Vino cancerogeno? Il Made in Italy a rischio. Pressante appello ai politici

di Giuseppe Longo

Vino cancerogeno? Giornata cruciale per il temutissimo provvedimento della Commissione europea di cui si parla da alcuni mesi e che proprio oggi sarà all’esame politico e potrebbe quindi vedere la luce, associando il prodotto della vite – orgoglio del Vigneto Fvg e del Made in Italy in generale – al fumo di tabacco. Ed è quello che temono i responsabili delle Città del vino che hanno rivolto un pressante appello ai nostri europarlamentari, assieme ad altre importanti associazioni del settore primario e delle sue eccellenze, affinché questa misura non venisse introdotta, se non in modo molto attenuato, in quanto assesterebbe un colpo gravissimo, se non addirittura mortale, al sistema produttivo, che ha già molto sofferto a causa dell’emergenza sanitaria e delle misure anti-contagio. Al presidente nazionale Angelo Radica, si associa anche il coordinatore del Friuli Venezia Giulia, Tiziano Venturini: «Un tema molto caldo, tanto che abbiamo sollecitato i nostri europarlamentari a portare emendamenti al testo che andrà in aula il 15 febbraio». Auspicando fortemente proprio questo, lo stesso Radica, assieme a Michele Sonnessa (Città dell’Olio), Nicola D’Auria (Turismo del Vino), Donato Taurino (Turismo dell’Olio), Paolo Morbidoni (Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori) e Sebastiano De Corato (Unione Italiana Vini), ha pertanto inviato un’accorata lettera ai rappresentanti italiani, che riportiamo integralmente:

Angelo Radica

Tiziano Venturini

Egregi Onorevoli,
gli aderenti al Patto di Spello (Associazione Nazionale Città del Vino, Associazione Nazionale Città dell’Olio, Movimento Turismo del Vino, Movimento Turismo dell’Olio, Federazione italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori, Unione Italiana Vini), esprimono la loro forte preoccupazione per alcuni dei contenuti espressi dalla relazione Beating Cancer Plan, approvata nelle scorse settimane dalla Commissione straordinaria contro il cancro (Be.Ca) del Parlamento Europeo, in quanto non traspare con sufficiente chiarezza la netta distinzione tra consumo moderato e consapevole di alcuni prodotti quali, ad esempio il vino, rispetto all’assunto che “non esiste un livello sicuro di consumo di alcol” e che pertanto le bevande che ne contengono una qualunque quantità, sono pericolose per la salute umana.
Il piano europeo contro il cancro, iniziativa alla quale attribuiamo una forte valenza sociale e che nei suoi principi generali non può che essere condivisa, se verrà applicato così come previsto, penalizzerà fortemente, insieme al mondo del vino, anche altri prodotti tipici italiani e persino la possibilità di fare promozione enoturistica, settore questo che, sulla scorta di dati e ricerche anche recenti, sta assumendo un ruolo sempre più importante nello sviluppo – peraltro di natura ampiamente sostenibile – dei territori rurali.
Tra le misure previste per la lotta all’alcol, oltre alle etichette con alert “sanitari”, è previsto persino il divieto di poter fare pubblicità e di sponsorizzazione ad eventi sportivi da parte di aziende produttrici di prodotti alcolici, oltre ad un aumento della tassazione e la revisione della politica di promozione, correlata a un sistema di punteggi. In pratica, chi produce vino potrà avere meno risorse per la promozione perché nel vino c’è l’alcol. Le proposte presentate all’interno del piano vedono comparare il rischio di insorgenza di tumori dovuti al fumo con i rischi derivati dal consumo di vino, senza distinguere tra l’abuso e il bere moderato e consapevole, con il possibile esito di colpire pesantemente un settore che solo in Italia conta su 1,3 milioni di addetti, miliardi di fatturato, e una supremazia mondiale delle esportazioni in termini di volume, oltre che una riconosciuta qualità che rappresenta la migliore immagine del nostro Paese nel mondo.
Ciò che sorprende è che non venga fatta alcuna distinzione tra l’abuso ed il consumo moderato di alcol, due approcci culturalmente ben differenti, e non si consideri – come affermato da decine di studi scientifici – che un calice di vino a pasto (tanto più se vino rosso) riduce il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari grazie ai polifenoli e al resveratrolo.
Il vino è un settore fiore all’occhiello del Made in Italy, la cui dinamicità sta producendo ricadute positive nelle economie dei nostri territori che la presa di posizione della Commissione straordinaria rischia di compromettere in quanto capace di trasmettere un messaggio non corretto rispetto al tema del consumo di alcol, non facendo distinzione – ad esempio – tra il vino e superalcolici, tra abuso e bere moderato e consapevole.
La Commissione Ue ha pubblicato, inoltre, il documento per l’accesso ai fondi di promozione dei prodotti agricoli per un budget di oltre 176 milioni di euro, inserendo tra i criteri di accesso alle risorse l’allineamento al piano comunitario di lotta al cancro. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel piano d’azione di lotta contro l’alcol, prevede misure analoghe, con l’obiettivo di ridurre del 20% il consumo di alcol entro il 2030. A tutto questo si aggiunge il Piano di lavoro 2022 sulla promozione in agricoltura, approvato dalla Commissione Ue, e che attribuisce punteggi ai progetti in base alle indicazioni del piano anticancro. Alla luce di queste novità, se nel frattempo non saranno apportate modifiche, i produttori di vino (ma anche di salumi, carni rosse, etc.) si vedranno decurtare il punteggio di ammissione alle graduatorie dei bandi di promozione in ambito comunitario.
Il timore è che questo insieme di norme possa provocare un effetto negativo a valanga per il Made in Italy e per la promozione dei territori e del turismo enogastronomico.
Tenuto conto di queste riflessioni, lanciamo un appello a tutti i Parlamentari europei italiani di farsi promotori delle istanze dei nostri territori affinché le politiche di prevenzione contro il cancro e per la tutela della salute dei cittadini non si trasformino in battaglie ideologiche contro le produzioni tipiche italiane.
Sono a rischio tanti posti di lavoro in un settore che vale, secondo l’Osservatorio sul Turismo del Vino, oltre 2,5 miliardi di euro di fatturato (dato pre-pandemia); se consideriamo i danni provocati dal virus al settore turistico, ecco che questi provvedimenti potrebbero penalizzare ancora di più i nostri territori dove le produzioni tipiche non sono certo “attentati alla salute pubblica”, ma espressioni di una cultura e di una economia secolari.
Pertanto, auspichiamo che vengano rivisti i criteri ed i parametri in base ai quali è stata redatta questa relazione, ricordando che da più fronti è stato chiesto che venga considerato il parere della comunità scientifica che già in precedenza aveva duramente criticato la tesi, oggetto della relazione Beca, secondo cui non esisterebbe un livello sicuro di consumo di alcol definendola la lacunosa e difettosa.
Analogo appello lo rivolgiamo al ministro per le Politiche agricole, affinché il Governo italiano faccia sentire la propria voce su questo argomento a difesa del Made in Italy enogastronomico, del suo valore sociale, economico, culturale che, tra l’altro, il mondo ci invidia.

ANGELO RADICA
Presidente Associazione Città del Vino

MICHELE SONNESSA
Presidente Associazione Città dell’Olio

NICOLA D’AURIA
Presidente Movimento Turismo del Vino

DONATO TAURINO
Presidente Movimento Turismo dell’Olio

PAOLO MORBIDONI
Presidente Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori

SEBASTIANO DE CORATO
Unione Italiana Vini

Ma come sarà la vendemmia 2021 in Fvg? È in arrivo il check-up di Assoenologi

(g.l.) Non abbondante nè tantomeno precoce, però di qualità. Così si presenta, secondo le prime indicazioni, la vendemmia 2021 in Friuli Venezia Giulia. Ma la “fotografia” più attinente alla realtà è quella che uscirà il 25 agosto dall’annuale resoconto di Assoenologi Fvg che sarà presentato nel corso della riunione prevendemmiale che si terrà, alle 18, a Villa Nachini Cabassi, in piazza XXVII Maggio, a Corno di Rosazzo, dove ha sede anche il Consorzio tutela vini Doc Friuli Colli orientali e Ramandolo. L’incontro, che richiama sempre una folta partecipazione, sarà moderato da Claudio Fabbro e dopo il saluto del presidente Rodolfo Rizzi, che farà anche brevemente il punto sull’attività della sezione regionale dei tecnici della vite e del vino, seguiranno le relazioni di tre esperti molto apprezzati: il meteorologo Marco Virgilio (Andamento meteorologico primavera-estate), l’agronomo Giovanni Bigot (Sanità e potenziale qualitativo delle uve) e il professor Emilio Celotti dell’Università di Udine (Vendemmia, vinificare nel rispetto della qualità). Sono annunciati anche alcuni interventi molto qualificati: Stefano Zannier, assessore all’Agricoltura della Regione Fvg,; Stefano Zanette, presidente della Doc Prosecco; Albino Armani, presidente della Doc delle Venezie; Riccardo Cotarella, presidente nazionale di Assoenologi, con il direttore Paolo Brogioni.

Riccardo Cotarella

Rodolfo Rizzi

Un vero summit, insomma, dal quale si attende la parola definitiva su quella che sarà la ormai vicina vendemmia, soprattutto per quanto riguarda tempi, qualità e quantità. Non senza un occhio rivolto alle prospettive di mercato di un settore che ha sofferto notevolmente gli effetti dell’emergenza sanitaria, soprattutto a causa del blocco pressoché totale e per diversi, lunghissimi mesi del canale Horeca, quello cioè della ristorazione. Un vero e proprio check-up sul Vigneto Fvg da questa Prevendemmiale 2021, anche se va detto che alcune considerazioni sull’annata vitivinicola sono già emerse nelle scorse settimane con il report confezionato a livello nazionale dalla stessa Assoenologi assieme all’Ismea e all’Unione italiana vini. Così, per quanto riguarda la nostra regione, si osserva che «un autunno secco e un inverno particolarmente piovoso, associato a straordinarie nevicate in montagna, ha sicuramente influito sul ritardo vegetativo della vite che quest’anno è iniziata verso metà aprile». Nello stesso mese ecco una gelata tardiva – fortunatamente non così grave come quella del 21 aprile di quattro anni fa – che ha causato «alcuni isolati danni nei fondivalle e nelle zone limitrofe ai corsi d’acqua. I problemi sono stati molto contenuti in quanto la vegetazione era appena sviluppata su varietà precoci come Glera e Chardonnay». L’analisi a “tre voci” prosegue rilevando poi che «ai primi di giugno è iniziata la fioritura e grazie a condizioni climatiche favorevoli si è svolta nel migliore dei modi. Nelle fasi di accrescimento dei grappoli si sono registrati limitati attacchi di peronospora soprattutto in vigneti poco aerati, nel complesso comunque lo stato sanitario non genera preoccupazioni». Successivamente il clima caldo e ventilato, accompagnato da fronti anticiclonici africani – esattamente il contrario di quanto era avvenuto in primavera, molto piovosa e fredda soprattutto in maggio -, ha causato qualche problema di siccità in collina e la necessita di intervenire, dove era possibile, con l’irrigazione di soccorso. Purtroppo, sono da ricordare importanti fenomeni temporaleschi, accompagnati anche da grandinate eccezionali che si sono abbattute su certe zone con particolare violenza.
Quest’anno, come già accaduto nel 2020 si dovrà tenere conto, anche durante questo incontro prevendemmiale, della ancora delicata situazione sanitaria legata al Covid-19. Proprio per questa ragione, ed in accordo con le più recenti disposizioni normative, oltre ad essere richiesta una prenotazione, sarà necessario esibire il Green Pass all’ingresso.

Per prenotazione inviare una mail a:
segreteria.assoenologifvg@outlook.com
assoenologi.fvg@gmail.com

Turismo enogastronomico, un Tavolo per puntare alla ripresa post-pandemica

(g.l.) Ora c’è, a livello nazionale, anche il Tavolo del Turismo enogastronomico. Un percorso partito con il “Patto di Spello”, siglato sei mesi fa. Un accordo che ha visto per la prima volta le più importanti organizzazioni del settore mettere a punto un piano condiviso con l’obiettivo di superare il terribile momento di crisi e, soprattutto, di preparare nel migliore dei modi la ripartenza post-pandemica. Un obiettivo cui si guarda con grande impazienza anche nel Friuli Venezia Giulia, perché anche qui l’emergenza sanitaria e i provvedimenti adottati per contenerla hanno causato gravissimi danni alla ristorazione e al mercato vitivinicolo che vi è strettamente collegato.
Associazione Città del Vino, Associazione Città dell’Olio, Movimento Turismo del Vino, Turismo dell’Olio, Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori, nonché Unione Italiana Vini: sono queste le realtà che compongono una squadra che rappresenta uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy, quel turismo enogastronomico che costituisce non solo un fondamentale volano economico ma anche un elemento di identità, un quid plus di storia, cultura e tradizione che il mondo ci invidia e che fa del nostro Paese una delle mete più ambite per i turisti di ogni latitudine. Un comparto, appunto, drammaticamente segnato dagli effetti del Covid-19, ma che mostra una fortissima voglia di ripresa. Che, ovviamente, non poteva prescindere da un’idea di unità tra gli attori principali del settore, prima, e da un confronto con le istituzioni ora.
Ed è esattamente quanto accaduto quando, a seguito dell’invio di un documento congiunto, le sei organizzazioni hanno ottenuto un incontro con Gian Marco Centinaio, sottosegretario di Stato per le Politiche agricole e forestali, nel corso del quale è stato costituito ufficialmente il Tavolo del Turismo enogastronomico.  Si è trattato di un confronto sereno e costruttivo – hanno sottolineato tutti i componenti del Tavolo – che ha offerto l’opportunità di illustrare la situazione del comparto ma, soprattutto, di richiedere un coinvolgimento attivo nell’attuazione delle politiche relative al “Piano nazionale di ripresa e resilienza” e nella concertazione delle strategie indispensabili per affrontare nel migliore dei modi la fase post-crisi. Un incontro che conferma e dà un primo seguito alle linee guida tracciate dal premier Mario Draghi, il quale ha sottolineato l’importanza del turismo per Italia, la sua necessaria ripartenza e la funzione strategica della Carta verde.
Una richiesta precisa dunque quella rivolta a Centinaio da parte dei componenti del Tavolo: «Siamo una realtà composita che ha superato gli interessi singoli a favore di un comune intento derivante dalla consapevolezza del complesso universo che rappresentiamo. Il nostro settore è strategico e chiediamo di essere considerati un interlocutore privilegiato che possa contribuire alla maggiore sintonia tra privato e pubblico. Ci auguriamo di poter avviare una consultazione permanente con i referenti istituzionale con cui poterci confrontare e ai quali fornire supporto es esperienza».
Apprezzamento per l’iniziativa e per la rapidità della stessa da parte dell’esponente del Governo. Il sottosegretario ha sottolineato l’assoluto bisogno di concretezza e la necessità di accelerare le azioni, anche in vista dell’imminente stagione turistica estiva: occorre trasferire al Ministero di via XX Settembre la necessità di considerare la voce del Turismo enogastronomico come fondamentale. Sì, dunque, alla creazione del Tavolo permanente con partecipazione attiva delle istituzioni. L’ex ministro dell’Agricoltura ha anche sottolineato l’importanza di dare seguito alla richiesta di attuazione della legge sull’oleoturismo.
Tanti, dunque, i temi sul tavolo: dall’attuazione della legge sull’oleoturismo alla promozione alla digitalizzazione, dalle infrastrutture alla formazione professionale, dalla tutela ambientale alla comunicazione, passando per un portale nazionale dedicato e la creazione di un protocollo sulla cura e manutenzione del paesaggio, l’ideazione di una segnaletica puntuale, la rivalutazione dei nostri bellissimi borghi.
«Gli argomenti trattati sono stati moltissimi e tutti di grande interesse – hanno concluso i componenti del Tavolo del Turismo enogastronomico -, ma per noi è stato fondamentale il fatto di aver sentito vicino il Governo che ha evidentemente compreso il nostro ruolo che in questo momento è quello di rappresentare milioni di Italiani e un sistema variegato fatto di artigiani del gusto, di imprenditori, di agricoltori, di Comuni, di ristoratori e albergatori. Il turismo e l’enogastronomia, soprattutto quando si uniscono in questo straordinario binomio, sono la spina dorsale del nostro Paese, il motore che ci farà ripartire, il biglietto da visita che fa dell’Italia un unico assoluto».

I componenti del Tavolo

Nicola D’Auria, presidente Movimento Turismo del Vino

«Come Movimento Turismo del Vino, un’Associazione nata nel 1993 dall’intuizione di un gruppo di vignaioli e oggi ente non profit con oltre 800 cantine socie fra le più prestigiose d’Italia, il nostro preciso obiettivo è quello di promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione, con la conoscenza diretta dell’attività vitivinicola e il contatto ravvicinato con chi il vino lo fa da decenni, spesso di generazione in generazione. Solo qualche numero: 2,65 miliardi di euro di fatturato e 15 milioni di enoturisti stimati secondo il 16° Rapporto sul Turismo del Vino, numeri che esprimono concetto di enoturismo in Italia.Ecco perché siamo fortemente convinti che il binomio vino e turismo sia uno degli asset sui quali costruire la tanto attesa ripartenza del nostro Paese, vale a dire del comparto turistico, dell’economia rurale e dell’economia in generale e siamo quindi davvero soddisfatti della sinergia raggiunta con le altre organizzazioni e dall’apprezzamento della nostra iniziativa da parte del sottosegretario Gian Marco Centinaio che ringraziamo per la positiva adesione».

Floriano Zambon, presidente Associazione Città del Vino

«L’incontro con il sottosegretario Centinaio è stato molto positivo, con l’accoglimento della nostra richiesta di sedere al tavolo della concertazione sui temi del mondo del vino e dell’enoturismo. Dobbiamo metterci subito l lavoro perché i tempi stringono: le aperture previste dal Governo nei prossimi giorni fanno presagire una ripresa delle attività economiche legate al turismo enogastronomico che dobbiamo assecondare. I territori del vino sono pronti, occorre dare loro strumenti adeguati e la formazione di cui c’è bisogno».

Sebastiano de Corato, consigliere responsabile Tavolo enoturismo per Unione Italiana Vini

«Come Unione Italiana Vini siamo molto contenti di essere entrati a far parte del “Patto di Spello” mettendo a disposizione di questo gruppo di lavoro la nostra struttura ed esperienza nella collaborazione e interazione con il decisore pubblico e in particolare con il ministero dell’Agricoltura sui temi di interesse del settore. L’enoturismo è un settore di attività complementare per le aziende vinicole, ma si è molto sviluppato negli ultimi 20 anni diventando significativa fonte di ricavi, valorizzazione delle produzioni e sviluppo dei territori ed è ormai diventato un pilastro fondamentale in particolare nella prospettiva della ripartenza delle attività turistiche. Abbiamo con grande piacere l’attenzione e l’impegno del governo sul tema e insieme siamo pronti a dare il nostro contributo».

Donato Taurino, presidente Movimento Turismo dell’Olio

«L’anno che ci aspetta sarà ancora colmo di incertezze, pertanto bisogna necessariamente sfruttare questo periodo per programmare il futuro. Per noi è stato un anno di nascita, il Movimento Turismo dell’Olio è un Consorzio di soli due mesi di vita, ma con 20 anni di esperienza alle spalle ereditata dai consorziati regionali e già sta crescendo con l’ingresso di nuove regioni. Una volontà di fare sistema che esprime decisamente un desiderio di ripresa organizzata e programmata, a partire dal turismo. Il turismo enogastronomico che rappresenta uno dei principali motivi di scelta di viaggio nel nostro bel Paese. Frantoi ipogei, ulivi secolari e la grande varietà delle nostre 535 cultivar attraggono sempre più gli appassionati dai diversi angoli del pianeta. Un pianeta che, purtroppo, è stato violentato dalla mano dell’uomo, ma non dagli agricoltori che oggi rappresentano le sentinelle dei territori da difendere per un futuro migliore per i nostri figli. C’è molto da fare, a partire dall’attuazione della legge sull’oleoturismo, legge che ci consentirà di svolgere pienamente il compito che ci siamo dati. Le nostre Aziende vanno formate, aggiornate e sostenute. Il sottosegretario Gian Marco Centinaio ci ha rassicurato sul suo interessamento per verificare l’iter dell’approvazione».

Michele Sonnessa, presidente Associazione Città dell’Olio

«Esprimo grande soddisfazione per l’esito di questo incontro odierno e la costituzione del Tavolo del Turismo enogastronomico. Le Città dell’Olio sono orgogliose di essere tra le prestigiose organizzazioni che hanno dato vita al “Patto di Spello”. Una squadra unita nel perseguire l’obiettivo comune di promuovere la ripartenza del turismo enogastronomico, settore trainante dell’economia italiana e asset fondamentale del Made in Italy, che in questo periodo ha subito una pesante battuta di arresto. Come Città dell’Olio confermiamo la volontà di mettere a disposizione il nostro impegno più che ventennale nella promozione della cultura dell’olio e nella valorizzazione del paesaggio olivicolo e tutto l’investimento che su attività a sostegno del turismo dell’olio stiamo mettendo in campo. I 375 territori a vocazione olivicola che rappresentiamo sono pronti a raccogliere la sfida dell’approvazione dei decreti attuativi della legge sull’oleoturismo, che non è più rimandabile. E’ tempo di fare scelte concrete a partire dall’avvio di una concertazione seria che non potrà non tener conto della voce degli operatori del settore che in questi mesi hanno continuato a resistere nonostante le difficoltà».

Paolo Morbidoni, presidente della Federazione Italiana delle Strade del Vino dell’Olio e dei Sapori

«Sono molto contento che l’idea che era alla base del “Patto di Spello” stipulato lo scorso novembre tra le nostre associazioni e cioè lavorare insieme su progetti strategici per il paese ed essere protagonisti di una interlocuzione costante con gli organi decisori sia a livello di governo che regionali, stia cominciando a dare frutti importanti. Il sottosegretario Centinaio è molto in sintonia con questa visione e il Tavolo operativo che si costituirà può rappresentare davvero il luogo virtuoso della relazione e della governance, come mai avvenuto in passato».

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In copertina, una bella immagine della viticoltura collinare in Friuli Venezia Giulia dove l’enoturismo riveste grande interesse.

Un’ottima vendemmia (in Fvg -9%), ma pesa l’emergenza sanitaria

di Gi Elle

Mentre sulle tavole degli italiani arriva il vino novello – si tratta, secondo i dati Coldiretti, di 3,5 milioni di bottiglie alle quale è stato dato il via venerdì 30 ottobre, con tre settimane di anticipo rispetto al più famoso Beaujolais noveau, che invece esce dalle cantine, secondo consolidata tradizione, il terzo giovedì di novembre – si tirano le somme sulla vendemmia 2020 che in Italia si è rivelata ottima nella qualità e misurata nella quantità. E questo non è certamente un male, considerato il momento difficile. “Un verdetto della natura – osservano Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini – favorevole rispetto alla congiuntura economica mondiale, che consegna una raccolta molto promettente anche per il futuro commerciale del principale produttore mondiale di vino al mondo”. Ma che contrasta con l’anno sfortunatissimo che stiamo vivendo – bisestile sotto tutti i punti vista! – a causa dell’emergenza sanitaria e dei gravissimi danni inferti da Coronavirus, o Covid che dir si voglia, a tutti i settori produttivi, non ultimo quello del vino che ora subisce anche i pesanti effetti dell’ultimo Dpcm con cui si vietano fiere, sagre e rassegne, limitando l’attività di bar, osterie, enoteche e ristoranti con la loro chiusura anticipata alle sei di sera. In questo quadro, il Vigneto Fvg si colloca meglio di quanto indicavano le previsioni pre-raccolta, tanto che nelle botti sta fermentando un prodotto sceso di poco meno del 10 per cento ma di sicura qualità.

Rodolfo Rizzi e Riccardo Cottarella.

Il responso definitivo della vendemmia italiana 2020, elaborato appunto da Assoenologi – sulla base delle rilevazioni delle sezioni regionali, come quella del Friuli Venezia Giulia guidata da Rodolfo Rizzi -, Ismea e Unione Italiana Vini, rileva una produzione complessiva di vino e mosto di 46,6 milioni di ettolitri, con una flessione del 2% rispetto ai 47,5 milioni di ettolitri del 2019. Una stima che registra un lieve calo anche rispetto alle prime stime di settembre (-1%, a 47,2 milioni; dato ripreso da Oiv per il nostro Paese e diffuso per le previsioni mondiali) dovuto a minori rese sia in campo che in cantina, ma che vede crescere l’asticella della qualità, con uno standard che grazie al meteo si è elevato di settimana in settimana, con punte di eccellenza in quasi tutto il Paese anche dopo le piogge di fine settembre. La geografia della raccolta, perfetta anche dal punto di vista dello stato fitosanitario delle uve, segna la contrazione maggiore per le regioni del Centro e Sud Italia, a partire dalla Toscana (-21%) fino alla Sicilia (-20), all’Umbria e al Lazio (-10). In controtendenza la Sardegna (+20%). In equilibrio il Veneto (+1%), che con 11 milioni di quintali di vino previsti mantiene il primato produttivo nazionale, seguito dalla Puglia, in calo dell’8% e dall’Emilia Romagna (+10%). In crescita, in un contesto generale che si posiziona sotto la media quantitativa dell’ultimo quinquennio, anche importanti regioni produttive come Abruzzo (+6%), Trentino Alto Adige (+5%), Lombardia (+10%) e Marche (+5%), mentre, come si diceva, cala di 9 punti il Vigneto Fvg.

“La vendemmia 2020 – ha osservato il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella – ci ha regalato uve di altissima qualità grazie anche a un leggero decremento della quantità. D’altronde, come è noto, da sempre riteniamo che l’unico elemento che possa dar valore al vino italiano, oltre alla nostra immensa biodiversità, sia la qualità intrinseca dei nostri vini. Il record mondiale della quantità prodotta non è ritenuto da noi elemento qualificante sia per la forma che per la sostanza. Data anche la situazione pandemica sono certo che l’ottima qualità saprà essere il valore aggiunto di una vendemmia che, per gli aspetti legati proprio all’emergenza sanitaria, è stata vissuta anche con quel senso di preoccupazione che ormai ci attanaglia da mesi. Un senso di preoccupazione che non deve però intaccare il sentimento di speranza e la voglia di superare questo drammatico momento. Da presidente di Assoenologi, ma anche da uomo e imprenditore del settore, mi sento di rinnovare, oggi più che mai, l’appello a tutta la filiera del nostro comparto, a moltiplicare gli sforzi e far sì che questa vendemmia possa essere tradotta in grandi vini”.

“Le cantine italiane stanno affrontando le difficoltà derivanti dalla pandemia con grande dinamismo e spirito di adattamento – gli ha fatto eco Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea -. Sono sempre di più le imprese che hanno operato un processo di diversificazione dei canali distributivi, riuscendo a collocare i prodotti anche nel momento di blocco totale del canale Horeca. In questa difficile congiuntura è stata soprattutto la Gdo a mitigare le perdite del comparto sul mercato italiano, in virtù del buon andamento degli acquisti durante i primi 9 mesi del 2020 (+7% in valore con punte dell’11% per il segmento della spumantistica). Ma l’emergenza sanitaria, come rivela un’indagine Ismea in corso di realizzazione, ha impresso anche una forte accelerazione nella digitalizzazione del settore vinicolo, tramite un più diffuso ricorso all’e-commerce e a nuove modalità di vendita e interazione con il cliente finale. Anche sul fronte dell’export, nonostante il tonfo registrato a maggio, la riduzione dei flussi in valore si è limitata nei primi 7 mesi dell’anno a un meno 3,2%, registrando addirittura un piccolo spunto di crescita nel mese di luglio (+1,1%)”.

Infine, per il presidente di Unione Italiana Vini, Ernesto Abbona, “la natura è riuscita a esprimere in un anno di estrema difficoltà una vendemmia ovunque molto equilibrata e, in molte aree, certamente, da ricordare. L’ottima qualità, unita alla giusta quantità, saranno di aiuto per le aziende in questa particolare congiuntura economica. I volumi, sensibilmente più bassi (-2%) della media dell’ultimo quinquennio, consentiranno di contenere le tensioni del mercato interno determinate dalle rinnovate restrizioni imposte dalle ultime misure governative e, sul fronte internazionale, dalla dilagante emergenza sanitaria globale. Il contesto è senz’altro difficile – ha concluso Abbona –, ma c’è la consapevolezza che, appena ci saranno le condizioni, il settore sarà in grado di ripartire come ha sempre fatto negli ultimi anni. Al governo chiediamo cautela e attenzione nel gestire le misure di emergenza sanitaria. In questa fase servono ascolto e condivisione, equità nei trattamenti e tempi certi per i ristori economici annunciati dal Governo. Inoltre, ci auguriamo che si avvii rapidamente una fase di progettazione dei piani promozione istituzionale del made in Italy agroalimentare e del vino per la prossima annualità, al fine di rilanciare l’immagine del nostro settore nei principali mercati internazionali”.

Vigne dopo la raccolta in Friuli.

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In copertina, mascherine anche per i vendemmiatori in quest’annata dominata dalla pandemia.

La vendemmia secondo Assoenologi Fvg: -15% però di grande qualità

di Giuseppe Longo

CORNO DI ROSAZZO – Da alcuni giorni, in qualche area del Friuli Venezia Giulia, sono scattate le operazioni di vendemmia, indirizzate soprattutto alla raccolta di uve destinate alla spumantizzazione. Ma per le operazioni in grande stile bisognerà aspettare ancora, anche alcune settimane – dipende dalle zone -, al fine di consentire una ottimale maturazione dei grappoli che finora è avvenuta regolarmente, lasciando intendere che se le condizioni climatiche rimarranno favorevoli i vini targati 2020 saranno di grande qualità. Di meno, però, di circa un 15 per cento rispetto alla media, ma questo alla luce della realtà che ci circonda in quest’annata veramente bisestile, i cui ritmi sono stati dettati dal Coronavirus, è “salutare”, considerate le giacenze presenti nelle cantine, a causa del mercato stoppato per tre mesi, e anche di più, dall’emergenza sanitaria. E’ questa, infatti, la “fotografia” che emerge dalla Prevendemmiale che Assoenologi ha organizzato a villa Nachini Cabassi a Corno di Rosazzo, dove ha sede anche il Consorzio tutela dei vini Doc Friuli Colli orientali e Ramandolo, rappresentato dal suo presidente Paolo Valle.

Rodolfo Rizzi con Paolo Brogioni.


Un incontro che si è onorato della presenza di Paolo Brogioni, direttore generale dell’associazione dei tecnici della vite e del vino guidata da Riccardo Cotarella, il quale tirando le somme dell’annuale summit agostano – sala piena, ma con uditorio opportunamente distanziato, e tre ore intense di relazioni, senza distrazioni da parte di nessuno – ha concordato sulla validità di questa vendemmia, osservando che «siamo in presenza di un’annata con grandi potenzialità, con una sanità delle uve in perfetto equilibrio». Ma nel contempo dobbiamo fare i conti con «grandi criticità del sistema produttivo che vivo costantemente assieme al presidente Cotarella ai tavoli ministeriali e che denunciano grosse difformità fra regioni». Ed ecco il “punctum dolens”: «In cantina abbiamo quasi un’annata intera di stoccaggio, considerato che alla fine questo sfortunato 2020 sarà un anno di nove mesi e non di dodici». E’ evidente che peserà gravemente nel bilancio finale la tremenda e indimenticabile “finestra” trimestrale del lockdown. Cosa che si riverbererà anche sulla tenuta dei prezzi che, «al momento, appare critica, ma non non possiamo sapere cosa potrà avvenire a vendemmia inoltrata». Per cui sarà fondamentale che le politiche di settore s’intreccino con un’idonea promozione al fine di sostenere un comparto che ha sofferto parecchio, e continua ancora, a causa di quell’insidia chiamata Covid-19. “Ci troviamo davanti insomma – ha aggiunto Brogioni – a una grande sfida che va affrontata con adeguati sostegni”. Il direttore di Assoenologi ha concluso annunciando che a livello nazionale i dati ufficiali sulle previsioni della vendemmia nel Vigneto Italia saranno resi noti giovedì 3 settembre, alle 11, nel corso di una conferenza stampa online alla quale parteciperà anche il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, e che, come sempre, è stata organizzata da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini. «E quella sarà l’occasione buona – ha osservato – per esporre al Governo i problemi che gravano sul comparto vitivinicolo».

Claudio Fabbro


I lavori erano stati aperti dal saluto del presidente sezionale di Assoenologi, Rodolfo Rizzi, che ha immediatamente ceduto il microfono a Claudio Fabbro, il quale, fatta una premessa “storica” sulle ultime annate, ricordando in particolare quelle funestate da grandine, gelate tardive o siccità, ha condotto l’intensa seduta prevendemmiale avvenuta nella cornice di un edificio prestigioso che conta esattamente tre secoli di vita. Lavori scanditi dagli interventi, seguitissimi, di tecnici “amici” di lunga data della categoria: il meteorologo Marco Virgilio (Andamento meteorologico primavera-estate), l’agronomo Giovanni Bigot (Sanità e potenziale qualitativo delle uve) e il docente dell’Università di Udine Emilio Celotti (Vendemmia, vinificare nel rispetto della qualità).

Relatori e ospiti al convegno.

IL METEOROLOGO – Marco Virgilio ha fatto un’accurata disamina del periodo che ha interessato la ripresa vegetativa della vite e le successive fasi evolutive e che, tutto sommato, non ha registrato grandi criticità, sebbene a primavera fosse corso un brivido sulla schiena non solo dei frutticoltori ma anche dei vignaioli friulani, essendoci stato un “abbozzo” di gelo tardivo, per fortuna però quando le gemme, anche delle varietà più precoci, non si erano ancora dispiegate. Quindi una primavera piovosa e di basse temperature che però, alla fine, non hanno condizionato la fioritura che quindi è avvenuta abbastanza regolarmente. L’andamento meteo successivo non ha registrato punte di caldo eccessivo che si erano lamentate anche in annate recenti, essendo arrivato appena in agosto il temuto anticiclone africano che ormai non dovrebbe creare problemi di sorta, ma che lascerà spazio a quelle notti fresche che tanto bene fanno alla fase finale della maturazione dei grappoli, arricchendone il corredo aromatico. La grandine, se non in aree fortunatamente abbastanza limitate (da ricordare quella di Ramandolo del 29 giugno), ha risparmiato il Vigneto Fvg, per cui in complesso l’annata dal punto di vista climatico si presenta abbastanza equilibrata.

Marco Virgilio

L’AGRONOMO – Giovanni Bigot ha offerto una vera e propria “radiografia” dello stato sanitario delle uve che quest’anno non presenta problemi particolari, essendosi evitate anche le scottature dei grappoli causati da quelle temute ondate di calore che a 38 gradi portano gli acini a sfiorare i 40(!). I maggiori danni, comunque contenuti, sono stati causati dalla peronospora, storica avversità fungina della vite, soprattutto su varietà sensibilissime come il Merlot. Soffermandosi poi soprattutto sulle fasi dell’invaiatura e della maturazione, l’esperto ha fatto un’analisi della Superficie fogliare esposta, cioè la “chioma efficiente”, rilevando come questa si riveli la “chiave” della qualità se abbinata a una ridotta produzione. Che, come dicevamo, indica un calo medio del 15,4 per cento. «Un minor stress idrico assieme ad una vigoria maggiore – ha osservato – hanno contribuito ad un aumento del peso medio dell’acino, con conseguente aumento della compattezza dei grappoli». Quindi, un «potenziale qualitativo elevato», garantito da una “sanità delle uve che si presenta ottimale», anche grazie all’equilibrato approvvigionamento idrico. Bigot ha anche osservato che «l’età media dei vigneti si è leggermente ridotta, in quanto gli impianti nuovi prevalgono su quelli vecchi», mentre «sulla biodiversità c’è ancora molto lavoro da fare per determinarla in modo attendibile».

Giovanni Bigot

IL DOCENTE – Emilio Celotti ha tirato le somme delle relazioni del meteorologo e dell’agronomo, essendosi occupato della fase successiva alla conduzione della vigna con importanti spunti sulla vendemmia, come detto al via per le basi spumante, e sulle operazioni in cantina. Ha fatto il punto sui fattori che sono alla chiave del successo del futuro vino, e quindi carica enzimatica, fenomeni ossidativi e riduttivi, ruolo di tannini e lieviti, acido ascorbico e anidride solforosa. Insomma, quanto oggi porta ad ottenere un «vino che non è più un alimento come un tempo, bensì una fonte di emozioni sensoriali”. Ed è proprio qui che è fondamentale l’azione dell’enologo, il quale deve sapientemente «gestire l’orchestra aromatica». Anticipando le linee che nei prossimi anni intende seguire l’Ateneo friulano, Celotti ha osservato che “sviluppare nuove tecnologie sostenibili a basso impatto è possibile, ma con gradualità e su basi scientifiche», assicurando che c’è l’impegno a «intensificare la collaborazione con il territorio», attraverso un proficuo dialogo fra i due “attori”, teorico e pratico, vale a dire lo studioso e il viticoltore-cantiniere. Il docente ha infine fatto cenno alle «tecnologie innovative, sviluppate dall’Università di Udine, applicate alla valorizzazione qualitativa del Sauvignon e delle varietà aromatiche e alla riduzione degli input in vinificazione».

Emilio Celotti

Presenti anche Michele Pavan  e Michele Pace Perusini, rispettivamente leader regionale della Coldiretti e responsabile del settore vitivinicolo di Confagricoltura Fvg, dopo brevi cenni di saluto e di apprezzamento al lavoro degli enologi, da parte di Paolo Tonello per l’Ersa Fvg (anche a nome dell’assessore Stefano Zannier) e di Franco Iacop, che ha portato l’adesione e l’appoggio del Consiglio regionale Fvg, osservando come «qualità e competenza siano le premesse per ottenere i prodotti di eccellenza che ci hanno proiettato con successo sul mercato mondiale», il presidente Rizzi ha tratto le conclusioni della ricca analisi prevendemmiale ricordando «l’enorme responsabilità dell’enologo di fronte a 1 milione 700 mila ettolitri di vino» e come il «mercato chieda sempre di più qualità». Ha fatto cenno al Prosecco, che ormai è un «brand mondiale» e al Pinot grigio, che ha dinanzi «un grande futuro”. Ma anche alla Ribolla gialla, «varietà da lanciare e sostenere», anche se non ha nascosto possibili «rischi d’impresa”. Tuttavia, ha aggiunto, «non possiamo rinunciare alle piccole varietà autoctone» che sono una vetrina del prestigio del Vigneto Fvg, il quale deve «trovare la forza e gli stimoli per andare avanti uscendo da questa delicata situazione. E proprio per questo – ha concluso Rodolfo Rizzi – abbiamo indetto questa Prevendemmiale, perché crediamo nel futuro. Il settore saprà sicuramente risollevarsi, assicurando nuove e meritate soddisfazioni a chi vi opera con passione, competenza, ma anche sacrificio».

Infine,  immagini della sala.

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In copertina, grappoli di Sauvignon ormai in perfetta maturazione pronti per la vendemmia.

(Foto Pholife.it e Claudio Fabbro)

Vendemmia al via. E anche in Fvg avviene tra luci e ombre

di Gi Elle

Proprio in questi giorni è fissato il via alla vendemmia in Friuli Venezia Giulia: una raccolta concentrata, per ora, soprattutto nella Destra Tagliamento, dove è molto attiva la cooperazione. Ma come si presenta quest’annata tutta particolare – di luci (ottima qualità, anche se quantitativi leggermente contenuti) e ombre (problemi di mercato) -, essendo anche il settore vitivinicolo rimasto pesantemente condizionato dall’emergenza sanitaria? Un quadro preciso e dettagliato emergerà oggi durante l’annunciato incontro che Assoenologi del Friuli Venezia Giulia ha indetto come ogni anno in questo periodo. La Prevendemmiale 2020 si terrà pertanto alle 18.30, a villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo. I lavori, moderati da Claudio Fabbro, saranno aperti da Rodolfo Rizzi, presidente della sezione Fvg dei tecnici della vite e del vino. Quindi sarà la volta dei relatori: il meteorologo Marco Virgilio (Andamento meteoorologico Primavera-Estate), l’agronomo Giovanni Bigot (Sanità e potenziale qualitativo delle uve) e il docente dell’Università di Udine Emilio Celotti (Vendemmia, vinificare nel rispetto della qualità). L’incontro dovrà ovviamente rispettare le ormai consuete prescrizioni anti-Covid e per la prenotazione gli interessati dovranno inviare una mail a segreteria.assoenologifvg@outlook.com

Quello di oggi sarà dunque il quadro che emergerà sul Vigneto Fvg, mentre a livello nazionale i dati ufficiali della vendemmia saranno resi noti appena giovedì 3 settembre, alle 11, nel corso di una conferenza stampa online alla quale parteciperà anche il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, e che, come sempre, è stata organizzata da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini. Nell’attesa, sono state fornite le prime indicazioni, osservando che “si annuncia una vendemmia buona sotto il profilo qualiquantitativo un po’ in tutto il Paese, ma rimane la preoccupazione dei produttori sul fronte prezzi e tenuta dei mercati”. Si conferma, infatti, “un contesto congiunturale difficile dove è necessario lavorare per recuperare gli spazi di crescita che si profilano all’orizzonte. Il settore vino vive un momento decisivo di una stagione complessa: se infatti sul piano climatico e vegetativo al momento si prevede una vendemmia interessante, con uve sane e un ciclo vegetativo che prospetta, a livello nazionale, una raccolta leggermente anticipata, tra i produttori permane un sentiment di incertezza, a pesare la visione nel breve periodo relativa agli ordini provenienti sia dalla domanda interna che estera, mentre sono migliori le attese di un ritorno ai livelli economici pre-Covid nel giro dei prossimi anni”.

Riccardo Cotarella

“Una situazione generale – si sottolinea in un comunicato diffuso dall’Associazione degli enologi italiani, guidata da Riccardo Cotarella – che deve stimolare un rinnovato confronto tra Ministero e filiera per definire strumenti in grado di rilanciare la domanda, con nuove strategie di promozione concertate insieme alle aziende e alle organizzazioni rappresentative per riposizionare presenza e prestigio del vino italiano nel mondo. Servono azioni di rilancio che vadano oltre l’aiuto alla distillazione, il cui impatto sul calo delle giacenze – alla luce dell’esito del bando – sarà molto limitato, e le misure sulla riduzione delle rese, i cui effetti reali non si vedranno prima della conclusione delle operazioni vendemmiali e della presentazione delle dichiarazioni di produzione”.

“Sul fronte dell’andamento climatico – osserva infine la nota -, aprile e maggio hanno riportato temperature miti e piovosità scarsa, diversamente da giugno e in buona parte luglio in cui le condizioni termiche rilevate sono state lievemente inferiori alla norma, con piovosità abbondante e ondate di calore limitate agli
ultimi giorni del mese. Sul piano fitosanitario, i vigneti si presentano sani, con pochi focolai di infezioni a macchia di leopardo lungo la Penisola. Solo in alcune zone del Trentino e del Friuli la peronospora ha causato danni, anche se la situazione è sotto controllo, mentre l’oidio è stato rilevato con maggior presenza in Romagna, Toscana e Abruzzo”.

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In copertina, scatta l’ora della vendemmia anche in Fvg e, all’interno, uve bianche mature.

Anche il Vinitaly cede al Coronavirus: nel 2021 come chiesto dal Fvg

di Giuseppe Longo

Alla fine anche il Vinitaly ha dovuto cedere al Coronavirus. E così, come la generalità degli appuntamenti fieristici programmati per questi mesi, il prestigioso Salone enologico è stato rinviato al prossimo anno, quando celebrerà la 54ª edizione. Quindi, non più a metà giugno, come era nelle ottimistiche previsioni dell’Ente Fiera di Verona, bensì alla classica data di aprile, però del 2021. Una decisione evidentemente sofferta, ma che viene incontro alla pioggia – anzi un vero e proprio diluvio! – di richieste arrivate nella città scaligera da ogni parte d’Italia. E, come è noto, pure dalla nostra regione, dove prima a chiedere l’annullamento della manifestazione era stata Confagricoltura Fvg, seguita dai Consorzi Doc e Docg, in considerazione anche del fatto che già metà aziende dello stand collettivo Ersa si erano già ritirate. Tutti, infatti, avevano ritenuto troppo tardiva la data di giugno, non solo per i vigneti ormai in piena vegetazione, ma anche per la dubbia efficacia di un investimento promozionale così importante nel mezzo di una congiuntura ormai planetaria, che si è abbattuta come un uragano anche sul mondo del vino. Per la prima volta, dunque, nella propria storia, “anche Vinitaly – sottolinea amaramente Veronafiere in un comunicato – dovrà posticipare la sua 54ª edizione. Con essa sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati”.
Per il direttore generale, Giovanni Mantovani: «Il post-emergenza per noi si chiama rinascita, che fino all’ultimo abbiamo continuato a confidare potesse avvenire a giugno. Ma la crisi sanitaria si è, come evidente a tutti, decisamente inasprita e ciò che inizialmente sembrava possibile ora non lo è più. Vinitaly, in accordo con le organizzazioni di filiera, Vinitaly, Sol&Agrifood ed Enolitech si spostano quindi al prossimo anno. Per questo – conclude Mantovani –, oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa ieri dal Cda del Gruppo Veronafiere – riunitosi in convocazione straordinaria – d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative, e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.
«Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri, e la più recente propagazione dello stesso a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni Il consiglio di amministrazione, d’intento con la direzione generale e il management, ha deliberato oggi in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del Gruppo. Fra questi, la ridefinizione di obiettivi, strategie e investimenti per la messa in sicurezza dei prodotti, della propria clientela e del business dei settori correlati», ha sottolineato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese. «Occorre ricordare – ha aggiunto – che questa situazione complessa ha avuto un impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. Ad oggi, sono oltre 200 le manifestazioni sottoposte a revisione di calendario, con una perdita complessiva che sfiora i 6 miliardi di euro e 51.400 posti di lavoro a rischio, senza considerare l’indotto e la perdita di 39 miliardi di euro di export generati dalle rassegne internazionali per le Pmi europee».

«Se fino a qualche giorno fa, il rinvio a giugno poteva essere, in parte, condivisibile, con le disposizioni sulle nuove restrizioni conseguenti alla grave infezione del Covid-19, ora non lo è più. I tempi per uscire dalla pandemia si complicano e si allungano, quindi Confagricoltura chiede il rinvio dell’edizione annuale della Fiera al 2021 – aveva affermato infatti Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura della organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina -. I motivi sono molteplici. In primis, quello che ci spinge a formulare la richiesta è basato dalla necessità di tutelare i vignaioli. Partecipare a questo importante evento, infatti, richiede molte risorse economiche che dovrebbero essere finalizzate a un certo successo di vendite da realizzare a Verona. In queste condizioni, contrariamente a quanto sostenuto da altri, probabilmente, ciò non è più possibile e, dunque, la dispendiosa partecipazione si tramuterebbe in un’ulteriore perdita economica in un momento così complicato e difficile per tutte le nostre aziende».

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In copertina e all’interno immagini del megastand  Ersa al Vinitaly 2019.

(Foto Regione Fvg)

Saltano Clima-vigna e Ribolla. Resta Know Wine e Vinitaly slitta a giugno

di Gi Elle

Erano state appena confermate le date del Vinitaly 2020 che ieri, causa ovvia il Coronavirus, è arrivato improvvisamente il contrordine, con un posticipo di due mesi. Nel Vigneto Fvg invece – che peraltro ripone da sempre un altissimo interesse nel Salone enologico veronese -, dopo il rinvio al 22 marzo della degustazione già in calendario per domenica scorsa al Castello Canussio di Cividale, l’emergenza sanitaria ha fatto altre due “vittime” illustri per questi giorni, ancora nel settore vitivinicolo, a Buttrio e a Rosazzo. Mentre a Manzano è stata confermata l’iniziativa organizzata da Slow Food Friuli.

BUTTRIO – Il talk show in programma domani a Buttrio è stato depennato e rinviato a data da destinarsi. Come già annunciato, l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino delegazione del Friuli Venezia Giulia aveva organizzato, a Villa di Toppo Florio, la tavola rotonda “I cambiamenti climatici e le ripercussioni in vigna e cantina”, in collaborazione con l’assessorato comunale all’Agricoltura. E questo perché le Donne del Vino hanno fatto proprio il tema dell’ambiente e della sostenibilità ambientale nella pratica già da molti anni e il 2020 sarà l’anno consacrato a questo argomento in tutte le loro manifestazioni: Donne, Vino e Ambiente è infatti il leitmotiv scelto non solo per la Festa delle Donne del Vino, che si tiene fino al 14 marzo in tutt’Italia, ma è il filo conduttore dell’operatività di quest’anno.

ROSAZZOCancellato per ora anche il convegno “Ribolla gialla di Rosazzo tra qualità, territorio e futuro” in programma per sabato mattina nell’abbazia rosacense, per iniziativa del Comune di Manzano. Ce l’ha anticipato l’assessore Daniele Macorig, al quale sarebbe spettato il compito di coordinare i lavori che vedevano in scaletta diversi qualificati relatori, i cui interventi dovevano essere coronati dalle parole dell’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier. Il convegno non sarà annullato bensì rinviato, pure questo, a data da destinarsi. L’argomento, infatti, è molto interessante per cui merita d’essere approfondito quando l’emergenza si sarà finalmente esaurita.

MANZANO – Confermato, invece, Know Wine sabato prossimo a Manzano: un assaggio speciale, alla scoperta di vini diversi dalle “solite etichette” e di assoluta eccellenza. È di Slow Food Friuli l’idea di proporre Know Wine, l’annunciata iniziativa che si terrà, dalle 17 alle 21, al ristorante Elliot: le prenotazioni sono aperte. Know Wine va a braccetto – non solo nelle assonanze del nome – con Slow Wine, l’originale selezione vinicola, racchiusa nella nota Guida che Slow Food propone ogni anno a esperti, appassionati e curiosi. Di fatto, si sposa con Elliot Wine Culture «il nuovo pensiero di Elliot Restaurant – spiegano i titolari – che si propone di valorizzare il territorio vitivinicolo di Fvg e Slovenia, un modo per presentare e presentarsi, raccontando le storie dei propri vini e quelle dei loro produttori». Infatti, nella serata a Manzano, ci saranno i rappresentanti di 25 produttori Slow Wine e ciascuno porterà due o tre vini rappresentativi della propria cantina. «I vini di queste aziende negli ultimi anni ci hanno piacevolmente sorpreso, spesso oltre le aspettative», affermano i curatori Elisa de Nardo, Savio del Bianco e Richard Baudains. Per accogliere al meglio i partecipanti, Slow food consiglia di prenotare la propria presenza (e la tasca porta-calice) scrivendo a eventi.slowfriuli@gmail.com, indirizzo a cui è possibile chiedere ulteriori informazioni sulla serata e sui costi.

VERONA“In considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale che genera evidenti difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, Veronafiere ha deciso di riposizionare le date di Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood dal 14 al 17 giugno 2020, ovvero nel periodo migliore per assicurare a espositori e visitatori il più elevato standard qualitativo del business”. Così Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere in chiusura del consiglio di amministrazione della Spa, riunitosi ieri. “Vinitaly, insieme ad OperaWine – ha proseguito il direttore generale, come informa un comunicato –, si svolgerà quindi in un contesto temporale in cui grandi eccellenze del Made in Italy, quali Cosmoprof e Salone del mobile, per esempio, avranno il compito di rilanciare con forza l’attenzione dei mercati internazionali e l’immagine dell’Italia. In questo frangente ringraziamo le aziende per la fiducia che ci stanno dimostrando”. La decisione è stata frutto di un’attenta analisi dei dati disponibili oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, incluse le principali associazioni di settore: Unione Italiana Vini, Assoenologi, Federvini, Federdoc, Federazione vignaioli indipendenti e Alleanza delle Cooperative settore vitivinicolo.

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In copertina, uno scorcio del megastand Fvg al Vinitaly 2019.

Assoenologi conferma: in Fvg uva di qualità ma con il 18% in meno

di Giuseppe Longo

Ora che è tornato un bel sole settembrino, dopo il maltempo del fine settimana che ha riversato abbondanti precipitazioni su gran parte della regione, la vendemmia nel Vigneto Fvg procede a buon ritmo, ma è palpabile fra i viticoltori la sensazione che alla fine il raccolto risulterà molto meno generoso del 2018, che invece era stato espresso da un’annata record sia in termini di quantità che di qualità. In più, va annotato che in certe zone – specialmente di collina, a causa di gran caldo e poca pioggia – c’è una minore resa uva-mosto. A livello nazionale il calo è valutato intorno al 16 per cento, con una produzione di vino stimata in 46 milioni di ettolitri (nel 2018 si erano sfiorati i 55). E in Friuli Venezia Giulia la riduzione è ancora più evidente, tanto che si ipotizza il 18 per cento in meno: 1 milione 780 mila ettolitri contro 2 milioni 167 mila del 2108 (dati Agea). Ma, per fortuna, la qualità è molto buona qui come su tutto il territorio nazionale.
Si tratta delle stime ufficiali presentate a Roma durante un vertice, tenutosi al Ministero dell’Agricoltura, che per la prima volta ha visto insieme Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, organizzazioni che hanno unito forze e competenze con l’obiettivo di fornire un quadro ancor più completo e dettagliato sulle stime vendemmiali. La base è costituita dalle valutazioni condotte, a livello locale, con rilevamenti in campo dalle diciassette Sedi periferiche di Assoenologi, quindi anche quella del Friuli Venezia Giulia guidata dal presidente regionale Rodolfo Rizzi. Successivamente, questi dati sono stati confrontati con quelli rilevati dalle stesse Uiv e Ismea.
Come sempre, la relazione non si limita a dare un giudizio generale sulla qualità e quantità della campagna in corso, ma analizza nei dettagli l’andamento dell’annata dal punto di vista climatico, agronomico e fitosanitario, dal quale derivano prima in termini generali poi regionali il perché dei risultati di previsione. Vediamo allora la “fotografia” che la nostra Assoenologi ha scattato sul Vigneto Fvg.

“La stagione invernale, in Friuli Venezia Giulia – si legge nella relazione finale -, è stata caratterizzata da mesi poco piovosi contrassegnati da un caldo anomalo che, nel mese di febbraio, ha raggiunto temperature anche sopra i 20°C. Queste condizioni climatiche hanno accelerato la ripresa vegetativa della vite e, verso i primi di aprile, le varietà precoci, hanno iniziato il germogliamento, con due settimane di anticipo rispetto al 2018. Contemporaneamente ai primi germogliamenti, è ritornato il freddo con molta pioggia e intense nevicate in montagna. Questa situazione di forte instabilità è proseguita anche nel mese di maggio, con temperature ben al di sotto della media stagionale. Tutto ciò ha rallentato lo sviluppo vegetativo della vite, tanto che la fioritura è iniziata solo ai primi di giugno con una decina di giorni di ritardo rispetto allo scorso anno. Sabato 13 luglio un’intensa grandinata ha interessato alcune zone collinari e pianeggianti della provincia di Gorizia (Collio e Isonzo) creando notevoli danni ai grappoli, soprattutto in quei vigneti già defogliati. Nella seconda decade di luglio, in concomitanza con l’invaiatura delle varietà precoci come Pinot grigio, Chardonnay, Pinot nero e Sauvignon, è arrivato un nuovo fronte africano con caldo rovente. Anche il mese di agosto è stato caratterizzato da scarse precipitazioni e da alte temperature diurne (ma con un’apprezzabile escursione termica notturna), costringendo i vignaioli ad intervenire con irrigazioni di soccorso soprattutto nei terreni ghiaiosi”.

“Per quanto riguarda lo stato sanitario della vite, sia in collina sia in pianura, si segnalano – si legge ancora nelle conclusioni di Assoenologi Fvg – solo alcuni sporadici attacchi di peronospora e oidio. L’estate complessivamente è stata calda e l’acqua ben distribuita, condizioni ottimali per una buona maturazione dell’uva. La quantità risulta inferiore di circa il 18%, rispetto allo scorso anno. I grappoli dei vigneti di prima produzione e delle nuove varietà “resistenti alle crittogame” sono stati raccolti negli ultimi giorni di agosto, mentre i primi di settembre sono iniziati i conferimenti di Pinot grigio, Pinot nero e alcuni cloni di Sauvignon. A seguire si vendemmieranno le uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera (per Prosecco) e Ribolla gialla”.
“Lo stacco delle uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet franc) dovrebbe invece iniziare – prosegue il resoconto – solo dopo il 20 settembre, mentre le operazioni di raccolta termineranno con le varietà tardive (Verduzzo, Refosco e Picolit). Attualmente il mercato evidenzia una certa stagnazione dei prezzi per l’abbondanza delle scorte in cantina e le basse quotazione dei vini sfusi. Per le uve rosse l’attenzione è rivolta al Refosco, al Merlot, al Cabernet sauvignon e al Pinot nero”.

Riccardo Cotarella

Rodolfo Rizzi

Questa dunque la situazione in Friuli Venezia Giulia che anticipa i risultati di una vendemmia che si confermerà poco generosa, ma senza dubbio buona, e che concorrerà con la sua pur modesta entità (meno del 4 per cento) – se raffrontata con quella dei colossi produttivi a cominciare dal Veneto – a creare quei 46 milioni di ettolitri di cui dicevamo all’inizio. Tuttavia, l’Italia dovrebbe conservare anche quest’anno il ruolo di prima Cantina mondiale, perché anche in Francia la produzione non è quantitativamente esaltante.
Tutte previsioni che sono dunque uscite dall’Osservatorio del Vino presentate, come si diceva, nella sede del Ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, che hanno appunto visto insieme per la prima volta Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini. All’appuntamento sono intervenuti il presidente di Uiv Ernesto Abbona, il direttore generale di Ismea Raffaele Borriello, il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella e il segretario generale del Comité Européendes EntreprisesVins Ignacio SanchezRecarte.
“Se l’annata 2018 è stata generosa – ha sottolineato Cotarella –, nel 2019 si assiste in molte zone a un’inversione di rotta. Dal punto di vista climatico anche quest’anno la variabilità del meteo si è fatta sentire, in particolare a maggio, con un abbassamento delle temperature accompagnato da abbondati precipitazioni, che hanno determinato un rallentamento del ciclo vegetativo della vite. Si rileva un generale ritardo della maturazione di circa 10/15 giorni, tanto da far rientrare l’epoca di vendemmia in periodi più legati alla tradizione, dopo gli innumerevoli anticipi registrati negli ultimi anni”.

“Con la vendemmia 2019 – ha spiegato Abbona – rientriamo nella media degli ultimi anni, segnando una flessione marcata rispetto alla eccezionale produzione dello scorso anno con una qualità variabile, tra il buono e l’eccellente a seconda delle zone, che ci consente di guardare al futuro con ottimismo e fiducia. È lecito attendersi la tenuta dei prezzi sui vini a Do, che rimanendo nei volumi dei disciplinari subiranno meno la flessione, così come lo scorso anno hanno risentito meno dell’aumento produttivo, e un possibile ritocco in alto dei listini degli sfusi visto il calo vendemmiale anche di Francia e Spagna”. “Il vino italiano – gli ha fatto eco Borriello – negli ultimi anni ha consolidato un importante percorso di internazionalizzazione tramite la concentrazione e la riorganizzazione dell’offerta verso prodotti di maggiore qualità e gradimento nei mercati esteri. Gli effetti di tale evoluzione verso la qualità e l’efficacia delle politiche commerciali sono testimoniati dal costante aumento del fatturato all’export, quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni. In prospettiva, sul futuro del settore peseranno le modalità di uscita del Regno Unito dall’Europa e l’incertezza del nuovo assetto geopolitico mondiale, dove le dinamiche dei mercati saranno sempre più difficili da leggere e imporranno strategie sempre più complesse, differenziate e flessibili: maggiori rischi, ma anche maggiori opportunità, per chi saprà anticipare le tendenze evolutive, lavorando a un’accurata segmentazione delle politiche commerciali di esportazione”.
Infine, per Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Ceev, al livello europeo si prevede “una vendemmia 2019 ridotta rispetto a quella del 2018, che fu straordinaria e vicina alla media storica. Le elevate temperature registrate durante l’estate rappresentano la causa principale della riduzione della produzione, ma quest’anno ci aspettiamo un’uva di eccellente qualità”.

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In copertina e all’interno immagini di vendemmia scattate sul Collio tra Cormons e San Floriano.

(Foto di Giorgio Alt)

Vendemmia, dalle stime di Assoenologi Fvg al vertice con Uiv e Ismea

di Giuseppe Longo

Anche se non a pieno ritmo, la vendemmia 2019 è dunque partita in questi giorni anche in Friuli Venezia Giulia, ovviamente in certe zone – in collina a cominciare dal Cividalese per scendere fino al Collio – e in pianura soprattutto per quanto riguarda le uve destinate alla spumantizzazione e che consentono di ottenere un prodotto di qualità. Come pure di qualità si sta confermando la vendemmia, nel suo complesso, a giudicare dai primi carri arrivati nelle cantine, anche se di quantità sensibilmente ridotta, a causa della bruttissima primavera – che ha condizionato anche la fioritura – e poi dalla mancanza, pressoché totale, di piogge durante l’estate.
Il check-up sulla situazione produttiva è stato fatto durante l’annunciato incontro prevendemmiale di Assoenologi Fvg avvenuto a villa Nachini Cabassi, dove si è riunita, come sempre, una foltissima platea di esperti e di vitivinicoltori, con la regìa del presidente regionale Rodolfo Rizzi e l’organizzazione logistica dei Vignaioli di Corno di Rosazzo, guidati da Demis Ermacora. Un incontro che ha confermato l’andamento  delineato su questo sito nelle scorse settimane, ma i dati ufficiali dell’associazione che riunisce i tecnici della vite e del vino usciranno, per la prima volta, domani a Roma durante un importante vertice che si terrà nella sede del Ministero delle Politiche Agricole, dove siederanno attorno a un tavolo la stessa Assoenologi con il leader nazionale Riccardo Cotarella, l’Unione Italiana Vini e Ismea, organismi che “per la prima volta – come informa l’Uiv – uniscono le rispettive forze e competenze con l’obiettivo di fornire un quadro ancor più completo e dettagliato relativamente alle previsioni vendemmiali, che ogni anno rappresentano un momento, cruciale per il mondo vitivinicolo, in grado di delineare con buona precisione l’andamento produttivo del Vigneto Italia, fornendo alle imprese italiane dati fondamentali utili nel definire politiche e azioni da mettere in campo”.

Il presidente Rizzi con Bigot.

“Grazie a questa partnership eccellente tra i soggetti che in Italia rappresentano a pieno titolo, ognuno nel proprio ambito, un riferimento per il mondo del vino – si legge ancora nella nota dell’Unione Italiana Vini -, sarà possibile amplificare l’efficacia di decenni di lavoro impiegati nel perfezionamento dell’acquisizione dei dati produttivi e della relativa analisi. Attraverso la messa a sistema delle diverse esperienze e competenze, maturate da Uiv e Ismea, da un lato, e da Assoenologi, dall’altro, si dà vita ad un lavoro di monitoraggio dell’andamento vendemmiale realizzato capillarmente in tutte le aree vinicole del Paese, portando al comparto un’occasione unica per leggere e interpretare le statistiche più complete di sempre”. E questo perché una “ gestione attenta e oculata del dato previsionale costituisce un elemento imprescindibile per uno sviluppo equilibrato del mercato a livello nazionale e internazionale, in grado di garantire stabilità alle contrattazioni e al mercato stesso. Per questo motivo risulta facile immaginare quanto sia strategico fornire al mondo del vino italiano un’unica stima previsionale sulla vendemmia con un elevato valore di affidabilità e di dettaglio. Per tale motivo è nata la nuova modalità di lavoro congiunto fra Unione Italiana Vini, Assoenologi e Ismea, con la certezza di portare al comparto un nuovo punto di certezza sul quale fare affidamento”.

Una importante voce ufficiale, dunque, quella che uscirà domani a Roma, ma che recepisce appieno le indicazioni, rilevazioni e stime fornite, come ogni anno, alla sede di Milano dalla sezione Fvg di Assoenologi, le cui linee sono state appunto anticipate a Corno di Rosazzo. Dove si sono succeduti al microfono diversi relatori per trattare ognuno un aspetto specifico della questione vendemmia.  Così, dopo la consueta relazione del presidente Rizzi che si è soffermato su luci e ombre del momento, anche per quanto riguarda il “polso” commerciale, ha preso la parola il meteorologo Marco Virgilio che ha offerto un’ampia panoramica sull’andamento climatico e atmosferico nel periodo primavera-estate 2019, analizzando nel dettaglio i dettagli che avevamo richiamato all’inizio. Giovanni Bigot, agronomo del Consorzio delle Doc del Friuli Venezia Giulia, si è soffermato invece sulla sanità e sul potenziale qualitativo delle uve che si sono cominciate a raccogliere, ricollegandosi quindi ai temi trattati dal relatore che l’aveva preceduto. Ed ecco le prospettive qualitative sui nuovi vini delineate dal professor Emilio Celotti, docente dell’Università di Udine, mentre Albino Armani, presidente Consorzio Doc delle Venezie, si è soffermato sulla produzione di punta delle tre regioni (Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto), vale a dire il Pinot grigio, il bianco fermo che domina incontrastato i mercati. Infine, la consueta “finestra” normativa con Luigino Artico, direttore Icqrf, che ha illustrato gli aggiornamenti riguardanti il settore vino – da sempre regolato da norme complesse, accompagnate, per chi sbaglia, anche da sanzioni severe – e le nuove funzioni del Registro Telematico.
Dunque, anche quest’anno ha fatto pienamente centro il tradizionale incontro prevendemmiale di fine agosto, curato dal consigliere Assoenologi Roberto Marcolini. E ora sarà interessante prendere visione delle indicazioni che verranno dal vertice di domani al Mipaf di via Venti Settembre. Indicazioni che dovranno indurre a opportune riflessioni perché serviranno a delineare meglio la cornice in cui è inserita la nuova stagione vitivinicola. Ma avremo modo di riparlarne.

La foltissima platea a Corno.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio nella zona Doc Friuli Aquileia.