Addio a Piero Pittaro “gigante” del Vigneto Fvg. Il governatore Fedriga: con lui se ne va un grande friulano

di Giuseppe Longo

Conoscevo Piero Pittaro da mezzo secolo – esattamente dal 1975 -, cioè dagli anni in cui lavoravo al Centro regionale per il potenziamento della viticoltura e dell’enologia del Friuli Venezia Giulia, nella centralissima via del Sale, a Udine. E da sempre sono rimasto colpito dalla sua vasta e multiforme preparazione, non solo nel settore specifico, quello vitivinicolo appunto, nel quale era un vero “gigante”. Poche sere fa, mentre ero diretto a Pordenone, passando davanti alla sua bellissima azienda, i “Vigneti Pittaro”, di fronte alle Frecce Tricolori, mi è venuto in mente proprio lui, che non vedevo da un bel po’ e non avevo sue notizie recenti. «Cuisa cemut cal sta Pieri», mi sono chiesto. Evidentemente, non sapevo che già da alcune settimane era all’ospedale per problemi cardiaci non di poco conto e che le sue condizioni, proprio in questi giorni, erano peggiorate. E oggi la tristissima, inaspettata notizia letta nel primo pomeriggio su un post dell’amico Enzo Cattaruzzi, subito inondato di reazioni addolorate, belle e grate parole dedicate a Piero, espressioni di condoglianze e vicinanza per i familiari. Purtroppo, non ce l’ha fatta e ha chiuso la sua laboriosa e geniale esistenza sulla soglia dei 90 anni.
«Con Pietro Pittaro se ne va un grande vignaiolo, che ha portato lustro al Friuli Venezia Giulia, attraverso un’attività infaticabile e preziosa, con quale ha conseguito il riconoscimento di eccellenza nel mondo del vino e una nitida affermazione imprenditoriale. Ma anche un friulano orgoglioso della sua terra e delle sue tradizioni, che ha valorizzato nel suo mandato da presidente dell’Ente Friuli nel mondo», ha detto di lui il governatore Massimiliano Fedriga, che ha espresso il cordoglio della Regione Fvg alla famiglia. E ha aggiunto: «Pittaro ha saputo consolidare una tradizione familiare secolare, ma ha anche saputo innovare e trasmettere i valori della cultura enologica a beneficio di tutto il territorio e anche all’estero. Sono basi solide che continueranno a dare frutto».
Di Pietro Pittaro si potrebbe effettivamente scrivere un libro, tanto è stata ricca di esperienze la sua vita. Nato a Valvasone, in una famiglia dall’antica tradizione vitivinicola, enologo fra i più preparati della nostra regione, uscito dal glorioso Istituto di Conegliano, ha inciso profondamente sul settore della vite e del vino del Friuli Venezia Giulia, aumentando di anno in anno in fama e prestigio anche all’interno della sua categoria. A lungo presidente della sezione regionale degli enotecnici – così si chiamavano allora, prima della riforma che li ha fatti diventare enologi, anche grazie al suo importante apporto – e sempre al vertice nazionale della professione, ponendosi in piena luce pure a livello internazionale tanto da diventare presidente mondiale degli enologi (attualmente aveva la qualifica di “onorario”). Sul piano lavorativo, invece, prima di dare vita all’azienda modello che tutti conosciamo, con un Museo del vino fra i più ricchi e documentati al mondo – mi piace ricordarlo proprio con una bella foto, sorridente, che gli avevo scattato durante una visita di sei anni fa -, era stato a lungo direttore della Cantina di Bertiolo, paese che poi lo aveva voluto anche come sindaco per più mandati. Ma al termine della presidenza dell’indimenticato Orfeo Salvador, aveva assunto anche la guida del ricordato Centro regionale vitivinicolo, trovando pure il tempo di ricoprire la carica di presidente dell’Ente Friuli nel mondo, l’organismo che tiene costanti contatti con i nostri tanti conterranei all’estero. E ovunque ha lasciato un segno di competenza, disponibilità, rettitudine. «Veramente un uomo di vecchio stampo», ha commentato con me proprio Cattaruzzi. E oltre a tutto questo coltivava anche tanti interessi extra-professione, fra i quali emergeva la passione per la musica, soprattutto quella lirica. Era grande amico del maestro Ottaviano Paroni, di Disma De Cecco e Nicola Benois, oltre che di Alfredo Mariotti, tutti del Codroipese come lui.
Un vero e proprio personaggio, insomma, sotto molteplici aspetti. Ma visto che questo blog si occupa del settore primario, a cominciare dalla vite e del vino, è doveroso porre l’accento su quello che è stato Pietro Pittaro proprio a beneficio del Vigneto Fvg, del quale ha assecondato la crescita soprattutto in questo quasi mezzo secolo post-terremoto, non solo come tecnico capace ma anche come imprenditore preparato e lungimirante nel cuore delle Grave del Friuli, ma con significativi interessi anche in collina dopo che il Ramandolo venne premiato, primo vino in regione, con la Docg. Il tutto coronato da quel gioiello che è, appunto, il ricordato Museo del vino che l’imprenditore ha messo assieme pezzo su pezzo, grazie alla sua passione di instancabile collezionista: un “bene” non solo dei Vigneti Pittaro ma di tutto il Friuli. Grazie Pieri, ti siamo riconoscenti!

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In copertina, l’enologo Piero Pittaro nel suo meraviglioso Museo del vino a Codroipo.

Dal Borgo delle Oche il primo spumante Metodo Classico della Doc “Friuli”

È prodotto dall’azienda vinicola di Valvasone, Borgo delle Oche, il primo spumante Metodo Classico certificato Doc “Friuli”. “Terra e Cielo”, questo il suo nome, è già disponibile in 3.000-3.500 bottiglie l’anno.
«La nostra azienda è “giovane” – spiega la titolare Luisa Menini che si occupa della gestione dei 7 ettari di vigneto nelle “Grave” e della cantina assieme al marito, Nicola Pittini -. Produciamo vino con la nostra etichetta solo dal 2004 e, dal 2006, imbottigliamo il nostro spumante Metodo Classico. Alcuni dei nostri vini sono già etichettati con la Doc” Friuli” e, appena si è presentata l’opportunità, abbiamo adottato la certificazione regionale anche per il nostro “Terra e Cielo”. Ci voleva proprio una Denominazione identitaria di territorio che facesse riferimento a un’area più conosciuta, in Italia e nel mondo e, così, l’abbiamo rivendicata anche per il nostro spumante».
«Si tratta di un ulteriore elemento utile a comprendere quanto la Doc “Friuli”, dal 2016, si sia radicata nella nostra regione e quanto consenso trovi presso i produttori – sottolinea Germano Zorzettig, presidente di Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità), l’ente che certifica, tra altre, anche questa Denominazione -. Nel 2019, come Doc “Friuli” abbiamo certificato circa 160 mila ettolitri di vino. Anche per il 2020, nonostante i problemi dovuti alla pandemia i numeri indicano un trend in aumento. La crescita è continua e ciò è dovuto, probabilmente, proprio al fatto che la parola “Friuli” risulta incisiva nel rappresentare con chiarezza il territorio e le ottime possibilità di utilizzo del nuovo Disciplinare di produzione convincono aziende e mercati a un impiego sempre maggiore della Denominazione».
“Terra e Cielo” è uno spumante Metodo Classico prodotto con uve (raccolte manualmente) di Chardonnay (75 per cento) e Pinot nero (25). Attualmente è sul mercato l’annata 2016, assieme agli altri undici vini dell’azienda, bianchi e rossi, per complessive 40 mila bottiglie prodotte.

Ecco le bollicine Doc “Friuli”.

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In copertina,  i produttori Luisa e Nicola con il loro spumante certificato Metodo Classico.

Aspettando Godot a Valvasone. E i clown arrivano in cantina

“Aspettando Godot”, il nuovo spettacolo della Compagnia Hellequin prodotto dalla Scuola Sperimentale dell’Attore, si “gemella” con la cantina Borgo delle Oche: una sinergia creativa nata per superare le difficoltà legate alla pandemia da Covid-19 e offrire uno spettacolo di intrattenimento al pubblico. L’appuntamento è per sabato prossimo, alle 20.30, nell’azienda Borgo delle Oche a Valvasone dove verrà messo in scena il capolavoro di Samuel Beckett rivisitato dai clown con Lucia Zaghet, Martina Santelia, Giulia Colussi e Daria Sadovskaia per la regia di Ferruccio Merisi.
La location è una piccola e dinamica cantina di eccellenza che ha sede in uno dei Borghi più belli d’Italia, Valvasone. Si tratta a tutti gli effetti di una sorta di “gemellaggio” tra la Compagnia Hellequin e l’azienda agricola, ma anche di un’occasione per gustare uno spettacolo divertente, contribuendo a sostenere il teatro e, insieme a esso, una cantina locale.

Lo spettacolo dedicato a Godot.

“Ci lamentiamo poco – spiega Ferruccio Merisi, presidente della Scuola Sperimentale dell’Attore e regista dello spettacolo – per cui non tutti lo sanno, ma noi del “teatro” apparteniamo alla categoria più penalizzata dalla pandemia. Tra le cose che ci siamo inventati per resistere, c’è proprio questo spettacolo riuscito, e l’idea di ambientarlo, di volta in volta in modo diverso, presso piccoli produttori di altro genere, dagli artigiani alle cantine appunto, con l’idea di mettere in comune risorse e ricavi. Una alleanza concreta nell’emergenza”.
Lo spettacolo, che interpreta uno dei più grandi testi del ‘900, è stato prodotto durante il lockdown e quindi “vendemmiato” proprio a fine agosto, come sottolinea sempre Merisi, col suo debutto nei vigneti friulani. Un esempio di sinergia tra realtà diverse che fanno fronte comune di fronte al periodo di crisi in atto. Partecipare alla serata è semplice: basta prenotare il proprio biglietto d’ingresso al costo di 15 euro e oltre allo spettacolo si potrà portare a casa una bottiglia di Pinot grigio 2018 Borgo delle Oche.

“Pinot Grigio 2018 Borgo delle Oche è un bianco della Doc Friuli con acini selezionati dell’omonimo vitigno – ha precisato Merisi -: secondo le classifiche più accreditate, merita il punteggio pieno. La bottiglia si trova in negozio a 15 euro, e lo spettacolo potrebbe costare altrettanto nelle repliche invernali che speriamo di fare se questa prima andrà bene. Praticamente l’idea è di offrire al nostro pubblico un bel 2 x 1, più il generoso brindisi… E chi parteciperà potrà dire di aver contribuito a sostenere il teatro in questo difficile momento”.
La rappresentazione ha una durata di circa 60 minuti ed è pensata per intrattenere tutti, compresi i bambini. In più, alla fine, è previsto un brindisi di qualità da consumare in cantina. Per info e prenotazioni: 351.8392425 anche WhatsApp (si può prenotare anche in cantina, tel. 333.2176936).

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In copertina e qui sopra due immagini dal sito dell’azienda di Valvasone.

A Valvasone il pane è veicolo di sicurezza e di solidarietà

di Gi Elle

Quando anche un sacchetto di pane può diventare un veicolo di amicizia e solidarietà, oltre che di sicurezza, in tempi difficili come questi che, ahinoi, stiamo vivendo a causa del dilagare di Coronavirus. Un kit di emergenza, con guanti monouso e mascherine di carta, viene infatti donato ai clienti del Panificio Cocetta di Valvasone per affrontare la preoccupante crisi sanitaria in atto. È questa la risposta originale, solidale e di tutela della propria comunità da parte di Sara e Nevio Bianchet, i titolari dell’antico panificio con sede in via Roma – nella cittadina medioevale, uno dei Borghi più belli d’Italia, famoso per la rievocazione storica settembrina -, i quali si sono da subito impegnati anche nel garantire le consegne a domicilio gratuite a Valvasone, Arzene e San Martino al Tagliamento per aiutare, in particolare, gli anziani e le persone con più fragilità.

Nevio Bianchet con il kit e Sara.

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“Abbiamo pensato di regalare a tutti i nostri clienti che ordinano la consegna del pane a domicilio – ha spiegato Sara Cocetta – un kit di emergenza che contiene una mascherina protettiva di carta (le uniche che siamo riusciti a trovare dai nostri fornitori) e un paio di guanti usa e getta, così se devono uscire di casa possono farlo con un po’ più di protezione visto anche l’irreperibilità di questi dispositivi di sicurezza”. Nel kit si potrà trovare anche il modulo di autocertificazione – che peraltro continua a cambiare – per gli spostamenti già pronto e stampato. “Ci rendiamo conto che molte persone – ha aggiunto infatti la signora titolare – non hanno una stampante a casa, in particolare le persone anziane, quindi abbiamo pensato subito di mettere a disposizione in negozio un plico di stampe aggiornate per chi ne avesse bisogno. E anche chi richiede la consegna a domicilio, potrà ricevere la fotocopia del modello già stampata insieme al kit di emergenza”.
Fino a ieri, il Panificio Cocetta aveva consegnato, con il pane, oltre 35 kit di emergenza. “Certi che ognuno nel suo piccolo possa contribuire ad aiutare gli altri, continueremo a fornire i nostri kit. Inoltre – ha aggiunto Sara – stiamo stilando una lista di prodotti alimentari che potremmo consegnare a domicilio assieme al pane. La nostra prima volontà è quella di aiutare i nostri concittadini, per questo le consegne saranno gratuite”. Le consegne a domicilio avvengono su prenotazione il giorno prima e vengono effettuate in mattinata nei giorni: lunedì, mercoledì, venerdì e sabato, telefonando al numero 3288872040.
Il Panificio Cocetta propone pane e dolci con materie prime tipiche del territorio, recuperando anche antiche ricette come il pane del Mezzadro. L’attuale sede venne inaugurata nel 1961 e ha nel forno alimentato a legna il suo cuore pulsante. Da allora, il Panificio Cocetta produce pane ma anche dolci tradizionali, come la colomba per le ormai imminenti festività pasquali.

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In copertina il pane prodotto e qui sopra il fornaio al lavoro.