Cividale, EnoArmonie invita domenica sui Colli orientali del Friuli con il pianista Andrea Bacchetti e l’Orchestra Busoni

“Capolavori e basta” domenica prossima a Spessa di Cividale. Un vero e proprio cambio di programma ha dato vita a questo sorprendente titolo di EnoArmonie, affascinante tour musicale-enologico giunto alla ventesima edizione. Alcuni nomi di primo rilievo nel calendario della prestigiosa rassegna si riuniscono per un appuntamento unico nel suo genere e tra i più attesi. Fa tappa infatti all’azienda Monviert, sui Colli orientali del Friuli, la rassegna curata dall’Associazione Musicale Sergio Gaggia di Cividale – guidata da Andrea Rucli –  che quindi stavola “gioca” in casa. E a Spessa, l’1 marzo alle ore 18, arrivano tre grandissime composizioni.

L’Orchestra Busoni con il maestro Belli.

A “rapire” il pubblico saranno il concerto di Haydn in re maggiore, il concerto Kv488 di Mozart e la “Musica notturna nelle strade di Madrid” di Luigi Cherubini. Un programma nato dall’incontro tra il pianista Andrea Bacchetti e la Nuova Orchestra Ferruccio Busoni, diretta da Massimo Belli. E a fare da narratore attraverso le note sarà Guido Barbieri, musicologo e drammaturgo, una delle voci più apprezzate di Rai Radio 3 e amico di EnoArmonie da lunga data. A lui il compito di intrecciare la musica con i vini, come da tradizione della kermesse, forniti questa volta direttamente dall’azienda ospitante.

Andrea Bacchetti

EnoArmonie, rassegna culturale curata dall’Associazione Musicale Sergio Gaggia, si avvale del supporto della Regione Friuli Venezia Giulia e di Io Sono Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, i vigneti di Spessa sui Colli orientali del Friuli che faranno da scenario a EnoArmonie di domenica.

A Lignano storie di vita e di montagna domani con Mauro e Marianna Corona brindando con una bianca “sinfonia”

Mauro e Marianna Corona ospiti domani, 21 agosto, alle 18.30 al PalaPineta, con Storie di vita e di montagna. Padre e figlia – in dialogo con Raffaella Cargnelutti – saranno protagonisti per il pubblico degli Incontri con l’autore e con il vino, la rassegna promossa dall’Associazione Lignano nel Terzo Millennio presieduta da Giorgio Ardito, e curata dallo scrittore Alberto Garlini, dal tecnologo alimentare Giovanni Munisso e dall’enologo Michele Bonelli.
Attraverso il suo libro “Lunario sentimentale”, Mauro Corona, pur non rinnegando il presente, cui riserva lo sguardo dello spettatore curioso, ripercorre tra memorie personali e condivise un’epoca aspra e dolce. Nella certezza che ricordare sia anche un modo per insegnare la speranza. Ricordare un tempo che è stato e non tornerà è un esercizio pericoloso. Cantare la fine di un mondo porta con sé il rischio di cedere alla nostalgia. Ma non è il rimpianto a guidare il racconto di Mauro Corona, bensì il bisogno di farsi testimone di un passato che i ricordi vanno a stanare di continuo. Come nella sua infanzia ertana era il susseguirsi dei mesi e delle stagioni a dettare i ritmi della vita, anche in questo scritto è il calendario a scandire la memoria, in un moto circolare lungo un anno che, dalla neve di gennaio, a quel bianco ritorna, per iniziare un nuovo ciclo. Nel paese ripido la modernità ha ormai eroso tradizioni antiche, la fretta si è sostituita al tempo manuale, quello in cui si sapeva ascoltare la Natura e proteggerne i valori. Tornare indietro significa compiere un viaggio in una cultura contadina perduta, riscoprendo esistenze semplici e creative, innestate su riti ancestrali e credenze sospese tra fede e superstizione. Sarebbe tuttavia ingiusto cedere alla tentazione di idealizzare un’età in cui ogni cosa era fatica, sacrificio, in cui tutto si consumava sempre uguale, perché dove non c’è ricchezza, per campare bisogna fare sempre le stesse cose.
Marianna Corona con “Le Vèinte”, le streghe del vento si spinge nei territori del romanzo e dà vita a una narrazione densa, nella quale i confini tra realtà e immaginazione cadono e le voci dei protagonisti sono come un grande coro che si interroga sulle nostre radici, sul nostro modo di abitare il pianeta. La storia delle Vèinte, creature mitiche e al tempo stesso profondamente contemporanee, ha la forza della leggenda e il fascino di un’avventura estrema in cui la montagna ci sfida con la sua potenza magica e inquietante.
Chi vive tra le montagne conosce il respiro della roccia e quello del cielo, sa di essere parte del grande ciclo della vita e di dovervi prendere parte. Così, quando l’inverno si avvicina e la nebbia comincia a salire, gli abitanti di Rodìssaluna moltiplicano gli sforzi per completare i preparativi prima dell’arrivo del gelo. Sono silenziosi, a volte spietati, però si conoscono tutti e sono uniti da antiche storie. Ma proprio mentre bussa l’autunno ecco arrivare in paese una compagnia stravagante: sono le Vèinte Girovaghe, dall’aspetto giovanile ma dalle voci cariche d’anni, pronunciano frasi misteriose mentre, intorno al fuoco, preparano fumarole capaci di far vivere incubi e sogni a chi ne respira i vapori. La giovane protagonista di questo romanzo le teme, come tutti, eppure sente che qualcosa di profondo la unisce a loro. Avrà bisogno di tutto il suo coraggio per compiere il viaggio nella Valle della Lastra che la porterà a scoprire chi sono le Vèinte e qual è l’origine della sua immensa forza interiore.
Si brinda con Ubi Que 2023 bianco dell’azienda agricola La Magnolia di Spessa di Cividale. Al naso e al palato si fondono insieme in una sinuosa danza gusti e aromi che caratterizzano le varietà che lo compongono. Dalla pera e latte di mandorla del Friulano, ai fiori bianchi e sentori agrumati della Ribolla gialla, passando per le intriganti note di mentuccia e bianco spino della Malvasia fino a una delicata chiusura di bouquet che ricorda il favo d’api colmo di miele prodotto con tutti i fiori di campo del Picolit. La sottile e delicata presenza di mineralità in questo vino lo rende molto complesso ed elegante, una vera e propria “sinfonia”. All’interno del PalaPineta, sarà allestito un corner da Librerie Coop per poter acquistare le copie dei libri con la possibilità di farsele autografare dagli autori.

Gli Incontri con l’autore e con il vino 2025 sono organizzati dall’Associazione Culturale Lignano Nel Terzo Millennio presieduta da Giorgio Ardito e curati da Alberto Garlini, Giovanni Munisso e Michele Bonelli. La manifestazione e le iniziative collegate (corso di scrittura creativa, cene con l’autore) hanno il sostegno della Città di Lignano Sabbiadoro – Assessorato alla Cultura, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoTurismoFVG, Assoenologi, Società Lignano Pineta, Porto turistico Marina Uno Resort, Hotel President Lignano, Banca360FVG, Ramberti, CiviBank, Adeco, Adriastrade, Aedificare, Lazzarini Impianti, Officine Zamarian, Repower, Ma.in.cart., Nosella Dante, Applicatori società cooperativa, Costruzioni Cicuttin, Dersut Caffè, Omnia Energy 3, T.KOM, Neri Maurizio, Zulianello Paolo, Koki, Artesegno, Lignano Banda Larga, Legnolandia.

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In copertina, Mauro e Marianna Corona sulle loro amate montagne.

Cividale, a Capodanno ritorna il brindisi con maxi-gubana e bollicine di Ribolla

Il Capodanno a Cividale vedrà nuovamente protagonista la gubana gigante. La sera del 1° gennaio 2025, alle 18.30, sotto la loggia municipale sulla quale si apre anche il “Caffé San Marco”, che organizza l’evento, farà bella mostra di sè il dolce tipico locale in versione extralarge preparato dal gubanificio Dorboló di San Pietro al Natisone che, proprio di fronte allo storico locale da poco restaurato, ha aperto da qualche anno un’elegante pasticceria. La maxi-gubana sarà poi tagliata a fette e offerta in degustazione agli avventori che si presenteranno nell’allegra circostanza. Il brindisi beneagurante sarà garantito dalle bollicine di Ribolla gialla offerte dall’azienda Scarbolo di Spessa.
Lo scorso Capodanno la gubana pesava 50 chili e furono 600 le persone accorse ad ammirarla e degustarla. Si tratta della 17ma edizione di questo appuntamento del “Prin da l’an” cividalese che si è interrotto per tre anni causa pandemia e dipartita del protagonista di ben 15 edizioni, Berto Blasuttig, titolare del vicino Forno Cattarossi. La ripresa è stata possibile grazie all’impegno di chi ha fortemente voluto mantenere vivo questo evento volto a valorizzare il dolce tipico di Cividale e delle Valli del Natisone e alle aziende che dall’anno scorso si sono unite per rilanciarlo con il patrocinio della civica amministrazione. È apprezzabile, a tale riguardo, che vari rappresentanti delle istituzioni locali siano sempre presenti a questa iniziativa, confermando così la sua validità promozionale e di animazione sociale.

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In copertina e all’interno due immagini della bellissima festa con la maxi-gubana lo scorso Capodanno a Cividale del Friuli.

A Cividale energia pulita dal fotovoltaico per lo spumante classico di Paolo Rodaro

(g.l.) Pigiadiraspatrici, torchi, presse, impianti per la refrigerazione dei mosti in caso di vendemmia troppo “calda” o per il mantenimento in cantina di temperature controllate, soprattutto nella produzione spumantistica. Macchinari e attrezzature che, é noto, assorbono tutti una consistente quantità di energia elettrica, il cui costo è sicuramente più leggero se questa è autoprodotta, mediante un moderno impianto fotovoltaico. Come ha fatto, con un ottimo riscontro economico, Paolo Rodaro a Spessa di Cividale, già dieci anni fa. Tanto data infatti l’operatività del suo impianto che è il più grande parco fotovoltaico realizzato in Friuli Venezia Giulia da un’azienda agricola: era il maggio del 2011 quando l’impianto che produce 928,41 kw all’anno veniva collegato alla rete elettrica. Un mese prima ci fu l’inaugurazione alla quale intervenne il presidente dell’Autority per l’energia, il friulano Alessandro Ortis.

Paolo Rodaro illustra l’impianto.


Per ricordare l’importante anniversario, si sono ritrovati tutti gli artefici di questa realizzazione nella sede della famosa azienda vitivinicola dei Colli orientali del Friuli, fondata nel lontano 1846. Rodaro ha voluto, nella circostanza, fare il punto su questa struttura innovativa dal grande valore economico: «Spesso – ha detto il vignaiolo – assistiamo all’intervento di industriali nel settore agricolo e vitivinicolo, in particolare; raramente accade, invece, che un imprenditore agricolo avvii un’attività industriale».
Realizzato prevalentemente a terra, circondato perimetralmente dalla piantumazione di specie arboree autoctone come il carpino bianco, l’impianto denominato “Picolit solar” interessa una superficie di circa 2 ettari tra Spessa e Premariacco, accanto alla sede aziendale di via Cormons, e ha comportato un investimento di oltre 2 milioni di euro. Ad assistere l’azienda nel piano finanziario era stata la Banca di Cividale, leader in regione nel finanziamento dell’energia pulita, mentre sul piano tecnico l’opera era stata seguita dallo studio dell’ingegner Raffaele Basso, di Tolmezzo.
Il fotovoltaico produce l’energia elettrica necessaria al funzionamento sostenibile dei processi di produzione e stoccaggio della cantina e rappresenta una considerevole integrazione al reddito della casa vitinicola di Paolo Rodaro che in questo lungo periodo di pandemia si è rivelata particolarmente preziosa. Tra i programmi innovativi dell’azienda cividalese, da qualche anno, è stata intrapresa la produzione di spumante classico “pas dosé” che ha riscosso un’ottima accoglienza da parte del mercato di settore, tanto che l’imprenditore si è attrezzato per raggiungere nel breve periodo il traguardo delle 100 mila bottiglie che riposeranno per il lungo affinamento sui lieviti in stanze a temperatura controllata, alimentate, come si diceva, esclusivamente dall’energia pulita prodotta dall’impianto. Quello che ha, appunto, appena compiuto dieci anni.

I pannelli fotovoltaici.

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In copertina, uno scorcio dei vigneti di Paolo Rodaro sui Colli orientali del Friuli a Spessa di Cividale.

Il vino sposa la musica: domani a Cividale riparte “Enoarmonie”

di Gi Elle

Quando il vino sposa la musica! E’ quanto ci propone con successo da anni, in Friuli Venezia Giulia, il festival “Enoarmonie”. Bruscamente interrotto dal lockdown, con l’arrivo ufficiale dell’estate (finalmente, almeno si spera!), riparte domani, 21 giugno, l’originale, imitato format ideato e curato dall’Associazione musicale Sergio Gaggia di Cividale. Sontuoso il programma, che offrirà una nuova occasione di ascolto-degustazione agli amanti della grande musica e del buon vino: nel pieno rispetto delle disposizioni anti-contagio, dunque con una rigorosa attenzione al distanziamento fra gli spettatori, l’inedita location della cantina Rodaro, a Spessa di Cividale – nel cuore dei Colli orientali del Friuli -, accoglierà alle 19 un omaggio a tutte le vittime della pandemia – dall’Offerta Musicale bachiana – e a seguire l’esecuzione delle trascendentali trascrizioni di Godowsky, di rarissimo ascolto per l’estrema difficoltà strumentale.
A cimentarsi nella prova di assoluta bravura sarà uno dei pochissimi pianisti al mondo in grado di eseguire le trascrizioni, il milanese Emanuele Delucchi, che offrirà un saggio di questo repertorio estremo, con elaborazioni di pagine di Bach e Chopin. Ad abbinare l’ascolto alla degustazione di tre importanti vini dell’azienda agricola Rodaro sarà la nota voce radiofonica di Luca Damiani, conduttore, fra l’altro, della trasmissione “6 gradi”, da anni amico ed estimatore del percorso culturale della Gaggia. E’ consigliata la prenotazione, all’indirizzo silvia.assgaggia@gmail.com o al numero 335.5651008.
L’appuntamento successivo di “Enoarmonie” è in calendario per la domenica successiva, 28 giugno, a Cormons: protagonisti, nel chiostro del complesso comunale, saranno alcuni giovani fuoriclasse dell’Orchestra Accademia Arrigoni. A Marco Mauceri, una delle voci più amate di Radio 3 Rai e conduttore quotidiano del “Concerto del mattino”, il ruolo dell’enorelatore. I vini proposti in abbinamento saranno quelli suggeriti dall’enoteca locale. Per il mese di luglio, poi, si annunciano due ulteriori tappe del festival: a breve le date.

Emanuele Delucchi

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In copertina, ecco uno scorcio della bellissima cantina cividalese.

Il Picolit sulle tavole di Natale con “formadi frant” e gubana

di Claudio Soranzo

CIVIDALE – Avete scelto i vini per le ormai imminenti festività, da gustare a casa o da regalare per fare un’ottima figura? Non ancora? Allora mi permetto di darvi un suggerimento, se non siete amanti dei classici e andate sempre in cerca di qualche bella e interessante novità.  Vi propongo un vino raro, di gran classe, quello che è noto come “re dei vini” o, al contrario, anche “vino dei re”. L’avrete già capito che sto scrivendo del Picolit, un vino autoctono del Friuli che si sposa perfettamente con il “fois gras”, per esempio, e con i dolci della pasticceria secca e, spero l’abbiate già scoperto, con la mitica gubana, il dolce con ripieno di frutta secca, tipico delle Valli del Natisone e di Cividale, il territorio dove nasce il Picolit Monviert.
E’ proprio questo vino che volevo segnalarvi perché l’ho anche degustato e quindi so di che cosa vi parlerò. Nobile e raro, il Picolit è il vino autoctono più prezioso della selezione Monviert, ancorché contraddistinto da produzioni limitatissime, legate a una caratteristica della varietà che dà soltanto pochi ma preziosi grappoli. Vitigno certamente antichissimo, secondo alcuni coltivato già ai tempi dei Romani, deliziò i palati di Papi e imperatori, oltre a essere ricercato su mercati d’alto prestigio in tutta Europa. Dal raccolto 2006, il Picolit si fregia della Docg, denominazione di origine controllata e garantita – ottenuta poco dopo quella del Ramandolo -, a valere per il solo territorio dei Colli Orientali del Friuli, in cui circa 60 ettari sono attualmente interessati alla coltivazione specializzata di tale storico autoctono, un tempo a rischio di estinzione, ma fortunatamente recuperato agli antichi splendori. Proprio in questo territorio, a Spessa di Cividale, trovate l’azienda Monviert, nuovo nome dei Ronchi San Giuseppe, che ha introdotto innovative metodologie di lavorazione dando vita a una originale linea di vini, chiamata appunto Monviert come la stessa azienda. Una linea di selezione, perché accoglie solo le massime espressioni delle singole vigne, a loro volta accuratamente selezionate.

Il Picolit ottimo con la gubana.

All’interno di questa rara collezione di gemme, punta di diamante è proprio il Picolit, i cui grappoli sviluppano pochi acini piccoli e dolci, da cui ne consegue una produzione molto limitata. Di colore giallo oro acceso, talvolta quasi ambrato, dopo alcuni anni di invecchiamento il vino acquisisce un profumo intenso, floreale, fruttato, incredibilmente complesso, che ricorda il favo d’api. Al palato si presenta dolce-non-dolce, vellutato, armonico, corposo e potente. Grande vino da meditazione, è sorprendentemente buono anche su formaggi stagionati, piccanti e sul “formadi frant”, altro tipico prodotto friulano, più precisamente della Carnia. La gradazione alcolica è di 14°, l’acidità totale di 6 grammi/litro; la temperatura di servizio è di 13° e il periodo di conservazione va dai 10 ai 15 anni. Un grande vino insomma che qui però è in buona compagnia, assieme Schioppettino – gioiello della vicinissima Prepotto -, Refosco dal Peduncolo rosso, Friulano e Ribolla gialla, tutti storici vini del Friuli, più un grande vino internazionale: il Sauvignon.

Vigneti dei Colli orientali a Cividale.

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In copertina, ecco i tipici grappoli del Picolit, piccoli ma preziosi.