Un periodo di ferie anche per la Cantina di Ramuscello prima della vendemmia: ecco le sue chiusure nel mese di agosto

(g.l.) È arrivato agosto, peraltro con un pessimo inizio dal punto di vista meteorologico che fa il paio con il brutto ricordo che ci ha lasciato luglio. Tuttavia, questo resta il mese delle vacanze per eccellenza: le avevano inventate già gli antichi Romani quando, nel 18 a.C, l’imperatore Ottaviano Augusto istituì quelle che sono passate alla Storia come “Feriae Augusti” – il nostro Ferragosto -, vale a dire “il riposo di Augusto” che concedeva un periodo di relax dopo i lavori primaverili ed estivi in campagna e prima della vendemmia. Un riposo al quale non si sottrae neppure la Cantina Produttori Ramuscello e San Vito – guidata dal presidente Gianluca Trevisan e diretta dall’enologo Rodolfo Rizzi – che ha appena comunicato le sue prossime chiusure. Eccole: Uffici da sabato 9 agosto a domenica 17 agosto compreso; Produzione da sabato 9 agosto a domenica 17 agosto compreso; Punto vendita da lunedì 11 agosto a domenica 17 agosto compreso. Uno stop che si concentra, dunque, nella parte centrale del mese, quella che ruota appunto intorno ai giorni ferragostani. Un periodo di ferie indispensabile per ricaricare le “batterie” in vista proprio della vendemmia che, almeno per quanto riguarda la raccolta delle uve destinate alla produzione di spumanti, comincerà fra poche settimane.

Rizzi e Trevisan per Sant’Egidio a Roma.


Ricordiamo che la cooperativa ramuscellese, con oltre sessant’anni di storia sempre in crescita, raccoglie e trasforma annualmente oltre 100 mila quintali di uva. Il 90 per cento è rappresentate da varietà bianche ed oggi è, per dimensione, la terza Cantina del Friuli Venezia Giulia. Al momento del ricevimento dei grappoli, soprattutto da settembre, vengono effettuati accertamenti sul loro stato sanitario, sul contenuto di zuccheri e sull’acidità per stabilirne i principali parametri qualitativi. Ma il suo staff di tecnici molto preparati esegue tutti i controlli necessari per monitorare ogni stadio della produzione, a cominciare dalla vigna per continuare nello stabilimento enologico con la lavorazione dei mosti e dei vini. Da qualche anno, la Cantina Produttori Ramuscello e San Vito si può fregiare della certificazione Sqnpi, come dire il Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata che tutela la sostenibilità del lavoro nel vigneto grazie al minor impatto ambientale nella difesa della vite dagli attacchi fungini e parassitari che sono sempre in agguato, specialmente in annate piovose come questa.
In questi ultimi anni la cooperativa vitivinicola si è distinta anche per brillanti iniziative, tra le quali eccellono quella dell’originale progetto Vino Terre, legato anche a una importante finalità umanitaria a favore della Comunità di Sant’Egidio, e quella della innovativa produzione del “vino vegano” che consente di stare al passo con i tempi e con le mutate abitudini alimentari dei consumatori. Senza dimenticare, poi, l’entrata in funzione, un paio di anni fa, di un modernissimo impianto di depurazione delle acque utilizzate in cantina per il loro reimpiego, sotto lo “sguardo” attento della Pimpa di Altan che campeggia su una fiancata della importante struttura.

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In copertina, il complesso degli edifici della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito.

Sostenibilità, la Cantina di Rauscedo anticipa di un anno il rispetto normativo

«Per primi, in Friuli Venezia Giulia, abbiamo anticipato di un anno il rispetto della norma ministeriale che obbligherà tutti i trasformatori d’uva certificati Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale di Protezione Integrata), a certificare pure le attività di cantina sotto il segno della sostenibilità», afferma il presidente della Cantina Rauscedo, Antonio Zuliani, ricevendo l’apposito attestato di certificazione rilasciato dal Ceviq (Certificazione Vini e Prodotti Italiani di Qualità). «È una scelta ben precisa finalizzata ad adottare, all’interno della Cantina, le pratiche di un protocollo di “sostenibilità per la filiera vitivinicola” finalizzata alla maggiore qualità e, soprattutto, alla completa tracciabilità dei prodotti e dei processi».
A oggi, la cantina cooperativa pordenonese lavora circa 240mila ettolitri di vino, commercializzati soprattutto sfusi e, in piccola parte, in bottiglie e bag in box. I produttori che, in vigna, rispettano le norme della certificazione Sqnpi, sono una quarantina. «Riteniamo che la sostenibilità sia molto di più che una parola di moda – prosegue Zuliani -, e cioè, una coerente interpretazione dello spirito cooperativo e una visione strategica proiettata verso il futuro».
«La certificazione di “Sostenibilità della Filiera Vitivinicola” (requisito da quest’anno obbligatorio per le cantine certificate Sqnpi per la fase di trasformazione dell’uva) – aggiunge il direttore di Ceviq, Michele Bertolami – impegna le strutture di produzione enoica a rispettare una serie di parametri e a migliorarli nell’arco di un
triennio. Tutte le operazioni di cantina, in sostanza, devono essere “sostenibili”: la gestione dei reflui e delle acque di scarico; dei residui e degli scarti di produzione; i consumi energetici e le fonti di approvvigionamento; gli imballaggi; i contratti di lavoro dei collaboratori e la loro formazione, come pure il rispetto delle norme
di sicurezza».
Perciò, oltre a essere già certificata come “biologica”, la Cantina di Rauscedo punta al raddoppio dell’autoproduzione energetica nel triennio e all’utilizzo di imballaggi in carta provenienti dalla filiera certificata della Gestione Forestale Sostenibile.

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In copertina, Michele Bertolami con Antonio Zuliani alla Cantina di Rauscedo.

Con il Prosecco Rosè delle grave del Meduna si brinderà alla moda fiorentina

Dai vigneti delle alte grave pordenonesi, “disegnate” dal Meduna e  dal Tagliamento, al palcoscenico della grande moda a Firenze. Albino Armani, azienda vitivinicola a conduzione familiare con oltre quattrocento anni di storia, sarà infatti presente all’imminente edizione di Pitti Immagine Uomo, alla Fortezza da Basso, in collaborazione con Bikkembergs, celebre maison fondata nel 1986 dall’omonimo designer che trova ispirazione nell’unione tra la creatività della moda e la funzionalità dello sport.Durante la seconda giornata della manifestazione, domani 11 gennaio, lo stand di Bikkembergs – uno spazio espositivo di circa 290 metri quadrati allestito nella Sala della Volta – ospiterà un evento esclusivo per la presentazione delle nuove collezioni Autunno/Inverno 2023 del brand. Qui giornalisti, clienti e visitatori avranno modo di degustare il Prosecco Rosè Millesimato 2021 firmato Albino Armani.
Perlage fine, complessità aromatica, grande freschezza, eleganza e persistenza caratterizzano questo Prosecco Rosé extra dry – fermentato naturalmente con oltre 60 giorni di sosta sui lieviti – che unisce in maniera perfetta lo slancio fruttato della Glera alla struttura decisa conferita dal 10 per cento di Pinot nero. Le uve, certificate Sqnpi, sono prodotte tra Sequals e Lestans, in provincia di Pordenone, nell’altipiano “disegnato” appunto dai fiumi Meduna e Tagliamento: protette dall’antico sguardo delle Alpi Carniche, crescono in un clima pedemontano, dove troviamo condizioni quasi estreme per la viticoltura – con forti venti e sbalzi termici -, ideali per la coltivazione di vitigni da base spumante.
Una collaborazione tra due eccellenze produttive che, seppur appartenenti a settori merceologici molto diversi, fanno da sempre della ricerca e della cura dei dettagli la propria forza.

www.albinoarmani.com

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In copertina, uno scorcio dei vigneti Armani del Prosecco Rosè nelle grave pordenonesi.

 

Cantina Produttori Cormòns, dalle Guide i primi premi: leader il Collio autoctono

I primi risultati sono stati resi noti una settimana fa da The WineHunter Award, la prestigiosa Guida alle eccellenze enogastronomiche italiane, selezionate da Helmuth Köcher, fondatore del Merano Wine Festival. La classifica è consultabile online gratuitamente e i vini della Cantina Produttori Cormòns si sono aggiudicati l’Award Rosso (dai 90 ai 92,99 punti) e Gold (dai 93 ai 95,99 punti): al Collio Doc da uve autoctone 2020 è andato il Gold, mentre alla Malvasia Harmo Doc Friuli 2020, al Sauvignon Doc Friuli 2021 (certificato Sqnpi) e al Friulano Doc Collio 2021 sono stati assegnati gli Award Rosso.
Domenica, inoltre, al termine delle finali nazionali che si sono svolte la scorsa settimana a Buttrio, sono stati resi noti i risultati della Guida del Touring Club Vinibuoni d’Italia: il massimo riconoscimento, la Corona, è andato al Collio Doc da uve autoctone 2020, che si conferma quindi il top di gamma della cooperativa cormonese. Come da tradizione, gli stessi vini esaminati dalle commissioni sono stati sottoposti al giudizio di giornalisti, blogger, sommelier, operatori e winelover, con il progetto “Oggi le corone le decido io”.
Il Collio 2020 da uve autoctone, fatto con (Tocai) Friulano al 60%, Ribolla gialla al 30% e Malvasia istriana 10%, ha ottenuto la Corona anche da queste commissioni parallele. «Un riconoscimento all’insegna della trasparenza e della partecipazione dei consumatori – ha affermato soddisfatto il direttore generale Alessandro Dal Zovo -, che conferma il successo del progetto Collio da uve autoctone e la qualità dei nostri vini, se consideriamo che le selezioni The WineHunter hanno riguardato ben 7mila campioni, degustati da 11 commissioni d’assaggio, e soltanto a 874 è stato assegnato il Gold, e che Vinibuoni ci premia con la Corona per il secondo anno di seguito».

Cantina di Ramuscello, 60 vendemmie e una crescita continua nella qualità

di Claudio Soranzo

SESTO AL REGHENA – Sessanta vendemmie, 60 e più anni di lavoro nei campi, soprattutto in vigna, sono un vero e proprio record che la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito ha festeggiato alla grande, non solo con un sontuoso party, ma soprattutto con una tavola rotonda che ha visto in qualità di relatori un parterre di tutto rispetto e un uditorio davvero imponente. Moderato e soprattutto stuzzicato da un presentatore d’eccezione qual è il direttore di Wine Meridian, Fabio Piccoli, il dibattito con il tema “La cooperazione vitivinicola tra tradizione e riorganizzazione manageriale” ha avuto momenti molto importanti, vista la competenza e l’autorevolezza dei relatori.

Il presidente Gianluca Trevisan…

… e il direttore Rodolfo Rizzi.

 

A dare il “la” al convegno è stato il presidente del Comitato Nazionale Vini del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Attilio Scienza: «Le Doc, i territori vitivinicoli e la riscoperta delle varietà autoctone devono ringraziare la cooperazione che, in tempi non sospetti, ha capito quanto fosse importante stabilire nuove regole per la rinascita del vino italiano. Le cantine cooperative sono chiamate ora a un nuovo salto di qualità per affrontare i cambiamenti in corso e diffondere le nuove conoscenze». «La cooperazione vitivinicola, attraverso la quale passa il 58% del vino della Penisola – gli ha fatto eco Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, apparso da remoto sul megaschermo -, assieme ai produttori e agli enologi ha assunto un ruolo determinante per il rinnovamento del comparto e delle sue numerose diversità. In questo contesto, la Cantina Produttori di Ramuscello ha saputo trovare un significativo spazio d’avanguardia in molti campi, compreso quello della sostenibilità praticata, e non solo parlata». A porre, poi, l’accento sull’importanza di un totale coordinamento, facendo rete per non disperdere la capacità di azione del movimento cooperativo – che deve ancora prendere completa consapevolezza della sua forza e responsabilità nel governo del settore – sono stati i cooperatori Luca Rigotti, coordinatore del Settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari; Corrado Casoli, presidente del Gruppo Italiano Vini e il padrone di casa Gianluca Trevisan, presidente della Cantina. Al partecipato appuntamento (oltre 300 i convenuti) hanno preso parte anche Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari; Albino Armani, presidente del Consorzio Doc “Delle Venezie”, e Stefano Zanette, presidente del Consorzio Doc “Prosecco”, pronti a sottolineare l’importanza che il comparto vitivinicolo ha assunto nell’intero Nordest d’Italia, nel quale la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito è inserita a pieno titolo.

I relatori e il foltissimo parterre.

 


Il direttore della Cantina, enologo Rodolfo Rizzi, ha quindi illustrato alla perfezione le bottiglie celebrative della 60ma vendemmia, dedicate al Pinot grigio e al Refosco dal peduncolo rosso, mentre la vicepresidente Laura Bertolin ha ripercorso con dovizia di particolari la prestigiosa storia della cooperativa pordenonese e della sua crescita quantitativa e soprattutto qualitativa. È emerso, tra l’altro, che nell’anno in corso il bilancio della Cantina supererà i 13 milioni di euro di fatturato (3,5 milioni in più rispetto all’esercizio precedente) e i 100 mila quintali di uve raccolte, dai 750 ettari vitati appartenenti ai 158 vignaioli soci, che fanno riferimento alla cooperativa da ben 21 Comuni di tre diverse province, Pordenone, Udine e Treviso.
È stato pure messo in evidenza che con in progetto di miglioramento qualitativo dei vini in produzione, nel 2020 ha preso avvio l’esperienza del Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (Sqnpi), uno schema di certificazione che ha come obiettivo quello di valorizzare le produzioni agricole vegetali ottenute in conformità ai disciplinari regionali di produzione integrata, riconosciuto a livello comunitario) coinvolgendo 466 ettari vitati di 34 soci. Quest’anno i soci interessati sono raddoppiati (66) e gli ettari coinvolti sono saliti a 630.

Nel 2021, per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, grazie al protocollo di Ceviq (Certificazione Vini e prodotti Italiani di Qualità), sono stati certificati 5.400 ettolitri di vino vegano. Una notizia che ha sollevato molto interesse in regione e a livello nazionale. È di pochi giorni fa, infine, l’annuncio della certificazione biologica per la Cantina. «La qualità e la sostenibilità non sono solo delle parole ma, per noi, significano agire concretamente – ha commentato il presidente Gianluca Trevisan -. Siamo vicini anche al raggiungimento della certificazione Iso 9001 e Ambientale e a quella Zero Residui, convinti che possano pure rappresentare degli interessanti tratti distintivi per la valorizzazione del vino “Made in Friuli Venezia Giulia”». E tra un paio di mesi, o poco meno, partirà la vendemmia numero 61. Buon raccolto a tutti!

La certificazione ambientale in vigna.

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In copertina, ecco una veduta d’insieme delle strutture della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito.

 

Un Prosecco tutto in linea con l’ambiente: da Casarsa il primo esempio del Friuli

La Delizia Viticoltori Friulani, cantina di Casarsa tra le prime 10 realtà nazionali per la produzione di spumanti, ha presentato il primo Prosecco Doc sostenibile, un progetto che ha coinvolto le realtà che credono, come La Delizia stessa, in valori quali l’attenzione e la salvaguardia dell’ambiente e che traducono questi valori in azioni concrete all’interno delle loro attività. Dal vino ottenuto da uve certificate Sqnpi, alla bottiglia in vetro riciclato, passando per il tappo di sughero certificato, fino all’etichetta stampata su carta ottenuta dalla lavorazione di residui d’uva, che sostituiscono fino al 15% della cellulosa proveniente dall’albero.
Si tratta della prima progettualità di questo tipo, che segue le linee guida aziendali riassunte nel poggetto valoriale “Visionari. Sostenibili. Responsabili”. Un percorso nuovo, di crescita e in continua evoluzione iniziato in occasione del 90° anniversario della Cantina La Delizia, con la scelta di inserire una farfalla nel logo aziendale, simbolo di rispetto ambientale, di trasformazione, della vocazione all’evolvere, in linea con la visione di agricoltura sostenibile che per l’azienda casarsese è diventata responsabilità nella gestione delle risorse, ma anche responsabilità in termini di sostenibilità economica e sociale. La bottiglia, realizzata nella sua edizione zero, è stata presentata nel salone Ippolito Nievo del ristorante Al Molino di Glaunicco, a Camino al Tagliamento. Si tratta della rappresentazione fisica di una scelta etica, è il simbolo di responsabilità, consapevolezza e determinazione nel proiettare La Delizia verso un futuro più sostenibile.

La bottiglia.

I VERTICI

“Per La Delizia la sostenibilità è un punto imprescindibile – ha dichiarato il presidente Flavio Bellomo -. Abbiamo scelto di essere visionari, sostenibili e responsabili nei nostri metodi produttivi e di approccio al mercato, rispettando il nostro territorio e i nostri consumatori. Da questo percorso intrapreso in occasione del novantesimo anniversario, rispondendo alle sfide poste dal Covid-19, non si torna indietro, anche perché è la stessa domanda di Prosecco a richiedere sempre più rispetto per l’ambiente e le comunità da cui il vino nasce”.
“In un momento in cui si parla tanto di sostenibilità – ha aggiunto il direttore generale Mirko Bellini – La Delizia vuole concretizzare con i fatti questo impegno presentando la prima bottiglia di Prosecco Doc sostenibile. Questo prodotto in edizione zero dimostra che c’è tutta una filiera, la quale coinvolge anche le barbatelle e i trasporti, che può essere declinata in maniera sostenibile. Da qui partiamo per arrivare prossimamente a un’etichetta che sarà commercializzata. Oggi si traccia un solco dal quale non si torna indietro, un percorso che dovremmo seguire per rimanere al passo con i tempi”.

LA PRESENTAZIONE

Durante la serata a Glaunicco, Carlos Veloso dos Santos, amministratore delegato Amorim Cork (tappi in sughero) – che lo scorso luglio al convegno “Dalla Terra al bicchiere”, sempre organizzato da La Delizia, aveva lanciato la proposta del Prosecco Doc sostenibile – ha detto che “non esiste un piano B” e che tutte le aziende, come già fanno la sua e la cantina casarsese, devono puntare le loro energie sulla sostenibilità.
Presentato anche il company profile con le magnifiche fotografie di Elio Ciol (rappresentato nell’occasione dal figlio Stefano) e Francesco Galifi, grandi fotografi capaci di raccontare in tutte le sue meraviglie il territorio friulano e gli elementi che lo compongono.

Il saluto di Bellomo.

IL DIBATTITO

Nella tavola rotonda conclusiva il direttore dei quotidiani Messaggero Veneto e Il Piccolo, Omar Monestier, ha dialogato con Luca Giavi (direttore Consorzio tutela Doc Prosecco), Valerio Cescon (presidente della cantina La Marca) e lo stesso presidente de La Delizia Flavio Bellomo. Un’analisi a tutto tondo del momento del Prosecco Doc, tra le sfide della produzione (anche qui si guarda con attenzione, come nel resto del mondo economico, all’aumento del costo delle materie prime) e quelle del commercio (con la richiesta che cresce in vari Paesi, tra i quali la Francia, patria mondiale delle bollicine). Coinvolti anche il presidente dei Vivai cooperativi Rauscedo, Pietro D’Andrea, e il rappresentante dell’azienda di trasporti Ceccarelli, Gabriel Fanello, per un’analisi finale su tutta la filiera che come ha ricordato il direttore generale de La Delizia, Mirko Bellini, è tutta orientabile sulla sostenibilità.

IL PROGETTO

Metodo Charmat – Il progetto del Prosecco Doc sostenibile ha visto La Delizia partire dallo studio di tutti gli elementi che compongono la bottiglia di uno spumante, ricercando accuratamente, assieme ai fornitori, materiali che rispettino il più possibile l’ambiente. “Uva” è un Prosecco Doc Extra Dry spumantizzato con metodo Charmat e ottenuto da uve certificate Sqnpi, la certificazione di qualità volta ad armonizzare le norme agronomiche rispettando le peculiarità ambientali, culturali e fitosanitarie con precise strategie di intervento e minor impatto possibile sull’uomo e sull’ambiente.
La bottiglia – La bottiglia in vetro riciclato Extral di Verallia ha visto la scelta di un modello leggero da 550 grammi di peso, ispirandosi a una forma semplice e minimalista che anni fa vide l’inizio del cammino degli spumanti friulani La Delizia. Aver scelto una bottiglia così leggera, composta di materiale riciclato per l’86%, permette un risparmio di consumo energetico e una minor emissione di C02 sia per la produzione che per il trasporto.
Il tappo – Il tappo utilizzato è lo Spark 02 classe A-Brand di Amorim Cork, interamente in sughero, materiale totalmente naturale, riutilizzabile, altamente riciclabile, proveniente da foreste certificate Fsc (Forest Stewardship Council, che garantisce la silvicoltura sostenibile e la tracciabilità dei prodotti), ecologico e sostenibile al 100%. Inoltre, il sughero è un naturale immagazzinatore di C02, in quanto ogni tappo permette di togliere dal ciclo produttivo 562 grammi di anidride carbonica, contribuendo così alla riduzione di carbon footprint dall’ambiente.
La gabbietta – La gabbietta di Icas è prodotta in alluminio, materiale al 100% riciclabile, mentre proprio per rendere il prodotto il più sostenibile possibile non è stata realizzata la capsula, alleggerendo così anche la bottiglia e mantenendo pulite le linee del packaging scelto.
La carta – Al posto della capsula c’è un copri-gabbietta realizzato nella stessa carta scelta per l’etichetta: una carta Favini Crush Grape, prodotta con il 15% di residui d’uva ottenuti dallo scarto della lavorazione dell’uva, senza Ogm, contenente il 30% di carta riciclata post consumo. Certificata anch’essa Fsc, dove il legno da cui si produce proviene da foreste nelle quali sono rispettati dei rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Inoltre, è realizzata al 100% con energia verde e con una carbon footprint ridotta del 20%.
L’etichetta – Sempre per rispondere alle esigenze produttive di sostenibilità, l’etichetta è realizzata su un pezzo unico, fasciante che avvolge l’intera bottiglia, riducendo al minimo l’impatto della colla. Dopo aver bevuto il Prosecco Doc, la si può srotolare, strappando l’apposita linguetta e sulla facciata interna dell’etichetta si trova la spiegazione del perché Uva è sostenibile (ideazione grafica dell’agenzia Weagroup). Una bottiglia dall’impatto contemporaneo che diventa oggetto di design dichiarando il suo essere sostenibile.

Monestier e Bellini.

LE LINEE GUIDA

A completare la presentazione il nuovo company profile de La Delizia, elegante e significativa rappresentazione cartacea che racchiude le linee guida aziendali 2021-2023. Realizzata con carta Favini Tree Free Bamboo Natural, composta dal 75% di bambù certificato FSC e dal 25% di linters di cotone (fibre corte del cotone che si trovano attorno al seme). Una carta estremamente morbida e liscia al tatto e totalmente riciclabile, biodegradabile, realizzata con energia verde al 100% e con emissioni C02 azzerate. Particolare attenzione è stata riposta sulla rilegatura della pubblicazione fatta con filo Singer da parte di una cooperativa sociale che impiega persone con disabilità, unendo quindi le finalità ambientali a quelle sociali.

LE FOTO DI CIOL

La pubblicazione è stata arricchita dalle fotografie in bianco e nero del maestro Elio Ciol, testimone nel corso della sua vita dell’essenza del Friuli Venezia Giulia e da quelle del fotografo di paesaggio Francesco Galifi, occhio poetico e concettuale che racconta l’infinita bellezza della natura attraverso un linguaggio di forme, linee e colori. Attraverso le loro fotografie, La Delizia afferma nuovamente l’attenzione e la salvaguardia nei confronti dell’ambiente ed in particolare della Terra, dell’Aria, dell’Acqua e del Cielo, i quattro elementi alla base della viticoltura e da cui deriva la filiera produttiva aziendale.

I partecipanti alla festa.

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In copertina, Flavio Bellomo e Mirko Bellini, presidente e direttore dei Viticoltori La Delizia, presentano orgogliosi la bottiglia innovativa del primo Prosecco Doc “sostenibile”.

Anche un centro di spumantizzazione nei nuovi piani della Cantina di Ramuscello

(g.l.) Un centro di spumantizzazione: è questo uno dei principali obiettivi della Cantina produttori di Ramuscello e San Vito, la cui attività, prossima a festeggiare il sessantesimo anniversario, registra una continua espansione. Un impegno che è molto apprezzato dalla Regione Fvg, schierata con i produttori vitivinicoli che operano per creare nuove occasioni di sviluppo, per ampliare la rete delle collaborazioni tra realtà regionali, che rafforzano la promozione e affrontano con capacità manageriale le fasi di passaggio generazionale. Concetti, questi, emersi dal confronto tra l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, e il consiglio di amministrazione che si è tenuto nella sede dell’importante azienda vitivinicola pordenonese.

L’enologo Rodolfo Rizzi.


Nata nel 1959 e operativa dal 1962 la Cantina cooperativa si appresta, appunto, a festeggiare nel 2022 i 60 anni di attività. Attualmente conta 110 soci conferenti che lavorano 729 ettari di vigneto specializzato estesi principalmente nella Destra Tagliamento e sconfinano anche nel vicino Veneto. Il conferimento delle uve negli ultimi dieci anni ha superato i 540 mila quintali, con un picco registrato nel 2020 quando sono stati conferiti in un unico anno ben 112.808 quintali. Le varietà maggiormente raccolte sono Pinot grigio e Glera, vitigno base del Prosecco. La Cantina di Ramuscello commercializza il vino prodotto direttamente alle ditte imbottigliatrici tra cui alcuni grandi marchi nazionali; solo una piccola quota viene destinata alla vendita diretta in bottiglia (50 mila) e in bag in box (6 mila). La produzione avviene sotto la guida dell’enologo Rodolfo Rizzi.
Il forte impulso alla crescita impresso dalle innovazioni introdotte negli ultimi anni ha spinto ora i vertici aziendali a ideare un progetto di ampliamento che comprende l’acquisizione di nuovi terreni adiacenti all’attuale sede, l’espansione della cantina, la realizzazione di un nuovo depuratore, l’acquisizione di nuovi serbatoi in acciaio per lo stoccaggio, la creazione del già citato centro di spumantizzazione e l’avvio di percorsi di alta formazione professionale.
La Regione Fvg, impegnata a creare le condizioni per stringere nuove collaborazioni, in particolare con gli incentivi pubblici al rafforzamento di filiera, intende premiare la produzione di qualità orientata a standard di sostenibilità ambientale e di prodotto. In questa direzione si muove il progetto avviato dalla Cantina cooperativa nel 2019 per l’introduzione del programma di riqualificazione produttiva denominato Sistema di qualità nazionale di produzione integrata (Sqnpi) regolamentato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e potenziato nel corso del 2020 fino a raggiungere la certificazione della cantina di produzione. Il minor impatto ambientale è certificato sulla quasi totalità degli ettari a produzione vitivinicola dei soci conferenti.
Da ricordare, infine, che di recente la Cantina di Ramuscello e San Vito è sbarcata in Carnia, più precisamente a Paluzza, inaugurando il primo Punto vendita esterno all’azienda vitivinicola, con l’intervento del presidente Gianluca Trevisan assieme e del consigliere Fabio Valentinis e al direttore Rizzi. La Bottega del vino sarà gestita da Federica Lalli.

L’inaugurazione a Paluzza.

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In copertina, gli spumanti sono il prossimo obiettivo della Cantina produttori di Ramuscello e San Vito.

Cantine cooperative Fvg, certificata l’uva che sarà raccolta su oltre 3 mila ettari

Raccolta su oltre 3 mila ettari di vigneto, l’uva di buona parte della vendemmia 2021 di tutte le cantine cooperative del Fvg sarà sostenibile e certificata. Infatti, la cantina Viticoltori Friulani La Delizia (di Casarsa), la Cantina produttori Ramuscello e San Vito, la Cantina produttori Cormòns, la cantina Vini San Giorgio (di San Giorgio alla Richinvelda) e la Cantina Rauscedo hanno aderito allo schema di certificazione, gestito dal Ministero delle Politiche agricole, Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata) che consentirà, a chi lo vorrà, di apporre sull’etichetta il simpatico e conosciuto logo dell’”apetta” su sfondo bianco e contorno verde.

Il marchio a Ramuscello

Venanzio Francescutti

Una adesione massiccia dei soci, coordinata in maniera convinta dai dirigenti che pongono la regione enologica cooperativa del Friuli Venezia Giulia ai vertici nazionali dove il 51 per cento delle cooperative ha già aderito a uno standard di certificazione volontaria (Sqnpi in primis, ma anche Equalitas e Viva).
Sono 350 i soci produttori coinvolti per una superficie di vigna interessata appunto di oltre 3.000 ettari, in un contesto dove la cooperazione vitivinicola raccoglie e vinifica oltre il 40 per cento dell’intera produzione regionale di uva, per un fatturato complessivo che supera gli 85 milioni di euro.
«Ricordiamo che lo scopo dello schema di certificazione è misurare la performance ambientale e sociale delle imprese, così come i risultati economici. Si tratta di uno standard certificato da un ente terzo (Ceviq) e che richiede alle aziende di rispettare elevate performance di sostenibilità sociale e ambientale e di rendere trasparente pubblicamente il punteggio ottenuto – sottolinea Venanzio Francescutti, presidente di FedAgriPesca Fvg -. Le nostre cooperative sono ben consapevoli dei numerosi vantaggi competitivi derivanti dal conseguimento degli standard di certificazione volontari: oltre al tendenziale incremento dei volumi venduti e del valore, si evidenzia un “plus valoriale” assegnato soprattutto dagli acquirenti stranieri oltre a essere indice di una forte coesione e consapevolezza tra i soggetti aderenti intorno al tema imprescindibile della tutela ambientale». E c’è già chi guarda al biologico, come stanno facendo la Cantina Rauscedo (partendo dalla coltivazione di viti resistenti alle principali fitopatie) e la Cantina Ramuscello e San Vito.

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In copertina, bellissima uva bianca alla vigilia della raccolta.

 

Pinot grigio Venezie dalle minori rese/ettaro allo stoccaggio 2020

Il Pinot grigio Doc delle Venezie esce indenne dal lockdown con numeri di imbottigliamento a fine maggio stabili sul 2019 (+0,39%), ma guarda con attenzione alla prossima vendemmia. Sebbene, infatti, la stagione di raccolta si preannunci – come informa una nota – minore rispetto allo scorso anno (si parla di circa -15%), la forte incertezza che continua a dominare i mercati del vino interno e internazionale in questa fase di graduale ripresa delle attività ha spinto il Consorzio guidato da Albino Armani a promuovere la costituzione di un tavolo di lavoro con i rappresentanti delle Doc trivenete per condividere misure di gestione coordinata del potenziale produttivo che mantengano in equilibrio l’offerta e garantiscano la tenuta del valore del Pinot grigio del Nordest, primo vino bianco fermo dell’export italiano e grande ricchezza del nostro sistema vitivinicolo.

Il presidente Albino Armani.

“L’ultimo consiglio di amministrazione del Consorzio ha ribadito la necessità di tenere aperto un tavolo permanente di confronto del Pinot grigio del Triveneto, che rappresenta più dell’80% del totale italiano – ha dichiarato il presidente Armani –, così da favorire una gestione programmatica e condivisa nell’areale vitato del Nordest con modalità che ci auguriamo, in un prossimo futuro, di poter estendere anche ai produttori delle altre regioni italiane. Abbiamo lavorato con i rappresentanti delle Doc trivenete arrivando a una visione collegiale e quindi alla proposta di misure concrete di gestione a livello territoriale sulle singole denominazioni in vista della vendemmia 2020 – la riduzione della resa certificabile a 150 quintali per ettaro e l’attivazione dello stoccaggio amministrativo – volte al mantenimento del valore del Pinot grigio”. Questa alleanza rappresenta un passo importante per la tutela del valore della filiera del Pinot grigio: un atteggiamento di collegialità territoriale che, si spera, possa diventare presto un esempio per l’applicazione di sistemi alternativi di tracciabilità sull’intero sistema Pinot grigio Italia, che oggi raggiunge il 43% della varietà nel mondo.

In un momento delicato di ripresa per l’Italia del vino, in cui si parla di distillazione e vendemmia verde, la Doc delle Venezie avanza con ottimismo attraverso una Fase 2 che, rispetto ai primi cinque mesi dell’anno, beneficia di un trend di mercato costante rispetto al 2019, grazie soprattutto alla distribuzione nel canale della Gdo internazionale. Segnali di stabilità rispetto all’anno scorso confermati dall’andamento degli imbottigliamenti della Doc a fine maggio, che sono in crescita – 611.167 hl pari a un +0,39% – e che lasciano presupporre un’equivalente capacità di assorbimento nella prossima campagna di commercializzazione.
“Una stabilità frutto di un trend consolidato nei mesi scorsi che al momento non ha risentito della crisi economica. Il nostro Cda tiene costantemente monitorato il mercato, siamo pronti ad intervenire per garantire l’equilibrio tra la domanda e l’offerta internazionale a tutela della filiera a contrastare eventuali tendenze speculative – commenta ancora il presidente del Consorzio delle Venezie -. Proprio in quest’ottica guardiamo alla prossima vendemmia con estrema attenzione e senso di responsabilità, al fine di mantenere gli equilibri di mercato”.

La richiesta formale per l’attivazione delle misure di gestione dei volumi di prodotto ottenuti con la vendemmia 2020 approvata dalle Doc trivenete del Pinot grigio, e inviata alle Amministrazioni, raccoglie i seguenti punti:
La ridefinizione della resa per ettaro prevista dall’articolo 4 comma 5 del disciplinare di produzione a 18 t. per ettaro e la riduzione della resa certificabile a 15 t. per ettaro;
L’attivazione dello stoccaggio amministrativo di cui all’articolo 39, comma 4, della legge n. 238/2016 per i quantitativi di prodotto atto a Pinot grigio delle Venezie Doc ottenuti dalle uve eccedenti le 13 t. di uva per ettaro fino alla produzione massima consentita di 18 t. di uva per ettaro;
La conferma dell’esclusione dalla misura delle produzioni ottenute dalla vendemmia 2020 che sono certificate anche con il sistema biologico;
La tracciabilità, nelle operazioni di vendemmia e di cantina, delle produzioni ottenute con il Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (Sqnpi) ai fini di una possibile diversa gestione delle produzioni certificate nelle eventuali operazioni di sblocco dello stoccaggio;
Lo sblocco di tutto o di una quota parte dei volumi che avverrà a partire dal 1° marzo 2021.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio pronti per la vendemmia: momento  che si avvicina e che preoccupa.