Gli Emigranti sloveni valorizzano gli storici dolci delle Valli del Natisone

Le ricette gastronomiche, anche se si tratta di dolci, sono radici di un territorio e quindi opportunità per mantenere saldo il contatto con le origini e raccontarle ai discendenti di chi quel territorio ha dovuto abbandonare. È questo il concetto espresso dall’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, a Pulfero, dove è stato presentato il libro “Dolce la mia Valle” edito dall’Unione Emigranti Sloveni del Friuli Venezia Giulia/Slovenci po Svetu. L’Amministrazione regionale ha sostenuto l’edizione del volume perché crede nella conservazione e divulgazione delle tradizioni nelle quali possono riconoscersi i nostri corregionali all’estero. Il cibo, e i dolci in questo caso – fra i quali, ovviamente, primeggiano la gubana e gli strucchi -, sono pietanze di grande valore culturale e di impareggiabile potenziale evocativo, capaci di alimentare e risvegliare ricordi, interessi e curiosità di cui i nostri emigrati e loro figli e nipoti sono depositari e diffusori potenziali.
Ciò a cui la Regione Fvg lavora – ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga – è far sì che le bellezze delle Valli del Natisone possano diventare chiave di una tipologia di turismo oggi in forte ascesa: lo “slow”, il lento, legato alla natura, alla bici, ai prodotti enogastronomici, che può beneficare sicuramente dei nostri ambasciatori naturali all’estero, disseminati in tanti Paesi del mondo. Così, un territorio che in passato offriva poco e generava emigrazione ha molto da dare e può permettere ai giovani di rimanere e sfruttare nuove opportunità occupazionali. In questo senso – ha concluso l’assessore – la riforma degli Enti locali e i finanziamenti della Regione, promuovendo la collaborazione tra i Comuni e l’attivazione di maggiori servizi a vantaggio dei residenti e dei visitatori, si inscrivono in una strategia di rilancio di tutte le aree del Friuli Venezia Giulia che porta a premiarne le peculiarità e le tipicità, anche quelle finora meno note ed esplorate. Come, appunto, le Valli del Natisone, orgogliose di essere depositarie di una tradizione gastronomica antica che ha, appunto, nella gubana la sua espressione più alta. Un dolce di grande qualità e valore, fatto di storia e tradizione, che merita d’essere ulteriormente valorizzato e fatto conoscere.

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In copertina e qui sopra la tipica gubana delle Valli intera e tagliata.

Addio a Franco Dorbolò, si battè per la tutela della Gubana delle Valli

di Sergio Paroni

Le Valli del Natisone piangono Franco Dorbolò. Si è spento, infatti, a 79 anni il pioniere della produzione artigianale della gubana e degli strucchi. Oltre alla moglie Mercedes e alle figlie Jessica e Joelle, lascia i fratelli Eliseo e Alberto. Le esequie avranno luogo, a San Pietro, martedì 23 marzo, alle 11, in forma privata.
Avviata 60 anni fa con i fratelli e la madre Antonia, l’azienda dolciaria prosegue oggi, rinnovata e potenziata, proprio grazie all’intraprendenza della moglie e delle figlie. Dorboló fu fra i primi a far conoscere al di fuori del territorio d’origine la gubana puntando tutto sulla qualità dei prodotti e sulla ricetta originaria della nonna Antonietta. Si battè, in particolar modo, per la tutela della “formula” della vera gubana tradizionale e delle sue origini. Fu un vero punto di riferimento del settore dolciario in Friuli e un personaggio impegnato a vari livelli nelle Valli del Natisone, territorio che amava profondamente. La sua curiosità e vivacità mentale lo portarono spesso a viaggiare nel mondo, tanto da sposare Mercedes, conosciuta in Venezuela, che bene si è inserita in azienda e nelle Valli.

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In copertina e all’interno, Franco Dorbolò nel suo laboratorio-negozio e con la moglie Mercedes.