Guerrino e Alberto, due generazioni di successo al “Ferarùt”

di Giuseppe Longo

RIVIGNANO – Mezzo secolo di cucina, due generazioni protagoniste, quelle dei Tonizzo, e un grande successo conquistato non senza sacrificio lungo un cammino avviato nel lontano 1970 dal padre Guerrino e da anni ormai continuato dal figlio Alberto con indubbia professionalità, tanto da meritare l’ambita Stella Michelin. Anche se Guerrino, sorretto da una forma invidiabile a dispetto dell’anagrafe, non manca di dare il suo appoggio prezioso, abbinato a una collaborazione sempre gradita e a saggi consigli. Ecco il “Ferarùt” di oggi, ma che deriva da una esperienza maturata in cinquant’anni tondi tondi, da quando Guerrino costruì il nuovo locale lasciando quello storico del centro di Rivignano, Al Cacciatore, ma chiamandolo con il nome con cui veniva identificata la vecchia trattoria – “Ferarut”, appunto -, suggerito da quella piccola lampada che lo contraddistingueva e che è diventato un “marchio”. Di qualità.

Lo chef stellato Alberto Tonizzo.


Come quella che la cucina di Alberto Tonizzo ha fatto arrivare, l’altra sera, nelle sale dell’accogliente ristorante – “ci dicono che dovrebbe essere aggiornato – confida il padre, che col suo tratto discreto e cordiale ha coordinato la riuscitissima cena dedicata al mezzo secolo -, ma crediamo vada ancora bene così”. E hanno perfettamente ragione, perché certi restauri hanno distrutto l'”anima” dei locali preesistenti -, una qualità, dicevamo, declinata in una serie di piatti divenuti famosi. Piatti che hanno permesso al “Ferarùt” di rileggere con i suoi ospiti una storia lunga appunto dieci lustri. Abbinati a vini di grande pregio del Vigneto Friuli, ma non solo, che hanno esaltato la sinfonia di sapori, aromi e profumi delle varie ricette ideate, sperimentate e portate in tavola dai Tonizzo, attingendo a una tradizione sempre viva e preziosa, innestata però a un’innovazione suggerita da fantasia e competenza non comuni, che fanno leva sulle materie prime che dispensano la generosa terra della Riviera e il vicino mare Adriatico.

Piccole golosità di benvenuto.

E che vi proponiamo, cominciando da quelle che hanno entusiasmato i numerosi commensali, ma pure chi scrive, come l’Insalata di granciporro con Rosa di Gorizia ed un racconto in quattro salse del 1973 – quindi agli albori della brillante avventura del “Ferarùt” – e la Razza marina marinata alla soia scura, radici di soncino, agrodolce di funghi pioppini ed altri sapori (2012): musica soave per le papille gustative. E che i vini scelti da Alberto Tonizzo, che è pure appassionato sommelier, hanno esaltato: un Lugana 2018 “Madonna della Scoperta” e un Sancerre 2014 “Haute de la Poussie”, due bianchi prestigiosi, il primo maturato tra le brezze del Lago di Garda e il secondo frutto, nella Valle della Loira, degli antichi saperi che continuano a contraddistinguere la viticoltura d’Oltralpe.
Ma la carrellata di piatti storici era cominciata con un Cefalo dorato, citronella, pistacchio alla liquirizia e stellina dei prati (2010) e con i Capelli d’angelo con canocchie, pomata di mandorle d’Avola e limoni (2015), accompagnati da un’ottima Ribolla gialla 2017 “La Rajade” – cioè Dolegna del Collio – e anticipati da alcune piccole golosità di benvenuto con un drink d’anice e lemongrass. Originalissimi poi i primi piatti: Zuppa di pesce ai cinque fumetti (1975) e Gnocchi di barbabietola rossa “Brovade come fosse tartufo” (“un’idea – ha raccontato lo chef stellato – che mi era venuta durante una memorabile cena in una cantina di Ramandolo”), yogurt e zizania acquatica (2011), serviti con gli stessi vini, gardesano e francese.

Il mitico dolce.


E per finire? Ovviamente il dolce, mitico perché risale pure questo al lontano 1973: Crepes all’arancia, ganache al cioccolato con gelato al fior di latte e noci con short drink agli agrumi e karkadè con cacao. Una vera e propria bandiera del locale, che simpaticamente la presenta come la sua “bomba”. Il tutto servito da personale di sala gentile e preparato, sia per i piatti che per i vini, tanto da presentare il tutto accuratamente, man mano che veniva portato in tavola.
Interessante, vero? Un menu di gran classe che ha accompagnato nella scoperta di questi cinquant’anni, aiutando a rileggere la bella ed esaltante storia del “Ferarùt”, scritta dapprima da Guerrino e adesso, ma già da parecchi anni, da Alberto. Con una qualità che è assicurata per chi si siede alla tavola dei Tonizzo. Tanti auguri per i prossimi 50!

L’Insalata di granciporro…

… e la Razza marinata. 

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In copertina, Alberto Tonizzo con il padre Guerrino, le due generazioni del “Ferarùt” di Rivignano.

“Mezzo secolo di cucina”: il Ferarùt rilegge la sua storia

di Carlo Morandini

La cucina di classe, se si sviluppa attorno alla perfetta conoscenza delle sue regole, e oggi anche della disponibilità di nuove tecnologie e conoscenze, non può trascurare di rimanere ancorata alle radici. Non solo ai sapori della tradizione locale, o dell’area interessata, ma anche ai prodotti e alle materie prime disponibili. In questo caso, magari dando la possibilità ai prodotti di esprimere al meglio gusto e profumi. Lo conferma Alberto Tonizzo, lo chef stellato della Riviera Friulana. Che proprio per valorizzare le potenzialità del gusto della zona ha organizzato per domani, 23 gennaio,  una serata di degustazione che permetterà di riscoprire i sapori che hanno reso famoso il suo “Ferarùt” già nel secolo scorso.

L’obiettivo di Tonizzo, ma anche del suo percorso professionale che ha portato già diversi anni fa la Stella Michelin nel ristorante di Rivignano, il locale creato dalla sua famiglia, è proprio quello di consentire agli ospiti di riconoscere i sapori del suo territorio. Dell’area, cioè, di riferimento del locale. Una identità del gusto e dei sapori che è richiesta e apprezzata dai numerosi “navigatori” della buona tavola che scelgono di soggiornare in Friuli Venezia Giulia per assaggiare i piatti tipici, la cucina di pregio e da gourmet, ma anche semplicemente tradizionale, nonché i suoi vini, da quelli alla portata di larga parte dei consumatori, comunque da gran premio visti i risultati nei concorsi internazionali, a quelli di nicchia, come il rosso maggiormente valutato a bottiglia d’Italia. Alberto, che ha iniziato il suo percorso professionale da sommelier, per poi specializzarsi dapprima nei dolci, quindi nella cucina, è infatti fortemente consapevole della necessità di proporre ai degustatori i sapori dell’area per garantirsi il gradimento degli ospiti. Specialmente di quelli che arrivano da più lontano.

Ed è proprio per questo che per domani – l’appuntamento è alle 20 – ha organizzato l’evento “Mezzo secolo di cucina”. Presenterà, con le possibilità di oggi, i piatti che in cinquant’anni di attività hanno reso famoso il “Ferarùt”. Dal cefalo dorato, citronella, pistacchio alla liquirizia con stellina dei prati (2010) ai Capelli d’angelo con Caviale friulano, mandorle d’Avola in pomata e frutto della passione (2015); dall’Insalata di granciporro e Rosa di Gorizia e un racconto in quattro salse (1980) alla Zuppa di pesci ai cinque fumetti (1975). E ancora, gli Gnocchi di barbabietola rossa con “Brovade” come fosse tartufo, yogurth e zizania aromatica (2011); le Crèpe all’arancia, ganache al cioccolato con gelato al fior di latte e noci (1970).

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In copertina e qui sopra piatti e vini di classe al “Ferarùt” di Rivignano.