Caffè alimento, medicinale o piacere? Lo spiegherà Matteo Carzedda a Trieste dopo il rinnovo del direttivo dell’Amdc

(f.s.) Sesto appuntamento, giovedì 24, aprile con il ciclo 2024-2025 dei “Cenacoli del Caffè”, organizzati dall’Associazione Museo del Caffè di Trieste guidata da Gianni Pistrini e giunti ormai al traguardo dell’ottava edizione. L’incontro sarà ospitato nella tradizionale sede dell’Hotel Savoia Excelsior, con inizio alle ore 17.30, e vedrà l’intervento di Matteo Carzedda, ricercatore in Economia agraria ed Estimo rurale al Dipartimento di Scienze economiche, aziendali, matematiche e statistiche dell’Università di Trieste, già apprezzato protagonista di precedenti appuntamenti della Amdc, che stavolta tratterà il tema “Il caffè: alimento, medicinale o piacere?”.

Gianni Pistrini

«Più che una semplice bevanda – anticipa in proposito il professor Carzedda – il caffè è stato carburante di civiltà, motore dell’Illuminismo e simbolo della modernità produttiva. Ma cosa ci dice il suo successo del rapporto profondo tra umanità e sostanze capaci di stimolare, curare o trasformare? Dalle ipotesi evolutive più originali, alle funzioni sacre e religiose del vino e delle piante visionarie, fino all’ascesa di tè, zucchero e spezie nel capitalismo globale, esploreremo come il rapporto con le sostanze psicoattive abbia accompagnato, e spesso guidato, la nostra storia».
Matteo Carzedda rivolge i suoi studi in particolare verso la sostenibilità dei sistemi alimentari, le filiere alimentari alternative e lo sviluppo rurale. Ha precedentemente collaborato con l’Università di Udine ed è stato visiting PhD student all’Università di Lubiana. Ha partecipato a progetti di ricerca internazionali e nazionali ed è stato membro del Comitato tecnico-scientifico per la redazione della Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
Il ciclo dei “Cenacoli” 2024-2025, organizzato attorno al tema-guida “La trasversalità del caffè”, è coordinato anche quest’anno da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria) assieme al vicepresidente di Amdc Doriano Simonato. Da rilevare con l’occasione che in precedenza, nello stesso pomeriggio e sempre al Savoia Excelsior, avrà luogo, con inizio alle ore 15.30, l’Assemblea ordinaria elettiva della Amdc, con all’ordine del giorno la relazione sulle attività in corso e programmate per il 2025, l’approvazione dei bilanci e l’elezione del nuovo consiglio direttivo per il triennio 2025-2027.

Matteo Carzedda

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti. L’incontro potrà venir seguito anche on line sul portale web dell’Associazione: www.amdctrieste.it o tramite il profilo Facebook aMDCTrieste.

Trieste, sipario sui Cenacoli del caffè. Pistrini soddisfatto per la loro qualità

(f.s.) Con la conferenza su “Genetica e caffè”, tenuta dal professor Alberto Pallavicini, docente di genetica all’Università di Trieste, si sono concluse le manifestazioni del lungo ciclo 2023-2024 dei “Cenacoli” promossi dall’Associazione Museo del Caffè, presieduta da Gianni Pistrini. L’iniziativa, giunta alla sua settima edizione, si è sviluppata nell’arco di sette mesi, a partire dal novembre dello scorso anno, ed è stata dedicata stavolta al tema complessivo “Aria, Terra, Fuoco, Acqua: Caffè, un viaggio tra gli elementi”.


Il ciclo ha coinvolto relatori di alto livello scientifico e professionale che hanno raccolto, nelle ospitali sale dell’Hotel Savoia Excelsior di Riva del Mandracchio, l’interesse di un pubblico sempre attento e numeroso. Si sono così via via susseguiti gli interventi dell’ingegner Marino Petracco (su “Sento odore di caffè. Non solo naso: la chiave per apprezzare la nera bevanda, un viaggio tra i cinque sensi”), di Matteo Carzedda (“Caffè, farfalle e comunità”) e ancora di Marino Petracco (“Ma la Settima Musa beveva caffè?”), e poi dell’ingegner Roberto Nocera, de “La San Marco Spa” (su “Dominare l’energia del fuoco per servire la magnifica bevanda”), della professoressa Anna Gregorio Michelazzi (“Verso il mondo del caffè dallo spazio, fra ricerca e industria”), di Massimiliano Fabian, di “Demus Spa” (su “Caffè decaffeinato: il piacere del gusto”) e infine del professor Alberto Pallavicini, appunto, su “Genetica e Caffè: dalla pianta al consumatore”. Tutte le conferenze si possono ancora vedere (o riguardare!) sul portale web dell’Associazione: www.amdctrieste.it o tramite il profilo Facebook aMDCTrieste.
Il presidente Gianni Pistrini, nel sottolineare “l’ampio consenso riscosso da questo VII ciclo dei “Cenacoli del caffè”, ha voluto ringraziare tutto lo staff della Amdc, e in primis la coordinatrice dei “Cenacoli” Nicoletta Casagrande (che è anche responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria) e gli organizzatori Giulio Rebetz e Piero Ambroset, esprimendo infine una viva riconoscenza agli sponsor, e in particolare alla Banca di credito cooperativo 360 Fvg e alle Fondazioni Benefiche Casali, per il loro prezioso supporto. Formulando un arrivederci al prossimo e ottavo Ciclo 2024-2025, con l’impegno di confermare il livello e il prestigio della bella iniziativa.

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In copertina, Massimiliano Fabian con lo staff di Amdc guidato da Gianni Pistrini; all’interno, l’ultimo incontro animato dal professor Pallavicini.

Caffè, l’ultimo Cenacolo a Trieste tra genetica, pianta e consumatore

(f.s.) Giovedì 2 maggio, all’Hotel Savoia Excelsior (Riva del Mandracchio 4), con inizio alle ore 17.30, avrà luogo il settimo e ultimo incontro del ciclo 2023-2024 dei “Cenacoli” dell’Associazione Museo del Caffè di Trieste, presieduta da Gianni Pistrini, stavolta dedicato al tema “Genetica e Caffè: dalla pianta al consumatore”. Protagonista dell’appuntamento sarà il professor Alberto Pallavicini, ordinario di Genetica e coordinatore del laboratorio di Genomica Comparata e Applicata al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, che, per l’occasione, proporrà un “focus” specifico sulle sue ricerche e attività applicate in particolare al settore caffeicolo.

Alberto Pallavicini


Pallavicini vanta 30 anni di esperienza nel campo della biologia molecolare, genetica delle popolazioni, trascrittomica (analisi del profilo degli Rna messaggeri trascritti di un organismo o di un particolare organo, tessuto o cellula), analisi bioinformatica e genomica comparativa e funzionale. Il suo interesse di ricerca nell’ultimo ventennio si è concentrato sulla genomica di organismi come il Mytilus galloprovincialis, ovvero il comune mitilo o cozza mediterranea, quale fondamentale biomarcatore dell’inquinamento idrico e modello per studi di immunologia comparativa. Dal suo arrivo a Trieste, nel 2001, ha quindi iniziato una intensa attività di ricerca relativa alla genetica del caffè collaborando con le più importanti realtà produttive locali e nazionali. Per primo al mondo ha applicato metodiche di analisi genomica per lo studio della pianta del caffè ed è cotitolare di due brevetti per la caratterizzazione genetica delle cultivar del caffè. E’ inoltre ricercatore associato all’Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (Ogs di Trieste), alla Stazione Zoologica Anton Dohrn (Szn di Napoli) e al Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare (Conisma, Roma), nonché membro della Italian Genetics Society, della Società Italiana di Sviluppo e Immunologia Comparata e della Società Italiana di Ricerca Applicata dei Molluschi.
Come di consueto l’ingresso sarà libero fino a esaurimento dei posti disponibili. L’attuale settima edizione dei “Cenacoli”, dedicata al tema “Aria, Terra, Fuoco, Acqua: Caffè, un viaggio tra gli elementi”, è coordinata da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria e cultrice del mondo del caffè) e organizzata da Giulio Rebetz e Piero Ambroset. Tutti gli appuntamenti potranno essere seguiti anche online sul portale web dell’Associazione: www.amdctrieste.it o tramite il profilo Facebook aMDCTrieste.

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In copertina, ecco le bellissime bacche sulla pianta del caffè.

Confcooperative Fvg, assemblea a Gorizia per il rinnovo. Al professor Andrea Segrè andrà il primo Premio per la sostenibilità

Domani, 16 marzo, Confcooperative Fvg consegnerà la prima edizione del Premio regionale Sostenibilità ad Andrea Segrè. La cerimonia avverrà in occasione dell’assemblea regionale che si riunirà dalle ore 11.15 nel Conference center del polo goriziano dell’Università di Trieste (via Alviano, 18), preceduta dalla parte interna dell’assemblea, con 120 delegati e decine di ospiti durante la riunione dei cooperatori, che provvederà anche al rinnovo delle cariche sociali e del presidente della Confcooperative regionale. L’Associazione riunisce 508 cooperative del Fvg, con 22.242 addetti e 152.480 soci cooperatori. I ricavi aggregati del sistema giungono a 1,27 miliardi di euro.
Dopo i saluti istituzionali si procederà alla cerimonia di premiazione. Al termine, il professor Segrè interverrà con un breve approfondimento sul tema: “Dallo spreco alla sostenibilità alimentare: la via del futuro”. A seguire, l’intervento del presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, mentre l’intervento conclusivo è stato affidato a Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative.
«Sono davvero molto onorato di ricevere oggi questo Premio – afferma il professor Segrè – per almeno tre ragioni. Perché è dedicato alla “sostenibilità” che deve essere la guida per lo sviluppo del sistema agroalimentare; perché viene dal mondo della cooperazione che sento, da sempre, molto vicino come ideali; perché, non da ultimo, viene dalla mia Terra. Grazie».
Il Premio regionale Sostenibilità – promosso congiuntamente da Confcooperative Fvg e dall’Associazione regionale delle Bcc – premierà, ogni anno, personalità nazionali e regionali che si sono particolarmente distinte per il proprio impegno sul tema della diffusione dei valori della sostenibilità nell’economia e nella società.
Con Segrè, saranno premiate anche tre scuole della regione (Staranzano, Udine e Cervignano) nell’ambito del Concorso che ha visto studenti delle scuole secondarie di 2° grado “raccontare” – attraverso video, immagini, testi – l’impegno di alcune imprese cooperative del Fvg verso il tema della sostenibilità. «È stata un’occasione per far avvicinare mondo della scuola e mondo dell’economia, e anche per contribuire a diffondere i principi della sostenibilità che sono oggi sempre più nell’agenda di tante imprese. Basti pensare che il 69% delle cooperative, nell’ultimo triennio, ha avviato iniziative per una maggiore sostenibilità», spiega Nicola Galluà, segretario generale di Confcooperative Fvg.
A selezionare i quattro gruppi di studenti che verranno premiati tra le 14 scuole che hanno partecipato al Concorso, è stata un’autorevole giuria, presieduta da Francesco Marangon, docente all’Università di Udine. Con lui: Chiara Mio, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia; Luca Raffaele, direttore di NeXT, Associazione nazionale per la promozione della sostenibilità; Maria Flavia Cascelli, dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile; il vicedirettore del Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini; la giornalista Chiara Giani; il direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti e Nicola Galluà.

ANDREA SEGRÈ – Nato a Trieste, nel 1961, dal 2000 è professore ordinario di Economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, dove è stato preside della Facoltà di Agraria e direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari. Attualmente è Consigliere speciale del Sindaco di Bologna per le politiche alimentari urbane e metropolitane; ruolo che gli ha permesso di chiedere, per rispondere alla crescente povertà alimentare, il riconoscimento della cittadinanza alimentare, lo ius cibi ovvero il diritto fondamentale, di tutte le persone, a un’alimentazione adeguata, sufficiente, sana, sostenibile, culturalmente accettabile. Nel 1998 ha ideato il progetto di ricerca Last Minute Market – evoluto in associazione e cooperativa, poi spin off accademico dell’Università di Bologna (2007), infine impresa sociale e spin off accreditato (2017) – diventato iniziativa di riferimento nazionale ed europea per la prevenzione e il recupero a fini solidali dello spreco alimentare e non alimentare. Nel 2010 ha ideato la campagna europea di sensibilizzazione “Un anno contro lo spreco” – oggi Campagna Spreco Zero – che si identifica con un vasto movimento di impegno per la riduzione e la prevenzione dello spreco alimentare, iniziata con la presentazione alla Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo della “Dichiarazione congiunta contro lo spreco alimentare” ripresa nei suoi punti portanti dal Rapporto di iniziativa del PE approvato il 19 gennaio 2012 con l’obiettivo di ridurre del 50% lo spreco di cibo negli Stati membri entro il 2025. Nel 2012 ha curato e promosso la “Carta Spreco Zero”, sottoscritta da Sindaci e presidenti di Regioni, fondando successivamente l’associazione di Comuni Sprecozero.net. Nel 2013 ha costituito Waste Watcher, il primo Osservatorio nazionale sullo spreco alimentare domestico ed è stato nominato, dal Ministro dell’Ambiente, coordinatore del Piano Nazionale per la prevenzione dello Spreco Alimentare (Pinpas) e poi, nel 2014, presidente del Comitato tecnico-scientifico del Piano Nazionale di Prevenzione Rifiuti, confermato nel 2017. Dal 2013 ha promosso il Premio “Vivere a Spreco Zero” – che prende il nome dall’omonimo libro uscito per Marsilio – rivolto a enti, istituzioni, scuole, associazioni, cittadini che si sono distinti con progetti originali per contrastare lo spreco. Ha ideato, nell’ambito delle attività del Pinpas, la “Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare” che si è tenuta per la prima volta il 5 febbraio 2014 e, da allora, si svolge annualmente nello stesso giorno. Nel 2021 ha presentato il Cross Country report di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, il primo Osservatorio internazionale dedicato ai comportamenti di consumo per contrastare lo spreco alimentare e promuovere l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile. In occasione della celebrazione della X Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare ha lanciato l’applicazione gratuita Sprecometro che misura l’impatto economico e ambientale di singoli e gruppi nella sfida di ridurre lo spreco domestico del 50% entro il 2030. È stato anche, per 10 anni, presidente del Centro Agroalimentare di Bologna, presidente della Fondazione FICO per l’educazione alimentare e alla sostenibilità, a Bologna e, dal 2015 al 2020 presidente della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento). Nel 2020 Trieste gli ha conferito il San Giusto D’Oro; nel 2022 la città di Palermo gli ha attribuito il Premio Internazionale Don Pino Puglisi.

Infine “Globesity”

E sempre a Gorizia, domani alle 17.30, negli spazi della Mediateca Ugo Casiraghi con ingresso libero, verrà presentato “Globesity. La fame del potere” (Edizioni Minerva 20249, il primo romanzo di Andrea Segrè. Globesity è il suo esordio nella scrittura narrativa, un food thriller proiettato in un intrico di trame internazionali sospese fra immaginazione e realtà. Con l’autore dialogherà la giornalista Patrizia Artico, assessore a GO 2025 per il Comune di Gorizia. Costruito dunque in uno scenario straordinariamente attuale – il pianeta dei paradossi «dove metà del mondo lotta contro obesità e sovrappeso, e l’altra metà contro la sottoalimentazione», spiega Andrea Segrè – Globesity mixa realtà scientifica e pura invenzione letteraria. In pochi attimi la prospettiva cambia totalmente: si rovescia il confine fra bene e male, fra scienza buona e cattiva, fra fame e sazietà. Tutto, nelle pagine del libro come nella realtà, può succedere. E se il “contagio” arriva dal cibo, lo spettro della pandemia da obesità diventa il peggiore degli incubi … Giorgio Pani, un giovane ricercatore dell’Università di Padova, dedica la sua tesi di dottorato agli effetti della dieta mediterranea sulla salute. Tutto ruota intorno al giovane ricercatore Giorgio Pani, e alla sua ricerca intorno alla Dieta Mediterranea che lo porta a pianificare un viaggio attraverso i Paesi più rappresentativi del Mare Nostrum. Il ricercatore parte da Cipro e, proprio a Nicosia, si imbatte nell’affascinante professoressa Elif Demir e nel suo team di scienziati, impegnati in una ricerca molto simile alla sua. Pagina dopo pagina la questione si fa sempre più intricata e viaggiando attraverso il mondo – da Tunisi all’Algeria e Marocco, per poi attraversare il Mediterraneo e approdare negli Stati Uniti – il ricercatore – investigatore si renderà conto di essere incappato in un oscuro complotto: le multinazionali di junk food sono mandanti di una nuova pandemia, generata da una molecola in grado di modificare il metabolismo umano … Globesity schiude una consapevolezza importante: l’insidia della “bomba calorica” è già fra noi, con il suo grave portato sociale. La maggior parte della popolazione mondiale (51%, oltre 4 miliardi di persone) vivrà in sovrappeso o con obesità entro il 2035, se si confermeranno le tendenze attuali, e l’impatto economico globale del sovrappeso e dell’obesità potrà superare i 4 trilioni di dollari annui, quasi il 3% del PIL globale. Più o meno l’impatto prodotto dal Covid-19 nel 2020, come sottolinea il rapporto World Obesity Atlas 2023 (World Obesity Federation).

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In copertina, il professor Andrea Segrè che sarà premiato a Gorizia.

 

Quell’occhio che dallo Spazio vigila sulle piantagioni di caffè: oggi a Trieste obiettivo sull’agricoltura di “precisione”

(f.s.) Appuntamento oggi all’Hotel Savoia Excelsior di Trieste (Riva del Mandracchio 4), inizio alle ore 17.30, con il quinto incontro del ciclo 2023-2024 dei “Cenacoli” dell’Associazione Museo del Caffè di Trieste, presieduta da Gianni Pistrini, stavolta dedicato al tema “Verso il mondo del caffè dallo spazio, fra ricerca e industria”. Protagonista dell’appuntamento sarà Anna Gregorio Michelazzi, docente di Astrofisica all’Università di Trieste, coordinatrice dei team strumentali di grandi missioni scientifiche spaziali (Planck, Euclide) dell’Agenzia Spaziale Europea, membro del consiglio di amministrazione di Elettra-Sincrotrone, Sissa-Medialab, Kyma, Women in Aerospace-Europe, valutatore esperto della Commissione Europea, nonché co-fondatrice e responsabile della strategia di Picosats, società spin-off dell’Università che opera nel campo dei piccoli satelliti.

Anna Gregorio Michelazzi


Personalità eclettica, appassionata sportiva (velista convinta, sciatrice, subacquea e viaggiatrice), inserita da Forbes fra le 100 donne manager italiane di maggior successo, pluripremiata da numerosi altri riconoscimenti italiani e internazionali, la professoresaa Michelazzi ci illustrerà le grandi possibilità offerte dall’attuale “agricoltura di precisione” che dallo Spazio permette di studiare nei dettagli la situazione dei campi agricoli e delle piantagioni di caffè, in particolare. In questo caso ponendo la ricerca spaziale al servizio dell’industria della bruna bevanda. E ci farà pure scoprire come, viceversa e sorprendentemente, anche tale industria può essere utile allo Spazio… In questo quadro la relatrice offrirà inoltre ai presenti una opportuna breve analisi della storia dello Spazio e della “New Space Economy”.
Come di consueto, l’ingresso sarà libero fino a esaurimento dei posti disponibili. L’attuale settima edizione dei “Cenacoli”, dedicata al tema “Aria, Terra, Fuoco, Acqua: Caffè, un viaggio tra gli elementi”, è coordinata da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria e cultrice del mondo del caffè) e organizzata da Giulio Rebetz e Piero Ambroset. Tutti gli appuntamenti potranno essere seguiti anche online sul portale web ell’Associazione: www.amdctrieste.it o tramite il profilo Facebook aMDCTrieste.

Nel contempo, la stessa Amdc ha informato che domani 8 marzo, dalle ore 15.30 alle 17.30, ci sarà una nuova apertura straordinaria (dopo l’ottimo risultato della precedentee tornata) del “Magazin de cafè” di via Aldo Manuzio 10 B (laterale di via Tonello, nel rione di San Vito – Campi Elisi). Le volontarie dell’Associazione Museo del Caffè cureranno alcune visite guidate gratuite illustrando le numerose e particolarissime chicche caffeicole, macchine, strumenti e stoviglie per tutte le “fasi del caffè”, dalla preparazione alla degustazione, nonché i reperti della gloriosa storia mercantile ed emporiale triestina raccolti in questo piccolo ma curioso angolo di una città che si pregia con ragione del titolo di “Capitale del Caffè”.

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In copertina e all’interno, la coltivazione del caffè nelle piantagioni del Brasile.

Biodiversità, alla scoperta delle specie del Carso e della campagna isontina

Due belle proposte naturalistiche, per domani e domenica, sul Carso Triestino e nelle campagne isontine. Eccole, pertanto, in dettaglio.

TRIESTE – Per il progetto “Quanto vale un petalo?”, per meglio conoscere la biodiversità dell’ambiente, la cooperativa Curiosi di natura ha organizzato delle visite guidate in Carso, con attività sperimentali adatte a tutte le età. Domani 15 aprile, dalle 9.30, alle 12, viene proposta una passeggiata a Basovizza, nel Bosco Igouza e sul Sentiero Ressel, per identificare le specie arboree più comuni del Carso, utilizzando le guide interattive “Dryades” dell’Università di Trieste. Ritrovo sabato alle 9.10 nel piazzale-parcheggio all’inizio del Sentiero Ressel, a Basovizza (raggiungibile con il bus 51 da Trieste). Costo: € 5; gratis i minori di 6 anni. È richiesta la prenotazione a curiosidinatura@gmail.com o al cell. 340.5569374. Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it e sull’omonima pagina Facebook.

Il riconoscimento delle specie vegetali.

GORIZIA – Per domenica 16 aprile la cooperativa Curiosi di natura ha organizzato invece una giornata di visite guidate in bicicletta, dalle 9.30 alle 18, tra Capriva del Friuli, Moraro e Farra d’Isonzo, per conoscere l’ecologia e i prodotti agricoli del territorio. In collaborazione con Campagna Amica, per il progetto sulla biodiversità “Quanto vale un petalo?”. In programma una pedalata da Capriva fino all’azienda agricola Blasizza di Moraro, con visita e spiegazione di come vengono coltivati i prodotti di stagione, come gli asparagi. Pranzo (facoltativo, o al sacco) a Farra d’Isonzo, all’Agriturismo 4PR Birrai in Friuli. Segue visita al birrificio e rientro a Capriva. Un’uscita per tutti, di 15 km, su strade secondarie e sterrati, con la guida naturalistica Enrica Turus. Presentarsi con la propria bicicletta. Ritrovo alle 9.10, al Municipio di Capriva del Friuli. Costi di partecipazione: interi € 15; € 5 minori di 14 anni; gratis i minori di 6 anni (il pranzo non è compreso nel prezzo). In alternativa, possibilità di incontro a Moraro, giungendovi con mezzi propri, per la visita all’azienda agricola Blasizza, per trasferirsi poi all’Agriturismo 4PR Birrai in Friuli di Farra d’Isonzo. Prezzo ridotto di € 8 gli adulti, invariati gli altri prezzi. E’ richiesta la prenotazione a curiosidinatura@gmail.com o al cell. (+39) 340.5569374. I partecipanti riceveranno un buono sconto del 10%, per un pasti presso i ristoratori convenzionati di “Sapori del Carso”, valido fino al 18 giugno.

Ancora nell’Isontino.

Il progetto “Quanto vale un petalo?” sul valore della biodiversità è realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per le attività di divulgazione della cultura scientifica.
Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it e sull’omonima pagina Facebook.

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In copertina, uno scorcio della pianura isontina meta della visita di domenica.

Il vino di pregio è una risorsa o un problema? Gli attacchi sotto la lente di Arga Fvg ad Aquileia

di Ida Donati

AQUILEIA – Il pianeta vino analizzato da diversi punti di vista per comprenderne la valenza, il ruolo nella società moderna, la funzione, i costi e i benefici attuali, con analisi che partono anche da lontano, dalla notte dei tempi, seguendone il percorso evolutivo compiuto in questi decenni anche nel Friuli Venezia Giulia, ascoltando le diverse posizioni di rappresentanti del mondo della ricerca, di studiosi, analisti, economisti, enologi, produttori, nutrizionisti, nonché esponenti dell’universo culturale e giornalisti. È questo, in sintesi, il contenuto dell’incontro di approfondimento e formativo organizzato dall’Associazione culturale La riviera friulana e dall’Associazione regionale della Stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine all’azienda agricola Brojli della Famiglia Clementin, ad Aquileia.


Come ha ricordato il presidente di Riviera friulana e di Arga Fvg, Carlo Morandini, che ha condotto il dibattito, il vino è nuovamente sotto attacco visto che in alcuni Paesi, dal Canada all’Irlanda, è stato imposto di apporre sulle etichette delle bottiglie una frase che richiama l’attenzione sui rischi per la salute derivanti dalla sua assunzione. Il vino, a memoria d’uomo, rappresenta un elemento indissolubile della buona tavola, ma è anche il mezzo per suggellare incontri, momenti felici, successi, amicizie, completare occasioni conviviali. Fa anche parte del costume e della cultura dei popoli occidentali.
Gli antichi, ha ricordato la scrittrice Rosinella Celeste Lucas, lo identificavano in figure divine, come Bacco, Dioniso, Demetra, mentre innumerevoli artisti gli hanno dedicato quadri e opere, scritti e prosa. Ma anche poesie, come la stessa autrice ha raccolto nel libro “Vino, amore e poesia”, scritto in italiano e in friulano, brevi ma intense liriche dedicate ai vini da vitigni autoctoni friulani. Claudio Lucas, nutrizionista, ha parlato dei rischi che può generare una tendenza proibizionista, e si è rifatto a esempio alla Cultura Wok, che per imporre una teoria o una visione cerca dapprima di instillare dei dubbi, quindi cita esempi probatori per poi negare l’evidenza di fatti reali affermando verità diverse. Lucas, soffermandosi sul tema dell’incontro e per evidenziare i cambiamenti di costume e degli orientamenti culturali, ha ricordato che nel 2010 nei corsi di nutrizionismo e di educazione alimentare veniva portata a esempio una piramide alimentare allora riportata sui libri di testo. In cima alla quale c’era il vino perché ritenuto componente ineludibile della dieta quotidiana, mentre oggi, invece, ne sono messi in risalto valori negativi.


Per Nicola Fiotti, docente di nutrizione all’Università di Trieste, il vino è una bevanda alcolica che va assunta con consapevolezza, come tutti gli alimenti, liquidi e solidi, che se ingeriti senza misura possono generare effetti dannosi. Il vino è da decenni un fattore determinante dell’economia rurale, nei settori della enogastronomia, della ristorazione, del turismo e, come ha ricordato Rodolfo Rizzi, enologo, uno fra gli esperti più in vista del mondo vitivinicolo, ciononostante viene preso di mira periodicamente da organismi comunitari o correnti di pensiero, oppure finisce al centro di polemiche e di decisioni avverse o negative. Per quanto riguarda specificamente il Friuli Venezia Giulia, Rizzi ha infatti ricordato le questioni del Tocai, nome di vino da vitigno autoctono assegnato a un altro Paese in seguito a una determinazione Ue che riconosce ufficialmente le denominazioni assimilabili a realtà omonime presenti sul territorio. Diversa, ma non meno rischiosa per gli effetti sull’economia locale è stata la vicenda del Prosek, un vino prodotto in altri Paesi che però per assonanza rischiava di prendere il posto nell’immagine collettiva del Prosecco, “carta”, quest’ultima, giocata di recente e rivelatasi vincente per l’economia vitivinicola veneta e friulana. Un’opportunità, che però al momento della costituzione della Doc interregionale tra Fvg e Veneto non fu colta pienamente dai viticoltori friulani. E oggi il successo del Prosecco conferma l’avvedutezza delle scelte attuate.


Occasioni trascurate, perse, non opportunamente colte, che come ha messo in luce il segretario generale dell’Unarga, l’Unione nazionale delle Arga, Gian Paolo Girelli, presente con il vicepresidente di Arga Fvg, Claudio Soranzo, provocano effetti negativi non meno nefasti di quanto generato dall’”italian sounding”. Si tratta dell’utilizzo di denominazioni copiate da quelle di prodotti di successo del nostro Paese regolarmente registrati con l’obiettivo di sfondare sui mercati internazionali. Il fenomeno “italian sounding”, ha insistito Girelli, provoca nelle nostre regioni la perdita di 100 milioni di euro l’anno del Pil che sarebbe generato dalla stessa quantità di prodotti se fosse regolarmente realizzata in Italia. Ecco, dunque, che una scelta vincente per sconfiggere frodi e sofisticazioni, nonché l’introduzione di metodi di classificazione degli alimenti che mistificano la valenza dei prodotti agroalimentari danneggiando la percezione dei valori nutritivi e della salubrità, come il metodo “nutriscore”, le etichette a semaforo evocate in precedenza da Rodolfo Rizzi, e i cibi sintetici, è la valorizzazione dei prodotti locali, delle tipicità, dell’identità del territorio che si concretizza e si tramanda anche attraverso il cibo. Lo ha ribadito Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, ricordando che la Dieta mediterranea è stata riconosciuta tra gli elementi Patrimonio dell’Umanità in quanto ne sono stati statisticamente dimostrati i valori salutistici. Valori alla base del percorso di crescita interpretato dal sistema enologico del Friuli Venezia Giulia e del Nordest, e che secondo Franco Clementin, presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori (Cia Fvg) e perfetto padrone di casa della riuscita serata, sono attestati sul territorio del quale anche il vino è l’espressione, ed è la sintesi delle tradizioni e della cultura locali. Lo testimonia l’interesse manifestato dai degustatori, dagli appassionati, dagli enoturisti che arrivano anche da lontano, a partire dalla primavera anche dall’Austria lungo le piste ciclabili, per raggiungere Grado, Lignano, la Riviera Friulana, le altre ricchezze e attrattive del Friuli Venezia Giulia. Attrattive uniche tra le quali vi sono i siti riconosciuti dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”, tra i quali c’è Aquileia. Essi colgono le proposte enologiche di pregio di un territorio sul quale il vino viene prodotto fin dall’epoca degli antichi romani. Un prodotto che oggi è divenuto uno dei biglietti da visita di pregio della nostra terra, delle sue attrattive, della stessa comunità che l’ha saputa sviluppare e far apprezzare da turisti che vi arrivano da diverse parti del mondo.
Nel corso della serata è stata anche citata la Carta Fvg, il documento congiunto adottato dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, sostenuto anche da Arga Fvg, che è stato fatto condividere dal presidente, Piero Mauro Zanin, e dalla Conferenza nazionale dei Consigli regionali. Arga Fvg, ha ricordato in conclusione il presidente Morandini, già oltre due mesi fa ha adottato un proprio documento a sostegno delle campagne di contrasto agli attacchi perpetuati alle tipicità e alle produzioni identitarie locali, contro l’adozione del metodo “nutriscore”, le già ricordate etichette a semaforo per i prodotti agroalimentari, contro l’utilizzo dei cibi sintetici e per la difesa della salvaguardia dei prodotti locali di qualità. Prodotti, dei quali il Friuli Venezia Giulia e l’intero Paese sono ricchi: essi rappresentano un imprescindibile biglietto da visita di eccellenza dei territori di provenienza.

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In copertina, l’intervento dell’enologo Rodolfo Rizzi (a sinistra, il presidente Carlo Morandini); all’interno, altre immagini del riuscito incontro di Aquileia.

La “vongola lupino” ormai sempre più rara: c’è un progetto per le lagune Fvg

«Il progetto di ripristino ambientale e conservazione della “Chamelea gallina” nel compartimento marittimo di Monfalcone è lo strumento per mettere a punto un metodo di solida base tecnico-scientifica che permetta di identificare le cause di fenomeni negli specchi d’acqua del Friuli Venezia Giulia come, nello specifico, la moria di vongole, che sta pesando enormemente sul comparto della molluschicoltura regionale». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e ittiche Stefano Zannier aprendo all’Ateneo di Trieste, come informa una nota Arc, il convegno conclusivo sul progetto affidato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali all’Ersa con il coinvolgimento di Arpa Fvg, Dipartimento Scienze della Vita dell’Università di Trieste e Cogemo, il consorzio di gestione pesca del Compartimento di Monfalcone.
La “Chamelea gallina” è un mollusco bivalve, conosciuto anche con il nome di “vongola lupino”, la cui presenza si è progressivamente rarefatta nelle lagune del Friuli Venezia Giulia negli ultimi vent’anni, segnando una particolare flessione dal 2009 e un vero e proprio azzeramento dopo la tempesta Vaia del 2018, con gravissime perdite di fatturato per i pescatori, che hanno dovuto ripiegare sulla cattura dei fasolari. «Il progetto portato avanti da Ersa ci permetterà di fare delle valutazioni sgombre dall’aspetto emotivo – ha rilevato Zannier – e capire se si può perseguire ancora con buoni risultati economici la coltura della “Chamalea”. In ogni caso,lo studio multidisciplinare ci offrirà un metodo, fatto di analisi, confronto, sperimentazione e monitoraggio, che risulterà utilissimo per tutte le attività di pesca in un’ottica di sviluppo sostenibile e di redditività economica».
Accanto alla parte di studio, l’iniziativa dell’Ersa dibattuta all’Ateneo triestino include anche attività sperimentali di ripristino della “Chamelea gallina” che sono state condotte al Banco della Mula di Muggia e alla Bocca d’Anfora, con risultati promettenti nel primo caso. Dal convegno è emerso che la decifrazione delle cause che hanno portato alla rarefazione e fin quasi alla scomparsa delle vongole è molto complessa: tra i fattori che possono incidere vi sono le correnti marine, l’ossigenazione e il grado di salinità del mare, la presenza di fitofarmaci, la torbidità dell’acqua, senza escludere il tema dei nutrienti, che possono essere stati sottratti dai processi di depurazione.

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In copertina, la “Chamelea gallina” e all’interno l’assessore Zannier al convegno dell’Università di Trieste.

“Di Âga e di Lat”, a Ravascletto le fotografie di Ulderica Da Pozzo

Le splendide fotografie di Ulderica Da Pozzo, che sono un canto dedicato alla sua Carnia, al suo ambiente naturalistico e alla sua agricoltura e alle sue tradizioni, saranno protagoniste da oggi nell’ambito di Vicino/lontano mont, il nuovo spazio di riflessione che l’associazione culturale Vicino/lontano propone – fino a fine settembre, spostandosi tra i paesi della Carnia e del Canal del Ferro-Valcanale – per concentrarsi sui temi della montagna oltre che su quelli del mondo.


“Di Âga e di Lat. Luoghi, storie, memorie” è infatti il titolo della mostra fotografica di Ulderica da Pozzo che sarà inaugurata questo pomeriggio alle 18, a Cjasa da Duga, a Salârs di Ravascletto (posti limitati), il paese in cui è nata la bravissima fotografa. Interverranno il condirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini e la docente di Diritto del Lavoro all’Università di Trieste Roberta Nunin. La mostra lega al tema della tutela delle acque la necessità di preservare antichi mestieri della montagna e racconta per immagini l’abilità del produrre e trasformare una materia, il latte appunto, che arriva ogni giorno nelle nostre case. Un lavoro che è stato un tempo soprattutto maschile e che ora giovani donne coraggiose stanno cercando di fare sopravvivere. La mostra si realizza in collaborazione con il Consorzio Bim Tagliamento e con il Comune di Ravascletto.
Tutti gli appuntamenti di vicino/lontano mont sono gratuiti, con prenotazione online a sul sito vicinolontano.it, salvo dove diversamente indicato in programma. Solo in caso di posti ancora disponibili sarà possibile registrarsi in loco. Come richiesto dalla nuova normativa, l’accesso agli eventi sarà riservato a chi è in possesso del green pass.

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In copertina e qui sopra due splendide immagini scattate da Ulderica Da Pozzo (in alto) nella sua Carnia.

Le acque della montagna, ad Ampezzo dibattito su sfruttamento e tutela

Nell’arco alpino italiano meno del 10% dei corsi d’acqua mantiene le sue caratteristiche originarie. Negli ultimi anni gli incentivi statali alle fonti energetiche rinnovabili hanno scatenato una rincorsa alla costruzione di centinaia di nuove centrali idroelettriche, in particolare di piccola taglia, anche in contesti ambientali e paesaggistici di particolare pregio e fragilità, mettendoli ulteriormente a rischio.

Franceschino Barazzutti

Paolo Rumiz

E, allora, come conciliare l’esigenza di produrre energia pulita senza alterare comunque l’ambiente? “Âgas di mont” è il titolo della conversazione che Vicino/lontano mont propone domani, mercoledì, alle 18, ad Ampezzo, in piazza Carnia Libera 1944 (nella sala del Teatro parrocchiale in caso di pioggia). La animeranno lo scrittore e giornalista Paolo Rumiz – che sarà in ottobre il protagonista di Dedica 2021 –, la fotografa Ulderica Da Pozzo, che ha pubblicato con Forum il volume “Le voci dell’acqua”, con il commento alle immagini dello stesso Rumiz, e Franceschino Barazzutti, fondatore del Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento, con la moderazione della giornalista Anna Dazzan. Nel pomeriggio, Barazzutti, con partenza alle 16.30 da piazza Carnia Libera 1944, sarà la guida speciale di “Âga”, una breve passeggiata verso il “Poçon” di Navais, che si concluderà con le improvvisazioni musicali, in tema di acqua, di Flavio Bortuzzo alla chitarra, Paolo Forte alla fisarmonica ed Emma Montanari al violoncello.

Il trio Forte, Montanari, Bortuzzo

Barazzutti, classe 1936, laureato all’Università Statale Lomonosov di Mosca, dove ha anche lavorato, è stato – tra le molte sue cariche e attività – sindaco di Cavazzo, presidente dell’Associazione sindaci della Ricostruzione, fondatore con Giorgio Ferigo del movimento Mont, ed è senza dubbio una delle voci più autorevoli della Carnia, oltre che l’anima e il punto di riferimento di tutte le lotte per l’acqua libera: dalla difesa dei torrenti di montagna minacciati dalle mini-centraline idroelettriche, alla rinaturalizzazione del lago di Cavazzo, alla tutela del fiume Tagliamento. I due appuntamenti si realizzano in collaborazione con il Consorzio Bim Tagliamento, il Comune di Ampezzo e Fridays For Future Carnia, che con l’occasione promuoverà la petizione – già attiva su change.org – per ripristinare, nei periodi dell’anno in cui è possibile farlo, l’integrità e la portata naturale del Tagliamento, quasi desertificato dagli impianti idroelettrici realizzati negli anni Cinquanta, e per restituire al tratto montano del fiume una portata adeguata nel corso dell’intero anno.

Ulderica Da Pozzo

“Di Âga e di Lat. Luoghi, storie, memorie” è il titolo della mostra fotografica di Ulderica Da Pozzo che verrà inaugurata il giorno successivo, giovedì 19, alle 18, a Cjasa da Duga a Salârs di Ravascletto (posti limitati). Interverranno il condirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini e la docente di Diritto del Lavoro all’Università di Trieste, Roberta Nunin. La mostra lega al tema della tutela delle acque la necessità di preservare antichi mestieri della montagna e racconta per immagini l’abilità del produrre e trasformare una materia che arriva ogni giorno nelle nostre case. Un lavoro che è stato un tempo soprattutto maschile e che ora giovani donne coraggiose stanno cercando di fare sopravvivere. La mostra si realizza in collaborazione con il Consorzio Bim Tagliamento e con il Comune di Ravascletto.

Tagliamento e San Simeone.

(Foto Marco Pradella)

Tutti gli appuntamenti di Vicino/lontano mont sono gratuiti, con prenotazione online sul sito vicinolontano.it, salvo dove diversamente indicato in programma. Solo in caso di posti ancora disponibili sarà possibile registrarsi in loco. Come richiesto dalla nuova normativa, l’accesso agli eventi sarà riservato a chi è in possesso del green pass.

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In copertina, acqua sui monti della Carnia in una suggestiva immagine scattata da Ulderica Da Pozzo.