Giornata mondiale delle api, un appello per la loro difesa oggi da Remanzacco. E domenica dal Municipio di Venzone

(g.l.) Salviamo l’ape, così salviamo il mondo! Può essere sintetizzato con questo slogan l’appello che oggi si leverà forte, in tutto il pianeta, grazie alla “Giornata mondiale delle api”. In Friuli Venezia Giulia si segnala, al riguardo, una bella iniziativa delle associazioni “Giulietta e Romeo in Friuli” e “Insieme Comunitat”, nella consapevolezza che questi insetti sono «fondamentali per la sopravvivenza della Terra, ma gravemente minacciati dai pesticidi, dai cambiamenti climatici, dall’inquinamento e dalla perdita dell’habitat». L’incontro si terrà questo pomeriggio nella sede di “Insieme comunitat”, alle 18.15, in piazza Miani a Remanzacco, con ingresso libero. Con il presidente del sodalizio ospitante, Domenico Brancale, interverranno la presidente dell’Associazione “Giulietta e Romeo in Friuli”, Laura Zanelli, la presidente del Club per l’Unesco di Udine, Renata Capria D’Aronco, Gigi Nardini, della Casa del Miele di Cividale, la dottoressa Renata Stella Oprea, l’apicoltore Lorenzo Pontonutti e la giornalista Adriana Ronco Villotta. Un’altra importante manifestazione dal titolo “Salviamo le api e la biodiversità” si terrà invece domenica prossima, 26 maggio, con inizio alle 9.15, nella sala consiliare del Comune di Venzone, in occasione della Giornata europea dei parchi. Anche questo incontro vedrà la collaborazione dell’Unesco friulano.
«Più del 40% delle specie di invertebrati, in particolare api e farfalle, che garantiscono l’impollinazione, rischiano di scomparire; in particolare in Europa il 9,2% delle specie di api europee sono attualmente minacciate di estinzione (IUCN, 2015). Senza di esse molte specie di piante si estinguerebbero e gli attuali livelli di produttività potrebbero essere mantenuti solamente ad altissimi costi attraverso l’impollinazione artificiale. Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul pianeta e garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo. Negli ultimi 50 anni la produzione agricola ha avuto un incremento di circa il 30% grazie al contributo diretto degli insetti impollinatori». Così comincia un recente ed approfondito articolo dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, a firma di V. Silli e V. Bellucci.
«A scala globale, più del 90% dei principali tipi di colture – continua l’analisi – sono visitati dagli Apoidei e circa il 30% dai ditteri (tra cui le mosche), mentre ciascuno degli altri gruppi tassonomici visita meno del 6% delle colture. Alcune specie di api, come l’ape occidentale (Apis mellifera) e l’ape orientale del miele (Apis cerana), alcuni calabroni, alcune api senza pungiglione e alcune api solitarie sono allevate (domesticate); tuttavia, la stragrande maggioranza delle 20.077 specie di apoidei conosciute al mondo sono selvatiche. Gli impollinatori svolgono in natura un ruolo vitale come servizio di regolazione dell’ecosistema. Si stima che l’87,5% (circa 308.000 specie) delle piante selvatiche in fiore del mondo dipendono, almeno in parte, dall’impollinazione animale per la riproduzione sessuale, e questo varia dal 94% nelle comunità vegetali tropicali al 78% in quelle delle zone temperate (IPBES, 2017). E’ stato dimostrato che il 70% delle 115 colture agrarie di rilevanza mondiale beneficiano dell’impollinazione animale (Klein et al., 2007); inoltre l’incremento del valore monetario annuo mondiale delle produzioni agricole ammonta a circa 260 miliardi di euro (Lautenbach, 2012). In Europa la produzione di circa l’80% delle 264 specie coltivate dipende dall’attività degli insetti impollinatori (EFSA, 2009)».
«La protezione degli insetti impollinatori, in particolare apoidei e farfalle – si legge ancora – è quindi di fondamentale rilevanza, poiché essi svolgono un importante ruolo nell’impollinazione di una vasta gamma di colture e piante selvatiche. Le api forniscono inoltre preziosi prodotti dell’alveare quali: miele, polline, pappa reale, cera, propoli, veleno, da sempre utilizzati ed apprezzati dall’uomo. La maggior parte delle piante di interesse agricolo necessita degli insetti pronubi per l’impollinazione. A causa di alcune scelte della moderna agricoltura come la monocultura, l’eliminazione delle siepi e l’impiego dei fitofarmaci, nonché l’alterazione e la frammentazione delle aree naturali, l’ambiente è divenuto inospitale per la maggior parte degli insetti pronubi. Il declino della presenza dei pronubi selvatici ha fatto si che l’importanza delle Apis mellifera sia diventata fondamentale per alcune colture. In Europa, quasi metà delle specie di insetti è in grave declino e un terzo è in pericolo di estinzione. Il cambiamento dell’habitat e l’inquinamento ambientale sono tra le principali cause di questo declino. In particolare, l’intensificazione dell’agricoltura negli ultimi sei decenni e l’uso diffuso e inarrestabile dei pesticidi sintetici rappresenta uno dei principali fattori di decremento delle popolazioni e di perdita di biodiversità degli insetti pronubi negli ultimi tempi».
«La conclusione è chiara: o cambieremo subito il nostro modo di produrre cibo – si avverte -, oppure la maggior parte degli insetti arriveranno all’estinzione entro pochi decenni. Le ripercussioni che ciò avrà per gli ecosistemi del pianeta nei prossimi anni potrebbero essere molto gravi, poiché gli insetti sono la base strutturale e funzionale della maggior parte degli ecosistemi del Pianeta. Il ripristino degli habitat naturali, insieme ad una drastica riduzione degli input agro-chimici e alla “riprogettazione” agricola, è probabilmente il modo più efficace per evitare ulteriori diminuzioni o scomparse degli insetti impollinatori, in particolare nelle aree ad agricoltura intensiva. Ad esempio, filari, siepi e prati impiantate ai margini del campo aumentano l’abbondanza di impollinatori selvatici, come pure la rotazione delle colture con trifoglio o altre leguminose può incrementare l’abbondanza e la diversità dei bombi, che a loro volta migliorano la resa delle colture e la redditività dell’azienda. Queste pratiche di “ingegneria ecologica” non solo favoriscono gli impollinatori, ma conservano anche i nemici naturali degli insetti che sono essenziali per contenere le specie di parassiti erbivori che attaccano numerose ed importanti colture».
«Tuttavia, affinché queste misure siano efficaci – concludono Silli e Bellucci -, è fondamentale che gli attuali modelli di utilizzo dei pesticidi, principalmente insetticidi e fungicidi, siano ridotti al minimo per consentire il recupero delle popolazioni di insetti e dei relativi servizi di “controllo biologico” dei patogeni. In molti dei sistemi agricoli presenti nel mondo, il controllo biologico costituisce un mezzo sottoutilizzato ma economicamente efficace e a basso impatto ambientale per risolvere i problemi dei parassiti delle colture, in grado di preservare la biodiversità sia all’interno che al di fuori delle aziende agricole».

Emissioni, Confagricoltura Fvg plaude: bene il voto dell’Ue che esclude le stalle

«Con il voto alla Commissione Agricoltura dell’Eurocamera, sono state accolte le richieste di Confagricoltura a difesa del comparto zootecnico, escludendo gli allevamenti bovini dagli obblighi derivanti dalla Direttiva sulle emissioni industriali, ed eliminando ogni ulteriore aggravio per gli allevatori di suini e pollame». È il commento del presidente regionale dell’Organizzazione, Philip Thurn Valsassina, all’esito della votazione in merito alla proposta di revisione della Direttiva sulle emissioni industriali. Ora il voto passerà in commissione Ambiente.

Philip Thurn Valsassina


Confagricoltura ha seguito il dossier da vicino, lavorando assieme al Parlamento europeo e al Copa Cogeca, evidenziando l’insostenibilità dell’applicazione della Direttiva sugli allevamenti, già fortemente provati da molte difficoltà che rischiano di compromettere irreversibilmente la produttività delle imprese agricole italiane.
«Riteniamo assurdo e infondato paragonare gli allevamenti alle attività industriali – sottolinea infatti il presidente di Confagricoltura Fvg, Thurn Valsassina – dal momento che c’è un impegno forte da parte del mondo zootecnico nel dare una risposta a una sempre maggiore richiesta di attenzione verso l’ambiente, che vede l’Italia primeggiare sul fronte delle tecnologie innovative e della sostenibilità, come peraltro dimostrano i risultati ottenuti rispetto alle emissioni di ammoniaca e gas serra che, negli ultimi 30 anni, si sono ridotte rispettivamente del 24 per cento e 12 per cento, secondo l’Ispra».

Il Parlamento europeo.

Peste suina africana, la Regione Fvg ha pronto un piano frenare i contagi

Il Friuli Venezia Giulia è pronto a mettere in campo un piano di intervento per il contenimento della diffusione della Peste suina africana, un’infezione virale che non si trasmette all’uomo ma che si diffonde tra i cinghiali e può mettere ad alto rischio gli allevamenti di maiali nel Nord Italia. È quanto ha confermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, durante l’incontro divulgativo promosso dal Servizio Prevenzione regionale in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

Stefano Zannier


Zannier, come informa Arc, ha rimarcato «la necessità di attivare una Unità di crisi ristretta per il coordinamento delle azioni da intraprendere a breve termine e un gruppo allargato di analisi e azione che coinvolga anche il Servizio caccia, con l’intento di aumentare la segnalazione di ritrovamenti di eventuali carcasse di cinghiali, primi portatori della malattia». Quanto alla difesa degli allevamenti, Zannier ha ricordato che a livello nazionale il Ministero dell’Agricoltura ha stanziato 50 milioni di euro per il contenimento della Peste suina africana, di cui 15 milioni per l’installazione di reti e 35 milioni per interventi di biosicurezza negli stabilimenti. «Anche la Regione Fvg lo scorso anno ha aperto una linea contributiva per 800mila euro, ma abbiamo ricevuto richieste per soli 200 mila», ha sottolineato l’assessore.
Nel corso del confronto Gioia Capelli, direttore sanitario dell’Izsve ha ricordato come l’ingresso dell’infezione in Italia fosse atteso da Est, mentre attualmente ha fatto ingresso in Piemonte e Liguria. Se da un lato, ciò consente di avere più tempo a disposizione, resta fondamentale mettere in atto piani di contenimento condivisi, rapidi ed efficaci. Denis Vio, veterinario dirigente della sezione di Pordenone dell’Izsve, ha quindi precisato che dal 2021 esiste un piano di sorveglianza e prevenzione, basato su un sistema di allerta precoce, ma altri fattori importanti sono la formazione degli allevatori sulla diffusione della malattia e sulla gestione delle popolazioni di cinghiali. Francesca Scolamacchia, veterinario della sezione Epidemiologia dell’Izsve, ha invece illustrato la proposta di contenimento attraverso recinzioni non elettrificate lungo i confini tra Italia e Slovenia; il programma stima una barriera di 206 chilometri che andrebbe ad isolare oltre 260 allevamenti, consentendo di sorvegliarne indirettamente ulteriori 300. Infine, Vittorio Guberti, ricercatore veterinario dell’Ispra, ha richiamato la pratica delle recinzioni già attuata in Belgio e in Repubblica Ceca, auspicando un’iniziativa nazionale per attivare un sistema emergenziale univoco.

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In copertina, un cinghiale specie suina vettore per la trasmissione del virus che costituisce una seria minaccia per gli allevamenti di maiali del Nord.

“Gli agricoltori sono in prima linea per la salvaguardia della Terra”

(g.l.) Gli agricoltori sono in prima linea nella difesa del pianeta, sempre più minacciato da fattori avversi, primo fra tutti l’inquinamento ambientale. Divenuta nel tempo un avvenimento educativo e informativo, la “Giornata Mondiale della Terra”, che si celebra proprio oggi 22 aprile, quest’anno ha come tema Restore our Earth: “Ripristiniamo la nostra Terra”, per sottolineare la necessità di preservare gli equilibri ambientali a rischio e di ripristinare la naturale bellezza di un ecosistema globale dal quale dipende tutta la vita nel mondo. «Le imprese agricole e forestali – sottolinea infatti Confagricoltura – hanno l’orgoglio di essere parte attiva e responsabile di questo percorso. Più del 65 per cento della superficie italiana è affidata alla loro gestione: una superficie agricola utilizzata di circa 12,8 milioni di ettari (42 per cento della superficie nazionale) e una superficie forestale di quasi 11 milioni di ettari (il 36 per cento della superficie nazionale). Quest’ultima peraltro in costante crescita: 514.480 ettari, +4,9 per cento negli ultimi 10 anni».

Massimiliano Giansanti

«Il settore primario – prosegue l’organizzazione imprenditoriale guidata a livello nazionale da Massimiliano Giansanti e in Friuli Venezia Giulia da Philip Thurn Valsassina – è consapevole del ruolo centrale che assume l’impresa agricola sana, vitale e produttiva, nella mitigazione del cambiamento climatico attraverso le proprie produzioni, le proprie superfici e i propri residui; è altrettanto consapevole del costo dell’adattamento al cambiamento climatico che renderà sempre meno disponibili risorse naturali fondamentali quali l’acqua e la terra, in uno scenario di incremento della temperatura che comporterà una maggiore aridità dei suoli, cambi colturali importanti, attacchi di patogeni sempre più diffusi, fenomeni meteorologici sempre più estremi. In questo quadro, l’agricoltura ha molto chiaro il proprio impegno: da una parte, proseguire il percorso già sviluppato negli ultimi decenni sulla sostenibilità con il supporto delle innovazioni tecnologiche (agricoltura di precisione, efficientamento dei processi produttivi, economia circolare) che, rispetto al 2008, ha già portato a ridurre l’utilizzo di fitofarmaci (-21 per cento) e di fertilizzanti (-52 per cento) di origine chimica. Ancora, secondo l’ultimo rapporto Ispra, dal 1990 al 2019 l’agricoltura ha ridotto le emissioni di ammoniaca di circa il 25 per cento, quelle di gas serra (che costituiscono il 7 per cento delle emissioni nazionali) del 17 per cento».

Philip Thurn Valsassina

Sono dati incoraggianti – evidenzia ancora Confagricoltura – che rivelano l’importanza di proseguire su questa strada, insieme a tutta la filiera e al mondo scientifico. Dall’altra, l’agricoltura in questi anni si sta impegnando sul fronte delle tecnologie verdi, investendo sempre più nella bioeconomia con le energie rinnovabili, nella produzione di biomateriali e bioprodotti, migliorando le tecniche di gestione dei suoli, nella gestione forestale sostenibile – su cui proprio in questi giorni si sta affinando la strategia europea – nell’assorbimento di CO2, contribuendo concretamente alla prevenzione dal dissesto idrogeologico, alla tutela del paesaggio, al presidio delle aree rurali, e soprattutto a quelle interne, del nostro Paese.
«L’Agricoltura 4.0, a partire dalle più recenti innovazioni sul piano digitale e genetico, è il supporto concreto per rendere i sistemi agricoli sempre più sostenibili – sottolinea il presidente Giansanti -. E tale approccio da parte degli agricoltori, custodi dei territori, consolida la sostenibilità ambientale ed economica salvaguardando qualità e quantità delle produzioni e del cibo. La Giornata Mondiale della Terra è un’occasione importante per ricordarlo».

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In copertina e qui sopra paesaggi pianeggianti e collinari in Friuli.