Pacchetto Vino, importante passo avanti in Ue secondo il Consorzio Doc Venezie ma va definito il quadro dei prodotti con una bassa gradazione alcolica naturale

(g.l.) Il nuovo Pacchetto Vino varato dall’Unione Europea rappresenta un significativo passo avanti per il settore viticolo comunitario – e quindi anche per il Vigneto Fvg – in quanto consentirà di vedere rafforzati promozione ed enoturismo, leve strategiche di crescita per imprese e territori vocati, assieme a maggiori strumenti di flessibilità per i produttori. Della sua approvazione avevamo già dato notizia nelle scorse settimane riportando anche i positivi commenti dell’Associazione nazionale Città del vino attraverso le parole del presidente Angelo Radica. Oggi ci soffermiamo, invece, sull’altrettanto positiva presa di posizione del Consorzio Doc delle Venezie, quello che sovrintende alla produzione di Pinot grigio nelle regioni viticole di Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento e Veneto.
L’organismo di tutela che ha sede a Verona ed è presieduto da Luca Rigotti, dopo averne ricevuto il testimone da Albino Armani, accoglie infatti con favore il via libera del Parlamento europeo all’accordo di trilogo sul pacchetto vino, che – mediante l’adozione di misure finalizzate a sostenere la ripresa del settore e di strumenti di semplificazione e di competitività – introduce un aggiornamento significativo del quadro normativo comunitario. In particolare, si ritengono di grande rilievo le norme per poter gestire con maggiore efficacia il potenziale viticolo, mediante una maggiore flessibilità nella gestione delle autorizzazioni al reimpianto, dei nuovi impianti e della possibilità per gli Stati membri di finanziare, laddove necessario, misure di crisi.

Dai grappoli di Pinot grigio…

… al vino in bianco o ramato.

Particolarmente importante risulta, poi, il rafforzamento della promozione nei mercati dei Paesi terzi così come degli investimenti legati all’enoturismo e la maggiore dotazione finanziaria utile per contrastare i cambiamenti climatici, tema quest’ultimo che è stato al centro dell’ultimo Convegno annuale organizzato dal Consorzio Doc delle Venezie che si è tenuto lo scorso novembre a Trento. Rispetto al segmento NoLo, il pacchetto vino – integrando quanto già stabilito dal Regolamento (UE) 2021/2117 – ha introdotto una specifica terminologia per i vini dealcolati e parzialmente dealcolati, con l’obiettivo di armonizzarne l’utilizzo in tutti gli Stati membri dell’Unione a beneficio di una corretta informazione ai consumatori. In coerenza con una tale impostazione, si ritiene importante introdurre una pari nomenclatura anche per i vini a bassa gradazione alcolica naturale, cioè i vini più leggeri ottenuti a partire da una differente e mirata gestione agronomica e colturale del vigneto, senza il ricorso alle pratiche di dealcolazione.
«Il settore si colloca all’interno di una fase di transizione, determinata dalla convergenza di fattori geopolitici, economici e di mercato che impongono delle riflessioni per adeguare il quadro normativo e ripensare al rapporto tra produzione, territori viticoli e modelli di consumo – osserva Stefano Sequino, direttore del Consorzio Doc delle Venezie –. In tal senso l’approvazione del pacchetto vino segna un passaggio importante nella definizione di una regolamentazione più vicina ai fabbisogni della filiera vitivinicola. Resta tuttavia irrisolto un tema per noi fondamentale: la crescente attenzione dei consumatori verso i prodotti No- e Low-alcohol richiede chiarezza normativa e strumenti di comunicazione coerenti, affinché il consumatore possa orientare le proprie scelte d’acquisto in modo consapevole. Pertanto – ha proseguito Sequino – riteniamo sia necessario riconoscere e definire i vini a bassa gradazione alcolica naturale, direzione già intrapresa sotto il profilo tecnico-scientifico dal Consorzio e che, in termini generali, si ritiene particolarmente indicata per i vini Dop e Igp, che tuttavia oggi non trova uno specifico inquadramento normativo. È auspicabile che anche questa tipologia, in una logica di differenziazione dell’offerta, possa essere oggetto di una classificazione chiara e coerente, capace di valorizzarne l’identità merceologica e garantirne una chiara riconoscibilità in etichetta».

Luca Rigotti

Infine, il Consorzio Doc delle Venezie considera il nuovo quadro regolatorio un ulteriore passo avanti verso una maggiore modernizzazione del settore vitivinicolo europeo, nella consapevolezza che l’innovazione debba procedere in equilibrio con la tutela delle denominazioni d’origine e con la valorizzazione delle specificità produttive legate ai territori. Ricordiamo che il Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie è stato costituito nel 2017 dalla comune volontà dell’intera filiera vitivinicola del Nordest d’Italia di creare il più grande modello di integrazione interregionale, includendo in un’unica grande denominazione di origine la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, la Provincia Autonoma di Trento ed il Veneto. Con una superficie produttiva di 27 mila ettari ed una quantità pari a 230 milioni di bottiglie – nel contesto di una filiera produttiva composta da 6.141 viticoltori, 575 aziende di vinificazione e 371 aziende di imbottigliamento –, la Doc delle Venezie rappresenta oggi l’85% del Pinot grigio italiano ed il 43% di quello mondiale.

www.dellevenezie.it

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In copertina, il direttore del Consorzio Doc delle Venezie Stefano Sequino.

Confagricoltura Fvg a Bruxelles contro i tagli Pac per difendere reddito, competitività e futuro delle imprese

Oltre diecimila agricoltori, in rappresentanza di più di 40 organizzazioni dei 27 Paesi membri, sono scesi in piazza a Bruxelles per dire no all’ipotesi di tagli superiori al 20% alle risorse della Pac, alla crescente burocratizzazione e a una visione che rischia di indebolire produttività, competitività e sicurezza alimentare dell’Unione europea. Al centro della protesta anche la contrarietà all’ipotesi di un fondo unico che accorpi le risorse agricole e agli accordi commerciali internazionali non basati sulla reciprocità degli standard. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha chiarito la posizione del comparto: «Gli agricoltori non chiedono assistenza o sussidi a pioggia, ma incentivi strutturali. Serve una visione che metta al centro la produttività, l’innovazione e la tutela dei giovani imprenditori. Proteggere l’agricoltura oggi significa, in ultima analisi, garantire la sicurezza alimentare dell’intera Unione e non cedere la sovranità produttiva a mercati terzi».

Massimiliano Giansanti

Nicolò Panciera

La voce di Confagricoltura Fvg – Tra le delegazioni presenti, anche Confagricoltura del Friuli Venezia Giulia, con i suoi rappresentanti e le aziende del territorio. «Oggi siamo a Bruxelles per protestare contro questa iniqua riforma della Pac, perché queste ingiustizie vanno assolutamente fermate – ha dichiarato Nicolò Panciera di Zoppola Gambara, presidente di Confagricoltura Fvg -. Dobbiamo riportare l’agricoltura al centro delle politiche europee». Una posizione condivisa anche a livello territoriale. «Agricoltura significa paesaggio, produzione agricola e alimentazione sicura – ha sottolineato il vicepresidente dell’organizzazione, Philip Thurn Valsassina -. Vuol dire garantire un futuro al nostro territorio. Basta burocrazia e basta sostenibilità basata su preconcetti e non sulle reali necessità delle nostre campagne».

Donne e giovani: una battaglia comune – La mobilitazione ha visto la partecipazione di tutte le componenti del mondo agricolo. «Siamo presenti come Confagricoltura Donna», ha affermato Paola Giovannini Pasti, presidente di Confagricoltura Donna Fvg -, contro una Pac che ci sottrae oltre il 20% delle sovvenzioni. Non è una questione di genere o di età, ma una questione di sopravvivenza delle imprese agricole». Forte anche il messaggio dei giovani imprenditori. «Come Anga Fvg riteniamo questa Pac ingiusta e poco attenta alle esigenze delle nuove generazioni – ha spiegato Alberto Vendrame, presidente di Anga Confagricoltura Fvg -. Senza risorse certe, accesso alla terra e al credito, parlare di ricambio generazionale è solo retorica. Abbiamo bisogno di un’agricoltura innovativa, digitale e resiliente, capace di affrontare le sfide future».

Le richieste al centro della mobilitazione – Al termine della manifestazione, Confagricoltura Fvg ha ribadito la propria contrarietà ai tagli alla Pac, agli accordi commerciali privi di reciprocità, all’ipotesi di un accorpamento dei fondi agricoli in un fondo unico, al capping, alla maggiore burocrazia e a una nazionalizzazione dei fondi Pac. La richiesta è chiara: politiche europee che mettano davvero al centro il reddito delle imprese, la sicurezza alimentare e il futuro dell’agricoltura nei territori.

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In copertina e qui sopra la delegazione di Confagricoltura Fvg alla protesta di Bruxelles contro i tagli alla Pac.

L’agricoltura e l’ambiente lunedì si incontreranno a Tolmezzo: opportunità e strumenti utili per il rilancio montano

Offrire un’occasione concreta per mettere in dialogo agricoltura e ambiente, sviluppo del territorio e tutela della biodiversità. È questo l’obiettivo dell’incontro pubblico in programma lunedì 25 agosto a Tolmezzo, nella sala consiliare del Comune, dove il Servizio Sviluppo Rurale della Regione Friuli Venezia Giulia – autorità di gestione del Ps Pac – assieme al Servizio Biodiversità, con il supporto dell’Amministrazione comunale di Tolmezzo, presenteranno al territorio il bando SRD04 “Investimenti non produttivi agricoli con finalità ambientale”. Un momento importante di confronto con gli attori locali, pensato per spiegare in modo chiaro e diretto finalità, criteri di accesso e opportunità messe a disposizione da una misura che rappresenta un tassello per l’ambiente del futuro.


Il bando, aperto fino al 25 settembre 2025, sostiene interventi che – pur non generando un ritorno economico immediato – portano benefici ambientali duraturi: dalla riqualificazione di paesaggi agricoli alla tutela di habitat naturali, fino alla riduzione dell’impatto delle attività agricole sul suolo e sulle acque. In un’epoca in cui sostenibilità e resilienza sono parole chiave per le politiche di sviluppo, strumenti come lo SRD04 diventano leve strategiche per accompagnare le imprese agricole verso modelli sempre più integrati con le esigenze del territorio e dell’ecosistema.
Dopo i saluti introduttivi dell’assessore comunale Marioantonio Zamolo, a condurre l’incontro saranno Caterina Talotti per l’Autorità di Gestione regionale del Ps Pac 23-27 che illustrerà il quadro generale del programma, le finalità e peculiarità del bando e Umberto Fattori per il Servizio Biodiversità della Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, attuatore della misura, che approfondirà gli aspetti tecnici e ambientali legati agli interventi ammissibili. Con il supporto dell’amministrazione comunale di Tolmezzo, che ha voluto accogliere e promuovere questo appuntamento, la Regione si mette così in ascolto del territorio, offrendo strumenti e chiarimenti utili a cogliere le possibilità offerte dalla nuova programmazione Pac, la Politica agricola comune dell’Unione Europea. L’incontro è rivolto a enti pubblici, associazioni, operatori del settore agricolo e forestale e a tutti i cittadini interessati a conoscere le modalità di partecipazione e i benefici previsti dal bando.

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In copertina e all’interno due bellissime immagini dell’ambiente montano in Friuli.

Dazi Ue sui fertilizzanti da Russia e Bielorussia? Confagricoltura Fvg: misura dannosa per la produttività e rischio ritorsioni su un export da 70 miliardi

Confagricoltura manifesta perplessità nei confronti della proposta dell’Unione Europea di introdurre dazi su alcuni fertilizzanti in arrivo da Russia e Bielorussia. La Confederazione degli imprenditori ritiene questa misura compromissoria per la produzione agricola italiana, dal momento che non sussistono prodotti sostitutivi di uguale qualità in altri mercati.
Per il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina, «la proposta dell’Esecutivo europeo rappresenta un ulteriore segnale di un indirizzo politico che non tutela il settore primario e danneggia i nostri agricoltori, senza fornire soluzioni alternative immediate. Tutto questo – prosegue il presidente – corrisponderebbe a un impatto negativo sulla competitività delle nostre imprese per via dell’innalzamento dei prezzi dei fertilizzanti; a un calo della produttività legato ad una riduzione della qualità e della relativa disponibilità degli stessi; a ripercussioni negative per il nostro export agroalimentare che vale circa 70 miliardi di euro, con una crescita, nel 2024, del 3,4% per quanto riguarda la componente agricola».

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In copertina, spandiconcime in azione; all’interno, il presidente di Confagricoltura Fvg Philip Thurn Valsassina.

Nuove tecniche genomiche, rammarico dei Giovani di Confagricoltura Fvg per l’ennesimo fallimento in sede europea

Gli ambasciatori delle rappresentanze permanenti degli Stati membri presso l’Ue (Coreper I) non sono riusciti a trovare un accordo per il mandato negoziale sulla proposta della Commissione europea relativa alle Nuove Tecniche Genomiche (NGTs – New Genomic Techniques). Per cui i Giovani di Confagricoltura Fvg hanno accolto con disappunto questo ennesimo fallimento istituzionale per un settore che garantisce l’unica autonomia strategica dell’Unione Europea, quella alimentare, nonostante le numerose difficoltà che continuano a bersagliare il settore primario. Eventi climatici avversi, fitopatie e una crescente domanda da parte dei consumatori sono sfide che possono essere affrontate grazie all’innovazione e alla ricerca scientifica, come dimostrato da Paesi terzi che già ampiamente adoperano le NGT in agricoltura.
«Grazie al contributo di Confagricoltura, l’Italia si è dimostrata all’avanguardia approvando la sperimentazione in campo già l’anno scorso, in attesa di una legislazione europea più completa in materia di commercializzazione, che tarda ad arrivare per questioni, a nostro avviso, ampiamente superabili – è il commento di Alberto Vendrame -. Come Giovani di Confagricoltura Fvg, siamo strenui sostenitori delle Ngt sulle quali è importante fare una corretta informazione per non incorrere in pregiudizi. La richiesta di generi agricoli e alimentari nel prossimo futuro sarà sempre più pressante, perciò abbiamo bisogno di produrre di più e meglio, e grazie alle Ngt questo si può fare e, soprattutto, in modo più sostenibile per gli agricoltori e per l’ambiente. Il nostro auspicio – conclude Vendrame –, è che la prossima Presidenza del Consiglio europeo possa giungere a una posizione comune per concludere quanto prima l’iter legislativo di questo dossier fondamentale per l’agricoltura, italiana ed europea, del futuro».

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In copertina, ecco due giovani ricercatori all’opera in Friuli Venezia Giulia.

Anche Confagricoltura Fvg a Bruxelles per contestare la Pac e il “Green Deal”

In molti Paesi dell’Unione Europea, tra i quali l’Italia, sono in atto proteste da parte di alcuni rappresentanti del mondo agricolo e ieri i trattori sono arrivati anche a Bruxelles. Il comune denominatore delle rimostranze è la contestazione della Pac – Politica Agricola Comune – e del “Green Deal” applicato all’agricoltura.
Anche in questa occasione, Confagricoltura, da sempre in prima linea per rappresentare le istanze degli agricoltori, partendo dall’ascolto e comprendendo il disagio del settore, conferma il proprio impegno per portare le questioni poste nelle sedi competenti, in Europa. La Confederazione, infatti, condivide l’attenzione del Governo nazionale rispetto alle richieste degli agricoltori, ma auspica risposte più incisive e urgenti da parte dell’Unione. In questo senso, la giunta di Confagricoltura ha deciso di avviare una serie di iniziative a Bruxelles per domandare che le richieste degli agricoltori vengano affrontate con maggiore sollecitudine, a tutela di un settore trainante della nostra economia che subisce le conseguenze economiche di uno scenario internazionale ad alta instabilità.

Philip Thurn Valsassina


«Un impegno – sottolinea Philip Thurn Valsassina, presidente regionale di Confagricoltura – che interessa pure il rinnovo della deroga all’obbligo di destinare a finalità non produttive una parte dei seminativi che la Commissione ha trattato oggi. Non siamo soddisfatti della decisione presa poiché mantiene troppi vincoli per le aziende e, perciò, visto che la proposta (poco utile e attuabile) della Commissione passa ora all’esame degli Stati membri, siamo già in contatto con il nostro Ministero e con le principali Organizzazioni agricole europee per ottenere le indispensabili e profonde modifiche».
L’impegno di Confagricoltura punta al raggiungimento dei seguenti obiettivi: assicurare un reddito adeguato ai produttori agricoli; migliorare la sostenibilità ambientale senza tagli produttivi; favorire la diffusione delle innovazioni tecnologiche per far fronte alle sfide del cambiamento climatico, salvaguardare i prodotti italiani ed europei nei confronti di una concorrenza non allineata con le regole dell’Unione per la sicurezza alimentare, la tutela delle risorse naturali e del lavoro, il benessere degli animali.
La Confederazione, infine, annuncia un’assemblea straordinaria a Bruxelles, convocata per il 26 febbraio, durante la quale verrà illustrata la visione dell’Associazione sul futuro dell’agricoltura e sulla nuova Pac.

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In copertina, seminativo in Fvg; all’interno, il presidente Philip Thurn Valsassina.

La protesta dei trattori è arrivata a Udine. Cia Fvg: servono obiettivi chiari istituendo un tavolo unitario di confronto

«I cortei di trattori che percorrono le strade regionali, italiane ed europee, sono il sintomo di un disagio reale. Un disagio che Cia-Agricoltori Italiani ha già portato in piazza, a Roma, il 26 ottobre scorso (ma lì, quelli dei trattori non c’erano…), sotto lo slogan: “Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri” – afferma in una nota Franco Clementin, presidente di Cia Fvg-Agricoltori Italiani -. Purtroppo, tra l’altro, constato che la composizione di questi cortei e la qualità dei manifestanti pare comprenda anche vari soggetti che poco o nulla c’entrano con l’autentico mondo rurale e le sue giuste rivendicazioni. Indubbiamente, per la prima volta, l’Unione Europea ha messo pesantemente sotto accusa il comparto agricolo (dal Regolamento sul taglio dei fitofarmaci alla Direttiva sulle emissioni industriali, che le equiparava a quelle degli allevamenti, e alla Legge sul Ripristino della natura) creando un malcontento del quale, francamente, non si sentiva il bisogno».

La protesta dei trattori.

Il comunicato di Cia Fvg s’incrocia con la protesta dei trattori che ieri, come riferisce l’Ansa, è arrivata anche a Udine con una settantina di mezzi agricoli provenienti da diverse località della regione, che si sono radunati dinanzi allo Stadio Friuli e poi in corteo hanno attraversato la città fino a raggiungere piazza Primo Maggio, protestando contro le politiche europee del settore.
«In questo modo – sottolinea Clementin – la Commissione europea ha sbagliato il tiro, seguendo un modello errato, perché la transizione ecologica si fa con gli agricoltori non contro di essi. Senza l’adesione convinta degli agricoltori e dell’intero sistema agroalimentare, qualsiasi prospettiva di neutralità climatica diventa irrealizzabile. Comunque, gli imprenditori agricoli organizzati nelle loro associazioni, hanno sempre mantenuto un rapporto critico sì, ma anche costruttivo con le istituzioni che governano e dettano le regole al settore primario e a quello agroalimentare – prosegue Clementin -. Ora il punto è capire dove si vuole andare a parare. I sindacati agricoli accreditati, senza ombra di dubbio, sono significativamente rappresentativi e hanno una base sociale che produce la gran parte delle materie prime che finiscono sulle nostre tavole e negli impianti della trasformazione alimentare. Serve perciò non disperdere energie e non avere distrazioni sugli obiettivi da raggiungere: l’equo compenso nelle filiere; più limiti all’agrisolare a terra; un Piano strategico per la gestione delle risorse idriche; una Pac meno punitiva e più incentivante; una regolamentazione dell’uso dei fitofarmaci più realistica e centrata sulle diverse esigenze colturali e climatiche; uno sfoltimento significativo della burocrazia. Lo si può fare in maniera concreta predisponendo con urgenza, cosa che la Cia ha sempre chiesto, dei Tavoli unitari di confronto, partendo dalle nostre comunità regionali e nazionali. Più che trattori in strada, dunque, servono idee nuove, proposte concrete e soluzioni rapide e giuste evitando di far crescere ulteriormente la rabbia e il malcontento nelle campagne», conclude il presidente regionale».

Franco Clementin

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In copertina, un’immagine della manifestazione Cia in ottobre a Roma.

Vigneto Fvg, oltre due milioni di euro per la promozione dei vini Dop e Igp nei mercati extraeuropei

Approvata dalla Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, la delibera che avvia il bando per la presentazione dei progetti nell’ambito della misura comunitaria “Promozione sui mercati dei Paesi terzi” rivolta al settore vitivinicolo con l’obiettivo della promozione dei vini europei nei Paesi extra Ue. «Si tratta – ha spiegato l’assessore – di contributi erogati a favore delle aziende produttrici per azioni di promozione dei vini Dop o Igp, destinati a migliorare la competitività attraverso eventi informativi e promozionali nei mercati dei Paesi extraeuropei. Sono fondi molto importanti per migliorare il posizionamento delle nostre produzioni sui mercati che non siano quelli dell’Unione europea».

Stefano Zannier

Per la campagna vitivinicola 2023-2024 l’importo a disposizione della dotazione finanziaria del bando per il Friuli Venezia Giulia è di 2.134.755 di euro. «Le regole – ha precisato ancora Zannier – sono quelle determinate a livello nazionale attraverso uno specifico Avviso dal Ministero dell’Agricoltura e della sovranità alimentare. Con l’adozione delle nuove regole dei Piano strategico nazionale – ha rimarcato l’esponente della Giunta Fedriga – le capacità operative delle Regioni sono ulteriormente limitate. In ogni caso, i fondi a disposizione consentiranno, tra progetti regionali ex multiregionali, alle nostre imprese di progettare azioni di promozione, anche in forma aggregata, proprio per raggiungere mercati esteri e collocare efficacemente le produzioni locali di qualità».
Le richieste di contributo potranno essere inoltrate agli uffici della Regione Fvg dalla data di approvazione del provvedimento e fino al 18 settembre prossimo. Per la campagna 2023-2024 è ammessa la presentazione di soli progetti della durata di un anno. Gli importi massimi di contributo per i progetti regionali non possono eccedere i seguenti limiti: 350 mila euro per progetti con un solo partecipante, 500 mila euro per i progetti che coinvolgono da due a dieci partecipanti, 700 mila euro da undici a trenta partecipanti e 750 mila euro per i progetti che vedono la partecipazione di oltre trenta produttori.
Inoltre, per i progetti multiregionali con capofila la Regione Friuli Venezia Giulia l’importo massimo di contributo pubblico non può comunque superare i 350 mila euro per progetto se con un solo partecipante e i 500 mila euro per ciascun progetto se con più partecipanti. Infine, il bando prevede che per il finanziamento dei progetti multiregionali vengono riservati 200 mila euro sia ai progetti nei quali la Regione Friuli Venezia Giulia è capofila, sia ai progetti che vedono come capofila un’altra Regione, con la possibilità di compensare tra loro le due tipologie qualora le risorse economiche dovessero risultare insufficienti.

Confagricoltura Fvg e l’accordo Ceta: tutto ok per San Daniele e Prosecco

«A cinque anni dall’entrata in vigore dell’accordo Ceta tra Unione europea e Canada, i risultati confermano performance largamente positive per l’Ue, l’Italia e per l’export agroalimentare. Confagricoltura Fvg aveva sostenuto già allora l’intesa, che si è rivelata positiva non solo dal punto di vista commerciale, ma anche nel contesto macroeconomico e politico». Così il presidente regionale di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina, commenta i dati diffusi dalla Commissione europea in occasione del primo lustro di applicazione del Ceta.

Il presidente Philip Thurn Valsassina.


In una nota, la Commissione fornisce i dati e conferma che ci sono state significative ricadute per l’economia e per i consumatori: gli scambi bilaterali e bidirezionali di merci tra l’Ue e il Canada sono aumentati del 31 per cento negli ultimi cinque anni, raggiungendo i 60 miliardi di euro, con un ritmo di crescita medio annuo, tra il 2017 e il 2021, del 5,5 per cento, superiore di oltre un punto percentuale rispetto alla performance del “Made in Italy” verso il mondo. Per l’Italia (che, ancora, non ha ratificato l’accordo), la crescita delle esportazioni verso il Canada dall’entrata in vigore del Ceta è stata del 36,3 per cento, raggiungendo nel 2021 quota 7 miliardi, con un aumento del 15 per cento dei posti di lavoro (il secondo maggior incremento dopo la Germania, a livello Ue).
Tra le voci più performanti dell’export tricolore figura proprio l’agroalimentare (prosciutto di San Daniele compreso), cresciuto del 41 per cento, con aumenti dell’82 per cento in cinque anni nell’ortofrutta trasformata e del 24 per cento nel comparto bevande (Prosecco compreso), spiriti e aceti. Nel quinquennio, anche grazie all’alimentare, il Canada è diventato la nostra decima destinazione al di fuori dell’Ue guadagnando quattro posizioni. Pure i dati parziali di quest’anno confermano tale buona dinamica: +28,8 per cento per il nostro export nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2021.
«Siamo convinti che gli accordi commerciali bilaterali sottoscritti dall’Ue siano, in generale, un valido strumento per supportare la crescita delle esportazioni agroalimentari regionali e italiane – sostiene Thurn Valsassina – anche per la tutela assicurata alle Indicazioni Geografiche. Il Ceta, inoltre, offre l’occasione di allargare le intese. A fine mese, durante il programmato incontro tra il Commissario Ue all’agricoltura e le autorità di Ottawa, si potrà siglare un accordo per l’aumento delle importazioni di ammoniaca sul mercato europeo, come contributo per evitare una carenza di fertilizzanti nella Comunità».

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In copertina, prosciutti in fase di stagionatura a San Daniele; qui sopra, bollicine di Prosecco.

Vino e ripresa, Cotarella a Verona: urgente un intervento deciso dell’Europa

(g.l.) «Il mondo del vino ha i giusti anticorpi per resistere anche alle crisi più profonde e l’ha saputo dimostrare proprio in questi anni così tribolati». Lo ha affermato il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, a margine del 75° Congresso nazionale degli enologi ed enotecnici italiani che si è aperto ieri alla Fiera di Verona. «I numeri del 2021 nonostante tre mesi di ristoranti, enoteche e locali chiusi per la pandemia – ha spiegato Cotarella – hanno detto chiaramente che il vino è l’asset dell’agroalimentare italiano più trainante nel mondo, e da quei numeri dobbiamo trarne linfa vitale per continuare nel nostro percorso di impresa. Un asset che però potrebbe essere messo a dura prova dal rincaro delle materie prime e dei costi di energia e carburanti. Bene l’azione di Governo messa in atto in questi giorni per contenere i prezzi di gasolio e benzina, ma serve un intervento deciso dell’Unione Europea, così da non cancellare del tutto la ripresa economica a cui stavamo assistendo grazie anche ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza».


«Il vino è cultura e passione. Il vino è una delle icone più rappresentative del Made in Italy nel mondo. E questo grazie soprattutto ai produttori e a noi enologi che abbiamo saputo dare una nuova impronta professionale, rendendo i prodotti sempre più alti sotto il profilo qualitativo. Rappresentare l’Associazione degli enologi ed enotecnici italiani, per me, è motivo di grande responsabilità, ma anche di immenso orgoglio», ha inoltre detto il presidente Cotarella, aprendo il primo Congresso a ritornare finalmente in presenza, nella cui cerimonia inaugurale sono intervenuti anche il ministro Renato Brunetta, il sottosegretario alle Politiche agricole Gian Marco Centinaio e il governatore del Veneto Luca Zaia, partecipando al primo dibattito coordinato da Bruno Vespa.
«Il vino italiano – ha aggiunto Cotarella – da circa 40 anni è il simbolo di un vero e proprio rinascimento del nostro Paese e da allora ha sempre recitato un ruolo di primo piano grazie anche a figure sempre più specializzate che hanno permesso di adottare principi viticoli ed enologici improntati alla cultura scientifica. Arriviamo a questo Congresso, in cui festeggiamo anche i nostri 130 anni di vita compiuti nel 2021, dopo due anni orribili segnati dalla pandemia da Covid 19. E, come se non bastasse, oggi siamo chiamati anche a vivere la tragedia della guerra che si sta combattendo in Ucraina. Momenti terribili per tutta l’umanità che ci procurano ansie e tensioni, ma non ci tolgono l’ottimismo e la speranza che presto usciremo da queste crisi. Il mio vedere il calice mezzo pieno non è un mero esercizio di estrema fiducia nel futuro, ma nasce dalla consapevolezza che il mondo del vino ha i giusti anticorpi per resistere anche alle crisi più profonde e l’ha saputo dimostrare proprio in questi anni così tribolati».
L’evento congressuale continua, come annunciato, anche oggi e domani. Stamane si è parlato di Tendenze del marketing e del mercato del vino, prima di lasciare lo spazio all’incontro con il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli sul tema “Il vino al centro della ripresa economica”. Quindi alle 14.30 spazio ai festeggiamenti per i 130 anni di Assoenologi e i 30 dalla emanazione della legge 129 sul titolo di enologo. Con il direttore generale Paolo Brogioni, prenderà infatti il via una tavola rotonda condotta da Federico Quaranta, con i protagonisti degli ultimi decenni: Narciso Zanchetta, Ezio Rivella, Mario Consorte, Giancarlo Prevarin, lo stesso Riccardo Cotarella, e il friulano Pietro Pittaro, che a fine anni Novanta fu anche presidente mondiale della categoria. Poi alle 16 si parlerà di Sostenibilità in vigneto e in cantina. Domani, alle 9, ci sarà infine un affascinante Viaggio nell’Italia enoica, con la degustazione guidata di 15 “perle” dei nostri territori più vocati. A rappresentare il Vigneto Fvg ci sarà ancora lo Schioppettino Riserva 2011 dell’azienda agricola Ronc Soreli di Novacuzzo di Prepotto.

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In copertina, il presidente Riccardo Cotarella durante il discorso d’apertura e all’interno due immagini della prima giornata congressuale, caratterizzata anche dal dibattito condotto da Bruno Vespa.

(Foto Assoenologi)