Natale ormai vicino, ma la pesca è al collasso: l’allarme di un Fvg senza aiuti

di Giuseppe Longo

Natale sempre più vicino, quasi alle porte a giudicare da addobbi e luminarie che, nelle nostre città, hanno debuttato con largo anticipo rispetto al passato. Ma ristoranti e trattorie hanno le serrande desolatamente abbassate e, di conseguenza, tutto l’agroalimentare ne soffre, a cominciare da quello ittico che, praticamente, è già al collasso. Infatti, la ripresa delle limitazioni conseguenti alla seconda ondata del Covid-19 ha di nuovo colpito il comparto della pesca regionale, in particolare proprio in seguito alla chiusura della ristorazione, dapprima senza la cena (con lo stop delle attività alle 18) e ora con il blocco totale in seguito al declassamento del Friuli Venezia Giulia in zona arancione. E adesso si parla anche del rischio, pare purtroppo concreto, di zona rossa!
«Siamo nella stagione in cui c’è molta varietà di pesce, ma il nostro sbocco commerciale principale, i ristoranti, sono di nuovo chiusi», riferisce attraverso una nota dai toni molto preoccupati il vicepresidente di FedAgriPesca Fvg e presidente della Cooperativa pescatori San Vito di Marano Lagunare, Riccardo Milocco. Aggiungendo: «La situazione rischia di essere peggiore della primavera scorsa, anche perché ci stiamo avvicinando al Natale, periodo in cui abitualmente realizziamo i nostri maggiori profitti». «Stiamo vivendo un momento ancora peggiore rispetto a quello della primavera scorsa anche per la tipologia di pesce che peschiamo – aggiunge Toni Santopolo, presidente dell’Organizzazione Produttori Cooperativa Pescatori di Grado -. Mentre in primavera si pescavano specie che era possibile facilmente conservare o trasformare, come le seppie, adesso ci troviamo con pesce pregiato che viene consumato abitualmente fresco, come i branzini o le orate, ma che nessuno vuole acquistare, anche a prezzi ribassati».

Reti da pesca in porto a Grado.


«Anche per i per settore dei molluschi bivalvi la situazione è più che critica: catastrofica – gli fa eco il neopresidente del Cogemo, Consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi, Marino Regeni -. L’unica specie che riusciamo a pescare è quella dei fasolari. Le altre specie hanno subito forti morie naturali negli anni passati e, adesso, le stiamo tutelando non pescandole. Ma il fasolaro è un prodotto destinato quasi interamente alla ristorazione e principalmente nelle regioni meridionali, entrambi mercati oggi chiusi. Siamo 40 imprese che si trovano a lavorare al limite della sopravvivenza», è il grido di dolore di Regeni.
Ma, purtroppo, oltre al danno anche la beffa, che spesso, come si sa, vanno a braccetto: le imprese di pesca e acquacoltura, dapprima presenti, sono state estromesse dal Decreto ristori-bis del Governo nazionale. «Dopo un iniziale sospiro di sollievo per la prospettiva di un contributo a fondo perduto, importante quando non ci sono entrate provenienti dalle vendite, siamo rimasti meravigliati e delusi nel vedere che per le nostre imprese veniva previsto solo una decontribuzione per i mesi di novembre e dicembre – spiega Milocco -. Certo è meglio di niente, ma adesso le imprese hanno bisogno di liquidità per compensare il calo di fatturato. Soprattutto se consideriamo gli effetti imprevedibili di una pandemia che peggiora di giorno in giorno, con il blocco pressoché totale di tutti gli sbocchi di mercato per i nostri pescatori e acquacoltori. Torniamo a chiedere ai consumatori, come già fatto in primavera, di sostenerci acquistando il nostro pesce e i nostri molluschi – conclude Milocco -. Sappiamo che, a volte, è difficile riconoscere il nostro prodotto sul banco delle pescherie, ma come operatori ci impegneremo, aiutati dal Gruppo di Azione Costiera Flag Gac Fvg, a trovare modalità per farlo riconoscere e per pubblicizzare i luoghi dove sarà possibile trovare il pescato regionale».

Ecco il boreto alla graisana.


E’ il triste ritratto, insomma, di un settore produttivo in affanno, con appunto decine di imprese al limite della sopravvivenza. Perché il pesce, anche se pregiato, essendo bloccata la ristorazione  – per cui è impossibile apprezzare piatti meravigliosi, come ad esempio il tipico “boreto a la graisana” -, non si vende ed evidentemente, i consumi domestici non riescono a sopperire a queste mancate collocazioni, tamponando una falla che di giorno in giorno sempre più sta diventando una voragine. E poi, come se non bastasse, gli aiuti economici mancano, mentre sono indispensabili per garantire un minimo di ossigeno alle imprese che non lavorano, come in questo caso negli importanti settori della pesca e dell’acquacoltura. Peggio di così…

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In copertina, un peschereccio ormeggiato in porto e qui sopra la Laguna di Grado e Marano.

 

Ristoranti in gravi difficoltà: “Riaprire così per noi è impossibile”

di Gi Elle

Serrande alzate finalmente, da ieri mattina, anche per bar, trattorie e ristoranti. Ma non per tutti. Perché c’è anche chi non se l’è sentita di riaprire, dopo quasi tre mesi di blocco, in una situazione d’incertezza, oltre a essere fatta di tante prescrizioni da osservare rigidamente per contrastare il rischio del ritorno del contagio da Coronavirus. “Il clima di paura che tutte queste limitazioni instaurano non porterà a nulla di buono”, torna infatti ad alzare la voce l’Unione Ristoranti Buon Ricordo che nel Friuli Venezia Giulia conta dieci rinomati locali, dalla montagna alla pianura, passando per la collina e il Carso.


“Aprire? Per chi? Il primo grido d’allarme – dicono i ristoratori associati in una preoccupata nota diramata ieri – l’abbiamo lanciato lo scorso 30 marzo. Il secondo è datato 22 aprile. Il nostro Mondo, il Mondo della ristorazione italiana ancora si interroga e vaga senza certezze. La cassa integrazione per i nostri dipendenti, mentre scriviamo, ancora non si è monetizzata. Il palleggio di decisioni tra Governo centrale e Regioni ha portato, last minute, a dare la possibilità di aprire le nostre attività per oggi lunedì 18 maggio. Peccato che il Dpcm e le varie Ordinanze regionali contenenti il famoso protocollo con le regole da seguire sia arrivato solo qualche ora prima. Una barzelletta!”

E ancora: “Il 18 maggio la ristorazione italiana è invitata ad riaprire di corsa, rischiando di non riuscire a essere pronta dal punto di vista della sicurezza sanitaria,
senza aver visto monetizzarsi praticamente ancora nessun aiuto economico, con pesanti dubbi legati al rinnovo delle 9 settimane di cassa integrazione, con la scure della responsabilità penale sulla testa e con norme regolamentari che, unite al clima negativo diffuso, porteranno ad un calo di fatturato previsto attorno all’80%. Noi dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, che da 56 anni difendiamo la cucina della tradizione e che abbiamo sempre avuto come focus il turismo enogastronomico, non possiamo tradire la nostra storia. Tutti quanti vorremmo aprire. I nostri associati fremono ma sono combattuti. Tutti quanti sappiamo che sarà impossibile fare profitto. Noi siamo abituati a saldare fornitori e dipendenti. Non possiamo rinnegare il nostro passato”. “Non ci sono le condizioni. Alcuni di noi – aggiungono – apriranno lo stesso nei prossimi giorni per assicurare un servizio di ristorazione, necessario in alcune zone, ma come Unione Ristoranti del Buon Ricordo, al momento, non siamo messi nelle condizioni di svolgere la nostra missione legata al Turismo Enogastronomico. Confini regionali ed europei sono chiusi. In tantissimi aspetteremo quindi tempi migliori”.
I ristoratori quindi concludono: “Il nostro appello è rivolto quindi alle istituzioni: aprite l’Italia. Torniamo alla libera circolazione, al turismo. Regaliamo positività agli italiani. Abbiate fiducia di noi imprenditori. Tutto il mondo ci invidia. Se davvero ci sarà da dover continuare a lottare con questo virus, lo faremo ma con il sorriso. Il clima di paura che tutte queste limitazioni instaurano non porterà a nulla di buono. Noi non siamo per le proteste eclatanti, ma il settore è davvero con i nervi tesi. I tempi sono scaduti. Ci stiamo giocando l’intera ristorazione italiana”.

Questi, infine, i locali del Friuli Venezia Giulia associati all’Unione: Ristorante Carnia di Venzone, Locanda Al Castello di Cividale, Ristorante Al Sole di Forni Avoltri, Storico ristorante Al Ponte di Gradisca d’Isonzo, Trattoria Da Nando di Mortegliano, Hotel Ristorante Là di Moret di Udine, Lokanda Devetak 1870 di Savogna d’Isonzo, Ristorante Osteria La Pergola di San Daniele, Trattoria Alla Luna di Gorizia, Trattoria Da Toni di Gradiscutta.

Cinquantasei anni d’età, un centinaio di insegne, di cui una decina all’estero: dal 1964 l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo salvaguarda e valorizza le tante tradizioni e culture gastronomiche del nostro Paese, accomunando sotto l’egida della cucina del territorio (a quei tempi scarsamente considerata) ristoranti e trattorie di campagna e di città, dal Nord al Sud. L’Urbr è stata la prima associazione fra ristoratori nata in Italia ed è ancora oggi la più diffusa e conosciuta. A caratterizzare ciascun ristorante, e a creare fra loro un trait d’union, è oggi come un tempo il piatto-simbolo dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare su cui è effigiata la specialità del locale, che viene donato agli ospiti in memoria di una piacevole esperienza gastronomica da ricordare. Nel loro insieme, ristoranti e trattorie associati rappresentano, con la varietà straordinaria delle loro cucine, il ricchissimo mosaico della gastronomia italiana.

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In copertina, il soffitto di un ristorante tappezzato con i tradizionali piatti del Buon Ricordo.

 

Alla scoperta del vino: corsi per sommelier a Udine e San Quirino

di Gi Elle

Anno nuovo, corsi nuovi. Anche per conoscere meglio quell’affascinante “pianeta” che si chiama vite e vino. L’Ais Fvg guidata dal presidente Renzo Zorzi ha, infatti, organizzato un corso di qualificazione professionale per sommelier di primo livello che si terrà a Udine a partire da lunedì prossimo, 20 gennaio. E un analogo ciclo di lezioni è annunciato per il prossimo mese, esattamente dall’11 febbraio, a San Quirino, cittadina alle porte di Pordenone. Entrambi i corsi si articoleranno in diciotto incontri finalizzati a riscoprire una cultura antica, facendo diventare la passione dell’allievo una vera e propria professione. La presenza del sommelier, infatti, è ormai irrinunciabile nei ristoranti, durante pranzi e cene di qualità, ma anche in enoteche, rassegne e manifestazioni dedicate ai vini. Che richiedono una presentazione competente, arricchita da nozioni e informazioni, mai banali, per una degustazione che faccia scoprire in modo adeguato il prodotto che si sta assaggiando.
Il vino, poi, non è un prodotto qualsiasi, bensì il frutto di tecnica evoluta ma anche di cultura e conoscenze antiche che si innestano con le moderne acquisizioni. E proprio sulla base di questa constatazione, il programma dei corsi è molto vasto, in quanto riguarderà la produzione e i componenti del vino, da approfondire anche mediante una visita a un’azienda vitivinicola. Quindi ampio spazio alla tecnica della degustazione con gli esami visivo, olfattivo e gusto-olfattivo. Ma i partecipanti ai corsi si occuperanno anche di spumanti, vini passiti, vendemmia tardiva, muffati, icewine, liquorosi e aromatizzati, per concludere con una panoramica sul vino italiano e sulle sue leggi. Si parlerà ovviamente anche delle funzioni del sommelier e dell’uso dei bicchieri. Infine, da rilevare che i corsi riguarderanno anche altro, come la birra e i distillati da cereali, comprese le visite a un birrificio e a una distilleria.

Ecco la squadra dei sommelier Fvg.

Per info e prenotazioni telefonare allo 0432204688 oppure visitare il sito alla sezione corsi https://www.aisfvg.com/2019/calendariocorsi2019.pdf

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In copertina, il “tastevin” strumento di lavoro e simbolo del sommelier.

Bibenda 2020: vini, grappe e ristoranti premiati in Fvg

di Gi Elle

Bibenda 2020, la Guida della Fondazione Italiana Sommelier, sarà presentata, durante una grande festa con premiazioni, soltanto il 30 novembre prossimo a Roma, ma ci sono già le anticipazioni sui migliori vini, grappe e ristoranti che riguardano anche il Friuli Venezia Giulia. Per cui con i famosi “cinque grappoli” sono state premiate un trentina di etichette, fra le quali c’è, come sempre ormai, una nettissima preponderanza di vini bianchi, con Ribolla gialla e Sauvignon veri protagonisti, anche se figurano come accade spesso diversi uvaggi. Diverse le cantine premiate per due vini: Damijan Podversic, Jermann, La Tunella, Livio Felluga, Schiopetto, Toros, Venica & Venica. Questo, comunque, l’elenco completo riguardante la nostra regione e che va a comporre il “mosaico” dei migliori vini d’Italia:

Un bel vigneto di Sauvignon.

FRIULI VENEZIA GIULIA Cinque Grappoli 33

Bastianich Ÿ Vespa Bianco 2016
Damijan Podversic Ÿ Bianco Kaplja 2015
Damijan Podversic Ÿ Ribolla Gialla 2015
Draga Ÿ Ribolla Gialla Miklus 2014
Edi Keber Ÿ Collio Bianco 2017
Jermann Ÿ Vintage Tunina 2017
Jermann Ÿ W… Dreams 2017
Kante Ÿ La Bora di Kante 2009
La Tunella Ÿ Friuli Colli Orientali Biancosesto 2017
La Tunella Ÿ L’Arcione 2015
Le Due Terre Ÿ Friuli Colli Orientali Pinot Nero 2017
Lis Neris Ÿ Friuli Isonzo Sauvignon Picol 2017
Livio Felluga Ÿ Friuli Colli Orientali Picolit 2015
Livio Felluga Ÿ Rosazzo Terre Alte 2017
Livon Ÿ Braide Alte 2017
Primosic Ÿ Collio Ribolla di Oslavia Riserva 2016
Raccaro Ÿ Collio Malvasia 2018
Ronchi di Cialla Ÿ Colli Orientali Cialla Schioppettino 2015
Ronco del Gelso Ÿ Schulz 2017
Russiz Superiore Ÿ Collio Bianco Col Disore 2016
Schiopetto Ÿ Collio Pinot Bianco 2018
Schiopetto Ÿ Collio Sauvignon 2018
Scubla Robert
Ÿ Cràtis 2016
Specogna
Ÿ Friuli Colli Orientali Sauvignon Duality 2017
Toros Ÿ Collio Friulano 2018
Toros Ÿ Collio Pinot Bianco 2018
Valentino Butussi Ÿ Friuli Colli Orientali Picolit 2012
Venica & Venica Ÿ Collio Friulano Ronco delle Cime 2018
Venica & Venica Ÿ Collio Sauvignon Ronco delle Mele 2018
Vie di Romans Ÿ Dut’Un 2016
Villa Parens Ÿ Gran Noir Dosage Zero 2013
Villa Russiz Ÿ Collio Sauvignon de La Tour 2018
Volpe Pasini Ÿ Friuli Colli Orientali Sauvignon Zuc di Volpe 2018
Zidarich Ÿ Kamen 2017

Ribolla gialla

Passando invece ai distillati, ecco i migliori prodotti del Friuli Venezia Giulia, presentati da tre aziende fra le più antiche e rinomate della regione:

LE GRAPPE D’ECCELLENZA

Ceschia Ÿ Grappa di Ramandolo Classica
Domenis 1898 Ÿ Grappa La 120
Nonino Ÿ Grappa Riserva 8 Anni
Nonino Ÿ Grappa Riserva 5 Anni 25th Anniversary

 

Infine, per quanto riguarda i ristoranti, la scelta ha premiato:

LA RISTORAZIONE D’ECCELLENZA

Agli Amici 1887 di Udine
il famoso locale dello stellato Emanuele Scarello che ha meritato i “cinque baci”.

Emanuele Scarello

Ma torniamo ai vini. Gli esperti hanno compilato anche la prestigiosa Top Ten della Guida Bibenda 2020, “i vini prediletti – li definiscono – dal nostro gruppo di lavoro”. Che poi aggiungono: “Come si fa a scegliere solo dieci vini su 27.000 assaggiati durante la stesura della Guida? L’abbiamo fatto, utilizzando criteri che si sono aggiunti a quelli normalmente previsti dal nostro metodo di valutazione. Parliamo di vini che oltre ad avere ottenuto i Cinque Grappoli, con una valutazione quindi che va da minimo 91 centesimi in su, maggiormente ci hanno suggestionato, colpito la nostra sensibilità. In una parola, emozionato. Li abbiamo individuati proprio così: ascoltando l’anima, la mente e il cuore”. Eccoli, dunque, i magnifici Dieci d’Italia:

I Capitelli 2016 // Anselmi // Veneto
Montefalco Sagrantino Chiusa di Pannone 2012 // Antonelli San Marco // Umbria
Radix 2015 // Casale del Giglio // Lazio
Barolo Monfortino Riserva 2013 // Conterno // Piemonte
Bianko 2017 // Macondo // Marche
Moscato d’Asti Lamoscata 2018 // Mongioia // Piemonte
Valpolicella Superiore Vigneto di Monte Lodoletta 2013 // Romano Dal Forno // Veneto
Alto Adige Sauvignon The Wine Collection 2016 // San Michele Appiano // Alto Adige
Rossese di Dolceacqua Superiore Poggio Pini 2017 // Tenuta Anfosso // Liguria
Etna Bianco A’ Puddara 2017 // Tenuta di Fessina // Sicilia

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In copertina, in larga parte bianchi i vini Fvg premiati con i “cinque grappoli” di Bibenda 2020.

(Informazioni tratte da www.bibenda.it)