L’addio di Ramandolo ad Albino Coos storico vignaiolo con la penna nera

di Giuseppe Longo

NIMIS – Gagliardetti schierati dinanzi alla Chiesetta di San Giovanni Battista, a Ramandolo, per l’ultimo saluto ad Albino Coos, 98 anni, alpino e da sempre viticoltore fra i più apprezzati nella frazione di Nimis, sui faticosi ronchi della Bernadia. Sul feretro era infatti posto quel cappello con la penna nera che l’anziano aveva portato con orgoglio tutta la vita, a ricordo della durissima esperienza, poco più che ventenne, sui monti della Slovenia durante l’ultima guerra.

Albino Coos aveva 98 anni.

Albino era il padre di Dario Coos – l’altro figlio, Renzo, purtroppo morì giovanissimo in un incidente oltre quarant’anni fa – la cui azione fu determinante, in qualità di allora presidente della Cooperativa agricola di Ramandolo, per l’avvio nei primi anni Ottanta della procedura, con il sostegno del Comune di Nimis e della Comunità montana Valli del Torre, per il riconoscimento della Doc Ramandolo nell’ambito dei Colli orientali del Friuli, poi tramutata in Docg, massimo grado di tutela della qualità, cosa che avvenne esattamente vent’anni fa, tanto che proprio domani si terrà in Municipio, alle 17, un incontro dedicato all’importante anniversario, ma anche alla presentazione delle nuove iniziative dell’Associazione “Oro di Ramandolo” atte a valorizzare un vino fra i più pregiati del Vigneto Fvg.
Il rito d’addio ad Albino Coos è stato officiato da monsignor Rizieri De Tina, il quale ha sottolineato la laboriosità e la rettitudine dello scomparso. «Ho chiesto a Dario – ha confidato l’arciprete di Nimis – cosa ricorda di suo padre. E lui mi ha risposto che amava il lavoro, la famiglia e la caccia». Caratteri che nella gente friulana, tutta d’un pezzo, rappresentano molto spesso un tratto comune.
Al termine, la salma è stata accompagnata nel cimitero del capoluogo, dove è stata sepolta a pochi metri dalla tomba della moglie scomparsa poco meno di due anni fa. Prima della benedizione finale, Gianni Paganello ha letto la struggente “Preghiera dell’alpino”, esprimendo ai familiari e alla comunità il cordoglio del Gruppo Ana di Nimis. Mandi Albin “Paut”, storico vignaiolo di Ramandolo con la penna nera.

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In copertina, vigneti nella zona di Ramandolo, dove Albino Coos era nato nel lontano 1923.

 

Che intesa fra Gubana di Cormons e SanZuan l’elisir con le noci!

di Claudio Soranzo

A Natale panettoni e pandori, ma per la Befana… viva, viva la Gubana! Una rima che calza a pennello per il caratteristico dolce delle Valli del Natisone, da qualche anno sfornato alla perfezione anche a Cormons, in un laboratorio artigianale di via Capriva. Il gustosissimo prodotto dolciario viene creato con amore da Giacomo e il suo staff in base a una ricetta tramandata dagli anni ’30 ed ereditata dalla nonna Maria. Un’eredità importante costruita sui valori che prevedono la scelta di ingredienti di altissima qualità e una paziente e capace preparazione manuale. E proprio con la passione per le tradizioni del territorio, e con la gioia di mantenere viva l’Antica Ricetta, che è sorto questo prezioso scrigno di sapori genuini, denominato la “Gubana di Cormons”.
Nata per i giorni di festa, la Gubana è una squisitezza da gustare sempre, ma soprattutto per festeggiare l’arrivo della Befana, una volta esauriti tutti i dolci delle feste natalizie e di Capodanno.
Un’usanza dei tempi antichi prevedeva che la domenica di Pasqua si rendesse visita a parenti, amici e vicini di casa, portando in dono dolci fatti con le proprie mani, chiamati Gubane. E fu anche la nonna Maria, la vigilia pasquale, a prepararne molte con le quali poi attraversava il confine per andare a cucinarle nel grande forno della zia.
Ma come possiamo descrivere la Gubana di Cormons? Una pasta a lunga lievitazione con un ricco ripieno di noci, nocciole, pinoli e uva sultanina di primissima scelta, racchiuso come un fragrante bocciolo di rosa. A prepararla dal 2018, dopo averne appreso tutti i segreti dalle donne di famiglia e creato un’azienda, è Giacomo Brandolin che racconta come sia nato tutto per caso, quando portò alcune delle sue gubane al compleanno del noto giornalista sportivo della Rai, Bruno Pizzul, cormonese pure lui. Un regalo che conquistò tutti, non solo i nostrani che conoscevano già il tipo di prodotto, ma anche i calciatori che lo festeggiavano, che poi hanno portato il nome e descritto la bontà in giro per il mondo.
Il segreto sta nell’utilizzo di ingredienti di qualità, equilibrati, preferendo i contributi del territorio, con lieviti e farine altamente selezionati e una doppia lievitazione aromatizzata con succo di limone e arancia. Da notare l’accuratezza del taglio di uvette e pinoli, rigorosamente longitudinale, dando molto peso anche al bilanciamento tra pasta e ripieno. Giacomo ultimamente sta pure producendo la miniporzione, per uno snack veloce durante il lavoro, che è molto richiesta in pasticcerie e ristoranti. Un’ultima raccomandazione: gustarla tiepida e non bagnarla assolutamente con l’alcol (ci sono già nell’impasto grappa e rum), ma abbinarla con un’elisir ottenuto dall’infusione delle noci, chiamato SanZuan, pure questo prodotto a Cormons, in bottiglie da 700, 500 e 100 ml, quest’ultima per il kit monoporzione.
Ma come si prepara? Semplice, basta raccogliere le noci come da tradizione, cioè bagnate dalla rugiada nella notte del 23 giugno, la vigilia di San Giovanni Battista, da cui appunto il suo nome in friulano. Giacomo così descrive la sua opera: “Le noci danno vita, assieme ad altri preziosi ingredienti e un po’ d’alchimia, a un bouquet aromatico unico, che si sposa alla grande alla mia Gubana”.
A me è venuta l’acquolina in bocca, e a voi?

Ecco la gubana e il SanZuan.

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In copertina, Giacomo Brandolin con la sua famiglia nel laboratorio delle gubane a Cormons.