La Cantina di Ramuscello e San Vito conferma un buon bilancio. Trevisan: dal 2000 il trend dei conferimenti è sempre superiore ai 100 mila quintali di uva

L’annata 2024 ha confermato la crescita, in positivo, della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito. Il bilancio (chiuso a luglio) approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci riunitasi nella sala parrocchiale di Ramuscello, infatti, segna un utile di 21 mila euro (+23%) per un fatturato di oltre 13 milioni.
«Prosegue il trend positivo della cooperativa che, da ormai cinque anni, anche con andamenti difficili dal punto di vista meteorologico e produttivo, vede un conferimento delle uve sempre al di sopra dei 100 mila quintali per ogni singola vendemmia – dice il presidente della Cantina, Gianluca Trevisan -. Ciò è di grande aiuto per una gestione economica equilibrata, sempre in grado di remunerare adeguatamente il lavoro dei 171 soci in vigna e di sostenere i numerosi investimenti che abbiamo fatto in questi anni». Più precisamente, dagli 881 ettari di vigneto gestiti, sono stati raccolti e conferiti oltre 122 mila quintali di uva.
«L’impegno di Ramuscello verso la qualità del vino – aggiunge il direttore, Rodolfo Rizzi – resta sempre alto. Così, anche per questa annata, sono state confermate le certificazioni di “vino vegano”, del “vino a residuo minimo”, la Sqnpi, la “cantina biologica” e la Iso 9001-2015. A queste, nell’anno in corso, si è aggiunto il nostro ingresso nel progetto regionale di “Io sono Friuli Venezia Giulia”».
La Cantina è anche molto attiva nel campo della ricerca e dell’innovazione attraverso la collaborazione con l’Università di Udine (per il monitoraggio, nei vigneti, della Flavescenza dorata e della presenza degli insetti utili, ad esempio) e attraverso l’implementazione progettuale pluriennale della “viticoltura di precisione”. In questo ambito rientra anche il progetto “Vino Terre” (giunto alla seconda edizione) che prevede, per la prima volta in Italia, l’affinamento di 555 bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso in una fossa, profonda alcuni metri, a contatto con le acque di risorgiva del Tagliamento. Le bottiglie così caratterizzate, sono state impreziosite dalle etichette elaborate dai ragazzi del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons e, parte del ricavato delle vendite, è stato devoluto alla Comunità di Sant’Egidio sostenendo i Corridoi Umanitari finalizzati a dare dignità a chi arriva nel nostro Paese in cerca di nuove opportunità.
Fondata nel 1959, la Cantina di Ramuscello è la seconda realtà enologica cooperativa più importante della regione, commercializza come sfuso il 97% del vino prodotto (Prosecco, Pinot grigio e Ribolla gialla, le varietà maggiorente coltivate e più remunerate) e occupa una dozzina di persone.

—^—

In copertina, il presidente Gianluca Trevisan durante l’assemblea dei soci della Cantina.

Gestione moderna del vigneto con droni, sensori e tecniche digitali su oltre 100 ettari: domani un incontro a Ramuscello

La viticoltura sta affrontando una profonda trasformazione, in cui monitoraggi avanzati, strumenti digitali e analisi dei dati stanno diventando elementi centrali del lavoro in vigna. In questo quadro, per domani 12 novembre, alle 17.30, nella sala parrocchiale di Ramuscello, la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito ha organizzato un incontro dedicato alle nuove modalità di gestione del vigneto. Moderati dal giornalista Adriano Del Fabro, parteciperanno Silvia Liggeri del Crea, Andrea Dal Cin di SkyDrone 360, Cesare Tocchet e Gianluca Trevisan per la Cantina, con un intervento di chiusura dei lavori di Luca Giavi, direttore del Consorzio Prosecco Doc.
Nel corso della serata, verranno approfondite le attività sviluppate all’interno dei progetti LENs e Sissar, due percorsi distinti ma complementari che stanno contribuendo a una lettura più precisa e consapevole dei vigneti dei soci della cantina cooperativa. All’interno del progetto LENs si utilizzano droni multispettrali, analisi fogliari e sensori interrati per monitorare vigoria, stato idrico e condizioni nutrizionali delle viti su una superficie di circa 40 ettari di uva Glera destinata alla produzione di vino Prosecco. La coerenza tra immagini aeree, rilievi in campo e analisi di laboratorio ha permesso di individuare aree caratterizzate da carenze ricorrenti di azoto e potassio. Su queste basi sono state avviate prove di concimazione mirata (distribuzione a rateo variabile), con interventi calibrati sulle reali esigenze delle piante e applicati esclusivamente nelle zone che ne avevano effettivo bisogno, senza sprechi. Il progetto, inoltre, ha sperimentato sensori multilivello nel suolo e un sistema Dss dedicato alla gestione idrica, strumenti che permettono di riconoscere tempestivamente eventuali condizioni di stress e di definire soglie operative più affidabili. È un approccio che incide sia sulla qualità delle uve sia sulla sostenibilità delle pratiche agronomiche, favorendo un uso più razionale delle risorse.
Parallelamente si sviluppa il progetto Sissar, che interessa circa 60 ettari di vigneti a bacca bianca e rossa. Il Sissar fornisce un supporto agronomico strutturato, orientato a razionalizzare gli input nutritivi e a trasformare i dati raccolti in campo, grazie all’utilizzo dei droni, in piani di gestione applicabili su scala aziendale. Se LENs offre una fotografia tecnica e dettagliata del vigneto, Sissar consente di tradurre quelle informazioni in scelte operative coerenti, ponderate e replicabili nell’intero patrimonio vitato della Cantina.
Iniziative innovative, dunque, che si inseriscono in un percorso di condivisione con i soci, volto a offrire conoscenze aggiornate, strumenti concreti e una visione moderna della gestione del vigneto. L’obiettivo, come sottolineato dal presidente della Cantina, Gianluca Trevisan: «Non è soltanto quello di presentare nuove tecnologie, ma anche comprendere come integrarle nella pratica quotidiana per migliorare la qualità delle uve, tutelare il vigneto e sostenere un modello agricolo in evoluzione, saldamente radicato nel territorio». L’incontro è aperto al pubblico.

—^—

In copertina, un drone in volo sui vigneti associati alla Cantina di Ramuscello.

Tempo di vendemmia per i soci della Cantina di Ramuscello e San Vito: quantità nella norma e uve sane, si partirà con la raccolta del Pinot grigio

Tempo di vendemmia anche a Ramuscello. Mercoledì 20 agosto, alle ore 18, al centro parrocchiale della frazione di Sesto al Reghena (Città del vino Fvg), si terrà l’annuale appuntamento prevendemmiale della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito. Un momento molto atteso dai 700 soci (con circa mille ettari vitati) della cooperativa per fare il punto sulla stagione vitivinicola, analizzare l’andamento dei mercati e delineare le prospettive per la vendemmia 2025.

Gianluca Trevisan


La serata si aprirà con i saluti del presidente Gianluca Trevisan. A seguire l’intervento dell’agronomo Cesare Tocchet, che illustrerà l’andamento climatico dell’annata. Dopo un giugno caldo e secco, luglio è stato caratterizzato da piogge frequenti e temperature notturne insolitamente basse. Condizioni che hanno rallentato la maturazione delle uve. A ciò si sono aggiunti eventi estremi, come grandinate e bombe d’acqua, che hanno colpito molte zone del comprensorio. Allo stato attuale, si registra una produzione quantitativa nella norma e uno stato sanitario delle uve buono che si gioverà pure delle alte temperature della decade centrale del mese di agosto. I primi grappoli a essere staccati saranno quelli delle varietà precoci: Pinot grigio, Pinot nero per poi passare a Sauvignon, Ribolla gialla e Glera per il Prosecco.
Tocchet presenterà anche le prove sperimentali avviate dalla Cantina, nel 2024, nell’ambito della viticoltura di precisione. L’obiettivo è monitorare in tempo reale lo stato idrico e nutrizionale dei vigneti grazie all’impiego di droni, centraline meteo e sensori multispettrali. Una sperimentazione che punta a migliorare l’efficienza agronomica, la sostenibilità e la qualità delle uve. Nel corso dell’incontro si parlerà, inoltre, dello stato sanitario dei grappoli, delle curve di maturazione e della situazione fitosanitaria, con aggiornamenti tecnici di interesse diretto per i soci. Il direttore Rodolfo Rizzi si concentrerà, invece, sull’analisi dei mercati. Il suo intervento toccherà i cambiamenti nei consumi, le nuove abitudini alimentari e le attuali tensioni geopolitiche. Particolare attenzione sarà dedicata ai dazi doganali e al loro possibile impatto sul vino italiano.

Rodolfo Rizzi


Ospite speciale della serata sarà Michele Bertolami, direttore generale di Ceviq, ente certificatore di riferimento per le produzioni a denominazione. Il suo intervento sarà dedicato al tema della sostenibilità ambientale. Si parlerà di impronta carbonica (carbon footprint) e delle certificazioni richieste dai mercati internazionali. In chiusura dei lavori, il presidente Trevisan comunicherà ai soci i primi dati economici del bilancio chiuso, al 31 luglio, con risultati molto positivi. Sarà, inoltre, annunciato un doppio evento previsto per il 13 dicembre, quando verrà presentato il volume dedicato al conte Gherardo Freschi, figura di riferimento per l’agricoltura friulana dell’Ottocento. Nella stessa occasione sarà lanciata la seconda edizione del progetto “Vino Terre”, con il Refosco dal peduncolo rosso Doc Friuli 2023 affinato per un anno sottoterra.

—^—

In copertina, bellissimi grappoli di Pinot grigio pronti per la vendemmia.

Cantina di Ramuscello e San Vito: bilancio ok, vigneti e soci in crescita. Trevisan e Rizzi: “Vince la qualità”

Il 2024 si conferma un anno positivo per i risultati economici della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito. Il bilancio (chiuso a luglio) approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci riunitasi nella sala parrocchiale di Ramuscello, infatti, segna un utile di 17 mila euro. «Pur provenendo da un’annata difficile, segnata da grandinate e siccità, che ha provocato un sensibile calo della produzione d’uva, con rese inferiori alla media degli ultimi anni – spiega il presidente della Cantina, Gianluca Trevisan -, grazie a un’attenta gestione della cooperativa e alle capacità professionali dei nostri collaboratori, siamo riusciti a proporre un risultato positivo continuando, inoltre, a essere attrattivi: il numero dei soci è incrementato del 12%, raggiungendo quota 173 (con 970 ettari di vigneto gestiti) per un conferimento di prodotto che supera i 100 mila quintali».

I soci in assemblea a Ramuscello.

Gianluca Trevisan

Rodolfo Rizzi

«Indipendentemente dalle caratteristiche della vendemmia – aggiunge il direttore, Rodolfo Rizzi –, da sempre la nostra Cantina si caratterizza per il costante impegno verso miglioramento qualitativo dei vini prodotti attraverso un’attenta formazione dei soci e un’accurata e sostenibile strategia fitosanitaria. Uno staff di enologi, poi, utilizzando le tecnologie moderne e dei collaudati e restrittivi protocolli Vegan (assenza totale di coadiuvanti di origine animale), trasformano l’uva conferita in ottimo vino. E anche quest’anno sono giunti nuovi riconoscimenti ai nostri sforzi, non solo con la riconferma della certificazione di “vino vegano”, ma pure con quella, assegnata per la prima volta in regione, di “vino a residuo minimo”».
La Cantina, che ha sede nel Comune di Sesto al Reghena, è anche molto attiva nel campo della ricerca e dell’innovazione attraverso la formalizzazione di convenzioni con l’Università di Udine (per il monitoraggio, nei vigneti, della Flavescenza dorata e della presenza degli insetti utili, ad esempio) e attraverso l’implementazione progettuale della “viticoltura di precisione”. In questo ambito, è stato anche inserito il nuovo progetto denominato “Vino Terre” che ha previsto, per la prima volta in Italia, l’affinamento di 555 bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso in una fossa scavata all’interno del vigneto di coltivazione dell’uva. Le bottiglie così caratterizzate, sono state impreziosite dalle etichette elaborate dai ragazzi del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons e, parte del ricavato delle vendite – come annunciato sabato scorso alla bellissima presentazione di San Vito al Tagliamento -, sarà devoluto alla Comunità di Sant’Egidio per sostenere i loro Corridoi Umanitari contribuendo così a dare dignità a chi arriva nel nostro Paese in cerca di nuove opportunità.
Fondata nel 1959, la Cantina di Ramuscello e San Vito è la seconda realtà enologica cooperativa più importante della regione, commercializza come sfuso il 95% del vino prodotto (Prosecco e Pinot grigio, le varietà maggiorente coltivate) e occupa una dozzina di persone.

 

—^—

In copertina, una panoramica della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito; qui sopra, le bottiglie di Vino Terre appena estratte dal suolo del vigneto che ha prodotto le uve di Refosco dal peduncolo rosso.

“Vinum Terrae”, promosso a pieni voti il Refosco rimasto interrato per un anno a Ramuscello. E dopo la degustazione in anteprima le etichette dei ragazzi del Liceo Galvani e un aiuto alla Sant’Egidio

di Giuseppe Longo

SESTO AL REGHENA – E alla fine, dopo un anno esatto, protette dalla terra e dalle acque della vigna che ne aveva prodotto le uve, le 555 bottiglie di “Vinum Terrae” sono tornate a “riveder le stelle”. Calzano veramente a pennello le parole del Sommo Poeta a proposito di questo progetto originale e unico in Italia volto a sperimentare la “maturazione” del vino nel sottosuolo e che ha visto protagonista la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, sempre in prima linea quando si tratta di adottare iniziative atte a far crescere e migliorare l’attività a vantaggio della cooperativa, una delle principali nel Vigneto Fvg, e dei suoi associati. Lo avevamo visto proprio un anno fa con l’inaugurazione dell’innovativo impianto di depurazione delle acque reflue della lavorazione enologica. Lo constatiamo nuovamente adesso tirando le somme di questa importante iniziativa che ha impiegato, per la singolare sperimentazione, un Refosco dal peduncolo rosso 2022 Doc Friuli Venezia Giulia. E con la quale ci si propone anche un significativo fine benefico. Infatti, dopo l’etichettatura con la collaborazione dei ragazzi del Liceo artistico “Enrico Galvani” di Cordenons, parte del ricavato andrà alla Comunità di Sant’Egidio per contribuire a finanziare i Corridoi umanitari, come hanno anticipato il presidente Gianluigi Trevisan e il direttore Rodolfo Rizzi.


Come avevamo a suo tempo riferito, le bottiglie, raccolte in un apposito cassone, erano state riportate in superficie dal braccio di una pala meccanica, alla fine di aprile in occasione della Giornata mondiale della Terra: nella stessa circostanza era avvenuto il loro interramento nel 2023. E l’altra mattina, in anteprima assoluta, è stato valutato (per la verità, il privilegio di essere i primi davvero è stato giustamente riservato, subito dopo l’operazione di recupero, ai dirigenti e collaboratori della Cantina) da una dozzina di degustatori al cui tavolo anch’io ho avuto l’onore di esserci. Con il consigliere regionale Lucia Buna e il neo-sindaco di Sesto al Reghena – Città del Vino, Zaida Franceschetti, c’erano Claudio Fabbro, Stefano Cosma, Gino Vendrame, Michele Bertolami, Marco Rabino, Ivan Volpatti, Antonio Zuliani e Adriano Del Fabro. Con i quali Trevisan e Rizzi, tra un sorso e l’altro, hanno intrecciato anche una interessante discussione su problemi e prospettive della vitivinicoltura friulana.
Ma come si è ritrovato questo vino, rimasto sotto terra per 365 giorni, al buio, nel più assoluto silenzio, accarezzato dalle acque di risorgiva del Tagliamento – il grande fiume alpino, ancora tutto “naturale”, che scorre a poca distanza – e a una temperatura costante di 12 gradi? La qualità di questo Refosco, già ottimo come evidenziato dal “testimone” non interrato, si è dimostrata molto interessante e ha suscitato in tutti i degustatori, tecnici e no, buone sensazioni in generale, consentendo loro di riscontrare pure delle note vellutate, accompagnate da aromi delicati e piacevoli. Operazione, insomma, promossa a pieni voti. Con un risultato che ha premiato lo spirito di intraprendenza della cooperativa, arricchendone l’immagine, che ora continua il progetto con un’altra partita della stessa varietà autoctona (pure messa in degustazione). Gli scopi della sperimentazione sono, infatti, migliorare la qualità e le caratteristiche organolettiche del vino, promuovere pratiche sostenibili, coniugare tradizione e modernità per offrire un prodotto unico e di alta qualità, oltre che lanciare un messaggio sociale.
«È una delle tante azioni di sostenibilità e socialità (in questo caso, contribuendo alle attività della Comunità di Sant’Egidio) che la nostra Cantina cooperativa ha intrapreso da alcuni anni – ha spiegato il presidente Trevisan -. L’affinamento in terra non consuma energia e consente di adottare una pratica enologica, seppur limitata, che coniuga tradizione e modernità. Nel 2023 abbiamo avviato l’esperimento e, nel 2024, l’abbiamo ripetuto poiché riteniamo rappresenti bene la sintesi di come la Cantina, con i suoi dirigenti e soci, intenda interpretare il presente ma, soprattutto, il futuro del vino. Una degustazione che mi ha emozionato: assaggiare per la prima volta questo Refosco è stata veramente un’esperienza unica e irripetibile. Ho pensato a quanto lavoro e impegno è stato profuso dai nostri soci e da tutti i collaboratori per ottenere questo eccellente risultato».

«Visto il buon risultato, anche qualitativo dell’infossamento – gli ha fatto eco l’enologo Rizzi, che ha puntellato le sue illustrazioni con diapositive e filmati – abbiamo pensato pure alla sua valorizzazione. Perciò, sono stati coinvolti i ragazzi della classe 3ª E del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons per la realizzazione dell’etichetta. Con nostra piacevole sorpresa, abbiamo trovato 16 studenti talmente appassionati e bravi che ci è parso naturale utilizzare non una, ma tutte le etichette da loro proposte, abbinate ognuna a 35 bottiglie, firmate e numerate. Inoltre, sulla bottiglia verrà mantenuta parte della terra che l’ha gelosamente custodita per un anno, con una speciale colla. All’etichetta, inoltre, sarà pure abbinato un microchip che le consentirà di assumere un’identità digitale unica in ambiente Nft, con la possibilità di effettuare degli scambi virtuali tra i possessori delle bottiglie. Infine, le bottiglie saranno conservate e commercializzate in una originale confezione di legno. Crediamo, così, di aver fatto molto per impreziosire questo prodotto unico, limitato e caratteristico del nostro territorio che verrà posto in vendita a fine anno. Parte del ricavato verrà devoluto alla Comunità di Sant’Egidio, a Roma, per sostenere il suo gravoso e importante impegno della gestione dei Corridoi umanitari».
Ottenuto, dunque, il “via libero” della commissione d’assaggio, il secondo “step” del progetto sarà appunto il confezionamento delle bottiglie alle quali, come detto, rimarranno attaccate tracce dell’argilla di questa importante zona vitivinicola in riva al Tagliamento, offrendo così da subito un impatto visivo dell’affinamento avvenuto a due metri di profondità, a contatto di una terra generosa e di limpide acque di falda. Ma questa è soltanto la prima fase di “Vinum Terrae” perché adesso il progetto continua, dal punto di vista tecnico ma anche solidale. Perché, infatti, il suo fine umanitario non verrà meno.

—^—

In copertina, i tre Refoschi posti in esame a Ramuscello; all’interno, tutti i protagonisti della importante mattinata  e alcune immagini della degustazione coordinata da Gianluigi Trevisan e Rodolfo Rizzi, con i saluti del sindaco Zaida Franceschetti e del consigliere regionale Lucia Buna.

Anche Ramuscello (con Sesto al Reghena) ora è una delle Città del vino targate Fvg

Da ieri chi arriva a Sesto al Reghena, ma anche a Ramuscello, riceve il benvenuto non solo dalla consueta segnaletica che indica la località, ma anche da un cartello rosso delle Città del Vino. All’inizio di quest’anno, infatti, il Comune pordenonese è entrato ufficialmente a far parte dell’Associazione nazionale guidata da Angelo Radica. Come si ricorderà, la cerimonia di insediamento si era tenuta all’auditorium Burovich alla presenza dei vertici regionali delle Città del Vino, guidati dal coordinatore Fvg Tiziano Venturini, che è pure assessore alle attività produttive e turismo del Comune di Buttrio. Presente, per l’occasione, anche il presidente nazionale uscente dell’Associazione, Floriano Zambon, che a novembre ha appunto passato il testimone al nuovo leader.


Questo importante riconoscimento al Comune di Sesto al Reghena, oggi guidato dal sindaco Marcello Del Zotto, è stato fortemente voluto anche dalla Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito che da sempre crede nelle potenzialità economiche e produttive di questo territorio. Oggi, i Comuni del Friuli Venezia Giulia, aderenti alle Città del Vino, sono 30: oltre a Sesto al Reghena, Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese, Torreano, Pocenia e San Giovanni al Natisone. Vi aderiscono anche cinque Pro Loco: Casarsa della Delizia, Buttrio, Duino Aurisina, Bertiolo e Latisana. Tra i Comuni e Pro Loco, incorporati in questa Associazione, sono coinvolti oltre 150 mila abitanti e da questo si capisce l’importanza strategica dell’enoturismo nelle Città del Vino. Inoltre, il Comune di Duino Aurisina è stato elevato a “Città Italiana del Vino 2022”, vera e propria capitale dell’enoturismo che, grazie ad una ricca serie di eventi, vedrà coinvolto non solo il centro giuliano, ma anche il resto del territorio regionale.

Anche il sindaco di Sesto, nel suo intervento durante i festeggiamenti del sessantesimo anno di attività della Cantina Produttori di Ramuscello, tenutosi lo scorso giugno, aveva sostenuto come il suo Comune oggi rivesta un’importanza, a livello regionale, sia nel settore vitivinicolo che per l’offerta turistica proposta. Una storia, quella di Sesto al Reghena, raccontata dalla vicepresidente della Cantina di Ramuscello, Laura Bertolin, che viene collocata all’epoca preromana, come ci confermano i numerosi reperti archeologici rinvenuti nel territorio.
La romanità di Sesto è ribadita dal suo stesso toponimo. Infatti, Sesto era una “statio”, ossia un posto militare collocato al sesto miliario della strada che collegava Concordia con il Norico (Austria). Conobbe un significativo sviluppo con la dominazione longobarda, ma fu poi piegata dalle scorrerie degli Ungheri. Nel Medioevo, poi, Sesto al Reghena visse un periodo di grande splendore con l’annessione dell’Abbazia e dei suoi territori al dominio feudale del Patriarcato di Aquileia, fino a quando Venezia invase militarmente il Friuli nel 1418. Con il Trattato di Campoformido, del 1797, si pose fine alla vita della Repubblica Veneta e nell’Ottocento il territorio di Sesto si intrecciò con le vicende del Regno Lombardo-Veneto fino all’annessione al Regno d’Italia.

L’attuale denominazione di Sesto al Reghena risale appunto al 1867, un anno dopo quello di che vide il Friuli unito all’Italia e fa riferimento al fiume che attraversa il paese. Anche la frazione di Ramuscello prende il nome da un antico affluente del Tagliamento: un piccolo borgo, ma importante e rinomato luogo vitivinicolo grazie anche al prezioso lavoro dell’agronomo Gherardo Freschi che, nella metà dell’Ottocento, dette un formidabile slancio all’agricoltura locale con particolare attenzione alla viticoltura. Erede di questa tradizione viticola è sicuramente la Cantina Produttori di Ramuscello che in questi ultimi anni, sotto la presidenza di Gianluca Trevisan e la direzione generale di Rodolfo Rizzi, sta imprimendo un notevole slancio produttivo ed economico. Non ultima, l’adesione proprio alle Città del Vino nazionale, che ora ha visto la posa ufficiale della cartellonistica turistica all’ingresso dei centri abitati, iniziativa che proietta il territorio di Ramuscello e di Sesto al Reghena su nuovi circuiti enogastronomici e turistici che sicuramente avranno ampia visibilità anche oltre i confini regionali.

—^—

In copertina, Tiziano Venturini, coordinatore Fvg delle Città del vino, con il cartello rosso dell’Associazione nazionale; all’interno, un momento dell’incontro in Cantina.

(Foto Claudio Fabbro)