Città del vino, Angelo Radica eletto anche presidente della Rete europea Recevin. Dal Vigneto Fvg (impegnato nelle Grandi Verticali) auguri di buon lavoro per una nuova promozione del settore vitivinicolo

di Giuseppe Longo

È stata accolta con vivo compiacimento anche da parte delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia la nomina del leader nazionale Angelo Radica a presidente della Rete Europea delle Città del Vino (Recevin) che raccoglie oltre mille Comuni di Italia (da sola ne conta più di 500!), Francia, Spagna e Portogallo. L’investitura nel prestigioso incarico è avvenuta giovedì scorso, lo stesso giorno in cui a Nimis si teneva, con notevole successo – protagonisti il Ramandolo Docg e altri pregiati vini di questo rinomato angolo dei Colli orientali del Friuli -, la seconda serata della terza edizione delle Grandi Verticali.

Angelo Radica con i tre presidenti nazionali.


Angelo Radica, sindaco di Tollo, cittadina altamente vocata alla vitivnicoltura in provincia di Chieti in Abruzzo, è stato eletto in Spagna, a Carinena, nel corso della cerimonia di chiusura dell’evento di Città Europea del Vino. Hanno votato i 16 consiglieri rappresentanti dei quattro Paesi aderenti. Recevin è una rete costituita come strumento essenziale per rappresentare le esigenze e difendere con una sola voce gli interessi delle amministrazioni locali europee economicamente legate al vino. Allo stesso tempo fornisce una piattaforma comune per lo scambio di esperienze, conoscenze, contatti e partnership. Come detto, Recevin è costituita da oltre 1.000 Comuni delle quattro Associazioni nazionali del vino presenti in Spagna, Francia, Italia e Portogallo – praticamente i Paesi maggiori produttori di vino a livello mondiale, dei quali il nostro è capofila – e collabora con una decina di Paesi europei e non. Nata nel 2000, Recevin promuove il turismo del vino, sviluppa progetti, interloquisce con le istituzioni europee e nazionali, sviluppa le attività dei territori.
«È con grande onore, orgoglio e determinazione che assumo la carica di presidente di Recevin, la Rete Europea delle Città del Vino – ha affermato Angelo Radica, appena eletto, esprimendo riconoscenza per la stima riservatagli -. Credo fermamente che questo sia un momento determinante per Recevin, di vera e propria svolta, in cui l’impegno di tutti rafforzerà la rete, rendendola un catalizzatore per lo sviluppo dei territori europei del vino. Assumo, pertanto, questa leadership con la consapevolezza che siamo di fronte a un progetto di squadra, in cui è evidente la necessità di lavorare in modo cooperativo, contribuendo così allo sviluppo sostenibile europeo. Per il prossimo biennio rappresenterò in Europa gli interessi dei viticoltori e dei territori vitivinicoli europei attivando da subito una stretta collaborazione con la Commissione, i parlamentari e i funzionari dell’Unione. Abbiamo il dovere di unire le sinergie, permettendo così al vino di essere leva per la promozione dei nostri territori e dell’intero mondo rurale. A questo scopo abbiamo già a disposizione documenti e progetti consolidati negli ultimi anni, quali la Carta del turismo del vino europeo, il Vademecum dell’enoturismo europeo, la Giornata europea del turismo del vino, la Città Europea del Vino, il Concorso enologico internazionale e gli Stage annuali per giovani viticoltori europei».
Il neopresidente ha quindi sottolineato: «Nei prossimi anni il mio impegno sarà concentrato nella valorizzazione della ricchezza dei territori del vino e delle loro denominazioni di origine, nella rappresentazione delle problematiche che assillano i viticoltori europei, ma soprattutto a rafforzare la nostra azione politica in modo da rendere incisiva la nostra presenza presso le istituzioni europee. Far sentire la voce dei territori del vino al Parlamento europeo, legare gli Stati allo sviluppo di un’Europa delle città e delle regioni e aumentare le sinergie con l’Arev e l’Oiv: questa è la missione che sono profondamente orgoglioso di guidare, in uno spirito di condivisione e cooperazione».
Una bellissima e importante notizia, dunque, per le Città del vino anche del Friuli Venezia Giulia – sono, come è noto, una quarantina – che, con il coordinatore regionale Tiziano Venturini e lo staff operativo, formulano ad Angelo Radica i migliori auguri di buon lavoro per una sempre più incisiva attività a favore della promozione e dell’affermazione del vino europeo e quindi italiano e pure del Vigneto Fvg, piccolo per i livelli quantitativi ma non certamente per la qualità che è ai massimi livelli ed è riconosciuta in tutto il mondo.

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In copertina, passaggio di consegne tra la spagnola Rosa Melchor e il neo-presidente della europea Recevin Angelo Radica.

Barolo nel 2021 sarà prima Città Italiana del Vino. Un plauso a Duino Aurisina

di Giuseppe Longo

Sarà il Piemonte, con la magnificenza di Barolo, e non il Friuli Venezia Giulia che vi aspirava con la piccola Duino Aurisina, a esprimere la Città Italiana del Vino 2021. Alla località del Carso Triestino è stata però riconosciuta la sua importanza all’interno di una rinomata zona Doc, tanto che le è stata assegnata una menzione speciale, come alla ben più nota Montepulciano, sulle colline senesi, che pure ambiva al prestigioso riconoscimento. Per cui entra nella lista d’attesa la cittadina del costone carsico che, come è noto, stamane celebra una delle sue perle enologiche, la Vìtovska, nell’ambito della Giornata mondiale dell’enoturismo.

Il Nebbiolo.

Il famosissimo Comune delle Langhe è dunque la prima Città Italiana del Vino, quella che rappresenterà tutte le altre per un anno intero a livello nazionale fruendo altresì di una serie di benefici. Lo ha deciso ieri la commissione incaricata dall’Associazione Nazionale Città del Vino di scegliere, secondo specifici parametri quantitativi e qualitativi, tra le sette candidature pervenute attraverso altrettanti dossier inviati in risposta al bando lanciato per la prima volta dall’Associazione e aperto a tutte le Città associate. Al concorso hanno partecipato sette Comuni, per cui, accanto ai tre citati, c’erano anche Bianco (Reggio Calabria), Montespertoli (Firenze, Toscana), Taurasi (Avellino, Campania) e Tollo (Chieti, Abruzzo). Come si diceva, due le menzioni speciali decise dalla commissione, a conferma della qualità complessiva dei dossier di candidatura presentati, appunto Montepulciano e Duino Aurisina. E che saranno sicuramente tenute in considerazione quando si tratterà di scegliere la prossima Città da far emergere a livello nazionale.
Ma per quella vincitrice, cioè Barolo, cosa significa questa importante e ricercata attribuzione? Che per l’intero corso del 2021 il suo territorio sarà animato da un ricco, articolato e variegato programma di iniziative che porrà questa zona all’attenzione del Belpaese per 365 giorni grazie ad una serie di eventi che avranno il vino e l’intera filiera in primo piano. Quindi, una indubbia occasione per valorizzare ulteriormente la “regina” delle Langhe, conosciuta in tutto il mondo, attraverso un vino – il Barolo Docg, appunto, ottenuto esclusivamente da uve di Nebbiolo – che è un indiscusso alfiere dell’enologia italiana di alta qualità.

“Insignire Barolo del titolo “Città Italiana del Vino 2021” – afferma Floriano Zambon, presidente dell’Associazione nazionale – è un riconoscimento del lavoro e dell’impegno del Comune nell’aver saputo valorizzare l’indissolubile legame del suo territorio con il vino e l’enogastronomia oltre, naturalmente, a premiare le sue produzioni di eccellenza, che nascono dai sacrifici di viticoltori appassionati, il cui lavoro è fondamentale non solo per la produzione di ottimi vini, ma anche per il prezioso ruolo di sentinelle di un territorio di qualità, anche dal punto di vista della sostenibilità e della tutela dell’ambiente, oggi anche Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco”. “È stato difficile giungere alla scelta finale – aggiunge il leader nazionale delle Città del Vino, delle quali ben 25 sono espresse dal Vigneto Fvg – a conferma della validità dei dossier presentati da sette Comuni. Abbiamo comunque colto gli obiettivi che ci eravamo posti con l’avvio di questa prima edizione: mettere in risalto la cultura enologica ed enoturistica di un territorio, la sua influenza nella società e nell’economia locale; inoltre, vogliamo promuovere tutte quelle buone pratiche che valorizzano la biodiversità, la tutela dell’ambiente e che possano portare benefici anche permanenti in termini di servizi, infrastrutture, eventi”.  Secondo lo spirito per cui è stato ideato, il concorso deve essere uno stimolo per l’intera comunità locale, al fine di incoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini, delle categorie sociali ed economiche e del volontariato nei progetti proposti, con uno sguardo anche oltre i propri confini, consolidando legami con il territorio regionale e con altri territori vitivinicoli italiani. Le  25 Città Fvg, coordinate da Tiziano Venturini, sono dunque Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormòns, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio e, appunto, la stessa Duino Aurisina. Ma anche Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. Come si ricorderà, Moraro e Povoletto sono le ultime arrivate nell’importante elenco tricolore e festeggiate con la bandiera dell’Associazione.

La Vìtovska.

Infine, come si diceva, oggi è in programma la Giornata Mondiale dell’Enoturismo 2020 promossa da Recevin in collaborazione con le Associazioni nazionali delle Città del Vino europee. Pertanto, proprio in questo contesto, ricordiamo l’iniziativa (dalle 10) che il Comune di Duino Aurisina ha dedicato al tema “Vìtovska, un vino un territorio”. Al pregiato bianco del Carso triestino sarà riservato un interessante approfondimento che sarà diffuso in diretta su YouTube con la partecipazione di vitivinicoltori, pubblici amministratori e rappresentanti delle organizzazioni produttive. Il mancato riconoscimento nazionale indubbiamente sarà una delusione – Duino Aurisina e l’intera Doc Carso, infatti, ci tenevano moltissimo – che però deve essere soltanto passeggera. Anzi, dovrà offrire lo stimolo per fare ancora meglio per valorizzare questi vigneti “eroici”, coltivati su pastini rubati alla roccia e  sferzati dalla gelida Bora, prenotando fin d’ora una nuova candidatura. Perché la prossima volta, grazie alla ricca e puntuale documentazione presentata, potrebbe andare meglio. Dopo tutto, la difficile viticoltura del Carso lo merita!

Vigneti a Duino Aurisina.

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In copertina, ecco una immagine di Barolo, nella prestigiosa zona Docg delle Langhe in Piemonte.