Oggi la “carta geografica” di Livio Felluga conclude il viaggio 2023 confermando quanto sia gradita l’intesa vino-cultura

(g.l.) Ultima tappa dell’anno (poi si ricomincerà in primavera) per gli incontri letterari all’insegna della storica “carta geografica” che Livio Felluga, indimenticato patriarca del Vigneto Friuli scomparso sette anni fa, ideò per etichettare i suoi vini. Una formula ormai più che collaudata, ripetendosi con successo da anni, di “intrecciare” i prodotti della vite con la cultura, creando un’intesa perfetta. In un “palcoscenico” eccezionale come quello offerto dalla millenaria Abbazia di Rosazzo.

Livio Felluga

Oggi si conclude, dunque, il 2023 della fortunata rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”, curata e condotta da Elda Felluga e Margherita Reguitti. L’appuntamento è come sempre alle ore 18 nella vetusta sede rosacense e vedrà come protagonista lo scrittore, giornalista e critico cinematografico, Gian Paolo Polesini, con il suo ultimo libro “Polle. Il figlio unico”, edito da L’orto della cultura. Si tratta di una simpatica autobiografia in cui, ripercorrendo la storia di una dinastia ormai perduta, il marchese Polesini racconta la nobiltà di un casato “azzerato” dalla Storia. Gian Paolo, ultimo discendente di una famiglia che, dalla metà del Quattrocento al 4 agosto del 1944 – ben tredici anni prima della sua nascita – ha vissuto nella ricchezza, soprattutto nel Settecento, età favorevole all’ascesa sociale dei cinque fratelli Polesini. Un racconto divertente, mai retorico e rispettoso di quella gloria accumulata dalla stirpe di sette secoli, capace di intrecciare anche la Storia, quella drammatica degli istriani esodati. Un viaggio negli anni, dal Settecento quando i Polesini furono insigniti del titolo di marchesi dal doge Paolo Ranieri (1788), agli anni Quaranta quando il padre Benedetto si ritrovò in Russia quale tenente interprete fra gli ufficiali italiani e quelli tedeschi, agli anni Sessanta della villeggiatura gradese, fino al 2023 per un finale aperto guarda caso nuovamente “istriano”.
Ricordiamo che la rassegna è realizzata dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo e dalla Livio Felluga, in collaborazione con l’associazione culturale Vigne Museum e il sostegno del Comune di Manzano e di Banca Intesa SanPaolo. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo fondazione@abbaziadirosazzo.it, ingresso libero fino al raggiungimento dei posti disponibili.

Si avvisa che un tratto della Strada Provinciale 109 – Via Abate Geroldo proveniente da Dolegnano, è CHIUSA per lavori in corso. Per raggiungere l’Abbazia di Rosazzo, si consiglia di intraprendere Via del Sole proveniente da Case di Manzano o la Strada Provinciale 109 – Via Abate Colonna proveniente da Oleis.


Tutte le informazioni sul sito
www.abbaziadirosazzo.it
e sulle pagine social

—^—

In copertina, una vecchia etichetta con la riconoscibilissima “carta geografica”.

Dolegna premia Zironi per aver fondato Enologia 30 anni fa e Consorzio di bonifica per l’impegno anti-siccità

di Giuseppe Longo

DOLEGNA DEL COLLIO – Festeggiato Roberto Zironi, ma con lui anche l’Università di Udine, per i 30 anni dalla istituzione di Viticoltura ed Enologia alla Facoltà di Agraria. Il professore emiliano, ma friulano d’adozione perché è in questa regione dall’ormai lontano 1988 – quando l’Ateneo, nato all’indomani del terremoto del Friuli, si stava consolidando istituendo appunto, proprio con il determinate apporto del docente, il corso enologico che in questi sei lustri ha sfornato qualcosa come 1200 specialisti della vite e del vino (il 16 per cento dei laureati di tutta Italia!) -, è infatti il titolare del “Falcetto d’oro” che la sezione della Coldiretti di Dolegna del Collio, con il supporto di Civibank, conferisce ogni anno in occasione della Festa di San Martino che, tradizionalmente, conclude l’annata agraria. «Accademico della Vite e del Vino – si legge tra l’altro nelle motivazioni del Premio (26ma edizione) – , contribuisce con grande professionalità alla crescita delle realtà vitivinicole del Friuli Venezia Giulia anche con una comunicazione concreta e di comprensione apprezzata sia dal viticoltore che dal consumatore, avvalendosi sia di moderni mezzi informatici che radiofonici tradizionali. Il suo costante e generoso impegno, mediatico ed altamente scientifico, contribuisce in modo esemplare alla crescita dell’immagine del “Vigneto Friuli” con comprensibile e positiva ricaduta per il territorio e di chi in esso esercita la propria attività».


Oltre a Zironi, è stato premiato il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, nella persona del vicepresidente Fabio Coser (essendo impegnato all’estero il leader Enzo Lorenzon), al quale è andata la 21ma “Foglia d’oro”, l’altro prestigioso riconoscimento assegnato dal Comune di Dolegna sempre nell’ambito della Festa del Ringraziamento, giunta alla 56ma edizione. Il motivo? L’impegno che l’ente mette costantemente a favore dei vitivinicoltori della valle del Judrio per affrontare e risolvere i problemi dell’approvvigionamento idrico, che quest’anno sono stati acuiti da una siccità lunghissima, pressoché interminabile, a parte le ultime settimane prima della vendemmia.


Cornice della festosa cerimonia, presenti autorità e tanti agricoltori, la bellissima Tenuta Jermann, a Ruttars, oggi controllata dalla toscana Marchesi Antinori, rappresentata per l’occasione dall’amministratore delegato Renzo Cotarella, fratello del più noto Riccardo in quanto leader nazionale di Assoenologi. Ma la giornata del Ringraziamento era cominciata nella Chiesa dei Santi Vito e Modesto, che sorge sulla sovrastante collina dalla quale si scorge un panorama incomparabile su Dolegna e sulla contermine Brda con in primo piano Castel Dobra. All’altare monsignor Armando Zorzin, già arciprete di Grado e oggi vicario generale dell’Arcidiocesi di Gorizia. Al termine, tutti si sono riuniti nell’azienda di fama mondiale accolti da Silvio Jermann: in questa sede la Festa di San Martino è ritornata dopo undici anni, dopo quell’indimenticabile 11.11.11, in cui a ricevere il Falcetto d’oro furono i suoi genitori Angelo e Bruna, che oggi vivono in un indelebile ricordo. Prima di dare il via alla tradizionale cerimonia, il prelato ha benedetto i mezzi agricoli e le autovetture, gli strumenti del quotidiano lavoro in campagna.


I lavori, come sempre, sono stati coordinati con la riconosciuta professionalità da Claudio Fabbro, agronomo e giornalista, oltre che presidente della Giuria del “Falcetto”. Il benvenuto è stato rivolto a tutti gli ospiti dal sindaco Carlo Comis, pure lui viticoltore, seguito dall’intervento di Angela Bortoluzzi, presidente della Coldiretti della Provincia di Gorizia, che ha fatto un rapido bilancio sull’annata agraria appunto complicata dalla grave siccità ma che, alla fine, ha saputo dare prodotti ragguardevoli soprattutto da punto di vista qualitativo, facendo però un preoccupato riferimento anche ai provvedimenti per la etichettatura del vino allo studio nell’Unione Europea, che sarebbero nefasti per l’intero settore. Il microfono è passato poi al responsabile del credito agrario di Civibank, da sempre sponsor della manifestazione, Alessandro De Luca, il quale ha sottolineato la vicinanza della storica banca cividalese – oggi nel Gruppo Sparkasse di Bolzano – agli operatori delle campagne friulane. Quindi, dopo il saluto di Michele Buiatti, responsabile della Coldiretti locale, la parola all’assessore regionale Tiziana Gibelli, la quale si è soffermata anche sull’iter per il tanto atteso riconoscimento Unesco a Collio e Brda: in sala c’era anche il consigliere regionale Diego Bernardis, già sindaco di Dolegna, che promosse l’importante iniziativa. «Il clima respirato oggi in occasione di San Martino e della concomitante Giornata del Ringrazimento – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga – conferma l’ottimismo con cui la comunità locale sta accompagnando la candidatura del Collio-Brda a Patrimonio mondiale dell’Umanità. Comuni, istituzioni, imprese, mondo agricolo, cittadini tutti stanno lavorando con una grande consapevolezza che spero ci aiuti sia nell’obiettivo della candidatura Unesco, sulla quale andremo avanti in maniera ferma e determinata, che nella costruzione di GO!2025».

Quindi la consegna dei Premi ha concluso la parte ufficiale della cerimonia, lasciando poi lo spazio a un festoso convivio che ha visto arrivare in tavola le pietanze del ristorante “Al Cjant dal Rusignul”, accompagnate dai grandi vini, bianchi e rossi, di alcune aziende fra le più rinomate di Dolegna. Diverse le autorità presenti, tra i quali spiccavano i sindaci dei contermini Comuni di Prepotto – l’Associazione dei produttori dello Schioppettino era stata titolare del “Falcetto d’oro” nel 2018 -, Mariaclara Forti, e di Cormons, Roberto Felcaro, oltre ai rappresentanti delle Giunte di San Lorenzo Isontino e Mariano, al consigliere regionale Mauro Bordin, ad Angelo Compagnon e a Maria Augusta Marrosu, già prefetto di Gorizia, la quale non vuole mai mancare alla bellissima festa che ogni anno, in Friuli Venezia Giulia, è quella che maggiormente si pone sotto riflettori. Presente pure una rappresentanza di Diano d’Alba, in Piemonte, cittadina da anni gemellata con Dolegna del Collio.

—^—

In copertina e all’interno alcune immagini della bellissima festa di Ruttars: la consegna del “Falcetto d’oro” al professor Roberto Zironi, la premiazione con “Foglia d’oro” di Fabio Coser per il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, la  Messa e la Benedizione delle macchine agricole da parte di monsignor Armando Zorzin, gli interventi di Angela Bortoluzzi (Coldiretti provinciale), Carlo Comis, sindaco di Dolegna, Alessandro De Luca per Civibank, assessore regionale Tiziana Gibelli, Michele Buiatti (Coldiretti locale). Infine, la sala della Tenuta Jermann e le colline dolegnesi ai confini con la Brda, il Collio sloveno.

Ritorna il Ramandolo Docg a Friuli Doc in attesa della grande festa di novembre

Dopo due anni di assenza causa la pandemia da Covid-19, ritorna a Friuli Doc, nel contesto di Piazza Duomo, lo stand dei Produttori di Ramandolo Docg. Una presenza che si può ben definire storica: risale infatti alla prima edizione della kermesse udinese, nel 1995. Il vino Ramandolo non aveva ancora conseguito la prestigiosa Docg (denominazione di origine controllata e garantita, che sarebbe arrivata – la prima in Friuli Venezia Giulia – soltanto nel 2001), ma i produttori già riuniti in Consorzio dal 1988 avevano colto al volo l’opportunità di essere presenti in forma collettiva, con le note di elegante dolcezza di quello che è probabilmente il vino passito più conosciuto del Vigneto Friuli, in quella che sarebbe ben presto divenuta una tra le più importanti vetrine dell’agroalimentare regionale.
Una presenza che è proseguita senza soluzione di continuità anche dopo la fusione (nel 2009) del Consorzio Ramandolo con quello dei Colli Orientali e che dal 2012 viene curata, in perfetta sintonia con il Consorzio (che nel frattempo ha assunto la denominazione “Consorzio Tutela Vini Friuli Colli Orientali e Ramandolo) dall’Associazione costituita nel 2012 da un gruppo di produttori denominata “Oro di Ramandolo” con l’obiettivo di valorizzare assieme al vino anche il magico territorio alle pendici del Monte Bernadia. Una valorizzazione che sta dando risultati concreti e alla quale ha contribuito non poco la manifestazione anch’essa intitolata “Oro di Ramandolo”, che dopo due edizioni (nel 2018 e 2019) di grande successo e dopo i due anni di “stop pandemico” ritornerà il 12 novembre prossimo tra i vigneti e le cantine di Ramandolo per la gioia di enoturisti e winelovers.
Proprio da Friuli Doc partirà la promozione dell’iniziativa, con la distribuzione di “save the date” e del programma: sette tappe in altrettante location nelle quali saranno ad attendere ospiti una sessantina tra vignaioli, ristoratori e produttori dell’agroalimentare regionale. Otto sono invece le aziende che proporranno i loro vini – Ramandolo ma non solo – nello stand di piazza Duomo, tradizionalmente vicino a quello della Wolf Sauris (da provare l’abbinamento tra il Ramandolo Docg e il Prosciutto di Sauris Igp). I magnifici otto si chiamano Ca’ Felice, Comelli Andrea, Cussigh Maria, I Comelli, Micossi di Revelant Walter, Tenuta Vallombrosa, Vizzutti Sandro e Marco, Zaccomer Maurizio.
La partecipazione del Ramandolo Docg, così come l’edizione 2022 di Oro di Ramandolo, sono parte di un più vasto progetto di promozione di cui è capofila il Consorzio di Tutela, supportato supportato dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Friuli Venezia Giulia.

—^—

In copertina, la vendemmia del Ramandolo Docg (in una foto d’archivio) nei vigneti coltivati sulle pendici della Bernadia.

 

Assoenologi Fvg al rinnovo di Bertiolo: Rizzi oggi presenta un bilancio di 15 anni

(g.l.) Primo aprile, mancano ormai dieci giorni a quell’appuntamento strategico che è il Vinitaly, il cui ritorno, tanto atteso, avverrà in grande stile alla Fiera di Verona che, come è noto, ha appena ospitato il 75° Congresso nazionale di Assoenologi. E ora, proprio nell’imminenza dell’importante rassegna che li vedrà protagonisti – perché sono proprio loro, assieme a produttori sempre più preparati, gli artefici della qualità dei nostri vini -, gli enologi ritagliano un po’ di tempo, tra gli impegni di cantina, anche per gli adempimenti statutari. Così, questo pomeriggio, con inizio alle 17, alla Cabert di Bertiolo – località del Medio Friuli nella quale si concluderà, in questo fine settimana, la famosa Festa del vino, ritornata finalmente ai suoi antichi splendori -, si riunirà l’assemblea della sezione Fvg. All’ordine del giorno la prolusione del presidente uscente, Rodolfo Rizzi, che guida la delegazione regionale da quindici anni; la relazione del presidente nazionale Assoenologi, Riccardo Cotarella, o di un suo delegato, e l’elezione del Comitato di Sezione. Poi, alle 18, seguirà l’assemblea separata con la nomina, tra l’altro, dei componenti il consiglio di amministrazione triennio 2022/2024.
Un insieme di adempimenti formali, preludio all’assemblea generale dei soci Assoenologi, già convocata per martedì 12 aprile – proprio durante il Vinitaly – alla Fiera di Verona. In quell’occasione, si provvederà alla nomina dei componenti il consiglio di amministrazione nazionale per il prossimo triennio.
Assume, dunque, particolare importanza l’incontro odierno a Bertiolo, nel corso del quale Rodolfo Rizzi farà un bilancio dell’ultimo mandato, ma con un occhio rivolto anche al lungo periodo che lo ha visto alla guida della rappresentanza regionale di Assoenologi. «In questi 15 anni – aveva ricordato durante un recente incontro dei tecnici della vite e del vino a Strassoldo – il rinnovamento del Comitato di Sezione Aei-Fvg è avvenuto nel segno della continuità, con un’accelerazione il cui merito va anche riconosciuto all’impegno di giovani di riconosciuta creatività ed entusiasmo, oltre a professionalità ed aggiornamento informatico. Diversi sono gli enologi ed enotecnici attivi in seno ad Organizzazioni di categoria, Associazioni ed Enti vari, con reciproco apprezzamento come è stato confermato anche a Sesto al Reghena il 22 gennaio scorso all’Assemblea delle “Città del Vino“ del Friuli Venezia Giulia. Ciliegina sulla torta è stato il successo del Congresso nazionale Aeei a Trieste (luglio 2018) che, come ha confermato il presidente nazionale Riccardo Cotarella al Congresso 2019 di Matera, grazie anche all’impegno dei giovani del Comitato, ha contribuito non poco all’immagine del “Vigneto Friuli”». E una ulteriore conferma è venuta anche dal Congresso che, come detto, si è appena concluso a Verona. Matera e Trieste sono state infatti le sedi di due mitici eventi congressuali, prima che pure sul settore vitivinicolo si abbattesse il ciclone pandemico. Che ora, per fortuna, pare si stia finalmente ritirando, visto che ieri si è conclusa l’emergenza sanitaria e che da oggi si ammorbidiscono anche le prescrizioni anti-contagio. Un cambio di rotta che farà sicuramente bene anche al Vigneto Fvg, sperando però che si spengano quanto prima i lampi di guerra che arrivano anche qui dalla non lontana Ucraina.

—^—

In copertina, Rodolfo Rizzi con il presidente nazionale Riccardo Cotarella al recente Congresso Assoenologi di Verona.

Cividale, ostriche e bollicine friulane per gli auguri di Natale all’enoteca Tabogan

Niente Champagne, bensì un grande spumante del Vigneto Friuli protagonista con le ostriche, piatto d’eccellenza con le bollicine di qualsiasi provenienza, all’enoteca Tabogan di Cividale. Infatti, i “venerdì del gusto” nel locale di Andrea Spataro (accanto alla sede centrale di Civibank) si concludono per il 2021 con uno speciale brindisi prenatalizio il 17 dicembre a partire, dalle ore 18. Protagonista assoluto sarà lo spumante classico Dorigo brut, un “must” dell’enologia friulana nel campo delle bollicine, ottenuto attraverso la fermentazione naturale in bottiglia.
Il titolare dell’enoteca cividalese ha voluto così riservare un’occasione privilegiata per i wine lovers a ridosso delle festività di fine anno proponendo una serata chic all’insegna di pregiato spumante di casa nostra – dell’azienda che ha sede proprio alle porte di Cividale, arrivando da Moimacco – con ostriche come coerente abbinamento. Si comincerà dunque alle 18 di venerdì prossimo: gradita la prenotazione, mentre indispensabile sarà l’ormai famoso super green pass.
Come si ricorderà, i bianchi marchigiani e friulani, il Barolo e lo Schioppettino, il Chianti classico e il Merlot dei Colli orientali del Friuli sono stati al centro dei precedenti gustosi incontri di degustazione all’enoteca Tabogan che hanno allietato i tanti appassionati intervenuti. E, dopo questo ultimo invitante appuntamento del 2021, arrivederci nel nuovo anno che si annuncia già con numerose e importanti sorprese che sono ancora in fase di definizione. Sempre intonate alla valorizzazione del vino di qualità, Made in Fvg ma anche in altre regioni d’Italia, Paese primo produttore di vino nel mondo.

—^—

In copertina, le pregiatissime ostriche sono l’abbinamento d’eccellenza con le bollicine. Anche friulane!

I vini Doc Aquileia provano a ripartire. Ecco cosa chiede Franco Clementin

di Carlo Morandini

Le terre di Aquileia sono un elemento cardine della Riviera Friulana. È dalla città romana che è partita la colonizzazione del territorio costiero, e non solo, con le lavorazioni agricole più qualificate. Qui si produceva il vino per la Capitale e diverse zone dell’Impero. Tanto che il sedime della Via Annia, la strada quasi bimillenaria che andava da Aquileia verso Roma, fu consolidato già dai Romani con i cocci delle anfore vinarie non più utilizzate. Negli ultimi decenni, forte dell’antica storia e tradizione, l’Aquileiese è cresciuto a livello agroalimentare ed enogastronomico, e si è sviluppata anche l’ospitalità agrituristica. Ho seguito e condotto per anni iniziative come “A tavola con gli antichi romani” che, rileggendo gli scritti di Apicio, il primo cronista gastronomico, e le sue ricette, coniugava la storia con la cultura del territorio, assieme all’offerta enogastronomica dell’area.
Il riconoscimento di Aquileia tra le città patrimonio dell’umanità, grazie all’Unesco, ha fatto compiere all’intera realtà un salto in avanti a livello mediatico, facendola conoscere a un pubblico sempre più vasto. E stimolando pure la qualità. Un percorso, a pochi chilometri da Grado, che viticoltori e ristoratori del luogo hanno saputo valorizzare. Come Franco Clementin, che ora assieme al figlio Antonio, ha sviluppato la sua azienda vitivinicola, Fattoria Clementin, nata dai terreni paterni a Terzo di Aquileia, con l’acquisto di una cantina e dei suoi terreni vitati, a vista della Basilica poponiana, alle porte dell’abitato provenendo dall’Isola del Sole.
Clementin è presidente della Doc Friuli Aquileia e da sempre sostiene l’idea promossa dall’Associazione culturale La Riviera Friulana. Perché il suo motto è “l’unione fa la forza”. Ha sostenuto da sempre che la proposta di un gruppo è in grado di valorizzare un’area. E che le azioni singole, anche se vincenti nella fase iniziale, nel caso cambino le regole del gioco rischiano di disperdersi nel messaggio globale. Come accade ora, a causa della pandemia che ha congelato i mercati di collocazione abituale dei vini del Vigneto Friuli. E anche di quello della Riviera.

Clementin parla dei vini Aquileia.

– Presidente Clementin, com’è la situazione?

“E’ a dir poco surreale. Ci troviamo comunque a lavorare i campi, a coltivare le viti, a completare tutti i passaggi per mettere in sicurezza le produzioni per la prossima stagione, mentre il mercato è tutto fermo. E il frutto del nostro lavoro, della vendemmia 2019, è ancora tutto in cantina: è come se la storia lunghissima di Aquileia si fosse momentaneamente fermata. L’auspicio è che tutto questo duri poco. Che si riesca a trovare un sistema per ripartire, pur mantenendo la salute al primo posto. Il nostro Consorzio di tutela Doc Friuli Aquileia, che esprime la voce di un’area ad alta vocazione, per il turismo culturale, ma anche per gli amanti della cultura del territorio, rappresentata anche dall’intera filiera rurale, orticola, ortofrutticola, agroalimentare, e quindi non solo vitivinicola, auspica che ci sia data una ‘chance’ per una ripresa effettiva, con le condizioni per ripartire in sicurezza. Per noi come per i nostri ospiti ed estimatori. Nel frattempo, bisogna comunque riconoscere che l’agricoltura è riuscita a ritagliarsi lo spazio necessario per non rimanere paralizzata. Perché, mentre la lavorazione delle campagne non si poteva fermare, ci sono stati concessi gli spostamenti anche per i recapiti dei prodotti a domicilio. Quindi, i contatti online, sui social, la presenza sulla porta di casa per le consegne hanno rappresentato un modo per aiutarci a mantenere l’identità del territorio attraverso il contatto con i nostri amici, e hanno rappresentato per noi un vantaggio psicologico, uno stimolo ad andare avanti e a guardare con un po’ di maggior fiducia al futuro”.

– Ecco, e il futuro?

“E’ difficile, speriamo che ci venga fornito un aiuto per trascorrere questi mesi, per valicare la crisi. Il futuro è molto incerto, e occorre che tutti assieme recuperiamo la forza di rimetterci in gioco e di scendere in campo, che ci ha permesso di crescere fino a pochi mesi fa. Certo, ci vorrà del tempo per ripristinare le nostre realtà riportandole ai livelli di competitività che avevamo raggiunto. C’è da considerare che se qualche azienda di grosse dimensioni trova ancora sbocco per le sue produzioni nella grande distribuzione, che per ora è l’unico settore autorizzato alla vendita diretta, la struttura portante del Vigneto Friuli Venezia Giulia sono le piccole e medie imprese, quelle che portano lustro con il loro approccio con il lavoro, e riescono a creare un benessere qualitativo tra i visitatori topico della realtà regionale, che è il prolungamento dell’ambiente familiare. E per loro non è la stessa cosa. Anche i futuri scenari possibili, con la necessità del distanziamento sociale, e soluzioni pratiche realmente difficili da affrontare, non sono rassicuranti. Non solo, ma mancano soltanto tre mesi alla vendemmia. Mi auguro, come auguro a tutti i nostri colleghi, che per quel periodo si riescano e svuotare le cantine dai prodotti dell’annata precedente. Ma temo che questo auspicio rimarrà tale. E che l’uva della vendemmia 2020 avrà una difficilissima collocazione, sia fisicamente, come per quanto attiene il ritorno economico delle produzioni. Anche il valore delle uve temo scenderà ai minimi storici. Mi auguro di essere smentito dai fatti, ma i dubbi e le incertezze sul prossimo futuro sembrano essere sempre più fondati”.

Degustazioni con vista Basilica.

– Esiste un antidoto?

“Occorre innanzitutto una valutazione realistica della situazione. Le autorità competenti ci debbono continuare ad aggiornare sulla situazione con dati certi e inconfutabili e con la massima trasparenza. Senza nascondere nulla. Per consentirci non dico di programmare, ma di provare a progettare un futuro. Il contadino, l’uomo che lavora la terra, è una figura che per la sua cultura verso il territorio non molla mai, non lascia nulla di intentato. Poi, è il momento di condividere il percorso della ripartenza, che deve vedere unito tutto il mondo rurale e agroalimentare. Gettando al vento individualismo e campanilismi. Occorre ritornare alla condivisione di un percorso, alla cooperazione, al rafforzamento delle rappresentanze che però debbono essere unite lungo un cammino comune”.

Si tratta di concetti, e di un progetto di recupero, crescita, sviluppo, che hanno sempre contraddistinto le scelte di Franco Clementin, nella consapevolezza che occorre costruire migliorando il passato, come aveva fatto suo padre rispetto al lavoro del nonno, come ha fatto lui stesso rispetto alle basi gettate dal genitore. Come farà suo figlio Antonio, sviluppando Brojli, la realtà che Franco ha saputo creare ad Aquileia. Un concetto, quello della trasmissione familiare d’azienda, che la Regione Fvg ha acquisito sostenendo la continuità familiare nelle aziende agricole, e l’imprenditorialità giovanile.
“A fronte di tutto questo – prosegue Franco Clementin – è bene che anche le piccole aziende si attrezzino verso un percorso condiviso perché, se finora sussistevano le condizioni per poter procedere a valorizzare singolarmente le proprie qualità e vocazioni, questa crisi ha cambiato le regole del gioco, e la concorrenza è diversa e articolata”.
Servono reti d’impresa, come evidenzia il leader di Friuli Aquileia, e la comunicazione in rete per presentare una realtà coesa, integrata, che ha una valenza perché rappresenta un territorio, come il concetto di Riviera Friulana: forse, non si tratta dell’arma vincente, ma può facilitare il recupero di un mercato che finora è rimasto congelato alla Gdo e alle consegne a domicilio. “Tutte le aziende che prima commercializzavano i vini all’estero – ricorda Clementin – ora puntano al mercato italiano. Ognuna con le proprie potenzialità e i propri canali, qualcuno più costoso, altri meno, secondo le proprie logiche aziendali… Ma, anche in questo caso, a farne le spese sarà il valore di mercato”.

– Come vive Aquileia questo momento drammatico?

“Il fatto di non vedere un’auto straniera ci crea una tristezza infinita. Il loro arrivo scandiva la primavera, l’arrivo della Pasqua, della Pentecoste, segnava l’inizio di una nuova stagione di contatti, ripristinava la possibilità di trasmettere le carature del nostro territorio. Segnava il ritorno, anno dopo anno, di quel turismo di qualità che caratterizza la Riviera Friulana, da Grado a Lignano lungo tutto il retroterra del litorale adriatico. Qui da noi, arrivava ancora il turista che vuole conoscere, assaggiare, degustare, mangiare, assaporare, soggiornare nelle nostre realtà. Una ricchezza, una possibilità di arricchimento anche interiore e di esperienze anche per tutti noi, e che quest’anno ci mancherà. Ma che speriamo si possa ripristinare presto”.

I grappolini appena formati.

– Le prospettive nell’immediato?

“Stanno nel turismo locale, costituito da chi ha l’appartamento al mare o nel retroterra, la barca, e che si muove ma vuole riassaggiare i nostri prodotti. Ma speriamo di poter riavere al più presto anche i degustatori stranieri, non solo dall’Austria e dalla Germania, ma anche dalla Slovenia, dall’Ungheria. Più difficile che in tempi brevi o ragionevoli ritornino gli olandesi, i danesi, gli svedesi, i norvegesi, proprio per i problemi legati agli spostamenti che saranno sicuramente limitati. Fino allo scorso anno, già a metà primavera, avevamo i campeggi pieni di questi turisti che scendevano perché non aspettavano altro che vedere il sole e visitare il nostro territorio. E conoscere, assaggiare, acquistare i nostri prodotti”.
Ritornare ad avere i turisti locali e italiani, per il presidente della Doc Friuli Aquileia potrebbe rappresentare una nuova sfida orientata a migliorare ancora la qualità dell’accoglienza. E a ritarare l’offerta dell’intero sistema e della filiera della Riviera Friulana. Nel quale, prosegue Franco Clementin, “le nostre città d’arte ci danno una mano a creare attrattività. Anche verso le bellezze del territorio: il fascino di camminare sulle dighe e gli argini della laguna, poter visitare i piccoli abitati di queste terre”.

– La ricetta per riconquistare questo turismo “lento”?

“È sempre la stessa, e fa parte del nostro Dna: l’accoglienza con un sorriso, la stretta di mano se un giorno si potrà tornare a dare o un altro segno di amicizia equivalente, un calice di vino e un brindisi con il calore dell’ospitalità friulana. Poi, se vorranno portarsi a casa i nostri vini o soffermarsi a dormire nelle nostre realtà, sarà tanto di guadagnato per il futuro, perché vorrà dire che li abbiamo conquistati, o abbiamo riconquistato la loro fiducia”.

– E in attesa di ripartire?

“In vari settori sono già iniziate online diverse forme di coordinamento, per esempio a Grado, per lo scambio di suggerimenti e proposte, per non farci trovare impreparati. Ma, principalmente, attendiamo indicazioni e sostegno da parte delle autorità. Forse, realtà come la nostra e tante altre della zona, che hanno attrezzato spazi di degustazione all’aperto, potranno essere favorite perché potranno garantire più facilmente il rispetto delle prescrizioni. Ma occorrerà che ci dicano quante persone si potranno raggruppare, per le degustazioni, o gli eventi come quelli che abbiamo organizzato con la Riviera Friulana: 2, 10, 20, 40 persone? Finché non ci daranno risposta a queste legittime domande, ogni programma, ogni tipo di previsione organizzativa sarebbe azzardato. Potremmo assicurare per la fine della primavera un’alternativa all’accoglienza nella ristorazione, con forme più genuine e semplici, ma in grado di rappresentare una fase di passaggio concreta verso un ritorno alla normalità possibile, compatibilmente con la prudenza”.
(5 – continua)

—^—

In copertina e qui sopra due tipici scorci dell’Agro aquileiese.

Vigneto Friuli, è primavera ma con incubo vendemmia

di Claudio Fabbro

Già il fatto di aver mutuato frasi lette o ascoltate in altre sedi o momenti conferma che la certezza, ma anche la fantasia, in questo momento non viaggiano col turbo, bensì con un modesto “Landini a testa calda“, trattore probabilmente sconosciuto al millennial, salvo chi va ancora in qualche museo di agricoltura di persona e non sui social.  E poi c’è il “Coronavirus” che – chi va di fretta (oggi? per andare dove?) preferisce “Covid-19” – sta segnando un momento epocale fra prima (che fra un elicottero e un drone già ci sembrava futuro) e dopo, cioè quanto ci aspetta al varco, senza sapere chi e cosa sia.
Viaggiare nel buio a fari spenti crea angoscia; se insisti o trovi il fossato o il palo della luce. Pertanto, quanto leggeremo in futuro su questa esperienza virale traumatica ed imprevista invaderà le edicole, che fino a pochi mesi fa hanno vissuto bene riproponendo scritti relativi a due altri traumi e cioè la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Ovviamente, spunteranno santoni che già lo avevano previsto, leggendo la mano o l’oroscopo altrui. Quindi ci sarà lavoro per molti faccendieri.

Vicina l’ora dei primi trattamenti.

Cantina a “chilometro zero”

Ma ci sarà lavoro anche per altre categorie, quali gli avvocati ed i magistrati (con ben quattro autodichiarazioni, elasticamente interpretabili, in un mese è inevitabile che le sanzioni, a fine pandemia, supereranno il numero dei contagiati!).
Grande lavoro anche per psicanalisti, psicoterapeuti e psichiatri (ogni riferimento al grande Basaglia è puramente casuale).
Dovranno lavorare sodo anche i dietologi, poiché in un piccolo appartamento con un grande frigo il percorso avviene in automatico.
Se poi la cantina è a “chilometro zero” allora il cerchio si chiude.
Infine, le Pompe funebri: ora stanno lavorando alla grande; in futuro ancora di più.
Previsioni pessimistiche o realistiche? Parliamone.

Malattie funginee sempre in agguato.

Quando raccogliere: 2021?

Ma torniamo al Vigneto Friuli a noi più familiare della psicanalisi. Nelle vigne, dopo le potature, in aprile già si stanno preparando gli atomizzatori, dosando gli anticrittogamici per i primi trattamenti contro Oidio e Peronospora che alla prossima precipitazione (regola dei “tre 10″… cioè 10 gradi di temperatura, 10 mm di pioggia e 10 cm dei germogli) presenteranno il conto.
E con i trattamenti si dovrà andare avanti fino a luglio, con una coda forse in agosto (ma fra “viti resistenti” e cambiamenti climatici in futuro probabilmente si vendemmierà ai primi di agosto, non solo per farne bollicine…).
Dunque, fra tre-quattro mesi, il vignaiolo dovrà aggiungere al vino di cui ha le cantine già piene a metà (ovvio, se il cliente beve il doppio – ma solo in casa, con enoteche e trattorie ko -, ma deve ancora saldare): è il caso di riflettere cosa fare della vendemmia 2020.
Quindi già si interroga: gli conviene continuare a fare costose irrorazioni e farsi fare preventivi per nuove vasche inox, che dovrà collocare in giardino avendo già le cantine full, oppure riflettere se rinunciare al prossimo raccolto e pensare già al 2021?
Questa sarebbe una scelta epocale, drammatica, storicamente non nota (almeno a me).
E se poi tutto si normalizza, come potrà vivere la vite, seppur ben trattata, reggendo quei meravigliosi grappoli mai raccolti?
Interrogativi cui chi scrive non è in grado di rispondere, ma sono ipotesi da non scartare.
Conclusioni, ovviamente, non è il caso di trarne.

E poi d’estate bisogna irrigare.

Ma c’è la creatività

La creatività e la voglia di andare comunque avanti, soprattutto nelle aziende che hanno forze giovani ed hanno saputo ben gestire il ricambio generazionale, è stata ed è, in questa occasione, ammirevole. Basti pensare alle piccole e medie aziende vitivinicole che stanno facendo consegne a domicilio h 24, agli anziani che hanno sempre schivato cellulari e computer ed ora, soccorsi dai nipoti, loro malgrado si ritrovano sulla tastiera davanti al monitor, invece di godersi “Linea Verde “ o speciali radiotelevisivi del genere a loro più familiari, nazionali o nostrani.
Scoprono, nella neo lingua, che frontale è sostituito da remoto!
Mancano tremendamente, dopo una giornata in vigna, la partita a carte, la bottiglia in compagnia, il confronto su politica, squadra di calcio del cuore e conversazioni tradizionali per chi vive ed ama il mondo contadino. Un comparto, questo, che per gli ampi spazi in cui si muove l’agricoltore (vuoi mettere la triste vita condominiale!), per la manualità quotidiana e per i tanti interessi che offre la natura dovrebbe essere l’ultimo ad entrare in depressione.
Almeno così si spera!

Claudio Fabbro però invita a sperare.

info@claudiofabbro.it

—^—

In copertina, la vite durante il “pianto”: fase conclusa che lascia spazio alla ripresa vegetativa.

(Foto di Claudio Fabbro)

Guerrino e Alberto, due generazioni di successo al “Ferarùt”

di Giuseppe Longo

RIVIGNANO – Mezzo secolo di cucina, due generazioni protagoniste, quelle dei Tonizzo, e un grande successo conquistato non senza sacrificio lungo un cammino avviato nel lontano 1970 dal padre Guerrino e da anni ormai continuato dal figlio Alberto con indubbia professionalità, tanto da meritare l’ambita Stella Michelin. Anche se Guerrino, sorretto da una forma invidiabile a dispetto dell’anagrafe, non manca di dare il suo appoggio prezioso, abbinato a una collaborazione sempre gradita e a saggi consigli. Ecco il “Ferarùt” di oggi, ma che deriva da una esperienza maturata in cinquant’anni tondi tondi, da quando Guerrino costruì il nuovo locale lasciando quello storico del centro di Rivignano, Al Cacciatore, ma chiamandolo con il nome con cui veniva identificata la vecchia trattoria – “Ferarut”, appunto -, suggerito da quella piccola lampada che lo contraddistingueva e che è diventato un “marchio”. Di qualità.

Lo chef stellato Alberto Tonizzo.


Come quella che la cucina di Alberto Tonizzo ha fatto arrivare, l’altra sera, nelle sale dell’accogliente ristorante – “ci dicono che dovrebbe essere aggiornato – confida il padre, che col suo tratto discreto e cordiale ha coordinato la riuscitissima cena dedicata al mezzo secolo -, ma crediamo vada ancora bene così”. E hanno perfettamente ragione, perché certi restauri hanno distrutto l'”anima” dei locali preesistenti -, una qualità, dicevamo, declinata in una serie di piatti divenuti famosi. Piatti che hanno permesso al “Ferarùt” di rileggere con i suoi ospiti una storia lunga appunto dieci lustri. Abbinati a vini di grande pregio del Vigneto Friuli, ma non solo, che hanno esaltato la sinfonia di sapori, aromi e profumi delle varie ricette ideate, sperimentate e portate in tavola dai Tonizzo, attingendo a una tradizione sempre viva e preziosa, innestata però a un’innovazione suggerita da fantasia e competenza non comuni, che fanno leva sulle materie prime che dispensano la generosa terra della Riviera e il vicino mare Adriatico.

Piccole golosità di benvenuto.

E che vi proponiamo, cominciando da quelle che hanno entusiasmato i numerosi commensali, ma pure chi scrive, come l’Insalata di granciporro con Rosa di Gorizia ed un racconto in quattro salse del 1973 – quindi agli albori della brillante avventura del “Ferarùt” – e la Razza marina marinata alla soia scura, radici di soncino, agrodolce di funghi pioppini ed altri sapori (2012): musica soave per le papille gustative. E che i vini scelti da Alberto Tonizzo, che è pure appassionato sommelier, hanno esaltato: un Lugana 2018 “Madonna della Scoperta” e un Sancerre 2014 “Haute de la Poussie”, due bianchi prestigiosi, il primo maturato tra le brezze del Lago di Garda e il secondo frutto, nella Valle della Loira, degli antichi saperi che continuano a contraddistinguere la viticoltura d’Oltralpe.
Ma la carrellata di piatti storici era cominciata con un Cefalo dorato, citronella, pistacchio alla liquirizia e stellina dei prati (2010) e con i Capelli d’angelo con canocchie, pomata di mandorle d’Avola e limoni (2015), accompagnati da un’ottima Ribolla gialla 2017 “La Rajade” – cioè Dolegna del Collio – e anticipati da alcune piccole golosità di benvenuto con un drink d’anice e lemongrass. Originalissimi poi i primi piatti: Zuppa di pesce ai cinque fumetti (1975) e Gnocchi di barbabietola rossa “Brovade come fosse tartufo” (“un’idea – ha raccontato lo chef stellato – che mi era venuta durante una memorabile cena in una cantina di Ramandolo”), yogurt e zizania acquatica (2011), serviti con gli stessi vini, gardesano e francese.

Il mitico dolce.


E per finire? Ovviamente il dolce, mitico perché risale pure questo al lontano 1973: Crepes all’arancia, ganache al cioccolato con gelato al fior di latte e noci con short drink agli agrumi e karkadè con cacao. Una vera e propria bandiera del locale, che simpaticamente la presenta come la sua “bomba”. Il tutto servito da personale di sala gentile e preparato, sia per i piatti che per i vini, tanto da presentare il tutto accuratamente, man mano che veniva portato in tavola.
Interessante, vero? Un menu di gran classe che ha accompagnato nella scoperta di questi cinquant’anni, aiutando a rileggere la bella ed esaltante storia del “Ferarùt”, scritta dapprima da Guerrino e adesso, ma già da parecchi anni, da Alberto. Con una qualità che è assicurata per chi si siede alla tavola dei Tonizzo. Tanti auguri per i prossimi 50!

L’Insalata di granciporro…

… e la Razza marinata. 

—^—

In copertina, Alberto Tonizzo con il padre Guerrino, le due generazioni del “Ferarùt” di Rivignano.

Vendemmia 2019 alle porte: oggi il punto con Assoenologi

Come ogni anno, in questa stagione bisogna prepararsi alla vendemmia e Assoenologi lo fa puntualmente a Villa Nachini Cabassi, in piazza 27 maggio, a Corno di Rosazzo. La sezione Friuli Venezia Giulia, presieduta da Rodolfo Rizzi, chiama chiunque fosse interessato alla riunione tecnica di preparazione alla Vendemmia 2019. L’incontro in programma oggi,  e curato dal consigliere Assoenologi Roberto Marcolini, ha lo scopo di fare il punto sulla situazione del “Vigneto Friuli”, a pochi giorni dall’inizio della raccolta dell’uva.
L’evento inizierà alle 18.30 con ben sette relatori moderati da Claudio Fabbro. Nell’ordine, illustreranno le loro esperienze in materia Rodolfo Rizzi, Marco Virgilio, meteorologo, che parlerà sull’Andamento meteorologico di Primavera-Estate 2019; Giovanni Bigot, agronomo del Consorzio denominazione d’origine controllata del Friuli Venezia Giulia, su Sanità e potenziale qualitativo delle uve alla vendemmia 2019; Emilio Celotti, docente dell’Università di Udine, curerà invece l’Aspetto enologico della prossima raccolta; Albino Armani, presidente consorzio Doc delle Venezie, disserterà sul Pinot grigio e Luigino Artico, direttore Icqrf (Ispettorato centrale della qualità e repressione frodi), illustrerà gli aggiornamenti normativi e le nuove funzioni del Registro Telematico. Chiuderà i lavori l’assessore regionale all’Agricoltura, Stefano Zannier.
Al termine si terrà una degustazione di prodotti tipici regionali, con i vini offerti dal Consorzio delle Doc.
C.S.

—^—

In copertina, lo stato di maturazione del Pinot grigio nella zona Doc Friuli Aquileia. 

 

Il blog compie un anno. Ora nasce Vigneto.FriuliVG.com

Cari Lettori,
oggi comincia il secondo anno di vita per FriuliVG.com. Era infatti il 18 maggio 2018 quando, quasi per gioco, nasceva questo blog dedicato all’Agroalimentare e all’Enogastronomia. Dopo poche settimane, si era aggiunto il Turismo nella consapevolezza di come quest’ultimo settore fosse intimamente legato con i primi due che, anzi, ne sono un traino e un arricchimento formidabile. E ora, come potete vedere, anche la Cultura ha un ruolo importante, viste le tante e qualificate manifestazioni di cui il sito riferisce quasi quotidianamente.

Così oggi, spenta idealmente la prima candelina, è opportuno trarre un seppure rapido bilancio. E questo mi permette di dire che gli argomenti via via trattati, senza però alcuna pretesa di essere esaustivi, hanno incontrato l’interesse di Voi Lettori, ma anche dei “produttori” di iniziative che rapidamente si sono avvicinati a questa pubblicazione online per chiederne la divulgazione.
I tre settori enunciati nella testata di FriuliVG.com hanno visto approfondire i principali temi ad essi legati, sia per quanto riguarda la stagionalità come nel caso dell’agroalimentare – in particolare della vite e del vino -, sia la ricorrenza delle principali manifestazioni enogastronomiche, come quella di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori e quella che il Ducato dei vini friulani, ormai alle ultime battute, dedica al celebre asparago friulano. Per non parlare, poi, dei principali avvenimenti che punteggiano la nostra regione durante tutto l’anno, ma soprattutto in estate, essendo legati alle tradizioni più sentite di queste terre.
E lo sforzo per raccontare e proporre tutto questo è stato premiato da un crescente apprezzamento testimoniato dai “clic” di accesso al blog – o magazine, fate voi – nel suo insieme o a ogni singolo articolo. Tanto che questi consensi hanno consigliato di aprire, d’ora in poi, il sito anche a messaggi e iniziative promozionali, come potete vedere anche quanto riportato da qualche giorno in via sperimentale qui a destra (sul computer) o in fondo a ogni servizio (sullo smartphone).

Cari Lettori, proprio sull’onda di questo successo e con il pieno appoggio dell’Editore, il dottor Giorgio Alt, che ringrazio anche per il suo competente e appassionato supporto tecnico, ho ritenuto opportuno ritagliare uno spazio specifico interamente riservato all’affascinante settore della vite e del vino che si è fatto conoscere in tutto il mondo, soprattutto per i grandi e inimitabili bianchi. E così in coincidenza con Cantine Aperte 2019 – la più grande espressione dell’enoturismo di casa nostra – debutterà sabato 25 maggio Vigneto.FriuliVG.com dedicato proprio alla prestigiosa vitivinicoltura Made in Friuli Venezia Giulia. Con la speranza che pure questo nuovo impegno editoriale via web incontri l’apprezzamento di Voi Lettori, in generale, ma prima ancora di quanti operano nella vigna, in cantina e nei settori collegati. E sono davvero tanti!
Buona lettura.

Giuseppe Longo

– 18 maggio 2018 –

Giuseppe Longo (a destra) ed il Dr. Giorgio Alt brindano all’Enoteca di Cormons in auspicio alla nascita di FriuliVG.com