Quale futuro per produzione e consumo bio? Domani forum con “Spreco Zero”

“…E poi? Il futuro della produzione e del consumo biologico e biodinamico” titola il Forum promosso in live streaming per domani 20 novembre, alle 18, sul canale youtube della campagna Spreco Zero https://youtu.be/l53rE3mZPFk con la partecipazione di Fabrizio Piva, amministratore delegato Ccpb srl, sul tema “Il futuro del biologico o il biologico del futuro?”, Fabio Brescacin, presidente Naturasì, che relazionerà su “Produttori, commercianti e consumatori: scontro o alleanza?”, e inoltre Giovanni Dinelli, docente Università di Bologna, su “Agricoltura 3.0: la sfida agroecologica e tecnologica”, Ilaria Pertot, docente Università di Trento, su “L’agricoltura che vorrei: il futuro passa attraverso la scelta del consumatore” e Andrea Segrè, Università di Bologna su “Il dilemma del futuro: aumentare la produzione o ridurre gli sprechi? La via sostenibile”. Introduce l’incontro Enea Burani, Cooperativa Agricola Biodinamica La Collina. L’iniziativa è promossa nell’ambito del progetto “…e poi? Visioni di futuro”, a cura di Andrea Segrè e Ilaria Pertot, main partner Ccpb srl, in collaborazione con le citate NaturaSì e La Collina.

Fabrizio Piva

Fabio Brescacin

Hanno superato quota 80mila, in Italia, i produttori che scelgono di coltivare con il metodo biologico le campagne: un numero da primato europeo, evidenziato anche dall’incidenza delle superfici coltivate a bio nel Paese, aumentate del 79%, superando il 15% dell’incidenza di superficie sul totale coltivato (dati Sinab). E in Italia sono oltre 4.500 le aziende impegnate nell’applicazione delle tecniche biodinamiche, con una tendenza costante all’aumento (fonte: Ass. Agricoltura Biodinamica). «La sfida, amplificata dal 2020 pandemico che richiede scelte urgenti e non più differibili – spiegano i ricercatori Andrea Segrè e Ilaria Pertot – è adesso per la concretizzazione di una filiera in cui l’eccellenza e la qualità produttiva si coniughino ai criteri di sviluppo sostenibile e tutela ambientale, includendo il cittadino-consumatore in un circolo virtuoso di accesso al cibo sano e salutare, al tempo stesso di attenzione alla prevenzione degli sprechi alimentari nella distribuzione come a livello domestico». Fare agricoltura con criteri biologici è sempre più stimolante, non solo per i vantaggi in chiave di sviluppo sostenibile, ma anche per la redditività delle imprese come dimostra un recente studio pubblicato dalla rivista scientifica Pnas: infatti, l’agricoltura biologica è significativamente più redditizia (22–35%) e presenta un rapporto costi/benefici più elevato (20–24%) rispetto all’agricoltura convenzionale) nonostante la resa inferiore per ettaro. Un dato che evidenzia come l’abbandono dell’impiego di fertilizzanti e pesticidi di sintesi chimica sia positivo per i produttori e la collettività. A confermare il trend in crescita sono anche i dati relativi all’export di prodotti biologici, che vede l’Italia Paese leader a livello internazionale. Senza contare che gli standard produttivi dell’agricoltura biologica e biodinamica sono in linea con l’innovativa strategia Farm to Fork, diventata riferimento istituzionale del Green Deal europeo.

Ilaria Pertot

Andrea Segrè

Il progetto “…e poi? Visioni di futuro” a cura di Ilaria Pertot e Andrea Segrè ruota intorno al racconto inedito “A che ora è la fine del mondo? Scivolando verso il futuro”, pubblicato da Edizioni Ambiente in e-book: un testo scientifico-letterario ambientato in montagna e dedicato ai grandi temi del futuro e del mondo post-Covid 19. Il finale del racconto è aperto e permette di inserire uno sviluppo lasciando libera l’immaginazione di chi legge e si cimenterà nella scrittura della conclusione. I lettori, infatti, potranno scaricare gratuitamente l’e-book dopo aver dato la loro visione di alcune situazioni future (crowd foresight). Che lavoro faremo, come viaggeremo, come ci vestiremo, dove vivremo, ma soprattutto come mangeremo e come sarà l’agricoltura di domani? Sono tutte domande che ci facciamo di fronte a questa crisi che ha messo in discussione la nostra normalità e alle quali non sappiamo dare risposta. Le risposte, questa volta, arriveranno proprio da noi, e non dalle tante task force che ambiscono a programmare il nostro futuro. «Attraverso un progetto di ricerca e di comunicazione scientifica – spiegano Segrè e Pertot – vogliamo coinvolgere e sensibilizzare il massimo numero di persone, i giovani in particolare, sui grandi temi che riguardano il futuro dell’umanità, cercando di cogliere nella crisi attuale un’opportunità di cambiamento degli stili di vita e del modo di produrre e consumare il cibo. Una modalità originale per promuovere la cultura della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, con particolare riferimento agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile».

Enea Burani

Giovanni Dinelli

Info e dettagli sul sito epoi.eu e sprecozero.it

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In copertina, alcune produzioni orticole tipiche dell’autunno.

 

Sprechi alimentari: Andrea Segrè oggi alla prima giornata mondiale

Un terzo del cibo sulla Terra (1,3 mld circa di tonnellate) viene sprecato, senza neanche arrivare in tavola, ogni anno. Intanto, al mondo oltre 820 milioni di persone soffrono la fame: è il 10,8% della popolazione, ovvero 1 persona su 10 che abita il pianeta. C’è poi lo spreco alimentare legato alla gestione e fruizione del cibo nelle nostre case. Solo in Italia, lo spreco alimentare domestico pesa 529,9 grammi ogni settimana per ciascun cittadino (Diari di Famiglia Distal – Waste Watcher), pari a oltre 25 kg di cibo gettati ogni anno. Considerando l’intera popolazione italiana si arriva a un dato vertiginoso: 1.526.400 tonnellate di cibo ogni anno sprecate in Italia, nelle sole dinamiche di fruizione domestica del cibo.
Oggi, 29 settembre 2020, il mondo per la prima volta sarà riunito nella consapevolezza che si possono e si devono ridurre e prevenire gli sprechi e le perdite di cibo. La Giornata internazionale della Consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari (International Day of Awareness for Food losses and waste) è stata istituita a fine 2019 dalle Nazioni Unite per sensibilizzare congiuntamente i cittadini e le governance del pianeta sulla centralità della questione delle perdite e dello spreco di cibo e sulle possibili soluzioni. Dalle 16 è in programma l’evento digitale e globale a cura della Fao, Food and Agriculture Organization, che sarà introdotta dal direttore generale Qu Dongyu con il direttore esecutivo del programma Ambiente delle Nazioni Unite, Inger Andersen. In apertura dei lavori è previsto anche il messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Unico ricercatore italiano coinvolto nei lavori del meeting è Andrea Segrè che parlerà alle 17.10, nell’ambito del panel dedicato al rapporto fra sostenibilità e prevenzione degli sprechi alimentari.
Ecco un estratto dell’intervento che sarà tenuto dal docente triestino, professore di politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna e di economia circolare all’Università di Trento. Fondatore di Last Minute Market, spin off accreditato dello stesso ateneo emiliano e promotore della Campagna Spreco Zero per l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile:

«Quando, oltre vent’anni, fa avviammo il progetto Last Minute Market per il recupero a fini solidali di beni invenduti a partire dalla grande distribuzione non credevo che quest’azione, così intuitiva nella sua concezione (ridurre le eccedenze di cibo alimentando i bisognosi), potesse diventare una sorta di laboratorio anticipatore di alcune grandi questioni che caratterizzano il mondo contemporaneo. Tanto da far decidere alle Nazioni Unite di dedicare una Giornata Internazionale alla consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, il 29 settembre.
Alla fine degli anni 90 la crisi economica era lontana, la povertà relativamente ridotta, la pressione ambientale ancora poco sentita, lo spreco alimentare un fenomeno quasi sconosciuto. Allora volevamo capire come lo spreco alimentare potesse diventare occasione di riscatto promuovendo il dono come valore di relazionale fra chi ha un’eccedenza alimentare e chi soffre una carenza nutrizionale. Fin dall’inizio ci è stato chiaro che coniugare la solidarietà sociale (aiutare gli indigenti) con la sostenibilità ambientale (produrre meno rifiuti) ed economica (ridurre i costi dello smaltimento) era, anzi è possibile cercando nel contempo di promuovere un sistema più efficiente nell’uso delle risorse naturali ed economiche, ma rispettando nel contempo le “risorse” umane. Abbiamo poi esteso il “modello” di recupero anche a beni non alimentari a partire dai farmaci, per poi promuovere la prevenzione come miglior antidoto contro lo spreco: meglio agire prima che il danno sia fatto.
Da questa visione sono partire tante iniziative concrete: nel 2010 la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica Spreco Zero; la Giornata Nazionale per la prevenzione dello spreco il 5 febbraio; il Premio Vivere a Spreco Zero che ogni anno riconosce le migliori pratiche di enti, istituzioni, imprese, scuole, cittadini; l’Osservatorio Waste Watcher sullo spreco alimentare domestico con i rapporti periodici che monitorano il nostro comportamento alimentare e poi tanti progetti di educazione alimentare nelle scuole: il nostro futuro passa nelle mani, anzi nelle bocche e nelle menti, dei giovani. In un certo senso siamo arrivati ad una sorta di “quadratura del cerchio”, locuzione che si riferisce alla soluzione perfetta a un dato problema, pur sapendo che questa non esiste. Anche perché negli ultimi vent’anni gli squilibri economici, ambientali e sociali sono aumentati, e di molto. Ecco perché il “mercato dell’ultimo minuto” continua ad essere un laboratorio che produce innovazione sociale, ambientale ed economica trasferendo sul “campo” i risultati della ricerca».

La 1ª Giornata mondiale di consapevolezza delle perdite e sprechi alimentari offre l’occasione per presentare la ricerca Covid-19 lock-down e distanziamento sociale: l’impatto sullo spreco alimentare nelle famiglie Italiane, condotta dal Distal (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari di Bologna) su dati raccolti da Msi-Aci Europe nell’ambito della campagna Spreco Zero, a proposito di come il lockdown abbia cambiato le abitudini alimentari degli italiani. A nome del Gruppo di ricerca è proprio Andrea Segrè a illustrare i dati: il 51,6% ha sprecato meno cibo durante la quarantena rispetto al periodo precedente. Le donne sono state più un po’ più virtuose, anche se il 57,6% del campione donna ha acquistato più generi alimentari. Sommando chi ha dichiarato di aver sprecato cibo pari o inferiore rispetto a prima della quarantena, la percentuale sale al 91,7% (53% donne contro il 47% uomini). Fra i prodotti alimentari meno sprecati nel lockdown: farina e lievito (43,2%), carni rosse (42,8%), carni bianche (40,7%), latte (40,4%) e avanzi (44,9%). Da notare che il 47,2% dei consumatori ha usato più spesso la lista della spesa (che notoriamente aiuta a prevenire lo spreco e a comprare quello che realmente serve).
A cambiare è anche lo stile di vita: il 70,9% delle donne rispetto al 53,3% degli uomini ha fatto la spesa meno di frequente e ancora sempre più donne (68,9%) che uomini (53,3%) hanno passato meno tempo all’interno dei negozi. Quanto, infine, alla gestione degli avanzi, il 44,9% ne ha sprecato meno. La disponibilità di tempo, secondo la ricerca, è stato un elemento significativo, perché le restrizioni dovute al lockdown hanno permesso di dedicarsi maggiormente ad attività legate al cibo come cucinare in modo accurato, pianificare i pasti e organizzare meglio le scorte.
Il Gruppo di ricerca Distal è composto da: professor Andrea Segrè, professor Matteo Vittuari, dottor Matteo Masotti, dottoressa Elisa Iori, dottor Luca Falasconi e professoressa Tullia Gallina Toschi.

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In copertina, il professor Andrea Segrè che oggi parteciperà al meeting internazionale della Fao.