Dal Carso alle acque del Timavo il nuovo “Pucinum” grande vino di Roma antica

(g.l.) «Mi complimento con l’imprenditore Lenarduzzi perché con i suoi progetti porta avanti la cultura e i prodotti del territorio, innovando e guardando sì al futuro ma con le radici solidamente legate al passato». Lo ha detto ieri, al Villaggio del Pescatore, l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro nel corso della presentazione del vino “Pucinum. Il vino dell’imperatrice Livia” fatta da Maurizio Lenarduzzi, titolare di Marina Timavo e sostenitore del progetto Bacino dell’Alto Adriatico. Presenti all’evento, tra gli altri, anche i sindaci Roberto Dipiazza (Trieste) e Igor Gabrovec (Duino Aurisina).
Come ha ricordato l’esponente della Giunta Fedriga, Livia (seconda moglie dell’imperatore Augusto) visse ben oltre quella che era l’aspettativa di vita dell’epoca e, come viene raccontato dagli storici antichi, era solita consumare quotidianamente un bicchiere di vino prodotto nel territorio del Carso e dell’Agro aquileiese, probabilmente con antiche varietà di Refosco o Terrano. L’assessore, sottolineando l’obiettivo conseguito da Lenarduzzi con il marchio registrato del vino “Pucinum”, ha quindi elogiato l’imprenditore per «per la sua poliedricità e la sua visione mirata all’innovazione».

Fabio Scoccimarro

«Il vino Pucīnum, noto fin dall’antichità – si legge in una presentazione del vino di Marina Timavo-, è prodotto nei pressi dell’omonima località, Castellum Pucīnum, posta ridosso delle sorgenti del fiume Timavo, sito nel Comune di Duino Aurisina, in provincia di Trieste. La sua fama è strettamente collegata alla figura dell’imperatrice Livia, (58 a.C.-29 d.C.), seconda moglie dell’imperatore Cesare Augusto, la quale, facendone uso quotidiano ed esclusivo, ha raggiunto l’invidiabile età, per l’epoca, di 86 anni, attribuendo proprio il consumo di questo vino alla sua longevità. Il luogo di coltivazione del vitigno si trova sul Carso di Duino Aurisina, in una zona composta in prevalenza da pietre, cui la brezza marina conferisce all’uva caratteristiche particolari e tali da rendere il prodotto finito adatto anche all’uso medico. Le uve vengono selezionate già in vigneto e quindi raccolte in cassetta la mattina presto, prima che il sole ne scaldi la polpa. La spremitura molto morbida permette di estrarre solamente il meglio del mosto, e questo rimane in decantazione naturale per due giorni. Successivamente, la fermentazione alcolica prende corpo in barrique di rovere a temperatura di 12 gradi per quattro anni. Trascorso questo periodo, le bottiglie vengono inserite in gabbie d’acciaio e poste in acqua sul letto del fiume misterioso, il Timavo. Questo fiume è famoso per via del suo lungo percorso sotterraneo di circa 39 km, poiché dalle grotte di San Canziano in Slovenia, passando per l’abisso di Trebiciano, raggiunge la Basilica di San Giovanni in Tuba, a Duino, dove ricompare in superficie per sfociare infine nel Golfo di Trieste dopo un paio di chilometri. Fin dalla notte dei tempi è considerato dai popoli un fiume sacro e misterioso. Dal momento dell’immersione delle gabbie nell’acqua del Timavo, il processo di microssigenazione subacqueo permetterà al Pucīnum di acquisire una pienezza maggiore rispetto ai vini tradizionali».

Il Pucinum


«Il vino Pucīnum – si legge ancora nella nota di Marina Timavo – è dunque “underwater wine”, ovvero un nettare affinato sott’acqua. L’affinamento è l’operazione che permette al Pucīnum di sviluppare i suoi profumi terziari ed esaltare il proprio corredo organolettico, poiché è accertato che la conservazione sott’acqua per sei mesi equivale ad un periodo di almeno qualche anno in superficie. Inoltre, la bassa e costante temperatura dell’acqua del fiume Timavo, acqua ricca di sali e talvolta di materiali argillosi, gioca un ruolo di ibernazione di questo spettacolare vino, mentre la corrente presente sul fondo dell’alveo del fiume crea un naturale e costante remouage sul prodotto. Inoltre, grazie a questa antica tecnica, il vino Pucīnum è protetto dalla luce del sole durante la fase conclusiva di maturazione, poiché la condizione di semibuio cui è sottoposta non permette ai raggi Uv di penetrarli all’interno della bottiglia, sapientemente sigillata, e quindi di rovinarne il contenuto. La temperatura costante di 8°C del fiume Timavo, dopo la sua immersione dalle viscere della terra, genera le condizioni ottimali per la conservazione del prodotto, requisiti che nella classica cantina sono pressoché impossibili da mantenere».

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In copertina, la pigiatura con i piedi del Pucinum raccontata in un mosaico.

A Trieste ritorna “Olio Capitale” protagonisti oltre 200 espositori

«La Regione è orgogliosa di essere al fianco della Camera di commercio Venezia Giulia, che anche quest’anno ha saputo innovare e rinnovare una manifestazione di grande rilevanza come “Olio Capitale”. Un evento che promuove le eccellenze del Friuli Venezia Giulia e dell’Italia nel mondo, grazie alla presenza di espositori da tutta la Penisola e un ampio pubblico internazionale». Lo ha detto l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente ed energia, Fabio Scoccimarro, alla presentazione della sedicesima edizione del Salone degli oli extravergini tipici e di qualità in programma a Trieste dall’8 al 10 marzo al Generali convention center di Trieste, alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia Antonio Paoletti, il sindaco del capoluogo regionale Roberto Dipiazza, la presidente della Fipe Federica Suban e Serena Tonel in rappresentanza dell’Associazione nazionale Città dell’Olio.

La presentazione del Salone a Trieste.

(Foto Regione Fvg)

Auspicando una futura partecipazione a Olio Capitale anche del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Scoccimarro ha evidenziato che «l’Amministrazione regionale sta investendo in maniera rilevante sul marchio ‘Io Sono Friuli Venezia Giulia’, attraverso il quale vengono promosse tutte le eccellenze del nostro territorio a partire da quelle enogastronomiche in Italia e all’estero. Un brand che sta dando ottimi risultati e che si inserisce bene nel contesto complessivo di tutela delle produzioni Made in Italy».  Il presidente dell’ente camerale Paoletti ha evidenziato alcuni dei numeri di Olio Capitale 2024: 220 espositori, 168 oli che partecipano al concorso e poi buyer da tutta Europa e da altri Paesi. Come sempre la manifestazione sarà aperta dal convengo “Le Radici dell’Oleoturismo. Alla scoperta delle Comunità dell’Olio”, dedicato alle radici dell’oleoturismo, anche in chiave turistica. Paoletti ha quindi rimarcato la collaborazione con i ristoranti locali per proporre l’olio a tavola e quella con i bar per i cocktail a base di olio.


Olio Capitale è la prima occasione dell’anno per provare il meglio della produzione olivicola italiana 2023 con 220 produttori che proporranno il meglio della loro offerta in un contesto ricco di eventi e appuntamenti che renderanno l’Evo protagonista dentro e fuori il salone. Appuntamento immancabile, inoltre, il Concorso Olio Capitale al quale partecipano 120 aziende per complessivi 168 oli in valutazione provenienti da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto, Croazia, Grecia e Spagna.
La fiera è organizzata dalla Camera di commercio Venezia Giulia attraverso la sua azienda in house Aries, in collaborazione con l’Associazione nazionale Città dell’Olio, la co-organizzazione del Comune di Trieste e che vede quali partner Unioncamere nazionale, il network Mirabilia, Io Sono Friuli Venezia Giulia e il Trieste Convention and Visitors Bureau.

“Olio Capitale”, con il marchio Io sono Fvg grande aiuto a difesa della qualità

Gli oli d’oliva, nella loro varietà, sono il compendio di eccellenze di prodotti che rappresentano tutta l’Italia; questa ricchezza va preservata a livello nazionale difendendone la qualità che nasce dalla diversità di territori chiamati però a fare squadra per presentarsi al mondo in maniera compatta, come ha fatto il Friuli Venezia Giulia, che ha raccolto tutta la sua offerta enogastronomica, turistica e culturale nel claim “Io sono Fvg”. È questo il messaggio che il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha portato all’inaugurazione, nel Convention center del Porto Vecchio di Trieste, di “Olio Capitale”, la rassegna degli oli d’oliva italiani – organizzata attraverso Aries dalla Camera di commercio Venezia Giulia – che raccoglie oltre 170 espositori e molti buyer internazionali.

Fedriga e Zannier “Io sono Fvg”.

(Archivio Montenero)

Il presidente della Regione Fvg ha salutato l’importanza di riproporre in presenza un evento fieristico della portata esemplare di “Olio Capitale” e si è soffermato sulla necessità di difendere l’eccellenza del prodotto olio, che non deve seguire il ribasso del prezzo e l’omologazione ma promuovere e far conoscere la sua alta qualità intrinseca, anche con prodotti di nicchia, seguendo una strategia già affermatasi in Friuli Venezia Giulia. In questo senso, la Conferenza delle Regioni è, secondo il suo leader e capo della Giunta regionale, il contesto ideale per rappresentare in maniera unitaria l’assortimento del Made in Italy, secondo una chiave già sperimentata all’Expo di Dubai. A fine settembre-ottobre, ha annunciato a tale proposito il governatore, si terrà il primo festival delle Regioni di cui ora verrà vagliata la candidatura per stabilire quella che ospiterà la prima edizione.
Il governatore, intervenuto all’inaugurazione insieme all’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, e, tra le altre autorità, al presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti, e al sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha visitato i padiglioni della rassegna che resterà aperta fino a domani con un ricco di programma di degustazioni, convegni e concorsi.

Fiori di Bianchera…

 

IL MERCATO

Il settore olio di oliva trova nel bacino del Mediterraneo l’area principale di coltivazione dell’ulivo, diviso fra Europa, Asia e Africa. La Spagna rappresenta il 45% della produzione mondiale seguita dall’Italia con il 15%. La produzione mondiale di olio da olive si attesta fra le 3.000 e le 3.500 migliaia di tonnellate, di cui 65-70% prodotto all’interno dell’Unione Europea fra i quattro principali produttori, in ordine decrescente, Spagna, Italia, Grecia e Portogallo. Al di fuori dell’Unione Europea i paesi maggiormente produttori sono la Tunisia e il Marocco in Africa, la Turchia e la Siria in Asia.
L’Italia, con 642.000 aziende, 1.133.000 ettari in coltivazione e 160 milioni di piante, è il secondo produttore mondiale, con una produzione nel 2021-2022 pari a 381.000 tonnellate di olio, dato in crescita del 15% rispetto alla precedente campagna olearia 2020-2021 quando la produzione si era attestata a 331.000 tonnellate. Il dato, seppur importante, risulta inferiore a quello della media della produzione di olio nel decennio 1989-1999 che è stata in Italia di oltre 540 mila tonnellate di olio d’oliva, ma nel decennio successivo è calata a 476 mila tonnellate (-12%); e nel periodo tra il 2013 e il 2017 è stata ancora più bassa: 376 mila tonnellate. Questi dati in un contesto in cui nel mondo, parallelamente, la produzione è salita del 38% (e il consumo del 42%).
Permangono problemi di tipo strutturale sull’olivicoltura italiana, sia a livello di fittezza di impianti che di produttività complessiva, legati a strutture di coltivazione obsolete e a sistemi da aggiornare, anche se l’olivicoltura collinare di alcune zone della penisola poco si prestano alla modernizzazione, possibile invece in circa il 37% della superficie italiana potenzialmente competitiva.  A livello nazionale le regioni maggiormente produttive sono la Puglia, la Calabria e la Sicilia, che assieme detengono oltre il 70% della produzione.
Nell’annata olearia 2021-2022 si è assistito ad un recupero delle produzioni meridionali rispetto all’annata precedente, ma ad una forte contrazione in quelle dell’Italia Centrale e Settentrionale. Al Centro il calo produttivo è stato del 25-50% in media, ma con punte anche del 70%. Al settentrione, in Veneto e Lombardia, causa problematiche climatiche, gelate e grandinate, la produzione ha subito cali anche del 90%; in Liguria mediamente del 50%.

… e loro frutti sul Carso.


La situazione del Friuli Venezia Giulia ha registrato un calo del 70%, con tenuta solamente della varietà Bianchera in alcuni comprensori.
A livello commerciale, l’Italia è il primo paese importatore di olio di oliva, da Spagna, Grecia, Tunisia e Portogallo: nel 2020 per 608.000 tonnellate ed un valore di 1.330 milioni di euro. Parallelamente è il secondo esportatore mondiale, con flussi che si dirigono principalmente verso gli Stati Uniti, la Germania, il Giappone e la Francia, ma in generale in tutti quei paesi del centro nord Europa in cui le condizioni climatiche non consentono la coltivazione dell’olivo: sempre nell’annata 2020 l’export ha assunto valori di 410.000 tonnellate per un controvalore di 1.455 milioni di euro, con un incremento in volume del 22% rispetto all’anno precedente.
Nel contesto internazionale, gli Stati Uniti presentano ampi margini di miglioramento dei consumi poiché la produzione californiana, seppur in crescita, non riesce a soddisfare il mercato interno. Il Sud America è un’area in forte espansione, sia dal punto di vista del consumo che della produzione che si concentra soprattutto in Argentina e in Cile. L’Africa magrebina sta ampliando le sue produzioni e la Tunisia si attesta come principale fornitore dell’Unione Europea. Il mercato asiatico risulta anch’esso in forte espansione, non solamente in Giappone ma anche in Cina e India, nonostante le tradizioni alimentari completamente diverse. Cresce anche la produzione in Australia.
A livello della qualità del prodotto, il 40% degli oli riconosciuti di qualità in Unione Europea è italiano, con ben 42 Denominazioni di Origine Protetta (DOP) e 6 Indicazioni Geografiche Protette, mentre paesi come la Spagna e la Grecia ne contano 29 ciascuna. La produzione italiana di Dop/Igp è pari appena al 3% del totale, con ampi margini di miglioramento.  In crescita la superficie condotta in biologico che interessa ben il 22% dell’intera superficie olivicola italiana, distribuita per il 31% in Puglia, 28% in Calabria, 16% in Sicilia e 6% in Toscana.
Fra i punti di forza dell’olivicoltura italiana si segnalano la capacità di una elevata differenziazione del prodotto, grazie a oltre 500 varietà iscritte nel Registro Nazionale e un territorio con aree vocate dalle caratteristiche pedoclimatiche anche profondamente diverse. Anche il valore paesaggistico, storico e culturale degli oliveti giocano un ruolo importante a favore della produzione nazionale.
La debolezza dell’olivicoltura italiana è legata invece principalmente alla frammentazione della struttura produttiva e ad un contesto territoriale in cui l’olivo costituisce presidio del territorio in situazioni orografiche difficili.  Tuttavia, la crescente sensibilità dei consumatori verso le produzioni di qualità consente buone opportunità sul mercato internazionale, anche se la competizione sui costi di produzione e sulla qualità è crescente di anno in anno.

La vetrina di “Olio Capitale”.

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In copertina, l’olio extravergine di oliva grande protagonista anche oggi e domani.

Città del vino 2022, partita la “nave” di Duino Aurisina: Bertiolo il primo “porto”

di Giuseppe Longo

DUINO AURISINA – La cerimonia di insediamento di Duino Aurisina quale “Città italiana del vino 2022”, con il ricevimento simbolico dello scettro dalla piemontese Barolo, è terminata esattamente quando dal vicino campanile giungevano i quotidiani rintocchi dell’Angelus. E, lasciata la bellissima sala convegni, mentre salivo per il brindisi conclusivo al possente Castello dei Principi Thurn und Taxis – amato dall’imperatrice Sissi, ma anche dai poeti Rainer Maria Rilke e Gabriele D’Annunzio -, il mio sguardo veniva rapito dal leggendario sperone roccioso della “Dama Bianca”, tra lo scintillìo, sotto il sole di mezzogiorno, del mare appena increspato. Tanto che l’immagine di quest’angolo di Adriatico, pieno di fascino, mi ha fatto riaffiorare tra i ricordi dell’adolescenza “Partirà, la nave partirà…”, il significativo brano scritto dal cantautore polesano Sergio Endrigo oltre mezzo secolo fa, prefigurando già i guai ambientali che oggi stiamo vivendo. E mi è parso quasi automatico associare queste parole, come simpatica metafora, alle Città del vino, la cui “nave” – capitanata proprio da Duino Aurisina – stava salpando verso un “mare” rappresentato da un anno che rimarrà nella storia del Vigneto Fvg. Un 2022 pieno zeppo di proposte e di iniziative, legate all’enoturismo (oltre 30 eventi!), anche in un proficuo “dialogo” transfrontaliero con Slovenia e Croazia. E che avrà il suo esordio proprio in questo fine settimana a Bertiolo dove, tradizionalmente, in occasione della ricorrenza di San Giuseppe, si organizza quella che è conosciuta come la prima, famosa Festa del vino del Friuli Venezia Giulia.

Il messaggio di Fedriga.

L’assessore Bini.

Il tavolo dei relatori.

Duino Aurisina – Devin Nabrežina, con il sindaco Daniela Pallotta e l’assessore Massimo Romita – e l’assistenza dell’instancabile coordinatore regionale Cdv, Tiziano Venturini -, ha infatti creduto tenacemente nelle sue potenzialità, fatte di Carso-Kras, rocce aspre e terre rosse, Vitovska, Terrano e Malvasia un tempo semplici vini da “osmiza” e oggi proposti da prestigiose etichette, ma anche di angoli turistico-ambientali e storici di prim’ordine affacciati sul Golfo di Trieste, con alle spalle un Friuli che ha proprio tutto, un «piccolo compendio dell’Universo», per citare le parole di Ippolito Nievo. Tanto da presentare un progetto convincente che è stato premiato con la proclamazione di leader per il 2022, come ha sottolineato il neo presidente nazionale delle Città del vino, Angelo Radica, sindaco dell’abruzzese Tollo, intervenuto con il direttore generale Paolo Corbini. Ha infatti tutti i numeri per guidare la “grande famiglia” tricolore, a cominciare dalle altre 28 Città Fvg (più quattro Pro Loco), che presto diventeranno trenta con l’ingresso di San Giovanni al Natisone. Per cui – ha osservato Radica, entusiasta per l’accoglienza e la perfetta organizzazione – si tratta dell’associazione più rappresentativa dei Comuni italiani dopo l’Anci. Con la particolarità aggiuntiva di rappresentare l’importante mondo vitivinicolo.

Il presidente nazionale Radica.

L’assessore Romita.

Il coordinatore Fvg Venturini.

Fondamentale, però, è “fare sistema” come ha esortato l’assessore regionale alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, il quale, portando il saluto e l’adesione del governatore Massimiliano Fedriga (intervenuto con un applaudito video-messaggio), ha osservato che «il Friuli Venezia Giulia incarna questa capacità di fare squadra che ha portato Duino Aurisina a conseguire l’obiettivo di essere Città italiana del vino 2022: il risultato di un lavoro tutt’altro che semplice, perché svolto in un periodo complicato come è stato quello dell’emergenza pandemica». Ed è proprio la capacità di “fare sistema” – unendo attraverso una progettualità di alto livello tutti gli altri Comuni – ad aver trovato il plauso dell’esponente regionale, il quale ha sottolineato la straordinaria opportunità offerta dal variegato calendario di eventi legati proprio a Duino Aurisina.
«La crescita del numero di turisti che abbiamo registrato in questi ultimi anni in Friuli Venezia Giulia – ha affermato ancora Bini – dimostra l’importanza della capacità di intercettare anche quei flussi di visitatori che ricercano le eccellenze enogastronomiche e culturali di cui il nostro territorio è particolarmente ricco». In questo il ruolo di PromoTurismo Fvg, come ha rimarcato l’assessore, è risultato essere particolarmente incisivo dando slancio all’attrattività del territorio regionale: «Allo stesso modo – ha aggiunto – PromoTurismo Fvg affiancherà il Comune di Duino Aurisina nella promozione degli eventi legati a questa importante manifestazione». Infine, l’assessore ha voluto ricordare il dramma del terribile conflitto scoppiato in Ucraina, rivolgendo un pensiero a tutti coloro che stanno soffrendo, con l’auspicio che quanto prima possa tornare la pace. Era inevitabile, infatti, non fare riferimento a quanto sta accadendo a poche centinaia di chilometri – meno che andare in Puglia! – e ai pesanti contraccolpi sull’economia e sul mondo agricolo in particolare, tanto da riacutizzare, a causa dei pesanti e generalizzati rincari, i gravissimi effetti della pandemia soprattutto sul settore della ristorazione intimamente legato a quello della vite e del vino. Tuttavia, le iniziative messe in programma dalle Città hanno acceso entusiasmo, tanto da guardare con un seppur moderato ottimismo all’auspicata ripresa.

Tanti i sindaci Fvg presenti.

Davanti a una folta platea, nella quale spiccavano le fasce tricolori di molti primi cittadini dei Comuni associati, si è così dipanata in poco più di un’ora la cerimonia di passaggio delle consegne, appunto, tra Barolo – rappresentata dal sindaco Renata Bianco – e Duino Aurisina, magistralmente condotta dal giornalista Stefano Cosma, il quale ha presentato i numerosi interventi, però tutti molto concisi e quindi ancor di più apprezzati, accompagnandoli con interessanti spunti storici. Oltre a Daniela Pallotta e a Massimo Romita, che hanno fatto gli onori di casa, hanno parlato ovviamente Tiziano Venturini, che ha spiegato la “filosofia” delle Città del vino e del significato che avrà questo 2022 tutto speciale, il presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia Antonio Paoletti (che ha sottolineato l’opportunità di legare il prodotto della vite anche all’olio che sul Carso, ma pure in Friuli, ha terre d’elezione), l’architetto Roberto Filipaz sulle peculiarità dei vini locali e la senatrice duinese Tatiana Rojc (cooperazione per vivere in pace), mentre ha portato un saluto con simpatiche battute – in particolare quella del «vigneto in piazza Unità d’Italia» – il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza.

Infine una bella foto ricordo.


E ora che il primo atto formale è stato compiuto, la “nave” di Duino Aurisina è pronta a prendere il largo proprio in un “mare” di appuntamenti, il primo dei quali sarà, come detto, la mostra regionale dei vini di Bertiolo. Allora, buona navigazione a tutte le Città del vino del Friuli Venezia Giulia. Ma anche d’Italia!

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Ecco infine i 29 Comuni Fvg aderenti alle Città del Vino: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca D’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Pocenia, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Sesto al Reghena, Trivignano Udinese, Torreano. Aderiscono anche quattro Pro Loco: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina e Risorgive Medio Friuli Bertiolo.

Roccia della “Dama Bianca”…

… e ingresso al Castello di Duino.

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In copertina, lo scambio di consegne fra Renata Bianco (Barolo) e Daniela Pallotta (Duino Aurisina).

(Il servizio fotografico della cerimonia è di Davide Francescutti)

 

Da Friuli Doc, festa dell’agroalimentare di qualità un segnale di fiducia

Secondo giorno, a Udine, per Friuli Doc ai tempi di Coronavirus. E, al momento della cerimonia inaugurale, un segnale di fiducia e un grazie a chi ha combattuto la pandemia in prima linea si erano levati da piazza Libertà aprendo la ventiseiesima edizione della rassegna agroalimentare ed enogastronomica, e non solo. Il taglio del nastro è stato affidato al governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, presente assieme agli assessori regionali alle Attività produttive, alle Infrastrutture e territorio, Sergio Emidio Bini, e alle Finanze, Barbara Zilli, accanto al sindaco Pietro Fontanini, agli amministratori di Udine – fra cui il responsabile di Turismo e Grandi eventi, Maurizio Franz – e ai primi cittadini di Trieste e Gorizia, Roberto Dipiazza e Rodolfo Ziberna. Il tema dell’emergenza sanitaria e della ripartenza, nel rispetto delle regole che segnano le diverse modalità con cui si svolge l’evento (con Covid box per il rilevamento della temperatura e obbligo di registrazione all’ingresso), ha avuto eco nei vari interventi. Friuli Doc ambisce a confermare la qualità dei prodotti friulani in un contesto cittadino rinnovato ed elegante che ha il suo simbolo nella nuova veste di via Mercatovecchio.

Un angolo di Friuli Doc.

Fontanini premia Brusaferro.

IL SIGILLO DI UDINE – Dopo i primi mesi che hanno imposto la chiusura, l’Amministrazione regionale – come riferisce una nota Arc – ripunta ora a combattere definitivamente la pandemia con norme certe che assicurino posti di lavoro, ripresa economica e turistica, quest’ultima già visibile nel sold out registrato durante l’estate in montagna e nel buon andamento della stagione balneare degli ultimi due mesi. Per questo l’evento rappresenta un esempio del Friuli Venezia Giulia che non si ferma. Ma è “grazie” la parola che ha avuto più eco nella cerimonia di apertura: grazie alla comunità dei cittadini del Friuli Venezia Giulia per aver espresso un grande senso di responsabilità e di rispetto per la salute altrui nei mesi più difficili, grazie ai professionisti della sanità e alla Protezione civile per la gestione dell’emergenza e grazie al professor Silvio Brusaferro, insignito del Sigillo della Città di Udine per aver portato con onore ed orgoglio il Friuli Venezia Giulia ai vertici dell’Istituto superiore della sanità da cui ha diretto quella che egli stesso ha definito “una sfida totale” per l’Italia, primo tra i Paesi occidentali a dover affrontare l’impatto del Coronavirus. L’Amministrazione regionale ha riconosciuto in Brusaferro un uomo di grande valore scientifico che ha cercato sempre di garantire risposte nei momenti più difficili.

Le altre premiazioni.

I BENEMERITI – Dal canto suo, Brusaferro ha attribuito i risultati della propria lunga carriera e della sua più recente e difficile prova professionale all’eccellenza del sistema sanitario regionale in cui ha lavorato per anni e al valore accademico dell’Università di Udine nel panorama nazionale e internazionale. Ha quindi richiamato le figure di Marino Tremonti, recentemente scomparso, di Tarcisio Petracco, di Ardito Desio e di monsignor Alfredo Battisti quali punti di riferimento dei più alti valori civici e professionali della terra friulana. Un grazie che si è tradotto anche nei riconoscimenti andati a Luca Lattuada, direttore medico del Santa Maria della Misericordia di Udine, Stefano Giglio, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Udine, Stefania Marzinotto, coordinatrice dell’Area biologia molecolare dell’Asufc, Alessia Del Canto, della Clinica malattie infettive dell’ospedale di Udine, e Amedeo Aristei ,direttore della Protezione civile regionale.

Ancora riconoscimenti.

LA SICUREZZA – Ma dicevamo d ella seconda giornata di Friuli Doc. Sono già tanti i friulani, e non solo, che hanno deciso di viverne l’edizione 2020 in diretta e, perciò,si sono comodamente seduti ai tavolini ben “apparecchiati” nelle piazze e nelle vie della città coinvolte nella manifestazione. E sono oltre 10 mila le persone che hanno già scaricato l’app Eilo che consente di accedere ai luoghi della festa in tutta sicurezza e rapidità. Per agevolare gli ingressi che si succederanno anche nei prossimi due giorni, si segnala che gli stessi sono geolocalizzati all’interno dell’applicazione e che, comunque, sono otto e si trovano così posizionati:
piazza Duomo, su via Stringher;
piazza Duomo, su via Vittorio Veneto;
piazza XX Settembre (di fronte al Bar Savio);
piazza Venerio, su via Savorgnana;
Largo Ospedale Vecchio (zona ingresso Tribunale);
via Aquileia (lato nord)
via Aquileia (a sud, ingresso da Porta Stazione);
via Aquileia, su laterale di via Zoletti.
In queste otto postazioni, si scarica il QRcode dall’applicazione, si misura la temperatura corporea (che deve essere inferiore ai 37,5 °C) e, poi, si può godere in tutta tranquillità delle bontà proposte nei vari stand dell’agroalimentare e di quelle artigianali esposte in piazza Venerio.

Le misure di sicurezza.

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In copertina, Friuli Doc nella centralissima Piazza Duomo.

(Foto di Luca Simon Mattioli)