Le Città del vino Fvg sono preoccupate per quelle etichette troppo allarmistiche

(g.l.) Allarme fra i produttori di vino anche del Friuli Venezia Giulia dopo la decisione dell’Irlanda di far scrivere “Health warning” (avviso sulla salute) in etichetta per vino, birra e liquori, equiparando i prodotti alcolici alle sigarette. Dopo il silenzio assenso dell’Unione europea (che apre la strada alla libertà di decisione per i singoli Stati membri), c’è infatti notevole preoccupazione anche da parte delle Città del Vino Fvg per le possibili ricadute sul sistema vitivinicolo regionale. «La salute va tutelata, e su questo non si discute, ma diciamo no – afferma il coordinatore regionale Tiziano Venturini – a opere di demonizzazione e sì invece al proseguimento della strada dell’educazione al consumo consapevole».

Tiziano Venturini


Nella sua posizione il Coordinamento del Friuli Venezia Giulia è allineato, infatti, con l’Associazione nazionale Città del Vino, il cui presidente Angelo Radica ha fatto appello al Governo affinché intervenga in sede comunitaria in modo che sia fatta chiarezza nel tutelare un comparto che rappresenta il Made in Italy nel mondo e per difendere un prodotto come il vino al centro della dieta mediterranea.
«Siamo al fianco dei produttori dei nostri Comuni aderenti – aggiunge Venturini – in questa situazione che, dopo l’emergenza pandemica e i rincari delle materie prime, rischia di penalizzare ancora di più un settore così importante per il Friuli Venezia Giulia. Le etichette troppo allarmistiche possono essere una semplificazione fuorviante per il consumatore, visto che non distinguono tra consumo consapevole e abuso di alcol. Non è un caso che altri Paesi produttori come Francia e Spagna siano sulla stessa linea dell’Italia: va tutelato l’export e siamo pronti a fare la nostra parte».
Città del vino, dunque, compatte a difesa dell’intero Vigneto Fvg che si prepara a tornare al Vinitaly (in copertina l’enoteca regionale di Ersa e Promoturismo) che dà appuntamento dal 2 al 5 aprile prossimi. E proprio dal grande Salone di Verona si leverà una parola chiara e forte a difesa della vitivinicoltura del Belpaese, che peraltro è leader a livello mondiale.

Colli orientali (Rosazzo e Prepotto) protagonisti con libri e musica

(g.l.) Il vino, come è noto, da sempre è veicolo di arte e cultura. E concreta testimonianza ne danno varie manifestazioni che vengono frequentemente organizzate anche in Friuli Venezia Giulia, tra le quali eccellono gli incontri letterari legati alla originale “carta geografica” dell’indimenticabile Livio Felluga e al famoso Schioppettino di Prepotto, ora al centro anche di una serata di grande musica a Castelmonte. Pertanto, proprio riguardo a queste importanti espressioni dei Colli orientali del Friuli, offerte da due rinomate Città del vino, sono in arrivo, a giorni, due invitanti proposte. Vediamo, allora, di che cosa si tratta.

MANZANO – Anteprima regionale venerdì 20 maggio, alle 18, a Rosazzo con il settimo appuntamento della rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”. Ospite del salotto letterario curato da Elda Felluga e dalla giornalista Margherita Reguitti, conduttrice delle conversazioni, lo scrittore, viaggiatore e docente universitario Gian Piero Piretto con “Eggs Benedict a Manhattan”, uscito per Raffaello Cortina editori. Il professore “poco ordinario” di letteratura russa all’ateneo di Milano con casa a Berlino condurrà il pubblico in un viaggio di racconti personali e curiosi, disegnando una mappa cultural-gastronomica delle metropoli internazionali. Scontrini, cartoline, biglietti da visita e tanti altri documenti raccolti nei suoi viaggi sono stati per lui il punto di partenza per raccontare, dapprima sul suo blog, una vera e propria biografia gastronomica. Ad ogni personaggio incontrato, ad ogni città o Paese visitato o ad una semplice esperienza di viaggio ha accostato la descrizione di una ricetta che aveva gustato in un determinato ristorante o che aveva assaporato in compagnia di persone conosciute in viaggio. “Eggs Benedict a Manhattan. Ricette metropolitane di un professore poco ordinario” è un vero e proprio viaggio alla scoperta del mondo attraverso i sapori, un itinerario originale, divertente e sorprendente dall’infanzia in Piemonte alla Londra degli anni ’70, al decennio successivo “edonistico” a Mosca e New York, per arrivare agli anni 90 a San Francisco e San Pietroburgo, e concludersi nel terzo millennio a Berlino e Istanbul.

Grappoli di Schioppettino.

PREPOTTO – Sabato 21 maggio, invece, lo Schioppettino di Prepotto sarà il protagonista del grande concerto che si terrà a Castelmonte ai piedi del parco della Croce, con inizio alle 18, nell’ambito della Giornata della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo. Sul palco la Nuova orchestra “Ferruccio Busoni” diretta dal maestro Massimo Belli (violinista Lucio Degani) che proporrà “Le Otto Stagioni” con musica di Antonio Vivaldi e Astor Piazzolla. Il tutto avverrà Sulle note dello Schioppettino di Prepotto e di Cialla che prevede anche una degustazione guidata dalla sommelier Liliana Savioli. L’ingresso è gratuito, con prenotazione fino ad esaurimento dei posti (telefono 333.7704167). L’appuntamento musical-enologico è stato organizzato dal Comune di Prepotto con la collaborazione del Santuario di Castelmonte – che, come è noto, ogni sera si illumina di rosa in attesa dell’arrivo, da Marano Lagunare, della grande tappa del Giro d’Italia – e di Promoturismo Fvg. Inoltre, lo Schioppettino di Prepotto è al centro di un concorso letterario che, partito molto bene, è alla seconda edizione. A ispirare i nuovi racconti sarà la “Terra di confine”, come quella che dà appunto anima e corpo allo Schioppettino. Triplice lo scopo dell’iniziativa: promuovere il territorio da un punto di vista turistico, esaltare il valore del brand dello Schioppettino, favorire la creatività di coloro che amano la scrittura. Ricordiamo che al concorso “I racconti dello Schioppettino” si può partecipare con un testo inedito da inviare alla segreteria organizzativa del concorso entro il 19 giugno prossimo. Due le giurie incaricate di individuare i dodici finalisti e i tre vincitori da portare alla premiazione di sabato 8 ottobre. Info: whatsapp 340.6831928 e barbara.pascoli@gmail.com

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In copertina, i vigneti ai piedi dell’Abbazia di Rosazzo sui Colli orientali del Friuli.

 

Nasce Vinophila, il primo “metaverso” dedicato a vino e bevande alcoliche

Il settore vitivinicolo italiano è impegnato in un percorso di conquista della giusta corrispondenza tra valore intrinseco e riconoscimento economico. Da qui nasce l’idea di un dialogo con protagonisti di rilievo della moda e del design, già capaci di colmare il gap che vedeva l’inventiva e l’eccellenza italiane non debitamente riconosciute dal prezzo di mercato.
L’iniziativa si concreterà giovedì 17 marzo in occasione dell’inaugurazione di Vinophila, il primo “metaverso” dedicato al vino e alle bevande alcoliche, che coniuga un’expo virtuale in realtà immersiva 3D e un progetto editoriale con notizie e aggiornamenti sulle ultime tendenze del mercato, il tutto liberamente accessibile tramite un’unica piattaforma online. L’incontro sarà moderato da Beppe Giuliano, direttore responsabile di The Italian Wine Journal, e vedrà la partecipazione di Gilda Bojardi, direttrice della rivista Interni; Donatella Cinelli Colombini, presidente dell’Associazione nazionale Le Donne del Vino; Gaetano Marzotto, presidente del Gruppo vinicolo Santa Margherita e past president di Pitti Immagine; Lorenzo Biscontin, ideatore e fondatore di Vinophila. I partecipanti condivideranno storie e strategie di successo adottate dai rispettivi settori sui mercati internazionali, offrendo spunti utili a valorizzare e affermare la qualità della filiera vitivinicola italiana.
La propensione a valicare i confini di settore e indagare altri ambiti di eccellenza riflette lo spirito di Vinophila, che si propone come uno strumento innovatore per il settore wine&spirits, rivelando una vocazione multidisciplinare: da un lato offre un punto d’incontro tra stakeholder, dall’altro uno spazio di libero confronto, in cui professionisti, produttori, clienti e consumatori apprendono, discutono e implementano piani di sviluppo e crescita, capaci di dare al mondo enoico l’importanza e il valore che merita. Tutto ciò senza porsi come alternativa alle attività in presenza, bensì come strumento complementare capace di ampliarne la portata: l’obiettivo di Vinophila, infatti, è di realizzare quell’integrazione tra fisico e digitale che costituisce la nuova realtà in cui tutti stiamo già vivendo.

Lorenzo Biscontin

Vinophila è il primo metaverso dedicato al vino e alle bevande alcoliche, realizzato dalla start-up Labhornet Srl. Si tratta di un’expo coinvolgente e innovativa, dal respiro internazionale che, attraverso una realtà immersiva e rappresentazioni 3D, si propone di eliminare la distanza tra virtuale e reale in modo intuitivo, divertente, sicuro e sostenibile. Visitabile tutto l’anno, 24 ore su 24, l’esposizione digitale è accessibile gratuitamente da ogni tipo di dispositivo tramite il portale online, che accoglie anche un progetto editoriale nutrito e aggiornato, con notizie su aziende, mercati, prodotti e le più interessanti tendenze relative al vino e alle bevande alcoliche.

Appuntamento con la tavola rotonda di Vinophila, dal titolo “Dialogo tra eccellenze italiane: vino, moda e design”, giovedì 17 marzo dalle 16.30 alle 18.
Link Zoom: zoom.us/j/8544417573?pwd=Z0FSL2taYzJ5MVN2a3FDVkJJeGJDdz09

 

A Vinitaly Special Edition debuttano i Sauvignon in “batonnage” delle Grave

Vinitaly Special Edition è alle porte: dal 17 al 19 ottobre, a Veronafiere andrà in scena l’edizione straordinaria della manifestazione dedicata al mondo del vino e dei distillati. Sarà un momento di ripresa molto importante, un vero e proprio snodo per uscire dalla pandemia e puntare nuovamente i riflettori sulla città scaligera, da sempre un richiamo mondiale per il settore vitivinicolo. Albino Armani, viticoltori dal 1607, non poteva certo mancare all’appuntamento più significativo a livello nazionale in termini di operazioni commerciali, consolidamento di partnership internazionali e creazione di nuovi network.
Al padiglione 6, stand C3, Albino Armani – che è anche presidente della Doc delle Venezie (che riunisce i produttori di Pinot grigio di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Provincia di Trento) darà nuovamente il benvenuto ad un pubblico di operatori, media e wine lover, che avrà la possibilità di degustare tutte le nuove annate – e non solo – dei vini prodotti nelle sue cinque tenute dislocate tra la Vallagarina Trentina, la Valdadige Veneta, la Valpolicella Classica, la Marca Trevigiana e la Grave Friulana.
Inoltre, in anteprima e solo per la stampa, proprio la Grave Friulana sarà protagonista di due assaggi speciali di Sauvignon 2020 e 2021 (prove di botte). Questo prodotto è frutto di una sperimentazione ancora in corso che prevede parte di affinamento in acciaio sui lieviti (60%), un’altra in botte da 25 ettolitri (35%) e il resto in barrique di secondo passaggio. In tutti i casi, si effettua un “batonnage” settimanale. La stampa specializzata potrà quindi fare degustazioni comparate con il Sauvignon Friuli Grave Doc che fa solo acciaio e la “nuova” versione, che presenta di certo una texture più strutturata, morbida e complessa.

Albino Armani

Per ulteriori informazioni su Albino Armani visita il sito www.albinoarmani.com

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In copertina, i vigneti delle Grave dai quali si ottengono i Sauvignon oggetto della sperimentazione.

 

“Enoarmonie”, in Friuli 10 appuntamenti che sposano i vini con la grande musica

(g.l.) Ottimo modo per coronare un appagante concerto è senza dubbio quello di ritrovarsi, per commentare quanto ascoltato, davanti a un buon bicchiere di vino. Ecco allora che in Friuli Venezia Giulia si rinnova l’intesa tra il frutto della vite e la musica, quella con la emme maiuscola, tanto che proprio oggi prende il via finalmente in presenza – anche perché via web si può ascoltare lo scorrere delle note, pur con le note limitazioni, ma certamente non degustare alcunché – la nuova edizione di “Enoarmonie”. Torna, infatti, l’originale e imitato format del festival ideato e curato dall’Associazione musicale Sergio Gaggia di Cividale, che offrirà 10 appuntamenti di alto livello in cui la musica si sposerà con i vini d’eccellenza, in un’interrelazione individuata e illustrata da qualificatissimi enorelatori.
Differita di circa tre mesi rispetto al periodo usuale, a causa dell’emergenza Covid, la rassegna – giunta alla 15ª edizione – si aprirà nei toni del Molise, nel segno delle tradizionali sinergie che la Gaggia intrattiene con territori enologicamente vocati come quello friulano: protagonisti dell’evento inaugurale, “Appunti di viaggio” – che sarà accolto, alle 18, dall’ariosa barchessa di una delle dimore storiche più belle della regione, villa Gallici Deciani di Montegnacco, messa a disposizione dal conte Luigi Deciani -, saranno l’eclettico pianista Simone Sala e gli ottimi vini delle molisane Cantine Valerio. A individuare e indicare al pubblico le connessioni fra ascolto e degustazione sarà il musicologo Umberto Berti. In repertorio, capolavori del Romanticismo e del Simbolismo di Liszt e Scriabin e una sezione dedicata a un fresco e improvvisato latin jazz: la cifra distintiva di Simone Sala, spesso ospite dei palinsesti radiofonici e televisivi, sta infatti nella poliedricità.

Il pianista Simone Sala.

Sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, da vari enti e aziende e da Crédite Agricole, il festival proseguirà nelle domeniche 23 maggio (alle 18, orario comune alla maggior parte degli appuntamenti, nell’azienda Paolo Rodaro di Spessa di Cividale), 30 maggio, a villa Romano (Case di Manzano), che ospiterà la prima parte di un viaggio nel classicismo viennese, 2 giugno (con un concerto per piano solo dell’affermato Gianluca Luisi, nell’azienda Pitars di San Martino al Tagliamento), 6 giugno (all’azienda Borgo Conventi, a Farra d’Isonzo, con una serata dedicata al tango: in scena Fabio Furia, al bandoneon), 13 giugno (a Giassico di Cormons, con l’eccezionale talento del giovanissimo Carlo Ceraraccio e l’orchestra Busoni), 20 giugno (nella sinagoga di Gorizia, sede della seconda parte dedicata a Vienna e al giovane Beethoven), e 27 giugno (alla tenuta Jermann, a Ruttars di Dolegna del Collio). Domenica 4 luglio Enoarmonie approderà a villa di Toppo-Florio, a Buttrio, sede dell’ultimo appuntamento estivo: il festival si concluderà infatti il 29 settembre, a casa Roselli della Rovere, a Tomba di Mereto.

Villa Gallici Deciani a Montegnacco.

Per tutti gli incontri è prevista la prenotazione, effettuabile all’indirizzo silvia.assgaggia@gmail.com; i biglietti per il concerto inaugurale costeranno 15 euro (12 il ridotto, per i soci della Gaggia e gli studenti).

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In copertina, un brindisi con vini bianchi la cui produzione è leader nel Vigneto Fvg.

 

 

 

Pandemia, fino a ottobre le misure europee a sostegno del vino

Le misure messe in campo dall’Unione Europea per sostenere il settore del vino particolarmente colpito dalla crisi della pandemia previste in due pacchetti, uno a maggio e l’altro a luglio, sono state allungate fino al 15 ottobre 2021 e si applicano dal 16 ottobre scorso. Una nota della Commissione Ue precisa, a tal fine, gli interventi interessati. Si parte – come informa Il punto Coldiretti – dalla distillazione di crisi e dagli aiuti all’ammasso e pagamenti anticipati finalizzati a eliminare il vino dal mercato comunitario, limitando l’impatto negativo sui prezzi e migliorando il cash flow degli operatori. Gli Stati membri possono fornire pagamenti anticipati per il 100% dei costi. C’è poi il maggior contributo dell’Unione Europea per tutte le misure dei programmi nazionali di sostegno nel settore vitivinicolo che può raggiungere il 70%, con un incremento del 20%.
E ancora, maggiore flessibilità nell’utilizzo di quelle misure che consentono di controllare il potenziale produttivo come la “vendemmia verde” e la possibilità per gli Stati membri di adattare i loro programmi di sostegno al vino e per i produttori di adeguare le loro operazioni secondo le necessità.
Le recenti disposizioni si vanno ad aggiungere a quelle del regolamento transitorio Pac che ha prorogato la validità delle autorizzazioni per nuovi impianti e reimpianti in scadenza nel 2020 al 31 dicembre 2021 e alla possibilità di prorogare i termini per la conversione dei vecchi diritti in autorizzazioni.Non appena sarà recepita a livello nazionale consentirà ai produttori di avere maggiore tempo a disposizione per utilizzarli in nuovi impianti. Ma tutto ciò ancora non basta. Coldiretti è infatti impegnata con il ministero delle Politiche agricole e Bruxelles per chiedere un allungamento a tutto il 2022 dei termini anche per le autorizzazioni in scadenza nel 2021.

Prosciutto di San Daniele, vini e grappe “volano” con gli accordi Ceta e Jefta

Gli scambi con i primi 65 partner Ue nell’anno pre Covid-19 sono cresciuti del 3,4 per cento, con un balzo di Canada e Giappone. Lo scrive il IV Rapporto Ue sugli accordi commerciali. Nel Sol Levante, in particolare, l’export agroalimentare cresce del 14 per cento per il vino, del 12 per la carne suina e del 10 per i formaggi. Così i tanto contestati (da qualcuno) accordi commerciali Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement tra Ue e Canada) e Jefta (Japan-Eu Free Trade Agreement) fanno volare l’export agroalimentare europeo e italiano. Dal documento della Commissione Ue, emerge che «gli accordi hanno continuato a facilitare un commercio equo e sostenibile e a consolidare il quadro delle regole internazionali». Infatti, mentre il commercio con i 65 partner preferenziali è cresciuto del 3,4 per cento nel 2019, il commercio estero complessivo dell’Ue è salito “solo” del 2,5 per cento. Sono proprio gli accordi commerciali dell’Ue con il Canada e il Giappone ad aver dato particolare impulso all’incremento del commercio pre Covid-19, con un contributo rispettivamente del 25 e del 6 per cento circa, dalla loro entrata in vigore.
«Gli accordi bilaterali, che coinvolgono pure i nostri vini, le grappe e il San Daniele Dop, stanno dando finora buoni risultati – afferma Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg – con numeri incoraggianti che possono ancora essere migliorabili se si ragiona in prospettiva, visti anche i recenti accordi approvati dal Parlamento Ue e dalla Cina, che interessano 26 eccellenze agroalimentari del “Made in Italy”».
Particolarmente significativa per la bilancia agroalimentare la performance del Giappone che, in un solo anno, è diventato il secondo mercato per l’export dell’Ue dopo la Svizzera. Gli scambi bilaterali di prodotti agroalimentari tra l’Ue e il Paese del Sol Levante, infatti, sono aumentati del 16 per cento e le esportazioni di carne di maiale, formaggio e vino dell’Ue sono aumentate, rispettivamente, del 12, del 10 e del 14 per cento. Per il vino il merito è nel fatto che il Giappone abbia approvato e riconosciuto le pratiche enologiche dell’Ue grazie all’accordo Jefta.

Philip Thurn Valsassina

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In copertina, il prosciutto di San Daniele Dop, prodotto che piace molto all’estero.

 

Quando il vino è amore e poesia, parola di Rosinella Celeste

di Giuseppe Longo

Picolit e Terrano sono vini eccezionali, espressi da una viticoltura avara, su colline e altipiani che hanno ispirato scrittori e poeti, da Ippolito Nievo a Fulvio Tomizza. Sì, perché il vino è anche poesia. Eccome! Ne sa qualcosa Rosinella Celeste Lucas che ha provveduto alla ristampa di “Vino, amore e poesia”, meritando l’Acino d’oro per il Vino della Pace. Una poesia che attinge proprio all’essenza del Vigneto Fvg, in particolare – per fermare l’attenzione sui due grandi vini appena citati – a quello delle terre meravigliose, ma aspre e difficili, come lo sono quelle dei Colli orientali del Friuli, da Nimis a Savorgnano e Cividale, e del Carso, da Sagrado a Sgonico e Prosecco. Un bel libro, scritto appunto con amore e trasporto per una espressione della nostra economia, fatta di etichette affermatesi in tutto il mondo. Economia che è la somma di lavoro, ingegno, intraprendenza, ma anche di cultura. Perché attorno a un grappolo d’uva, ma soprattutto attorno a un buon bicchiere di vino c’è anche cultura, tanta. E appunto poesia. Quella che ha ispirato la nostra autrice, innamorata dei vini friulgiuliani, tanto da scrivere una serie di liriche che hanno dato vita proprio a “Vino, amore e poesia” (Edizioni della Laguna), tradotto anche in friulano e sloveno, visto che la nostra viticoltura ha un intimo rapporto con la nazione confinante, attravero la Brda, continuazione del Collio, e il Kras, la prosecuzione delle terre rosse carsoline.

Rosinella Celeste Lucas


Ma perché il vino? «E’ stato un modo – spiega la stessa autrice – per assomigliargli di più. Una duplice tematica: amore e vino, movenze e colori, sapori ed affetti si fondono in una sorta di “uvaggio sentimentale”. Così la realtà di un vino e la memoria di un Amore si sovrappongono in una sorta di “uvaggio simbolico”, pretesto lirico, dunque per amare i vini autoctoni con tutti i sensi e i sobbalzi del cuore pronti a captarne le suggestioni. Vino che è anche dura conquista,come duro a volte l’Amore, ma per il quale vale la pena d’esistere. Vino che si umanizza nel riflesso della gente che lo lavora e suda tra le spalliere dei vigneti… specie in Carso (Terrano)».
Il libro, illustrato dall’inconfondibile tratto di Arrigo Poz, ha la prefazione di Piero Fortuna – entrambi, purtroppo, ci hanno lasciato – e la postfazione di Paolo Maurensig. E’ stato premiato a Cormons, Città del vino, ma soprattutto del “Vino della Pace” che si è fatto conoscere in tutto il pianeta, valorizzando nel contempo anche il nome del nostro Vigneto, al quale ha voluto rendere omaggio anche Rosinella Celeste, che l’indimenticabile Fulvio Tomizza accostò “alla schiera dei nostri Slataper, Stuparich e Saba…”. “Figlio del sole” ottenuto “lassù tra Savorgnano e il Torre”, scrive la poetessa di Fiumicello a proposito del Picolit, frutto di “acini d’oro” donati da un “vigneto scabro come un amore taciuto”. Mentre i “contadini del Carso”, dai “visi scorzati dalla Bora” producono l’inimitabile Terrano “nei vigneti dove si spacca la pietra dura”. Un “vino aspro e sanguigno” che in una parola soltanto significa “Umanità”. Ma Picolit e Terrano sono soltanto due esempi di cosa sanno produrre i nostri bravi vignaioli, ai quali ha reso giustamente merito anche il libro “Vino, amore e poesia”. «Una poesia – scrive Licio Damiani – che delinea paesaggi densi e odorosi, nitidi e terragni, paesaggi che incisi espressionisticamente, accennano a una mitologia interiore e che si modulano come un vero e proprio racconto, articolando una vera storia d’amore».

Assieme a Fulvio Tomizza.

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In copertina, il libro di Rosinella Celeste illustrato da Arrigo Poz.

Consorzio agrario Fvg: Ermacora tira le somme (+5 milioni) e lascia

di Gi Elle

«In nove anni di mandato abbiamo messo a segno diverse operazioni strategiche. Ora è il momento di lasciare spazio ad altri»: Dario Ermacora non ha dubbi, fa un bilancio, di grandi soddisfazioni, del suo lungo impegno alla guida del Consorzio agrario Fvg e tira le conclusioni, ritenendo che si giunta l’ora di cedere il testimone ad altri, a nuove energie che siano in grado di portare una ventata di novità all’interno della importante struttura del settore primario in Friuli Venezia Giulia. Così, quella convocata per venerdì 26 giugno sarà la sua ultima assemblea in veste di presidente. «Dopo tre mandati consecutivi ritengo sia giunto il momento di lasciar spazio ad altri», dichiara infatti il viticoltore di Ipplis, nel cuore dei Colli orientali del Friuli – che per lungo tempo è stato anche alla guida della Coldiretti regionale -, ricordando che in quasi 10 anni di leadership «il Consorzio ha aumentato di ben 5 milioni il suo patrimonio, passando da 17 a 22 milioni, grazie a una gestione economicamente forte e a scelte strategiche che ci hanno portato ad andare oltre l’attività storica, tradizionale del consorzio, vale a dire quella legata ai mezzi tecnici, per dare valore alle produzioni». Dal latte al vino, passando per il pane e la quarta gamma.

«Siamo inoltre riusciti a “sfondare” il confine regionale conferendo in un’unica società i nostri servizi direzionali e quelli del Consorzio di Treviso-Belluno. Anche questa è stata un’operazione strategica – ricorda il presidente in vista dell’importante riunione della compagine sociale -: ci ha consentito di aumentare la capacità negoziale, di gestire insomma gli acquisti con una maggiore massa, ma anche di mettere a fattor comune i manager delle due strutture, aumentando così le competenze e le professionalità a servizio dei circa 2.200 soci».
I delegati delle due entità territoriali saranno chiamati venerdì mattina ad eleggere il nuovo consiglio di amministrazione e ad approvare il bilancio 2019 che chiude a 120 milioni di fatturato, 10 in meno rispetto all’anno precedente, per effetto di un calo prezzi generalizzato e della “cessione” del ramo vitivinicolo legato alla Cantina Vini San Giorgio, realtà messa in sicurezza dall’azienda di Basiliano che l’aveva rilevata nel 2011. Un’azione simile l’importante coop, che per dipendenti e volume d’affari è la più grande azienda agricola della regione, l’ha svolta anche nel settore lattiero-caseario con la fusione nel 2013 di Aprolaca, ex commerciale del latte, e nel 2014 con l’incorporazione della latteria di Venzone. «Abbiamo cercato di valorizzare il latte dei soci con un progetto di filiera e un marchio, Blanc, ceduto nel 2017 a Latte Carso spa di cui il Consorzio è diventato socio al 24% e che oggi trasforma il latte dei nostri 70 conferitori».

C’è però un’altra funzione di rilievo che il Consorzio agrario svolge per il fatto stesso di esistere: «Per la capillarità della sua presenza, l’azienda – che conta su ben 240 dipendenti e 38 sedi – svolge un formidabile ruolo di calmierante dei prezzi. Contribuisce insomma a tenerli mediamente più bassi. Tengo a ricordare che si tratta di una cooperativa – conclude il presidente – , che ha necessità di patrimonio per potersi garantire gli affidamenti bancari, ma che non punta al mero profitto, ma alla soddisfazione dei propri soci e a dare risposte al territorio. In attesa di farlo in assemblea venerdì, ringrazio tutti i dipendenti, in particolare il direttore Elsa Bigai, per il grande lavoro svolto in questi anni non facili e auguro al futuro presidente i migliori auguri di buon lavoro».

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In copertina, Dario Ermacora nella sua cantina di Ipplis, Colli orientali.

“La nostra ristorazione è a rischio chiusura con norme troppo rigide”

di Gi Elle

Dopo l’intesa Governo-Regioni, sembra ormai certo che pure in Friuli Venezia Giulia la ristorazione possa presentarsi lunedì prossimo, 18 maggio, ai nastri di partenza (o di “ripartenza”). Mancano, però, ancora le linee guida alle quali chi opera nel settore dovrà attenersi al fine di scongiurare nuove fonti di contagio da Coronavirus: queste dovrebbero arrivare entro venerdì, giusto in tempo per la riapertura dei locali. Ma il comparto, allarmato da certe indiscrezioni, avverte che, se queste “fossero vere, l’80 per cento dei ristoranti italiani non riaprirebbe”. “Imporre distanze eccessive tra clienti, così come procedure di sanificazione complesse e l’utilizzo di divisori in plexiglass vuol dire non voler far riaprire i ristoranti”, tagliano corto i rappresentanti della buona tavola.

La ristorazione italiana riunita nel progetto #FareRete alza, infatti, la voce prendendo nettamente le distanze dalle notizie che sono rimbalzate su tutti i media. Altrettanto prive di logica sono ritenute le troppo drastiche misure restrittive ipotizzate per i sistemi di aerazione e condizionamento; o ancora vengono definite palesemente ingiuste le ipotesi di attribuire al titolare del locale la responsabilità diretta in relazione al comportamento individuale di terzi all’interno dell’attività. “Se queste notizie pubblicate dalla stampa – aggiungono i ristoratori – trovassero corrispondenza nelle linee guida in emanazione, avrebbero come conseguenza la chiusura permanente di oltre l’80% dei locali presenti nel nostro Paese. Riteniamo folle e privo di senso anche solo ipotizzare misure di tale portata che confermano la poca conoscenza del settore e delle logiche che lo regolano. Non c’è più tempo, servono urgentemente misure pertinenti alla realtà esistente. Chiediamo al Governo di consultarci prima di emanare le nuove disposizioni, coinvolgendo rappresentanti della ristorazione al tavolo decisionale”.
“A poche ore dall’emanazione del decreto legge, ribadiamo anche la necessità che vengano previste misure di finanziamento a fondo perduto, destinate specificamente alla ristorazione e vincolate all’acquisto di prodotti alimentari italiani. Solo in presenza di tali risorse, l’horeca sarà in grado di riappropriarsi del proprio ruolo, quello di leva economica, imprescindibile, per la filiera agroalimentare, necessario per la ripartenza dell’intero Paese”, sottolinea Gianluca De Cristofaro, parlando a nome di #FareRete.

Questa è, dunque, la voce delle 29 realtà associative (più di 100 mila associati) del progetto. Un appello sostenuto da Filiera Italia, il cui consigliere delegato, Luigi Scordamaglia, ricorda come “il perdurare della chiusura del canale della ristorazione stia provocando un effetto domino sull’intera filiera agroalimentare italiana con crolli di produzione fino al 40% del settore del vino, del 45% dei formaggi tipici e del 35% dei salumi di maggiore pregio, mettendo a grave rischio occupazionale parti rilevanti dei 3,6 milioni di lavoratori dell’intera filiera”. Fare ripartire subito la ristorazione con regole rigide, ma applicabili e non tali da far chiudere comunque l’80% dei ristoranti italiani, è pertanto l’appello della Fondazione che raccoglie il meglio dell’agroalimentare italiano. E anche del Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, un appetitoso piatto di spaghetti con le vongole veraci in un ristorante del Friuli Venezia Giulia.