Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità: festa con i Premi Carpenè

Un anno importantissimo per le splendide colline di Conegliano e Valdobbiadene, famose per il Prosecco Docg: l’Unesco le ha infatti dichiarate solennemente Patrimonio mondiale dell’Umanità. Un motivo in più, dunque, per fare festa durante la premiazione degli studenti più virtuosi della Scuola Enologica e della Fondazione Its Academy, da parte della storica Carpenè Malvolti che ha consegnato loro, nella sede del Cirve – UniPd di Conegliano, le “Medaglie d’Oro Antonio Carpenè” e la Borsa di studio internazionale “Etilia Carpenè Larivera”, investendo così sul futuro delle nuove generazioni e creando un simbolico ponte tra passato e futuro del Territorio e dell’Impresa. Molte le Istituzioni presenti alla cerimonia – condotta da Camilla Nata, giornalista di Raiuno  – tra cui il sindaco di Conegliano Fabio Chies, la preside dell’Istituto Giovan Battista Cerletti Mariagrazia Morgan e la direttrice della Fondazione Its Academy Damiana Tervilli. A consegnare i riconoscimenti, la quinta generazione della Famiglia, Rosanna Carpenè, fortemente impegnata in prima persona nel consolidare lo storico rapporto di interazione tra Scuola ed Impresa.

Il busto di Antonio Carpenè alla Scuola Enologica di Conegliano.

“Essere ancora qui, dopo centodiciassette anni dalla prima Medaglia d’Oro intitolata al mio trisavolo Antonio Carpenè per celebrare l’eccellenza formativa – ha commentato Rosanna Carpenè – è la conferma di quanto il Fondatore dell’Impresa in primis, ma la Famiglia tutta, da sempre siano impegnati nello sviluppo del tessuto socio-economico del nostro territorio e parimenti nella promozione della formazione culturale delle nuove generazioni. Ogni anno con l’attribuzione di tale riconoscimento si celebra un’ulteriore tappa storica per la Scuola ed il Premio, nonché la figura di quell’uomo di scienza e cultura che ci ha ispirato nell’attività Imprenditoriale e che, con lo scopo di tramandare ai posteri le sue conoscenze alle generazioni future, ha fortemente voluto ed istituito la prima Scuola Enologica d’Italia nel 1876, assieme a Giovan Battista Cerletti. Esserci ogni anno a premiare l’eccellenza formativa, tema particolarmente caro a tutta la mia Famiglia, significa riconoscere alla formazione viticola-enologica il ruolo di motore imprescindibile per la valorizzazione delle risorse umane interagenti con il nostro Territorio”.

Gli studenti premiati sono coloro che hanno conseguito il titolo di studio con il massimo dei voti nell’anno scolastico del 150° Anniversario dalla Fondazione dell’attività d’Impresa della Carpenè Malvolti. Infatti, in virtù di una modifica intervenuta sui tempi del riconoscimento, per la Medaglia d’Oro Antonio Carpenè sono stati due i premi consegnati. Uno per l’anno scolastico 2017/2018, che è andato ad Alessia Giacomini, che ha frequentato il corso di Viticoltura ed Enologia conseguendo il diploma con la votazione di 100/100 con lode;  l’altro per l’anno scolastico 2018/2019 ha invece insignito Pietro Merotto, che ha frequentato il corso di Viticoltura ed Enologia ottenendo il diploma con la votazione di 100/100.
Contestualmente anche la Borsa di studio internazionale “Etilia Carpenè Larivera” ha avuto come riferimento temporale l’anno del 150° Anniversario dalla Fondazione dell’attività d’impresa ed entrambe hanno acquisito un significato doppiamente importante in quanto la loro consegna avviene nell’anno in cui, appunto, l’Unesco riconosce le colline di Conegliano e Valdobbiadene quale sito Patrimonio dell’Umanità. Riconoscimento destinato allo studente più virtuoso dell’Istituto Cerletti e della Fondazione Its Academy di Conegliano, che quest’anno risponde al nome di Gloria Feltrin, viene infatti data l’opportunità di essere proiettato in una prospettiva internazionale con un viaggio di studio all’estero, presso una Università ed un’Impresa, con l’obiettivo di approfondire le dinamiche economico-finanziarie inerenti al settore agroalimentare ed alla sostenibilità ambientale, quali fattori critici di successo sui mercati internazionali.

Un Premio, dunque, che intende esortare le nuove generazioni a studiare e tramandare la cultura enologica del Territorio anche in ambito internazionale. E’ stato infatti sulle fondamenta scientifiche poste dal Fondatore dell’Impresa Antonio Carpenè, che si sono costruiti i presupposti alla base del predetto riconoscimento. Con la sua lungimirante intuizione e la visione prospettica di valorizzazione di un ambiente inizialmente spoglio di vigneti ma da sempre ricco di tradizione vitivinicola, prima di chiunque altro ha intravisto in una migliore gestione delle coltivazioni e nella condivisone di valori culturali imprescindibili, la chiave di volta per lo sviluppo di questo Territorio. L’azione innovatrice e pionieristica di Antonio Carpenè condusse alla fondazione della prima Scuola Enologica d’Italia proprio a Conegliano ed il legame sussistente ancora oggi tra Impresa ed istituzione scolastica non fa che consolidare il riferimento ai valori fondanti delle origini e sottolineare l’attenzione della Famiglia al futuro delle nuove generazioni.

Ecco gli studenti premiati.

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In copertina, le colline di Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità.

Prosecco Patrimonio dell’Umanità, ma Collio e Brda possono attendere

di Giuseppe Longo

Prosecco dunque sì, Collio-Brda no, almeno per ora. Le meravigliose colline di Conegliano e Valdobbiadene sono Patrimonio mondiale dell’Umanità, mentre quelle non meno belle a cavallo tra Italia e Slovenia, o meglio tra Friuli e Castel Dobra più zone contermini, possono attendere, perché il discorso è rinviato a un’altra sessione del vertice Unesco. Un grande risultato, storico, quello della Provincia di Treviso che porta a ben 55 i siti riconosciuti dall’Organizzazione internazionale in Italia.

La zona del Prosecco Docg a Valdobbiadene.

Sembrava che qualcosa si fosse inceppato nel complesso meccanismo dell’iter per il riconoscimento delle colline venete, invece il Comitato mondiale Unesco riunitosi qualche giorno fa a Baku capitale dell’Azerbaigian ha dato il via libera con generale soddisfazione degli amministratori della vicina Regione, già raggianti per aver appena incassato la promozione di Cortina ai Giochi olimpici invernali del 2026, dei produttori e loro organizzazioni, anche se non è mancata qualche voce fuori dal coro. E’ chiaro che il Marchio Unesco riguarda la zona propriamente collinare, splendida senza ombra di dubbio come dimostrano le foto che pubblichiamo, scattate un paio di anni fa nella zona di Valdobbiadene dove si produce il Prosecco Docg e dove c’è anche l’“isoletta” di Cartizze – un po’ come il nostro Ramandolo sui Colli orientali del Friuli – che rappresenta la vera punta di diamante di queste “bollicine” che hanno conquistato il mondo. Quindi non l’intero comprensorio di produzione del Prosecco che è interregionale, estendendosi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia anche nelle aree di pianura, avendo fatto leva proprio sul nome del piccolo paese del Carso Triestino – Prosecco, appunto – che ha consentito di “ancorarvi” l’intera area geografica. Solo in questo modo si è potuto continuare a commercializzare il vino ottenuto dal vitigno Glera, etichettandolo come Prosecco, un nome che oggi è sulla bocca di tutti, nel Vecchio come nel Nuovo Continente.

Vigneti Collio tra Cormons e Dolegna.

Nulla di fatto invece – si spera, come dicevamo all’inizio, almeno per ora – per la zona Collio-Brda, nonostante la “pratica internazionale”, riguardando appunto due Stati confinanti, fosse suggestiva e potesse indurre a previsioni ottimistiche, sebbene da parte slovena, a un certo punto, era sembrato ci fosse un certo “raffreddamento”, non tanto nell’interesse, quanto nella possibilità di predisporre tutto il materiale richiesto dalla procedura. E che doveva essere presentato entro il 30 giugno scorso. Cosa che poi è però puntualmente avvenuta, ma senza ottenere ancora il via libera. Per cui bisogna continuare a lavorare. Diego Bernardis, oggi consigliere regionale, che in veste di sindaco di Dolegna del Collio aveva promosso con entusiasmo e convinzione l’avvio dell’iter per dare un giusto  riconoscimento a questa zona vitivinicola, che si è fatta apprezzare soprattutto con i suoi grandi vini bianchi in tutto il pianeta, spiega: “In realtà, non è uno stop. A Baku il nostro progetto Collio/Brda è stato presentato (dalla Slovenia), ma non bocciato, poiché noi dobbiamo ancora entrare in Tentative List e l’obiettivo, ora, non essendoci riusciti sei mesi fa (per vari motivi, ma principalmente perché la Slovenia non era pronta), è per febbraio 2020”.

Tutto rinviato, dunque, per cui c’è da sperare che nella prossima occasione il Progetto Collio-Brda possa avere il tanto auspicato semaforo verde. Anche perché Collio e Brda hanno non solo le carte a posto ma tutte le caratteristiche paesaggistiche, ambientali, economiche e sociali per ambire all’importante titolo di Patrimonio dell’Umanità per questa bellissima zona che si estende senza soluzione di continuità a cavallo di un confine che ormai è tale solo di nome, ma non di fatto. Per cui possono soltanto attendere, con l’auspicio che la prossima sia appunto la volta buona.

La zona Brda a Castel Dobra. 

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In copertina, il Collio nella zona di San Floriano, a ridosso del confine con la Repubblica di Slovenia.