Peste suina, Confagricoltura Fvg preoccupata: il contagio dei cinghiali ha raggiunto la vicina Lombardia

La Peste suina africana sta correndo indisturbata in lungo e in largo, nella Penisola, da Sud a Nord. Sono 1.001 al 14 luglio scorso, in base al Bollettino epidemiologico del Ministero della Salute, i casi accertati di Psa nei cinghiali e otto le regioni in cui il virus è arrivato: dalla Liguria e dal Piemonte (7 gennaio 2022) si è spostato in Lazio, Campania, in Basilicata e in Calabria e, di recente, in Lombardia (in Sardegna è presente dal 1978). In Germania è arrivata nel 2020 e, ancor prima, in Ungheria e Slovacchia.
Il virus si sposta così velocemente che ha cominciato ad accerchiare la zona più vocata della suinicoltura italiana, il cuore della Pianura Padana, e considerando la velocità dei suoi spostamenti la tensione sta salendo assieme alla preoccupazione di tutta la filiera dei suini. Tanto più che in Lombardia la malattia è stata notificata nel cinghiale il 20 giugno scorso, nel comune di Bagnaria, nei pressi di Pavia. Successivamente è stato accertato anche un secondo caso, sempre nella stessa provincia. E, tra la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia c’è di mezzo solo il Veneto… Ma i veicoli, le merci e le persone si spostano.
«I tempi dell’infezione e della natura, a quanto pare, non sono quelli della politica – dice un preoccupato David Pontello, responsabile della Sezione zootecnica di Confagricoltura Fvg –. A Nuoro, Reggio Calabria e Roma, dopo parecchie centinaia di cinghiali, la Psa ha già contagiato anche alcuni suini. Sono state messe in campo una serie di misure di contrasto che, evidentemente, non stanno funzionando in maniera efficace per bloccare il galoppo del virus. Con tutta l’ansia del caso, chiediamo agli amministratori pubblici di alzare il livello di guardia a tutela di un comparto, la suinicoltura, che partecipa per l’8,5 per cento al Pil agricolo regionale e vale circa 70 milioni di euro». Nella sola filiera del prosciutto di San Daniele Dop sono coinvolti 150 allevamenti del Friuli Venezia Giulia. Il valore alla produzione della Dop supera i 300 milioni di euro.

—^—

In copertina, famiglie di cinghiali la prima specie a essere contagiata dalla Psa.

Peste suina, istituita l’Unità di crisi. Grata Cia Fvg: lo avevamo sollecitato da tempo

La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia attiva l’Unità di crisi per l’emergenza della Peste suina africana (Psa), dopo numerosi accertamenti del contagio avvenuti in Italia, prima di tutto in Piemonte e Liguria e, poi, in Lazio. L’Esecutivo Fedriga ha infatti approvato l’istituzione dell’organismo di prevenzione per coordinare le attività di monitoraggio della Psa e per segnalare, alla stessa Giunta, i provvedimenti da adottare. L’Unità di crisi sarà composta dai rappresentanti delle Direzioni competenti ed è previsto anche il coinvolgimento delle categorie interessate (agricole, venatorie, ambientalistiche) e delle parti sociali sensibili al problema.
«La Psa è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce esclusivamente i suini e i cinghiali. Seppure non trasmissibile all’uomo, potrebbe avere pesanti ripercussioni economiche sul settore zootecnico e l’industria agroalimentare (allevamenti e prosciuttifici in primis), con percentuali di letalità che possono arrivare al 90 per cento – ricorda il presidente della Cia Fvg Agricoltori Italiani, Franco Clementin -. È dal mese di marzo che, come organizzazione, richiediamo alla Regione un tavolo di crisi per affrontare la problematica che si innesca sull’oramai questione annosa dei cinghiali e delle altre specie dannose. Ben venga dunque, finalmente, l’istituzione del tavolo. Qui non si tratta di fare le cassandre – chiosa infine Clementin -, ma di affrontare per tempo le problematiche strutturali. Così come per la siccità, si tratta di immaginare e progettare soluzioni strutturali di lungo periodo con una visione politica pluriennale».

—^—

In copertina, i cinghiali sono una specie suina che si infetta e trasmette il virus.

Bisogna fermare la Peste suina africana. La Coldiretti: bene l’ordinanza statale

«È importante la tempestiva adozione del provvedimento che consente alle attività produttive di continuare a lavorare in sicurezza, fornendo rassicurazioni in merito alle esportazioni». Lo afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento alla firma dell’ordinanza dei ministri della Salute, Roberto Speranza, e delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, per fermare la diffusione della Peste suina africana (Psa) dopo i casi riscontrati su cinghiali in Piemonte e Liguria, ma anche in Germania, Belgio e Paesi dell’Est Europa. Il virus può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagioso e spesso letale per questi animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani, i quali hanno già abbastanza a che fare con il Covid e le sue varianti. «Siamo costretti ad affrontare questa emergenza perché è mancata l’azione di prevenzione e contenimento come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne da nord a sud dell’Italia dove si contano ormai più di 2,3 milioni di esemplari», ricorda Prandini nel sottolineare l’importanza «di vigilare oltre che sul piano sanitario anche contro le speculazioni di mercato a tutela degli allevatori e del sistema economico ed occupazionale».

Il presidente Ettore Prandini.

Il provvedimento – informa Il Punto Coldiretti – prevede il divieto di ogni attività venatoria salvo la caccia selettiva al cinghiale nella zona stabilita come infetta da Peste suina africana, ossia 114 Comuni di cui 78 in Piemonte e 36 in Liguria, dove la presenza di allevamenti è per fortuna molto contenuta. Nell’area circoscritta sono altresì vietate la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e le altre attività di interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti. L’ordinanza in vigore per sei mesi si pone l’obiettivo di “porre in atto ogni misura utile ad un immediato contrasto alla diffusione della Psa e alla sua eradicazione a tutela della salute del patrimonio faunistico e zootecnico suinicolo nazionale e degli interessi economico connessi allo scambio extra Ue e alle esportazioni verso i Paesi terzi di suini e prodotti derivati”.
Una necessità dopo che sono state attivate misure precauzionali alle frontiere di Svizzera, Kuwait e in Oriente (Cina, Giappone e Taiwan) dove è stato previsto un temporaneo stop alle importazioni dall’Italia di carni e salumi. Le esportazioni di carni suine e derivati Made in Italy ammontano complessivamente nel mondo a 1,7 miliardi ma va sottolineato che oltre il 60% è destinato a Paesi dell’Unione Europea che riconoscendo il principio della regionalizzazione prevedono eventuali blocchi solo dai comuni delimitati, dove peraltro l’attività di allevamento è molto contenuta.

Un comportamento analogo peraltro – annota ancora Il Punto Coldiretti – è stato adottato anche da paesi come Regno Unito, Usa e Canada dove è diretta la maggioranza dell’export extra Ue per i casi analoghi che si sono verificati in Germania, Belgio e Paesi dell’Est Europa e per questo diventa ora importante una azione diplomatica per formalizzare questo orientamento e non penalizzare la filiera. Abbiamo più volte evidenziato il rischio della diffusione della Peste Suina Africana (Psa) attraverso i cinghiali e la necessità della loro riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette.
Adesso serve subito – avverte Prandini – un’azione sinergica su più fronti anche con la nomina di un commissario in grado di coordinare l’attività dei prefetti e delle forze dell’ordine chiamate ad intensificare gli interventi, per tutelare e difendere gli allevamenti e compensare i danni economici alle imprese. Si ravvisa infine la necessità di avviare iniziative comuni a livello europeo perché – conclude il presidente Coldiretti – è dalla fragilità dei confini naturali del paese che dipende l’elevato rischio di un afflusso non controllato di esemplare portatori di peste.

—^—

In copertina, due maialini e qui sopra un branco di cinghiali.

 

La Peste suina africana ora allarma gli allevatori di Confagricoltura Fvg

«Il focolaio di Peste suina africana (Psa) scoperto nei giorni scorsi in provincia di Alessandria (Piemonte), ci preoccupa molto», dice David Pontello, responsabile del comparto suinicolo di Confagricoltura Fvg. «È la prima volta che l’infezione si manifesta sul territorio italiano (Sardegna esclusa) e ciò comporta, a esempio, che alcuni Paesi hanno già bloccato le loro importazioni di carne e trasformati suini nazionali (Cina, Giappone, Taiwan, Serbia), considerando la nostra Penisola non più “indenne da Psa”, con gli immaginabili contraccolpi economici per l’intera filiera suinicola, insaccati e salumi compresi. Difatti, già questo provoca una perdita di circa 20 milioni di euro al mese, per il comparto nazionale. Se verrà confermato, come già indicato dall’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, Centro di referenza nazionale per le malattie da pestivirus, che l’origine dell’infezione (altamente contagiosa, ma non trasmissibile agli esseri umani) proviene da una o più carcasse di cinghiali infetti, si ripropone la tematica, anche per la nostra regione, del controllo non solo dello stato sanitario dell’intera popolazione suinicola e della fauna selvatica, ma della numerosità della popolazione dei cinghiali. Certamente, in passato la nostra Regione ha già pianificato degli interventi di controllo degli allevamenti (sostegno alle misure di biosicurezza) e limitazione della proliferazione dei selvatici, ma a questo punto c’è da chiedersi se le misure adottate siano state sufficienti o, nell’ottica di quanto sta accadendo, vadano implementate. Il Friuli Venezia Giulia, a questo punto, si trova al centro di tre diversi focolai epidemici: quelli provenienti da Est (Polonia, Slovacchia, Romania, Serbia, Ungheria), da Nord (Belgio e Germania) e, ora, quelli ora provenienti da Ovest (Piemonte e Liguria). Se è vero, come dicono alcuni specialisti, che il virus si sposta alla velocità di 3-5 km all’anno, il tempo per agire con efficacia deve subire necessariamente un’accelerazione per tutelare un comparto che vale l’8,5 per cento della Plv agricola regionale. In questa fase, poi – conclude Pontello – è anche fondamentale il rigore delle informazioni ai consumatori, evitando altresì qualsiasi speculazione commerciale».

—^—

In copertina e qui sopra suini allevati e un branco di cinghiali.

 

Suinicoltura Fvg in crisi con prezzi crollati: “Comprate prodotti italiani”

di Gi Elle

La crisi suinicola torna ad abbattersi in Friuli Venezia Giulia ed è già la seconda volta che accade in quest’anno sfortunato, dominato dall’emergenza pandemica che ha contribuito notevolmente ad aggravare la situazione. Per cui scatta pressante l’appello ai consumatori di Confagricoltura Fvg: comprate carne allevata e macellata in Italia. «In soli 30 giorni, a novembre, il prezzo della carne suina è crollato del 20 per cento», è infatti la denuncia di David Pontello, coordinatore della Sezione economica suinicoltura della organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina. «Su base annuale, il valore è sceso in maniera ancora più sensibile: di oltre il 30 per cento. Un anno fa, infatti, la carne di suino valeva 1,80 euro al chilo circa. Ora siamo a 1,22 euro al chilo (con tendenza verso l’euro), molto al disotto della convenienza economica per l’allevatore», aggiunge amareggiato Pontello. In questa condizione drammatica si trovano tutti i 765 suinicoltori della nostra regione che, ogni anno, allevano oltre 245 mila suini.

David Pontello


«L’attuale situazione ha origine in Germania dove, da settembre, sono scoppiati un paio di focolai di Peste suina africana (Psa). Di conseguenza, sono scattate alcune misure di contrasto alla pandemia e i Paesi asiatici (Cina in testa) hanno smesso di acquistare la carne suina tedesca che si è riversata sul mercato italiano facendo crollare i prezzi – spiega Pontello -. A questo grave fatto, si è aggiunta la chiusura del canale Horeca a causa dei nuovi confinamenti conseguenti alla seconda ondata di Covid-19 che ha ulteriormente ristretto le opportunità di mercato. Durante tutti questi mesi difficili – è la considerazione di Pontello – gli allevatori hanno garantito i rifornimenti di carne su tutti i mercati disponibili, in quantità e qualità, pur tra mille difficoltà. Nelle prossime settimane, dunque, confidiamo che il nostro appello di acquistare carne allevata e macellata in Italia venga ampiamente accolto dall’opinione pubblica e dai consumatori, nel tentativo di dare qualche soddisfazione agli allevatori e alle filiere nazionali. Purtroppo – conclude l’esponente di Confagricoltura Fvg –, le nuove etichette sull’origine delle carni sono entrate in vigore con una deroga che le rende veramente visibili ai consumatori solo a partire dall’1 febbraio 2021. Ma sul mercato si trovano già molti prodotti completamente “Made in Italy”, a cominciare dai prosciutti a Dop».

Prosciutto Dop

—^—

In copertina, suinetti allevati in Friuli: si riaffaccia la crisi del settore.

Peste suina, cresce la preoccupazione anche in Fvg

di Gi Elle

Psicosi, per fortuna, ancora no. Ma forte preoccupazione sì, soprattutto fra gli addetti del settore anche in Friuli Venezia Giulia, in seguito alle notizie del recente sequestro, a Padova, di una partita di carne importata e potenzialmente contaminata dalla peste suina. Se ne rendono interpreti in due note il Parco agroalimentare Fvg e Confagricoltura, che commentano il caso delle carni di maiale importate dall’Olanda e provenienti dalla Cina, Paese con una grave situazione di espansione dell’epidemia di Psa, che è stato deciso di distruggere in via precauzionale.

«Prima che un’emergenza sanitaria – osserva l’organizzazione presieduta da Claudio Filipuzzi -, gli allevatori, macellatori e trasformatori di carne suina stanno affrontando una repentina altalena dei prezzi. Fenomeno, in verità, già da tempo avviato a causa dell’incremento mondiale del consumo di proteine animali e che la peste suina ha accentuato. L’Italia registra attualmente un fabbisogno di carne suina pari a 2,7 milioni di tonnellate, di cui 1,5 milioni soddisfatte dagli allevamenti nazionali (rappresentano il 5% della produzione europea) e i restanti 1,2 milioni (pari al 44%) proveniente da importazione, soprattutto da altri Paesi europei con in prima fila Danimarca, Paesi Bassi e Spagna. In tale contesto, le filiere dei prodotti Dop e Igt rappresentano soltanto una piccolissima parte del volume lavorato: 200mila tonnellate all’anno pari a 7 per cento della produzione nazionale».
«Eventuali provvedimenti restrittivi nel commercio di carne suina – commenta ancora l’ente agroalimentare con sede a Colloredo di Monte Albano – in conseguenza del proliferare dell’infezione, quindi, non porterà pesanti conseguenze alla produzione di salumi certificati come il prosciutto di San Daniele Dop, bensì gravi danni potrebbero derivare alla disponibilità di carne suina sia fresca sia di prodotti non certificati vista la forte dipendenza dalle importazioni. Il consumo medio europeo è attorno ai 70 kg per persona, mentre in Italia attorno ai 40 kg. Quindi la conseguente tensione sui prezzi – queste le conclusioni di Agrifood Fvg – potrebbe trasferirsi sia sui macellatori e trasformatori, che vedrebbero ridursi i propri margini, sia sui consumatori finali che vedrebbero un’impennata repentina del prezzo della salsiccia».

Claudio Filipuzzi

«Le misure preventive prese dalle istituzioni che presidiano il sistema dei controlli sono state efficaci e tempestive – le fa eco Confagricoltura nazionale in una nota prontamente fatta propria e rilanciata dalla sezione Fvg, guidata da Philip Thurn Valsassina – ma questo episodio deve indurci a non abbassare la guardia vista la continuità ormai dei mercati e l’intenso traffico di carni. L’eventuale diffusione della Psa in Italia significherebbe la fine di un comparto essenziale del nostro agroalimentare, che può contare su quasi 9 milioni di capi allevati e che vale oltre 11 miliardi di euro, tra produzione di carne suinicola e fatturato dell’industria di trasformazione, e oltre a 1,6 miliardi di export. Il settore inoltre incide per il 6 per cento sul fatturato dell’industria agroalimentare e impegna circa 25.000 allevamenti, 1500 macelli e 3.500 imprese di trasformazione (in Fvg ci sono 737 allevatori professionali e oltre 241.000 capi allevati)».
«Dobbiamo intensificare i controlli e le ispezioni, prevedendo un coordinamento tra tutti i Paesi della Ue», aggiunge Confagricoltura, che già alla fine del 2018, aveva coinvolto sia le Associazioni dei trasportatori sia quelle della caccia, insistendo perché venisse previsto dal ministero della Salute un Piano nazionale di sorveglianza e prevenzione. «È essenziale, inoltre – a parere anche di Confagricoltura Fvg – richiamare ai propri compiti di sorveglianza e monitoraggio i Paesi membri, nel caso di specie l’Olanda, a intensificare i controlli della carne proveniente dall’estero nei propri Posti d’Ispezione Frontaliera per impedire l’accesso di prodotto non controllato. Analogamente, andrebbero intensificati i controlli sui destinatari della carne proveniente dalla Cina e che alimentano la domanda di un prodotto potenzialmente devastante per la nostra filiera suinicola. Il Piano nazionale, come ci è stato comunicato ieri, è stato praticamente approvato dalla Commissione europea. È necessario ora – conclude l’organizzazione degli imprenditori agricoli – che venga applicato al più presto, soprattutto per il controllo alle frontiere e quello della fauna selvatica, visto anche l’avanzamento della malattia dai Paesi dell’Est Europa verso l’Italia».

Philip Thurn Valsassina

—^—

In copertina, maiali allevati in Friuli: c’è preoccupazione per la peste suina.