedi, mentre Valentina Gallina, Osmer Fvg, si è soffermata sul quanto mai anomalo Andamento meteo della stagione 2022, caratterizzato appunto da una siccità che si protrae da fine inverno, facendo altresì riferimento alle complicazioni causate dal repentino cambiamento climatico. Paolo Sivilotti, Università di Udine, in collaborazione con Francesco Degano, Consorzio delle Doc Fvg, si è poi soffermato sugli aspetti fitosanitari della vite e sulle curve di maturazione dei grappoli, con interessanti indicazioni varietali. Michele Bertolami, del Ceviq, ha poi disquisito sul nuovo piano dei controlli, cedendo il microfono a Franco Battistutta, Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Ateneo friulano,  il quale ha fornito alcune considerazioni sulla lavorazione dei mosti in cantina, tenendo conto delle conseguenze provocate appunto dall’anomalo andamento meteorologico. Infatti, la prolungata carenza idrica ha causato uno stress sulle piante che ha influito notevolmente su ph ed equilibrio acidico, con non trascurabili ricadute tecnologiche e sensoriali, che si rifletteranno anche sulla longevità dei vini. L’esperto ha pertanto sottolineato l’importanza del nutrimento e della regolarità fermentativa, ma anche del contenimento dei difetti da riduzione. «Attenzione a non generalizzare – ha osservato -, le ultime piogge, anche locali, possono cambiare drasticamente il quadro acidico». E poi ha anche messo in guardia: «Non perdere di vista le diverse maturità, il raggiungimento degli obiettivi rispetto a zuccheri e acidità non significa avere uva matura».

Stefano Trinco

Adriano Gigante

Infine, gli interventi di Stefano Trinco, neo presidente della Doc Friuli, e di Adriano Gigante, presidente del Consorzio delle Doc Friuli Venezia Giulia, che hanno proposto interessanti riflessioni sullo stato di salute del Vigneto Fvg e sulla situazione economica in questa importante fase che ci vede finalmente, almeno pare, all’uscita dalla crisi pandemica che tanto ha influito anche sul settore vitivinicolo, raccordandosi pure sulle considerazioni di carattere generale che aveva fatto Riccardo Cotarella all’apertura dei lavori.
Molto interessante, dicevamo il messaggio dell’assessore Zannier, il quale ha esordito riferendosi proprio alle difficoltà estreme causate dalla gravissima siccità, appunto senza precedenti, e che non ha risparmiato il settore vitivinicolo, soprattutto dove non c’è la possibilità di irrigare, per cui la Regione Fvg è impegnata a sostenere tutte quelle iniziative atte almeno ad attenuare un problema sempre più evidente, innescato dai citati mutamenti atmosferici: interessante, al riguardo, l’invaso collinare realizzato recentemente a Prepotto a beneficio delle vigne di Albana. L’esponente della Giunta Fedriga ha fatto quindi riferimento alle caratteristiche quali-quantitative di questa particolarissima annata e a una vendemmia che richiederà tutta la preparazione degli enologi per essere affrontata in modo efficace. E poi la vera e propria «esplosione della flavescenza dorata», un fenomeno ancora tutto da capire ma con contorni preoccupanti sotto gli occhi di tutti, tanto che le viti colpite «vanno messe quanto prima fuori ciclo» al fine di non compromettere anche quelle sane. Zannier ha riferito, al riguardo, che è allo studio con la Regione Veneto un efficace metodo di lotta.
Insomma, più ombre che luci, purtroppo, in quest’annata tutta eccezionale per le nostre latitudini, a cavallo del 46° parallelo. Non eravamo abituati a questi prolungati stress idrici che hanno richiesto attenzioni speciali per il vigneto, e che le richiederanno anche in cantina. La competenza e la passione dei nostri enologi sapranno, però, anche stavolta metterci la classica “pezza”. Per cui anche quest’anno, nonostante tutto, la riconosciuta qualità dei nostri vini sarà salvaguardata. Come dire che il Vigneto Fvg, con i suoi produttori e tecnici, saprà vincere anche questa inedita sfida.

Infine una bella foto-ricordo.

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In copertina, Matteo Lovo con il presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella ieri pomeriggio ai Vivai di Rauscedo.

(Foto Claudio Fabbro)

 

Come sarà l’imminente vendemmia? Arriva la risposta di Assoenologi Fvg

(g.l.) Come sarà la ormai imminente vendemmia nel Vigneto Fvg? Come si presenta lo stato sanitario delle viti e dei grappoli? Qual è l’incidenza della temutissima Flavescenza dorata? Quali saranno le caratteristiche quali-quantitative in un questo anno tutto particolare, caratterizzato da una perdurante siccità fra le più gravi che si ricordino? Quali sono le indicazioni che provengono dal mercato ora che l’emergenza pandemica è finalmente rientrata? Tutte domande che avranno adeguata risposta nel tradizionale incontro prevendemmiale di Assoenologi Fvg che il presidente Matteo Lovo – il quale da pochi mesi ha ricevuto il testimone da Rodolfo Rizzi – ha convocato per mercoledì prossimo, 17 agosto. Il convegno si terrà quest’anno in provincia di Pordenone, esattamente nella nuova sede del Centro di ricerca dei Vivai Cooperativi di Rauscedo, in via Ruggero Forti, Comune di San Giorgio della Richinvelda, con inizio alle 17.30.

Matteo Lovo leader Assoenologi Fvg.


L’incontro prevendemmiale – che per il presidente Lovo «rappresenta il momento di maggior importanza tecnica, mediatica e di aggregazione per la nostra associazione» – vedrà la successione di numerosi interventi che metteranno a fuoco le varie problematiche. Così dopo i saluti e l’introduzione ai lavori dello stesso Matteo Lovo, parleranno: Riccardo Cotarella, presidente nazionale Assoenologi; Eugenio Sartori, direttore generale Vcr; Sandro Bressan, dell’Ersa Fvg, Flavescenza dorata; Valentina Gallina, Osmer Fvg, Andamento meteo della stagione 2022; Paolo Sivilotti, Università degli studi di Udine, in collaborazione con Francesco Degano, Consorzio delle Doc Fvg, Aspetti fitosanitari e curve di maturazione; Franco Battistutta, Uniud, Aspetti e considerazioni enologiche sulla lavorazione in cantina; Michele Bertolami, Ceviq, Nuovo piano dei controlli.
Infine, sono annunciati gli interventi di Stefano Trinco, neo presidente della Doc Friuli, e di Adriano Gigante, presidente del Consorzio delle Doc Friuli Venezia Giulia, mentre le conclusioni saranno tratte da Stefano Zannier, assessore all’agricoltura della Regione Fvg.
Il presidente Matteo Lovo auspica «una numerosa e nutrita partecipazione» – l’invito oltre che ai tecnici associati è rivolto alle aziende produttrici e alle associazioni di categoria -, ma questa dovrebbe essere scontata a giudicare dagli affollati parterre che hanno caratterizzato i vertici prevendemmiali convocati da Rodolfo Rizzi durante la sua lunga permanenza alla guida di Assoenologi Fvg. Si tratta, infatti, del “verdetto ufficiale”, oltre che molto atteso, sulla nuova racccolta delle uve.

 

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In copertina, grappoli d Pinot grigio e qui sopra di Sauvignon: questa sono tra le prime varietà a essere raccolte in Fvg.

Cambia il Vigneto Fvg, nella Guida Top anche un assaggio di vini… resistenti

di Giuseppe Longo

CORNO DI ROSAZZO – C’è anche un assaggio di vini da viti “resistenti” nella Guida Top 2022 presentata ieri pomeriggio a villa Nachini Cabassi, dopo l’anteprima che era avvenuta al Vinitaly di Verona. Non poteva non farne cenno, descrivendo il vademecum enologico di cui è “anima” tecnica assieme a Paolo Valdesolo, il perito agrario Giovanni Cattaruzzi, il quale ha messo l’accento proprio su questo nuovo, straordinario progresso nella vitivinicoltura nostrana, tanto che finirà per “rivoluzionare” almeno in parte il Vigneto Fvg all’insegna della sostenibilità ambientale, valore di cui si sente sempre più pressante bisogno. Per cui non sarà lontano il giorno in cui “Top Vini Friuli Venezia Giulia” dedicherà un’attenzione speciale a queste nuove produzioni della nostra regione – con l’Università di Udine, l’Istituto di genomica applicata e i Vivai cooperativi di Rauscedo – in una posizione leader a livello nazionale grazie alle nuove quattordici varietà che richiedono meno trattamenti chimici e quindi garantiscono maggiore rispetto dell’ecosistema.

 Da sinistra, Valdesolo, Biasi, Gambarotto, Tiziana Pittia, i premiati e Cattaruzzi.


Alla seconda uscita, tradotta in due lingue (inglese e tedesco), in prodotto cartaceo che sfida la dura crisi della stampa tradizionale, come ha detto il suo editore Nicolò Gambarotto, la Guida recensisce una cinquantina di aziende con oltre duecento vini prodotti nelle varie e prestigiose Doc, offrendosi quindi come utile strumento per mettere a disposizione degli eno-appassionati un confronto obiettivo e ricco di spunti per una scelta sempre più consapevole nella variegata offerta enologica del Friuli Venezia Giulia. La Guida è un utile compagno di viaggio anche per i “turisti enogastronomici” nazionali ed internazionali, sempre più frequenti, e che in questo volume hanno ulteriori spunti per visite e acquisti diretti. Oltre alla collaborazione consolidata con Promoturismo Fvg, questa edizione ha realizzato un importante accordo di promozione con Agrifood Fvg e il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” lodevolmente promosso dalla nostra Regione a difesa e valorizzazione del nostro “Made”.
Alla presentazione sono intervenuti il consigliere regionale Mauro Di Bert, che ha portato il saluto del governatore Fedriga e dell’assessore Zannier, sottolineando la vicinanza dell’Istituzione non solo a “Top” – che colma una lacuna nella nostra regione dopo la positiva, ma da tempo ormai conclusa, esperienza della Guida ai vini Fvg dell’allora Camera di commercio di Udine -, ma anche all’intero settore vitivinicolo, il sindaco di Corno di Rosazzo Daniele Moschioni, che per il secondo anno consecutivo ha messo a disposizione gli spazi della storica dimora per questo progetto editoriale, Nicola Biasi, presidente delle commissioni di degustazione, Egon Vazzoler, neo vicepresidente di Assoeneologi Fvg (quindi braccio destro di Matteo Lovo), Enos Costantini, prolifico divulgatore di cultura agraria (bella e interessante la sua disquisizione sulla Ribolla, vino storico da riportare ai fasti di un tempo) e Ben Little, artista e sommelier, irlandese ma che ha scelto di vivere in Friuli, “innamorato” dei suoi vini e in particolare del Pignolo, gemma ritrovata dei Colli orientali, a proposito del quale ha parlato di un vero e proprio “rinascimento”. All’incontro sono intervenuti anche Paolo Valle, presidente del Consorzio Friuli Colli orientali e Ramandolo, che ha sede proprio a villa Nachini, il preside dell’Istituto tecnico agrario di Gradisca d’Isonzo, Marco Fragiacomo, e Michele Biscardi per la Fondazione Italiana Sommelier.

I premi con Costantini, Gambarotto e Little.

Come detto, la Guida nel suo dettaglio è stata descritta da Nicolò Gambarotto per l’Editoriale Top, Tiziana Pittia per Espressione e, appunto, da Giovanni Cattaruzzi per il suo Studio Tecnico Agrario. Nei vari interventi è stata posta risalto la cultura tipica del nostro territorio dedicata al vino e alla capacità di creare prodotti straordinari e di grande valore (e non solo bianchi, sebbene questi rappresentino la stragrande maggioranza) che hanno conquistato grande notorietà ovunque nel mondo. Tanto da non temere confronti, ovviamente, in fatto di qualità. Nelle pagine dedicate alle aziende sono riportati i vini presentati alla degustazione e le valutazioni della commissione, con un’indicazione sul prezzo di acquisto dei vini. Nella descrizione delle cantine si trovano una serie di informazioni utili sul metodo di coltivazione dei vigneti, su raccolta, vinificazione e affinamento in cantina, e, argomento sempre più interessante, sulla ricordata sostenibilità ambientale. Le schede delle aziende, inoltre, ospitano i servizi offerti, come l’attività agrituristica (pernottamento, ristorazione) e la possibilità di effettuare acquisti online attraverso il proprio e-commerce.
La Guida “Top Vini Friuli Venezia Giulia 2022” racchiude, come si diceva, la valutazione di oltre 200 vini degustati da una commissione di assaggio costituita da 78 esperti tra enologi, enotecnici, periti agrari e agronomi, capitanata dal presidente Nicola Biasi e coordinata appunto da Paolo Valdesolo. Il primo, quarantenne, nel 2020 ha conquistato il titolo di Miglior Giovane Enologo d’Italia ed è stato “cult oenologist” per il Merano Wine Festival nel 2021; il secondo notissimo enologo di lungo corso e con una forte visione e disponibilità per il futuro del settore in Friuli – che, vicentino di origine, ha fatto diventare la sua terra -, seppure da un paio d’anni sia in meritata pensione.


Terminate le presentazioni, l’incontro – che ha richiamato una folta partecipazione – si è concluso con la consegna degli attestati di merito per i vini che hanno ottenuto dalla commissione di degustazione

Le tre T con un punteggio tra i 90 e i 100 punti:
Chardonnay 2019 – Collio – Marcuzzi – San Floriano del Collio
Sauvignon 2019 – Friuli Colli Orientali – Meroi – Buttrio
Sauvignon 2020 De la Tour – Collio – Villa Russiz – Capriva
Merlot 2016 Graf de la Tour – Collio – Villa Russiz – Capriva

E per i premi speciali autoctoni Ribolla gialla e Pignolo:
Ribolla gialla 2019 Trebes – Collio – Attems – Capriva
Pignolo 2017 – Friuli Colli Orientali – Scarbolo – Cividale

La Guida ospita il 10% di cantine in più con 213 vini, rappresentativi di tutte le DOC del Friuli Venezia Giulia.
55 aziende partecipanti rispetto al 2020
213 i vini sottoposti alla valutazione degli esperti
78 gli assaggiatori tra enologi ed enotecnici, periti agrari e agronomi.
5.000 le copie stampate per la prima edizione
La Guida, realizzata in 3 lingue (italiano, inglese e tedesco) sarà distribuita presso le edicole ed è acquistabile online dal sito www.toptasteofpassion.it

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In copertina, il consigliere regionale Di Bert con Valdesolo e Gambarotto. (PhotoLife)

Fvg, la vitivinicoltura che cambia con l’arrivo delle “varietà resistenti”

di Claudio Fabbro

Obiettivo sulla nuova vitivinicoltura Fvg domani a Gradisca d’Isonzo, dove si porrà l’accento sulle ormai note “varietà resistenti” che coniugano la qualità della produzione con la salvaguardia dell’equilibrio ambientale, richiedendo meno interventi chimici per la loro difesa dagli attacchi parassitari. Nel Teatro comunale, dalle 15 alle 18, si terrà infatti un convegno sul tema “Le varietà e i vini resistenti del Friuli Venezia Giulia”, organizzato dal locale Isis “Brignoli-Einaudi-Marconi” con la collaborazione di Piwi Fvg e con il patrocinio del Comune di Gradisca.
La maggior parte delle varietà di vite coltivate è colpita da ampelopatie causate da funghi, virus, fitoplasmi ed insetti, verso i quali le piante non dispongono di resistenze intrinseche. La protezione da questi patogeni richiede pertanto un pesante ricorso a pesticidi, soprattutto nelle aree temperate, con piovosità ed umidità elevate. Nonostante la lotta fitosanitaria oggi sia condotta con principi attivi sicuramente più rispettosi dell’ambiente, la viticoltura resta l’attività agricola maggiormente impattante. In tale contesto, la diminuzione dell’utilizzo di anticrittogamici e la salvaguardia delle risorse ambientali sono considerate delle priorità.

Fragiacomo “Foglia d’Oro” (2018)…


Una delle più importanti soluzioni a questi problemi è, appunto, l’utilizzo delle “varietà resistenti” (“Piwi” acronimo dal tedesco Pilzwiderstandfähig che letteralmente significa “viti resistenti ai funghi”) ottenute da incroci naturali tra la Vitis Vinifera europea e una selezione di Vitis selvatiche di origine americana e asiatica, donatrici della resistenza alle malattie fungine.
Fin dalla metà del secolo XIX, con l’arrivo prima della fillossera e poi di altre malattie, gli incroci si sono resi necessari per evitare l’estinzione della viticoltura e per perseverarne la coltivazione. Già dal 1890 ci furono i primi incroci tra vite selvatica americana (Vitis labrusca) e Vitis vinifera europea, tuttavia con risultati qualitativi modesti (uva Isabella o Fragola) e con un successivo rallentamento della ricerca. Tutto cambiò a partire dagli anni Cinquanta, con un nuovo forte interesse di ricerca dovuto alla pressante necessità di coesistenza ambientale della vite con fattori inquinanti e scarsità idrica, e con nuovi incroci che furono realizzati tra Vitis vinifera europea e Vitis di origine asiatica presso vari istituti di ricerca soprattutto del centro ed est Europa (come ad esempio l’Istituto di Friburgo e Geiweilerhof in Germania, l’Università di Novi Sad in Serbia, l’Università Brno in Repubblica Ceca, l’Istituto Eger in Ungheria). Incroci multipli e successivi per impollinazione, mixando varietà e preservando i geni della resistenza ai patogeni associandoli alla validità della vinificazione. Oggi le uve e i vini ottenuti da varietà resistenti sono perfettamente corrispondenti alle uve tradizionali da vino e iscritti ai Cataloghi vitivinicoli nazionali.

… e alla Rosa dell’Isonzo (2019).

L’AGRARIO “BRIGNOLI”
DI MARCO FRAGIACOMO

Particolarmente sensibile al problema – come ci conferma il dirigente scolastico Marco Fragiacomo – è l’Istituto agrario “Brignoli” con uno staff motivato alquanto per proporre, grazie ad una seria preparazione degli allievi, dei prodotti destinati ad un consumatore sempre più attento alla sostenibilità ambientale, alimentare e dintorni. Non a caso, sin dal 2016 il “Brignoli” ha iniziato a sperimentare in località Preval, cioè fra Mossa, il Collio e la Brda, la coltivazione di “viti resistenti” in un vigneto biologico in cui ritroviamo protagonista il vitigno autoctono Tocai friulano, declinato in nuovi incroci che porteranno sulle tavole vini al netto di chimica invasiva, sia a valere per i trattamenti antiparassitari (Oidio e Peronospora in primis) che diserbanti vari. Leggeremo allora in etichetta nomi varietali quali Soreli e Fleurtai, rigidamente Piwi.
Per saperne di più – prosegue il professor Fragiacomo (Premio “Foglia d’Oro” del Comune di Dolegna del Collio nel 2018) – allievi, tecnici e viticoltori potranno ritrovarsi al Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo il 28 marzo, dalle ore 15 alle 18, per ascoltare da ricercatori di chiara fama, quali Stefano Gri e Alexander Morandel (Piwi Fvg e International), Gabriele Di Gaspero (Iga ovvero Institute of Applied Genomics), Luca Grizzo (Progetto Natura), Flavio Montanino (“Brignoli”), Emanuele Serafin (enologo) e Luca De Palma (winemaker) tutte le novità che animano questo affascinante nuovo mondo della vitivinicoltura.
Dopo il convegno, cui collaborano il Comune di Gradisca d’Isonzo e la Bcc Staranzano-Villesse – moderato dal perito agrario Giovanni Cattaruzzi – i partecipanti potranno anche degustare i vari vini Piwi, guidati dagli assaggiatori dell’Onav di Gorizia e dell’Associazione Narratori del Gusto. Come è noto, l’Istituto “Brignoli” è anche impegnato da anni nella valorizzazione della “Rosa dell’Isonzo”, prezioso radicchio che non può mai mancare nel menù invernale dei ristoranti impegnati nella valorizzazione dei prodotti dell’Isontino.

Fleurtai…

L’ASSOCIAZIONE PIWI
FRIULI VENEZIA GIULIA

L’associazione è nata nel 2018 con lo scopo di unire l’eccellenza delle aziende regionali che producono vini da “varietà resistenti”e promuovere l’interscambio di informazioni a riguardo di questa tipologia di viticoltura. Terre di Ger è socio fondatore dell’associazione.
A seguito delle autorizzazioni a coltivare queste tipologie di viti, nel 1999 ad Einsiedeln (Svizzera) si costituì l’associazione “Piwi International” con lo scopo di raggruppare le cantine produttrici di vini ottenuti da vitigni resistenti e promuovere lo scambio di informazioni tra esse. Ad oggi sono circa 400 i produttori iscritti e 2000 i soci simpatizzanti tra enologi, vivaisti e tecnici del settore.
Le nazioni dove si utilizzano i vitigni Piwi sono: Austria, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia, Polonia Belgio, Francia, Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Canada e Cina. In Italia, attualmente, solo in alcune regioni, soprattutto nel Nord-Est, è possibile coltivare queste nuove varietà.
La prima autorizzazione di impianto dei “vitigni resistenti” è avvenuta nella provincia di Bolzano, grazie alle sperimentazioni fatte dagli Istituti di San Michele all’Adige, Laimburg e Fondazione Mach e quindi alla costituzione della prima Piwi regionale italiana dell’Alto Adige nel 2003, integrata dalla Piwi Trentino nel 2010, con i primi vigneti autorizzati lungo la Val d’Adige da Egna e scendendo fino a Trento, coinvolgendo anche la Cantina Sociale di Trento. Nel 2015 la Regione Veneto definì le varietà resistenti Iper-biologiche e, grazie all’intervento di Veneto Agricoltura e della Scuola Enologica di Conegliano che hanno analizzato le caratteristiche organolettiche delle uve, si è proceduto all’autorizzazione di tutte le venti varietà iscritte al Ministero delle Politiche Agricole. Nello stesso anno a Mel (Belluno) è nata la Piwi Veneto. Nell’anno successivo (2016) a seguito delle autorizzazione di impianto è stata costituita la Piwi Lombardia.

VCR E UNIVERSITA’ DI UDINE:
I PRIMI DIECI VITIGNI

Il Friuli ha percorso una via sostanzialmente diversa, approcciando la ricerca grazie ai Vivai Cooperativi di Rauscedo e all’Università di Udine.
Già nel 2006, i Vcr avevano percepito la necessità di dare risposte concrete alle emergenti necessità in tema di sostenibilità vivaistico-viticola; per tale motivo, hanno instaurato una proficua collaborazione con l’Università di Udine e l’Istituto di Genomica Applicata con l’obiettivo di mettere a disposizione dei viticoltori nuove varietà di uva da vino resistenti alle più pericolose malattie.
Le prime dieci varietà italiane resistenti, di cui Vcr è licenziatario esclusivo, sono il risultato di un lungo percorso di molti anni. L’ultima tappa di questo progetto riguarda la valutazione agronomica ed enologica dei nuovi vitigni, ed ha consentito l’iscrizione al Catalogo nazionale nel 2015 di:
FLEURTAI® (B.) SORELI® (B.) SAUVIGNON KRETOS® (B.) SAUVIGNON NEPIS® (B.) SAUVIGNON RYTOS® (B.) MERLOT KHORUS® (N.) MERLOT KANTHUS® (N.) CABERNET EIDOS® (N.) CABERNET VOLOS® (N.) JULIUS® (N.) e la successiva loro diffusione in Italia e all’estero. Oggi, dopo aver raggiunto questo primo traguardo, la valutazione è concentrata su sette nuovi vitigni, sempre costituiti dall’Università di Udine nati dall’incrocio di Pinot nero e Pinot bianco con nuovi e più performanti donatori di resistenza, tra cui il “99-1-48” cortesemente fornito dall’ibridatore Pal Kozma. Tra questi sarà richiesta l’iscrizione al Catalogo nazionale di quattro nuovi incroci: 109-033 (B.) 109-052 (B.) 156-537 (N.) 156-312 (N.). Nelle pubblicazioni Quaderno 18 dei Vivai di Rauscedo sono elencate tutte le caratteristiche organolettiche e le esperienze in campo degli ultimi sette anni.
Nel 2018 la Regione Fvg ha autorizzato (seppure in osservazione) l’impianto delle varietà resistenti sopra elencate e sulla base di questo storico risultato è stata fondata l’associazione “PIWI Friuli Venezia Giulia”, con lo scopo di unire l’eccellenza delle aziende regionali che producono vini da varietà resistenti e promuovere l’interscambio di informazioni riguardanti questa tipologia di viticoltura.

… e Cabernet Eidos.

LA GESTIONE DEL VIGNETO
“OLTRE IL BIOLOGICO”

L’Associazione ha lo scopo principale di raggruppare i produttori da “varietà resistenti”, i simpatizzanti e gli operatori di settore con l’intento di diffondere e promuovere la sostenibilità viticola attraverso un modo di gestire il vigneto “oltre il biologico”, contenendo gli interventi di difesa e incentivando la naturalezza delle uve. Sostenibilità dentro il vigneto, attorno al vigneto, e a favore del consumatore è lo slogan primario.
L’Associazione ha un proprio atto costitutivo regolarmente registrato e uno statuto che sono stati approvati dalla “Piwi International”.
Lo statuto prevede due categorie di associati, gli Ordinari e i Gold.
La categoria Gold raggruppa tutti coloro che:
hanno piantato un vigneto resistente tracciabile e individuabile;
presentano una scheda tecnica di gestione a fini statistici del vigneto;
presentano una denuncia delle uve prodotte;
presentano una documentazione di conduzione in conversione Bio o certificazione Global Gap.
hanno una dichiarazione di resa massima consentita per ettaro rapportata alla Doc di appartenenza.
I soci hanno la possibilità di utilizzare il marchio “Piwi Friuli Venezia Giulia” nella loro documentazione e di partecipare alle degustazioni itineranti e masterclass con i loro vini, nonché di sviluppare un trend di mercato riconoscibile e certificato. L’obiettivo è lo sviluppo di incontri itineranti di confronto e osservazione tra le varie Province, documentando aspetti agronomici ed enologici diversi e fornire supporto statistico certo alla ricerca. Gli associati Ordinari sono tutti coloro che simpatizzano e partecipano alle attività ed agli eventi programmati.

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In copertina, Chardonnay e Bianco Preval prodotti dall’Istituto agrario “Brignoli” di Gradisca d’Isonzo.