Mele per quasi 11 milioni di fatturato alla Friulfruct che vince anche Coronavirus

L’emergenza pandemica non ferma la crescita di Friulfruct, la più grande cooperativa di melicoltori del Friuli Venezia Giulia: nella sede di Spilimbergo, situata nella zona industriale, l’assemblea dei soci ha, infatti, approvato all’unanimità il bilancio (che come per tutte le cooperative agricole va da agosto al luglio dell’anno successivo successivo) incentrato sulla raccolta di mele del 2020. Numeri positivi per l’azienda, con un fatturato cresciuto a 10,8 milioni di euro (+50%) nell’anno del Coronavirus e un utile di 109 mila euro. Concluso un primo investimento di 4,5 milioni di euro (con fondi in parte della Regione Fvg) con cui sono state realizzate 20 nuove celle per la conservazione delle mele, si andrà ora a realizzare nel 2022 un secondo lotto da 5 milioni di euro per la modernizzazione delle celle già esistenti andando così a rispondere ancora meglio alla crescita della produzione – grazie a investimenti dei soci nei propri meleti – e della domanda. In previsione nel prossimo futuro pure un terzo lotto da 2,5 milioni di euro per l’ammodernamento dei macchinari. La cooperativa lavora con la grande distribuzione nazionale per il 30% della sua produzione e per il 70% con quella estera, con le mele friulane che sono apprezzate e richieste non solo in Europa e nell’area mediterranea e del Golfo Persico, ma anche in India, Brasile e Canada. All’assemblea ha portato il proprio saluto Pietro Tomaso Fabris, vicepresidente di Confcooperative Pordenone a cui Friulfruct è affiliata, il quale ha lodato la cooperativa per la solidità raggiunta e la visione del futuro. Solidità certificata dal revisore indipendente Daniele Tosolini.

Salvador e il direttore Paoli.

«Tra i numeri positivi di questa annata – ha sottolineato il presidente Livio Salvador – pure l’aumento del patrimonio netto per 300 mila euro, dovuto anche all’allargamento della compagine associativa con l’ingresso di nuovi soci, tra cui un nostro cliente che crede talmente tanto nella qualità del nostro lavoro che ha voluto associarsi. Siamo una realtà che ha un impatto positivo anche sulle comunità locali, visto che tra nostri dipendenti fissi e avventizi e aziende agricole dei soci diamo sostegno a un centinaio di famiglie. In più lo scorso anno, non solo abbiamo risposto prontamente alle sfide del Covid-19 crescendo nella produzione e nel fatturato ma abbiamo anche assunto 5 nuove persone: quando avremo completato l’iter di ampliamento avremo un raddoppio del personale. Gli ampliamenti effettuati nella sede produttiva sono merito di una riuscita collaborazione tra settore privato e pubblico. Oltre ai primi due lotti di lavori, in previsione nel prossimo futuro pure un terzo lotto da 2,5 milioni di euro per l’ammodernamento dei macchinari».

Le nuove celle di Friulfruct…

Da un quadriennio Friulfruct ha avviato con i propri soci un progetto di ampliamento della superficie e della varietà dei meleti, coltivati in maniera integrata rispettosa dell’ambiente (i tecnici Friulfruct Chiara Zampa e Andrea Zuliani seguono i soci nell’adesione ai disciplinari della Regione e dell’Ersa): una decisione che sta dando i suoi frutti. «Se nel 2018 il raccolto era stato di 118 mila quintali – ha spiegato il direttore, Armando Paoli -, nel 2020 ne abbiamo avuti 155 mila, ovvero il 30% in più su una superficie di frutteti aumentata da 365 a 380 ettari. Gli ampliamenti che stiamo realizzando ci permetteranno di gestire fino a 250 mila quintali, produzione che stimiamo di raggiungere non appena si concluderanno le nuove piantumazioni di meli per un obiettivo totale di 400 ettari, privilegiando le varietà di mele sempre più richieste dai consumatori, a partire dalla Inored story, novità di questa ultima raccolta, molto apprezzata per le sue qualità organolettiche che ottiene crescendo in Friuli tanto da ricordare le mele antiche e che prossimamente vorremmo valorizzare con un marchio tutto nostro. D’altronde, siamo una delle realtà che meglio ripaga il lavoro dei soci, con un livello medio di liquidazione di 0,40 centesimi di euro per chilogrammo di mele conferito a fronte dei 0,35 dell’annata pre Covid-19, per una marginalità di 15 mila euro per ettaro».

L’area energetica…

… ampliamento

… e controllo digitale.

Non mancano però le sfide, poste dalla cimice marmorizzata, dai cambiamenti climatici e dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime in atto. «La sperimentazione dell’antagonista naturale, la cosiddetta “vespa samurai” – ha sottolineato Salvador – sta dando risultati, ma al contempo non bisogna cessare di attuare gli altri interventi contro le cimici, come le coperture dei meleti con le reti o i trattamenti specifici per questi insetti, combinandoli insieme». «I cambiamenti climatici – ha concluso Paoli – sono ormai sotto gli occhi di tutti: se una volta le gelate tardo-primaverili erano una rarità, ora se ne sono avute tre negli ultimi cinque anni, compreso il 2021 con una perdita di produzione fortunatamente solo del 10% circa causa nottate sotto zero nel periodo di germogliamento delle piante: per questo ci stiamo adattando con sistemi antibrina e riscaldanti. Al momento non risentiamo in maniera marcata della crescita dei costi energetici, ma siamo preoccupati, come tutto il mondo produttivo, soprattutto per il rincaro dei costi di trasporto per le esportazioni».

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In copertina, mele di questa stagione alla Friulfruct di Spilimbergo.

Friulfruct, è ok la raccolta delle mele: debutta Inored Story dolce e croccante

Al via la raccolta di mele per la Friulfruct di Spilimbergo, la più grande cooperativa di melicoltori del Friuli Venezia Giulia: in leggero ritardo rispetto agli anni precedenti, a causa del maltempo primaverile, quest’annata si prospetta comunque con indicatori positivi, anche grazie al progetto di ampliamento portato avanti negli ultimi tre anni dalla cooperativa, realtà sempre più solida e apprezzata anche a livello internazionale. «Piogge e gelate primaverili – spiega il direttore di Friulfruct, Armando Paoli – hanno inciso sulle tempistiche, ma è una condizione che ha interessato un po’ tutti i produttori europei. Le nostre mele confermano la loro qualità e anche sulla quantità, alla fine, ci si avvicinerà se non anche si supererà la raccolta degli scorsi anni che era attorno ai 153 mila quintali, visto che possiamo contare ora su oltre 365 ettari coltivati».

Ecco le prime Gala.


Si parte con la raccolta delle mele Gala per poi proseguire fino ai primi giorni di novembre con le altre varietà (nell’ordine Red Delicious, Golden Delicious, Granny Smith, Fuji e Morgenduft). Novità di quest’anno la raccolta delle prime mele Inored Story, dopo l’aumento della superficie coltivata: una varietà sempre più richiesta dal mercato per la sua dolcezza e croccantezza. Una volta raccolte, le mele vengono portate nella zona industriale spilimberghese nella sede di stoccaggio e lavorazione, al centro di un progetto pluriennale di potenziamento.
«Dopo aver concluso – continua Paoli – lo scorso anno a tempo record l’ampliamento con 20 nuove celle per la conservazione delle mele con un investimento di 4,5 milioni di euro, ci stiamo ora preparando al secondo lotto di lavori da 5 milioni di euro per la riqualificazione delle celle di conservazione esistenti».
I lockdown imposti dalle norme per il contenimento del Covid-19 non hanno limitato la richiesta delle gustose mele friulane, anzi il contrario, visto che il maggiore canale di vendita per la cooperativa è quello della grande distribuzione, non solo in Italia ma anche nel resto dell’Europa e altrove (da citare infatti il gradimento dei Paesi Arabi e Nordafrica). E anche la cimice asiatica sembra al momento controllabile. «Nonostante sia ancora presente – conclude Paoli – la stiamo contenendo, sperando che la lotta biologica, con la vespa samurai suo nemico naturale la cui introduzione è stata da poco permessa in regione, dia presto risultati più consolidati».

Più tardi le Golden.

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In copertina, nello Spilimberghese si raccolgono le prime mele Friulfruct.

Cimice asiatica, via libera al Piano nazionale di controllo biologico

È stato appena approvato dalla Direzione generale per il Patrimonio naturalistico del Ministero della Transizione ecologica il nuovo Programma 2021 di “Controllo biologico della cimice asiatica mediante la liberazione del suo antagonista, la piccola vespa samurai, nome scientifico Trissolcus japonicus”, preparato e redatto dal Crea Difesa e Certificazione, in qualità di Istituto nazionale di riferimento per la protezione delle piante. Ne dà notizia Il Punto Coldiretti, ricordando poi che pure quest’anno sarà possibile intervenire, con il contributo essenziale del Crea, per contenere questo pericoloso insetto alieno, che tanti danni ha arrecato soprattutto alla frutticoltura di gran parte del Centro Nord, e pure in Friuli Venezia Giulia, mettendo in ginocchio interi comprensori produttivi. Basti pensare che, nel 2019, intere aree frutticole produttive in gran parte d’Italia hanno perso ben oltre il 70% del raccolto.
L’impegnativo e importante Piano nazionale, coordinato scientificamente e operativamente dal Crea Difesa e Certificazione, per difendere l’agricoltura Italiana da questa temibile avversità, ha come obiettivo primario – conclude Coldiretti – la ricostituzione di un equilibrio naturale rotto dall’arrivo della cimice. Il Programma mira, infatti, a ricondurre le popolazioni del dannosissimo insetto a livelli di non dannosità.

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In copertina, la dannosissima cimice asiatica e qui sopra la vespa samurai sua antagonista naturale.

Mele Friuli in anticipo e risparmiate dalla cimice. Ma il mercato delude

di Gi Elle

Va bene la produzione di mele quest’anno in Friuli, non tanto per la qualità e l’anticipo di maturazione, che sono ottimali, quanto per la forte riduzione di attacchi da parte della temutissima cimice asiatica che negli anni passati aveva fatto strage nei nostri frutteti. Lo comunica, con evidente soddisfazione, l’imprenditore Peter Larcher, altoatesino, che da anni nella nostra regione, e in particolare in quel di Mortegliano, ha avviato e conduce importanti coltivazioni. Segnali, dunque, molto positivi che però fanno a pugni con un mercato che appare deludente e che evidentemente risente di una situazione difficile per tutta la nostra economia scatenata dagli effetti di Coronavirus . «Quest’anno la raccolta delle mele friulane – annuncia infatti il leader del marchio Julia – inizia con dieci giorni di anticipo. Il motivo è l’andamento climatico, caratterizzato da un fine primavera ed inizio estate senza eccessi di calore e con una regolare piovosità. Un ulteriore aspetto positivo, poi, riguarda la qualità dei frutti».
«Nelle ultime settimane – spiega il titolare dell’azienda Pomis di Chiasiellis – abbiamo registrato importanti sbalzi termici, con differenze tra notte e giorno di 10-12 gradi con punte fino anche a 15. Questo fattore ha conferito ai frutti una base zuccherina alta e un bouquet di aromi eccezionale».

Mele prodotte in Friuli…

… e la cimice asiatica.

Ma, come si diceva, l’annata 2020 si presenta positiva anche per un altro aspetto, che tanti danni aveva causato ai precedenti raccolti. «Fortunatamente – afferma infatti Larcher – quest’anno i danni causati dalla cimice asiatica sono stati minimi. Si può ipotizzare una serie di fattori che hanno determinato buoni risultati nella lotta all’insetto invasore. Certamente, lo stesso andamento climatico, in particolare con una primavera fredda, ha rallentato il proliferare delle generazioni di insetti. Inoltre, potrebbe essere un primo segnale dell’efficacia dell’introduzione dell’antagonista naturale, la famosa “vespa samurai”. Quel che è certo, comunque, è che la soluzione delle reti di protezione adottate in passato è risultata inadeguata e appare ormai superata».

Questa è, senza dubbio, una importantissima novità dal punto di vista produttivo. Ma se in campagna il barometro delle mele friulane promette bene, sul fronte commerciale regna ancora l’incertezza. «I segnali che giungono sia dal canale Horeca sia da quello della grande distribuzione spingono a navigare a vista – conclude Peter Larcher –, non registriamo, infatti, un rimbalzo dei consumi. Certamente, la nostra azienda guarda avanti e continua a proporre novità. Tra queste la linea biologica del marchio Julia e l’adozione del packaging biodegradabile». Come dicevamo all’inizio, pure questo comparto risente degli effetti, rivelatisi molto pesanti anche nel settore primario, dell’emergenza sanitaria.

Ecco il marchio Julia.

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In copertina, mele della varietà Gala prodotte in Friuli: la qualità è ottimale con una raccolta anticipata.

 

 

Fvg, già “in servizio” la Vespa samurai per combattere la cimice

di Gi Elle

Tutti la chiamano “Vespa samurai”, ma impropriamente perché non ha niente a che fare con il comune imenottero che tutti conosciamo, e temiamo, da sempre. Si tratta, invece, di un insetto minuscolo ma con una grande prerogativa: quella di diventare l’antagonista naturale alla dannosissima cimice, ormai presenza purtroppo costante nelle nostre campagne. E’ il “Trissolcus japonicus”, questo il nome scientifico, del parassitoide appartenente allo stesso ordine, ma con forme e caratteristiche completamente diverse e, appunto, con il compito – che ovviamente si spera sia di successo – di debellare la cimice asiatica marmorata che da alcuni anni devasta le produzioni soprattutto frutticole del Medio e Basso Friuli, in particolare nell’area rivierasca. E da ieri la “Vespa samurai” è entrata ufficialmente “in servizio” con un primo volo, al quale ne seguiranno altri cinquanta in tutte le aree del Fvg dove la presenza della cimice asiatica, in questi anni, è risultata invasiva per l’ambiente, anche urbano (fastidiosissima all’interno delle nostre case, anche per lo sgradevole odore che emana), e devastante per le colture, trattandosi di una specie a larghissima diffusione, considerato che due cimici, un maschio e una femmina, dopo tre anni sono in grado di generare un miliardo (!) di insetti.

Stefano Zannier

Soddisfatto per questo “lancio” ma anche per l’importante livello cui sono giunti gli studi finora condotti anche qui, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier che è intervenuto, a Pozzuolo, appunto al primo “volo”, ovvero alla liberazione, avvenuta in un uliveto campione di proprietà dell’Ersa, di un centinaio di esemplari di “Trissolcus japonicus”. “Una giornata importante per l’agricoltura e per l’ambiente del Friuli Venezia Giulia, perché oggi – ha detto, come si rileva da una nota Arc – si concretizza il risultato di un lungo lavoro di ricerca, ma anche di adeguamento normativo, che la Regione, tramite l’Ersa, ha svolto assieme al Crea, e ha portato finalmente alla individuazione di un insetto antagonista della cimice asiatica. Una specie, che in questi quattro anni ha arrecato danni ingenti alle colture e disagio alla popolazione. La ‘Vespa samurai’ è un insetto innocuo per l’uomo, dalle dimensioni inferiori a due millimetri e privo di pungiglione, che impedirà lo sviluppo delle uova della cimice, riducendone la presenza nell’ambiente e nelle campagne. La giornata odierna rappresenta dunque la finalizzazione degli ingenti sforzi di studio e di ricerca svolti da Ersa, in sinergia con tutte le realtà omologhe italiane”.
Come ha spiegato Pio Roversi, direttore del Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, organismo del ministero delle Politiche agricole, agroalimentari e forestali), che assieme ai tecnici dell’Ersa ha seguito la ricerca di un rimedio biologico alla presenza incontrollata della cimice asiatica, la “Vespa samurai” avrà il compito di ristabilire un riequilibrio nella natura che l’insetto invasivo, pure alieno rispetto al nostro habitat, aveva alterato.
Il volo delle “Vespe samurai” ha lo scopo di favorire l’insediamento del minuscolo insetto in un ambiente per esso nuovo, che è quello del nostro habitat. La sua presenza non nuocerà alle specie vegetali e animali. “Si tratta – ha specificato l’esponente della Giunta Fedriga – di un insetto alloctono, non autoctono, e quindi, nonostante il metodo individuato, e seguito, per la lotta alla cimice asiatica dal Crea assieme ai nostri tecnici dell’Ersa sia compreso nelle prassi della lotta biologica guidata, è stato necessario modificare la legge in vigore che non permetteva l’introduzione nell’ambiente di insetti non già presenti nell’habitat”. “Il progetto, che oggi ha compiuto una tappa importante – ha ricordato ancora l’assessore -, fa parte di un’iniziativa a livello nazionale nella quale anche il Friuli Venezia Giulia ha avuto parte attiva per sostenere e sollecitare la ricerca, con l’obiettivo di risolvere un problema affrontato finora dall’Amministrazione con la messa a disposizione di interventi pari a oltre 7 milioni di euro, mentre sono in corso le procedure per consentire agli agricoltori di accedere anche alle provvidenze dello Stato per il ristoro dei danni subiti dalle produzioni“.

La cimice asiatica.

La presenza della cimice asiatica nel Friuli Venezia Giulia era stata segnalata per la prima volta nel 2014, mentre i primi gravi danni alle colture si sono registrati nel 2016. “In questi anni – ha ricordato Zannier – si sono dapprima ricercate soluzioni fisiche rispetto a un fenomeno che poi ha assunto dimensioni tali da non essere più contenibile se non con azioni di contrasto. Azioni – ha aggiunto – che hanno richiesto i tempi necessari alla ricerca, comunque ristretti rispetto alle aspettative, per arrivare all’attuale risultato che già dalla prossima campagna agraria potrà dare i risultati attesi. Si è trattato di ricerche e studi complessi – ha concluso il titolare delle Politiche agricole Fvg – portati avanti con la costante interazione con i produttori, ma occorre considerare che si tratta di una specie particolarmente invasiva: si pensi che due individui di cimice asiatica, un maschio e una femmina, dopo tre anni sono in grado di generare un miliardo di esemplari“.

Coltivazione di soia in Friuli.

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In copertina, la “Vespa samurai” in una foto tratta da Wikipedia.

In Fvg “vespa samurai” contro la cimice: plaude Confagricoltura

di Gi Elle

Si chiama “vespa samurai” la speranza contro la temutissima cimice asiatica che falcidia le coltivazioni di ampi territori agricoli della nostra regione, oltre ad arrecare tanto fastidio nelle nostre case. “Dalla prossima settimana anche in Friuli Venezia Giulia verrà lanciata la vespa samurai ‘Trissolcus japonicus‘ per controllare la presenza della cimice asiatica nel nostro territorio”, afferma infatti l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, illustrando una iniziativa che si inserisce nell’ambito di una campagna organizzata di comune accordo tra le Regioni del Centro Nord Italia, tra cui appunto il Friuli Venezia Giulia.

La cimice asiatica.

A seguito dell’adozione del Decreto ministeriale che, su istanza delle Regioni, autorizza l’immissione in deroga della “vespa samurai” nel Centro Nord Italia, nel nostro territorio sarà l’Ersa ad occuparsi del lancio dell’insetto in 50 siti, distribuiti in modo tale da avere una copertura ottimale. Dal 16 giugno, quindi, la liberazione verrà compiuta esclusivamente in corridoi ecologici, siepi, aree verdi, vegetazione sugli argini di corsi d’acqua e in genere in prossimità di colture agrarie condotte con metodo integrato e biologico. Ad occuparsi dell’operazione saranno i tecnici del Servizio fitosanitario, utilizzando in più periodi e in tutti i siti individuati, le vespe samurai appositamente allevate dal Crea-Dc di Firenze.
Nel rispetto del Programma nazionale, l’attività prevede oltre al rilascio di questi specifici esemplari, anche l’effettuazione di valutazioni pre e post-intervento, allo scopo di verificare l’efficacia delle azioni intraprese. Per fare questo sarà coinvolta anche la cooperativa FriulFruct con il suo personale tecnico, sulla base di uno specifico progetto finanziato dall’amministrazione regionale.

Stefano Zannier


“Speriamo – spiega l’esponente della Giunta Fedriga – di essere giunti alla soluzione definitiva del problema relativo all’invasione della cimice marmorata asiatica. Il lungo percorso seguito con estrema attenzione dall’Amministrazione regionale assieme a tutte le altre Regioni coinvolte dalla stessa problematica, con il supporto del Mipaaf, ha finalmente consentito di procedere con l’immissione dell’antagonista della cimice”. “La grave situazione di crisi dei produttori danneggiati in questi anni – conclude l’assessore Zannier – aveva raggiunto limiti non più sostenibili, nonostante gli ingenti sforzi messi in campo dalla Regione. Gli indennizzi statali, per i quali in questi giorni si stanno perfezionando le domande di sostegno, potranno essere un valido aiuto per le aziende ormai stremate. A seguito dei risultati derivanti dalle immissioni dei prossimi giorni si valuteranno le eventuali strategie future“.

Philip Thurn Valsassina

«Con il via libera finale del Ministero dell’Ambiente al rilascio in campo aperto degli antagonisti naturali della dannosissima cimice asiatica in 4 Regioni italiane (Friuli Venezia Giulia compreso) – afferma il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina – si completa l’ultimo di una serie di passaggi istituzionali molto impegnativi che ci hanno visti in prima linea. Tra le tante ipotesi di lotta in discussione, questa pare la più efficace e maggiormente sostenibile e siamo molto soddisfatti. Il momento stagionale per intervenire è quello corretto e confidiamo nel buon lavoro dei tecnici e nell’efficacia del metodo, avendo la consapevolezza che stiamo partecipando al più massiccio programma di lotta biologica mai tentato nel nostro Paese».

La sede di FriulFruct a Spilimbergo.

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In copertina, la “vespa samurai” in una fotografia pubblicata dalla Oregon State University.

Fvg e altre cinque Regioni insieme contro la cimice

di Gi Elle

Nasce un’intesa interregionale per far fronte al nuovo, grande flagello dell’agricoltura: la cimice asiatica. Gli assessori regionali alle Risorse agricole di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte si sono, infatti, riuniti per discutere della problematica relativa al pericoloso insetto in una prima seduta del tavolo coordinato dalla Regione Veneto. E’ stato deciso di sollecitare un incontro con il ministro delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, e il titolare dell’Ambiente, Sergio Costa, per definire un piano di azione organico sia dal punto di vista fitosanitario, sia per quanto riguarda le risorse da mettere in campo a sostegno del mondo agricolo duramente provato da questa “invasione” che nella nostra regione è molto evidente, ormai da anni, soprattutto nella Bassa friulana e nel Codroipese.

L’assessore Stefano Zannier.

Le Regioni – come informa una nota Arc – chiedono un intervento a livello nazionale con l’istituzione di un fondo mutualistico o di un aiuto di Stato per assistere le imprese agricole in questo momento di grande difficoltà, nonché l’istituzione di un tavolo nazionale contro la cimice che si sta rivelando un vero e proprio disastro per le colture frutticole – dal pero al melo e al pesco, ma anche alla vite – del Nord Italia. Per questo motivo – così indicano gli assessori all’Agricoltura, tra cui Stefano Zannier per il Friuli Venezia Giulia – è necessario che il Ministero di Via Venti Settembre prenda consapevolezza della necessità urgente di un tavolo per fare il punto della situazione sulla sperimentazione dell’insetto antagonista, la cosiddetta “vespa samurai”, finora impiegata solo in prove in laboratorio. Parallelamente, chiedono che a livello nazionale si mettano a disposizione dei fondi per indennizzare gli agricoltori, così come è stato fatto per gli olivicoltori colpiti dalla Xylella, con le ingenti risorse investite per finanziare le reti di protezione (la Regione Friuli Venezia Giulia, si sottolinea ancora nella nota, con gli oltre 3 milioni stanziati ha destinato risorse maggiori di tutte le altre messe assieme). La sovvenzione già a suo tempo erogata in regime di aiuto di Stato, la possibilità dell’utilizzo del fondo di rotazione e le attività sperimentali con il lancio dell’antagonista autoctono sono il massimo ad oggi possibile con le misure regionali ed anzi vedono proprio “il Friuli Venezia Giulia come unica Regione ad aver attivato tali misure e con tale intensitá economica, ma purtroppo non bastano”.
“E fondamentale – ritengono gli assessori di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte – attivare un piano organico nazionale di risposta complessiva commisurata alla gravità della situazione, verificato che la stretta sinergia tra tutti i servizi sanitari delle Regioni, le Universitá ed Enti di ricerca non sta dando gli effetti sperati“.

La convocazione di un tavolo interministeriale di crisi per sostenere i produttori colpiti dalla cimice asiatica e prevedere un stanziamento di risorse straordinarie, visti gli ingenti danni provocati da questo insetto che sta causando perdite fino al 100 per cento al raccolto delle pere, è contenuta – riferisce l’Ansa – anche nella richiesta inviata in una lettera dal presidente di Alleanza cooperative agroalimentari, Giorgio Mercuri, al ministro Centinaio. Tra gli obiettivi del tavolo con la partecipazione di tutte le Regioni coinvolte, secondo l’Alleanza cooperative, è anche quello di accelerare l’introduzione dell’unico vero antagonista della cimice, ossia la già ricordata “vespa samurai”. È ormai fortissima la preoccupazione per una crisi che sta investendo la frutticoltura nel Nord Italia, in particolare in Emilia Romagna e Veneto, ma anche in diverse aree del Friuli Venezia Giulia, a causa della concomitante presenza dei danni causati dalla cimice asiatica, da malattie fungine fuori controllo e molto aggressive. Una situazione che risulta aggravata da un clima eccezionale che sta mettendo a rischio la sopravvivenza di molte aziende agricole e la competitività della stessa filiera produttiva, con perdite di produzione delle singole aziende stimabili dal 40% al 100 per cento. “Molte delle aziende agricole che conferiscono il prodotto alle nostre cooperative hanno danni sul 100% delle loro piante – denuncia Mercuri – la situazione è fortemente compromessa e si rischia in molte zone, specie nel ferrarese, di non raccogliere il prodotto”.

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In copertina e qui sopra la cimice asiatica in un un vigneto friulano.