Con la carta geografica di Livio Felluga alle “radici” del vino

di Gi Elle

Oggi riprende il viaggio della famosa “carta geografica” di Livio Felluga andando alle radici del vino, addirittura alla lontana scoperta dei misteri del Dna. Questo pomeriggio, infatti, nella sala delle Palme dell’Abbazia di Rosazzo, alle 18 saranno, protagonisti dell’affascinante viaggio nella genetica della vite i già annunciati docenti e ricercatori  Attilio Scienza e Serena Imazio, autori del saggio “La stirpe del vino. Nobili ascendenze e incroci bastardi dei vini più amati”, edito da Sperling & Kupfer.

Ritornano, così, dopo la pausa estiva gli attesi appuntamenti della rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga” promossa dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo e dall’azienda Livio Felluga nella storica località in Comune di Manzano, “patria” dei grandi vitigni autoctoni friulani. Per presentare, appunto, un originale lavoro dal quale emergono e si rivelano le antiche parentele delle più celebri varietà di vite. Un libro che per la prima volta ricostruisce la famiglia del vino: muovendosi fra analisi del Dna, archeologia, antropologia, mito e letteratura, raccontando l’origine e la storia dei grandi vitigni.
Con gli autori dialogherà l’agronomo e giornalista Claudio Fabbro, un viaggio curioso attraverso i legami palesi o sottintesi fra Pinot e Chardonnay, Nebbiolo e Syrah, Sangiovese e Gaglioppo. Una storia antica di vitigni ma anche di uomini e donne che hanno amato e coltivato la terra e l’arte del creare vini dai profumi e sapori raffinati e particolari.
Ricordavamo, l’altro giorno, che in principio fu il Pinot: capriccioso, poco produttivo, instabile nel colore, eppure capace di regalare vini così eleganti e profumati che generazioni di uomini lo hanno curato e diffuso. E il Pinot li ha ripagati: mutevole per natura, ha dato origine al Pinot bianco e al Pinot grigio; incrociandosi, ha generato lo Chardonnay e forse il Traminer, dal quale derivano il Cabernet Sauvignon e il Merlot. In Italia ha per nipoti Marzemino, Lagrein e Refosco. La sua storia è esemplare: oggi in Europa si contano circa diecimila vitigni, diversissimi per caratteristiche, che discendono però da pochi avi fondatori. E l’analisi genetica ha rivelato insospettabili storie di incroci, scambi e migrazioni.

Vigneti visti dall’Abbazia.

L’appuntamento, che si terrà nella Sala delle Palme, si concluderà con un brindisi dei vini Livio Felluga, la cui etichetta, rappresentata da un’antica mappa del territorio, viaggia in oltre ottanta Paesi nel mondo. La rassegna è realizzata in collaborazione con MiBAC, Biblioteca Statale Isontina, Associazione culturale Vigne Museum e il Comune di Manzano.

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In copertina, Livio Felluga, ancora in giovane età, con la “sua” amata carta geografica del Friuli.

(Fotoarchivio Claudio Fabbro) 

La “stirpe” del vino nell’affascinante viaggio della genetica  

Ritornano, dopo la pausa estiva, gli attesi appuntamenti della rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”, promossa dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo e dall’azienda Livio Felluga nella storica Abbazia friulana in Comune di Manzano.
Giovedì 5 settembre, alle ore 18, saranno protagonisti del viaggio nella genetica della vite i docenti e ricercatori  Attilio Scienza e Serena Imazio, autori del saggio “La stirpe del vino. Nobili ascendenze e incroci bastardi dei vini più amati”, edito da Sperling & Kupfer. Un originale lavoro dal quale emergono e si rivelano le antiche parentele dei più celebri vitigni. Un libro che per la prima volta ricostruisce la famiglia del vino: muovendosi fra analisi del Dna, archeologia, antropologia, mito e letteratura, raccontando l’origine e la storia dei grandi vitigni.
Con gli autori dialogherà l’agronomo e giornalista Claudio Fabbro, un viaggio curioso attraverso i legami palesi o sottintesi fra Pinot e Chardonnay, Nebbiolo e Syrah, Sangiovese e Gaglioppo. Una storia antica di vitigni ma anche di uomini e donne che hanno amato e coltivato la terra e l’arte del creare vini dai profumi e sapori raffinati e particolari.

In principio fu il Pinot: capriccioso, poco produttivo, instabile nel colore, eppure capace di regalare vini così eleganti e profumati che generazioni di uomini lo hanno curato e diffuso. E il Pinot li ha ripagati: mutevole per natura, ha dato origine al Pinot bianco e al Pinot grigio; incrociandosi, ha generato lo Chardonnay e forse il Traminer, dal quale derivano il Cabernet sauvignon e il Merlot. In Italia ha per nipoti Marzemino, Lagrein e Refosco. La sua storia è esemplare: oggi in Europa si contano circa diecimila vitigni, diversissimi per caratteristiche, che discendono però da pochi avi fondatori. L’analisi genetica ha rivelato insospettabili storie di incroci, scambi e migrazioni. Furono i mercanti a introdurre vitigni esotici, come Moscati e Malvasie, e gli uomini che si allontanavano dalla loro terra a portare con sé le proprie radici sotto forma di piante, contaminando il patrimonio locale e creando nuove varietà.

Attilio Scienza è professore ordinario fuori ruolo all’Università degli Studi di Milano dove ha insegnato Miglioramento genetico della vite. I suoi temi di ricerca riguardano il miglioramento genetico delle varietà, la valorizzazione dei vitigni antichi, lo studio delle interazioni tra il vitigno e l’ambiente. Si è occupato della salvaguardia e valorizzazione del germoplasma georgiano. È autore di 350 pubblicazioni scientifiche e di 15 libri, accademici e divulgativi.

Attilio Scienza

Serena Imazio, dopo la laurea in Biologia, inizia un viaggio nel mondo del vino con un dottorato sulla genetica e l’origine della vite coltivata. È stata ricercatrice all’Università di Modena e Reggio Emilia e al Centro di Trasferimento Tecnologico dell’Emilia Romagna, dove si è avvicinata al mondo della comunicazione.

Serena Imazio

L’appuntamento, che si terrà nella Sala delle Palme, si concluderà con un brindisi dei vini Livio Felluga, la cui etichetta, rappresentata da un’antica mappa del territorio, viaggia in oltre ottanta Paesi nel mondo. La rassegna è realizzata in collaborazione con MiBAC, Biblioteca Statale Isontina, Associazione culturale Vigne Museum e Comune di Manzano.

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In copertina, tipico grappolo di Picolit: giovedì a Rosazzo si parlerà anche dei vitigni storici.

La vite e il vino sotto i riflettori a Tissano e al Castello di Spessa

di Gi Elle

Due importanti incontri su vite e vino questa settimana in Friuli. Si comincia già domani, mercoledì, con l’incontro tecnico organizzato da Assoenologi Fvg alla Villa di Tissano, mentre quello successivo è in programma venerdì  sera al Castello di Spessa, in quel di Capriva, nell’ambito del Premio Casanova. Ecco, dunque, di che cosa si tratta nel dettaglio.

Villa di Tissano – Assoenologi Fvg, nel prosieguo dei corsi di formazione, ha organizzato, in collaborazione con Enocea srl, un incontro avente per tema il controllo selettivo di funghi e batteri in vigna, con uno sguardo alla vinificazione e alla gestione dei solfiti. L’appuntamento è fissato per domani pomeriggio, alle 18, alla Villa di Tissano, in Comune d Santa Maria la Longa. Questo l’obiettivo del convegno: “Contrasto alle problematiche funginee della vite e pulizia delle uve: un nuovo modo di affrontare le vinificazioni e gli appassimenti in modo naturale e sostenibile, governando le variabili ossidative e biologiche attraverso l’utilizzo delle sostanze di base”. I lavori saranno introdotti da Rodolfo Rizzi, presidente Assoenologi Friuli Venezia Giulia, mentre Emanuele Caprini presenterà Enocea srl. Quindi Gianni Conte, di Enostudio srl, tratterà Le “sostanze di base”: difesa della vite anche in Bio e ricadute enologiche. Simone Vincenzi, del Dipartimento Agronomia, Alimenti, Risorse Naturali ed Ambiente, Università di Padova, si occuperà invece di Sostanze di base: il “caso” Chitosano. Origini, chimica e funzionalità; valutazioni microbiologiche. Sarà poi la volta di Serena Ammirati che curerà la presentazione di “Mastgrape”: prodotto innovativo per il governo delle variabili fungine e batteriche in vigna e sulle uve e di Flavio Fruner che parlerà di Uva, mosto, vino: un approccio organico per la valorizzazione dell’espressione tiolica. Entrambi i tecnici fanno parte di Enocea.

Castello di Spessa – Anche quest’anno la Serata Casanova propone una conversazione legata ai temi dell’agroalimentare e in particolare del vino: in questa edizione il talk sarà orientato alla promozione della cultura della sostenibilità, un impegno abbracciato dall’azienda vitivinicola del Castello di Spessa che ha recentemente aderito al progetto “Eno-Bee, Api in vigna” per il ripopolamento delle api nelle aree vitivinicole del Collio. “Vino e clima: la sfida e la seduzione della sostenibilità” èil filo rosso della conversazione e coinvolgerà, dalle 20.30, due veri luminari: il Premio Nobel Filippo Giorgi, climatologo di fama mondiale, impegnato nel pool di scienziati al fianco di Al Gore per le ricerche che nel 2007 furono insignite del Nobel per la Pace, autore di un volume chiave per il futuro del pianeta: “L’uomo e la farfalla – 6 domande su cui riflettere per comprendere i cambiamenti climatici” (Franco Angeli editore); e il docente e storico dell’enologia Attilio Scienza, fra i maggiori esperti mondiali di viticoltura, autore del saggio Sperling& Kupfer “La stirpe del vino”, firmato con Serena Imazio.

 

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In copertina e qui sopra viticoltura sui Colli orientali del Friuli.