Il Museo del vino e del territorio un’iniziativa per Nimis e il suo Ramandolo in sintonia con gli obiettivi del progetto turistico “Benecia”

di Giuseppe Longo

NIMIS – Nella storica Osteria di Ramandolo, classico ed inconfondibile punto di riferimento del prezioso vino che porta lo stesso nome della borgata adagiata sulle pendici della Bernadia – e che da quasi un quarto di secolo beneficia della denominazione di origine controllata e garantita, massimo riconoscimento per un vino di qualità primo ad essere riconosciuto nella nostra regione -, si è parlato l’altra sera anche del bellissimo progetto volto a creare a Nimis – rinomata Città del vino del Friuli Venezia Giulia – un Museo del vino e del territorio. Un’iniziativa partita, come si ricorderà, dalla Biblioteca civica e subito sostenuta dal Comune pedemontano attraverso il commissario straordinario, Giuseppe Mareschi, che regge la pubblica amministrazione in attesa del voto del 13 aprile, in vista del quale è in piena attività la formazione delle liste – si parla addirittura di quattro! – dalle quali dovranno emergere i nuovi amministratori che avranno il compito, fra tanti altri, di assecondare pure questo progetto che avrebbe un grosso significato per la promozione della zona e delle sue peculiarità. Nelle scorse settimane, infatti, c’era stato anche un sopralluogo a Casa Comello, in piazza 29 Settembre, con lo stesso dottor Mareschi al fine di verificare la sua idoneità a ospitare la struttura museale, oltre alla esposizione permanente delle opere di Tita Gori, salvate dopo il terremoto e che che erano state proposte nella magnifica mostra allestita l’anno scorso, con grande successo, nell’antica Pieve.

L’occasione per parlare del Museo del vino e del territorio – quindi con il Ramandolo Docg al centro della originale iniziativa – è stata offerta dalla presentazione di “Benecia”, il progetto di valorizzazione turistica della fascia confinaria del Friuli Venezia Giulia con la Repubblica di Slovenia, della quale fa parte anche Nimis assieme ai vicini Comuni di Attimis, Taipana e Lusevera, ma anche, partendo da nord, Tarvisio, Malborghetto-Valbruna, Resia, Faedis, Torreano, Pulfero, San Pietro al Natisone,  Savogna, San Leonardo, e quindi Grimacco, Drenchia, Stregna, Prepotto e Cividale. Tanto per restare nella provincia di Udine, perché poi la linea di confine prosegue nel Goriziano e nel Triestino, dal Collio al Carso fino a Muggia. Si tratta, in pratica, delle località ai piedi del Canin e del Mangart, dei Musi, del Gran Monte e del Matajur, dove si conservano le radici e la parlata slovena, che nelle vallate del Cornappo e del Torre si esprime nel caratteristico dialetto “po nasen”. Per queste Valli, oltre e soprattutto per quelle del Natisone, si usa – come ha fatto osservare il resiano Sandro Quaglia, dirigente dell’Istituto per la cultura slovena – anche il termine “Benečija” (nella declinazione d’oltreconfine), che però non ha valenza geografico-territoriale, bensì espressione di una entità culturale con un evidente riferimento al periodo del dominio, anche in queste aree, della Repubblica di Venezia, mentre nelle zone di Gorizia e Trieste, da Dolegna del Collio al mare, regnava l’Impero Asburgico.
Quaglia – intervenuto con alcuni collaboratori – ha spiegato, nel contempo, che l’Istituto per la cultura slovena è stato costituito nel 2006 con l’intento di coordinare e affrontare con maggiore efficacia ed incisività la questione del consolidamento e della promozione della lingua e della cultura storicamente tipiche dell’area confinaria. Copre, con la sua attività, tutto il territorio di questa fascia a contatto con la Slovenia, dalla Valcanale e Resia (sebbene quest’area abbia una particolarità tutta sua: ricordate le parole della famosa villotta di Arturo Zardini “Da la Russie l’antenât stabilît sot il Cjanin…”) alle Valli del Torre, e quindi anche Nimis, e del Natisone. Proprio per quanto riguarda la “Benecia” sono stati presentati, anche attraverso una dettagliata proiezione di diapositive, gli obiettivi turistici del comprensorio e le manifestazioni che lo caratterizzano, come l’imminente Carnevale di Nimis. E fra questi obiettivi rientra, a buon diritto, proprio il progettato Museo del vino del quale hanno parlato la responsabile della Biblioteca comunale, Angelika Pfister, e Mauro Tubetti – più noto come dg Tubet -, anche con riferimento ai bandi attraverso i quali attingere ad adeguati finanziamenti per poter affrontare le prevedibili spese di allestimento, promozione e gestione, tutte attività che potrebbero fare riferimento alla già esistente associazione “Oro di Ramandolo” che organizza l’annuale e sempre riuscitissima manifestazione enologica di San Martino. Nell’occasione, è intervenuto anche Massimiliano Misdaris, presidente di Maglia Nera, il molto attivo sodalizio sportivo che si occupa, lodevolmente, della sistemazione e valorizzazione dei sentieri nel comprensorio montano che ha al centro proprio la Bernadia con la diffusione della pratica, sempre più popolare, della mountain bike. All’incontro c’erano anche vignaioli di Sedilis, visto che la zona del Ramandolo Docg si estende pure nel Comune di Tarcento.
Insomma, un incontro molto interessante che è servito, come detto, a mettere l’accento su iniziative che potrebbero decollare a Nimis, come appunto il Museo del vino e del territorio a Casa Comello, dove già funziona l’ufficio Iat che assicura un utile servizio di informazione turistica. Logicamente si tratta, per ora, dei classici “ferri in acqua” perché il tutto dovrà necessariamente fare capo, anche per una ovvia questione di tempi, alla nuova amministrazione comunale che, come detto, uscirà dalle elezioni amministrative convocate per la ormai sempre più vicina Domenica delle Palme.

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In copertina, la zona di produzione del Ramandolo Docg durante la vendemmia; all’interno, gli interventi di Sandro Quaglia, Massimiliano Misdaris, Angelika Pfister e Mauro Tubetti;  infine, Nimis e l’osteria frazionale visti dalla storica chiesetta.

Prepotto, i Racconti dello Schioppettino fanno di nuovo centro: festa ad Albana con i tre premiati del concorso letterario

(g.l.) Anche la quarta edizione di “Prepotto. I racconti dello Schioppettino” è stata coronata dal successo e, durante una bellissima festa nel Castello di Albana, sono stati svelati i nomi dei vincitori del concorso letterario organizzato dal Comune di Prepotto in collaborazione con Duino&Book, rappresentato dal suo presidente Massimo Romita. Sul tema “note di pepe”, caratteristica tipica dello Schioppettino – oggetto, il giorno precedente, anche di una riuscitissima degustazione guidata dalla sommelier Liliana Savioli -, si sono misurati concorrenti provenienti da tutta Italia. Tra loro, la Giuria dei Lettori ha individuato i dodici finalisti, i cui racconti sono contenuti in un’antologia edita da Kappa Vu, mentre la Giuria dei Tecnici ha scelto i tre vincitori. La premiazione ha avuto come padrino lo scrittore e giornalista Pietro Spirito.

Al primo posto si è classificata la sorrentina Eliana Arpaia con “Il filo che ti lega”, un filo rosso pomodoro e nero pepe che accomuna nonne indimenticabili e nipoti che non le dimenticheranno mai; secondo è arrivato Giuliano Citti, scrittore e consigliere comunale a Pulfero, con “Le note di Pepe”, un racconto dove i ricordi irrompono superando le barriere della memoria e diventano lascito, continuità e prospettiva futura; la terza posizione è andata al triestino Stefano Bisani con “Pepe Viola”, un racconto che profuma di mare e di musica. Gli altri finalisti era Cristina Cristofoli, Anna Di Narda, Giuseppe Filigenzi, Silva Ganzitti, Valeria Groppelli, Maria Cristina Marzola, Maria Cristina Mongiello, Fabio Morsut e Serena Scarel.
Alla buona riuscita dell’evento letterario hanno partecipato anche la Pro Loco e i vignaioli di Prepotto, sottolineando così il processo – non ancora registrato dal “disciplinare”, ma già riconosciuto a pieno titolo dagli amanti delle lettere – al quale, da quattro anni, viene sottoposto lo Schioppettino di Prepotto: l’affinamento in cultura. E, ora, arrivederci alla quinta edizione. Mariaclara Forti, instancabile sindaco di Prepotto, e Barbara Pascoli, suo braccio destro nella civica amministrazione per quanto riguarda proprio il settore culturale, sono già al lavoro!

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In copertina, lo scrittore Pietro Spirito con la vincitrice; all’interno, una bella foto ricordo, un’immagine del folto pubblico e i tre premiati.

Ecco come la difesa del Natisone passa anche attraverso il “Contratto di fiume”

«La sottoscrizione del “Contratto di fiume” del Natisone è una pietra miliare, un passaggio di straordinaria importanza che giunge al termine di un lungo percorso partecipativo in cui senso ultimo è il fatto che i cittadini prendono parte attiva alla gestione dei territori fluviali». Lo ha affermato l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro firmando a Manzano il “Contratto di fiume”, siglato anche dall’Associazione Parco del Natisone, da nove Comuni (Manzano, Taipana, Pulfero, San Pietro al Natisone, Cividale del Friuli, Premariacco, San Giovanni al Natisone, Chiopris Viscone e Trivignano Udinese), Autorità di bacino e Acquedotto Poiana.
«Con il Contratto di fiume – ha osservato l’esponente della Giunta Fedriga – possiamo coniugare le esigenze del territorio relativamente alla sicurezza idraulica (pericolo di inondazioni), alla qualità degli ecosistemi acquatici, al miglioramento del paesaggio, alla fruizione del territorio, alle esigenze economiche del territorio, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile. È la tappa fondamentale di una strada maestra, incardinata nei processi di pianificazione ma aperta al contributo di tutti, che la Regione ha perseguito con convinzione e che oggi rappresenta un passaggio da ricordare. Dico tappa perché la firma di oggi non segna una chiusura ma l’inizio di un nuovo impegno collettivo da portare avanti a tutela della ricchezza delle risorse idriche e della capillarità dei deflussi».
L’assessore Scoccimarro ha ringraziato «tutti i soggetti firmatari, gli altri importanti attori presenti e l’Università di Udine, per la collaborazione fornita all’Amministrazione del Friuli Venezia Giulia nella redazione del Contratto, che è un vero e proprio vademecum e auspico sia – ha concluso – un tassello per realizzare una Regione più sicura, più verde e più felice».

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In copertina,  ecco un caratteristico scorcio del fiume Natisone nel Cividalese,

Le mele di Pantianicco pronte al via: sabato si conosceranno le vincitrici

Al via dal 23 settembre il primo weekend della manifestazione dedicata alla mela più grande del Friuli Venezia Giulia. Organizzata dalla Pro Loco di Pantianicco con il sostegno di Regione-Promoturismo Fvg, Ersa e Unpli con il patrocinio del Comune di Mereto di Tomba, l’annuale festa “Mostra regionale della Mela”, giunta alla sua 51ma edizione. Si parte alle 18.30 di venerdì prossimo con l’annuncio della classifica delle cassette di mele in concorso, delle oltre 50 aziende partecipanti, mentre alle 19 apriranno i chioschi ricchi di gustose prelibatezze per il palato e poi via alle danze dalle 21 assieme a DJ Ufone e i suoi vinili originali per una serata dalle note revival per coloro che un tempo frequentavano la famosa discoteca Dancing Scarpandibus.

Si terrà invece sabato 24 settembre, alle 17.30, l’inaugurazione ufficiale della 51ma Mostra regionale della Mela alla presenza dell’assessore alle risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna del Friuli Venezia Giulia, del sindaco di Mereto di Tomba, dei sindaci dei paesi limitrofi e della vicina Carinzia; farà gli onori di casa la pesidente della Pro Loco Monica Zinutti. A seguire il convegno tecnico organizzato dall’ Ersa dal titolo “Gestione delle acque reflue di lavaggio delle attrezzature per la distribuzione dei prodotti fitosanitari e della miscela residua: problematiche e possibili soluzioni” sul tema dell’inquinamento delle acque dopo la pulizia dell’attrezzatura utilizzata per la distribuzione dei prodotti fitosanitari che, se mal condotto, può generare forme di inquinamento ambientale. È importante dunque adottare soluzioni tecniche per evitarlo. Molte aziende infatti negli ultimi anni hanno fatto importanti investimenti in questa direzione per adeguarsi a quanto indicato dal DLgs 150/2014 e dal DLgs 152/06 anche supportate dai finanziamenti previsti dai Fondi del Programma di Sviluppo Rurale Fvg. L’incontro, moderato da Lucio Cisilino, vedrà l’introduzione di Paolo Tonello dell’Ersa, gli interventi dei dottori Pierbruno Mutton e Sandro Bressan del Servizio fitosanitario e chimico, ricerca, sperimentazione e assistenza tecnica dell’Ersa, e dei professori Nicola Zucchiatti e Rino Gubiani dell’Università di Udine.

Al termine, si conosceranno le aziende vincitrici – tra le oltre 50 aziende partecipanti e provenienti da Spilimbergo, Budoia, San Quirino, Maniago, Barcis, Montereale Valcellina, Gemona, San Lorenzo, Beano, Bertiolo, Pocenia, Tolmezzo, San Pietro al Natisone, Pulfero, Pozzuolo, Rive d’Arcano, Latisana, Sequals, Cordenons, Chiopris, Chiasellis-Mortegliano, Grions di Sedegliano, San Vito al Tagliamento – per le migliori cassette di mele in esposizione: il Premio Mela Friuli 2022 consisterà in 200 piante di melo resistenti alla ticchiolatura con la possibilità per l’azienda di sceglierne la varietà; per le altre categorie molti altri premi in palio. Il riconoscimento viene conferito alla migliore azienda agricola produttrice di mele attraverso una valutazione complessiva del management aziendale fatta da una commissione di esperti e tecnici – che hanno visitato ogni singola azienda –, composta da Emilio Beltrame e Leonardo Barberio (Regione Fvg), Barbara Oian, Michele Fabro, Marco Stocco (Ersa), Daniele Della Toffola e Marco Gani (Arpa), Severino Del Giudice e David Pascolo (Confagricoltura), Paolo Ermacora (Università di Udine), Gigi Fabro, tecnico e storico componente. Per non penalizzare le aziende che hanno raggiunto risultati ottimi ma solo per certi aspetti della conduzione aziendale, sono stati creati diversi riconoscimenti (migliore azienda fra quelle di piccole dimensioni e migliore azienda montana e a conduzione biologica). Per concludere la giornata di sabato, dalle 21, si balla il liscio con l’orchestra Novanta.
Molto ricco, poi, il programma di domenica 25 settembre che concluderà il primo weekend della manifestazione.rocinio della disciplina di Trasformazione dei prodotti dell’Istituto “Il Tagliamento” di Spilimbergo).

Pro Loco Pantianicco – www.prolocopantianicco.it
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In copertina e all’interno mele in esposizione a Pantianicco e dolci preparati con le stesse.

Gli Emigranti sloveni valorizzano gli storici dolci delle Valli del Natisone

Le ricette gastronomiche, anche se si tratta di dolci, sono radici di un territorio e quindi opportunità per mantenere saldo il contatto con le origini e raccontarle ai discendenti di chi quel territorio ha dovuto abbandonare. È questo il concetto espresso dall’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, a Pulfero, dove è stato presentato il libro “Dolce la mia Valle” edito dall’Unione Emigranti Sloveni del Friuli Venezia Giulia/Slovenci po Svetu. L’Amministrazione regionale ha sostenuto l’edizione del volume perché crede nella conservazione e divulgazione delle tradizioni nelle quali possono riconoscersi i nostri corregionali all’estero. Il cibo, e i dolci in questo caso – fra i quali, ovviamente, primeggiano la gubana e gli strucchi -, sono pietanze di grande valore culturale e di impareggiabile potenziale evocativo, capaci di alimentare e risvegliare ricordi, interessi e curiosità di cui i nostri emigrati e loro figli e nipoti sono depositari e diffusori potenziali.
Ciò a cui la Regione Fvg lavora – ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga – è far sì che le bellezze delle Valli del Natisone possano diventare chiave di una tipologia di turismo oggi in forte ascesa: lo “slow”, il lento, legato alla natura, alla bici, ai prodotti enogastronomici, che può beneficare sicuramente dei nostri ambasciatori naturali all’estero, disseminati in tanti Paesi del mondo. Così, un territorio che in passato offriva poco e generava emigrazione ha molto da dare e può permettere ai giovani di rimanere e sfruttare nuove opportunità occupazionali. In questo senso – ha concluso l’assessore – la riforma degli Enti locali e i finanziamenti della Regione, promuovendo la collaborazione tra i Comuni e l’attivazione di maggiori servizi a vantaggio dei residenti e dei visitatori, si inscrivono in una strategia di rilancio di tutte le aree del Friuli Venezia Giulia che porta a premiarne le peculiarità e le tipicità, anche quelle finora meno note ed esplorate. Come, appunto, le Valli del Natisone, orgogliose di essere depositarie di una tradizione gastronomica antica che ha, appunto, nella gubana la sua espressione più alta. Un dolce di grande qualità e valore, fatto di storia e tradizione, che merita d’essere ulteriormente valorizzato e fatto conoscere.

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In copertina e qui sopra la tipica gubana delle Valli intera e tagliata.