Allevatori Fvg protagonisti in piazza alla Festa del formaggio che torna a Gemona

L’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia torna in piazza con tanti appuntamenti e con una piccola mostra di bovine da latte alla festa “Gemona, formaggio… e dintorni” che si terrà nella cittadina pedemontana da domani al 13 novembre. Il quartier generale degli allevatori friulani sarà ospitato anche quest’anno in piazza del Ferro sotto la grande tensostruttura allestita per l’occasione dove si terranno – grazie al fondamentale supporto dell’Ersa – dimostrazioni, convegni, conferenze stampa, premiazioni. Appena fuori dal tendone sarà allestita una piccola mostra di animali che ospiterà le razze bovine in via di estinzione come la Grigio alpina, e la Pustertaler, assieme a capre e conigli per la gioia dei più piccoli.


In occasione dell’inaugurazione, in programma per domani alle 18.30 sotto la loggia del municipio, l’Aafvg premierà i vincitori del Concorso formaggi a latte crudo e taglierà la forma vincitrice, mentre le restanti andranno all’asta (il ricavato sarà devoluto in favore di un’associazione del territorio) domenica, dalle 15.30, sempre in piazza del ferro.
Sabato il sipario sullo spazio gestito dagli Allevatori si alzerà di prima mattina con il convegno “Agrivoltaico nelle aziende agricole e zootecniche“, in programma per le 10.30. Seguiranno, dalle 14 alle 15.30 e dalle 16.30 alle 18, due dimostrazioni di caseificazione del latte. Domenica nuova dimostrazione dalle 9 alle 10.30, seguirà a ruota un un secondo convegno, “Cambiamenti climatici in Fvg: quali foraggere in alternativa al mais“, per finire alle 15.30 con l’asta dei formaggi. Un cenno a parte merita la conferenza stampa in programma per sabato mattina, alle 9.30, durante la quale i vertici di Aafvg, in particolare il presidente Renzo Livoni e il direttore Andrea Lugo, presenteranno l’e-commerce dell’associazione, prima iniziativa nel suo genere a livello nazionale.

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In copertina e all’interno bovini delle razze Grigio alpina e Pustertaler in arrivo a “Gemona, formaggio… e dintorni”.

Non solo formaggi, a Malga Montasio ecco l’amaro con le erbe dei pascoli

Non solo latte e prodotti caseari. Malga Montasio, la struttura gestita dagli Allevatori Fvg che anche quest’anno si sta confermando tra i protagonisti dell’estate turistica in Friuli Venezia Giulia, allarga il suo paniere. All’agriturismo condotto dall’associazione sono stati, infatti, appena presentati i liquori prodotti con le erbe dei pascoli e con il latte prodotto dalle vacche – oltre 200 anche quest’anno – condotte in quota.
I nuovi prodotti sono quattro: l’Amaro del Montasio, a base di erbe dei pascoli della malga, e il Liquore al latte di malga, aromatizzato alla menta, al caramello e alla liquirizia. Le bottiglie da mezzo litro sono una piccola opera d’arte: fasciate in un’elegante etichetta che riproduce su carta la profondità dell’altopiano, abbracciato dalle Alpi Giulie e affacciato sulla maestosa catena del Canin.
«Abbiamo pensato di valorizzare ulteriormente la malga, nota per essere quella che dà il nome all’unica Dop del settore lattiero caseario in Fvg, il formaggio Montasio, anche per produrre liquori, distillati di profumi e sapori dell’altopiano, da servire a fine pasto alle migliaia di turisti che salgono in quota e si fermano all’agriturismo e da vendere allo spaccio, insieme ai nostri prodotti tipici, dal latte ai formaggi, passando per burro e ricotta», spiega il direttore dell’Aafvg, Andrea Lugo.
Con l’appoggio dei soci, a partire dal presidente Renzo Livoni, il direttore ha spinto con forza e determinazione sullo sviluppo della malga, divenuta in questi ultimi anni, grazie a importanti investimenti, a ricchi calendari d’iniziative e non ultimo all’arrivo del Giro d’Italia, una meta “classica” delle scampagnate fuori porta, anche di qualche giorno, grazie alle sette camere dell’agriturismo.

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In copertina, l’Amaro del Montasio e qui sopra gli altri prodotti della Malga.

 

Bene il prezzo del latte nel 2022, ma preoccupa molto il “caro energia”

Il prezzo del litro di latte alla stalla torna sopra i 40 centesimi, soglia minima per rendere l’attività degli allevatori economicamente sostenibile. Nei primi tre mesi dell’anno il prezzo pagato alle aziende zootecniche è passato da 41 centesimi a gennaio fino ad arrivare a 43 centesimi a marzo, “tanti” – si fa per dire – gli allevatori non ne vedevano da anni, anche se la crescita è purtroppo in gran parte assorbita dagli aumenti di mangimi ed energia. Variabili che hanno condizionato i risultati del 2021, come sottolineato dal presidente e dal direttore dell’Associazione allevatori Fvg, Renzo Livoni e Andrea Lugo, durante l’assemblea dei soci che, a Codroipo, ha approvato il bilancio 2021.

LATTE – “Nelle aspettative, il 2021 doveva rappresentare l’anno del riscatto dopo un 2020 segnato pesantemente dalla pandemia da Covid-19, invece, lo è stato solo in parte. Infatti, a un primo semestre piuttosto soddisfacente anche in termini di remunerazione del prezzo del latte – ha esordito Livoni -, nella seconda parte dell’anno il settore ha dovuto far fronte sempre più ad aumenti dei costi energetici e a seguire anche delle materie prime, che hanno di fatto annullato i margini realizzati fino a quel momento, dovuti a una quotazione del latte che da diversi anni non superava i 40 centesimi al litro”. Un trend che purtroppo è proseguito nei primi mesi del 2022, accentuato dal conflitto russo-ucraino.

CARNE – Segnali incoraggianti nel 2021 se ne sono registrati anche per la carne bovina e suina, oltre che per le carni bianche, con quotazioni aumentate nella seconda metà dell’anno, che anche in questo caso però sono state in parte vanificate dagli aumenti spropositati dei costi energetici e delle materie prime. “Gli effetti negativi che purtroppo si stanno trascinando anche in questi primi mesi del 2022 – ha fatto sapere Livoni – porteranno a un’ulteriore selezione delle imprese del settore zootecnico, con riflessi negativi anche sulla struttura della nostra associazione”.

STALLE – La contrazione delle stalle in questi anni è proseguita inesorabile, con la progressiva contrazione delle aziende zootecniche. L’anno scorso l’associazione ne ha controllate 403 su un totale regionale di circa 620, 21 allevamenti in meno rispetto ai 424 dell’anno precedente. Parallelamente si è ridotto anche il numero delle vacche controllate pari a 32.323 capi, 699 in meno rispetto all’anno precedente. “Nel totale regionale – sottolinea il direttore Lugo – l’incidenza del patrimonio in controllo rimane notevole, stimabile oltre l’85% delle vacche e in circa l’88% del latte con i capi in controllo (2,4 milioni di quintali su 2,7 milioni totali).

CENTRO MORUZZO – Nel 2021 è proseguita positivamente l’attività del Centro di Fecondazione Artificiale di Moruzzo, che ha visto il passaggio di testimone tra il Responsabile del Centro Tori, Antonio Menegoz e Paolo Scarbolo, e tra il responsabile della commercializzazione del seme equino Paolo Merlo con Roberta Natali. “La partnership con Horizon Genetics iniziata un paio d’anni fa è proseguita nel binario della massima collaborazione anche nel corso del 2021, rafforzando e consolidando il mercato del seme bovino verso la Cina – fa sapere Lugo -, così come è proseguito proficuamente il rapporto con la Selfarm, importatore del nostro seme per la Turchia”.

MALGA MONTASIO – Eccellente la stagione in Malga Montasio grazie al maggior afflusso di visitatori “che probabilmente – evidenzia il direttore – non vedevano l’ora di poter uscire dalle proprie abitazioni e tornare a respirare aria di libertà dopo un 2020 contrassegnato da continui lockdown”. Tendenza che ha positivamente investito anche il rifugio Divisione Julia a Sella Nevea e che promette di consolidarsi quest’anno. Aperto da poche settimane, l’agriturismo di Malga Montasio in particolare sta già riscuotendo grande successo, complice l’arrivo in quota, nei giorni scorsi, di circa 200 vacche che resteranno al pascolo fino all’inizio di ottobre.

E-COMMERCE – Tra le iniziative che vedono impegnata l’associazione e che decolleranno nei prossimi mesi svetta infine l’e-commerce. “Un progetto in divenire – precisa il direttore – sul quale ci siamo spesi molto anche con il supporto dell’amministrazione regionale”. Si tratta di una piattaforma web per il commercio elettronico che sarà gestita direttamente dall’AAFvg e alla quale aderiranno prioritariamente i soci allevatori e trasformatori con i loro principali prodotti lattiero-caseari e derivati della carne, oltre ad una serie di imprese della produzione agroalimentare regionale che forniranno prodotti quali vino, birra, olio, panificati, sottolio e sottaceti, confetture e conserve.

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In copertina, Renzo Livoni presidente dell’Associazione Allevatori del Fvg.

Stalle Fvg schiacciate dal caro prezzi: oggi i rischi in un vertice con Zannier

Allevatori del Friuli Venezia Giulia sempre più in affanno. Il rischio, infatti, è che in breve le aziende zootecniche decidano di chiudere e che non ci sia più latte da trasformare per la Gdo. A dare l’allarme è l’Associazione allevatori Fvg che denuncia la gravissima situazione vissuta dalle stalle in regione (e non solo), strozzate dai costi energetici più che raddoppiati di elettricità, gas e combustibili, dal costo delle materie prime per la coltivazione dei terreni, vedi sementi, concimi e fitosanitari, e ancora dei mangimi e concentrati per l’alimentazione degli animali. Un grido d’allarme trasformato anche in un appello che è stato subito raccolto dalla politica grazie all’interessamento del consigliere regionale Alberto Budai che ha informato l’assessore alle risorse agricole, Stefano Zannier, il quale ha immediatamente convocato, per oggi 30 marzo, un incontro per raccogliere le istanze dell’associazione allevatori e per portarle successivamente all’attenzione della Gdo e dei trasformatori.

L’assessore Stefano Zannier.

«Molti allevatori – spiegano Andrea Lugo e Renzo Livoni, rispettivamente direttore e presidente dell’Aafvg – hanno già inviato parte delle bovine allevate al macello per consentire di mantenere in vita gli animali rimasti in stalla e continuare a produrre il latte, ma nel giro di pochi mesi, i pochi animali rimasti non avranno più di che mangiare per sopravvivere».
La fiammata dei costi energetici, dei fertilizzanti e dei mangimi, peraltro pure di difficile reperimento dall’esplosione del conflitto in Ucraina, ha cancellato con un colpo di spugna i tempi del lockdown, «tempi – ricordano Lugo e Livoni – in cui la zootecnia in generale e quella da latte in particolare garantivano le produzioni ricevendo la gratitudine dei consumatori che nel frattempo prendevano d’assalto i supermercati spingendo le vendite della Gdo su del 25%».
Da mesi ormai la situazione è gravemente peggiorata. Il costo medio di produzione del latte, già nel 2021 (dati Ismea) era di 46 cent/litro, con un aumento medio del 7,4% rispetto all’anno precedente, a fronte di un rialzo dei prezzi del latte pagati agli allevatori limitato al solo 2,9%. Già l’anno scorso, il rapporto tra costi di produzione e prezzi di vendita aveva determinato l’annullamento della redditività del settore. Oggi quel rapporto si è ulteriormente deteriorato.
I vertici dell’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia fanno appello alla grande distribuzione: «Dev’esserci una presa di coscienza da parte della Gdo e del settore della trasformazione, ognuno deve fare la sua parte e riconoscere, almeno per qualche mese, un prezzo del latte alla stalla di 5 centesimi in più per consentire alle aziende di andare avanti mantenendo le produzioni», rivendicano Lugo e Livoni che avvertono: «Se non sarà così, a breve non ci sarà nemmeno latte da trasformare per la Gdo».
Come detto, oggi si terrà un incontro con l’assessore alle risorse agricole, Stefano Zannier, al fine di raccogliere le istanze dell’Associazione allevatori.

Il presidente Renzo Livoni.

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In copertina, bovine di razza Pezzata rossa allevate in Friuli Venezia Giulia.

 

“Macellazioni d’urgenza, i nuovi costi sono insostenibili per le stalle Fvg”

Nuova batosta per la zootecnia. Dal primo gennaio, a un prezzo del latte alla stalla ancorato sotto i 40 centesimi al litro (appena sufficienti a coprire i costi di produzione) e ai rincari dei costi energetici, delle materie prime e dei mangimi, si è aggiunto l’aumento dei costi della macellazione d’emergenza, causato dalle nuove disposizioni del Decreto legge 32/2021. La norma prevede che, rispetto a quanto accadeva prima della sua entrata in vigore, quando i costi delle Msu, macellazioni di capi bovini destinati all’abbattimento per cause accidentali, erano assorbiti in parte dal Sistema sanitario nazionale, ora questi ricadranno interamente sul macellatore che naturalmente si rivarrà sulle stalle.

Andrea Lugo e Renzo Livoni.


A dare l’allarme – come informa una nota – è l’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia che ha calcolato l’entità dell’aggravio di spesa per le aziende zootecniche a singola macellazione: «Tra i costi per il trasporto dell’animale abbattuto in stalla, l’operazione di macellazione d’urgenza, le analisi che prevede il nuovo decreto e la remunerazione del veterinario che schizzerebbe addirittura a 80 euro all’ora per gli interventi eseguiti fuori dall’orario programmato di macellazione, arriviamo a un importo di spesa per capo di circa 200-250 euro. Se pensiamo che mediamente un animale macellato d’urgenza non porta più di 200, massimo 300 euro nelle casse dell’allevatore – denuncia il presidente dell’Aafvg, Renzo Livoni – è chiaro che per la categoria questa novità normativa si traduce nell’ennesima mazzata».
Niente affatto marginale se si considera che, a dispetto della definizione, non sono pochi i casi di macellazione d’urgenza in Fvg. Si parla in media di un migliaio di interventi all’anno, tra i 300 e i 400 in provincia di Pordenone, tra i 600 e i 700 in quella di Udine. «Questo provvedimento – continua Livoni – è un altro elemento disincentivante l’attività zootecnica e contribuisce alla chiusura di ulteriori stalle nel nostro territorio, attività che non sono più in grado di reggere a questa sfilza continua di aggravi di costi. Senza contare che i macellatori si trovano già in seria difficoltà nel gestire le macellazioni d’urgenza essendo rimasti appena tre – Gattel a Pordenone, Battilana a Basiliano, Pressacco a Rivignano e Tilatti a Bertiolo – quelli operativi in regione».
«Non possiamo più rimanere inermi dinanzi a questi provvedimenti che ipotecano una volta in più il nostro settore già duramente ridimensionato nel corso degli ultimi anni. Facciamo quindi appello alla politica regionale per mitigare gli effetti negativi di questo provvedimento, trovando le forme per ristorare gli allevatori almeno parzialmente dei costi che ora ricadono completamente sulle loro spalle – aggiunge Andrea Lugo, direttore di Aafvg -. Come Associazione Allevatori siamo anche disponibili a farci carico di alcuni aspetti inerenti le macellazioni d’urgenza, organizzandoci per il trasporto e abilitando qualche operatore a questo tipo d’interventi, ma abbiamo bisogno di un chiaro sostegno dell’amministrazione regionale».

 

Formaggi all’AgriFieste di Gemona: ecco le Latterie friulane premiate

In occasione della manifestazione gemonese “AgriFieste” 2021, rassegna dedicata al mondo contadino e organizzata per celebrare la Festa del Ringraziamento, l’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia ha organizzato il 10° Concorso regionale del formaggio latteria a latte crudo, divenuto uno degli appuntamenti clou della kermesse gemonese. Due le categorie in concorso: per il formaggio fresco di due mesi di stagionatura si è imposta la Latteria turnaria di Trivignano Udinese seguita dalla Latteria di Fagagna Borgo Centro e dalla Latteria turnaria di Campolessi di Gemona, quest’ultima arrivata prima nell’altra categoria in concorso, il formaggio semistagionato fra quattro e sei mesi, seguita dalla Latteria di Fagagna Borgo Paludo e dalla Latteria Turnaria di Brazzacco di Moruzzo.
Alla rassegna, unica possibilità di confronto fra i diversi prodotti dei caseifici regionali, qui presentati al giudizio di una commissione di esperti, hanno partecipato 25 latterie del Friuli Venezia Giulia.
«L’idea di realizzare il concorso prende origine dalla volontà di promuovere e rivalutare un formaggio che ha costituito una risorsa fondamentale nella alimentazione delle genti friulane degli ultimi 150 anni – spiegano il presidente dell’AaFvg Renzo Livoni e il direttore Andrea Lugo – e che costituisce al giorno d’oggi una valore significativo a vantaggio del sistema agroalimentare e turistico della nostra regione. La partecipazione è infatti rivolta a quelle strutture che producono il formaggio come un tempo, senza il trattamento termico del latte».

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In copertina, formaggi della Latteria turnaria di Brazzacco.

A Gemona “capitale” del formaggio sono protagonisti gli allevatori Fvg

«Gemona è da sempre la “capitale” del formaggio: una produzione genuina e di alta qualità, che coniuga conoscenza, capacità e tradizione», ha detto ieri dall’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, prima di partecipare ad “AgriFieste” per il simbolico taglio della prima fetta. Come ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga, «il solo senso della festa e del ritornare in piazza in sicurezza ci fa vivere quel senso di comunità che le restrizioni causate dalla pandemia ci avevano fatto perdere».
Forte e solido poi, secondo Barbara Zilli, è il legame che unisce il territorio friulano e l’eccellenza casearia frutto del lavoro di una filiera che parte dagli allevatori e arriva fino alle latterie turnarie. Infine, l’assessore – presente anche il collega Sergio Emidio Bini, responsabile di Attività produttive e Turismo – ha lanciato l’invito a consumare i prodotti del Friuli Venezia Giulia, perché così facendo «da una parte si vanno a sostenere i produttori locali, soprattutto quelli più piccoli, che per mantenere alti standard di qualità devono compiere grandi sforzi per essere competitivi sul mercato; dall’altra, come consumatori, abbiamo la garanzia di acquistare un prodotto a “chilometro zero” che oltre a soddisfare il palato è prezioso anche per la nostra salute».

Formaggi freschi e in stagionatura.

Una festa, quella del formaggio di Gemona, che vede protagonista anche l’Associazione allevatori Fvg, la quale annovera la sua decima presenza in piazza del Ferro in occasione della Festa del Ringraziamento, celebrata fino all’esplosione della pandemia nella cornice di “Gemona, formaggio… e dintorni” e che ora, dopo la sospensione causa Covid, ritorna nell’ambito dell’AgriFieste, manifestazione organizzata dalla Pro Glemona, in collaborazione tra gli altri proprio con Aafvg, in scena anche oggi e domani nel centro storico della cittadina pedemontana, dopo essere appunto cominciata ieri.
Come sempre, il contributo organizzativo e di proposta messo in campo dall’Associazione allevatori sarà importante e si concentrerà in particolare nella giornata di domani 14 novembre, giorno della Festa del Ringraziamento. Dopo la messa, la benedizione dei trattori e la sfilata del carro contadino per le strade del centro, in programma per la mattina, alle 15 sarà presentato il libro fotografico “Latte in forma – Gemona, Formaggio e dintorni 2010-2019”, un volume che ripercorre una dopo l’altra le partecipazioni degli allevatori alla festa del formaggio, la mostra delle bovine da latte, che fino a qualche anno fa venivano ricoverate nel parcheggio multipiano e fatte sfilare poi, a beneficio di addetti ai lavori ma anche del pubblico, specie quello più piccolo, in piazza del Ferro.

Renzo Livoni (Allevatori Fvg).

«Un volume che vuol ricordare l’impegno della nostra associazione a Gemona, città alla quale ci sentiamo particolarmente legati, che ha sempre dimostrato grande interesse e rispetto per gli allevatori, consentendoci di trovare qui il palco dal quale mostrare quello che facciamo, in termini di assistenza tecnica, di controlli, di benessere animale, temi che abbiamo affrontato nel corso dei tanti convegni di livello ospitati proprio qui a Gemona», affermano Andrea Lugo e Renzo Livoni, rispettivamente direttore e presidente di Aafvg. Alla presentazione del volume interverranno, oltre ai vertici dell’associazione, anche i rappresentanti della Fondazione Friuli, dell’Ersa, del Consorzio per la tutela del formaggio Montasio e del sindaco di Gemona, Roberto Revelant.
Poi, sempre domani, il formaggio sarà ancora una volta protagonista: alle 16 infatti, a ruota della presentazione del libro, in piazza seguirà la premiazione del 10° concorso Formaggio a latte crudo del Friuli Venezia Giulia; al termine, vale a dire per le 17, le forme partecipanti saranno messe all’asta consentendo al pubblico di portarsi a casa un pezzetto di quest’eccellenza lattiero-casearia che è un vanto della regione.

Formaggio invecchiato.

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In copertina, il simbolico taglio della prima fetta di formaggio, presenti gli assessori regionali Zilli e Bini.

Nuova stagione record sul Montasio: ora in malga c’è anche un totem digitale

Volge al termine la stagione dell’alpeggio in malga Montasio. Ennesima estate di successo dopo un 2020 da record che aveva visto arrivare in quota, nell’arco dei tre mesi di apertura, oltre 15mila persone. Numeri che quest’anno si vanno confermando – già oltre 14mila, per la chiusura della malga i primi di ottobre le presenze raggiungeranno e forse supereranno quelle dello scorso anno – e che dimostrano come la malga gestita dall’Associazione Allevatori Fvg sia meta sempre più gettonata, più che mai oggi, sull’onda della riscoperta degli spazi aperti indotta dalla pandemia.


Come ogni anno a fine stagione, in questi giorni si sta completando la discesa a valle delle 230 bovine che hanno alpeggiato in malga per tutta l’estate. Seguiranno la chiusura del caseificio e dell’agriturismo, non senza un’ultima sorpresa, inaugurata ieri mattina e a disposizione di tutti coloro che da qui in avanti raggiungeranno l’altopiano. Si tratta di un totem digitale, collocato appena fuori dall’agriturismo, che consentirà di accedere a tutta una serie di contenuti informativi e multimediali, acquistato dall’Associazione Allevatori Fvg con il sostegno della Fondazione Friuli e la collaborazione del Parco Naturale Prealpi Giulie. «Il progetto – spiega il presidente Renzo Livoni – è rivolto alle migliaia di visitatori che ogni anno raggiungono la malga e che, grazie alla tecnologia touch, consente di visitare virtualmente gli ambienti dell’agriturismo, del caseificio, dello spaccio per la vendita e una serie di itinerari e percorsi circostanti, situati sull’altopiano del Montasio».
L’utilizzo del totem è intuitivo e consente di scegliere tra molti contenuti, foto, schede tecniche, video e siti web che descrivono le caratteristiche del territorio e offrono riferimenti storici precisi, ad esempio sulla posizione delle trincee risalenti alla Grande Guerra, ancora visibili in prossimità della malga. «Si tratta – aggiunge dal canto suo il direttore dell’AaFvg, Andrea Lugo – di un utile strumento messo a disposizione di quanti vorranno andare alla scoperta della malga e dell’altipiano. In ragione degli spazi molto ristretti e delle stringenti normative non ci è possibile far entrare fisicamente le persone al caseificio, un ostacolo che abbiamo voluto superare con questo totem, che regala una panoramica completa e suggestiva di questo piccolo mondo antico».
Oltre ai vertici dell’associazione, all’inaugurazione del totem ieri mattina sono intervenuti, chiudendo simbolicamente la stagione in malga, anche l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, e il presidente e il direttore della Fondazione Friuli, Giuseppe Morandini e Luciano Nonis. Nell’occasione, il direttore Lugo ha tirato le somme di un’altra stagione di grandi soddisfazioni, che nell’arco di soli tre mesi ha portato alla produzione di 353 forme di Montasio Dop, 1.783 forme di formaggio di malga, 614 caciotte, 530 chili di burro e 4.560 litri di yogurt.

«La collaborazione e la sinergia aiutano a raggiungere traguardi che per il singolo ente pubblico sarebbero difficili da perseguire e la realizzazione  inaugurata sull’Altipiano del Montasio è un esempio concreto di questo tipo di percorso virtuoso», ha detto Zannier. Partendo da una visione d’insieme, ha aggiunto l’assessore, è possibile fare in modo che ogni soggetto coinvolto nel progetto faccia la sua parte in modo da accelerare processi spesso semplicemente frenati dalla burocrazia. Il sistema forestale, la filiera, l’intero sistema regionale sono composti da una molteplicità di soggetti che devono essere in grado di connettersi tra loro. Per esempio, il sistema degli allevatori, così come quello degli operatori forestali, rappresenta – ha osservato – già di per sé un tassello fondamentale per la promozione del territorio, perché consente di realizzare prodotti capaci di attrarre e fidelizzare gli utenti, in questo caso dell’intera montagna. Non solo, ma entrambi i soggetti citati, come gli altri presenti nell’area, sono in grado di fornire informazioni utili a chi frequenta il territorio montano, per farlo meglio conoscere e apprezzare.
«Compito della Regione – ha proseguito l’esponente della Giunta Fedriga – è anche quello di assecondare i progetti che agevolano i visitatori del territorio, perché essi fanno parte di un volano economico capace di rendere sostenibili anche le attività di montagna. Per questo, ben vengano i progetti che mirano a favorire la diffusione di informazioni attraverso gli operatori, ma anche, per esempio, tramite il punto di reperimento delle biciclette elettriche. L’obiettivo principale che ci dobbiamo porre – ha concluso l’assessore – deve piuttosto essere quello di fare in modo che in tutti i punti di riferimento dei turisti che compongono quel moderno modo di visitare con attenzione il territorio chiamato “turismo lento” ottengano le stesse, corrette, adeguate e immediate informazioni in qualsiasi punto della nostra montagna essi si trovino e si stiano muovendo. Informazioni che consentano di orientare rapidamente gli ospiti del nostro splendido territorio».

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In copertina, il totem inaugurato ieri; all’interno, il direttore di Fondazione Friuli, Luciano Nonis, il presidente dell’Associazione Allevatori Fvg, Renzo Livoni, l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, il presidente di Fondazione Friuli, Giuseppe Morandini, e il direttore di AaFvg, Andrea Lugo.

 

Allevamenti, pesante il ciclone Covid in Fvg: latte ai minimi e venti stalle chiuse

(g.l.) In Friuli Venezia Giulia il prezzo del latte è letteralmente crollato e venti stalle non ce l’hanno fatta, tanto che si sono dovute rassegnare alzando bandiera bianca. L’onda d’urto dovuta al ciclone pandemico, infatti, c’è stata e pure pesante, sebbene vada osservato che, fortunatamente, rispetto ad altri settori quello dell’allevamento, tutto sommato, ha resistito alla batosta Covid. «Non siamo ancora riusciti a superare definitivamente gli effetti della pandemia, che naturalmente ci sono stati, ma tutto sommato non hanno inciso pesantemente dal punto di vista dell’andamento economico finanziario», ha detto ieri mattina il presidente dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, Renzo Livoni, aprendo l’assemblea dei soci a Codroipo che ha approvato i conti dell’anno passato e il bilancio di previsione 2021. Nonostante la tenuta complessiva, non sono però mancati i problemi, appunto anche gravi. In alcuni periodi dell’anno scorso, specie durante l’estate, il settore ha pagato infatti gli effetti delle speculazioni sui beni agroalimentari, che hanno generato riflessi negativi anche a monte. A farne le spese è stata ancora una volta, soprattutto la zootecnia da latte. All’incontro ha partecipato anche l’assessore regionale delle Risorse agricole, Stefano Zannier, che ha portato il saluto della Giunta Fedriga, soffermandosi sui problemi del settore alla luce dell’emergenza sanitaria e sulle misure messe in atto per fronteggiarla.

Lugo, Livoni e Zannier.

MUNGITURE AVARE – Dai 39 centesimi di febbraio, il prezzo pagato alla stalla per un litro di latte era sceso a 38 centesimi a marzo, per poi toccare i minimi termini, appena 34 centesimi, tra luglio e agosto. «Dinamiche – ha affermato il presidente Livoni – ingiustificate perché se è vero che da un lato il blocco della ristorazione durante il lockdown ha azzerato il mercato legato all’Horeca, è vero anche che i consumi di prodotti lattiero-caseari nella grande distribuzione organizzata sono cresciuti a doppia cifra, così come quelli di altri prodotti agroalimentari». Logica avrebbe voluto che vi fosse un bilanciamento. Così invece non è stato. E a farne le spese, ancora una volta, sono state le stalle. In 20 non hanno retto l’onda d’urto e hanno chiuso. Ma le difficoltà non si sono limitate alla zootecnia da latte. «La carne bovina così come quella suina e tutto il comparto delle carni bianche ha subito cali delle quotazioni per chilo che in certi momenti hanno sfiorato il -50%», ha fatto sapere ancora Livoni rilevando che queste dinamiche non sono passate senza mietere qualche vittima: «Chi ha potuto immagazzinare – ha aggiunto -, congelando il prodotto, è riuscito a sopravvivere, ma diversi operatori del settore hanno dovuto ammainare bandiera. L’attuale ripresa dei consumi ci dirà ora se, chi è riuscito a superare il 2020, sarà in grado di restare sul mercato».

MALGA MONTASIO OK– Nell’ambito dell’attività associativa, si è giovata della pandemia malga Montasio, che nell’estate 2020 ha raccolto migliaia di visitatori in fuga dalle città, dall’afa e ovviamente dal Covid. Al contrario, l’anno non è stato eccellente per il rifugio Divisione Julia, struttura che l’Aafvg ha preso in affitto dal Cai nel maggio 2019 per farne un’importante vetrina dedicata al prodotti delle stalle associate. Se nel periodo estivo, così come in malga Montasio, il rifugio ha fatto ottimi risultati, nel periodo invernale le restrizioni applicate dal Governo per il manifestarsi della seconda ondata di Covid-19 hanno limitato fortemente l’attività di ristorazione e alloggio. «La beffa – ha evidenziato il direttore Andrea Lugo – si è avuta poi nella parte finale dell’anno, quando sono iniziate le abbondanti nevicate, promessa di una stagione “sold-out”, che invece non c’è stata».

SEME BOVINO IN CINA – Durante l’estate scorsa, il Centro tori e stalloni di Moruzzo, unica struttura regionale nel campo della riproduzione delle specie animali allevate, oltre ad aver rafforzato il canale di esportazione del seme bovino con la Turchia, ha aperto un nuovo canale commerciale con la Cina, grazie a una partnership con Horizon Genetics, azienda che si occupa dell’esportazione del seme bovino in America e nel Far East. «Le prime esportazioni sono state effettuate a cavallo del 2020 e 2021 ed ora si stanno implementando ulteriormente essendo trascorsi i 6 mesi di quarantena necessari per l’autorizzazione all’esportazione. Questo progetto – ha sottolineato Lugo – dovrebbe tendere a regime ad una produzione e successiva esportazione di circa 300.000 dosi all’anno che rappresenteranno un considerevole sbocco di mercato per le nostre capacità produttive».

CONTROLLI FUNZIONALI – L’attività “core“ dell’associazione è naturalmente proseguita a beneficio delle quasi 1.000 aziende associate. Nonostante il calo delle bovine controllate, passate dai 35.506 capi del 2019 ai 33.022 del 2020, dovuto sostanzialmente a un paio di grosse realtà zootecniche che hanno cessato l’attività oltre ad alcune perdite fisiologiche di strutture zootecniche di piccola dimensione, la percentuale del latte controllato in regione rimane ad alti livelli: 2.172.559 sono infatti i quintali di latte monitorato nell’anno tramite i controlli funzionali, l’81,7% del totale di 2.657.733 quintali di produzione regionale complessiva. «Un grazie va a tutto il personale – hanno concluso Lugo e Livoni – per l’impegno, la dedizione e la collaborazione che ci ha consentito, anche nell’anno della pandemia, di essere sempre al fianco degli allevatori, sia per le necessità tecniche che per quelle morali, volvendo un ruolo ancor più insostituibile che in passato».

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In copertina e all’interno immagini di allevamenti e di malga Montasio sulle Alpi Giulie.

 

 

Gli Allevatori Fvg: “Vaccinateci altrimenti le nostre stalle rischieranno il blocco”

Nel corso della prima ondata pandemica, gli allevatori friulani erano stati classificati tra le attività essenziali e in quanto tali non avevano mai smesso di lavorare, restando in prima linea, all’origine della filiera che ha portato sulle tavole delle famiglie chiuse in casa causa lockdown latte, carne e loro derivati. E oggi chiedono di non essere dimenticati. «Gli allevatori hanno svolto e stanno svolgendo un ruolo di primo piano, ma nessuno si cura di noi – dichiara il presidente dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, Renzo Livoni -. Ai ringraziamenti e alle belle parole credo sia arrivato il momento di far seguire i fatti. Su tutti uno: la vaccinazione».


Pertanto, l’Aafvg chiede che gli allevatori vengano ricompresi nelle categorie prioritarie per l’inoculazione del vaccino anti-Covid. «Attività come le nostre non possono permettersi stop», continua Livoni, ricordando che la maggior parte delle stalle, in Friuli Venezia Giulia, conta su pochi dipendenti se non su gestioni familiari che rischiano, in caso di contagio, di andare in tilt. La positività di un membro della famiglia comporta, infatti, per i conviventi la quarantena preventiva in caso di negatività al tampone, viceversa l’isolamento, che scatta anche per i dipendenti che fossero stati a stretto contatto. Per cui il rischio è che le aziende restino temporaneamente senza guida.
«Con questa minaccia facciamo i conti da un anno – precisa il direttore dell’Associazione Allevatori Fvg, Andrea Lugo -, abbiamo messo in atto tutte le cautele del caso, ma ora che la soluzione esiste chiediamo di essere presi in considerazione nell’ambito della campagna vaccinale: sia gli allevamenti che i tecnici in forze all’associazione allevatori, che in tutto questo periodo hanno continuato, in grande difficoltà, a frequentare le stalle per garantire tutti i controlli necessari. Un impegno che credo – conclude Lugo – meriti un riconoscimento concreto, come appunto la vaccinazione».

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In copertina, il presidente dell’Associazione Allevatori Fvg Renzo Livoni.